Un film quanto mai attuale: “Il venditore di medicine” | Una recensione

Il Venditore di Medicine è un film italiano del 2013 del registra Antonio Morabito che tratta il tema scottante quanto attuale del business dei medicinali. La pellicola offre un interessante spunto di riflessione nell’attuale contesto pandemico che vede le grandi case farmaceutiche ricoprire un’influenza importante nella gestione della crisi sanitaria in corso. 

Prendendo in esame l’attività di un informatore medico, il film mostra le dinamiche di persuasione verso alcuni dottori a prescrivere medicinali non tanto mossi dalla premura verso il paziente quanto guidati dall’appetito  per i regali e privilegi, anche quando le sperimentazioni del farmaco hanno evidenziato un’incidenza degli effetti collaterali non trascurabile.

L’informatore scientifico è una figura professionale con la missione di illustrare ai medici gli ultimi farmaci disponibili sul mercato che possono potenzialmente prescrivere per i propri pazienti, con le rispettive azioni, vantaggi e controindicazioni e all’occorrenza può anche raccogliere esso stesso le segnalazioni di eventuali effetti avversi da trasmettere alla casa farmaceutica produttrice. Il film mostra il contraddizioni del sistema con l’informatore scientifico che diventa un vero e proprio “venditore di medicine” che per raggiungere gli obiettivi di vendita dettati dalla propria azienda, spesse volte collegata direttamente ai produttori farmaceutici, non si fa scrupoli nel corrompere o addirittura ricattare medici di base e primari di importanti ospedali affinché prescrivano i farmaci “giusti”. 

Il connubio tra affari e sanità è messo bene in mostra nel film anche se solamente nella catena di valore più vicina al paziente, ovvero prima che il medico prescriva la ricetta. Il film di Morabito ci ricorda come il mondo dei medicinali sia uno dove il capitale la fa da padrone, capace di portare dalla sua, con le buone o con le cattive, chi ha fatto il giuramento di Ippocrate e alle quali le persone si affidano per essere curate.

L’aspetto forse più inquietante è che tale situazione dei fatti è intrinseca nel sistema capitalista. Non si tratta necessariamente di un piano premeditato bensì è la competizione feroce che spinge all’utilizzo di ogni mezzo, passando quindi sopra ogni regola etica e morale, per raggiungere infine il sommo profitto.

Eppure, nel contesto dell’attuale campagna di vaccinazione, c’è chi trova difficile credere che possano esistere gruppi di interesse nel settore dei medicinali pronti a fare cassa sulla salute delle persone, etichettando come sciocchi cospirazionisti chiunque con cautela solleva dubbi di trasparenza nei confronti di Big Pharma, basti pensare ai contratti firmati dalla Commissione europea con i produttori di sieri. 

Ma se le case farmaceutiche riescono a comprare chi ha un rapporto diretto con i pazienti, sia a livello umano che di responsabilità legale, perché dovrebbe essere diverso con i politicanti che attualmente gestiscono la crisi sanitaria e per i quali il paziente non solo è più distante ma rappresenta anche un elettore senza volto?

Nico di Ferro

Trailer: https://www.youtube.com/watch?v=5GCDVbSFXiU