Civitavecchia – 19 Maggio 1921: storia di un “eccidio” anomalo | Continua la collezione di sviste da parte dell’anpi. Questa è la volta di un tragico evento, narrato secondo una retorica non corrispondente alla verità storica

Prima di fare luce sui fatti del sedicente “eccidio” di Civitavecchia ad opera dei fascisti, è necessario premettere che è nostro costume, avere obbligo di nobiltà. Pertanto, fedeli all’insegnamento omerico trasmesso nell’Odissea, attraverso l’ammonimento di Ulisse nei confronti di una serva, dopo la strage dei proci, rimaniamo fedeli al suo decreto: “su uomini spenti non è bello esultare”. Questo per marcare la differenza tra loro e noi, tra chi ruba i fiori ai morti e chi rispetta chi è morto perché si è comunque battuto per un ideale anche se non condivisibile.

Ora però dall’etica, passiamo alla memorialistica di questi giorni funesti, perché continuano a lasciare piuttosto perplessi, le singolari iniziative della sezione locale dell’anpi, in riferimento ad una effettiva attendibilità storica del suo agire. L’associazione partigiana, dopo essersi contraddistinta in corrispondenza del 78° anniversario dei bombardamenti anglo-americani su Civitavecchia, per aver deposto un mazzo di fiori presso il rudere in via Trieste, appurato da prove fotografiche essere un falso storico, e con un suo aderente aver sottratto in modo inelegante un omaggio floreale di un’organizzazione antagonista deposto presso Largo Caduti 14 Maggio – questo sì, effettivo luogo della memoria – è la volta della narrazione viziata di un altro episodio della storia locale.

Il 19 maggio scorso l’anpi, supportata alla Compagnia portuale di Civitavecchia, ha promosso la commemorazione di tre militanti, operai del porto,  che hanno perso la vita il 19 maggio 1921 durante uno scontro con esponenti fascisti locali e romani. Se da una parte  omaggiare i compagni di fede è onorevole e legittimo  dall’altra non si può prescindere tuttavia da una rappresentazione oggettiva degli eventi, a maggior ragione se, come avvenuto, vengono coinvolti attori istituzionali come il giovane e neo-insediato presidente dell’Autorità Portuale proveniente dal nord Italia e ancora poco avvezzo, alle maldestre abitudini di ricostruzioni partigiane della storia locale. 

Infatti, se per gli esponenti locali dell’anpi i tre operai sono morti a causa della violenza di “squadracce fasciste”, per le fonti storiche locali, tutt’altro che di parte, le cose stanno ben diversamente. Una mezza verità equivale ad una menzogna tutta intera dice un antico proverbio. Secondo Enrico Ciancarini, Presidente della Società Storica Civitavecchiese, in un suo articolo in cui fa riferimento a diverse fonti dell’epoca, nel clima politico di inizio ventennio che vedeva il trionfo, a Civitavecchia e a livello nazionale, del Partito Socialista, gli attivisti socialisti provenienti dalle fila dei lavoratori portuali hanno attaccato 3 militanti fascisti romani seduti al Bar Baldassare in Piazza Vittorio Emanuele. 

“Il Corriere della Sera pubblica il 20 maggio, in seconda pagina, nella rubrica quotidiana intitolata “i conflitti”, un’agenzia della Stefani: Civitavecchia occupata militarmente dopo un conflitto con morti e feriti.

Civitavecchia, 19 maggio, notte. Nel pomeriggio, essendo giunti alcuni fascisti romani, due di essi sono stati percossi da lavoratori del porto. Ne è seguito un conflitto. Sono stati sparati alcuni colpi di rivoltella e di fucile e sono stati lanciati petardi. Si deplorano due morti e un ferito gravissimo. Altri feriti sono stati trasportati all’ospedale. La città è occupata militarmente.”

La provocazione giunge dal porto, i fascisti percossi e provocati si sono dovuti difendere, così pubblica il giornale milanese.

“Il Messaggero dello stesso giorno è più impudente, non nasconde a chi vadano le sue simpatie: Il primo allarme: nelle prime ore di stamane – fra i lavoratori del porto – si sparge improvvisamente la voce dell’arrivo di un grosso nucleo di fascisti da Roma. Si dice che i fascisti sono una CINQUANTINA, che hanno a disposizione armi e munizioni e che sono risoluti ad incendiare la Camera del lavoro ed a distruggere la Cooperativa degli operai del porto. A questo primo allarme, gli scaricatori ed i facchini abbandonano immediatamente il lavoro ed un vivo senso di preoccupazione si diffonde nella cittadinanza, spaventata all’idea che si debba ripetere anche nella nostra città le dolorose scene di violenza avvenute altrove. Molti negozi sono serrati e gli operai di alcune fabbriche abbandonano il lavoro. I fascisti romani – in verità – non sono che CINQUE.”

Soccorsi dai fascisti civitavecchiesi e dimostratisi inutili, i tentativi  di questi nel metter pace ne è scaturita una battaglia, con feriti da entrambe le parti ma con 3 operai portuali che hanno avuto la peggio perdendo la vita. 

“Nuovi particolari li aggiunge il Corriere della Sera nell’articolo intitolato “La provocazione comunista a Civitavecchia. Le donne lanciano pietre dalle finestre” uscito il 21: Qui stanno seduti, fuori di un caffè, cinque o sei fascisti di Civitavecchia. Contro di essi alcuni socialisti profferiscono parole ingiuriose alle quali i fascisti rispondono vivacemente. Si accende allora una zuffa tremenda fra le due parti a colpi di bastone, mentre alcune donne gettano dalle finestre addosso ai fascisti mattoni ed oggetti di cucina. Sopraffatti dal numero i pochi fascisti stanno per cedere, quando accorrono i romani che si slanciano contro gli aggressori tempestandoli di bastonate. Sono esplosi molti colpi di rivoltella e sono pure udite le esplosioni di alcune bombe a mano e di alcuni petardi di cui i sovversivi sono forniti. Accorre prontamente un forte nucleo di carabinieri e di guardie regie, e dopo varie cariche è possibile separare i contendenti e sgombrare la piazza. Rimangono però a terra due morti e due feriti gravi, mentre altri feriti leggeri si fanno medicare nelle farmacie.”

Ora, ringraziando vivamente l’opera di ricerca e ricostruzione di Enrico Ciancarini da cui abbiamo estratto i preziosi virgolettati, veramente si può parlare di strage ad opera dei fascisti o si vuole dire una volta per tutte la verità? Che è una e che dai resoconti – nonostante tutti i tentativi di opacizzare numero e atteggiamento dei fascisti, rispetto alla “baldanza” e l’aggressività degli antifascisti composti da socialisti, facchini e aviazione sovversiva femminile dalle finestre – emerge in modo solare, inappuntabile e clamorosa? Quello che emerge è chiaro, in rapporto di uno a dieci si è tentato di sopraffare i fascisti con la violenza.  Non solo non ci si è riusciti ma addirittura ci si sono lasciate le penne. 

L’onestà intellettuale, imporrebbe che gli eventi venissero raccontati ed evocati alla luce non solo del clima di tensione che caratterizzava quel specifico contesto storico ma soprattutto che si evitasse, un inopportuno vittimismo in chiave politica, specie se si proviene dalla parte di chi aggredisce – in molti contro pochi-  e si è avuta la peggio. Del resto quello dal 1919 al 1921, non si ricorderebbe come il “biennio rosso”. Diciamola tutta. 

Note

1 – 19 MAGGIO 1921. CIVITAVECCHIA CONOSCE LA VIOLENZA FASCISTA. DALLE CRONACHE DELL’EPOCA. 19 maggio 2021 di SpazioLiberoBlog, di ENRICO CIANCARINI ♦

19 maggio 1921. Civitavecchia conosce la violenza fascista. Dalle cronache dell’epoca.

La versione degli eventi narrati dal rappresentante della Compagnia Portuale di Civitavecchia: https://youtu.be/IpXrCfvFxhM