Venti secondi | La memoria delle Foibe e dell’esodo, di Gianluca Fiorentino

  
“……. venti secondi, il servizio dedicato alle Foibe ed al giorno della memoria, venti schifosi inutili secondi senza alcun collegamento, filmato od altro… Venti secondi per ricordare la morte di migliaia di Italiani, innocenti, civili, gente sconfitta come quella che li volle morti, famiglie esanimi che uscivano lese ed affamate come le altre da un conflitto che distruggeva terre ed anime, ecco oggi cosa dedica un telegiornale al suo paese in questo giorno, paese che alla stessa stregua dei media del grande fratello non si lamenta ne oppone alle sue nefandezze poiché nutre un degno figlio di una malata democrazia che ha bisogno più che mai di immunizzarsi alla rivoluzione ed alla contro storia. Dopo settimane di ricordo e fiumi di parole, servizi, filmati testimonianze della Shoa, oggi dopo decine e decine di servizi documentati sul rientro in patria di uno studente relatore del Manifesto che invece di indagare su quel che fanno i sindacati del suo partito in Italia è andato a fare l’eroe senza frontiere in un paese dove non devi tanto poi rompere i coglioni allo Stato, dopo le interviste e il servizio documentato con rimando alla seconda serata per una guerra mediatica antifrancese riguardo Ustica con un ritardo decennale sulla verità che oramai prende un tono grottesco e tuttavia rimane una inascoltata denuncia della politica malata che governa questa Europa farsa e burattino, beh… Venti schifosissimi secondi di merda per lavare un fiume di sangue Italiano, per cancellare la memoria. Vorrei però aggiungere altre poche righe a questa mia riflessione per trasformarla appunto da ricordo a testimonianza attuale, perché i ricordi stimolano in noi le infinite possibili altre soluzioni che spesso la storia scritta da chi vince una guerra vorrebbe fossero invece limitate ad un’unica sola imprescindibile verità, sostenuta dal potere e non dal ricordo appunto. 

Di questi Italiani senza più una Italia.

  
“……. Mentre il treno rallentava in uno stridio di ferro lungo come un lamento senza fine per poi fermarsi di colpo e sordamente tornare poco indietro, allora solo allora ci accorgevamo delle figure fuori sulle banchine, erano li ad attenderci, ad attendere la gente che veniva deportata da una Italia ad un’altra, da una sconfitta ad una vittoria, allora vedendoci oltre i vetri piombati e sporchi, solo allora ed all’unisono iniziarono a gridare : “ fascisti, canaglie, bisogna uccidervi tutti !!”, ed ancora : “ ladri, assassini, fascisti non lasciateli scendere..!!”, poi i lanci di pietre e di altri oggetti che spaccavano i vetri in tanti frantumi con un rumore improvviso che faceva un male straziante alle nostre orecchie incredule sebbene avessimo già capito della nostra sorte e fossimo da subito sordi a quel dolore, ,….poi, ed oggi chi si salvò sa che sarebbe stato meglio non ci fosse stato un poi, iniziarono a guardare i bambini tra le braccia delle mamme impaurite che stupidamente pensavano di trarli in salvo con un abbraccio e sputando verso di loro saliva ed odio presero a versare in terra il latte dai bricchi ammaccati e sporchi che la Croce Rossa in quella confusione di potere e vendetta era riuscita a far sistemare alle fermate dei treni per sfamare quegli esuli bambini, versarono latte e sangue. Urlavano e tiravano pietre, erano Italiani, urlavano in Italiano, erano Italiani ne più e ne meno come noi, e non riuscivamo a capire perché ci odiassero a quella maniera, quale fosse la colpa nostra e dei nostri figli, continuammo a domandarcelo anche quando oramai il filo di ferro che ci cingeva le membra e ci univa ai nostri figli in una unica carne ci straziava, poi le nostre domande di colpo cessarono di graffiare l’aria fredda sopra quelle gole, venne il buio e la verità si perse.”

  
 
Con queste mie poche righe ho provato, con molta sofferenza e gli occhi umidi devo confessare, a sentire dentro un po’ di quel tragico vissuto, poco anzi pochissimo in confronto ai numeri, alla reale sofferenza ed entità dell’eccidio delle Foibe, dicevo sentire per poter trasmettere una tonalità di quel colore rosso Istria che oggi dovremmo ricordare, dividendo la memoria in due nette visioni della stessa, una memoria di ricordo per poter rispettare appunto le vittime dell’eccidio , e una memoria sacrosanta e di diritto che appunto ricordi ad ogni Italiano chi commise questi crimini e ne fu mandante se non anche li coprì nell’immediato dopoguerra ed attualmente tenta ancora politicamente e tramite la cultura rossa di insabbiare o meglio infoibare la verità di quei giorni interminabili di odio e vendetta.

Ancora oggi quando per la strada vedo i loro manifesti, quando mi trovo nella mischia nello scontro opposto alle loro nefandezze, quando vedo i murales di un centro sociale, quando gli antifa minacciano me o i miei figli davanti alla loro madre, quando i loro avvocati dal colletto bianco e la tessera del partito che incornicia le loro lauree li scagionano da ogni accusa e morale, sono su quei treni anche io, e …..capisco, capisco che il comunismo è stato ed è la vergogna affissa su ogni muro di questa nazione. 

                                                                                                                                                                                                         Gianluca Fiorentino