Knut Hamsun – Io, Traditore | 19 Febbraio 1952 – In Memoriam

Nel giorno dell’anniversario della sua morte (19 febbraio 1952) pubblichiamo un breve estratto dell’opera del norvegese Knut Hamsun.

Consigli per la lettura

In questo appassionante diario, che si potrebbe definire “Il testamento spirituale” di Knut Hamsun, il grande poeta e narratore norvegese, insignito del premio Nobel, racconta la sua esperienza di “collaborazionista”, arrestato e processato, dopo la fine della guerra, sotto l’accusa di alto tradimento. Una lezione di coraggio e dignità di uno scrittore che ebbe il torto di scegliere l’Europa perdente.

“Non ho minimamente voluto pronunziare un’arringa in mia difesa; se, viceversa, il mio discorso può esser apparso tale, ciò è dipeso dal fatto che ho dovuto rappresentare alcune circostanze da tutti ignorate. No, non ho inteso far la mia difesa, tanto è vero che avrei potuto convalidare il mio assunto mediante le deposizioni di alcuni testimoni e me ne sono astenuto. E nemmeno ho accennato a tutta la documentazione che potrei mettere a disposizione dell’onorevole tribunale.

“«Tutto ciò può aspettare; può essere rinviato ad altra volta, forse a una migliore occasione, forse a un altro tribunale. Il suo giorno verrà. E potrebb’essere anche domani. Io posso attendere: ho tanto tempo davanti a me. Che sia morto o che sia vivo, questo non può avere alcuna importanza. È assolutamente indifferente per l’intero mondo come vada a finire un singolo individuo. Il quale, in questo caso sono io. Ed io, come ho detto, posso aspettare. Troverò bene qualche cosa da fare”.

(Parole pronunciate da Knut Hamsun nel processo)

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