INTERVISTA AL SEGRETARIO HOSSEYN MORELLI SULLA “MEZZALUNA SCIITA” (OFCS.REPORT)

Pubblicato il 12 aprile 2017 in Difesa e Sicurezza Nazionale/Internazionale da Mary Tagliazucchi


“Questo fronte non ha dei criteri di tipo religioso, etnico o settario, ma politico. Ne fanno parte integrante, attiva e centrale i movimenti militanti palestinesi, che sono principalmente di ispirazione religiosa e di scuola sunnita. Già questo dovrebbe indicare l’inconsistenza della cosiddetta mezzaluna sciita”. Ad affermarlo, parlando con Ofcs.report, è Marco Hosseyn Morelli, convertito sciita e portavoce dell’Associazione islamica Imam Mahdi in Italia, a cui abbiamo chiesto un’opinione non solo sulla nuova, strategica, alleanza creatasi fra i movimenti musulmani sciiti, ma anche sui recenti eventi che infiammano il medio oriente.

Il termine ‘mezzaluna sciita’ venne usato per la prima volta da Abdullah II di Giordania, nel 2004 per via della salita al potere, in Iraq, di un governo a maggioranza sciita, nonché alleato dell’Iran che l’ha da subito presentata come una naturale e fisiologica alleanza fra i movimenti sciiti dell’India, Pakistan e soprattutto Kashmir, Iran, Iraq, Siria e l’est dell’Arabia Saudita. Nel dettaglio, può spiegarci quali, secondo lei, sono i veri motivi di queste alleanze?

“All’indomani della vittoria della Rivoluzione Islamica dell’Iran guidata dall’Imam Khomeyni nel 1979, i governi oppressivi occidentali e i regimi a loro asserviti nel vicino Oriente furono colti dal panico. Si trattava infatti di una Rivoluzione che, estranea alla logica dei due blocchi materialisti che allora si contendevano il mondo, aveva una base squisitamente religiosa e spirituale e rappresentava una speranza e una fonte di ispirazione non solo per gli iraniani o gli sciiti, e nemmeno soltanto per i musulmani, ma per tutti gli oppressi e diseredati del mondo. Uno dei principi fondamentali di questa Rivoluzione, che in seguito divenne un vero e proprio articolo costituzionale della Repubblica Islamica dell’Iran, è il sostegno attivo agli oppressi di qualunque luogo, a prescindere dalla loro religione, etnia o nazionalità. Questa posizione, piuttosto che il frutto dell’influenza di ideologie terzomondiste, trae origine dal Sacro Corano e dalla Tradizione del Profeta e degli Imam.


MARCO HOSSEYN MORELLI, SCIITA E PORTAVOCE DELL’ASSOCIAZIONE ISLAMICA IMAM MAHDI IN ITALIA

Il Sacro Corano insegna: ‘Perché mai non combattete per la causa di Dio e dei più deboli tra gli uomini, le donne e i bambini che dicono: ‘Signore, facci uscire da questa città di gente iniqua; concedici da parte Tua un patrono, concedici da parte Tua un alleato?” (Surah an-Nisaa, 4:75) Il Profeta Muhammad ha detto: ‘Chiunque sostiene l’oppresso contro l’oppressore sarà in mia compagnia in Paradiso’ e il primo Imam della Shi’a, l’Imam ‘Ali, in punto di morte, nel suo testamento al figlio, disse: ‘Combatti l’oppressore e sostieni l’oppresso’.

Tra gli strumenti utilizzati dalle centrali propagandistiche dell’imperialismo mondialista e sionista per frenare l’ondata di sostegno e ammirazione che i popoli, soprattutto quelli musulmani e della regione, nutrivano verso la Rivoluzione Islamica e la sua saggia e illuminata Guida, la tesi delle “insanabili differenze” e del “naturale scontro” tra sciiti e sunniti è probabilmente quella che ha avuto, purtroppo, maggiore successo. Re Abdullah II, o chi per lui, ha pertanto semplicemente coniato un nuovo termine per la vecchia agenda colonialista dei suoi padroni americani e israeliani.

Sebbene l’Islam Sciita, per delle sue peculiarità dottrinali, ha rappresentato storicamente lo stendardo della lotta per la giustizia e contro l’oppressione – ed è pertanto naturale che tali temi ricevano maggiore attenzione tra i seguaci di questa scuola dell’Islam – ciò nonostante il Fronte della Resistenza che si è delineato negli ultimi decenni e che vede la Repubblica Islamica alla sua guida, rappresenta un sentiero aperto e possibile per tutti i musulmani e per tutti gli uomini nobili e liberi di ogni latitudine. Non a caso ne fanno parte integrante, attiva e centrale i movimenti militanti palestinesi, che sono principalmente di ispirazione religiosa e di scuola sunnita. Già questo dovrebbe indicare l’inconsistenza della cosiddetta ‘mezzaluna sciita’. Questo fronte non ha quindi dei criteri di tipo religioso, etnico o settario, ma politico. Chiunque si oppone al progetto americano-sionista nella regione e nel mondo è benvenuto, a prescindere dal suo retroterra. Per questo il Segretario Generale di Hezbollah del Libano, Seyyed Hassan Nasrallah, ebbe a dire chiaramente e pubblicamente: ‘Se dobbiamo scegliere tra due alleanze: una che va da Beirut a Damasco, da Teheran a Gaza e a Ramallah, da non importa quale capitale del mondo fino al nostro fratello Chavez in Venezuela…e un’alleanza che va da Tel Aviv agli Stati Uniti e ai loro alleati, senza alcun dubbio noi saremo nella prima alleanza’. Il sostegno e l’appoggio della Repubblica Islamica dell’Iran, ovunque sia avvenuto, dall’Afghanistan al Pakistan, dalla Palestina all’Iraq, dallo Yemen alla Siria, dalla Bosnia al Libano, non ha mai avuto ragioni e obiettivi settari o materiali, ma è stato dettato da valori spirituali, politici, etici e umani. Ricollegandoci alla sua domanda e per non dilungarci, possiamo citare proprio l’esempio dell’Iraq. Sono stati gli stessi esponenti e capi dei partiti, movimenti e tribù sunniti dell’Iraq, le cui popolazioni sono state quelle che maggiormente hanno patito le crudeltà dell’Isis in quella nazione, ad aver riconosciuto e ringraziato il governo di Teheran quale primo e unico Stato che sin da subito si è attivato e adoperato concretamente per proteggerli quando i miliziani del sedicente “califfo” hanno conquistato la parte settentrionale del paese arabo e minacciavano direttamente la capitale Baghdad”.

Nonostante l’Iran presenti questa alleanza come una mano tesa all’Occidente, che è a tutt’oggi impegnato contro il terrorismo, di matrice sunnita dell’Isis, le cancellerie europee appaiono decisamente titubanti ad accogliere questo ‘aiuto’ che sembra, a detta di molti, una strategia ben mirata su una precisa area geografica. Che ne pensa al riguardo?

“La Repubblica islamica dell’Iran piuttosto che all’Occidente ha teso la mano in primo luogo ai popoli occidentali. Nelle due storiche lettere che l’Imam Khamenei, l’attuale Guida della Rivoluzione Islamica, ha indirizzato in particolare ai giovani europei e statunitensi, egli ovviamente condanna come estranei agli insegnamenti del Sacro Corano e alla tradizione islamica le azioni terroristiche di certi gruppi e movimenti criminali che dicono di rifarsi all’Islam, ricordando però anche il sostegno, il supporto e la copertura offerti loro dai servizi segreti e dai governi dell’Occidente. Sottolineo come questa mano sia stata tesa ai popoli piuttosto che ai governi, non perché la Repubblica islamica rifiuti a priori di collaborare e cooperare con le istituzioni occidentali, ma perché conscia della loro ipocrisia nella cosiddetta “lotta al terrorismo” e della totale subordinazione delle cancellerie europee ai voleri di Washington e Tel Aviv.

Un’Europa libera, indipendente e sovrana potrebbe rappresentare in realtà, per i molti aspetti storici e culturali comuni e per la propria importante posizione geografica, un interlocutore naturale e perfino privilegiato del mondo islamico. Purtroppo vediamo però come, nonostante il terrorismo takfiri abbia iniziato a colpire anche in Occidente, il sostegno logistico, economico e militare fornito da vari governi occidentali a questi gruppi terroristici non sia cessato. D’altro canto è un fatto riconosciuto da tutti gli analisti e giornalisti onesti e con una conoscenza diretta della situazione che la Repubblica Islamica dell’Iran, che in passato è stata una delle principali vittime del terrorismo, rappresenta oggi lo Stato che più di ogni altro sta combattendo, realmente e sul terreno, il terrorismo dell’Isis e di altre bande takfiri, donando come martiri in questa dura lotta alcuni dei suoi migliori figli. L’Iran è pertanto ovviamente disponibile a collaborare persino con i governi europei, anche se la cosa è a nostro avviso irrealizzabile data l’attuale struttura del potere politico dell’Europa in mano ai “poteri forti” finanziari e mondializzatori. Mi permetto di sottolineare che ideologicamente l’origine del terrorismo che ha colpito soprattutto il mondo islamico e solo di riflesso il mondo occidentale non è da rinvenirsi nell’Islam sunnita, bensì nel Wahhabismo, un’ideologia moderna sorta nella Penisola Arabica alla fine del Settecento e alla cui ascesa politica e militare – che si è andata saldando nell’alleanza con la dinastia dei Saud – non fu estranea l’opera nefasta del governo britannico”.


L’analista egiziano Ahmad Khaled, nel 2012, scrisse che il vero motivo del sostegno dell’Iran alla Siria è che questo paese facente parte della ‘mezzaluna sciita’, è ben vista dalle autorità di Teheran. Se fosse realmente così, perché?

“Dare una connotazione settaria al governo siriano e alle ragioni del conflitto che da più di sei anni sconvolge quel paese significa coprire i veri intenti e obiettivi dei governi occidentali e arabi che hanno programmato l’insurrezione e sostenuto in tutti questi anni i ribelli – tanto tra le file dei cosiddetti “moderati” quanto tra quelle dei cosiddetti “estremisti” – che manu militari vogliono rovesciare il legittimo governo di Damasco. Bisogna, però, prima di spiegare le ragioni che hanno portato l’Iran ad un’alleanza di natura politica e militare con la Siria, fare delle precisazioni. Innanzitutto dobbiamo dire che la scuola alawita è molto differente dalla scuola sciita maggioritaria, prevalente in Iran e tra gli altri sciiti del mondo, e conosciuta come Imamita o Duodecimana. Questo dal punto di vista religioso. Dal punto di vista politico, la Repubblica Araba Siriana, piuttosto che caratterizzarsi come un governo guidato da una “cricca alawita”, come leggiamo quasi quotidianamente sui nostri quotidiani, riflette nelle istituzioni la multiformità religiosa della sua popolazione, a maggioranza sunnita. Nell’attuale governo guidato da Bashar al-Assad, sposato con una musulmana sunnita, ed eletto dal popolo in seguito a regolari elezioni, troviamo pertanto che i Ministeri chiave come quello di Primo Ministro, degli Interni, degli Esteri, degli Affari Religiosi e delle Comunicazioni sono tutti in mano a musulmani sunniti. Non dobbiamo dimenticare inoltre che l’Iran è una Repubblica Islamica mentre la Siria una Repubblica laica, sebbene non nel senso inteso comunemente da noi in Occidente. Le motivazioni di questa salda alleanza sono pertanto di natura politica. Il governo di Damasco, oltre ad essere stato l’unica nazione araba – insieme alla Libia sunnita di Gheddafi – ad aver sostenuto l’Iran durante gli otto lunghi anni di guerra imposta dall’Occidente a Teheran tramite l’Iraq di Saddam Hussein (che godeva anche dell’appoggio economico, politico, militare e mediatico di tutte le petro-monarchie arabe), è uno dei pochi Stati arabi davvero sovrani e indipendenti. Questa indipendenza, unita ad una posizione nobile e unica nel mondo arabo, gli ha permesso di ricoprire, compiendo anche errori e mosse non esenti da critiche (vedi la prima guerra del Golfo e le trattative con il regime sionista), un ruolo importante nel contrastare il progetto israeliano e americano nel Vicino Oriente. E’ stata la Siria di Assad a facilitare l’Iran nella creazione di Hezbollah in Libano prima e nel proteggere e sostenere la Resistenza libanese e palestinese poi. Non a caso fu a Damasco, non a Riyadh o ad Amman, che molti dirigenti dei gruppi resistenti sunniti palestinesi come Hamas e Jihad trovarono rifugio. Ciò che pertanto ha condotto l’Iran a questa alleanza non è la “comune fede sciita” dei due Stati, ma la posizione della Siria a sostegno del progetto di Resistenza dei popoli della regione e di rifiuto dei diktat del sionismo internazionale, posizione che si sposa con i valori e principi della Rivoluzione Islamica e della Repubblica Islamica da essa partorita.

Non va dimenticato inoltre che l’esercito siriano è l’ultimo esercito regolare arabo schierato sulla frontiera della Palestina occupata nota come Israele e che la Siria ospita alcuni importanti luoghi santi, in primo luogo per gli sciiti ma anche sunniti, che questi gruppuscoli takfiri si sono ripromessi di distruggere dalle fondamenta. Sarà bene ricordare infine che è stato il governo e l’esercito regolare di Damasco, tanto demonizzati in Occidente, a difendere e proteggere in tutti questi anni la comunità cristiana siriana, verso la quale i takfiri hanno sempre infierito senza pietà nel silenzio complice dei capi sedicenti cristiani europei e americani”.

Seyyed Ali Khamenei, guida suprema dell’Iran, ritiene invece che la ‘mezzaluna sciita’ sia un termine coniato apposta dalle potenze nemiche dell’Iran per creare timori rispetto a Teheran che persegue solo la difesa del proprio territorio e dei propri diritti. C’è un che di verità in queste affermazioni?

“I governi neo-colonialisti occidentali insieme ai loro sottoposti arabi e al regime sionista, grazie alle ingenti risorse a disposizione e all’enorme macchina propagandistica alle loro dipendenze, utilizzano due spauracchi tra i popoli arabi in particolare e i musulmani in generale. L’obiettivo è quello di allontanarli dall’Iran e di presentare la Repubblica Islamica quale loro avversario principale, salvando così Israele e presentando il regime sionista come loro naturale alleato di fronte a questo comune nemico. Per evocare lo scontro settario si utilizza lo spauracchio della cosiddetta “mezzaluna sciita” mentre per agitare lo scontro etnico si evoca un sedicente “progetto persiano” o “neo-safavide”. Non vi è alcuna agenda persiana o sciita e l’esempio più chiaro, dei tanti che potremmo fare, è quanto avvenuto nel conflitto che intercorse tra l’Armenia e l’Azerbaijan. Nonostante quest’ultima si auto-dichiari “Repubblica Islamica” e sia composta da una popolazione a maggioranza sciita, l’Iran sostenne la cristiana Armenia. Perché? Perché l’Azerbaijan ha un governo completamente allineato all’agenda politica della Nato, degli Stati Uniti, di Israele e dell’Arabia Saudita, oltre ad essere fortemente ostile alla religione. L’Imam Khamenei è oggi il principale alfiere dell’unità islamica nel mondo, principio coranico e profetico che egli ha ribadito in molte occasioni e che gli è spesso valso la critica degli ambienti più ottusi ed estremisti tra gli stessi sciiti. La Guida della Rivoluzione ha emesso delle storiche fatwa (responsi giuridico-religiosi) proprio per scongiurare ogni possibile odio e scontro settario in questo frangente particolarmente importante per la Comunità Islamica mondiale. La Repubblica Islamica ha infatti da sempre sostenuto e aiutato, tanto a livello umanitario quanto politico, economico e militare, popolazioni totalmente sunnite, come quella palestinese, somala o bosniaca. Per questo anche l’attuale Presidente della Repubblica Islamica dell’Iran, Hassan Rohani, nel corso di una conferenza sull’unità islamica tenutasi a Teheran nel dicembre scorso e nella quale ero personalmente presente, ha giustamente dichiarato: “Non c’è una mezzaluna sciita né un triangolo sunnita. Sciiti e sunniti sono fratelli e seguaci dell’Islam e del Profeta.”

L’Islam, nei paesi del Medio Oriente è di fatto la religione praticata dalla stragrande maggioranza degli abitanti della zona, e si divide in due principali rami dottrinali: quello dei sunniti e quello degli sciiti. È una divisione piuttosto profonda e che esiste da secoli, ma negli ultimi decenni ad essa si sono intrecciate anche le vicende politiche locali, diventando sempre più rilevanti nel decidere eventuali guerre, alleanze e interessi. Quanto ha influito tutto questo secondo lei?

“L’esistenza del ramo sciita e di quello sunnita risale alle origini stesse dell’Islam. A fianco a innegabili e importanti differenze di natura teologica e giuridica, i musulmani sciiti e sunniti condividono però moltissimi principi dottrinali e riti religiosi fondamentali: l’Unità e Unicità di Dio (Tawhid), la fede nella Profezia di Muhammad e che egli sia stato l’ultimo Inviato di Dio e il ‘Sigillo’ delle precedenti rivelazioni, la fede nel Giorno del Giudizio e dell’Aldilà, la fede nello stesso Libro sacro (il Sacro Corano), la stessa Qiblah, le cinque Preghiere, il Pellegrinaggio a La Mecca, il digiuno nel mese di Ramadan, ecc. I conflitti e le tensioni esistenti in buona parte del mondo islamico hanno però una natura, un’origine e degli obiettivi di tipo prettamente politico, non religioso o settario, conflitti e tensioni in questi ultimi due secoli spesso aizzati dai governi occidentali, in primo luogo dagli inglesi e poi successivamente anche dagli americani. Ci troviamo sostanzialmente davanti a due fronti: da una parte i governi legati a doppio filo a quelli occidentali e al regime sionista e dall’altra gli Stati, i movimenti e i popoli che vogliono auto-determinarsi e scegliere liberamente il proprio destino e la propria forma di governo senza dover chiedere conto a Londra, a Washington o a Tel Aviv. La vera divisione non è pertanto quella tra sciiti e sunniti, ma tra i seguaci di quell’ ‘Islam’ che l’Imam Khomeyni definì “americano” e i seguaci dell’Islam puro del Profeta Muhammad (S). L’ ‘Islam americano’ è quello che pur indossando esteriormente i panni islamici serve in realtà i nemici della Comunità Islamica, alimenta il fuoco della divisione tra i credenti e invece di affidarsi a Dio si affida ai Suoi nemici. E’ quello che invece di combattere il sionismo e l’arroganza, combatte e uccide i musulmani e gli innocenti. E’ un’ideologia priva di logica e di spiritualità, una parodia dell’Islam del Sacro Corano e del Nobile Profeta”.


Qual è il suo personale parere su questa alleanza e quali sono gli eventuali, futuri, scenari anche in base ai conflitti ora in corso?  

“Grazie a Dio il Fronte della Resistenza, dalla Palestina al Libano, dalla Siria all’Iraq, dallo Yemen all’Iran continua ad avanzare, a scapito del vero ‘Asse del Male’ incarnato da Stati Uniti, dall’Inghilterra, da Israele e dall’Arabia Saudita. Noi, come credenti, siamo certi che gli oppressori non prevarranno e la vittoria finale spetterà agli oppressi. E’ una promessa divina e Dio non viene meno alle Sue promesse. Ciò che si sta verificando soprattutto nel vicino Oriente ma non solo, trova peraltro precisi riscontri nell’escatologia, e non solo in quella islamica. Se vogliamo davvero comprendere gli scenari attuali ma soprattutto futuri, oltre a considerazioni di natura geopolitica, sociale ed economica, dobbiamo allora tenere in considerazioni anche questi fattori”.

@MaryTagliazucch

Fonte: https://ofcs.report/internazionale/islam-sciiti-terrorismo-no-alleanze-occidente-israele/

Ringraziamo l’Associazione Imam Mahdi, dal cui sito abbiamo estratto l’intervista. 

 

Sul maestro spirituale nell’Islam Sciita* | C.Y. Bonaud

Bisogna dire qui alcune parole sulle vie pratiche dell’‘irfan presenti nella hawza [seminario tradizionale sciita] (il che non significa che esse non abbiano esistenza al di fuori di quell’ambiente).

Si ritrovano innanzitutto delle organizzazioni confraternitarie che hanno a che fare con il Sufismo (soprattutto Dhahabiyya e Ni’matollahiyya con i loro diversi rami), assai simile alle turuq che si ritrovano dappertutto nel mondo musulmano, se non fosse che esse sono sciite nelle loro dottrine e nelle loro pratiche. Benché queste organizzazioni siano esterne alla hawza, dei religiosi ne sono affiliati e ne sono talvolta maestri (qutb). Come fu il caso, per esempio, di Qotb ad-din Nayrizi, già menzionato prima, che era un maestro della silsila Dhahabiyya (Tar, p. 27), e di molti altri fino ai nostri giorni.

Vi è anche il caso di coloro, molto rari, dei quali non si conosce il maestro, che sono stati attratti dalla grazia divina, quali che siano gli intermediari occulti di quest’elezione, e che a motivo di questo percorso fuori norma non sono atti in principio a formare dei discepoli. In un passato recente Shaykh Ansari Hamadani (m. 1379/1960) era uno fra i più celebri di questi santi ‘uwaysi’. (1)

Infine esistono dei maestri che si nascondono e non si dichiarano mai come tali, maestri che non formano quindi alcun ‘gruppo’ di discepoli e ancor meno organizzazioni costituite. Benché vi sia nel loro caso una successione da maestro a discepolo risalente come tutte le silsila al Profeta e agli Imam, questa linea non è mai evocata e resta sconosciuta. Per questa cosa vi sono sicuramente delle ragioni di taqiyya e di prudenza, ma vi è soprattutto il fatto che la silsila viene qui considerata come un velo maggiore nel senso che, da una parte essa è aperta a tutti i tipi di illusioni (orgoglio, partigianeria, rivalità e altri fenomeni ben conosciuti negli ambienti confraternitari), dall’altra – ed è la cosa più importante – essa tende a sostituirsi all’unico autentico criterio che è la relazione con l’Imam del Tempo.

Il dodicesimo Imam attualmente occultato è in effetti il solo autentico maestro, colui che ha per divina missione di portare ogni essere, direttamente o per intermediario, alla perfezione che gli è propria. Per un maestro il fatto di appartenere a una silsila in sé non è un certificato di ricollegamento e di formazione: essa è garante della trasmissione di un’influenza spirituale e attesta, come in ogni mestiere, che tale persona ha ricevuto da un maestro una formazione in buona e dovuta forma. E’ quindi una condizione necessaria ma non sufficiente per designare qualcuno come “la” persona a cui bisogna rivolgersi, quella che ha l’incarico di guidare tale o tal’altro. Solo un ricorso (tawassul) all’Imam del Tempo può autenticare con certezza una relazione con un maestro designato dall’Imam nascosto stesso e tutto ciò che può aggiungersi dall’esterno alla purezza di questa relazione, foss’anche il fatto d’esser stati presentati come maestro da qualcuno, è considerato come dubbio. C’è quindi una doppia relazione con l’Imam del Tempo: quella della persona che chiede di essere ricevuta e guidata, e soprattutto quella del maestro che viene designato dall’Imam come suo delegato, come qualcuno che, oltre a un ricollegamento “orizzontale” e cronologico a una linea di maestri risalenti al Profeta e agli Imam, ha anche e soprattutto un ricollegamento “verticale” diretto, qui e ora, con il Polo e Imam di questo tempo. E’ questa relazione che dà tutta la sua garanzia a quella fra il discepolo e il maestro poiché vi è allora la certezza che, quali che siano i limiti propri all’uno come all’altro, la questione è in realtà in mano a qualcuno che non è soggetto a tali limiti.

Questi maestri [quelli nascosti] rappresentano l’essenza dell’esoterismo imamita, ma essi non sono riconoscibili perché pongono come condizione quella di non essere mai designati come tali, non fosse altro che per il comportamento pubblico dei loro discepoli nei loro confronti. In qualche modo, supponendo che uno di questi rami si manifesti, esso già non si riferirebbe più a quest’ordine, ma sarebbe in procinto di divenire una silsila come le altre. In ragione di simili manifestazioni o con altri mezzi, si può talvolta stabilire che tale o tal’altro maestro del passato aveva una relazione diretta con l’Imam occultato, ma è già troppo tardi e questa relazione di un maestro passato non permette di indovinare niente del rapporto di coloro che pretendono di essere, a torto o a ragione, suoi successori e continuatori della sua linea. Solo una relazione attuale è valida e autentica e quest’ultima non può avere che un solo criterio per stabilirne davvero l’autenticità: il ricorso all’Imam del Tempo e la risposta che egli fornisce, quale che sia la forma presa da questa risposta.

La caratteristica principale di questo esoterismo imamita è di essere fortemente legato agli Imam e al loro insegnamento integrale. L’essenziale è costituito dal legame di devozione e di fedele amore (wilaya) per gli Imam che sono il volto rivelato di Dio, la Sua luce, la Sua mano, la Sua lingua e il Suo occhio fra le creature; questa devozione intensa si lega all’inimicizia dichiarata verso i nemici degli Imam, poiché essi ne sono l’antitesi, le manifestazioni delle forze demoniache, altrimenti detto il volto apparente, la mano, la lingua e l’occhio del Diavolo. L’insegnamento è fondato sulla meditazione dell’integralità di ciò che è stato trasmesso dalle Genti della Dimora profetica (ahlu bayti n-nubuwwa), e la pratica è modellata sulla loro pratica, fissata attraverso la relazione nata dal ricorso (tawassul) ai quattordici Infallibili (il Profeta, sua figlia e i dodici Imam) e per mezzo della visitazione (ziyara) fatta ai loro santuari o compiuta a distanza (con un’insistenza particolare su certe ziyara quali le ziyarat Amin Allah, Ashura e Jami’a…; vedere Mafatih, p. 350-351, 456-461-, 544-550); è così che si insiste molto sulla lettura e la meditazione del Corano e delle invocazioni (du’a) e dei colloqui intimi (munajat) riportati dagli Infallibili. Non si trovano per contro sedute di dhikr o pratiche collettive, l’iniziazione essendo in questo caso una relazione strettamente personale con l’Imam del Tempo, l’iniziatore rappresentando solo l’intermediario incaricato di missione da parte di quest’ultimo.

NOTE

1) In riferimento a Uways Qarani, che si considera aver avuto un contatto interiore stretto col Profeta pur non avendolo mai incontrato e non avendo lasciato il suo Yemen natale per raggiungere Medina che al tempo del califfato dell’Imam ‘Ali. Uways è inoltre morto come martire al fianco di quest’Imam in occasione della battaglia di Siffin contro le forze di Mo’awiya. La sua tomba si trova a Raqqa, in Siria, in compagnia di altri martiri di questa battaglia, tra i quali ‘Ammar ibn Yasir e Ubayy ibn Ka’b.

* Tratto da Yahya Christian Bonaud “Uno gnostico sconosciuto del XX secolo. Formazione e opere dell’Imam Khomeyni”, a cura di E. Tabano, Il Cerchio, 2010, pag. 88-90. 

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Il simbolismo solare nella figura dell’Imam Mahdi (aj) | Il Sole dietro le nubi, Allamah al-Majlisi


Le riflessioni di Allamah al-Majlisi sull’hadith che identifica il dodicesimo Imam, l’Imam Mahdi (Iddio ne affretti la gioia della manifestazione) come “il Sole dietro le nubi”

Tra le narrazioni più comuni trasmesse per spiegare la funzione dell’Imam Mahdi (AJ) durante la sua occultazione vi è l’analogia del “Sole dietro le nubi”. In questo testo Allamah al-Majlisi getta luce su queste Tradizioni e fornisce dei punti chiave per spiegare il significato e l’importanza di questo simbolismo.

Quelle che seguono sono un esempio delle Tradizioni che comparano il Dodicesimo Imam (aj) al sole dietro le nubi durante il periodo della sua occultazione. Segue il commento di queste Tradizioni da parte di Allama al-Majlisi.

– Si narra che l’Imam al-Sadiq (as) abbia detto quanto segue, come riportato nell’opera Amali di Shaykh al-Saduq, che riporta la Tradizione attraverso una catena che risale ad al-‘Amash:

“La terra non è stata mai priva di un rappresentante di Dio, sin da quando Dio ha creato Adamo (as); un rappresentante che era visibile e conosciuto o invisibile e occulto. La terra non rimarrà priva di simile rappresentante di Dio fino all’arrivo dell’Ora, perché se essa rimanesse priva di un rappresentante di Dio, Dio non verrebbe allora adorato!”

[Un uomo di nome] Sulayman disse: “Chiesi ad al-Sadiq (as): ‘Allora l’umanità come potrà trarre beneficio da un rappresentante invisibile e occulto?’

Egli rispose: “Come essa trae beneficio dal sole quando è celato dalle nubi!” (1)

– La seguente Tradizione è riportata nell’opera al-Ihtijaj da Shaykh al- Kulayni che la trasmette da Ishaq bin Ya’qub, secondo cui un messaggio gli giunse dal Sacro Recinto (ossia dal luogo dove si trovava il dodicesimo Imam) attraverso l’intermediazione di Muhammad bin ‘Uthman, che disse:

“Quanto alla ragione dell’occultamento, Dio, Eccelso e Splendente, dice: “O voi che credete, non fate domande su cose che, se vi fossero spiegate, vi dispiacerebbero.” (5:101) Tutti i miei antenati hanno dovuto sopportare il peso del prestare fedeltà ai tiranni del loro tempo, ma quando io mi solleverò, quando ciò accadrà, non vi sarà giuramento di fedeltà di alcun tiranno verso di me. Quanto alla questione del trarre beneficio da me durante il mio occultamento, esso sarò simile al beneficio che si ottiene dal sole quando le nubi lo celano alla vista. In verità io sono pace e sicurezza per gli abitanti della terra come le stelle sono una sicurezza per gli abitanti dei cieli. Pertanto astenetevi dal chiedere ciò che non vi concerne. Non caricatevi di un fardello attraverso quello che è stato reso sufficiente per voi; (piuttosto) aumentate la supplica per affrettare il Sollievo [la manifestazione dell’Imam, n.d.t.] perché in ciò vi è il vostro sollievo. La pace sia su di te Ishaq bin Ya’qun e su coloro che seguono la guida’.” (2)

– La seguente Tradizione è stata riportata nell’opera Ikmal al-Din wa Itmam al- Ni’ma di Shaykh al-Saduq con una catena che risale al Compagno del Profeta Jabir bin ‘Abdillah al-Ansari, che chiese al Profeta (S): ‘Gli Sciiti beneficeranno dal Qa’im [l’Imam Mahdi] durante il suo occultamento?’

Egli rispose: “Certamente! Per Colui che mi ha incaricato con la Profezia, essi beneficeranno da lui e saranno illuminati dalla sua luce e wilayat durante il suo occultamento proprio come l’umanità trae beneficio dal sole anche quando le nubi lo coprono’. (3)

Ecco il commento di Allama Muhammad Baqir al-Majlisi a queste Tradizioni:

La similitudine dell’Imam con il sole mentre è celato dalle nubi, come descritto in queste Tradizioni, indica differenti cose:

1) La luce dell’esistenza, conoscenza e guida raggiunge la creazione attraverso di lui (l’Imam) come stabilito nei dettagli delle Tradizioni, secondo cui essi (l’Ahlulbayt) sono la ragione ultima dell’esistenza della creazione. Quindi, se non fosse stato per loro, la luce dell’esistenza non avrebbe raggiunto gli altri. E’ attraverso la loro benedizione, mediazione e intercessione che la sapienza e la conoscenza diventano manifesti alla creazione e le afflizioni e tribolazioni vengono evitate. Se non fosse stato per loro, la creazione avrebbe meritato varie punizioni a causa delle loro azioni malvagie, ma come Dio dice: ‘Certamente Allah non li castigherà finché tu starai in mezzo a loro.’ (8:33)

Abbiamo sperimentato innumerevoli volte che, quando le questioni diventano difficili e complesse, quando le strade sono bloccate, quando ci troviamo lontani da Dio Altissimo e quando le porte dalle quali affluiscono le benedizioni diventato ostruite, nel cercare la loro intercessione e supplicando attraverso la loro luce queste difficili questioni vengono risolte in proporzione alla connessione spirituale raggiunta con essi. Ciò viene osservato dalla persona il cui cuore interiore è stato unto da Dio con la luce della fede.

2) Quando il sole è celato dietro le nubi continua ad apportare beneficio all’umanità. Gli esseri umani continuano tuttavia ad attendere la sua ricomparsa da dietro le nuvole in modo da poterne trarre maggior beneficio. Simile è la condizione durante l’occultamento dell’Imam. I sinceri tra i suoi seguaci attendono la sua manifestazione tutto il tempo ed in ogni epoca, e la speranza che nutrono in lui non viene meno.

3) La negazione della sua esistenza nonostante le abbondanti prove esistenti è simile al negare l’esistenza del sole quando le nubi lo nascondono alla vista.

4) Alcune volte la scomparsa del sole dietro le nubi è meglio per i servi [di Dio] della sua manifestazione. Simile è il caso dell’occultamento dell’Imam, che è migliore per essi (i servi di Dio) in simili periodi, e perciò egli è a loro celato.

5) Una persona che tenta di guardare il sole è incapace di farlo quando esso è completamente privo della copertura di nubi, e una tale persona potrebbe perfino diventare cieca. Lo stesso è il caso della maestosa personalità dell’Imam. La sua manifestazione può risultare dannosa per la loro vista (dei servi di Dio) e potrebbe causarne la cecità della Verità. Quindi la fedele reverenza che nutrono nell’Imam durante il suo occultamento può essere paragonata alla visione del sole da parte di una persona quando esso è avvolto dalle nuvole, e la persona è quindi salvaguardata dal danno.

6) Il sole potrebbe uscire da dietro le nubi e alcune persone potrebbero esser capaci di vederlo mentre altre no. Similmente è possibile per l’Imam manifestarsi ad alcuni durante il suo occultamento e ad altri no.

7) Essi (l’Ahlulbayt) sono simili al sole rispetto al suo generale beneficio e solo alcuni, come i ciechi, non ne traggono beneficio, come menzionato nel Corano: “E colui che sarà stato cieco in questa vita, lo sarà nell’altra e più traviato ancora.” (17:72)

8) Proprio come i raggi del sole entrano nelle case in base al numero delle finestre e aperture disponibili in esse e in proporzione all’esistenza o mancanza di ostacoli, simile è il caso del beneficio ottenuto dalla creazione dalla luce della loro guida. E’ in proporzione agli ostacoli e impedimenti rimossi dai loro sensi e coscienze, che sono le finestre dei desideri della nafs (anima concupiscente), e in proporzione alla rimozione dai loro cuori dei densi veli causati da ciò che è proibito che essi raggiungono la stazione dove sono in prossimità del cielo, completamente avvolti dai raggi del sole da tutti i lati e senza alcuna nube nel mezzo.

Qui ho chiarito e spiegato per voi otto ragioni riguardanti queste Tradizioni che comparano l’Imam al sole celato dietro le nubi. Dio mi ha chiarito altre otto ragioni dovute alla Sua grazia ma le parole non mi rendono in grado di trasmettervele. Possa Iddio chiarire a noi e voi mille porte di conoscenza della Sua conoscenza, aprendone mille altre da ogni porta. (4)

Note

1. Citato in Bihar al-Anwar, volume 52, capitolo 20, pag. 92.

2. Citato in Bihar al-Anwar, volume 52, capitolo 20, pag. 92.

3. Citato in Bihar al-Anwar, volume 52, capitolo 20, pag. 92.

4. Citato in Bihar al-Anwar, volume 52, capitolo 20, pag. 93.

Traduzione a cura di Islamshia.org © E’ autorizzata la riproduzione citando la fonte

I livelli della purificazione – Imam Khomeyni | Islam Shia


Sappi che, mentre l’uomo soggiorna nella dimora della natura e della materia primaria (hayula), egli subisce l’azione delle schiere di Satana e delle schiere di Dio. I soldati di Dio sono i ministri della clemenza, della salvezza, e della felicità, e gli arrecano luce, purezza e perfezione. I soldati di Satana sono schierati sul fronte opposto. Ma giacché gli aspetti divini prevalgono su quelli satanici, all’inizio per sua disposizione innata è in possesso della luce divina, e felicità e sicurezza sono le sue prerogative, come ci dicono apertamente i nobili hadith ed il Libro di Dio: “Rivolgi il tuo volto alla religione come uomo di pura fede, natura originaria che Iddio ha assegnato agli uomini” (Corano, XXX: 30).

Per tutto il tempo in cui l’uomo soggiorna in questo mondo, egli può, grazie al suo libero arbitrio, schierarsi per l’uno o per l’altro fronte. E se dall’inizio alla fine Satana non ha modo di insinuarsi in questa sua disposizione, l’uomo si mantiene diviso e luminoso dalla testa ai piedi, puro e felice, e il suo cuore è luce di Dio, senza volgersi ad altri che a Lui. Le sue potenze esteriori e interiori sono pure e luminose, e nessuno tranne Iddio può farne uso, e Satana non ha parte in lui, né i suoi ministri potrebbero soggiogarlo. Un simile nobile essere è assoluta purezza, luce immacolata senza peccato. Egli è un assoluto dominatore, e gode della stazione originale della “grande infallibilità” (al-‘islamtul-kabirah), e gli altri Infallibili godono della medesima stazione in quanto seguaci e vicari di questa santa essenza. Egli è il Sigillo dei Profeti, e la sua stazione spirituale è quella dell’”assoluta perfezione”. I suoi vicereggenti, benché separati da lui nelle loro sostanze individue, ne condividono compiutamente la natura e l’infallibilità. D’altra parte, taluni dei Profeti e dei Santi (awliya’) non godono della prerogativa dell’assoluta infallibilità, e non vengono protetti del tutto contro le intrusioni di Satana, come sta a dimostrare la vicenda di Adamo e dell’”albero”, che è una delle intrusioni del grande Satana, il capo di tutti i demoni, dato che esso, pur essendo un albero paradisiaco, era nondimeno contraddistinto da una molteplicità di nomi, il che non si accorda con lo stato di compiuta perfezione dell’Uomo Universale. Questo è uno dei significati, o dei livelli, dell’”albero proibito”.

Ma se la luce della natura originaria voluta da Dio è contaminata da impurità spirituali o formali, essa si ritrova, nei confronti della “Corte della Prossimità” e della “Presenza del Diletto” (hadratul-uns), a una distanza proporzionale alla sua mancanza di purezza, distanza che può accrescersi sino a che la luce della natura originaria non svanisce del tutto, e quello che era il suo dominio venga messo a completa disposizione dei poteri diabolici, ed il suo interno ed il suo esterno, il segreto ed il manifesto, vengono lasciati in balia di Satana. Di un tal uomo Satana diviene il cuore, l’udito, la vista, le gambe e le braccia, e tutti i suoi organi seguono la stessa sorte. Chi si riduce in questo stato – Dio ce ne scampi! – sprofonda nella più assoluta miseria e mai vedrà il volto della felicità. Tra questi due limiti estremi vi sono innumerevoli stati che solo Iddio Altissimo conosce. Chiunque sia più vicino all’orizzonte della Profezia, è di quelli della “mano destra” (ashabul-yamin), mentre chi è più vicino all’orizzonte satanico, è di quelli della “mano sinistra” (ashabul-yasar).

Quel che è peraltro rimarchevole, è che è possibile purificare la natura innata dopo che essa è stata corrotta. L’uomo, sicché dimora in questo mondo, può sottrarsi al dominio di Satana, può facilmente mettersi dalla parte di Dio e delle schiere dei Suoi angeli, che sono i ministri della Sua misericordia.

La realtà della lotta contro sé stessi (jahadatul-nafs), che secondo l’Inviato di Dio (S) è ancor più meritoria che non la lotta contro i nemici esterni della fede, il “Jihad più grande”, consiste nel sottrarsi al dominio di Satana per entrare a far parte delle schiere di Dio.

A questa stregua, il primo livello della purità è l’obbedienza e l’osservanza delle leggi e dei comandamenti divini.

Il secondo livello è l’ornamento delle virtù morali.

Il terzo livello è la purità del cuore, che non è altro che la sua completa sottomissione a Dio Altissimo, in virtù della quale esso diviene luminoso, o piuttosto, entra a far parte del mondo di luce e s’identifica con uno dei gradi della luce divina. La luminosità del cuore trabocca e trascorre agli altri organi e poteri interni, e il suo intero dominio si tramuta in luce, luce su luce, sino a che il cuore non diviene divino, e la divinità (hadratu-llahut, presenza della divinità, n.d.t.) si manifesta a tutti i livelli, sia interni che esterni. Stando così le cose, la servitù è annichilita e svanisce del tutto, e la Signoria si manifesta apertamente, nel qual caso il cuore del “salik” (“colui che prende e segue una Strada”, nel lessico irfanico “il pellegrino in viaggio presso Dio”, n.d.t.) è sopraffatto dalla pace dell’intimità dell’Altissimo, ama il mondo intero, è rapito dall’estasi divina, i peccati gli vengono perdonati e vengono ricoperti dallo schermo delle “manifestazioni d’amore” (tajalliyatul-hubb), la santità (wilayat) comincia ad apparirgli, ed egli diviene degno di partecipare al “Consesso della Gioia” (mahdarul-uns). Dopo di che, vi sono altre stazioni, che non è il caso di menzionare in queste pagine.

Dall’”Adabu-Salat” dell’Imam Khomeyni (Discorso II, Argomento II, Capitolo II)

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Ramadan |Inizia il Mese santo del Digiuno 

Con l’occasione Gli amministratori del sito del Centro Studi Aurhelio, augurano agli amici musulmani – in particolare a quelli dell’associazione Imam Mahdi e dell’Istituto culturale dell’ambasciata iraniana – un buon inizio del santo mese di Ramadan.


KHUTBA SHA’BANIYYA

Shaykh Sadûq ha tramandato con una catena affidabile, che l’Imam Ar-Ridâ ha appreso dai suoi antenati, che lo hanno appreso dall’Amîr Al-Mu’minin ‘Alî (as), che l’Inviato di Dio pronunciò il seguente sermone:

“O uomini, è giunto a voi il mese di Allah (Ramadan), pieno di misericordia, benedizioni e perdono. Agli occhi di Allah tale mese è migliore di tutti gli altri mesi, i suoi giorni sono migliori di tutti gli altri giorni, le sue notti sono migliori di tutte le altre notti, le sue ore sono migliori di tutte le altre ore. Questo è il mese in cui siete invitati alla mensa di Allah; Egli vi ha eletti come ricettacoli dei Suoi doni. Il vostro respiro è lode, il vostro sonno è adorazione. In tale mese le vostre rette azioni sono accettate, come pure le vostre invocazioni. Invocate pertanto il vostro Signore con rettitudine ed intento sincero, onde Allah possa aiutarvi a digiunare ed a recitare il Sacro Corano.

In verità, colui che non riceve il perdono di Allah in tale mese è certamente un empio. La fame e la sete che patite durante questo mese vi aiutino a comprendere la fame e la sete che caratterizzano il Giorno del Giudizio. Nutrite i poveri ed i bisognosi, rispettate gli anziani e siate gentili con i bambini. Tenete a freno la vostra lingua, ritraete i vostri occhi dalla vista di quanto è proibito e salvaguardate le vostre orecchie da ciò che non si deve ascoltare. Siate gentili con gli orfani in modo che anche i vostri orfani possano in futuro essere trattati con gentilezza.

Pentitevi dei vostri peccati ed elevate le vostre mani al momento della Preghiera. Tale è invero il tempo migliore: un tempo in cui Allah si volge Misericordioso verso i Suoi servi, risponde alle loro invocazioni e concede loro quanto Gli richiedono.

O uomini, siete vincolati ai vostri atti; liberatevene pertanto chiedendo perdono ad Allah. Il vostro dorso è carico dei vostri peccati; affrancatevene pertanto con lunghe prosternazioni. Sappiate che Allah, sublime è la Sua menzione, ha giurato su Se stesso di non punire coloro che pregano e si prostrano e di affrancarli dal fuoco dell’inferno nel Giorno del Giudizio.

O uomini, se qualcuno di voi dona ad un altro qualcosa con cui ‘rompere’ il digiuno durante questo mese, riceverà da Allah una ricompensa pari a quella dovuta per la liberazione di uno schiavo, ed Allah lo perdonerà dei suoi peccati.”

Alcuni dei presenti osservarono che non tutti avevano i mezzi per fornire a coloro che digiunavano del cibo con cui ‘rompere’ il digiuno. L’Inviato di Allah (S) rispose:

“Proteggetevi dal fuoco dell’inferno donando anche mezzo dattero. Proteggetevi dal fuoco donando anche un bicchier d’acqua. O uomini, se durante tale mese qualcuno terrà a freno la sua collera, sarà in grado di camminare sul “Siràt” (il Ponte verso il Paradiso) speditamente nel Giorno in cui i piedi altrui tremeranno. Allah non mostrerà la Sua collera a colui che facilita l’opera dei Suoi servi. Allah ritrarrà la Sua collera da coloro che si astengono dal molestare gli altri.

Il Giorno del Giudizio Allah si volgerà con gentilezza a coloro che avranno trattato con gentilezza un orfano. Allah impartirà la Sua misericordia a chi avrà trattato rettamente il suo prossimo. Nell’aldilà, Allah ritrarrà la Sua misericordia da colui che avrà recato danno al suo prossimo. A chiunque offrirà Preghiere volontarie durante questo mese Allah concederà un salvacondotto che lo libererà dall’inferno. Chiunque adempirà ad un dovere durante tale mese, Allah lo ricompenserà con una ricompensa pari a quella di settanta doveri adempiuti durante gli altri mesi. Chiunque chiederà di benedirmi, Allah renderà pesante la bilancia delle sue rette azioni nel Giorno del giudizio, mentre le bilance altrui saranno leggere. Chiunque reciterà un solo verso del Corano, riceverà una ricompensa pari a quella di chi avrà recitato l’intero Corano durante altri mesi.

O uomini, durante questo mese le porte del Paradiso restano aperte; invocate pertanto Allah affinché le porte non vengano chiuse per voi. Le porte dell’inferno sono chiuse; invocate pertanto Allah affinché non vengano mai aperte. I demoni sono posti in catene, invocate pertanto il vostro Signore affinché non acquistino mai potere su di voi”.

Amiru ‘l-Mu’minin ‘Alì (as) chiese allora:

“O Inviato di Allah, qual è la migliore azione da compiersi durante questo mese?”

L’Inviato di Allah (S) rispose:

“O Abu ‘l-Hasan, l’azione migliore durante questo mese consiste nell’astenersi da quanto Allah, il Glorioso, il Maestoso, ha proibito”.

A questo punto il Profeta (S) iniziò a piangere. ‘Alì (as) gli chiese:

“O Inviato di Allah, cosa ti fa piangere?”

Il Profeta (S) rispose:

“O ‘Alì, piango per ciò che ti accadrà in questo mese. Mentre sarò (spiritualmente) presso di te, mentre starai elevando la Preghiera al tuo Signore, il peggiore degli empi dei tempi passati, il fratello dell’uccisore della cammella dei Tamud, ti colpirà al capo con una spada, e la tua barba si tingerà di rosso”.

Allora ‘Alì (as) chiese:

“O Inviato di Allah, ciò avverrà a difesa della mia Religione?”

L’Inviato di Allah (S) rispose:

“Si, ciò avverrà a difesa della tua Religione”.

Quindi il Profeta (S) continuò:

“O ‘Alì, chiunque ti ucciderà è come se avesse ucciso me, e chiunque ti si opporrà è come se si fosse opposto a me e chiunque ti combatterà è come se avesse combattuto me, poiché ti considero come la mia stessa anima. La tua anima è la mia anima, la tua natura è la mia natura. In verità Allah, l’Altissimo, l’Immenso, ha creato me e te, ed eletto me e te. Ha eletto me per la Profezia e te per l’Imamato. Chiunque nega il tuo Imamato nega la mia Profezia.

“O ‘Alì, tu sei il mio successore, padre dei miei nipoti, marito di mia figlia e Califfo della mia Comunità durante la mia vita e dopo la mia morte. Il tuo ordine è il mio ordine, il tuo divieto è il mio divieto.

“Lo giuro su Colui che mi ha costituito Profeta ed ha fatto di me il più nobile degli uomini: in verità tu sei un Segno di Allah per le Sue creature, il Custode dei Suoi segreti ed il Suo Vicario fra i Suoi servitori”.

Da: ‘Uyunu ‘l-Akhbaru ‘r-Ridà, Vol. 1, pag. 295. ‘Amalì di Saduq, pag. 57. Biharu ‘l-Anwar, Vol. 96, pag. 358. 
Traduzione a cura di Islamshia.org © E’ autorizzata la riproduzione citando la fonte

Una prospettiva islamica sulla famiglia* | Mohammad Ali Shomali

  
Una delle prerogative che contraddistinguono il Centro studi Aurhelio, è quella di cercare le analogie tra la nostra civiltà – intesa nella sua accezione tradizionale e quindi religiosa- e le altre tradizioni che giungono da verità rivelate. In questo caso, il contributo dell’associazione Imam Mahdi, ci fa scoprire come vi sia molta più similitudine tra la nostra concezione della famiglia e quella islamica, che con le stravaganti idee che oggi attraversano l’Occidente moderno. Non è un caso che proprio nelle scuole di Roma, a difendere una sana educazione dei figli ed una corretta concezione della famiglia, dalla propaganda gender e omosessualista, siano proprio i rappresentanti di quelle culture fortemente radicate religiosamente. Ciò vale ovviamente non solo nel caso di famiglie islamiche ma anche cristiane o indù che molto spesso rappresentano un argine ben più solido rispetto al laicismo e al materialismo indifferente di molto genitori italiani. 


  

Secondo il Corano, Dio ha onorato gli esseri umani (17:70) e li ha creati con la potenzialità di agire come Suoi luogotenenti sulla terra (2:30; 38:26). Sia nella Sua creazione che nella Sua legislazione, Dio ha predisposto ogni cosa onde permettere agli esseri umani di prosperare e raggiungere questa posizione. Come altre forme di esseri viventi, gli esseri umani sono stati creati in coppia e non potrebbe essere completi altrimenti (36:36). Ciò è incomparabile con Dio, Colui che non necessita di un partner (72:3; 6:101). Dio dice nel Santo Corano:“Fa parte dei Suoi segni l’aver creato da voi, per voi, delle spose, affinché riposiate presso di loro, e ha stabilito tra voi amore e tenerezza. Ecco davvero dei segni per coloro che riflettono.” (30:21)

“Dio vi ha dato spose della vostra specie, e da loro vi ha dato figli e nipoti e vi ha concesso le cose migliori. Crederanno al falso e disconosceranno la benevolenza di Dio?” (16:72)

Uno dei segni della saggia creazione di Dio è che Egli ha creato per noi spose da noi stessi. Per essere completo un uomo necessita di una donna e viceversa. Anche quando le genti si recano in Paradiso, esse necessitano di essere con le loro spose. Il Corano dice:

“E annuncia a coloro che credono e compiono il bene, che avranno i Giardini in cui scorrono i ruscelli. Ogni volta che sarà loro dato un frutto diranno: “Già ci era stato concesso!”. Ma è qualcosa di simile che verrà loro dato; avranno spose purissime e colà rimarranno in eterno.” (2:25; cfr. Anche 3:15; 4:57; 43:70)

Quando Dio disse ad Adamo di andare in Paradiso, Egli disse:

“…O Adamo, abita il Paradiso, tu e la tua sposa…” (2:35)

E’ interessante che quando Dio avverte Adamo sull’inimicizia di Satana, Egli gli dice che Satana vuole ingannarli e trarli fuori dal Giardino:

“Dicemmo: “O Adamo, in verità quello è un nemico manifesto, per te e per la tua sposa. Bada a che non vi tragga, entrambi, fuori dal Paradiso, ché in tal caso saresti infelice.”(20:117)

Adamo e sua moglie fanno ingresso insieme in Paradiso e anche se dovessero uscirvi lo farebbero insieme. Il Corano dice:

“Poi Iblîs li fece inciampare e scacciare dal luogo in cui si trovavano. E Noi dicemmo: “Andatevene via, nemici gli uni degli altri [L’inimicizia di cui parla il versetto si riferisce a quella sempiterna tra gli uomini e i dèmoni e non già tra l’uomo e la donna come si potrebbe equivocare]. Avrete una dimora sulla terra e ne godrete per un tempo stabilito”. Adamo ricevette parole dal suo Signore e Dio accolse il suo [pentimento]. In verità Egli è Colui Che accetta il pentimento, il Misericordioso. Dicemmo: “Andatevene via tutti [quanti]! Se mai vi giungerà una guida da parte Mia, coloro che la seguiranno non avranno nulla da temere e non saranno afflitti”.” (2:36-38)

E’ interessante che il Corano ci rende edotti che gli angeli che sostengono il Trono Divino e lo circondano, pregano per i credenti ed una delle cose che continuamente chiedono per loro a Dio è di lasciarli entrare in Paradiso insieme con le loro spose:

“Coloro che sostengono il Trono e coloro che lo circondano, glorificano e lodano il loro Signore, credono in Lui e invocano il perdono per i credenti: “Signore, la Tua misericordia e la Tua scienza, si estendono su tutte le cose: perdona a coloro che si pentono e seguono la Tua via, preservali dal castigo della Fornace. Signore! Falli entrare nei Giardini di Eden che hai promesso loro, e a quanti fra i loro padri, le loro spose e i loro discendenti saranno stati virtuosi. Sì, Tu sei l’Eccelso, il Saggio.” (40:7-8)

La formazione della famiglia, in principio formata da un uomo ed una donna, è uno degli elementi fondamentali del disegno di Dio per la vita umana. Egli ci ha benedetto ancor di più dandoci dei bambini. I bambini possono essere ben protetti e cresciuti soltanto nell’atmosfera della famiglia dove vi sia un padre e una madre che si amano reciprocamente e amino i loro bambini, vedendo nei loro figli un dono proveniente da Dio, avvicinandoli ulteriormente uno all’altro.

  
Il matrimonio: un patto sacro

Poiché la famiglia è un aspetto cruciale della creazione divina dell’umanità e un’istituzione sacra, il matrimonio è considerato come un patto sacro tra il marito e la moglie e Dio è il testimone tra loro. Mantenere solidi i legami matrimoniali e familiari è essenziale. In un ben noto detto (hadith), il Profeta Muhammad è riportato aver detto:

“Nell’Islam non è stata edificata nessuna costruzione più amata agli occhi di Dio del matrimonio.” (Bihar al-Anwar, vol. 100, pag. 222)

Pertanto ogni cosa deve essere orientata verso la protezione e promozione della vita familiare. Dall’altro lato, il divorzio è considerato come l’atto permissibile più riprovevole. Il Profeta Muhammad (S) ha detto:

“Non vi è nulla più detestato da Dio di una casa distrutta dalla separazione.” (Al-Kafi, vol. 5, p. 328)

Causare la separazione tra un marito ed una moglie è considerato un peccato maggiore e un tipo di miscredenza (kufr) (2:102).

Il matrimonio non è soltanto una sistemazione finanziaria o fisica per avere relazioni sessuali o vivere insieme. Non si tratta neanche di un mero contratto legale tra un uomo e una donna. Il matrimonio è un patto sacro tra i due e Dio ne è il testimone; un dono divino per gli esseri umani per completarsi reciprocamente e consolarsi gli uni con gli altri.

La violazione di questo sacro patto attraverso adulterio o relazioni omosessuali è proibita e unanimemente rifiutata da tutti i sapienti musulmani. Dato l’alto valore della vita umana, l’Islam vi ripone un’attenzione particolarmente speciale prima del suo inizio e che continua anche dopo la sua fine con la morte. L’unica via appropriata e legittima per avere figli è attraverso il matrimonio. In altre parole, un uomo e una donna possono avere un figlio soltanto quando essi apprezzano il valore della vita umana e si impegnano quindi ad assumersi pienamente la responsabilità di crescere un bambino nell’istituzione sacra della famiglia. Appare quindi immorale l’uso moderno della biotecnologia scavalcando il matrimonio e riproducendo esseri umani artificialmente e al di fuori del contesto della famiglia. Ovviamente una coppia sposata può utilizzare tecniche biomediche legittime per la genitorialità. Il Corano dice:

“Egli è Colui Che dall’acqua, ha creato una specie umana e la ha resa consanguinea ed affine. Il tuo Signore è potente.” (25:54)

Il matrimonio costituisce quindi un’unità sacra sulla quale dobbiamo costruire una società, e deve essere molto solida. Per stabilire e rafforzare questa unità, Dio ha osservato certi aspetti nella Sua creazione ed ha osservato altri aspetti nella Sua legislazione. Si tratta di due realtà in armonia reciproca, ma qui possiamo fare riferimento soltanto ad alcuni aspetti della Sua creazione.

Il matrimonio secondo la creazione divina

Nella Sua creazione, Dio ci ha reso desiderosi il sesso opposto, vale a dire che all’uomo ha infuso il desiderio di una donna e alla donna di un uomo, e così a vari livelli. Alcune persone possono forse sperimentarlo soltanto al livello più basso, quello sessuale. Ma il desiderio di un uomo per una donna o viceversa non deve essere animato soltanto dalla concupiscenza, perché questo essere sperimentato a livelli più profondi, prima psicologicamente e poi spiritualmente.

Coloro che andranno in Paradiso avranno ancora bisogno di avere un coniuge non perché vorranno avere mere relazioni sessuali ma perché troveranno completa tranquillità e conforto nel rapporto generale con lui. Troviamo che il nostro elemento mancante, l’unica cosa che può farci sentire completi, è una donna per un uomo e un uomo per una donna. Dio ci ha creati quindi in modo che possediamo questo desiderio profondo di un coniuge e la sua natura in alcuni aspetti simile e in altri differente rende perfetto l’incontro.

Questo desiderio porta un uomo ed una donna ad unirsi nonostante il fatto che la prima scelta potrebbe essere quella di rimanere liberi e non assumersi impegni e responsabilità. Dio ci ha reso però così bisognosi di questa unione al punto di darci la forza di sopportare ogni tipo di difficoltà e ad intraprendere molteplici responsabilità nel cercare e preservare il nostro coniuge. Ovviamente le persone più compassionevoli e spirituali non trovano particolarmente difficile “ospitare” un’altra persona nella loro sfera e invece di pensare soltanto al loro ego, fanno ogni cosa per il bene e il miglioramento dell’estensione de proprio sé, cioè la famiglia. Ma per coloro che sono individualisti ed egoisti, il matrimonio è una grande sfida. Essendo abituati a compiere ogni cosa come vogliono e volendo rimanere liberi da ogni impegno, è per essi difficile trovarsi in qualche modo limitati e con responsabilità. In ogni caso il desiderio sessuale, psicologico e spirituale conduce le persone di sesso opposto le une verso le altre.

Non solo gli esseri umani nutrono un desiderio verso la persona di sesso opposto, ma nella Sua Saggezza, Dio ha creato gli uomini e le donne con differenti personalità. Gli uomini e le donne condividono molte cose e quindi sono idonei l’uno con l’altro. Se un uomo non condivide nulla con una donna essi non potrebbero allora essere buoni coniugi l’uno per l’altro; ma allo stesso tempo la cosa bella è che vi sono alcune differenze tra loro, perché se una persona fosse esattamente come noi, perché ne avremmo bisogno e come potrebbe donarci conforto o completarci? Abbiamo bisogno di qualcuno simile a noi in alcuni aspetti ma tuttavia differente in altri.

Quindi il carattere di un uomo è differente da quello di una donna, ma non a tal punto da rendere impossibile una comprensione reciproca. E’ possibile comprendersi reciprocamente perché abbiamo molti aspetti in comune ma abbiamo bisogno anche di comprendere e apprezzare le differenze che abbiamo naturalmente. Se un uomo desidera che sua moglie pensi e si comporti esattamente come lui, o se una donna vuole che suo marito pensi e si comporti esattamente come lei, mostrano una mancanza di comprensione. Ciò che è importante e cruciale per un marito e una moglie è sforzarsi per comprendere e apprezzare queste differenze e operare congiuntamente per utilizzarle a vantaggio della loro famiglia e società.

Il Corano richiede ai membri della famiglia di avere amore e misericordia l’uno verso l’altro. Per esempio leggiamo:

“Comportatevi verso di loro convenientemente.”(4:19)

“Il tuo Signore ha decretato di non adorare altri che Lui e di trattare bene i vostri genitori. Se uno di loro, o entrambi, dovessero invecchiare presso di te, non dir loro “uff!” e non li rimproverare; ma parla loro con rispetto, e inclina con bontà, verso di loro, l’ala della tenerezza; e di’: “O Signore, sii misericordioso nei loro confronti, come essi lo sono stati nei miei, allevandomi quando ero piccolo” (17:23-24)

“[e mi ha imposto]… la bontà verso colei che mi ha generato.” (19:31)

Il Profeta (S) ha detto:

“Guardare il proprio coniuge con affetto e gentilezza è un atto di adorazione.” (Ibid, Vol. 71, pp. 80-84)

“Dio è compiaciuto quando una persona compiace i suoi genitori, e Dio è adirato quando una persona causa la loro ira.” (Ibid, Vol. 74, p. 151)

“Il Paradiso risiede sotto i piedi delle madri.” (Nuri, Mustadrak Wasa’il al-Shi‘ah, Vol. 15. p. 180; Muttaqi Hindi, Kanz al-‘Ummal, Vol. 16, p. 461)
* Articolo apparso sul quotidiano “Il Foglio” con il titolo “La Famiglia e il Profeta” il 19 Marzo 2014.
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Comprendere l’Islam | La Wilayat ul-Faqih, una introduzione essenziale per la comprensione dell’obbedienza al comando divino

  
 Introduzione

La legge, il cui obbiettivo è assicurare i bisogni materiali e spirituali della gente, deve essere eseguita da un organo di governo. L’insieme dei tre poteri, legislativo, esecutivo, giudiziario, forma un organo compatto e coordinato dipendente da un centro di potere, garante dell’unita della società e artefice della coordinazione delle varie forze.

Nella teoria della Wilayat ul-Faqih a capo della piramide di potere si stabilisce chi possiede specifici attributi. Il nostro scopo è presentare in modo semplice e, allo stesso tempo, esauriente questo importante argomento.

Governo e Guida nel periodo dell’Occultamento

Considerando la necessità dell’esistenza di un governo (tale principio è dimostrabile) e le qualità che deve possedere colui che governa, si può concludere immediatamente che a capo della piramide di potere deve stabilirsi un Ma´sum {letteralmente significa immune dal peccato e dall’errore; qui intendiamo indicare con tale termine o il sommo Profeta Muhammad oppure uno dei dodici infallibili Imam}.

Questo stato di fatti non è però sempre possibile. Basta considerare che anche nel periodo in cui l’Imam (as) è presente, egli può amministrare solamente il governo del posto in cui si trova, incaricando altrove i suoi governatori. Sorge quindi spontaneamente la seguente domanda: visto che il dovere del capo del governo islamico è la coordinazione delle varie forze e dei vari istituti – al fine di eseguire la legge divina ed instaurare un governo basato su determinati principi e valori divini – in assenza del Ma´sum (as), a quali condizioni deve sottostare il suo sostituto al fine di svolgere, nel migliore dei modi, questo importante compito. Le condizioni richieste sono tre.

Prima condizione: Sapienza

In generale, ogni preposto al governo, al fine di non commettere trasgressioni, deve conoscere perfettamente le leggi che ha il dovere di eseguire. Di conseguenza anche il capo del governo islamico deve conoscere perfettamente l’Islam, al fine di eseguire correttamente le norme divine. È necessario inoltre che tale conoscenza sia superiore a quella di ogni altro individuo della società. In una tradizione islamica leggiamo infatti che la società nella quale esistono una o più persone più sapienti e più degne di chi è a capo della piramide di potere, è destinata al declino.

Seconda condizione: Timor di Dio

Colui che ha il dovere di guidare la gente verso la rettitudine e la purezza deve ovviamente essere la persona più timorata della società. In tal modo, risulterà immune dalle tentazioni e libero dal desiderio e dalla passione, e potrà svolgere, nel migliore dei modi, il proprio lavoro. Diversamente, risulterà soggetto alla passione e sacrificherà i valori e gli interessi dell’Islam e dei musulmani per preservare la propria carica. A tal proposito esiste un hadith del sommo Profeta (S) che considera il timor di Dio una delle tre necessarie condizioni di idoneità per il capo del governo islamico.

In un altro hadith, leggiamo che il santo Imam Husayn (as), rivolgendosi alla gente di Kufah, a proposito della questione della guida della società, scrive: “Solo chi fonda il proprio governo sul Santo Corano, istituisce l’equità, è vincolato alla Religione del Vero e dedica completamente se stesso alla via di Allah, è una vera guida”.

Terza condizione: Capacità

La terza condizione consiste nella capacità di dirigere, nel migliore dei modi, la società. Il capo del governo islamico deve essere più abile di ogni altro individuo della società nell’amministrarne gli affari. La condizione ideale è quella nella quale il capo del governo islamico è superiore in ogni campo, in ogni materia (economica, militare ecc.) ad ogni altro individuo della società {tale condizione, se non nel Ma´sum (as), è però difficilmente realizzabile}.

Se ciò non dovesse essere possibile, il dovere del capo del governo islamico è la coordinazione dei tre poteri (esecutivo, giudiziario, legislativo) e la direzione adeguata dei preposti agli affari di livello superiore. Nello svolgere tale compito deve essere inoltre più abile e più capace di ogni altro individuo della società. Il concetto ora espresso è confermato dal sermone n. 173 del Nahj ul-Balaghah, raccolta di sermoni e sentenze dell’Imam ‘Ali (as).

Prova giuridica della legittimità della Wilayat ul-Faqih

Finora la legittimità del governo del Walí Faqíh (la persona che possiede le tre condizioni citate), è stata dimostrata con una argomentazione di carattere logico e generale, comprendibile da chiunque. Dimostriamo ora tale legittimità con un’argomentazione di carattere giuridico imamita.

Il concetto fondamentale, sul quale si basa tale argomentazione, è che Iddio ha predisposto il governo per il nobile Profeta Muhammad (S) e i dodici infallibili Imam (as). È però ovvio che nel periodo dell’occultamento dell’ultimo Imam (aj) i comandamenti divini devono essere eseguiti e rispettati, e, in ogni caso, il bisogno dell’esistenza di un governo permane. Qualcuno deve quindi sostituire il Ma´sum (as) e assumere questa sacra funzione.

La persona più idonea a ricoprire questa carica è, secondo il diritto imamita, colui che più si avvicina al Ma´sum. Solamente in tal modo Dio, il Re dei Mondi, risulterà infatti compiaciuto. Questa è la prova giuridica della legittimità del governo del Walí Faqih. Per comprendere meglio quanto abbiamo ora detto consideriamo una questione giuridica analoga a quella ora esposta.

Viene donato un campo agricolo al fine di acquistare, con il denaro derivante dalla vendita del raccolto, foraggio per i cammelli delle carovane dirette alla Mecca per l’Hajj. Sorge quindi la seguente domanda: come bisogna spendere il denaro derivante dalla vendita del raccolto del terreno donato, ora che i viaggi non si svolgono più col cammello?

In tali casi gli esperti di diritto imamita dicono che tale denaro deve essere destinato all’uso più vicino alla ragione della donazione, cioè che venga speso in modo tale che si dica: “Se il donatore fosse stato vivo avrebbe fatto lo stesso”.

Venga ad esempio utilizzato per l’acquisto del carburante necessario ai mezzi che trasportano i pellegrini alla Mecca. Il caso citato è un esempio di una norma giuridica generale: nel caso di una donazione, se è impossibile utilizzare il bene per lo specifico uso per il quale è stato donato, lo si deve utilizzare per l’uso più vicino a quello per il quale è stata fatta la donazione.

Le Tradizioni sulla Wilayat ul-Faqih

Esaminiamo ora alcuni ahadith attestanti la legittimità della Wilayat ul-Faqih. Uno di questi è attribuito al dodicesimo Imam (aj), e consiste nella risposta a una lettera di Muhammad Ibn Uthmàn: “Riguardo agli eventi imprevisti, rivolgetevi ai narratori delle nostre tradizioni: loro sono la mia prova su di voi, e io la prova di Dio su di loro”.

In questa tradizione, i narratori degli hadith dei nobili Imam (as), conoscitori della legge islamica imamita, sono stati presentati a titolo di sostituti del dodicesimo Imam (aj).

Un altro hadith, attribuito all’Imam Husayn (as), è rivolto ai sapienti dell’epoca e sottolinea il loro importante e sensibile ruolo nelle questioni sociali e nel destino dell’Islam e dei musulmani: “Il corso degli eventi e le norme divine sono nelle mani dei sapienti, depositari di ciò che Dio ha reso lecito e di ciò che ha proibito”.

Anche questo hadith presenta i sapienti come i preposti alla responsabilità di governo.

L’ultima tradizione che citiamo è del nobile Imam Sàdiq (as): “Accettate come arbitro chiunque di voi sia narratore dei nostri hadith, rispetti ciò che abbiamo proibito e ciò che abbiamo reso lecito, sia perspicace e conosca le nostre norme. In verità, io l’ho disposto vostro capo. Ebbene, ogni volta che dà un ordine e questo viene rifiutato, è stato trascurato il comando di Dio e siamo stati rifiutati, e chi ci rifiuta, rifiuta Dio, e rifiutare Dio equivale ad associargli pari”.

Dell’illegittimità degli altri governi

I musulmani ubbidienti al comando divino, si subordinano a un governo – mettendosi con tutte le loro forze al suo servizio – solo a condizione che lo riconoscano fondato sulle norme divine. Da quanto esposto in precedenza, risulta quindi chiaro che essi si sottomettono solo ed esclusivamente al governo del Walí Faqih, respingendo ogni altro governo: l’ubbidienza e la subordinazione a un governo non basato sulle norme divine li spingerebbe a disubbidire a Dio. A tal proposito il Principe dei Credenti ‘Ali (as) disse: “Non bisogna ubbidire a nessuna creatura quando ciò porta alla disubbidienza del Creatore”.

Concludiamo quindi che i credenti devoti si sottomettono solo a un governo legittimo, che non è altro che il governo del Walí Faqih, l’unico in grado di assicurare la corretta esecuzione delle norme divine nella società islamica.
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Karbala, di Roberto Ruhollah Arcadi

  

Proponiamo un articolo dell’amico Arcadi che approfondisce il significato della tensione religiosa ed etica del mondo sciita, nella specifica occasione dell’anniversario del martirio dell’Imam Husayn (as). Riteniamo sicuramente utile la lettura per chi, a seguito di una certa interpretazione esageratamente umanitarista, ritiene di doversi rifugiare nella religione – come se fosse una sorta di custodia per un sonnacchioso vivere al riparo da sacrifici e rinunce. 

Quel che ha sempre stupito gli osservatori esterni a proposito delle commemorazioni dei luttuosi eventi di Karbala, è il fatto che esse siano invariabilmente contraddistinte da una tensione spirituale, etica, eroica, e persino emotiva che nulla sembrerebbe a prima vista poter avere a che vedere con una vicenda la quale, da un punto di vista meramente storico, resterebbe inevitabilmente sepolta nel più lontano passato. Superstizione, fanatismo, oscurantismo, e via dicendo: queste sono le solite frasi fatte che vien sempre voglia di ripetere da tutti coloro che, del tutto incapaci di cogliere il senso intimo, eppure palese, di questo evento e di questi riti la cui tensione anche soltanto emotiva veramente sconvolgente ed affatto incomprensibile per un profano, non sanno fare di meglio che ricorrere ai più vieti luoghi comuni del secolarismo progressista e modernista, assolutamente insignificanti, ma dal sicuro impatto emotivo su chi sia a ciò predisposto, ed oltre a ciò, in sovrappiù, anche a certi paragoni equivoci, spuri, se non addirittura oltraggiosi, con talune torbide fenomenologie della decadenza occidentale.

Ma qual’è allora la spiegazione di uno spettacolo tanto sconvolgente per una mentalità mondana? Com’è che milioni e milioni di fedeli di tutto il mondo islamico si riuniscono per celebrare all’unisono, con i toni altamente drammatici di una partecipazione e di una presenza reale, oseremo dire persino tangibile, quella che all’occhio miope, di un osservatore laico potrebbe non sembrare null’altro che una sanguinosa disfatta lontana nel tempo, più da dimenticare che da celebrare?

Quella che ci sembra essere la nota distintiva indiscutibile di questa partecipazione, non soltanto per un musulmano sciita, ma anche per un osservatore estraneo, è invero, come si è già accennato, una presenza reale: la presenza reale e perenne dell’Imam Husayn (as) e dei seguaci che ne condivisero il sacrificio nella pianura di Karbala, al cospetto delle moltitudini di fedeli che ancor oggi nel celebrano il martirio con un fervore indomito, non attenuato dal trascorrere dei secoli. Questa presenza è un elemento decisivo di spiegazione per chi, alla ricerca di una ragione sufficiente di tutto ciò, non si accontenti delle frasi fatte, dei soliti luoghi comuni, o di argomentazioni pseudoscientifiche, o di termini di paragone inaccettabili; giacché, al di là di ogni malafede e incomprensione da parte di chi non possa e non voglia comprendere, quel che abbiamo al nostro cospetto in occasione di questo anniversario d’Ashura sempre ripetuto con pur sempre commovente dedizione ed ardore, è lo spettacolo di una comunità di credenti perennemente fecondata dal sangue dei martiri, che esso cementa, fortifica, edifica, estendendola nel mondo ed elevandola verso Dio, nella conformità della Sua Legge, imprescindibile sì, ed eterna, ma pur sempre in procinto di essere disattesa dal torpore dei deboli e degli ignavi e dalla malizia degli increduli e degli ipocriti.

Nulla pertanto ch’abbia alcunché a che vedere con gli empiti emozionali e subrazionali di tutta una fenomenologia o settaria e pseudoreligiosa, o laica e materialista, particolarmente diffusa nell’Occidente contemporaneo, del tutto incapace di sottrarsi ai suoi idoli ributtanti, e vittima predestinata di una forza disgregatrice subumana la cui ragione sufficiente va ricercata non in alto, ma in basso, da dove essa procede e dove essa riconduce. La presenza reale e propiziatrice dell’Imam Husayn (A) nella prossimità divina è invece quel che consente ai credenti la partecipazione santificante al suo stesso martirio, al suo sacrificio rigeneratore, giacché, come ci dice il Sacro Corano, “Di coloro che sono caduti sulla Via di Dio, non dite che sono morti, perché essi invece sono vivi, ma voi non ve ne avvedete” (II, 154).

L’Imam Husayn (A) d’altra parte, vivo nel cospetto di quel Dio Unico di cui egli è un Waly, uno degli intimi, degli approssimati, in virtù della dignità e della funzione che ci viene dato di ravvisare individuando la ragione sufficiente ed i tratti peculiari dell’Ashura, assurge al rango di archetipo della figura del martire, carattere che gli viene riconosciuto dalla tradizione sciita con l’appellativo di “Signore dei Martiri” (Seyyed al-Shuhada) comunemente attribuitogli. Con ciò nulla si vuole togliere, è ovvio, al sacrificio di tutti gli altri Intimi di Dio (giacché tutti gli Imam successori del Profeta (S), tranne il XII°, vennero martirizzati), e di tutti gli altri credenti a cui sia concesso il privilegio di seguirli su questa via. Solo che il martirio, unico nella sua essenza, è individuato dalle circostanze obiettive e soggettive che lo inverano nella realtà effettuale e della concretezza storica, e delle dimore paradisiache di luce e di gloria.

Ora, da un punto di vista soggettivo, quel che lo determina e qualifica è indubbiamente il rango spirituale della persona del martire. Dal che risulta palese l’immenso valore e l’incomparabilità con le nostre misure ristrette, del sacrificio di tutti gli intimi di Dio che da Alì (as) al XII° Imam dimostrarono, a prezzo della propria vita, la loro dedizione a quella Walayat muhammadica di cui essi erano, e sono, i garanti e i continuatori. E’ certo più gradito a Dio ciò che ha maggior valore perché Gli è prossimo e più risplende della Sua Luce, ed è così che il sacrificio del Suo Waly assume un valore eminente al Suo cospetto, ed incommensurabile per noi. Ma d’altro canto, è pur vero che le circostanze obiettive del martirio di Husayn (A) lo rendono unico ed incomparabile. Crediamo che la cosa sia palese per chiunque abbia un minimo di conoscenza di quelle vicende che qui oggi, da noi e tra noi, vengono commemorate. Giacché, quanto più esse sono gravi e tremende, e persino infamanti per l’Imam e la sua gente, tanto più risalta per contrasto il fulgore di quella luce che si tentò allora, così come si tenta tuttavia, d’offuscare, e che si configura invece come il termine finale di questo tentativo empio, assurdo e vano, ma a suo modo provvidenziale, di capovolgere la natura stessa delle cose: lo splendore della gloria divina, e la luce dell’Islam, del suo Profeta (S), dei suoi Imam (A), e di tutti i credenti, non solo Sciiti, che ne siano in qualche misura partecipi.

Lo stesso orrore suscitato da questa immane tragedia, ivi inclusi i fatti che precedettero e seguirono l’uccisione dell’Imam (A) ed il quasi completo annientamento della discendenza del Profeta (S), l’usurpazione, le fellonie, le crudeltà, l’oltraggio ed il ludibrio non risparmiato ai superstiti ed al corpo stesso di Husayn (as) dagli scherani di un beone figlio di un fedifrago, tutto questo non fa in definitiva che dare maggiore lustro alla gloria dei martiri nella prossimità divina, ed esaltare ancor di più la purezza luminosa e perenne dell’Islam, a dispetto di tutti gli assalti interni ed esterni, di tutti i tradimenti, di tutte le prevaricazioni, di tutte le distorsioni, ed innanzitutto, delle umane debolezze e dei peccati degli stessi credenti. Tutto questo è destinato a perdurare sino all’avvento del Mahdi Atteso (AJ), che colmerà la terra di giustizia e d’armonia. Ma Dio sa pur sempre, nella Sua Sapienza e Potenza Infinite, volgere al bene l’opposizione tra bene e male, contro tutte le apparenze ingannatrici di questo nostro mondo.

Nell’aurea catena che va da Dio al Profeta (S), e da questi a Fatima (A) e agli altri 12 Purissimi, la stazione di Husayn (A) è dunque quella del martirio, che è pertanto il singolo carattere la cui forma compendia in sé, così come avviene per gli altri Imam, il riflesso della luce muhammadica che ne costituisce l’essenza intima. L’eroismo e il martirio sono dunque la nota dominante della sua natura propria, così come la gnosi in quanto porta che conduce ai tesori della conoscenza profetica lo è per Alì (A), la mitezza contemplativa dei puri di cuore per Hassan (A), il fiore fulgente della bellezza spirituale per Fatima (A), e la vittoria come termine finale di ogni jihad, di ogni sforzo, atto e carattere della Via di Dio, per l’Imam Mahdi (AJ). Il martirio di Husayn (A) va pertanto visto come aureo anello di questa mistica catena che procede da Dio e dal Profeta (S), da cui esso trae la sua dignità eminente, per terminare nell’Imam Occulto, nel Mahdi Atteso (AJ), nella cui vittoria finale essa culminerà. Ed è appunto su quest’ultimo legame che desideriamo brevemente soffermarci.

A nostro avviso, il martirio di Husayn (A) ha senso solo e soltanto in rapporto al trionfo finale dell’Islam, che verrà assicurato da Dio tramite l’Imam Mahdi (AJ). Sicché esso diviene a questa stregua premessa imprescindibile e garanzia preziosa di sicura vittoria. Ma questa stessa vittoria ha d’altro conto due aspetti, distinti sì, ma complementari ed inscindibili. Da un lato essa è la vittoria del singolo credente su sé stesso, sulle sue pulsioni inferiori, al termine della Via che lo conduce dall’illusione all’Essere, al Signore dei Mondi, che ha voluto effondere la Sua Grazia, le Sue Benedizioni sulla Comunità dei Credenti e sull’umanità intera, per il tramite del Profeta (S) e degli Imam (A), di Muhammad (S) e della sua Discendenza. Il martirio di Husayn (as) rappresenta a questa stregua l’archetipo stesso del Grande e del Piccolo Jihad, dello sforzo che riconduce l’uomo a Dio, e sotto questo riguardo esso è luogo privilegiato d’effusione di grazia e d’ausilio per tutti coloro che procedono sulla Sua Via. Questa è la sua funzione diretta, verticale, d’ordine squisitamente metafisico quanto al fine, ma necessariamente concreta, tangibile, quanto all’inizio del procedere.

Ma d’altro canto, questa ascesa personale al godimento dei frutti paradisiaci ed alla visione del Volto Divino, ha un necessario riscontro d’ordine storico e collettivo. La tragedia di Karbala ha come necessario corrispettivo storico la vittoria finale dell’Islam sulla miscredenza, che verrà assicurata dall’avvento dell’Imam Mahdi (AJ). Giacché la prossimità divina è la destinazione finale non soltanto del singolo, ma del mondo intero. E’ naturale che così sia. E’ sempre stato, e sempre sarà così, ma noi non ce ne avvediamo, ingannati dalle apparenze sensibili: il bene avrà ragione del male, l’essere dell’illusione, la verità dell’errore, perché così è e deve essere. Il martirio di Husayn (A) è pertanto la porta che si apre sulle due vie della salvezza e della vittoria, che in realtà sono un’unica Via, quella che conduce a Dio tramite il Profeta (S). La prossimità spirituale al Signore dei Martiri è pertanto la radice della prossimità a Dio e a Muhammad (S), che attuandosi col cuore, si invera inoltre nei dettagli della vita quotidiana sia personale che collettiva. 

  
Il nostro Jihad dunque, che è orientato verso Dio, deve orientarsi anche escatologicamente, nel verso della vittoria finale della Sua Legge nel nostro stesso mondo. E’ stato dunque questo l’insegnamento dell’Imam Khomeyni: non più solo lutto e pianto per le vittime innocenti dell’empietà, ma lotta per la vittoria, lotta contro le nostre imperfezioni e i nostri peccati che è nel contempo sforzo per il trionfo della giustizia sulla terra, senza nessuna separazione tra interiorità ed esteriorità, tra la sfera personale e quella politica e sociale, a dispetto di tutti gli orrori di una miscredenza apparentemente vincente. E’ questo il compito a cui noi tutti siamo chiamati. E’ questo il mondo in cui ciascuno di noi, nonostante tutti i suoi difetti e tutte le sue umane debolezze, sempre conformandosi all’Islam e sempre confidando nella Misericordia Divina, potrà riflettere in sé una scintilla della luce di grazia e gloria che Dio ha voluto effondere sul Suo martire prediletto Husayn (A), che qui noi oggi piangiamo e celebriamo.

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L’ISLAM E’ GIUSTO, NON EGUALITARIO | Shahid Murteza Mutahhari

Nel quadro delle riflessioni sulle religioni, riteniamo opportuno offrire un contributo dello Shahid Murteza Mutahhari circa la visione islamica come argine alle aberrazioni sorte con la rivoluzione francese.
 
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 “La società islamica senza classi signfiica una società priva di discriminazioni, di povertà, di tirannia, di ingiustizia e di disuguaglianze, non una società con una mancanza di differenze che porta con sé tirannia e ingiustizia. Vi è una profonda differenza tra la discriminazione e la difformità, perché nell’ordine naturale del mondo esistono la varietà e la differenziazione, grazie alle quali è possibile che il mondo sia bello, assortito e sviluppato e reso alla perfezione: ciò non corrisponde a una discriminazione.
 
La città virtuosa islamica è una città antidiscriminatoria, non omologatoria. La società islamica è una società di uguaglianze, di reciprocità e di fratellanza, ma non è paritaria in negativo, bensì in positivo. Essere paritari in negativo significa non considerare i meriti naturali delle persone e privarli dei loro diritti acquisiti pur di raggiungere un ideale di uguaglianza. Essere paritari in positivo, invece, significa creare pari condizioni per tutti, garantendo l’inviolabilità dei diritti acquisiti da ogni individuo; in caso contrario, si tratterebbe di una forma di coercizione.
 
La parità in negativo è simile al senso dell’uguglianza che traspare da questa storia: in una comunità di montagna viveva un individuo prepotente che ospitava i viandanti che si trovavano a passare da quelle parti. Per riposare o trascorrere la notte, l’ospite veniva accompagnato dalla servitù del crudele signore fino a un letto, e veniva invitato a sdraiarsi. Se per caso la lunghezza del letto corrispondeva alle dimensioni dell’ospite, i servi gli consentivano di dormire, altrimenti al forestiero veniva riservato un triste destino. Infatti, se era più lungo del letto, egli veniva accorciato o dalla parte della testa o dei piedi, in modo da equipararlo al letto. In caso contrario, se l’ospite era più corto, i servi lo tiravano per allungarlo e renderlo della stessa misura del letto. Si può facilmente intuire la tragica fine del nostro ospite.
 
Invece la parità in positivo si può paragonare all’imparzialità di un maestro retto che guarda in maniera equa i suoi allievi. Se le loro risposte alle sue domande fosse eguali tra loro, egli darà a tutti lo stesso voto; ma nel caso in cui le risposte fossero diverse, egli darà a ciascuno un voto diverso a seconda del merito e delle risposte.”
 
Tratto da: Shahid Murteza Mutahhari, “La visione unitaria del mondo” (Semar Edizioni), pag. 48-49.
 
Contributo offerto dall’Associazione Islamica Imam Mahdi

Stati Uniti, Israele, Wahabiti, Takfiri: nemici principali e secondari

Dal discorso tenuto il 4 Giugno scorso, in occasione del XXV° anniversario della scomparsa dell’Imam Khomeyni (ra), dalla Guida della Rivoluzione Islamica Imam Khamenei.

Grand_Ayatollah_Ali_Khamenei,

Cari fratelli e sorelle, la sfida interna per il nostro popolo è il rischio di ignorare, dimenticare e perdere lo spirito e orientamento del nostro nobile Imam [Khomeyni] (ra). Questo è il più grande pericolo. La sfida interna è quella di commettere un errore nell’identificare i nostri nemici e amici, confondere il fronte dei nemici e quello degli amici al punto di non sapere chi siano gli uni e gli altri.

Un altro errore è quello di fallire nel riconoscere i nostri nemici principali e secondari. Questo è un altro pericolo. Voi, cari fratelli e sorelle, e tutto il popolo dell’Iran, dovete notare che, delle volte, qualcuno mostra ostilità nei vostri confronti. Ma se prestate accuratamente attenzione, vedrete che la sua ostilità non è spontanea. Dipende da un altro fattore e da un’altra persona. Dovete identificare il nemico principale. Altrimenti, se si affronta il nemico secondario, la nostra energia diminuirà e il risultato ottenuto non sarà quello desiderato.

Oggi alcune persone in differenti parti del mondo islamico – che vanno sotto il nome di gruppi Takfiri, Wahabiti e Salafiti – compiono atti malvagi e ignobili contro l’Iran, i musulmani sciiti e l’Islam Sciita. Ma tutti devono sapere che costoro non sono i nemici principali. Essi mostrano odio e commettono stupidaggini, ma il nemico principale è chi li aizza e finanzia, chi – quando questi gruppi perdono l’impulso – li incoraggia con diversi mezzi.

Il nemico principale è colui che semina il seme della divisione e della discordia tra questi gruppi ignoranti e sciocchi e il popolo oppresso dell’Iran. Queste misure sono state intraprese dalle mani occulte dei servizi segreti. E’ per questo che noi abbiamo ripetutamente detto che non consideriamo questi gruppi stolti – che affrontano la Repubblica Islamica in nome del Salafismo, del Takfirismo e dell’Islam – come il nostro nemico principale.

Noi vi consideriamo ingannati e vi abbiamo detto: “Se alzerai la mano contro di me per uccidermi, io non l’alzerò su di te: io temo Allah, il Signore dei mondi.” (Sacro Corano, 5: 28). Se vi sbagliate e siete pronti ad uccidere i vostri fratelli musulmani, noi non vi riteniamo così importanti da fare altrettanto.

Ovviamente ci difendiamo. Chiunque ci attacca affronterà il nostro pugno fermo. Questo è naturale, ma crediamo che queste persone non siano i nostri nemici principali. Sono stati ingannati. Il nemico principale è colui che agisce dietro le quinte. Il nemico principale è la mano visibile che esce dalla manica dei servizi segreti, che trascina i musulmani e li mette gli uni contro gli altri.

Fonte: http://www.islamshia.org/