BERGOGLIO E LA BENEDIZIONE SACRILEGA di Luciano Pranzetti

Inviammo, tempo fa, un messaggio all’inquilino di Santa Marta, dal titolo: Usque tandem, Francicse? = fino a quando, Francesco? per capire fino a che punto del degrado intende trasportare la Santa, Cattolica Apostolica e Romana. Domanda niente affatto retorica ma grave per gli interrogativi che pone perché, conoscendo Jorge Mario Bergoglio, ex primate d’Argentina, attuale abusivo detentore del potere di “sciogliere e legare in terra e in cielo”, eravamo certi che avrebbe oltrepassato la linea “maginot” dell’invalicabile, non in modo improvviso ma “lento pede” corredando i gesti e le decisioni, con un linguaggio circiteristico, vale a dire adottare il classico metodo del colpo al cerchio e alla bótte, del tipo: sì/ma, vero/però, certamente/tuttavia, così/anche.

  È di pochi giorni, la deliberazione, covata da tempo, di legalizzare la coppia o meglio, il PAIO – come suggerisce l’ottimo Massimiliano Baldacci – e di marca omosessuale.

   Ma no, direbbe qualcuno. Ha permesso – spinto dall’episcopato tedesco – di impartire, solo e soltanto la “benedizione in chiesa” come unico ed esclusivo moto di carità, dichiarando, e districandosi tra equilibrismi, contorsioni logiche, sofismi, il matrimonio unica istituzione in tal senso, riconosciuta dalla Chiesa cattolica. 

Ora, noi non desideriamo addentrarci in una questione teologica, nemmeno tanto ardua data la testimonianza della SCRITTURA VT. e N. T. ma indagheremo, mercé il dizionario e gli exempla, su che cosa significhi BENEDIRE e che valore assuma la benedizione a seconda di chi la impartisca in suo nome. Intanto prendiamo dal vocabolario TRECCANI (1986-1997, vol. I, pag. 448, col. 2^) le seguenti definizioni sintetizzate, di cui la prima dice, essere la benedizione “l’atto e le parole con cui si benedice’’ specificando la natura o, meglio, il dato connotativo della benedizione, e cioè: parentale genitoriale, amicale, sacerdotale. La seconda, riferita a Dio, significa il suo favore, la concessione delle sue grazie.

  Non c’è il minimo dubbio che, la benedizione, di cui parla Bergoglio, sia quella indicata come seconda accezione fornita dal vocabolario.

Per quanto riguarda la benedizione parentale-genitoriale se ne dà un esempio in Genesi XXVI, 4, dove si narra di Isacco vecchio e cieco, che promette la SUA PATERNA benedizione ad Esaù riconoscendone il possesso dell’eredità in forza della primogenitura, rimanendo, poi, entrambi, gabbati da Giacobbe al quale, secondo la disciplina in voga a quel tempo, NON BIS IN IDEM, andrà il beneficio della benedizione. Va da sé che lo scenario di siffatto genere di benedizione vale per ogni singola regione ove essa è praticata in vari modi ma sempre unica essendo la natura e la dimensione umana. E questa non ci sembra il tipo di benedizione di cui parla Bergoglio.

   La benedizione, quella che Bergoglio ha deciso di ammannire alle. . . paia omosessuali, è la benedizione SOLENNE, quella pronunciata da un sacerdote nel nome di DIO, amministrata con l’acqua santa, che fa ritenere, il soggetto interessato, BENEDETTO dal Signore, a Lui prediletto al quale Egli riversa tutti i suoi favori. E non per niente Maria è dichiarata KECHARITOMÈNE = gratia plena – piena di grazia // O’ KYRIOS METÈ SOU = Dominus tecum – il Signore è conte //e, per ultima, quasi una sintesi, è chiamata EULOGHEMÈNE = Benedicta – benedetta (Lc.1, 28,29).

 Dalla pericope di Luca apprendiamo che essere benedetti da DIO, cioè ricevere la benedizione solenne in chiesa significa veder benedetto, cioè ben visto da Dio tutto ciò che segue nei comportamenti successivi. Noi sappiamo per certo – conoscendolo dai frutti – che Bergoglio ha concesso questa sacrilega benedizione con la consapevolezza che, lentamente, deponendosi nel sentire collettivo una più che prevedibile assuefazione a una vita ecclesiale condotta nella mescidanza di . . . paia unisex, questa situazione gli consentirà di mandare, a carte quarantotto, la immutabile ontologia del matrimonio (Mc.10, 1/12). Cosa che farà perché – così dirà – lo vuole il popolo di Dio. . . cloroformizzato

  Ma non è così, reverendo Bergoglio, perché non c’è bisogno di citarle tutte le norme – le cose lecite e quelle vietate – contenute nel V.T. e nel N. perché basta l’orribile episodio di Sodoma e Gomorra a dimostrare il contrario di quanto lei propone e dispone ed ad avvertirla di fermarsi in questa  corsa verso il il baratro del mondo le cui sfide vanno respinte e non, secondo il suo ritornello, affrontate, perché è Cristo che lancia la sfida, l’unica: “Chi vuol essere mio discepolo, prenda la sua Croce e mi segua”

Luciano Pranzetti

20 dicembre 2023