Uniti nel pensiero unico, il nuovo motto dell’Unione europea | Gender e LGBTQ+ imposti con la forza

Accanto al mantra della transizione verde che vorrebbe rendere il continente climaticamente neutro entro il 2050, scaricando il conseguente aumento dei costi dell’energia sulla popolazione, il nuovo impegno delle istituzioni europee sono il gender e le istanze lgbt da estendere unilateralmente in tutti gli Stati Membri.

Risale a settembre scorso l’ultima iniziativa arcobaleno del Parlamento Europeo volto a condannare i Paesi europei che ancora resistono alla lobby lgbt, le cui istanze politiche sono diventate, cito, “diritti umani”.

La risoluzione sui diritti delle persone LGBTIQ nell’UE 2021/2679(RSP), iniziata niente poco di meno che dal Partito Popolare Europeo (PPE), già indistinguibile dal Partito Socialista Europeo,  sollecita la Commissione  di <<rimuovere tutti gli ostacoli che le persone LGBT affrontano nell’esercitare i loro diritti fondamentali>>. 

In particolare, il documento si rivolge contro Romania, Ungheria e Polonia, che vengono citate espressamente per violazione dei “valori UE”, ree di non accettare le imposizioni lgbt ma anzi di correre ai ripari con leggi ad hoc di prevenzione.

Quello che salta agli occhi è innanzitutto l’uso strumentale del sintagma “valori UE”, nozione che viene declinata, senza alcuna onesta intellettuale, in senso progressista e monopolizzata dagli Stati dell’Europa occidentale.

Va detto che le materie come “la cultura”, “il diritto di famiglia” sono di competenza esclusiva degli Stati Membri e che sta al dibattito interno di ciascun Paese legalizzare o meno certe istanze in questi ambiti. 

Assistiamo pertanto ad una erosione da parte delle istituzioni europee spinte dalle lobby contro le legittime competenze attribuite agli Stati Membri. 

Per dover di cronaca gioverà sapere che metà degli eurodeputati italiani hanno votato contro la risoluzione in questione, mentre gli eurodeputati di Stati ritenuti una volta roccaforti del cristianesimo, come l’Irlanda e la Grecia, hanno capitolato in massa al momento delle votazioni. 

L’unità della diversità,  tanto acclamata dagli europeisti fino a poco tempo addietro con riferimento soprattutto alle peculiarità delle tradizioni giuridiche degli Stati Membri in un ordinamento multilivello sembra ormai un lontano ricordo e andrebbe rivisto in chiave globalista, “uniti nel pensiero unico”.

La risoluzione del Parlamento europeo ha un valore per il momento puramente politico che ci indica come le istituzioni europee sono diventate uno strumento di diffusione dell’agenda progressista, mentre il tema lgbt è nuovo campo di battaglia non solo tra est e ovest ma anche per il futuro dell’Unione e dell’Europa. 

Nico di Ferro