Dalle nozze del Sole e della Luna, al capo mozzo di San Giovanni | Alfredo Cattabiani


Proponiamo qui un brano, estratto dall’opera “Calendario, le feste, i miti, le leggende e i riti dell’anno, di Alfredo Cattabiani. Lo scorso anno abbiamo focalizzato l’attenzione sul solstizio in epoca precristiana, quest’anno, grazie al contributo dello scrittore, giornalista e attento studioso dei riti e delle tradizioni antiche, l’accento è posto sulla stratificazione che si determinò proprio sulla antica religione dei Padri. In coincidenza con il solstizio d’estate, ci sembra possa essere utile per qualche riflessione e qualche spunto per ulteriori approfondimenti. 

Il capo mozzo di San Giovanni 

Al solstizio d’estate, quando il sole raggiunge la sua massima declinazione positiva (+23o 27′) rispetto all’equatore celeste per poi riprendere il cammino inverso, comincia l’estate. Questo giorno, la cui data ha variato secondo i calendari fra il 19 e il 25 di giugno, era considerato nelle tradizioni precristiane un tempo sacro, ancor oggi celebrato dalla religiosità popolare con una festa che cade qualche giorno dopo il solstizio, il 24 giugno, quando nel calendario liturgico della Chiesa latina si ricorda la Natività di san Giovanni Battista. una festa molto antica se già Agostino la ricorda nella Chiesa africana latina. Ma in Oriente veniva celebrata in altre date: il 7 gennaio tra i bizantini, la domenica prima di Natale in Siria e a Ravenna.
La data del 24 giugno è collegata strettamente al Natale romano: quando si fissò per la Natività del Cristo l’ottavo giorno dalle Calende di gennaio, ovvero il 25 dicembre, e conseguentemente l’Annunciazione nove mesi prima, fu facile ricavare basandosi sui vangeli la data della nascita del Battista, che in realtà non si sarebbe dovuta festeggiare perché, come si è già spiegato, il dies natalis dei santi è quello della morte.
Si è giustificata questa eccezione ispirandosi al vangelo di Matteo dove si narra che il Cristo si mise a parlare di Giovanni alle folle dicendo: «Egli è colui del quale sta scritto: Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero che preparerà la tua via davanti a te. In verità, vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista» (1).
Luca narrava che Maria andò a visitare Elisabetta quando costei era al sesto mese di gravidanza, nei giorni successivi all’Annunciazione (2). Fu dunque facile fissare la solennità del Battista all’ottavo giorno dalle Calende di luglio, sei mesi prima della nascita del Cristo (3).
Se questa è la storia della festività cristiana, rimane ancora da chiarire sia il motivo per cui fu scelto quel giorno sia la sua popolarità che nel passato era di poco inferiore a quella del Natale.
La spiegazione è da ricercare nelle usanze pagane che la Chiesa ha tentato invano di sradicare o per lo meno di rendere meno incompatibili con la solennità. Ma non è facile orizzontarsi nella congerie di credenze e usanze che informano il 24 giugno perché sono il frutto di varie stratificazioni che raccolgono frammenti di tradizioni diverse addirittura arcaiche.
La credenza più nota e diffusa nel nostro paese ha ispirato a Gabriele d’Annunzio i
versi della Figlia di Iorio che riecheggiano una leggenda abruzzese, diffusa in tutta l’Europa: E domani è San Giovanni, fratel caro; è San Giovanni.
Su la Plaia me ne vo’ gire, per vedere il capo mozzo dentro il sole, all’apparire, per veder nel piatto d’oro tutto il sangue ribollire. (4)
Si dice infatti nell’Abruzzo e nel Molise che la mattina del 24 giugno le giovani che si volgono a oriente possono vedere sul disco del sole nascente il volto del Santo decapitato: colei che lo avrà visto per prima si sposerà entro l’anno. E in Sardegna si sostiene che il sole saltelli tre volte come la testa del Battista appena spiccata dal busto.
Tutte queste leggende fondono la narrazione evangelica con un evento che si svolge nel cielo: il 24 il sole, che ha appena superato il punto solstiziale, comincia a decrescere, pur impercettibilmente, sull’orizzonte. S’inizia il semestre del sole discendente che si concluderà con il solstizio d’inverno quando l’astro sembrerà morire, dissolversi tra le brume dell’orizzonte per poi rinascere come «sole nuovo», ovvero risalire nel cielo: fenomeno reale se ci spingiamo al nord, verso il circolo polare artico.
Il sole di San Giovanni è dunque, secondo questa astrologica, un sole che muta direzione, ovvero «colpito a morte».
Giuseppe Pitré riferiva che in molti paesi siciliani, all’alba del 24 giugno, gli abitanti uscivano per vedere «il sole girare», mettendo per terra una catinella piena d’acqua che lo rifletteva. A Santa Ninfa, in provincia di Trapani, lo si osservava attraverso un cristallo affumicato (5).
L’identificazione del Battista decollato con il sole del solstizio si è spiegata cristianamente con l’episodio evangelico: «Nacque allora una discussione tra i discepoli di Giovanni e un giudeo a proposito della purificazione. Andarono perciò dal Battista e gli dissero: “Rabbi, colui che era con te dall’altra parte del Giordano e al quale hai reso testimonianza [il Cristo], ecco sta battezzando e tutti accorrono a lui”. Giovanni rispose: “Nessuno può prendere qualcosa se non gli è stato dato dal cielo. Voi stessi mi siete testimoni che ho detto: Non sono io il Cristo, ma io sono stato mandato innanzi a lui… Ora questa mia gioia è compiuta. Egli deve crescere e io invece diminuire”» (6).
Il sole che comincia a volgersi verso il sud dello zodiaco e a calare sull’orizzonte simboleggerebbe dunque il Battista detto anche nel folklore «Giovanni che piange».
Se ci spostiamo nel periodo solstiziale invernale troviamo il 27 dicembre la solennità di san Giovanni l’evangelista, detto anche «Giovanni che ride». Dunque i due santi sono collegati ai solstizi, sebbene l’Evangelista sia ricordato non all’ottavo, ma al sesto giorno dalle Calende perché non lo si poteva festeggiare a Natale. Si potrebbe congetturare non senza fondamento che le due feste, poste all’incirca a distanza di sei mesi, ai due «estremi» dell’anno solare, siano il residuo di una tradizione solstiziale precristiana.