GIORNATA DI GERUSALEMME (AL-QUDS) | Venerdì 23, due appuntamenti a Roma

Qods-91

In occasione della Giornata Mondiale di Gerusalemme (al-Quds), proclamata dall’Imam Khomeyni per sostenere la liberazione del popolo e dei luoghi santi della Palestina e di tutti i popoli oppressi del mondo, venerdì 23 giugno a Roma si terranno due eventi:

– Alle ore 18.30, presso il Centro Culturale Santa Maria in Cosmedin, Via della Greca n. 3 (Circo Massimo – Bocca della Verità). Interverranno: Padre Mtanois Haddad (Rettore della Basilica di S. Maria in Cosmedin); Hujjatulislam Abolfazl Emami (Guida religiosa del Centro Islamico Imam Mahdi); Akram Amer (Comunità Siriana in Italia); Alberto Palladino (Fronte Europeo per la Siria)

– Alle ore 21.00, presso il Centro Islamico Imam Mahdi in Via Norcia n. 12 (Tuscolana-Furio Camillo), dove l’Associazione “Amici del Libano” offrirà una cena (iftar) e interverranno gli esponenti delle due Associazioni

Per contatti: imam_mahdi59@yahoo.it – 3394968095

INTERVISTA AL SEGRETARIO HOSSEYN MORELLI SULLA “MEZZALUNA SCIITA” (OFCS.REPORT)

Pubblicato il 12 aprile 2017 in Difesa e Sicurezza Nazionale/Internazionale da Mary Tagliazucchi


“Questo fronte non ha dei criteri di tipo religioso, etnico o settario, ma politico. Ne fanno parte integrante, attiva e centrale i movimenti militanti palestinesi, che sono principalmente di ispirazione religiosa e di scuola sunnita. Già questo dovrebbe indicare l’inconsistenza della cosiddetta mezzaluna sciita”. Ad affermarlo, parlando con Ofcs.report, è Marco Hosseyn Morelli, convertito sciita e portavoce dell’Associazione islamica Imam Mahdi in Italia, a cui abbiamo chiesto un’opinione non solo sulla nuova, strategica, alleanza creatasi fra i movimenti musulmani sciiti, ma anche sui recenti eventi che infiammano il medio oriente.

Il termine ‘mezzaluna sciita’ venne usato per la prima volta da Abdullah II di Giordania, nel 2004 per via della salita al potere, in Iraq, di un governo a maggioranza sciita, nonché alleato dell’Iran che l’ha da subito presentata come una naturale e fisiologica alleanza fra i movimenti sciiti dell’India, Pakistan e soprattutto Kashmir, Iran, Iraq, Siria e l’est dell’Arabia Saudita. Nel dettaglio, può spiegarci quali, secondo lei, sono i veri motivi di queste alleanze?

“All’indomani della vittoria della Rivoluzione Islamica dell’Iran guidata dall’Imam Khomeyni nel 1979, i governi oppressivi occidentali e i regimi a loro asserviti nel vicino Oriente furono colti dal panico. Si trattava infatti di una Rivoluzione che, estranea alla logica dei due blocchi materialisti che allora si contendevano il mondo, aveva una base squisitamente religiosa e spirituale e rappresentava una speranza e una fonte di ispirazione non solo per gli iraniani o gli sciiti, e nemmeno soltanto per i musulmani, ma per tutti gli oppressi e diseredati del mondo. Uno dei principi fondamentali di questa Rivoluzione, che in seguito divenne un vero e proprio articolo costituzionale della Repubblica Islamica dell’Iran, è il sostegno attivo agli oppressi di qualunque luogo, a prescindere dalla loro religione, etnia o nazionalità. Questa posizione, piuttosto che il frutto dell’influenza di ideologie terzomondiste, trae origine dal Sacro Corano e dalla Tradizione del Profeta e degli Imam.


MARCO HOSSEYN MORELLI, SCIITA E PORTAVOCE DELL’ASSOCIAZIONE ISLAMICA IMAM MAHDI IN ITALIA

Il Sacro Corano insegna: ‘Perché mai non combattete per la causa di Dio e dei più deboli tra gli uomini, le donne e i bambini che dicono: ‘Signore, facci uscire da questa città di gente iniqua; concedici da parte Tua un patrono, concedici da parte Tua un alleato?” (Surah an-Nisaa, 4:75) Il Profeta Muhammad ha detto: ‘Chiunque sostiene l’oppresso contro l’oppressore sarà in mia compagnia in Paradiso’ e il primo Imam della Shi’a, l’Imam ‘Ali, in punto di morte, nel suo testamento al figlio, disse: ‘Combatti l’oppressore e sostieni l’oppresso’.

Tra gli strumenti utilizzati dalle centrali propagandistiche dell’imperialismo mondialista e sionista per frenare l’ondata di sostegno e ammirazione che i popoli, soprattutto quelli musulmani e della regione, nutrivano verso la Rivoluzione Islamica e la sua saggia e illuminata Guida, la tesi delle “insanabili differenze” e del “naturale scontro” tra sciiti e sunniti è probabilmente quella che ha avuto, purtroppo, maggiore successo. Re Abdullah II, o chi per lui, ha pertanto semplicemente coniato un nuovo termine per la vecchia agenda colonialista dei suoi padroni americani e israeliani.

Sebbene l’Islam Sciita, per delle sue peculiarità dottrinali, ha rappresentato storicamente lo stendardo della lotta per la giustizia e contro l’oppressione – ed è pertanto naturale che tali temi ricevano maggiore attenzione tra i seguaci di questa scuola dell’Islam – ciò nonostante il Fronte della Resistenza che si è delineato negli ultimi decenni e che vede la Repubblica Islamica alla sua guida, rappresenta un sentiero aperto e possibile per tutti i musulmani e per tutti gli uomini nobili e liberi di ogni latitudine. Non a caso ne fanno parte integrante, attiva e centrale i movimenti militanti palestinesi, che sono principalmente di ispirazione religiosa e di scuola sunnita. Già questo dovrebbe indicare l’inconsistenza della cosiddetta ‘mezzaluna sciita’. Questo fronte non ha quindi dei criteri di tipo religioso, etnico o settario, ma politico. Chiunque si oppone al progetto americano-sionista nella regione e nel mondo è benvenuto, a prescindere dal suo retroterra. Per questo il Segretario Generale di Hezbollah del Libano, Seyyed Hassan Nasrallah, ebbe a dire chiaramente e pubblicamente: ‘Se dobbiamo scegliere tra due alleanze: una che va da Beirut a Damasco, da Teheran a Gaza e a Ramallah, da non importa quale capitale del mondo fino al nostro fratello Chavez in Venezuela…e un’alleanza che va da Tel Aviv agli Stati Uniti e ai loro alleati, senza alcun dubbio noi saremo nella prima alleanza’. Il sostegno e l’appoggio della Repubblica Islamica dell’Iran, ovunque sia avvenuto, dall’Afghanistan al Pakistan, dalla Palestina all’Iraq, dallo Yemen alla Siria, dalla Bosnia al Libano, non ha mai avuto ragioni e obiettivi settari o materiali, ma è stato dettato da valori spirituali, politici, etici e umani. Ricollegandoci alla sua domanda e per non dilungarci, possiamo citare proprio l’esempio dell’Iraq. Sono stati gli stessi esponenti e capi dei partiti, movimenti e tribù sunniti dell’Iraq, le cui popolazioni sono state quelle che maggiormente hanno patito le crudeltà dell’Isis in quella nazione, ad aver riconosciuto e ringraziato il governo di Teheran quale primo e unico Stato che sin da subito si è attivato e adoperato concretamente per proteggerli quando i miliziani del sedicente “califfo” hanno conquistato la parte settentrionale del paese arabo e minacciavano direttamente la capitale Baghdad”.

Nonostante l’Iran presenti questa alleanza come una mano tesa all’Occidente, che è a tutt’oggi impegnato contro il terrorismo, di matrice sunnita dell’Isis, le cancellerie europee appaiono decisamente titubanti ad accogliere questo ‘aiuto’ che sembra, a detta di molti, una strategia ben mirata su una precisa area geografica. Che ne pensa al riguardo?

“La Repubblica islamica dell’Iran piuttosto che all’Occidente ha teso la mano in primo luogo ai popoli occidentali. Nelle due storiche lettere che l’Imam Khamenei, l’attuale Guida della Rivoluzione Islamica, ha indirizzato in particolare ai giovani europei e statunitensi, egli ovviamente condanna come estranei agli insegnamenti del Sacro Corano e alla tradizione islamica le azioni terroristiche di certi gruppi e movimenti criminali che dicono di rifarsi all’Islam, ricordando però anche il sostegno, il supporto e la copertura offerti loro dai servizi segreti e dai governi dell’Occidente. Sottolineo come questa mano sia stata tesa ai popoli piuttosto che ai governi, non perché la Repubblica islamica rifiuti a priori di collaborare e cooperare con le istituzioni occidentali, ma perché conscia della loro ipocrisia nella cosiddetta “lotta al terrorismo” e della totale subordinazione delle cancellerie europee ai voleri di Washington e Tel Aviv.

Un’Europa libera, indipendente e sovrana potrebbe rappresentare in realtà, per i molti aspetti storici e culturali comuni e per la propria importante posizione geografica, un interlocutore naturale e perfino privilegiato del mondo islamico. Purtroppo vediamo però come, nonostante il terrorismo takfiri abbia iniziato a colpire anche in Occidente, il sostegno logistico, economico e militare fornito da vari governi occidentali a questi gruppi terroristici non sia cessato. D’altro canto è un fatto riconosciuto da tutti gli analisti e giornalisti onesti e con una conoscenza diretta della situazione che la Repubblica Islamica dell’Iran, che in passato è stata una delle principali vittime del terrorismo, rappresenta oggi lo Stato che più di ogni altro sta combattendo, realmente e sul terreno, il terrorismo dell’Isis e di altre bande takfiri, donando come martiri in questa dura lotta alcuni dei suoi migliori figli. L’Iran è pertanto ovviamente disponibile a collaborare persino con i governi europei, anche se la cosa è a nostro avviso irrealizzabile data l’attuale struttura del potere politico dell’Europa in mano ai “poteri forti” finanziari e mondializzatori. Mi permetto di sottolineare che ideologicamente l’origine del terrorismo che ha colpito soprattutto il mondo islamico e solo di riflesso il mondo occidentale non è da rinvenirsi nell’Islam sunnita, bensì nel Wahhabismo, un’ideologia moderna sorta nella Penisola Arabica alla fine del Settecento e alla cui ascesa politica e militare – che si è andata saldando nell’alleanza con la dinastia dei Saud – non fu estranea l’opera nefasta del governo britannico”.


L’analista egiziano Ahmad Khaled, nel 2012, scrisse che il vero motivo del sostegno dell’Iran alla Siria è che questo paese facente parte della ‘mezzaluna sciita’, è ben vista dalle autorità di Teheran. Se fosse realmente così, perché?

“Dare una connotazione settaria al governo siriano e alle ragioni del conflitto che da più di sei anni sconvolge quel paese significa coprire i veri intenti e obiettivi dei governi occidentali e arabi che hanno programmato l’insurrezione e sostenuto in tutti questi anni i ribelli – tanto tra le file dei cosiddetti “moderati” quanto tra quelle dei cosiddetti “estremisti” – che manu militari vogliono rovesciare il legittimo governo di Damasco. Bisogna, però, prima di spiegare le ragioni che hanno portato l’Iran ad un’alleanza di natura politica e militare con la Siria, fare delle precisazioni. Innanzitutto dobbiamo dire che la scuola alawita è molto differente dalla scuola sciita maggioritaria, prevalente in Iran e tra gli altri sciiti del mondo, e conosciuta come Imamita o Duodecimana. Questo dal punto di vista religioso. Dal punto di vista politico, la Repubblica Araba Siriana, piuttosto che caratterizzarsi come un governo guidato da una “cricca alawita”, come leggiamo quasi quotidianamente sui nostri quotidiani, riflette nelle istituzioni la multiformità religiosa della sua popolazione, a maggioranza sunnita. Nell’attuale governo guidato da Bashar al-Assad, sposato con una musulmana sunnita, ed eletto dal popolo in seguito a regolari elezioni, troviamo pertanto che i Ministeri chiave come quello di Primo Ministro, degli Interni, degli Esteri, degli Affari Religiosi e delle Comunicazioni sono tutti in mano a musulmani sunniti. Non dobbiamo dimenticare inoltre che l’Iran è una Repubblica Islamica mentre la Siria una Repubblica laica, sebbene non nel senso inteso comunemente da noi in Occidente. Le motivazioni di questa salda alleanza sono pertanto di natura politica. Il governo di Damasco, oltre ad essere stato l’unica nazione araba – insieme alla Libia sunnita di Gheddafi – ad aver sostenuto l’Iran durante gli otto lunghi anni di guerra imposta dall’Occidente a Teheran tramite l’Iraq di Saddam Hussein (che godeva anche dell’appoggio economico, politico, militare e mediatico di tutte le petro-monarchie arabe), è uno dei pochi Stati arabi davvero sovrani e indipendenti. Questa indipendenza, unita ad una posizione nobile e unica nel mondo arabo, gli ha permesso di ricoprire, compiendo anche errori e mosse non esenti da critiche (vedi la prima guerra del Golfo e le trattative con il regime sionista), un ruolo importante nel contrastare il progetto israeliano e americano nel Vicino Oriente. E’ stata la Siria di Assad a facilitare l’Iran nella creazione di Hezbollah in Libano prima e nel proteggere e sostenere la Resistenza libanese e palestinese poi. Non a caso fu a Damasco, non a Riyadh o ad Amman, che molti dirigenti dei gruppi resistenti sunniti palestinesi come Hamas e Jihad trovarono rifugio. Ciò che pertanto ha condotto l’Iran a questa alleanza non è la “comune fede sciita” dei due Stati, ma la posizione della Siria a sostegno del progetto di Resistenza dei popoli della regione e di rifiuto dei diktat del sionismo internazionale, posizione che si sposa con i valori e principi della Rivoluzione Islamica e della Repubblica Islamica da essa partorita.

Non va dimenticato inoltre che l’esercito siriano è l’ultimo esercito regolare arabo schierato sulla frontiera della Palestina occupata nota come Israele e che la Siria ospita alcuni importanti luoghi santi, in primo luogo per gli sciiti ma anche sunniti, che questi gruppuscoli takfiri si sono ripromessi di distruggere dalle fondamenta. Sarà bene ricordare infine che è stato il governo e l’esercito regolare di Damasco, tanto demonizzati in Occidente, a difendere e proteggere in tutti questi anni la comunità cristiana siriana, verso la quale i takfiri hanno sempre infierito senza pietà nel silenzio complice dei capi sedicenti cristiani europei e americani”.

Seyyed Ali Khamenei, guida suprema dell’Iran, ritiene invece che la ‘mezzaluna sciita’ sia un termine coniato apposta dalle potenze nemiche dell’Iran per creare timori rispetto a Teheran che persegue solo la difesa del proprio territorio e dei propri diritti. C’è un che di verità in queste affermazioni?

“I governi neo-colonialisti occidentali insieme ai loro sottoposti arabi e al regime sionista, grazie alle ingenti risorse a disposizione e all’enorme macchina propagandistica alle loro dipendenze, utilizzano due spauracchi tra i popoli arabi in particolare e i musulmani in generale. L’obiettivo è quello di allontanarli dall’Iran e di presentare la Repubblica Islamica quale loro avversario principale, salvando così Israele e presentando il regime sionista come loro naturale alleato di fronte a questo comune nemico. Per evocare lo scontro settario si utilizza lo spauracchio della cosiddetta “mezzaluna sciita” mentre per agitare lo scontro etnico si evoca un sedicente “progetto persiano” o “neo-safavide”. Non vi è alcuna agenda persiana o sciita e l’esempio più chiaro, dei tanti che potremmo fare, è quanto avvenuto nel conflitto che intercorse tra l’Armenia e l’Azerbaijan. Nonostante quest’ultima si auto-dichiari “Repubblica Islamica” e sia composta da una popolazione a maggioranza sciita, l’Iran sostenne la cristiana Armenia. Perché? Perché l’Azerbaijan ha un governo completamente allineato all’agenda politica della Nato, degli Stati Uniti, di Israele e dell’Arabia Saudita, oltre ad essere fortemente ostile alla religione. L’Imam Khamenei è oggi il principale alfiere dell’unità islamica nel mondo, principio coranico e profetico che egli ha ribadito in molte occasioni e che gli è spesso valso la critica degli ambienti più ottusi ed estremisti tra gli stessi sciiti. La Guida della Rivoluzione ha emesso delle storiche fatwa (responsi giuridico-religiosi) proprio per scongiurare ogni possibile odio e scontro settario in questo frangente particolarmente importante per la Comunità Islamica mondiale. La Repubblica Islamica ha infatti da sempre sostenuto e aiutato, tanto a livello umanitario quanto politico, economico e militare, popolazioni totalmente sunnite, come quella palestinese, somala o bosniaca. Per questo anche l’attuale Presidente della Repubblica Islamica dell’Iran, Hassan Rohani, nel corso di una conferenza sull’unità islamica tenutasi a Teheran nel dicembre scorso e nella quale ero personalmente presente, ha giustamente dichiarato: “Non c’è una mezzaluna sciita né un triangolo sunnita. Sciiti e sunniti sono fratelli e seguaci dell’Islam e del Profeta.”

L’Islam, nei paesi del Medio Oriente è di fatto la religione praticata dalla stragrande maggioranza degli abitanti della zona, e si divide in due principali rami dottrinali: quello dei sunniti e quello degli sciiti. È una divisione piuttosto profonda e che esiste da secoli, ma negli ultimi decenni ad essa si sono intrecciate anche le vicende politiche locali, diventando sempre più rilevanti nel decidere eventuali guerre, alleanze e interessi. Quanto ha influito tutto questo secondo lei?

“L’esistenza del ramo sciita e di quello sunnita risale alle origini stesse dell’Islam. A fianco a innegabili e importanti differenze di natura teologica e giuridica, i musulmani sciiti e sunniti condividono però moltissimi principi dottrinali e riti religiosi fondamentali: l’Unità e Unicità di Dio (Tawhid), la fede nella Profezia di Muhammad e che egli sia stato l’ultimo Inviato di Dio e il ‘Sigillo’ delle precedenti rivelazioni, la fede nel Giorno del Giudizio e dell’Aldilà, la fede nello stesso Libro sacro (il Sacro Corano), la stessa Qiblah, le cinque Preghiere, il Pellegrinaggio a La Mecca, il digiuno nel mese di Ramadan, ecc. I conflitti e le tensioni esistenti in buona parte del mondo islamico hanno però una natura, un’origine e degli obiettivi di tipo prettamente politico, non religioso o settario, conflitti e tensioni in questi ultimi due secoli spesso aizzati dai governi occidentali, in primo luogo dagli inglesi e poi successivamente anche dagli americani. Ci troviamo sostanzialmente davanti a due fronti: da una parte i governi legati a doppio filo a quelli occidentali e al regime sionista e dall’altra gli Stati, i movimenti e i popoli che vogliono auto-determinarsi e scegliere liberamente il proprio destino e la propria forma di governo senza dover chiedere conto a Londra, a Washington o a Tel Aviv. La vera divisione non è pertanto quella tra sciiti e sunniti, ma tra i seguaci di quell’ ‘Islam’ che l’Imam Khomeyni definì “americano” e i seguaci dell’Islam puro del Profeta Muhammad (S). L’ ‘Islam americano’ è quello che pur indossando esteriormente i panni islamici serve in realtà i nemici della Comunità Islamica, alimenta il fuoco della divisione tra i credenti e invece di affidarsi a Dio si affida ai Suoi nemici. E’ quello che invece di combattere il sionismo e l’arroganza, combatte e uccide i musulmani e gli innocenti. E’ un’ideologia priva di logica e di spiritualità, una parodia dell’Islam del Sacro Corano e del Nobile Profeta”.


Qual è il suo personale parere su questa alleanza e quali sono gli eventuali, futuri, scenari anche in base ai conflitti ora in corso?  

“Grazie a Dio il Fronte della Resistenza, dalla Palestina al Libano, dalla Siria all’Iraq, dallo Yemen all’Iran continua ad avanzare, a scapito del vero ‘Asse del Male’ incarnato da Stati Uniti, dall’Inghilterra, da Israele e dall’Arabia Saudita. Noi, come credenti, siamo certi che gli oppressori non prevarranno e la vittoria finale spetterà agli oppressi. E’ una promessa divina e Dio non viene meno alle Sue promesse. Ciò che si sta verificando soprattutto nel vicino Oriente ma non solo, trova peraltro precisi riscontri nell’escatologia, e non solo in quella islamica. Se vogliamo davvero comprendere gli scenari attuali ma soprattutto futuri, oltre a considerazioni di natura geopolitica, sociale ed economica, dobbiamo allora tenere in considerazioni anche questi fattori”.

@MaryTagliazucch

Fonte: https://ofcs.report/internazionale/islam-sciiti-terrorismo-no-alleanze-occidente-israele/

Ringraziamo l’Associazione Imam Mahdi, dal cui sito abbiamo estratto l’intervista. 

 

NELLA MENZOGNA TOTALE, RICONOSCO L’OPERA DEI PADRONI DEL DISCORSO | Maurizio Blondet

Ve lo dico a mio rischio, e forse non potrò più farlo: E’ la risposta di Ysroel a Putin. Il repentino cambiamento di Trump su Assad (24 prima aveva detto che era “silly” rimuoverlo, adesso lo vuole attaccare con un intervento diretto), la stessa abolizione repentina di tutti gli altri dossier della politica trumpiana – “Suddenly, i progetti di cancellazione di Obamacare e la politica fiscale di Trump sono morti, si stupisce Zero Hedge – il coagularsi improvviso della ostilità a Mosca in tutto l’Occcidente, forse la stessa rimozione di Bannon, certo la salda presa di potere dei generali sulla Casa Bianca e il suo consiglio di sicurezza, sono la risposta: alla derisione con cui Putin ha risposto a Netanyahu, il 10 marzo scorso, che le accuse israeliane all’Iran erano valide nel V secolo a.C.
Netanyahu era andato a Mosca per chiedere a Putin di staccare i destini della Russia da Teheran. Invece, si era sparsa la voce che Assad avrebbe concesso all’Iran una base navale militare nel Mediterraneo. Netanyahu (in questo caso, lo usiamo come nome collettivo) s’è sentito preso in giro; forse Putin ha sottovalutato il suo potere sulla superpotenza?

Ovviamente non chiedetemi prove, datemi dell’antisemita, ci sono abituato. Me lo suggerisce, per antiche precedenti esperienze, la coralità totale con cui ogni personaggio che abbia qualche carica e poltrona in Usa e in Europa, sta accusando Assad di aver lanciato i gas, di essere un criminale che deve essere solo eliminato: con le stesse parole e la stessa pietrosa, totalitaria adozione della menzogna ufficiale. Me lo dice la repentinità: non solo del voltafaccia di Trump, ma di Bruxelles: nel corso stesso della conferenza europea per stanziare qualche aiuto umanitario (briciole) ai siriani, giù la maschera: niente soccorsi umanitari, Assad gasa i bambini, è un tiranno che ha commesso crimini di guerra. D’accordo con Erdogan, coi giornali sauditi, questi fedeli applicatori dei diritti umani: che vergogna.


Maurizio Molinari e Mario Calabresi, direttori di La Stampa e di Repubblica.

L’immediata, plateale, enorme metamorfosi del discorso pubblico, come a segnale convenuto di direttori di giornali, Calabresi e Molinari, Mentana come Mogherine, Merkeline, Trumpini e Boldrine, l’ho già vista altre volte nella storia; ed ormai so che dietro una tale unisono nella palese menzogna, una tale invincibile di un’impostura visibile ad occhio nudo, è opera di quelli che Israel Shamir ha chiamato, oh quanto giustamente, i Signori del Discorso.

So anche per lunga esperienza che quando i Padroni del Discorso prendono un così evidente, potere, vuol dire che è piombata (di nuovo) su di noi la Dittatura della Menzogna. Riconosco la cappa di piombo.

Ovviamente la storia di Assad che lancia i gas contro il suo popolo è una menzogna. Più esattamente, un false flag.

“Faras Qaram, giornalista della rete Orient TV affiliato al gruppo terroristico Jabhat al-Nusra, aveva annunciato un “attacco chimico” su Qan Shayqun 15 ore prima che accadesse. “Faras Qaram ha scritto nel suo messaggio, pubblicato alle 03:06 di lunedì mattina, prima dell’attacco chimico, che ‘una campagna mediatica prenderà il via domani per coprire l’attacco aereo con gas di cloro sui civili nella campagna di Hama’”. Come faceva Faras a sapere non solo dell’attacco diverse ore prima, ma anche a conoscere il tipo di arma chimica che sarebbe stata utilizzata nell’attacco?”, leggo su Aurora Sito.


Sapeva già tutto prima.

Ma so anche che è inutile mostrare quella prova a Mogherini come ai direttori di giornali e tg: sono lì per quello, per garantire che il Potere della Menzogna sia totale come una cupola di piombo, che nessuna fessura vi si produca, che faccia entrare la minima luce.

Lo so per esperienza, perché l’ho già visto: lorsignori hanno il potere di instaurare il Regno della Menzogna Assoluto. Irrespirabile. Invincibile. Quando l’ho visto? Ma l’avete visto anche voi, perdio! Se eravate adulti quel febbraio 2003:

Colin Powell: “Ecco la prova”

Colin Powell, allora segretario di stato, agitò quel flacone dicendo che c’era dentro l’arma batteriologica di Saddam: “Possiede missili, armi chimiche e biologiche. E’ legato ad Al Qaeda», mentì sapendo di mentire. Nessuno, all’Onu, gli rise in faccia. Tutti lo ascoltavano silenziosi, sgomenti di questa audacia. Tutti, tutti noi giornalisti sapevamo che mentiva, restavamo senza fiato addirittura a vedere l’impudenza. Lo sapeva certo anche il redattore del Corriere della Sera che il giorno dopo scrisse, imperturbabile: “Colin Powell presenta le prove all’Onu «Ecco come Saddam nasconde gli ordigni agli ispettori. Audio e fotografie scattate dal satellite per dimostrare le violazioni”.

Il pezzo è ancora su Internet, se non ci credete leggetelo:

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2003/02_Febbraio/05/powell.shtml

Lo sapeva anche Colin Powell, eppure si rovinò la carriera politica per sostenere il Regime della Menzogna. E fu la guerra, l’Irak fu incenerito, straziato e distrutto, milioni di iracheni sono morti e continuano a morire per questa palese, svergognata menzogna – perché i Padroni del Discorso lo volevano.

Personalmente, lo sapevo già perché conoscevo i dettagli di un altro Totalitarismo della Menzogna: il comunismo sovietico dal 1917 fino alla morte di Stalin, la dittatura giudeo-bolscevica sterminatrice di intere classi. Era impossibile, semplicemente impossibile, far arrivare sui “grandi” media le atroci verità conosciute, le migliaia di esecuzioni della popolizia politica col colpo alla nuca, i laghi di sangue nei sotterranei della Lubianka, il Gulag, la deliberata morte per fame dei cinque-sette milioni di contadini ucraini: la loro “eliminazione come classe” era stata decretata dai Padroni del Discorso, un vecchio odio per i contadini nutrito da secoli nello shtetl si sfogava così’: eppure era impossibile far entrare nel discorso pubblico i crimini più spaventosi, più documentati. I direttori dei “grandi” giornali, soprattutto quelli progressisti e illuminati, sputavano su queste testimonianze e sui testimoni oculari: fascisti, antisemiti, non-persone da tacitare. Solo quando Kruscev denunciò i crimini di Stalin, qualcosa cominciò a passare; ormai i padroni del discorso stavano lasciando la presa sulla Russia, dopo averla spolpata fino all’osso erano attratti dal nuovo sogno messianico, il ritorno ad Israele. Ma non è mai passata la colpa di Ysroel nell’infinito sterminio dei popoli della Russia sotto il loro messianismo collettivista.

Adesso è lo stesso, la replica del già visto. Mi ha avvertito a naso la frase di Paolo Mieli: a giustificazione della strage “islamista” nella metropolitana. “La ragione dell’attentato di San Pietroburgo risiede nelle politiche di Putin basate sullo sterminio”. L’accusa di sterminio è una firma. Ed è anche una rivendicazione.

Il decreto anti-fake è varato a Berlino: decreto di guerra.

Preparatevi, il Regno delle Menzogna viene instaurato con una rapidità stupefacente. Guardate: a Berlino, è stato approvato il decreto “contro l’odio online e le fake news”, che multa fino a 50 milioni di euro chi non cancella dai suoi siti le notizie che il governo ritiene false. Era una misura che si pensava dovesse essere discussa in parlamento, che ci fosse tempo e modo per modificarla, attenuarla un poco; no, è stata imposta come un decreto a vigenza immediata. La tv svizzera (non la nostra) ha specificato che il governo tedesco ha agito su richiesta di una organizzazione chiamata “Jugendschutz”. Lo scopo è, come sempre, salvare la gioventù.

http://www.jugendschutz.net/en/about-jugendschutznet/

Ma nel darne notizia, SKY TG24 ha detto: “Per evitare che avvenga anche da noi quel che è avvenuto negli USA. Le fake news hanno fatto eleggere Trump contro la Clinton”.

Il decreto tedesco – che sarà certo rapidamente applicato in tutta la UE – è un decreto di guerra. Da tempo di guerra, emanato da un potere che si appronta alla guerra – e come si sa, la prima vittima di guerra è la verità.

E’ la guerra perché Netanyahu non vuole Assad in Siria, non vuole i russi, non vuole l’Iran sul Mediterraneo. E la guerra ci sarà.
Se mi chiedete: cosa possiamo fare? Vi rimando a chi già rispose: Aleksandr Solgenicyn: “NON SOSTENERE IN NESSUN CASO CONSAPEVOLMENTE LA MENZOGNA.

“…E chi non avrà avuto neppure il coraggio di difendere la propria anima non ostenti le sue vedute d’avanguardia (..) si dica invece, semplicemente: sono una bestia da soma e un codardo, mi basta stare al caldo a pancia piena. Anche questa via, che pure è la più moderata fra le vie della resistenza, sarà tutt’altro che facile per quegli esseri intorpiditi che noi siamo. Una via non facile? La più facile, però, fra quelle possibili. Una scelta non facile per il corpo, ma l’unica possibile per l’anima”.

“Se ci facciamo vincere dalla paura, smettiamo di lamentarci che qualcuno non ci lascerebbe respirare: siamo noi stessi che non ce lo permettiamo”.

So già, per antica esperienza, che questo appello non sarà ascoltato che da pochi: ormai pochissimi credono ancora di avere un’anima, un’anima il cui onore è da difendere contro il luridume della Menzogna e del suo Impero. E’ già caduto su di noi l’Impero Totale, i nostri vicini ne sono già gli psicopoliziotti, e i Padroni del Discorso ci vogliono in guerra. E quindi, guerra sarà.

Allora, chi ha fede, preghi molto. Preghi per il popolo russo, che ha già troppo sofferto da quella mano spietata, e che oggi è accusato di sterminio. E sapete cosa vuol dire.

Ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi. E se la vita ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo. E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio.” San Giuseppe Moscati

 Maurizio Blondet 6 aprile 2017

Incidente aereo TU-154 | I Russi andavano in Siria


La redazione di Aurhelio, si unisce alla giornata di lutto nazionale, indetta dal Presidente Putin per la strage del Tupolev diretto in Siria. I segni sono purtroppo chiari, per chi ha la capacità di interpretarli. 

L’incidente del Tu-154 nel Mar Nero, subito dopo il decollo dall’aeroporto di Adler, potrebbe essere stato causato da una situazione estrema a bordo, che non ha permesso all’equipaggio di trasmettere un segnale di soccorso a terra, ha detto Vitalij Andreev, ex capo del centro principale di sistema unificato di gestione del traffico aereo russo.

“Dopo il decollo e il breve volo, in tutto due minuti, l’aereo è scomparso e non ha dato segnale a terra di eventuali problemi, si può dire che a bordo si è verificata una situazione di emergenza: o l’influenza dall’esterno sul mezzo, o l’incontro di un ostacolo”, ha detto Andreev, che ha lavorato nel settore dell’aviazione 47 anni. Egli aggiunge che il “Tu-154 è una macchina molto affidabile e i misteri non esistono, senza motivo questi aerei non cadono”. “Nella mia carriera ci sono stati casi in cui nei Tu-154 tutti e tre i motori smettevano di funzionare o, ad esempio, un famoso atterraggio d’emergenza nella taiga, una striscia abbandonata”, aggiunge l’esperto. “I problemi a bordo possono essere gli squilibri di timoni, la deviazione impostata dalla traiettoria di volo, che di certo non potevano interferire con l’equipaggio per trasmettere questo segnale a terra”, ha aggiunto Andreev. “Allora, è successo qualcosa di estremo, tali situazioni sono possibili solo durante il sequestro del mezzo”, ha aggiunto. L’esperto ha precisato che i dati del dispositivo SPU “con una precisione al 99,99%, saranno in grado di spiegare cosa è successo in cabina al momento del disastro”.

Fonte: https://it.sputniknews.com/mondo/201612253840436-aereo-incidente-tu154/

IL COMMENTO DI MAURIZIO BLONDET

E’ caduto nel Mar Nero – sembra per un guasto e non per attentato – il Tupolev che portava il più grande coro dell’Armata Rossa, l’Ensemble Alexandrov di 84 membri, in Siria – dove avrebbe cantato per i soldati che sono là ad allietare il loro Natale lontani da casa, in zona di guerra. Con loro erano nove giornalisti, i membri dell’equipaggio, Lisaveta Glinka, nota come “dottoressa Lisa” perché dirigeva un’organizzazione governativa per il soccorso ai bisognosi.

Altro sangue russo versato per la causa giusta. Signore, aiuta questo popolo a cui la storia ha chiesto già troppo. Sii vicino alle famiglie piombate nel dolore.

Maurizio Blondet

ESTERI – Siria | Hezbollah al-Nujaba invia altri mille combattenti ad Aleppo > Il Faro sul Mondo


Hezbollahdi Redazione

I combattenti iracheni del movimento Hezbollah al-Nujaba hanno inviato altri mille combattenti in Siria, per partecipare alla battaglia finale per la liberazione di Aleppo.

Il portavoce ufficiale di Harakat al Nujaba, Hashem al-Musavi ha dichiarato alla Reuters che le forze popolari hanno inviato giorni fa un migliaio di militari a sud di Aleppo. Il portavoce ha aggiunto che le forze popolari irachene, l’esercito siriano e i libanesi di Hezbollah sono impegnati in una feroce battaglia contro i gruppi terroristici in Aleppo orientale e meridionale, aggiungendo che il movimento iracheno al-Nujaba ha fornito un notevole contribuito alla riconquista delle regioni a sud di Aleppo.

Gli ultimi rapporti dal nord della Siria riferiscono che l’esercito e le forze popolari, con il supporto aereo russo e siriano, continuano l’avanzata nella provincia di Aleppo, costringendo i terroristi alla ritirata.

Sul confine libanese, gli eserciti di Libano e Siria sono contemporaneamente impegnati a colpire i terroristi dell’Isil nelle montagne di Qalamoun, che tentano di attraversare illegalmente il confine. L’esercito libanese ha bombardato i rifugi dei terroristi dell’Isil all’interno di Wadi Al-Hawa, mentre l’esercito siriano continua a monitore i movimenti del gruppo terroristico lungo il confine nei pressi di Jarod Jarjeer.

Fonte: http://www.ilfarosulmondo.it/hezbollah-al-nujaba-combattenti-aleppo/

Una cosa è certa: la Superpotenza è stata sfidata. Impunemente | Maurizio Blondet


Da Baton Rouge ad Ankara, non è detto che gli eventi – del resto in tumultuoso sviluppo – siano quello che sembrano. Una cosa però è reale e vera: Erdogan ha umiliato ed offeso l’unica Superpotenza rimasta, e detta Superpotenza non è in grado di reagire, di punire, e nemmeno di minacciare. Un governante con sufficienti forze armate proprie, ha potuto chiudere Incirlik, la base più importante che la Superpotenza ha nella zona di massimo conflitto contro Mosca; tagliarle la luce; prendere ostaggio di fatto i 3 mila membri del personale americano; le 80 testate atomiche che custodiscono; chiudere lo spazio aereo ai loro caccia, e farlo impunemente. Ha potuto accusare la Superpotenza, di cui era fino a ieri alleato, di averlo tradito e aver tentato d’un golpe per abbatterlo, e ottenerne soltanto dei balbettamenti, invece che dei ruggiti e dei bombardamenti a tappeto ; esigere la consegna del suo nemico Gulen riparato in Usa e noto “asset della Cia”, e non essere fulminato.Qualunque cosa si pensi di Erdogan, ha dimostrato al mondo che la Superpotenza è debole, cieca e stupida. Che un suo alleato puà rivoltarlesi contro, e trionfare.

E ciò non sarà senza enormi conseguenze geopolitiche e strategiche.

Si esita a credere che gli eventi sono quel che sembrano, perché il collasso simultaneo di tutti i capisaldi del potere globale Usa appare così enorme, rapido e completo da essere inverosimile. Si sgretola la UE, con la Brexit; la gabbia della NATO è spalancata dal Turxit; i trattati di commercio globali sono silurati; l’espansione infinita della “democrazia” e dei suoi “valori” è stata apertamente derisa e calpestata dal Sultano; la Superpotenza stessa è minacciata all’interno da una guerra civile razziale resa spaventosa dalla abbondanza di armi in mano ai privati. Possibile che sia tutto vero?

Sembra comunque la disfatta più completa di Obama. Della sua doppiezza demenziale. Dell’abuso artificioso della NATO, un’alleanza che doveva essere abolita vent’anni fa, per nuovi e sempre più vasti scopi: propagandistici; neocoloniali con l’invio di truppe in Irak e Afghanistan; di appoggio occulto dello Stato Islamico che fingeva di combattere; spada di Damocle sulla testa del governo siriano; di rassicurazione dei neo alleati polacchi e baltici che hanno conti da regolare con Mosca e, insieme d’asservimento degli stati vassalli europei; la protezione di Israele, l’attrezzo di destabilizzazione dei paesi islamici secondo il programma dei neocon, e lo strumento di separazione, il cuneo piantato per impedire l’integrazione economico-politica fra il ventre molle europeo e la Russia, che non era più una minaccia e sempre più, ma ormai un cliente-fornitore unito da forti legami storici e culturali.

Nuland in Kagan ha fallito?

Sembra la disfatta della centrale neocon – la famiglia Nuland-Kagan – annidata nel Dipartimento di Stato che sembrava imporre la politica di aggressione al Segretario, il povero Kerry: ma chi può esserne certo?

Un disertore dell’esercito di Kiev ha rivelato ai ribelli del Donbass della massiccia preparazione di un attacco da parte contro Lugansk: dove “i nostri sono solo un terzo, gli altri sono ceceni, arabi, turchi, polacchi; centinaia di carri armati; consiglieri della NATO all’opera in ogni unità; tutto è estremamente ben preparato, tutti gli errori del passato sono stati riesaminati…”. La NATo continua dunque ciecamente, roboticamente, la sua sovversione in Ucraina? La centrale Nuland-Kagan fa’ quel che vuole, mentre tutto il Sistema sembra crollare attorno a loro?

http://www.fort-russ.com/2016/07/deserter-from-kiev-forces-tells-of-nato.html

Le sparatorie in Usa, sono quel che sembrano? Noi qui abbiamo mostrato i precisi indizi secondo cui sarebbero parte di un complotto teleguidato da Soros per impedire la convention repubblicana di Cleveland, bloccare la nomination di Donald Trump, e anzi portare il paese in una situazione di guerra civile abbastanza spaventosa da dare ad Obama la scusa per sospendere le elezioni presidenziali di novembre, e mantenersi per un terzo termine, presidente non votato ma tanto favorito dai poteri forti di Wall Street e del sistema militare-industriale, dei neocon come dei militanti negri, della plebaglia di colore (pagata) e dell’Establishment che vorrebbe la Clinton alla Casa Bianca, ma sa che essa è improponibile. Un golpe di questo genere, mentre gli altri pilastri del potere globale si scollano e spezzano, dal Brexit alla Nato, è ovviamente assurdamente rischioso per chi lo tenta: può la Superpotenza permettersi il collasso interno guidato, il bagno di sangue in una guerra civile artificiale, mentre Erdogan ha mostrato al mondo che la Superpotenza è sfidabile, e la NATO una tigre di carta che può essere presa in ostaggio con le sue atomiche? Tuttavia questa demenza sarebbe in perfetto “stile Obama”, come lo è il”golpe turco”, sia o no un false flag: un prodotto della doppiezza, fatto per giunta a metà, con una intenzione perfetta.

E Erdogan potrebbe aver preso la sua ‘folle’ decisione di rovesciare l’alleanza e sputare in faccia a Washington, proprio perché – come rivela il giornalista Chuck Ross – “documenti ed email appena rivelati e a disposizione del Congresso rivelano legami tra il ‘mondo dei Clinton’ e membri della rete operata (…) da Fetullah Gulen. Questa connessione fra i Clinton e Gulen può metter a rischio la complessa relazione tra Usa e Turchia, alleato essenziale della NATO, se l’ex segretaria di Stato vince la Casa Bianca”. Questa frase è state scritta il 13 luglio: premonitrice davvero.

New Ties Emerge Between Clinton And Mysterious Islamic Cleric

Erdogan può aver calcolato che un terzo mandato a Obama equivaleva ad una presidenza del ‘mondo Clinton’ e quindi un potere che avrebbe dato potere a Gulen. E ha forzato la gabbia della NATO. In fondo, nonostante i modi molto più educati, come ha fatto anche la regina Elisabetta forzano il Brexit in quel voluto fuori onda: dove ha reso chiaro che il il Brexit si doveva fare, altrimenti scoppiava “la guerra”. Come vediamo adesso, aveva perfettamente ragione.

Se le cose sono quel che sembrano, s’intende
www.maurizioblondet.it 

Evento di sostegno per i bambini siriani | EAI – Levantiamo

  
Pubblichiamo il comunicato integralmente

Come ben sai, cinque lunghi anni sono passati da quando, nel marzo del 2011, è iniziato il conflitto in Siria. Per essere solidali con questo popolo martoriato, “Levantiamo” vi invita ad un pranzo siriano per una raccolta fondi da stanziare in aiuti umanitari.

Non c’è modo migliore di ricordare la Siria se non assaporando una vera e propria festa culinaria levantina con alcuni dei piatti locali più gustosi e con l’accompagnamento di un tipico spettacolo musicale. Tutto questo in un ambiente caloroso ed insieme a persone unite dallo stesso desiderio di solidarietà.

Per saperne di più su LEVANTIAMO e la nostra iniziativa clicca sul link qui sotto :

Levantiamo.wordpress.com 

Dettagli per questo Brunch:

Sabato 19 Marzo 2016 dalle 11:00 – 16:30

DOVE: SHOWROOM ECCELENZE AGROALIMENTARI ITALIANE

INDIRIZZO: STRADA STATALE CASSIA KM 46.500, SUTRI

Euro 30 a persona

Bambini: Euro 10 (incluso servizio animazione e pasto)

 Shukran/Grazie/Thank You

LEVANTIAMO TEAM

Terrore a Parigi – Come sapremo se non è un false flag | Maurizio Blondet

“Un 11 septembre à la française” era stato ampiamente profetizzato da settimane dai servizi. Ora, sapremo se la strage di Parigi è un “false flag” come l’11 Settembre, fatto apposta per innescare una guerra senza fine “al terrorismo” – il terrorismo che gli Usa addestrano, i sauditi pagano e i turchi ricoverano contro la Siria –se la lezione che Hollande, la NATO, gli Usa trarranno dalla strage sarà:

L’Occidente deve intervenire in Siria con tutte le forze militari allo scopo di rovesciare Assad, perché altrimenti i jihadisti diventeranno sempre più forti e meno moderati. La distruzione di Assad è la soluzione, altrimenti l’ISIS non si può vincere. Dovevamo già farlo nel 2012, ce l’ha impedito Obama vacillando….

Non sarà un false flag se la conclusione che gli stati occidentali sarà invece la seguente:

“Noi occidentali dobbiamo piantarla di reclutare, pagare, armare ed addestrare i jihadisti. Lo stiamo facendo dalla guerra antisovietica in Afghanistan, dove la Cia ha reclutato in un decennio (1982-92) 35 mila terroristi da 43 paesi: allora la formazione si chiamava Al Qaeda. Venendo ai giorni nostri: contro la Siria, fin dal 2011 – attestò allora DEBKA File – fu lanciata “una campagna per arruolare volontari islamici per combattere a fianco dei ribelli siriani. L’esercito turco li alloggerà, li addestrarà e assicurerà il loro passaggio in Siria” (DEBKAfile, NATO to give rebels anti-tank weapons, August 14, 2011.)”
La Turchia, è il caso di ricordaree, è membro della NATO. L’ISIS nasce da una costola di Al Qaeda per riconquistare la Siria all’islamismo wahabita, e poi viene esteso all’Irak per riprendere l’area sunnita. In Siria ci sono con i terroristi corpi speciali inglesi; gli Usa conducono contro l’ISIS bombardamenti che sono in realtà lanci di rifornimenti. Ankara mantiene i suoi terroristi per creare una zona-cuscinetto in Siria, che intende poi inglobare allo stato turco: una Crimea ottomana. L’Occidente vuole sloggiare la flotta russa dalla sua unica base in Mediterraneo; vuole liberare territorio per costruire il gasdottotra il Katar e la Turchia onde sostituire le forniture energetiche russe all’Europa. Per questo l’Occidente aiuta e soccorre i terroristi islamici.
Quanto a Parigi, ha fornito armamenti ai “ribelli” jihadisti libici anti-gheddafi, affiliati ad Al Qaeda e che poi hanno millantato la loro adesione al Califfato.
 
https://www.washingtonpost.com/world/france-sent-arms-to-libyan-rebels/2011/06/29/AGcBxkqH_story.html
Ha fornito copertura aerea ai terroristi mentre avanzavano compiendo atrocità. Nel 2012, Hollande ardeva dalla voglia di mandare caccia ed armati in Siria ad abbattere Assad e – quindi – insediare al potere i terroristi islamici wahabiti, insieme all’Arabia Saudita e alla Turchia. Fu architettato un false flag – “Assad stermina coi gas il suo stesso popolo” come pretesto all’intervento. Il presidente Obama per motivi mai ben chiariti esitò, si ritirò (disse che veva bisogno dell’approvazione del Congresso) sicché l’invasione occidentale contro la Siria restò sospesa. Ed è restata sospesa ancor oggi. Sospesa, non cancellata.

Nel 2013, la Francia e la Gran Bretagna fecero sforzi straordinari perchè l’Unione Europea togliessero un (presunto) embargo sulle armi da far giungere ai ribelli terroristi islamisti: hanno avuto successo, l’Europa ha consentito, le armi arrivano ai ribelli terroristi ed hanno prolungato la strage in Siria di altri due anni.

https://www.rt.com/news/eu-syria-arms-embargo-864/

Adesso, nelle ore dell’eccidio a Parigi, Obama è apparso in tv a fare il discorso delle grandi occasioni, del nuovo 11 Settembre. Promettendo l’intervento a fianco dei francesi:

“Abbiamo sempre potuto contare sul popolo di Francia al nostro fianco. Sono stati un partner straordinario nell’antiterrorismo, e noi intendiamo essere con loro in questo frangente”.

In realtà, questo stare “spalla a spalla” ha avuto qualche eccezione. Nell’autunno 2014, un drone Usa aveva preso di mira ed ucciso un jihadista francese combattente presso Aleppo.

http://www.metronews.fr/info/syrie-le-djihadiste-francais-david-drugeon-tue-par-une-frappe-aerienne-confirme-le-pentagone/moiw!64MKEWDEUSGKc/

Non era nemmeno un musulmano, si chiamava David Drugeon, ma era sicuramente ben addestrato nei corpi speciali francesi, tanto che era diventato il capo di un gruppo di qaedisti chiamato Khorassan. Agli americani non piaceva come Drugeon faceva il terrorista per conto di Parigi. C’è voluta anche la strage di Charlie per portare la Francia in linea nella “guerra al terrorismo” senza troppa autonomia.

Adesso l’attacco “dell’ISIS” ai parigini – classica strategia della tensione – può avere anche il senso di una punizione: per il fatto che Hollande, appoggiato da Juncker, hanno alzato la voce contro le sanzioni europee a Mosca, ventilando che andrebbero tolte? Chissà. Invece è certo che la orribile tragedia è stata profetizzata.

Lo dicevano dal 2 ottobre

  
Su Paris Match del 2 ottobre un giudice Trévédic profetava: “Gli attentati in Francia saranno di una scala paragonabile all’11 Settembre”. Le Nouvel Observateur: “I servizi temono un 11 Settembre francese”.

Se questa tragedia è stata chiamata in anticipo “Un 11 Settembre”, vuol dire che ci attendono altri 15 anni di “guerra globale al terrorismo”. Eventualmente anche contro la Russia, la sola che – con Assad – sta davvero cercando di eliminare il terrorismo islamico. Se traessimo la lezione giusta, ci affiancheremmo alla Russia. Invece volete scommettere che non avverrà?

Infine:

Se non fosse un false flag, già si eleverebbe il grido: Basta col lasciar passare centinaia di migliaia di “profughi” cosiddetti “siriani”, quasi tutti maschi e giovani in età militare, alle frontiere orientali d’Europa! Fra di loro ci sono certamente jihadisti, aspiranti jihadisti, wahabiti tagliagole. Che stiamo facendo?

Ora, dai media almeno, questo grido non si alza. Strano. Che lezione stiamo traendo dalla strage di Parigi?

Maurizio Blondet

www.maurizioblondet.it

La foto del bambino morto | Il Ricatto, di Maurizio Blondet

Se qualcuno si vuole andare a vedere le foto, se le vada a vedere sul sito.

Però prima farebbe bene la leggersi questo articolo.

Il Ricatto, Maurizio Blondet

3 settembre 2015

11951395_1598655213730294_2207607621422064736_n

Quando il Corriere, La Stampa, e Il Manifesto pubblicano la stessa foto in prima pagina , il lettore avvertito capisce che è in corso un’operazione. Non che la foto non sia straziante; deve esserlo. Il Manifesto quasi ha scoperto il gioco col suo titolo rivoltante, cinico : “Niente Asilo”. Una battuta ‘di spirito’ – chissà che risate – sul corpicino, venuta sù come vomito dal peggior rigurgito romanesco, dimostra che i compagni del Manifesto, quando l’hanno escogitata e trovata buona, non stavano pensando al piccolo Aylan, o come si chiamava; stavano pensando a Salvini. E come con quella foto lo stavano inc***do.
Perché quello è il motivo della foto, dell’operazione: : stroncare ogni obiezione politica e razionale sulla “accoglienza senza limiti”, ogni ragionamento sul perché e sul come. E mobilitare il sentimentalismo della massa che vive nell’irrealtà (quella che su Facebook si scambia immagini di gattini), orripilarla, farla reagire di fronte a questa intrusione della realtà: “Bisogna fare qualcosa! Subito! Accoglierli!”.
Il più untuoso è stato il direttore de La Stampa, Mario Calabresi. Ha postato la foto con un commento in cui raccontava cime si è macerato ed ha sofferto: non voleva pubblicarla, trioppo cruda; poi “Ho cambiato idea…E’ l’ultima occasione per vedere se i governanti europei saranno all’altezza della Storia. E l’occasione per ognuno di noi di fare i conti con il senso ultimo dell’esistenza”.

Il suo commento è piaciuto alla cosca di RaiTre, che l’ha chiamato, il Calabresi, a lacrimare sulla necessità di accogliere. Ebbene: in un’ora, l direttore di uno dei maggiori giornali italiani, esperto di politica estera e americana, è riuscita a non dire chi sono i responsabili della tragedia che si è rovesciata sul popolo siriano. E’ riuscito a non pronunciare mai la parola “Stati Uniti”, a non dire che i terroristi in guerra contro Assad sono alimentati dai sauditi, addestrati dagli americani, e sostenuti dalla Turchia, e i feriti dell’ISIS, sono curati negli ospedali israeliani.

Una disinformazione disonorevole, ma evidentemente Calabresi c fa’ il suo lavoro per queste operazioni. Perché il pubblico avvertito – ma non quello di Facebook – deve capire che foto atroci arrivano ogni giorno ai giornali, dalla Siria: impiccati, decapitati dai “ribelli anti-Assad”.

Quelle non si pubblicano, si ha rispetto del vostro stomaco, vi si lascia ad intenerirvi coi gattini. “Non le possiamo pubblicare”, ha sempre ripetuto Calabresi.
Dunque, il pubblico avvertito deve intuire che, se “questa” l’hanno pubblicata, è per suscitare un effetto. Un effetto psichico collettivo, su di voi. Convincervi che “la politica deve fare qualcosa, subito”.

E infatti la politica, sulla spinta della vostra emozione sapientemente provocata, “farà qualcosa”. Era già pronta a fare qualcosa, fra poche settimane il problema dei profughi sarà affrontato all’ONU…era tutto previsto. Ci mancava la foto che vi avrebbe fatto accettare quel che hanno già deciso.

Perché non dovete credere che Calabresi abbia il cuore tenero verso tutti i bambini.

Ha scelto di “non” pubblicare la foto che vedete qui:
Foto

Un bambino di 5 anni, Raed Mohammed Sari, ucciso mentre giocava sulla spiaggia di Gaza da un aereo israeliano, senza motivo alcuno, il 16 luglio del 2014.

Come sapete, ce ne sono a dozzine di foto così da Gaza. Calabresi ha scelto di “non” pubblicarle. Per non farvi reagire all’orrore che Israele sta commettendo a Gaza, per non farvi gridare, di pancia, che “bisogna fare qualcosa”.

Foto
Gaza child 2011

Dunque, se Calabresi, e quelli del Manifesto dalla battuta odiosa, e quelli del Corriere, hanno “scelto”, questa volta, di pubblicare quella foto, è perché vogliono esercitare il ricatto morale contro di voi.

Non vi dicono che cosa davvero succedere alla povera Siria, da cosa fuggono i siriani. La rete tedesca Deutsche Welle ha mostrato centinaia di camion carichi di materiali per l’ISIS in attesa, in lunga fila, nel posto di frontiera turco di Oncupinar, per poi scaricare i loro rifornimenti al Califfato; basterebbe che la Turchia fosse obbligata a smettere questo traffico, e la guerra finirebbe. Time Magazine ha raccontato in un reportage come e qualmente Tal Abyad, la cittadina siriana di confine con la Turchia, era vitale per i rifornimenti dell’ISIS, e come la perdita di questa cittadina attaccata dai curdi avrebbe ridotto drasticamente la capacità combattiva dei decapitatori. Era giugno, e la AP vantava che i curdi avanzavano grazie agli intensi bombardamenti americani contro le posizioni del Califfato… quando per gli Usa, che hanno la base ad Incirlik in Turchia, non fanno nulla per tagliare le linee di rifornimento che dalla Turchia partono per il Califfo, sul confine dove operano commandos Usa e gente della Cia.

Le forze curde e quelle di Assad stanno sforzandosi entrambe di tagliare le linee di rifornimento del nemico. Ma sono entrambe limitate da una “zona di sicurezza” che gli Stati Uniti e i suoi alleati regionali hanno creato in territorio siriano alla frontiera, e che continuano ad allargare; quando l’armata siriana ha provocato ad attaccare, l’aviazione turca e quella israeliana hanno aggredito le forze siriane, evidentemente per difendere questi “santuari” creati allo scopo di proteggere i terroristi jihadisti.

Gli Usa potrebbero eliminare l’ISIS in un mese – tagliando i rifornimenti – senza nemmeno entrare con alcuna truppa in territorio siriano. I profughi siriani tornerebbero a casa loro, l’orrore finirebbe…è vero, noi italiani resteremmo con il problema degli africani che non fuggono da nessuna guerra, i cui paesi sono in tumultuoso sviluppo – ma almeno Calabresi avrebbe finalmente fatto qualcosa per la pace – se avessero detto quel che continuano a tacere. I nomi dei colpevoli, e l’appello a “fare qualcosa”.

http://www.maurizioblondet.it/il-ricatto/

Siria: il fuoco dei terroristi contro il Cristo Re di Saidnaya

In Siria, nonostante i colloqui di “Ginevra 2″ i ribelli siriani non danno l’impressione di voler il cessate il fuoco, secondo le informazioni del primo canale della televisione russa. I loro obiettivi sono chiese e monasteri, nei quali cercano un rifugio donne e bambini. Questo è il modo per combattere il regime di Bashar al-Assad, dicono i ribelli. Negli ultimi due anni, i ribelli stanno ripetutamente cercando di prendere il monastero situato in cima alla collina. È esistito fin dal VI secolo e, per la prima volta nella sua storia, è da così a lungo sotto assedio. La strada che conduce alla chiesa assorbe i colpi. “I banditi hanno cominciato l’assalto all’alba. In primo luogo hanno fatto saltare le porte e hanno sparato colpi di mortaio nel cortile del monastero. Se non ci fossero muri in pietra, ci sarebbero stati molti morti”, ha detto l’abate del monastero dei Cherubini, il padre Nectaire. I combattenti del gruppo di autodifesa hanno fermato i ribelli davanti alla clausura del monastero. La battaglia è durata sei ore e poi, dopo aver lasciato i cadaveri, gli attaccanti si sono ritirati. Ora hanno preso una piccola città a tre miglia di distanza. “A un certo punto, sembrava che non saremmo riusciti a tenere il monastero. C’erano 300 ribelli, e hanno attaccato da più parti. Una guarnigione che è venuta dalla città ci ha salvato”, racconta Samir, un combattente di un gruppo di auto-difesa. La città di Sednaya si trova ai piedi della collina su cui si trova il monastero. La maggioranza della popolazione è cristiana. Samir è un musulmano, ma difende il monastero. Se non ci fosse stato il suo plotone, in cui ci sono cristiani e musulmani, il destino della città siriana di Maaoula si sarebbe ripetuto. I ribelli, presenti in questa città fino ad ora , hanno danneggiato tutte le chiese cristiane. “Il monastero cristiano è un obiettivo per i ribelli. Quante volte hanno tirato sulla statua di Gesù Cristo, con ogni sorta di proiettili, al solo scopo di distruggerlo. In questo modo, dicono che stanno combattendo il governo di Assad”, ha affermato, indignato, padre Nectaire. Allo stesso modo, chiese e monasteri di Sednaya sono sotto il fuoco. Sono vigiliati, ma non li possono proteggere dal fuoco. Esplosioni di mortai interessano anche il convento femminile della Madre di Dio. « Non capisco perché , mentre si svolgono i colloqui in Svizzera, i ribelli non hanno smesso di colpire. Perché impedire ai fedeli di venire al nostro monastero? E perché, dopo essere esistito da quasi 1500 anni, il convento è ora minacciato?” chiede la sorella Parasceve, una monaca del convento. Di lasciare il loro monastero dove è conservata una delle quattro icone dipinte, secondo la tradizione, dall’Apostolo Luca, le suore non sono disposte, anche se i ribelli entrassero in città. Ma gli orfani che sono accolti nelle mura del convento sono stati spostati in un luogo più sicuro.

 

Il villaggio cristiano di Saidnaya, dove è stata costruita una gigantesca statua di Cristo Re:

L’attacco dei terroristi contro i cristiani di Saidnaya

La difesa di Saidnaya da parte dell’esercito siriano: fonte: www.associazionelatorre.com/