Tecnodipendenze, nuova frontiera dell’omologazione

(azionetradizionale.com)L’obiettivo finale della globalizzazione è rendere l’uomo una marionetta, priva di legami con la propria terra e le proprie tradizioni, priva di una dimensione spirituale, di un’identità antropologica, sessuale, intellettiva. Un prodotto da omologare, un numero. Uno schiavo da indottrinare, manipolare, orientare a piacimento. In tal senso, la dipendenza dalle nuove tecnologie riveste un ruolo importante, accanto, ad esempio, alla diffusione del genderismo. Le nuove tecnologie sono certamente, se sapientemente usate, uno strumento in grado di aiutare l’uomo in molteplici attività; ma in un’epoca come questa, dove il centro dell’uomo è posto nell’elemento corporeo a sé stante o tutt’al più nei livelli più bassi della psiche, quelli irrazionali e subpersonali, con molta facilità un’abitudine o un input esterno di qualunque natura (soprattutto se sapientemente e continuamente indotto) scatena un’ossessione, un bisogno compulsivo, una dipendenza. L’uso massiccio delle tecnologie più sofisticate produce oggi, volutamente, proprio questi effetti. Il bisogno psicofisico di avere sempre con sé lo smartphone ed il terrore di non essere connessi (la cosiddetta nomofobia) ne sono chiari esempi.

(it.blastingnews.com) – The Impact of iPhone Separation on Cognition, Emotion and Physiology“: questo è il titolo di uno studio realizzato da Russel Clayton, docente presso l’Università del Missouri, e pubblicato lo scorso 8 Gennaio su Science Daily. Russel decide di analizzare e approfondire una tematica oggi come oggi molto scottante e attuale, quella che riguarda il legame, sempre più forte e inappropriato, tra gli uomini e il proprio cellulare. Perchè il professor Clayton ha deciso di trattare tale argomento? Parlando con un ospite è rimasto sorpreso nel vederlo allontanarsi nel bel mezzo della conversazione per aver dimenticato da qualche parte lo smartphone. Fortemente perplesso Russel si pone un interrogativo: il cellulare è davvero diventato una protesi tanto fisica quanto psicologica? Questa è la domanda che si pone e per rispondervi porta avanti un esperimento.

Seleziona un ampio numero di studenti. Dice loro che sono utili per provare un nuovo rilevatore di pressione sanguigna e che devono separarsi per un po’ dai loro smartphone poiché la vicinanza di essi potrebbe falsare i risultati dell’esame. Gli alunni non sapevano che l’esperimento, in realtà, fosse proprio quello. Misurando i battiti cardiaci e la pressione dei presenti, Clayton si accorge che questi sono aumentati nel momento in cui i ragazzi hanno temporaneamente “abbandonato” gli apparati elettronici. L’ansia degli studenti sale. Alcuni pur di non lasciare il cellulare si inventano di essere in attesa di un’importante telefonata. Russel Clayton è dunque giunto alla conclusione che il cellulare è realmente diventato una protesi fisica e psicologica. Gli uomini credono di stare male senza di esso quando, invece, è una delle primarie fonti di stress e angoscia.

Tra gli adolescenti, e non solo, sempre più diffusa è la cosiddetta nomofobia ovvero la paura di essere sconnessi. Questo timore ha preoccupanti e seri risvolti a livello fisico e mentale come ad esempio accelerazione del battito cardiaco, difficoltà nella respirazione, crisi di nervi. Sembra proprio che la tecnologia abbia conquistato l’uomo.