Solstizio d’estate 2024 | Un contributo di Paolo Paron

Giovedì 20 giugno, ore 22.51 avremo il solstizio d’Estate che coprirà un arco di circa quattro giorni, arrivando fino al 24 giugno, alla notte di San Giovanni, collegando questo momento all’inizio della stagione del raccolto.

Nel mondo l’evento è legato a riti ancestrali e festeggiamenti che hanno a che fare con i culti della fertilità. Ieri come oggi. Gli antichi romani collegavano l’evento alla divinità Giano Bifronte, ed erano soliti fare il bagno in correnti d’acqua naturali e saltare su fuochi accesi per celebrare il momento di passaggio sancito dal solstizio, riuscendo così a purificarsi. Molto diffusi erano anche i riti tra i popoli precolombiani in Sud America, quelli in Polinesia, Indonesia e alcune zone dell’Africa, dove alcune tradizioni resistono ancora oggi. In Gran Bretagna la Notte di mezza estate, quella della commedia di Shakespeare, precede il 24 giugno. Il Cristianesimo ha legato il solstizio estivo alla figura di San Giovanni, fissando la data della sua nascita e la sua festa il 24 giugno, cioè a sei mesi di distanza dalla nascita di Gesù.
In Valsesia il mazzo di erbe preparato la notte di festa veniva portato all’alpeggio in estate (verso il quale da molti luoghi si partiva proprio il 24 di giugno) per riconsacrare la baita di montagna lasciata l’anno prima. Al ritorno dall’alpe, le erbe essiccate, venivano bruciate nella stalla a protezione degli animali. In Abruzzo, ancora oggi, si dice invece che la mattina del 24 giugno le giovani guardino ad oriente per riconoscere il volto mozzato di Giovanni nel disco solare: la prima che lo vedrà si sposerà entro l’anno. A Cuggiono, la festa si celebra negli spazi di Villa Annoni e del suo parco, il più grande della Lombardia dopo quello di Monza, e a San Giovanni in Marignano (Rimini), dal 20 al 24 giugno, dal 1988 si celebra la notte delle streghe (nel 2020 sospese per l’emergenza Covid), mentre tra fine giugno e inizio luglio solitamente si celebra il solstizio d’estate alla festa delle acque di Piediluco (Terni) con la sfilata notturna delle Barche Allegoriche che riprendono le imbarcazioni «sacre» con le quali gli antichi esprimevano la propria devozione al Sole. Le origini della festa sono antichissime: sin da epoca remota le genti del Lago omaggiavano il Sole, fonte e simbolo principale della vita e del divino e con esso esaltavano i poteri della luce e del fuoco, dell’acqua e della terra, delle erbe e dei fiori. Con balli, canti e banchetti ornando le imbarcazioni di fiori e ghirlande.


L’usanza dei falò, del lavacro con la rugiada e della benedizione in chiesa del mazzo di erbe e di fiori… La tradizione popolare racconta che in questa notte tutti gli esseri fatati e gli abitanti dell’Altrove si diano appuntamento ai crocicchi delle strade, lungo i sentieri bui e nei luoghi deserti, fino all’alba ed è per questo motivo che le erbe raccolte in questa notte, prima del levar del sole, acquistano un significato magico. L’indispensabile Iperico, detto «Erba di San Giovanni» o «Scacciadiavoli» perché ritenuto un amuleto contro la stregoneria; l’erica, la lavanda, la ginestra, la felce, la verbena (simbolo di pace e di prosperità) e l’artemisia raccolti in mazzetti vengono messi in casa (per proteggerla) o sotto il cuscino perché pare portino sogni divinatori.
La Nave di San Giovanniche si fa la notte fra il 23 e il 24 giugno oppure a San Pietro
La nave è un simbolo ricco di significato, molto noto e diffuso nei popoli precristiani, per i quali è simbolo del viaggio della morte e dell’immortalità.
L’utilizzo di questo mezzo di trasporto si stima sia iniziato 6000 anni fa. Gli egizi, da sempre, si servirono del Nilo come la più agevole via di comunicazione. Le prime barche (5000-3500 a.C.) furono destinate alla navigazione fluviale e realizzate con piante di papiro. I fusti di questa pianta venivano legati strettamente a fasci con i quali si formava una grossa stuoia che veniva legata e curvata alle estremità che venivano poi rialzate. Anche le legature venivano fatte con corde di papiro.
La barca nel pensiero egiziano è il veicolo degli dei. È l’attrezzo per avanzare e non ci sono mai rituali senza barca, immagine dell’autorità acquisita che permette di agire. È la dinamica della vita, del desiderio, della volontà di essere, di trasformarsi e controllare il proprio destino. Pagaiando, gli Egiziani mettevano in guardia dicendo: “se tu non fai nulla, nessuno farà nulla per te”, il viaggiatore nella sua barca è deciso ad andare altrove, sa soltanto che nessuno remerà per lui se non avanza in consapevolezza.

Paolo Paron