Recovery Fund, una strategia per il mutamento profondo della società occidentale | Perché non si parla dei trattamenti medici alternativi contro il COVID-19?

Con l’introduzione del cosidetto green pass da parte del Governo Draghi la lotta al COVID-19 entra in una nuova fase e con essa anche la verifica del grado di tolleranza della popolazione alle ultime restrizioni alle libertà.

Che il virus non sia semplicemente una questione sanitaria ma che sia anche un pretesto per cambiamenti profondi nella società lo si era dedotto palesemente anche dallo stanziamento dei fondi del Recovery Fund. Per trattarsi di una emergenza pandemica, con alle porta addirittura la quarta ondata d’infezione, stuona molto infatti l’allocazione riservata alla sanità, appena l’8%,  situandosi all’ultimo posto per stanziamento di risorse tra i vari ambiti toccati dallo „straordinario piano di soccorso”.

Ripartizione fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)

Inoltre, le restrizioni di libertà introdotte con l’adozione del green pass stridono molto non solo con la riduzione generale del numero delle vittime ma anche con una serie di situazioni che hanno dell’assurdo.  Tali sono, per esempio, gli assembramentiquotidiani nei mezzi pubblici di transporto e nei  voli di linea o ancora la legerezza con cui vengono trattati i sbarchi di clandestini sulle coste, che, oltre alla violazione dei confini statali a cui ormai non ci si fa più neanche caso, sembrano non implicare alcuna emergenza sanitaria. 

Insomma, vari argomenti sembrano delineare un fine diverso da quello del combattere il virus. Tali conclusioni trovano conferma oltretutto dal fatto che nonostante le notizie per nulla incoraggianti che arrivano dai Paesi dov’è stata vaccinata oltre il 70% della popolazione (Israele, Malta, Regno Unito), per quanto riguarda l’efficacia del virus, anche dinnanzi alle varianti del virus, nulla si dice dell’esistenza dei trattamenti medici alternativi in grado di combattere efficacemente il COVID-19. 

L’esistenza e la conferma della loro efficacia è stata infatti ufficialmente riconosciuta, seppur con un anno e mezzo di ritardo, dalla Comissione europea in una communicazione denominata „EU strategy on COVID-19 therapeutics” datata 6 maggio 2021.

Nel documento la Commissione riconosce che lo sviluppo e la diffusione di trattamenti medici alternativi ai vaccini per contrastare il COVID-19 sono una priorità alla pari dei vaccini e informa le altre istituzioni europee sulle proprie azioni in merito.

Margaritis Schinas, Vicepresidente per la Promozione del nostro stile di vita europeo, in proposito ha dichiarato: “Dobbiamo concentrare la nostra attenzione sia sui vaccini sia sulle terapie, perché si tratta di due strumenti potenti e complementari per combattere la COVID-19”.

Stella Kyriakides, Commissaria per la Salute e la sicurezza alimentare, ha dichiarato: “I vaccini salvano vite umane, ma non sono ancora in grado di eradicare la COVID-19. Abbiamo bisogno di insistere sulle cure per ridurre la necessità di ricoveri ospedalieri, accelerare i tempi di guarigione e ridurre la mortalità. I pazienti in Europa e nel resto del mondo devono avere accesso a medicinali di prim’ordine contro la COVID-19. Per questo motivo abbiamo fissato un obiettivo molto chiaro: entro ottobre svilupperemo e autorizzeremo 3 nuove terapie efficaci contro la COVID-19 che possano cambiare il corso della malattia.”

Attualmente l’Agenzia europea dei medicinali (EMA) ammette di aver dato raccomandazioni in merito a  57 potenziali trattamenti alternativi, di aver ufficialmente autorizzato uno, il remdesivir, un farmaco antivirale e di essere in procinto di autorizzare altri tre trattamenti su cui si dovrebbe pronunciare entro la fine dell’anno. 

Innanzitutto si nota subito il tremendo ritardo nell’affrontare l’argomento dei trattamenti medici alternativi nel contesto in cui sin dall’inizio della pandemia si è subito posto l’accento sulla necessità di vaccinare piuttosto che nel curare, mentre le soluzioni utilizzate con successo negli ospedali venivano etichettate come cospirazioniste e sminuite da pubblicazioni scientifiche rivelatesi false. In alcuni ospedali arrivandosi addirittura al richiamo disciplinare e alla denuncia dei medici che hanno osato valutare le alternative alla vaccinazione

Mentre c’è il sospetto che l’apertura della Commissione di fronte ai trattamenti medici alternativi sia frutto di una certa pressione venuta sopratutto dal basso, è dimostrato invece il condizionamento della lobby Big Pharma sulle istituzioni europee per quanto riguarda i vaccini. In particolare, secondo Corporate Europe Observatory, organizzazione impegnata nel monitoraggio delle attività delle istituzioni europee, Big Pharma sta attualmente conducendo una feroce battaglia di lobbying per proteggere i suoi diritti di brevetto per il monopolio sui vaccini, spendendo fino a 36 milioni di euro all’anno.

In definitiva, è necessaria molta destrezza sia per evitare l’accettazione acritica dei discorsi dominanti relativi alle misure di contenimento della pandemia ma sopratutto per afrontare preparati l’infamante accussa di „no vax”, la più recente tattica di screditamento dell’interlocutore, volta ad evitare che si faccia luce sui troppi temi che continuano a non tornare.  Tra questi, per essempio, i tempi troppo lunghi di approvazione dei trattamenti medici alternativi, rispetto ai più sofisticati vaccini, e la loro quasi totale assenza dai dibattiti pubblici così come dalle strategie nazionali di contenimento della pandemia. 

Nico di Ferro