Traiano Optimus Princeps | recensione della mostra all’Antica Rocca di Civitavecchia – Comitato 14 Maggio

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In una giornata di sole di sabato, decidiamo di recarci presso il Porto storico per visitare la mostra dedicata a Traiano, organizzata in occasione dei 1900 anni dalla morte dell’imperatore romano.
L’evento, al di là di qualche cartello in prossimità del Forte Michelangelo e di Porta Livorno, non ci sembra essere molto pubblicizzato, considerato che la mostra omaggia il fondatore della città nonché uno dei massimi imperatori romani.

Arrivati, constatiamo che siamo gli unici visitatori, mentre all’entrata ci comunicano che l’ingresso costa 6 euro, un prezzo che non è di certo un incentivo per i tanti cittadini, in primis i giovani.

Ci viene quindi spiegato che la mostra è strutturata sostanzialmente in tre parti corrispondenti alla vita di Traiano, ai porti dell’Imperatore e infine, senza alcuna apparente attinenza, a Cencelle e alle recenti scoperte archeologiche presso La Frasca.

Dai primi pannelli ci viene presentata la figura di Traiano, che sin dal periodo giovanile si distinse per una brillante carriera militare e cursus honorum, differenziandosi per qualità di energia, di dirittura che indussero l’allora Imperatore Nerva ad introdurre per la prima volta il “principato adottivo”, designandolo attraverso la sua adozione quale suo successore sotto gli auspici di Giove Ottimo Massimo. Alla morte dell’anziano Imperatore nel 98, Traiano, acclamato dall’esercito e con l’accordo del Senato, preferì rimanere altri due anni a Colonia per organizzare la città e la difesa dei confini, facendo ingresso a Roma solo nell’anno 100.

Stando a Plinio il Giovane, la fonte primaria menzionata dai curatori, Traiano fece della riduzione del lusso e delle riforme a beneficio dell’Impero due elementi centrali della sua affermazione alla guida dell’Impero, legittimata sia attraverso i successi militari, in Dacia, in Anatolia e in Arabia nord-occidentale, che mediante il buon governo tanto che il Senato gli conferì il titolo onorifico di “optimus”.

A dimostrazione dell’interiorizzazione da parte dell’Optimus Princeps delle virtù dell’etica romana, quali la sapientia, la pietas, la fides e la gravitas, divenne emblematico l’episodio della vedova a cui era stata ucciso il figlio e alla quale, rimandando la partenza per la campagna militare in Dacia, rese giustizia. “Tratto tutti come vorrei che l’Imperatore trattasse me, se fossi un privato cittadino” disse una volta al suo segretario.

La seconda parte della mostra è dedicata ai porti fatti costruire da Traiano con un approfondimento su quello di Civitavecchia grazie a una straordinaria riproduzione in 3D sponsorizzata dall’Autorità portuale, l’unico elemento significativo della mostra. Quello che si nota nel filmato e nei pannelli realizzati dai curatori della mostra è il continuo elogio della politica edilizia dell’imperatore romano e delle infrastrutture portuali fatte costruire in Italia centrale quasi fosse solamente una questione di ingegneria civile o di estetica. La monumentalità delle costruzioni essendo un riflesso della forma dei caratteri profondi della civiltà romana, manifestazione della chiarezza e della semplicità che contraddistinsero quello che era lo stile romano.

Contrariamente a quanto ci si poteva aspettare in una mostra di questo rango, è mancata qualsiasi statua o raffigurazione dell’Imperatore. Una grande perdita considerando che, contrariamenti ai greci, i romani rappresentavano le persone mantenendosi fedeli al loro aspetto fisico, occasione mancata per scorgere la nobile compostezza romana nel volto dell’Imperatore Traiano.