IL LATO OSCURO DELLA Resistenza | 600 giovani militari della Repubblica Sociale Italiana uccisi dai partigiani a guerra finita dopo aver deposto le armi

Il 28 aprile 1945, in previsione di annunciate rappresaglie partigiane contro i militi della RSI di stanza a Oderzo (TV), si giunse a un accordo tra il CLN e i responsabili militari repubblicani alla presenza e con l’avallo dell’abate mitrato della città mons. Domenico Visentin.

Il patto prevedeva la consegna delle armi da parte dei circa seicento militari fascisti (allievi ufficiali e militi dei battaglioni “Emilia” e “Romagna”) e il loro concentramento all’interno del “Collegio Brandolini” dove avrebbero ricevuto un lasciapassare del CNL utile per poter raggiunge le rispettive abitazioni.

Una volta consegnate le armi e sottoscritto l’accordo, fecero però irruzione nell’Istituto i partigiani della brigata “Cacciatori della Pianura”, dipendente dalla divisione comunista “Nannetti”, i quali pretesero la consegna dei militari affermando di non riconoscere il patto sottoscritto sebbene approvato dai loro stessi comandi regionali.

In tre riprese – la mattina del 30 aprile e le notti del I° e 15 maggio – Attilio Da Ros (“Tigre”), Adriano Venezian (“Biondo”), Giorgio Pizzoli (Jim), Silvio Lorenzon (“Bozambo”), Diego Baratella (Beck”), Rino Zara e Francesco Bellis provvidero a prelevare i prigionieri legati a gruppi con del filo spinato e a fucilarli a Oderzo e Ponte della Priula, rapinandoli poi del denaro e degli oggetti personali.

Nel dicembre del 1953 il Tribunale di Velletri, condannò i partigiani a pene variabili dai venti ai trent’anni di carcere.

Grazie all’amnistia Togliatti, i responsabili dei massacri vennero rimessi in libertà e trionfalmente accolti a Roma da Togliatti, Longo, Amendola, Pajetta e Terracini nelle sede del PCI di via delle Botteghe Oscure