Rapporto ONU condanna gli USA sull’assassinio del Generale Soleimani | La fine della egemonia statunitense sul pianeta

Un rapporto del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, pubblicato a luglio 2021, sull’utilizzo improprio sempre più vasto dei droni nei conflitti internazionali, afferma esplicitamente che l’azione intrapresa dagli USA nel caso dell’uccisione del Generale iraniano Quassemm Soleimani rappresenta una palese violazione della Carta delle Nazioni Unite.

Il documento denominato ”Esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie” è il primo che affronta la questione dell’assasinio del Generale Soleimani da un prospettiva squisitamente giuridica. In precedenza l’episodio è stato già oggetto di svariate analisi circa le sue implicazioni politiche ma mai alla luce del diritto internazionale. Il rapporto descrive, nella prima parte, l’evoluzione dell’impiego di droni nei contesti di guerra internazionali negli ultimi 5 anni e il loro utilizzo sempre più indiscriminato da parte degli Stati, caratterizzato da segrettezza e assenza di controllo, che mette a dura prova il fondamento stesso della Carta delle Nazioni Unite. Vengono quindi avanzate delle raccomandazioni per regolamentare e controllare l’impiego dei droni per poi essere passato in rassegna il caso emblematico dell’uccisione del Generale Quassem Soleimani, caso in cui gli USA invocarono la Carta delle Nazioni Unite per leggittimare il proprio intervento.

In particolare nel rapporto si può leggere:

”L’uccisione mirata del generale Soleimani nel gennaio 2020 è il primo incidente noto in cui uno Stato ha invocato l’autodifesa come giustificazione per un attacco contro uno Stato-attore, nel territorio di un altro Stato” viene detto nel Rapporto ONU, mettendo in luce come l’attacco statunitense abbia violato il divieto dell’uso della forza di cui all’articolo 2(4) della Carta delle Nazioni Unite:

<<I Membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza, sia contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite >>.

Il rapporto descrive l’uccisione come un punto di rottura importante nel diritto internazionale. L’attacco è infatti diverso dai casi precedenti perché è stato lanciato contro un attore non statale.

Inoltre, sulla base della motivazione presentata dagli USA al Consiglio di Sicurezza per motivare l’intervento contro il Generale Soleimani, il Rapporto ribatte che  <<Non è stata fornita alcuna prova che il generale Soleimani stesse pianificando un attacco imminente contro gli interessi degli Stati Uniti, in particolare in Iraq, per il quale un’azione immediata era necessaria e sarebbe stata giustificata. Non è stata fornita alcuna prova che un attacco di droni in un paese terzo fosse necessario o che il danno causato a quel paese fosse proporzionato al danno presumibilmente evitato>>,

La conclusione del documento del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite è che << Alla luce delle prove che gli Stati Uniti hanno fornito finora, il bersaglio del generale Soleimani, e la morte di coloro che lo accompagnavano, costituiscono un’uccisione arbitraria per la quale, secondo il diritto internazionale dei diritti umani, gli Stati Uniti sono responsabili”.

Il rapporto ONU pur non avendo la forza di applicare sanzioni agli USA per l’uccisione del Generale Soleimani rappresenta comunque la voce della più autorevole organizzazione internazionale che mette in dubbio la legittimità dell’operato di Washigton di fronte alla comunità internazionale. Dichiarando l’operato dell’amministrazione Trump contro il Generale Soleimani come arbitraria e illegale il prestigio ma sopratutto la credibilità degli USA vengono ad essere scalfite.

Gli Stati Uniti hanno dimostrato ancora una volta la loro natura arrogante e senza scrupoli pronta ad invocare, in stile orwelliano, diritti all’autodifesa per operazioni palesementeoffensive contro ufficiali di Stati sovrani coperti da immnuità diplomatica, senza neanche  la correttezza di dichiarare loro guerra.

La condotta degli Stati Uniti ha normalizzato il „diritto del più forte”, dapprima con la guerra in ex-Jugoslavia e l’indipendenza del Kosovo, rappresentando un precedente inedito fino ad  allora nel contesto internazionale, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, di intervento senza mandato del Consiglio di Sicurezza. L’uccisione del Generale Soleimani alza ancor di più la posta in palio rappresentando un nuovo e pericoloso precedente che legalizza di fatto interventi arbitrari non più nemmeno contro Stati terzi, che comporterebbe un qualche fronte ben delimitato ed un intervento diretto, e quindi un minimo di regole, bensì contro singole persone mediante droni con azioni anonime. E come se non bastasse, tutto ciò, invocando niente di meno che la stessa Carta delle Nazioni Unite, di fatto svuotandone completamente il significato e l’autorevolezza.

Nico di Ferro