Alcol e Marijuana | La mattanza scolastica 


(Reuters Health) – Alcol e marijuana “rovinano” le medie scolastiche ed universitarie, senza fare differenze tra “secchioni” e studenti meno brillanti. A rivelarlo è uno studio australiano-statunitense condotto tra studenti del college. L’abuso di sostanze è stato a lungo correlato a scarsi risultati, voti più bassi e difficoltà a trovare e mantenere buoni lavori. Questo nuovo studio esamina più da vicino le medie dei voti degli studenti USA che iniziano il college con un analogo potenziale accademico, ma fanno uso di diversi quantitativi di marijuana e alcol.La premessa

Rispetto ai giovani che si astengono da queste sostanze, quelli che bevono molto ma non fumano tanta marijuana tendono a ottenere voti più bassi nel primo semestre del college, ma riescono ad alzare la media in seguito. Chi invece fa un grande uso sia di marijuana che di alcool continua a prendere voti bassi per tutto l’anno. “Siamo rimasti sorpresi dal fatto che gli studenti che consumavano grandi quantità di alcool e pochissima marijuana non avessero un calo consistente nella media dei voti”, ha affermato l’autore principale dello studio Shashwath Meda, dell’Olin Neuropsychiary Research Center e dell’Hartford Hospital in Connecticut.

“Chi ha moderato l’abuso di sostanze durante il periodo di studio è stato capace di riprendersi e ottenere migliori prestazioni a livello accademico”. Sia l’alcool che la marijuana possono compromettere memoria, attenzione, funzione esecutiva e capacità di individuare differenze visive e spaziali tra gli oggetti”. Ciò rende gli studenti meno efficienti nello studio e nel memorizzare le informazioni in classe”, hanno scritto i ricercatori su PLoS ONE.

Lo studio

Il team ha esaminato i dati di sondaggi mensili sull’uso di sostanze e alcool completati da 1.142 studenti in quattro semestri a partire dal primo anno di università. I questionari chiedevano per quanti giorni nel mese precedente i ragazzi avessero fumato marijuana o si fossero ubriacati e quanti drink avessero consumato ogni volta che avevano bevuto.

Gli studenti sono stati divisi in tre gruppi: quelli che consumavano poco alcool o facevano uno scarso uso di marijuana, quelli che bevevano molto, ma non fumavano tanti spinelli e i grandi consumatori di entrambe le sostanze. I ricercatori hanno raccolto dati anche sulle medie dei partecipanti rivolgendosi ai funzionari di college e università e basandosi sui risultati degli esami di attitudine scolastica (SAT) per l’ammissione al college.


Le conclusioni

“I tre gruppi non presentavano differenze nei punteggi ottenuti nei SAT all’inizio del college”, ha dichiarato Wayne Hall, del Center for Youth Substance Abuse Research della University of Queensland in Australia. Per il primo semestre, il gruppo “più sobrio” aveva una media di 3,1, mentre quello più attivo nel bere presentava una media di 3,03, una differenza statisticamente significativa, anche se entrambi si avvicinano al grado B. Non tutti i college e le università usano lo stesso sistema di valutazione.

I grandi bevitori e fumatori di marijuana sono rimasti più indietro, con una media di 2,66, che potrebbe rappresentare un B- o un C+ nel sistema scolastico statunitense. Gli studenti che hanno ridotto la marijuana sono migliorati con il tempo rispetto ai giovani rimasti grandi consumatori di alcool e marijuana per tutto il periodo di studio.

“I nuovi risultati chiariscono i reali rischi accademici per gli studenti del college provocati dall’uso combinato di alcool e marijuana ad alti livelli”, dice Mark Olfson, ricercatore in psichiatria presso la Columbia University di New York non coinvolto nello studio. “I genitori dovrebbero essere incoraggiati a parlare apertamente di alcool e marijuana con i loro ragazzi prima che vadano al college”.

N&P

Fonte: PLoS ONE 2017

Fa’afafine, dallo spettacolo si ritirano le classi prenotate. E un insegnate del Rosmini scrive ai genitori: “A scuola rischio omosessualismo”

Gli attivisti omosessualisti schiumano di rabbia e i media si accodano al sostegno dell’ideologia di   genere. Vi sono ancora forze isolate, una insegnante e un  consigliere provinciale, che riescono a bloccare la diffusione del venefico virus. Non lasciamoli soli. La battaglia è appena iniziataCentro Studi Aurhelio 

Per Ugo Rossi tutto sotto controllo. “Ma sono temi delicati, sullo spettacolo sarebbe stato giusto dare informazioni aggiuntive”. E sull’insegnante: “Un po’ sopra le righe”


TRENTO. Lo spettacolo Fa’afafine che parla di un bambino che non si sente né maschietto né femminuccia dev’essere boicottato, le classi di studenti invitate al Santa Chiara per la messa in scena devono disertare. E a scuola l’educazione sessuale non si faccia, “perché è un pericolo, può portare frutti amari: la pornografia, la pedofilia, l’ideologia omosessualista, l’ipersessualizzazione dell’infanzia e dell’intera società”. 

Queste non sono anatemi inascoltati lanciati da un prete tradizionalista, non sono sermoni incandescenti di qualche mullah che predica in moschea. Questa è la realtà. Siamo a Trento, anno 2017. E succede veramente, ma per Ugo Rossi, governatore e assessore all’Istruzione, va tutto bene: “Tutto sotto controllo”.

Ricapitolando: un consigliere provinciale – Rodolfo Borga, quello che ha impedito l’approvazione del ddl contro l’omofobia, e ora affosserà il ddl sulla doppia preferenza di genere – è riuscito nel suo intento: su quattro classi prenotate per lo spettacolo accusato di voler propagandare il “gender”, tre si sono ritirate. Ne rimane una. Ha vinto la paura.

Il direttore del Santa Chiara non vuole commentare, “non vuole accendere i riflettori”, sembra sia convinto nel voler mantenere in cartellone lo spettacolo, sembra intenzionato a non mollare. Ma le scuole fanno uin passo indietro, se non ci sarà nessuno sarà una sconfitta: una sala deserta è per forza un fallimento.

Borga manda gongolante un comunicato stampa dal titolo: “Fa’afafine: esito positivo dell’impegno di Civica trentina”, il suo partito. “Ora pare che le adesioni allo spettacolo teatrale abbiano subito una battuta d’arresto. Per parte nostra, non possiamo che prendere atto con soddisfazione dell’esito del nostro impegno”. 

Ma, come dicevamo, succede anche dell’altro. Succede che al liceo Rosmini un’insegnante scriva una lettera ai genitori delle sue classi per metterli in allarme, per dire loro che nei prossimi giorni partiranno i corsi sulla sessualità e l’affettività, corsi nefasti, pericolosi, che possono far male ai loro figli. Motivo? Questi corsi insegnano “la disgiunzione tra la componente unitiva e la componente procreativa dell’atto sessuale”.

La dirigente, la professoressa Matilde Carollo, minimizza: “Quella della docente è una posizione personale. Non ortodossa, non in linea con l’idea di scuola del liceo Rosmini”. Ma nessuna contromisura, nemmeno una lettera ai genitori che smentisca quella inviata dall’insegnante che di sesso e affettività non vuol parlare. Una tiratina d’orecchi? Non si sa. Sembra che la strategia sia quella “di non accendere i riflettori”, di non ingigantire un caso isolato.

“Questi corsi ci sono da anni – spiega la dirigente – sono tenuti da professionisti, da uno psicologo e una ginecologa, insegniamo il rispetto per sé e per gli altri”. Ma questa docente parla di rischio omosessualismo addirittura, questa insegna ai ragazzini. Tutto a posto? “E’ un caso isolato – ribadisce – è una precaria”. Alza gli occhi al cielo, allarga le braccia. 

E Rossi cosa dice? “Sullo spettacolo nessun commento. In autonomia le classi si sono prenotate e in autonomia hanno disdettato. Ha forse vinto la paura? “Hanno cambiato idea, è una libera scelta”. Ha vinto Borga? “Ma no, però su questo spettacolo era giusto dare delle informazioni aggiuntive, proprio per dimostrare che non ci sono secondi fini”. Secondi fini? “Sono temi delicati, è importante inserirli dentro un solco che dia sicurezza dal punto di vista pedagogico”. Ma lo spettacolo… “Sullo spettacolo no, nessun commento”. 

E sull’insegnante, presidente? “Ho sentito la dirigente, i corsi avvengono nei criteri di educazione consolidati”. Non le volevo chiedere della validità dei corsi: “Sull’insegnante? Diciamo che ha agito un po’ sopra le righe”. 

Tutto qua. Tutto sotto controllo.
Fonte: http://www.ildolomiti.it/cronaca/faafafine-dallo-spettacolo-si-ritirano-le-classi-prenotate-e-un-insegnate-del-rosmini-scrive

Ideologia Gender e sdoganamento della Pedofilia | Gianluca Marletta


Ben oltre la retorica e lo “specchietto per le allodole” dei cosiddetti “diritti gay”, l’ideologia gender è, in realtà, un vero e proprio progetto di annichilimento d’ogni identità umana e sessuale: l’ideale di un’umanità “fluida” e informe dove, a detta degli stessi “inventori del gender”, la felicità deve risiedere in un “polimorfo” utilizzo del sesso in tutte le sue declinazioni: anche la pedofilia.

QUALI SONO LE BASI DEL “GENDER”?

Senza alcun dubbio, i padri dell’ideologia gender –questa nuova e invadente “visione dell’uomo” che, al giorno d’oggi, viene caldeggiata non solo dai movimenti gay ed omosessualisti, ma da gran parte di quelli che si suole chiamare “poteri forti”- possono identificarsi con le figure dello psichiatra americano Alfred Kinsey e, più ancora, del chirurgo (lavorava in una clinica che praticava “cambi di sesso”) neozelandese ma naturalizzato statunitense John Money. E ad essi che vanno fatte risalire le “basi dottrinali” del gender (l’espressione “teoria di genere” e “identità di genere” al posto di “identità sessuale”, risale più propriamente a Money), le quali possono riassumersi in questi assiomi fondamentali:

L’identità sessuale è, essenzialmente, una “costruzione culturale” rispetto alla quale il dimorfismo fisico uomo-donna ha un’importanza del tutto relativa;

I “generi” sessuali sarebbero innumerevoli (etero, omo, bisex, trans-gender, ecc.) e la maggior parte degli esseri umani avrebbero, in realtà, un’identità “cangiante” e destinata a mutare più volte nel corso della vita;

La sessualità più felice e appagante, in quanto maggiormente libera dagli artificiosi “stereotipi” del passato e dal presunto “falso dimorfismo” uomo/donna, sarebbe quella “polimorfa” di chi, appunto, transita liberamente da un “genere” all’altro;

La creazione di un’umanità felice e liberata soprattutto dalle pulsioni “aggressive”, implicherebbe una precoce “sessualizzazione dell’infanzia”, cosa che implica anche una liberalizzazione dei rapporti tra bambini e adulti (pedofilia) purché vissuti “senza violenza” (Kinsey).

ALFRED KINSEY: “PEDOFILIA SI, MA CON DELICATEZZA”

Kinsey è stato l’autore dei due mastodontici studi pubblicati dalla Fondazione Rockefeller sul tema del comportamento sessuale –Sexual Behavior in the Human Male (1948) e Sexual Behavior in the Human Female (1953)- i quali, benché redatti con criteri deontologici a dir poco discutibili (basti pensare come una gran parte dei “dati statistici” in essa contenuti, e che nell’intenzione avrebbero dovuto offrire una visione realistica della vita sessuale degli americani, siano stati ottenuti intervistando soggetti presi dalla popolazione carceraria, molti dei quali detenuti proprio per reati sessuali), ebbero l’effetto di innescare quella vera e propria “rivoluzione sessuale” da cui l’ideologia gender indubbiamente promana.

Tra i dati propagandati da Kinsey, oltre al ben noto quanto privo di fondamento che indicherebbe come di “tendenza omosessuale” ben il 10% della popolazione adulta, vi è anche il contestato (e per certi versi sconcertante) paragrafo dal titolo Contatti nell’età prepubere con maschi adulti, in cui vengono descritti rapporti sessuali tra bambine e uomini adulti e addirittura la “tabella” riguardante i “tempi” occorrenti ad un bambino per arrivare all’orgasmo che ha suscitato, come ovvio, strascichi polemici e persino penali negli Stati Uniti, dove un’indagine, la H.R. 2749, cerca tutt’oggi di capire come siano stati “sperimentalmente” ottenuti i dati presenti nella tabella.

Secondo Kinsey, addirittura, i rapporti dei bambini con gli adulti potrebbero avere la positiva funzione di “preparare al matrimonio”: 

«Se la bambina non fosse condizionata dall’educazione, non è certo che approcci sessuali del genere di quelli determinatisi in questi episodi [contatti sessuali con maschi adulti], la turberebbero. È difficile capire per quale ragione una bambina, a meno che non sia condizionata dall’educazione, dovrebbe turbarsi quando le vengono toccati i genitali, oppure turbarsi vedendo i genitali di altre persone, o nell’avere contatti sessuali ancora più specifici. (…) L’isterismo in voga nei riguardi dei trasgressori sessuali può benissimo influire in grave misura sulla capacità dei fanciulli ad adattarsi sessualmente alcuni anni dopo, nel matrimonio. (…) Il numero straordinariamente piccolo dei casi in cui la bambina riporta danni fisici è indicato dal fatto che fra 4.441 femmine delle quali conosciamo i dati, ci risulta un solo caso chiaro di lesioni inflitte ad una bimba, e pochissimi esempi di emorragie vaginali che, d’altronde, non determinarono alcun inconveniente apprezzabile»[1].

JOHN MONEY E L’APOLOGIA DELLA PEDOFILIA
Il padre ufficiale dell’ideologia gender (inventore della stessa espressione) è, tuttavia, il chirurgo John Money, fondatore all’interno della John Hopkins University della Clinica per l’Identità di Genere per pazienti con sintomi transessuali e protagonista di “esperimenti” di “cambio di sesso” a dir poco spericolati. Per quello che ci riguarda, tuttavia, è interessante vedere come Money condividesse il sogno della “rivoluzione sessuale” in forma ancora più radicale di Kinsey: egli propugnava infatti una sorta di “democrazia sessuale” nella quale ogni tipo di rapporto sessuale sarebbe stato promosso e legalizzato, compresa la pedofilia.

Secondo Money, infatti, l’erotizzazione dell’umanità fin dalla più tenera età avrebbe avuto l’effetto di sciogliere la componente aggressiva della persona. Egli «espresse anche il suo disappunto per la mancanza di strutture deputate all’educazione sessuale dei bambini».
Nella sua prefazione al libro di Theo Sandfort, Boys on their contacts with men (I ragazzi e i loro contatti con gli uomini), Money scrive:

«La pedofilia e l’efebofilia non sono una scelta volontaria più di quanto lo sia il fatto di essere mancini o daltonici. Non esiste un metodo conosciuto di trattamento attraverso cui essi possano essere modificati effettivamente e in via definitiva. Le punizioni sono inutili. […] Bisogna semplicemente accettare il fatto che esistono, e poi, con un illuminismo ottimale, formulare una politica sul da farsi».

Per il padre dell’ideologia gender, dunque, uno degli scopi dell’umanità futura sarebbe stato (ancor più della liberalizzazione dei “diritti omosessuali”) soprattutto la sessualizzazione dell’infanzia. Del resto, secondo Money, i bambini erano naturalmente «eccitati sessualmente» dalle carezze degli adulti e degli stessi genitori, lasciando intendere come lo stesso “amore genitoriale” non fosse altro che una “sublimazione” dell’attrazione sessuale:

«La maggior parte degli adulti ama carezzare i bambini e i bambini rispondono a questo tipo di intimità eccitandosi sessualmente ed eroticamente. In verità essi sono incapaci di essere eccitati da qualcuno troppo giovane. Per loro non esiste una sovrapposizione tra l’amore genitoriale e quello sessuale».

L’ULTIMO “TABU’” DESTINATO A CADERE?

Se i presupposti dell’ideologia gender sono questi, c’è forse da stupirsi dei sempre più invadenti tentativi di ipersessualizzazione dell’infanzia portati avanti dalla moda, dal cinema e, in alcuni casi, persino dalle scuole?

Naturalmente, è vero che la sensibilità delle masse sembra ancor oggi rifiutare la pedofilia, ma c’è anche da chiedersi quanto questa “sensibilità” possa sopravvivere, poniamo esempio, ad un massiccio e prolungato “attacco mediatico”. Le mutazioni del “sentire comune” indotte dai mass-media nel giro di pochi anni –i cui esempi sono innumerevoli- non fanno certo ben sperare per il futuro…

L’unica possibilità che ci rimane è, almeno finora, quella di informare, utilizzando i mezzi sempre più ridotti che ci vengono concessi. Da questo punto di vista, è importante comprendere che “il progetto gender” va ben oltre le istanze già discutibili riguardanti i cosiddetti “diritti omosessuali” (matrimonio, adozione di bambini, ecc.), ma mira ad una ben più radicale (e drammatica) mutazione antropologica.

[1] Alfred Kinsey, Il comportamento sessuale della donna, Bompiani, Milano 1956, pp. 159-160.

Gianluca Marletta

Fonte: informarexresistere 

Un Bacio Experience: tutti al cinema a scuola di “gender” | La mimesi di una ideologia sovversiva dietro il paravento del bullismo


Cinema e scuola uniscono le forze per promuovere la “bellezza” e la “normalità” gay tra gli adolescenti con il progetto rivolto alle scuole, Un Bacio Experience.
L’iniziativa fa seguito al recente film politically correct, Un Bacio, del super-impegnato regista Ivan Cotroneo. Il lungometraggio, presentato come un lodevole film-denuncia del bullismo e dell’omofobia che racconta in maniera “toccante” la storia della ricerca della felicità di tre adolescenti, è in realtà un vero e proprio spot a favore dell’omosessualità e di ogni tendenza sessuale.

INIZIATIVA TRASVERSALE

A sostenere il progetto numerose ed importanti istituzioni tra le quali il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e il Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza:

Un Bacio Experience – si legge infatti sul sito ufficiale – è un’iniziativa promossa dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e Indigo Film, in collaborazione con Lucky Red, Titanus, Rai Cinema, Agiscuola, con le associazioni che hanno sostenuto il film fin dalla sua uscita, quali il Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Telefono Azzurro, Arcigay, AdolescenDay, MaBasta, Agedo e con le più importanti realtà che promuovono la didattica del cinema sul territorio nazionale, quali Alice nella Città, Giffoni, Museo del Cinema, Aiace, Mobydick.

DALLE AULE AI CINEMA

Gli studenti delle scuole italiane saranno portati direttamente al cinema per assistere alla proiezione del film “educativo” e per poi discutere con degli “esperti” della materia, individuati dagli organizzatori del progetto:

“Fino al 31 gennaio 2017, attraverso diverse matinée organizzate nei cinema di tutta Italia, 30.000 studenti potranno vedere Un Bacio. Al termine della proiezione seguirà un incontro moderato da un esperto, individuato attraverso le associazioni partner. Studenti e insegnanti potranno così confrontarsi sulla visione, sui temi trattati dal film e in particolare su tre parole chiave del progetto:#bullismo, #amicizia, #futuro. Dove possibile saranno presenti anche il regista e il cast artistico (sceneggiatrice e attori)“.


TEST DI APPRENDIMENTO

Non è finita qui. Una volta tornati in classe, gli alunni dovranno infatti dimostrare, concretamente, di aver appreso la lezione e produrre un contenuto video o testuale in cui raccontare la propria esperienza riguardo le tre parole chiave del progetto:

«A seguito della proiezione e dibattito, ciascuna classe sarà invitata a produrre un contenuto video o testuale in cui saranno i ragazzi stessi a raccontarsi in relazione alle tre parole chiave. Tutti i contenuti prodotti verranno raccolti su un social media wall, presentato alla fine del progetto, a febbraio 2017. A supporto del percorso in classe, i docenti riceveranno un kit didattico».

Il regista Ivan Cotroneo, ovviamente soddisfatto dell’iniziativa che vede rilanciare il proprio film, ha dichiarato:

«Avere la possibilità di raccontare a così tanti ragazzi la storia di tre coetanei, parlare con loro, dopo il film e attraverso il film, di discriminazione e bullismo, di omofobia e inclusione, del pericolo della violenza e soprattutto dell’importanza di non avere paura, di non provare mai vergogna, mi rende felice e mi emoziona. Passo dopo passo, Un bacio è diventato un viaggio, un’esperienza di conoscenza e di confronto, un terreno comune di incontro fra adulti e adolescenti su temi così importanti, e questo è tutto quello che un autore di storie può desiderare.»

A marzo 2016, in occasione del tour promozionale di “Un Bacio”, Cotroneo era stato ancora più esplicito rispetto agli obiettivi del suo film:

«Magari, rispetto a una volta, l’accettazione sociale di un “diverso” è più diffusa. Però, quando non c’è, il rifiuto raggiunge punte di integralismo e violenza mai viste. Vogliamo parlare dei cartelli al Family Day, con coppie gay e la scritta “sbagliato”? La sessualità non si sviluppa secondo un modello unico, è complessa e sfaccettata, soprattutto nell’adolescenza».

RIFLESSIONI

Il lancio del progetto per le scuole, Un Bacio Experience, induce alcune riflessioni rispetto a tre temi: educazione, linguaggio e “gender” a scuola.

EDUCAZIONE

Riguardo l’educazione, è evidente come il progetto sia stato pensato dai suoi promotori come una vera e propria iniziativa di indottrinamento dei giovani alunni al diktat omosessualista contemporaneo.

Secondo quanto scritto sullo stesso sito di Un Bacio Experience, ben 30.000 studenti saranno infatti costretti ad abbandonare i propri banchi di scuola per andarsi a “sorbire” il filmato “educativo”, per poi, se il messaggio non fosse arrivato sufficientemente chiaro, doversi ascoltare anche il parere dell’ “esperto”, rigorosamente “individuato attraverso le associazioni partner“.

Una volta tornati a scuola, gli alunni dovranno poi dare prova di aver assimilato bene i concetti, superando una sorta di “test” con il supporto dei propri docenti equipaggiati per l’occasione con uno speciale “gender kit” didattico.

L’obiettivo primario del progetto è chiaramente spiegato dallo stesso regista Cotroneo quando afferma che “La sessualità non si sviluppa secondo un modello unico, è complessa e sfaccettata”. Un’affermazione perfettamente in linea con la tendenza “gender fluid” odierna, sempre più diffusa soprattutto tra gli adolescenti. Una repentina e drammatica escalation dovuta al martellante clima culturale odierno di cui il film “Un Bacio” ne costituisce un esempio da manuale. La scuola si sostituisce alla famiglia e si arroga il diritto di impartire arbitrariamente agli studenti l’insegnamento alla nuova “morale pubblica” di Stato.

LINGUAGGIO

Il secondo aspetto riguarda la capziosa neolingua adottata dai sostenitori del progetto per mischiare le carte. Un Bacio viene infatti presentato, subdolamente, come un lungometraggio di denuncia sociale, dall’alto valore educativo, invitando i giovani a riflettere sulle 3 parole chiave del film: #bullismo, #amicizia, #futuro.

Il copione è sempre lo stesso, ci si nasconde dietro vocaboli ambigui e anche condivisibili, per promuovere il proprio sovversivo programma ideologico attraverso una sapiente operazione di ingegneria sociale che pretende di trasformare una “normalità” (imposta e indotta) di tipo sociologico in una normalità di tipo antropologico morale.

Obiettivo dichiarato del film è insegnare ai ragazzi che possono amare come e chi vogliono, indipendentemente da quello che è il proprio sesso biologico di nascita e dai modelli (stereotipi) che vorrebbero imporre la famiglia o la società. Una folle filosofia di vita, completamente capovolta, che istiga i giovani ad “essere quello che sentono o percepiscono di essere” invece di quello che “realmente sono”.

GENDER A SCUOLA ?

Per ultimo, non si può non evidenziare come Un Bacio Experience sia un’iniziativa che gode di un ampio appoggio trasversale che va dalle potenti case cinematografiche ad importanti realtà didattiche fino al MIUR e l’Autorità Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza.

Al di là della impressionante “armata” pro gender che scende in campo a favore della “normalizzazione” gay, è infatti importante sottolineare come ancora una volta il MIUR, guidato dal Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, dia il proprio avvallo istituzionale ad un’iniziativa palesemente pro gender, frugando ogni dubbio (per chi ancora ne avesse…) in merito alla posizione del Governo Renzi in materia di “educazione sessuale”.

MA COSA E’ il GENDER ?

A chi ancora si domanda, per ignoranza o malafede, “che cosa è il gender ?” rispondiamo che il progetto Un Bacio Experience ne rappresenta un esempio magistrale.

L’ideologia “gender” è infatti quel sistema di idee che pretende di distinguere tra sesso biologico e sesso socio-culturale o psicologico. Secondo i teorici del gender occorre infatti distinguere tra il sesso che ci è dato alla nascita e il sesso che ci assegniamo noi stessi, in un secondo momento, sulle base delle nostre soggettive e mutevoli percezioni.

APPRODO PANSESSUALE

Dunque, si nasce di sesso maschile o femminile ma si diventa del genere (gender) che vogliamo.

In questa senso, l’odierna tendenza “gender fluid” , negando l’esistenza di una natura umana, esorta i ragazzi a liberarsi dalle obsolete e bigotte “etichette” sessuali di maschile e femminile per abbracciare la pansessualità e far sì che la propria sessualità, in perenne divenire, fluttui liberamente senza alcun limite morale e naturale.

Rodolfo De Mattei

Fonte: Osservatorio Gender

Gender a scuola: promessa del MIUR, azione di ProVita | Francesca Romana Poleggi


Destinare i nostri bambini e i nostri ragazzi all’indottrinamemto gender e all’educazione sessuale globale sappiamo bene che è una priorità per questo Governo e per il Parlamento che lo sostiene.

La signora Giannini, Ministro della Pubblica Istruzione, lo ha detto chiaro chiaro al Corriere della Sera: «entro la prima metà di ottobre verranno presentate le linee-guida nelle scuole italiane. «Il lavoro è praticamente concluso», ha detto, intervenendo all’evento dal titolo «Perché la scuola non parla d’amore», nell’ambito del Tempo delle donne, in Triennale a Milano. Una risposta (tardiva e parziale) alla richiesta che viene dalla Convenzione di Istanbul, insieme all’Organizzazione Mondiale della Sanità, di inserire l’educazione sentimentale nei programmi scolastici» (adesso la chiamano “educazione sentimentale” per non farci “impressionare” con il termine “sessuale”. Pensano che la gente si faccia facilmente imbrogliare dalla loro arte di giocare con le parole).

E noi che da subito abbiamo denunciato lo spirito maligno, ideologico e destrutturante che pervade la “Buona Scuola” e impronta il famoso comma 16, siamo stati presi per pazzi e visionari, minacciati addirittura di denuncia, dalla Giannini in persona.

Sul Corriere, se a qualcuno serve, invece c’è di nuovo conferma che «i principi sono enunciati nel comma 16 della legge 107 (la Buona scuola, ndr), che per la prima volta ha messo nero su bianco la necessità di promozione di una cultura delle pari opportunità in tutte le scuole italiane, di contrasto a ogni forma di discriminazione e di violenza di genere. “Non sarà un insieme di regole e prescrizioni – ha precisato il ministro – ma un’onesta e utile rassegna di come questi temi debbano entrare nelle classi”. Non “un’ora di…”, ma le scuole, in totale autonomia, potranno scegliere le attività più adatte per dare corpo al progetto. «Cultura del rispetto, consapevolezza di sé: finalmente anche a scuola si potrà parlare di questi argomenti, avendo un rapporto aperto con insegnanti preparati a farlo», ha spiegato Giannini. Le risorse ci sono: “Abbiamo per la formazione degli insegnanti 40 milioni all’anno: un segmento sarà dedicato anche all’educazione all’affettività, insieme al digitale, alle competenze linguistiche e tutto il resto”».

Certo. Per questa roba i soldi non mancano, 40 milioni di euro si trovano facilmente. E se no c’è chi può sobbarcarsi l’onore e l’onere di parlare d’amore ai nostri bambini e ai nostri ragazzi: associazioni come ‘l’Ombelico’! (dice il Corriere). Certamente! Basta visitare il loro sito web e vedere i libri di testo cui fanno riferimento.

Sappiamo quindi cosa aspettarci dalle famose e fumose linee guida di cui – insieme con le altre associazioni – abbiamo chiesto conto da prima dell’estate, senza ovviamente ottenere risposta.

Intanto alla Camera sono in ballo ben otto progetti di legge volti a regolamentare l’educazione sessuale in salsa gender per i nostri bambini. Giovedì ProVita sarà davanti alla Commissione Cultura di Montecitorio per un’audizione. I Commissari sono in stragrande maggioranza membri dei partiti di sinistra che finora si sono schierati a favore del gender nelle scuole (perché “il gender non esiste”: ricordate?). ProVita, ancora una volta, proporrà argomenti, documenti e ragionamenti per difendere il futuro delle nuove generazioni.

Chissà: possiamo sperare che il buon senso e la luce della verità riescano a disperdere le nebbie dell’ideologia e del politicamente corretto che ottundono le menti. I Deputati (tra cui molte donne) che fanno parte della Commissione certamente sono dotati di intelligenza brillante e hanno a cuore la salute dei nostri figli e il futuro della società.

Francesca Romana Poleggi

Firenze: ecco il “SessoDay !” per spiegare la “Buona Scuola” della Giannini | Osservatorio Gender

Il prossimo 22 settembre, a Firenze, presso la Sala Gigli del Consiglio Regionale della Toscana, dalle ore 16:30 alle 19, si terrà il “SessoDay !” – “Educazione sessuale nelle scuole, oltre gli stereotipi”, un’evento organizzato e promosso dal gruppo “Sì Toscana a Sinistra“, finalizzato a spiegare le ragioni della “bontà” e dell’urgenza di avviare i corsi di educazione sessuale nelle scuole italiane.
“FRONTE DEL GENDER” 

Il “SessoDay“, coordinato da Paolo Sarti pediatra e consigliere regionale di “Sì Toscana a Sinistra“, prevede la partecipazione di diversi personaggi, uniti dal loro attivismo a favore della promozione dell’”agenda gender”: Patricia Bettini, referente dei “Centri Consulenza Giovani AS-Firenze“, Giorgia Massai e Mirco Zanaboni attivista LGBTI del “Coordinamento contro la violenza di genere e il sessismo“, Giulia Borgioli, Helena Gómez de León ed Elisa Sensi di “Medici per i Diritti Umani” – “Progetto maschio per obbligo”, Stefania La Rosa Bruno dell’associazione “Consultori in piazza – Unite in rete“.

IL VOLANTINO

Per comprendere il “tenore” dell’iniziativa è sufficiente dare uno sguardo al volantino promozionale, con tanto di logo della Regione Toscana, dove sono riportate alcune irripetibili domande dei ragazzi frutto della fantasia perversa degli organizzatori piuttosto che della realtà.

Per comprendere il “tenore” dell’iniziativa è sufficiente dare uno sguardo al volantino promozionale, con tanto di logo della Regione Toscana, dove sono riportate alcune irripetibili domande dei ragazzi frutto della fantasia perversa degli organizzatori piuttosto che della realtà. 

LA “BUONA SCUOLA” DELLA GIANNINI

Ecco dunque la “buona scuola” che la ministra dell’Istruzione, Stefania Giannini, ha intenzione di proporre ai nostri figli come ha affermato, intervenendo recentemente all’evento dal titolo «Perché la scuola non parla d’amore», nell’ambito della manifestazione milanese “il Tempo delle donne“.

La Giannini, dopo aver parlato l’anno scorso del “gender” come di una inesistente “truffa culturale”, ha infatti ora ammesso chiaro e tondo che «entro la prima metà di ottobre» verranno presentate le linee-guida dei corsi di educazione sentimentale e all’affettività nelle scuole italiane per allineare il nostro paese ai dettami provenienti dalla Convenzione di Istanbul e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità

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«Non sarà un insieme di regole e prescrizioni – ha precisato il ministro – ma un’onesta e utile rassegna di come questi temi debbano entrare nelle classi». Non «un’ora di…», ma le scuole, in totale autonomia, potranno scegliere le attività più adatte per dare corpo al progetto. «Cultura del rispetto, consapevolezza di sé: finalmente anche a scuola si potrà parlare di questi argomenti, avendo un rapporto aperto con insegnanti preparati a farlo», ha spiegato Giannini. Le risorse ci sono: «Abbiamo per la formazione degli insegnanti 40 milioni all’anno: un segmento sarà dedicato anche all’educazione all’affettività, insieme al digitale, alle competenze linguistiche e tutto il resto».

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LA NEOLINGUA

“Educazione all’affettività”, “cultura del rispetto”, “consapevolezza di sé”, tutti noti ed abusati vocaboli appartenenti alla neolingua gender, creati ad hoc per far avanzare subdolamente le istanze programmatiche degli ideologi LGBT+.

La verità è che tali corsi, dietro le ambigue, e all’apparenza condivisibili, se non lodevoli, parole, promuovono la “normalizzazione” di ogni istinto o tendenza sessuale al motto di “sei come sei”. Eterosessuale, omosessuale, bisessuale o pansessuale fà lo stesso, l’importante è avere consapevolezza di sè e rispettare le scelte del prossimo qualsiasi esse siano…fino ad arrivare all’ “uomo cane”!

DOPO IL DANNO, LA BEFFA

E dopo il danno, come se non bastasse, ci sta anche la beffa. Chi non si attiene a tale diktat ed, appellandosi alla ragione e alla natura, osa dissentire, viene immediamente bollato come intollerante e bigotto “omofobo”, un disadattato sociale da emarginare e curare.

Rodolfo De Mattei

Fonte: https://www.osservatoriogender.it/firenze-sessoday-spiegare-la-buona-scuola-della-giannini/

Santa Marinella | La Scuola di Via della Libertà

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Il patrimonio pubblico, abbandonato e svilito, per farne preda di privati interessi famelici. 

Anche questo è centro storico, Delegata Befani, anche questo. Con tutta la nostra memoria, le nostre radici, i nostri ricordi, le nostre aspirazioni e i nostri sogni.

Le canne fanno male. E a scuola si vede | Avvenire

L’esperienza e la chiarezza di un docente


Non sono un medico, non sono uno psicologo, non sono un tossicologo. Sono un insegnante. E in tanti anni di docenza nei licei ho avuto tra i miei studenti diversi ragazzi che facevano uso di cannabis e derivati. Con un po’ di esperienza capisci subito chi ha questa abitudine, chi coltiva questo vizio (non dobbiamo esitare a usare tale vocabolo, perché di questo e non di altro si tratta). Li vedi in classe con lo sguardo assente, talora con un sorrisino stereotipato che indica non un’autentica gioia interiore, ma un malsano distacco dalla realtà. A volte te ne accorgi perché ti chiedono spesso di uscire durante le ore di lezione e quando tornano tra i banchi magari si portano addosso l’odore dolciastro tipico della sostanza che hanno fumato. Ho visto ragazzi intelligenti, brillanti, svegli e intraprendenti perdersi per strada a causa di questa maledetta assuefazione.
Non mi interessa – non ho le competenze per farlo – disquisire se il ‘fumo’ dia origine a una dipendenza anche fisica o solo psicologica. Perché so che già la seconda è molto grave. Che cosa succede a un ragazzo che ‘si fa le canne’? Quello che osservo è soprattutto una diminuita capacità di reagire di fronte ai problemi e alle difficoltà. Ci si isola in un mondo a parte, lo ‘sballo’ risarcisce da ogni sconfitta. Ho preso un brutto voto? Non importa, mi faccio una canna e passa la paura. Ho contrasti con i miei genitori? Fatico a farmi capire da mia madre? Non sopporto i rimproveri di mio padre? Poco male, vai con un’altra canna! La mia ragazza mi ha lasciato? Peggio per lei, soffro come un cane, ma per fortuna ho la marijuana che mi consola. La soluzione è sempre la stessa: anziché cercare una soluzione positiva a un problema, lo si rimuove. 
Risultato: i problemi si sommano e le difficoltà peggiorano, e il ragazzo in questione è sempre più solo. Perché non è neanche vero che le cosiddette ‘droghe leggere’ (che in realtà ‘leggere’ non sono affatto) favoriscano la socializzazione: quando ‘si fuma’ in compagnia, ciascuno fa parte per sé stesso, e la comunicazione è soltanto apparente (oltre a escludere chi in un certo gruppo invece non sia disposto a questo ‘rito collettivo’). 

In un’ora di lezione immediatamente successiva all’intervallo, mi è capitato tempo fa di percepire chiaramente (dai segni visivi e… olfattivi cui accennavo prima) che uno studente, il quale dal primo banco (quindi molto vicino alla cattedra) assisteva ‘in estasi’ a una spiegazione sul Purgatorio di Dante, avesse ‘fumato’. Il giorno dopo lo presi da parte e gli feci questo discorso: «Se fossi tuo padre ti direi che assumere cannabis ti fa male per tanti motivi. Ma siccome non sono tuo padre, e sono solo il tuo professore di Italiano, ti dico che la prossima volta che ti troverò nello stato di ieri dovrò prendere dei provvedimenti».  

Lui non cercò neanche di negare, mi disse – sinceramente – grazie per la mia franchezza. Il problema è che come docenti spesso non sappiamo che cosa fare. O hai le ‘prove’ di un comportamento sbagliato e illecito, e allora puoi innescare un provvedimento disciplinare, altrimenti intervieni a tuo rischio e pericolo. Spesso i presidi sono restii ad azioni eclatanti di ‘repressione’ del fenomeno (come chiedere l’intervento delle forze dell’ordine per contrastare eventuali fenomeni di spaccio dentro la scuola), temendo una cattiva pubblicità per l’istituto, e anche alcuni genitori non amano sentirsi dire sui loro figli cose sulle quali magari nutrono sospetti, ma per il momento preferiscono tenere gli occhi chiusi, oppure, sapendole, non accettano che altri possano esserne al corrente: se dici apertamente che un certo ragazzo ‘si fa’ di qualcosa, rischi una denuncia per diffamazione. 

Però una cosa da docenti la possiamo fare, e non dobbiamo smettere di farla: denunciare le mistificazioni che intorno all’argomento vengono promosse anche ai più alti livelli, Parlamento compreso. Personalmente non mi stancherò mai di discutere su questo tema con i miei studenti, spesso anch’essi vittime di luoghi comuni e faciloneria nell’affrontare una tematica complessa, ma sulla quale dobbiamo trasmettere messaggi educativi chiari e precisi. A partire da un netto ‘no’ a qualsiasi tentativo di legalizzazione di sostanze che – su questo non ci sono dubbi – fanno male, anzi malissimo. Soprattutto ai più giovani.

Roberto Carnero


Fonte: http://mobile.avvenire.it/Commenti/Pagine/LE-CANNE-FANNO-MALE-E-A-SCUOLA-SI-VEDE-.aspx

Come le S.pA. espropriano gli azionisti | Giacinto Auriti


Nel diritto, come nella medicina, esistono delle forme patologiche che rivelano una malattia mentale della collettività perchè sono il risultato di una profonda deformazione dei giudizi di valore.

Ad esempio, l’uomo della strada pensa che il titolo azionario sia una quota di capitale sociale.

Niente di più falso.

Al momento del conferimento del capitale la proprietà passa dal socio alla Società, concepita come una specie di fantasma che la legge definisce persona giuridica e che è un’entità complementare diversa dai soci. Si tratta infatti di una personificazione senza contenuto umano.

Quindi, in cambio del suo conferimento il socio acquista un titolo di credito nei confronti di questo fantasma e questo fantasma diventa debitore del socio per il capitale che gli è stato conferito. Tanto è vero che viene riportato al passivo del suo bilancio.

Come è noto si parla normalmente di due valori dei titoli azionari, il valore nominale ( di emissione ) e il valore di borsa ( quotazione ) 

Il titolo azionario assume così le caratteristiche di un vero e proprio mostro giuridico. Infatti i crediti si dividono in due categorie: crediti da obbligazione e crediti di restituzione. Nel primo caso ( quando si presta denaro ) la proprietà dell’oggetto prestato passa dalla parte del debitore mentre nel secondo caso ( quando si deposita denaro ) la proprietà dell’oggetto resta del creditore, il debitore ne ha solo la disponibilità.

Nella società anonima ( o per azioni ) la proprietà del capitale passa al fantasma debitore.

Il titolo azionario dovrebbe, quindi, essere inquadrato nella medesima categoria dei titoli obbligazionari ( paragonabili a cambiali ). Ma ciò non è possibile perchè l’obbligazione ha la certezza dell’ammontare del credito e della scadenza. Invece, il titolo azionario può aumentare o diminuire di valore a seconda delle quotazioni di Borsa le quali non dipendono dalla valutazione obiettiva del patrimonio conferito ma dalla convezione dei prezzi offerti ed accettati in borsa che sono, notoriamente, manovrati dai più scaltri speculatori.

Per cui si può dire che il patrimonio conferito nella società, dal momento in cui è incapsulato nel fantasma, acquista mostruosamente due valori. Un valore interno, patrimoniale, che è reale ma viene definito “nominale”, ed un valore esterno, di borsa, o convenzionale, che viene accettato come reale perchè esprime il prezzo del giorno. Questo sdoppiamento è dovuto al fatto che si commercializza il simbolo in sostituzione dell’oggetto.

Si realizza una duplicazione speculare dei valori in cui si distaccano i valori convenzionali da quelli reali. 

Il valore interno entra, di fatto, nella disponibilità di chi lo amministra, che ha nei suoi confronti tutti i poteri che sono prerogative del proprietario. Il valore esterno ( la quotazione ) entra , invece, nella disponibilità di chi manovra al rialzo o al ribasso le quotazioni di borsa perchè attraverso le oscillazioni manovrate si appropria gradualmente delle differenze di prezzo.

Per poter manovrare i prezzi di borsa basta una disponibilità illimitata di mezzi finanziari.

Cioè è necessaria la Sovranità Monetaria.

E’ quindi chiaro che non si può capire cosa sia la società per azioni se non si capisce cos’è la borsa e non si capisce cos’è la borsa se non si capisce che cos’è la banca.

Chi dispone, infatti, della sovranità monetaria detta e impone le regole del gioco ed è capace di prevedere gli orientamenti delle quotazioni perchè è lui stesso a causarli.

Con questa tecnica si spoglia l’azionista in due tempi: prima perchè gli si toglie la proprietà attribuita all’atto del conferimento al fantasma giuridico della società e ,dopo, attraverso le oscillazioni manovrate

in borsa lo si spoglia anche del valore creditizio del titolo. L’azionista ,dopo essere stato spogliato della proprietà del capitale, abbandona definitivamente il proprio patrimonio nelle mani del sistema bancario.

Per capire questo meccanismo fa testo, ormai, in Italia, il macroscopico esempio della di quella che fu la Edison.

La Edison era titolare di uncapitale reale di poche decine di miliardi di lire perchè esso consisteva in concessioni idriche demaniali che erano di proprietà dello Stato le quali, al momento della nazionalizzazione, erano prossime alla scadenza.

In quel momento storico le concessioni ed i relativi impianti dovevano passare gratuitamente allo Stato , ope legis.

Ed invece cosa successe ? Per farsi pagare i patrimoni prossimi alla espropriazione e a valori fantasmagorici, si è congiurato con i banchieri, con gli amministratori delle società elettriche e con uomini politici per prendere come parametro di riferimento, per le stime dei prezzi di esproprio, le valutazioni di Borsa della Edison e non i valori patrimoniali residui ed ammortizzati.

Successivamente,le banche, con generosissime aperture di credito ,fatte a delle teste di legno sapientemente manovrate, hanno alimentato il boom dei prezzi della Edison accordandosi coi gruppi politici per realizzare l’esproprio ai massimi dei valori di quotazione mai raggiunti in tutta la storia della Borsa Italiana.

Mentre i politici recitavano ciascuno secondo il proprio copione la loro parte ,guidati da uomini di sinistra che osannavano alla lotta per la nazionalizzazione contro gli interessi del capitale privato, la manovra si concluse con questo risultato:

1)Far acquistare allo Stato un patrimonio in parte già suo, trattandosi di concessioni di beni demaniali prossime alla scadenza;

2)Far pagare allo Stato , cioè a tutti i cittadini, cinquemila miliardi per un capitale della Edison che come stime reali valeva solo qualche centinaio di miliardi

3) Far precipitare la borsa subito dopo la nazionalizzazione con una manovra al ribasso facendo cadere le quotazioni dai massimi ai minimi sicchè lo Stato, cio noi, siamo stati spogliati dei cinquemila miliardi indebitamente pagati e dei quattromilacinquecento miliardi persi dagli azionisti nel crollo delle quotazioni.

Nel mentre i partiti lucravano su questa operazione qualche decina di miliardi, il sistema bancario assumeva il controllo di tutto il settore petrolchimico.

La riprova di questo è il fatto che la Montecatini è stata immediatamente fagocitata dalla Edison perchè nessuna banca volle concederle un prestito di quattrocento miliardi di lire mentre enormi depositi bancari erano sottratti al mercato per la revoca creditizia

Per difenderci da questi strozzini bisogna esorcizzare questi fantasmi giuridici cancellandoli dal nostro ordinamento.

Ogni ragionamento politico è produttivo di conseguenze sociali quando si conclude con una proposta di legge. Solo la legge consente di creare lo strumento pratico per moralizzare in profondità il corpo sociale.

Bisogna approvare solo una brevissima norma la quale deve qualificare il titolo azionariocome un titolo rappresentativo di una quota di proprietà dei capitali sociali. Solo così può essere spezzata la duplicazione artificiosa dei valori, reali e convenzionali, che sono il terreno di cultura dei parassitismi bancari.

Solo con questa riforma, vincolando il valore del titolo alla consistenza del capitale sociale, sarà possibile ancorarne le quotazioni ai prezzi reali di mercato, sottraendo i soci dal rischio delle arbitrarie oscillazioni della borsa manipolate dagli speculatori asserviti al sistema bancario, universitario, politico,giurisprudenziale, informativo, che oggi impera con insindacabile arbitrio in spregio dei più elementari princìpi etici e razionali.

Giacinto Auriti – L’ORDINAMENTO INTERNAZIONALE DEL SISTEMA MONETARIO (ed. Solfanelli )

acquistabile direttamente dall’editore: http://www.edizionisolfanelli.it/ordinamentointernazionale.htm

Gender all’asilo: i genitori protestano e la bimba viene espulsa | Notizie ProVita

“Mal comune, mezzo gaudio”? L’indottrinamento all’ideologia gender non dilaga solamente in Italia e in Europa.


Il mese scorso una bambina di quattro anni è stata espulsa da una scuola materna di Denver, in Colorado, quando i suoi genitori hanno sollevato perplessità su dei libri letti nella sua classe, che veicolavano l’ideologia gender.

A chi pare che “il gender non esiste” spieghiamo: raccontavano storie di coppie dello stesso sesso e di protagonisti di genere indefinito che si sposavano, per i quali era indifferente mettere l’abito da sposa o da sposo. Non sarà “ideologia gender“, ma è qualcosa che confonde le idee di bambini piccoli nella fase di formazione della loro personalità e di presa di coscienza della loro identità sessuata.I funzionari della scuola hanno spiegato che le storie erano parte del programma di studi anti-discriminazione della scuola, e che non era possibile che i bambini fossero esentati, come avevano chiesto i genitori della piccola in questione.

“Bisogna evitare che i bambini crescano con i pregiudizi”, hanno affermato in una lettera inviata a tutte le famiglie, che venivano invitate a riprendere e approfondire l’argomento anche a casa.

I genitori della piccola hanno spiegato che la bambina cresce in una famiglia bi-razziale, con cultura mussulmana e occidentale. E’ ben predisposta ad accettare le differenze, ma è troppo piccola per porsi il problema di un genere diverso dal sesso biologico. Perché – gli adulti con buon senso – sanno bene che a questa età i bambini al sesso e al genere non ci pensano proprio…

Tra l’altro la bambina un giorno è tornata a casa chiedendo se il padre fosse un uomo o una donna, il che ha indotto i genitori a protestare e la scuola a procedere all’espulsione.

Le autorità hanno fatto presente che gli insegnanti erano stati perfettamente formati in un corso universitario di specializzazione per trattare certi argomenti: l’iniziativa si chiamava Queer Endeavor (“Sforzo queer“), ed era stata intrapresa dall’University del Colorado per 2.500 docenti. Evidentemente, dicono gli ‘esperti’, questi corsi di specializzazione vanno fatti anche per i genitori.

Redazione

http://www.notizieprovita.it/notizie-dal-mondo/gender-allasilo-i-genitori-protestano-e-la-bimba-viene-espulsa/

Auriti is not dead | La triste storia di un funzionario bancario

Dalla Scuola Giacinto Auriti, riceviamo e pubblichiamo questo episodio, per mostrare come, nonostante tutte le ostracizzazioni, sia ancora ben vivo ed efficace l’insegnamento del grande professore abruzzese. 

  
Questo è un accadimento che vi vogliamo raccontare con molto orgoglio:

Giorni fa un funzionario bancario è stato ospite in una scuola superiore per spiegare come funziona il sistema bancario in virtù del protocollo di intesa tra Banca d’Italia e Ministero dell’Istruzione per il progetto di Economia nelle Scuole. Il bancario stava distribuendo banconote ( finte ) per spiegare l’emissione quando ad un tratto uno studente (17 anni ) lo blocca chiedendogli:

“Alt ! Ma questi soldi che la banca ci sta prestando da dove li ha presi ?” 

Il bancario è rimasto un po’ interdetto alche’ il ragazzo ha ribadito la domanda dicendogli: 

” I soldi che lei adesso sta mettendo in circolazione da dove li ha presi ? Lei non può iniziare l’esempio se non dice da dove la banca ha preso questi soldi e di chi è la proprietà. C’è un errore iniziale perché lei li ha creati dal nulla e ce li presta. E dove sono i soldi per gli interessi che dovremmo restituire ? Così è una truffa sia perché li ha stampati dal nulla e sia perché ce li presta non essendone proprietario e , peggio ancora, non ha emesso il quantitativo di soldi per gli interessi che dovremmo restituire.” 

Il bancario lo guarda sorridendo e gli risponde:

” Sei un auritiano, vero ? ” 

(lo studente di 17 anni è un auritiano, fratello di un nostro giovane attivista. Sono soddisfazioni )

Assalto Gender agli alunni delle scuole medie superiori civitavecchiesi | Il Consultorio familiare di Civitavecchia, strumento di diffusione della ideologia di genere

  
È un assalto senza precedenti, quello condotto dal Consultorio Familiare di Civitavecchia alle giovani generazioni del comprensorio. Esso si attuerà nelle scuole superiori e presso la stessa sede del consultorio, dopo le vacanze natalizie, attraverso sedicenti corsi di educazione sentimentale e sessuale, per il riconoscimento delle emozioni, farciti dall’ideologia di genere e su presunte teorie circa il “ruolo” maschile e femminile. Non è da quest’anno che il cosiddetto “Progetto Giovani 2000”, muove i suoi silenziosi passi nelle coscienze dei nostri ragazzi e non solo nelle scuole superiori (da alcune ricerche abbiamo verificato che questo genere di attività vengono svolte anche nella classi terze delle scuole medie, in forma più soft). Ciò nondimeno, trova la sua “naturale” azione sotterranea attraverso il fiancheggiamento di insegnanti compiacenti che svolgono il ruolo di quinte colonne all’interno degli istituti delle medie superiori, dei licei e degli istituti tecnici. 

Ne abbiamo avuto conto – dopo aver portato ripetutamente all’attenzione dei genitori, i pericoli dell’ideologia gender, che intendono salvaguardare l’educazione dei propri figli – imbattendoci nelle perplessità di un genitore di un ragazzo che frequenta l’ITIS G. Marconi. Casualmente, all’inizio delle vacanze natalizie, si è ritrovato in mano un modulo sul quale apporre la propria firma per autorizzare una “equipe” ad educare il pupo su sentimenti e sessualità. Certo, all’inizio delle vacanze natalizie, proprio durante un periodo nel quale i genitori sono più distratti da mille impegni e potrebbero firmare qualcosa senza essere troppo addentro la questione. 

Ebbene, venuti in “mano” di una copia del modulo, proprio in ragione del lavoro svolto sino ad ora dal Centro Studi Aurhelio – in collaborazione con Notizie ProVita, siamo riusciti a sgamare il giochetto portato avanti dal consultorio. Non è un caso infatti che nonostante le autorità, in primis il ministro della pubblica dis-istruzione Giannini, neghino che presso le scuole italiane si insegni – o addirittura – esista, l’ideologia di genere, di fatto essa viene sostenuta, promossa e divulgata da quelle figure che dovrebbero soltanto istruire e non proporre dei modelli culturali, sociali o antropologici alternativi.  

La perplessità aumentano, proprio per il fatto che spesso i fautori di simili corsi, proposte “educative” e seminari, sono proprio quei tolleranti e progressisti insegnanti che hanno voluto che fosse rimossa la parola EDUCAZIONE dalla funzione del ministero e dalle scuole italiane. In altri termini, se l’educazione scolastica viene effettuata da uno Stato nel quale non si riconoscono è una forma autoritaria di indottrinamento, se invece loro la fanno rientrare dalla finestra, allora diventa non solo accettabile ma addirittura formativa e necessaria. 

Da prime ricognizioni di carattere informativo, siamo anche venuti a conoscenza di pratiche disoneste, tese a far conoscere la struttura del consultorio ai ragazzi, per poi consentirgli di frequentarla anche senza informare i genitori. Su questo ovviamente procederemo con ulteriori verifiche. 

Nel ribadire che l’educazione dei figli, così come sancito dalla Costituzione, è un diritto – dovere dei genitori e che questi tentativi melliflui rappresentano un vero e proprio attentato alla stabilità psicologica dei più giovani e alla stabilità familiare e sociale, ribadiamo la necessità di una opportuna e rigorosa attenzione da parte dei genitori, a ciò che viene proposto nelle scuole ai loro figli.

Chiediamo al Consultorio familiare di rivedere i programmi dei corsi proposti, riducendo le indicazioni alle sole e specifiche pertinenze della struttura sanitaria e abbandonare ogni velleità pseudoeducativa. 

Stigmatizziamo quindi con forza, l’operato del consultorio familiare di Civitavecchia che, saltando a pie pari la propria funzione, tende a voler influenzare i minorenni con teorie, idee e proposte pseudo educative profondamente ven fiche e che, soprattutto, sono di stretta pertinenza delle famiglie. Queste strampalate idee, portate avanti come una valanga di fuoco dalla politica, dalla giurisprudenza e dal corpo insegnante progressista, riteniamo debbano essere relegate ai soli addetti ai lavori e non proposte come tentativi di sovvertire i valori su cui si fonda la nostra società. Espressione quest’ultima, dei valori coltivati nell’ambito della millenaria civiltà europea, del tutto estranea a questi pseudo modelli educativi, inventati in qualche laboratorio sociologico statunitense.

Il consiglio direttivo del Centro Studi Aurhelio

  

Perchè, da musulmani, non possiamo non dirci sostenitori del Natale | Ali Reza Jalali

  
Il Preside della scuola di Rozzano

L’ultima, ma non certamente nuova, trovata dei fondamentalisti laici, sbandierata ampiamente dai media, è quella che ha visto protagonista un preside, presumo uno di questi vetero-comunisti, che ha vietato i festeggiamenti del Natale di Gesù Cristo in una scuola, per via della presenza di alunni musulmani, i quali si sarebbero sentiti offesi da tale ricorrenza. Vedi (http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/lombardia/rozzano-preside-cancella-la-festa-di-natale-genitori-sul-piede-di-guerra_2146128-201502a.shtml).

Mi rifiuto di pensare che un preside, ovvero una persona che ha studiato più o meno tutta la vita – altrimenti non potrebbe diventare dirigente scolastico – non sappia che nell’Islam la figura del Cristo è riverita ampiamente, con diversi versetti del Corano e tantitissime tradizioni. 

Giusto per fare chiarezza, l’Imam Khomeini, non certo un esponente dell'”Islam moderato”, disse apertamente che è buona cosa, per tutti i musulmani, fare gli auguri per le festività natalizie ai cristiani. Vedi (https://www.youtube.com/watch?v=h5mWhSVz4iU).

Certamente vi sono delle componenti dell’islamismo politico che avversano particolarmente il Cristianesimo e i cristiani, ma visto che il preside in questione appartiene a quella categoria politica che in Italia tende, almeno per quello che riguarda il piano interno, a distinguere tra terrorismo, estremismo e Islam in generale, anche qui egli non è da scusare. Voglio dire, se fosse stato un politico alla Santanché a vietare i festeggiamenti per paura di ritorsioni da parte degli islamici, potevo anche capirlo, visto che per lei e quelli che la pensano come lei tutti i musulmani, almeno potenzialmente, sono dei terroristi. Ma da uno di sinistra non te lo puoi aspettare. 

Quindi, scartando l’ipotesi dell’ignoranza, e quella del riconoscimento dei musulmani in toto come estremisti anti-cristiani, non rimane che una sola ipotesi plausibile per vietare i festeggiamenti natalizi in nome della presenza musulmana della scuola, soprattutto per via del fatto che il preside in questione ha agito unilatermalmente, senza alcuna richiesta da parte delle famiglie musulmane, che anzi, hanno preso le distanze dall’iniziativa controversa. Vedi (http://video.repubblica.it/edizione/milano/rozzano-l-ira-del-genitore-musulmano-anche-noi-festeggiamo-il-natale/220127/219327).

L’unico motivo plausibile quindi, non ha nulla a che fare con l’Islam, questa religione è solo una scusa per i fondamentalisti laici, il loro vero nemico è la religione, e visto che qui, almeno ora, la religione egemone è il Cristianesimo, il nemico, nonostante ormai le stesse istituzioni cristiane (cattoliche) stiano passando un momento di forte decadenza e crisi, è appunto la religione di Cristo. 

Certo non è una novità assoluta: negli ultimi anni è accaduto spesso che presidi ultra-laicisti abbiano voluto abolire le festività cristiane in nome della laicità, del multiculturalismo e della presenza musulmana. Sono convinto però che l’odio di tale categoria per la religione, eredità del pensiero giacobino, non sia solo contro il Cristianesimo. Oggi qui il nemico è tutto ciò che sia approssimabile a tale religione, ma un domani, chissà, se dovesse diventare egemone l’Islam, questi indiviudi farebbero l’esatto contrario di quello che fanno adesso: vieterebbero le feste musulmane in nome della presenza cristiana. 

In fondo, basta fare una carrellata dei pensatori europei che negli ultimi secoli hanno parlato bene dell’Islam o del suo profeta Maometto; a parte qualche eccezione, sono tutte persone, da Voltaire a Nietzsche, che hanno come comune denominatore un forte odio nei confronti del Cristianesimo.

Penso che in un momento come questo, ovvero con da un lato gli attacchi al sacro portati dal mondo del fondamentalismo laico sinistroide, dai presidi di casa nostra ai Charlie Hebdo, e dall’altro la religione strumentalizzata da gruppi fanatici, come l’ISIS, il mondo della tradizone religiosa autentica, un’area che travalica le frontiere settiarie e che vede musulmani e crisitiani dalla stessa parte, contro la dissacrazione – il fatto che avvenga in nome della laicità o della religione poco cambia – sia necessaria una collaborazione stretta tra chi ha a cuore la salvezza dell’essere umano, contro chi in nome dell’umanità (laica o religiosa) vuole degradare ulteriormente il rango dell’uomo, la migliore creatura di Dio. 

  
In fondo, nonostante le evidenti differenze quantitative, esiste un filo rosso che lega il preside di Rozzano, Charlie Hebdo e l’ISIS. Questo è il fronte di chi è in guerra contro Dio. 

di Ali Reza Jalali

http://alirezajalali1.blogspot.it/2015/11/perche-da-musulmani-non-possiamo-non.html

Santa Marinella | Aurhelio per la Famiglia Naturale

 Il centro Studi Aurhelio, sostiene la famiglia naturale, sul sentiero tradizionale.

Se anche tu pensi che sia necessario fare qualcosa per riaffermare la centralità del modello tradizionale della famiglia, della sua necessità sociale e del suo valore religioso, è il momento di passare all’azione. 

Il Centro Studi Aurhelio, organizza appuntamenti di formazione sul Gender, unioni civili, matrimoni omosessuali 

diffonde la rivista Notizie ProVita;

Diffonde il modulo per il consenso informato da consegnare ai presidi delle scuole che frequentano i vostri figli (nel caso in cui “qualcuno decidesse di far passare dei progetti di educazione al Gender saranno obbligati ad informarvi);

Invia ordini del giorno e mozioni da  condividere con i rappresentanti eletti nelle assemblee amministrative del vostro territorio. 

Contattaci all’indirizzo: cst.aurhelio@gmail.com

 

Contro l’ideologia gender nelle scuole, una lettera per difendere i vostri bambini

  
La società civile si mobilità contro la “follideologia” gender che le lobby omosessualiste vorrebbero diffondere nelle nostre scuole allo scopo di “rieducare” le nuove generazioni. Sono potenti e ben finanziate, sono “politicamente corrette” e quindi possono contare sull’appoggio dei vigliacchi, degli ignavi e di quelli che – pur non condividendo i presupposti irrazionali e innaturali di detta ideologia – non osano opporsi per non apparire retrogradi, bigotti, ecc.
Quindi, la società civile si mobilita: la Manif e le Sentinelle manifestano in piazza, genitori, insegnanti e educatori costituiscono comitati e associazioni per sostenere chi fosse in difficoltà. Noi di Pro Vita, insieme al Comitato Articolo 26 e ai Giuristi per la Vita, abbiamo stilato una bozza di lettera da inviare ai Presidi delle scuole dei vostri figli minorenni (quindi anche per i primi anni delle superiori). E’ importante: scaricatela e speditela: con più firme, se possibile, o – meglio ancora – ne spedisca una ciascun genitore interessato. Diffondetela.

Serve a far capire che in quella scuola ci sono genitori attenti a ciò che viene insegnato ai ragazzi e alle attività didattiche che essi svolgono. Genitori che non accettano che il loro ruolo venga usurpato né da associazioni, né da lobby, e nemmeno da istituzioni che non hanno alcun titolo per esautorare la potestà educativa genitoriale.
All’ Ufficio Protocollo dell’Istituto…

Al Dirigente Scolastico,

Al Consiglio d’Istituto

Oggetto: Consenso informato

Egregio Dirigente/ Gent.ma Dirigente,

i sottoscritti, genitori dell’alunno/a ………………………, frequentante la classe ………… di codesto Istituto, nell’esercizio del loro diritto inviolabile e fondamentale all’educazione,

VISTO

– l’art. 26, terzo comma, della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo: «I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli;

– l’art. 2 della Convenzione Europea sulla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo: «Lo Stato, nel campo dell’insegnamento, deve rispettare il diritto dei genitori di provvedere secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche»;

– l’art. 30 della nostra Costituzione: «E’ dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio».

– la Raccomandazione CM/Rec(2010)5 del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa che invita espressamente gli Stati membri a «tenere conto del diritto dei genitori di curare l’educazione dei propri figli» nel «predisporre e attuare politiche scolastiche e piani d’azione per promuovere l’uguaglianza e la sicurezza e garantire l’accesso a formazioni adeguate o a supporti e strumenti pedagogici appropriati per combattere la discriminazione» (Allegato VI Istruzione, n.31)

– le “Linee di Indirizzo sulla Partecipazione dei Genitori e Corresponsabilità Educativa” diramate dal Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca il 22 novembre 2012 che espressamente invocano il diritto dei genitori alla «corresponsabilità educativa»;

CHIEDONO

– che la scuola notifichi loro con congruo anticipo e per iscritto la programmazione di ogni lezione, progetto, attività didattica che si tiene dentro e fuori l’Istituto, riguardante

a) questioni fisiche e morali connesse con la sfera affettiva e sessuale dei discenti;

b) campagne contro il bullismo, o le discriminazioni, o il razzismo o la parità di genere;

– che nella notifica sia descritto in modo completo e dettagliato il contenuto dell’attività didattica in questione, i materiali e i sussidi usati, la data, l’ora e la durata della stessa, e ogni informazione necessaria a identificare le persone e gli enti coinvolti nella organizzazione dell’attività in questione, al fine di valutare anche i loro titoli;

– che, in mancanza di tale notifica o in mancanza del nostro consenso scritto, nostro/a figlio/a sia esonerato dal partecipare al progetto in questione e dal frequentare le attività ad esso connesse; – che, nell’ipotesi di cui sopra, sia organizzata un’attività didattica alternativa per i ragazzi in questione.

AVVERTONO

– che la presente richiesta viene formalmente inoltrata al fine di poter valutare se dare o meno il consenso alla partecipazione di nostro figlio a tali attività didattiche;

– che, in mancanza delle informazioni richieste o in mancanza del consenso scritto, nostro figlio dovrà essere esonerato dal partecipare ai summenzionati progetti formativi e dal frequentare le attività ad essi connesse;

Esprimono, quindi, apprezzamento e gratitudine per il sostegno che la S.V. vorrà in ogni circostanza fornir loro per facilitare l’esercizio libero, democratico e civile dei diritti di padre e madre, nel rispetto dello sviluppo della personalità del loro figlio/a, garantito dall’art.3, secondo comma, della Costituzione.

Data Firma
 

Gender a scuola – Genitori soli, contro l’ignoranza e il relativismo

  
“Scuola che vai, progetto gender che trovi”, sarebbe quasi il caso di dire.La situazione rispetto ai diversi percorsi che vengono proposti ai nostri bambini e ragazzi è sempre più grave e generalizzata.
Due nostri lettori, genitori di tre figli, ci hanno segnalato il caso della loro bambina di sette anni, iscritta in seconda elementare presso una scuola pubblica della Provincia di Massa Carrara.

Sebbene la scuola sia iniziata da poche settimane, il progetto “Liber* Tutt*” è già entrato nelle scuole, tramite un’esperta – o sedicente tale – incaricata di raccontare delle favole ai bambini. Ovviamente non si tratta di favole tradizionali, evidentemente piene di stereotipi e pregiudizi sessisti, ma di storielle più in linea con il gender stile in gran voga in questo momento.

Le due favole in questione sono “Una bambola per Alberto” e “Salverò la principessa”. Fiabe delicatissime, tenerissime, ma INTERPRETABILISSIME. Soprattutto se vengono raccontate da chi vuole abbattere gli stereotipi di genere. Un principe che alla fine si scopre essere una principessa salva la sua amica del cuore: situazione in sé del tutto accettabile, se raccontata da una persona di buon senso. Ma letta nell’ambito del progetto Liber* Tutt* (qui la prima parte, e qui la seconda), è facile capire che può essere strumentalizzata per promuovere il lesbismo o il transgenderismo.

 I genitori della bambina hanno avuto modo di accorgersi del percorso realizzato nella scuola della figlia esclusivamente leggendo quanto la bambina aveva scritto sul quaderno d’italiano e sul diario. Nessuna comunicazione preventiva era infatti stata fornita ai genitori dalla scuola, e men che meno una richiesta formale di consenso all’adesione a tale progetto.

I due genitori in questione – per fortuna ben informati sulle (subdole) strategie di diffusione dell’ideologia gender e ben consci del loro diritto/dovere educativo nei confronti dei figli –, venuti a conoscenza del percorso “Liber* Tutt*” si sono quindi mossi cercando di coinvolgere gli altri genitori della classe e cercando di contattare le autorità scolastiche. Su tutti e due i fronti si sono tuttavia scontrati contro un muro d’ignoranza, di relativismo, di finto progressismo… E, per aggiungere al danno anche la beffa, sono divenuti oggetto di commenti pungenti.

In conclusione, non avendo modo di appurare in quale giornata e in quale orario verrà proposto alla figli il percorso in questione, i genitori si sono visti costretti a ritirare la figlia dall’istituto in cui era iscritta e a mandarla in una scuola paritaria cattolica, affrontando un notevole sacrificio economico. Alla faccia della democrazia e della scuola libera e per tutti…

“Per completezza d’informazione, scrive il genitore che ci ha segnalato il caso, voglio dirvi che in questi giorni in un Istituto Superiore della nostra Provincia, sono cascati addosso ad una malcapitata studentessa, dei calcinacci dal soffitto, causa il cattivo stato di conservazione dell’ edificio scolastico. Alla luce di quanto sopra descritto, non sarebbe meglio impiegare le esigue risorse disponibili per la sicurezza, anziché per il gender? E come mai, se vogliamo che i nostri figli facciano a scuola attività motoria dobbiamo pagare un contributo di 7 euro annui ad alunno ed invece il gender lo paga la Provincia?”

Belle domande, ci pone, questo signore. Come rispondere?

Questo caso ci insegna diverse cose. Innanzitutto che, come genitori, è necessario vigilare molto attentamente sull’educazione dei propri figli: parlando con loro, sfogliando i libri di testo (soprattutto di italiano e di scienze), controllando i compiti che vengono loro assegnati…

In secondo luogo, che è importante essere molto e ben informati sulla questione del gender. Le strategie con cui questa ideologia si sta diffondendo sono infatti sempre più sibilline e difficili da smascherare.

Infine, che è necessario fare rete con chi la pensa come noi. Solo l’unione fa la forza.

La nostra piena solidarietà ai genitori di Massa Carrara e a tutti gli altri genitori chiamati a combattere per educare i propri figli secondo i loro valori di riferimento. Anche se , come dice il nostro amico, “Dovremo dover fare la fine degli Ebrei, che, per professare la loro fede, finirono nelle scuole di ghetto?”

Redazione

www.notizieprovita.it

Gender, Scuola, unioni omosessuali, direttive educazione sessuale OMS | Facciamo chiarezza

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In questi giorni, dopo il tentativo fallito di dimostrare l’inesistenza della teoria Gender, si è manifestata una certa confusione riguardo le modalità per informarsi circa la natura di questa ideologia. Molti genitori nel comprensorio stanno dando il segnale di un risveglio e con questo articolo tentiamo di portare un po di chiarezza. 
 
DDL BUONA SCUOLA

Nel provvedimento approvato dal governo, denominato buona scuola, sono inserite alcune norme che consentono di aggirare il problema dell’introduzione dell’ideologia di genere nelle scuole attraverso dei corsi contro il bullismo, sulle differenze (anche del presunto genere) sulla tolleranza. A tale proposito riportiamo un estratto da una intervista a Toni Brandi, Presidente della rivista Notizie Provita: “Buona scuola: voi sostenete che esiste una prova del collegamento tra il decreto e l’ideologia del gender. Qual è? «Il decreto legge, al comma 16 si riferisce al piano triennale dell’offerta formativa e promuove nelle scuole di ogni ordine e grado la sensibilizzazione contro la violenza di genere e tutte le discriminazioni. Il che, sembra una cosa giusta; in realtà fa riferimento alle tematiche indicate dall’articolo 5 comma 2 della legge 119 del 2013». Che tradotto vuol dire? «Se vediamo l’articolo 5 comma 2 di questa legge possiamo notare il continuo riferimento alla discriminazione di genere che potrebbe intendere la discriminazione tra i due soli sessi, uomo e donna, come hanno dichiarato numerosi membri della maggioranza. In realtà questa legge fa anche riferimento alla Convenzione di Istanbul che è stata attuata in Italia, di fatto, dalla stessa legge 119. All’articolo 3 della Convenzione c’è scritto: “Con il termine ‘genere’ ci si riferisce a ruoli, comportamenti, attività e attributi socialmente costruiti”. Quindi, con queste decreto legge abbiamo l’ideologia del gender nelle nostre scuole».

Contemporaneamente, per un paradossale cortocircuito politico-sindacale, numerose organizzazioni sindacali della scuola sono riuscite ad istituire la raccolta delle firme per indire un referendum abrogativo della legge sulla “buona scuola” che contiene anche le famose norme di cui sopra. Come farci scappare una occasione del genere?
 
Dove firmare per il Referendum contro la riforma della Scuola di Renzi
Tutti i cittadini maggiorenni e aventi diritto di voto possono firmare il referendum, e per farlo potranno recarsi negli uffici comunali di tutti i Comuni italiani.
LUNEDÌ, MERCOLEDÌ E VENERDÌ DALLE ORE 9:00 ALLE ORE 13:00 IN TUTTI I COMUNI RACCOLTA FIRME PER L’ABROGAZIONE DEL DDL SCUOLA. E’ già operativo dal 24 luglio.
Inoltre in movimento per il referendum ha annunciato che presto ci sarà la possibilità di “Sottoscrivere la richiesta di referendum presso appositi banchetti che saranno allestiti in tutto il territorio nazionale”. Ricordiamo che il termine ultimo per la raccolta delle firme è il 25 settembre 2015. Presto sarà allestito un sito internet che a detta degli organizzatori: “Consentirà ai promotori del referendum di riconoscersi in questo spazio virtuale in modo da favorire i contatti sul territorio, la collaborazione e l’organizzazione di comitati territoriali e scolastici”. Tutti uniti insomma, per cercare di modificare la Riforma della Scuola di Renzi, facendo il possibile nel nostro piccolo. Se pensate che l’articolo possa esser utile, commentate, fatelo girare sui social e condividetelo!
 
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DIRETTIVE SULLA EDUCAZIONE SESSUALE DELL’OMS
Il secondo riguarda le direttive dell’OMS in materia di educazione sessuale per gli studenti dai quattro ai (mi sembra) 14 anni – per le scuole dell’obbligo insomma.
Riportiamo integralmente un articolo di Gianni Lannes dal sito www.disinformazione.it 
 
Sesso dall’asilo: lo ordina l’Organizzazione Mondiale della sanità
di Gianni Lannes
Sesso dall’asilo: ordina l’OMS. E i pedofili esultano… al bando la chiesa cattolica 
 
Una civiltà umana può dirsi tale solo se tutela realmente i bambini. Dopo la legalizzazione della pedofilia in Europa ramificata nei parlamenti (alla voce Bruxelles), nei governi, nelle forze armate, nei servizi segreti, nelle magistrature e nelle multinazionali, ecco ora cosa accade. 
L’OMS detta legge: i piccoli corpi sono merce sessuale dalla più tenera età. Detto e fatto: corsi di masturbazione per bambini fino ai 4 anni, al bando la religione cattolica, ovvero le radici cristiane: è l’Oms a ordinarlo. Infatti è in fase di diffusione un vademecum in cui si tracciano le linee guida per la cosiddetta educazione sessuale ai giovani. Secondo il documento, sin dalla culla ora bisognerà insegnare ai bambini a vivere con serenità la propria sessualità, anche attraverso la masturbazione.  

Il documento – elaborato nel 2010 inizia adesso ad essere messo in circolazione – è intitolato “Standard di Educazione Sessuale in Europa” ed è una guida per i governi,  la scuola pubblica e gli specialisti sanitari, sviluppata dall’ufficio europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), in collaborazione con l’agenzia governativa tedesca per l’Educazione Sanitaria. Viene preso anche a pretesto la diffusione dell’HIV: un virus inventato di sana pianta che mai nessun scienziato ha mai isolato. 

http://www.aispa.it/attachments/article/78/STANDARD%20OMS.pdf

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Il documento imbottito di evidenti pregiudizi ha iniziato a essere distribuito presso i ministeri dell’Istruzione e della Salute d’Europa, e non è distinguibile da un manuale di corruzione dei minori, ispirato però dai dogmi dell’ideologia di genere. Un testo istituzionale – calato dall’alto – che ignora i genitori come responsabili per l’educazione dei propri figli.

Delle specifiche competenze che la guida consiglia di trasmettere ai bambini dai 0 ai 16 anni, questi sono alcuni esempi citati testualmente nel documento:

Da 0 a 4 anni, l’OMS prescrive l’apprendimento del “godimento e piacere quando giochiamo con il nostro corpo: la masturbazione della prima infanzia”. Da 0 a 4 anni è l’ età ideale per “la scoperta del corpo e dei genitali”. A 4 anni, l’OMS afferma che i nostri figli sono in grado di “esprimere i bisogni, i desideri e i limiti, ad esempio nel gioco del dottore”. Da 4 a 6 anni i nostri figli hanno bisogno di sapere che la storia della cicogna come uccello-madre è un mito. Da 4 a 6 anni è l’età ideale, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per “parlare di questioni sessuali”, esplorare “le relazioni omosessuali” e “consolidare l’identità di genere”. Tra i 6 e i 9 anni, gli esperti dell’OMS affermano che i nostri figli sono pronti a conoscere e difendere i “diritti sessuali di bambini e bambine”. Da 9 a 12 anni, e fino a 15, devono conoscere il problema della maternità imprevista. Lo dicono con una parafrasi: “l’impatto della maternità e della gravidanza tra gli adolescenti cioè la crescita dei figli, la pianificazione familiare, i progetti di studio o di vita, la contraccezione , il processo decisionale e la cura nel caso di gravidanze indesiderate“.

Da evidenziare il tortuoso percorso che fa l’OMS per dire che prima dei 15 anni, le bambine sono pronte per essere clienti dell’industria dell’aborto:

Da 9 a 15 , è bene che ricevano informazioni su dove trovare un contraccettivo e dove ottenere un aborto. Tra 9 e 15 anni è inoltre un’età chiave, secondo l’OMS, per insegnare che la religione cristiana rappresenta un ostacolo per il piacere e il godimento del proprio corpo: “Influenza di età, sesso, religione e cultura” nell’educazione affettiva e sessuale . A 15 anni è il momento di “aprirsi agli altri (dichiarare l’omosessualità , la bisessualità e altre opzioni)”; a 15 anni è anche l’età per venire a conoscenza, inoltre, del “sesso commerciale (prostituzione , ma anche sesso in cambio di piccoli regali, pranzi/notti fuori o piccole somme di denaro), pornografia, dipendenza dal sesso“.

I contenuti specifici della guida Standard di Educazione Sessuale in Europa,  sono tanto eloquenti quanto i princìpi:

«Il principio per il quale i genitori sono una “fonte informale” di educazione, rispetto allo Stato come “fonte formale”, “scientifica” e veritativa. Il principio per cui l’educazione affettiva e sessuale dei bambini dev’essere pianificata in funzione di una “sensibilità di genere». 
In altri termini, che la natura, i fatti, i dati, la responsabilità dei genitori… tutto debba sottomettersi ai dogmi della “sensibilità di genere”. Il principio per cui l’educazione sessuale e affettiva “inizia alla nascita”. Il principio secondo il quale l’educazione sessuale e affettiva “deve avere un approccio olistico”. Tutto è sesso, per l’OMS.
Il principio per cui l’educazione sessuale e affettiva è funzionale al “rafforzamento dell’individuo e della comunità”. Tutto è politico, per l’OMS.
Il principio per il quale gli insegnamenti dell’OMS sono “scientifici” e “neutrali” mentre quelli dei genitori vanno presi con le pinze.
La guida consiste di pagine dove le parole “amore” e “responsabilità” non appaiono o, quando ci sono, il loro peso e significato sono del tutto irrilevanti. Non affrontano mai l’argomento. In compenso, la Guida parla costantemente di “piacere”, “benessere personale” e “istinti”.

 Chi e cosa c’è dietro l’OMS? Ufficialmente l’Organizzazione Mondiale della Sanità è un’agenzia delle Nazioni Unite, unitamente all’Unicef, al centro di uno scandalo di pedofilia internazionale con vertice principale in Africa e traffici di bambini anche in Europa. Non a caso in Italia, secondo i dati del ministero dell’Interno spariscono ogni anno più di 2.000 mila bambini. 

In realtà la corporation dell’ONU prende ordini dal Bilderberg Group (organizzazione terroristica e massonica a cui sono affiliati Enrico Letta, Mario Monti, incluso il democristiano Romano Prodi – già consulente di Goldman Sachs – e tanti altri) e viene finanziata dal massone illuminato David Rockefeller (padrone di metà dell’industria farmaceutica mondiale, nonché proprietario dei suoli su cui è sorto il palazzo delle Nazioni Unite a New York).

Dunque, per questi criminali di taratura mondiale, la famiglia non ha alcun ruolo e compito educativo, tantomeno la Chiesa cattolica. Esatto: avete letto bene: chiesa cattolica, non protestante, oppure la religione ebraica o islamica. Per caso è un attacco mirato alle fondamenta cristiane dell’Occidente? Di sicuro in questo modo si plasmano e deformano le vite della generazione futura.

Post scriptum

Non sono né fondamentalista né bigotto, ma solo un uomo preoccupato da questa pericolosa deriva. Se nel Parlamento italiano ci fosse una reale opposizione, anche a fronte di queste documentate notizie, i governi telecomandati dall’estero morirebbero per sempre.

A riguardo si veda anche questo articolo che riepiloga lo stesso tema
 
RACCOLTA DI FIRME per NON far approvare il DDL CIRINNÀ, sulle unioni omosessuali
Altra è invece la questione relativa alla raccolta di firme promossa dal comitato “difendiamo i nostri figli” per non far approvare il ddl Cirinnà sulle unioni omosessuali che di fatto oltre ad estendere artificialmente il concetto di famiglia, rappresenterebbe il grimaldello per l’adozione di figli da parte delle unioni omosessuali.
 
 
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Anche qui facciamo rispondere al Presidente Toni Brandi, sempre dal l’intervista citata: 
 
“DDL Cirinnà: da oggi lanciate una petizione contro la legge in discussione al Senato. Perché
«Oggi pomeriggio verrà lanciata una petizione contro il ddl Cirinnà promossa da ProVita, Manif Pour Tous, Movimento per la Vita movimento, Age (Associazione genitori), Agesc (Associazione genitori cattolici), Giuristi per la Vita e Associazione Voglio la Mamma costituita da Mario Adinolfi. Il punto è che nel ddl le unioni civili tra omosessuali sono equiparate in tutto e per tutto alla famiglia. A parte il fatto che la famiglia è stata il fulcro della società umana dal suo inizio ed ha la grande responsabilità di procreare, educare i figli e contribuire al benessere della nazione, l’articolo 29 della nostra Costituzione riconosce la famiglia naturale fondata sul matrimonio. Non solo: ci sono due sentenze della Corte Costituzionale (la numero 138 del 2010 e la numero 170 del 2014) che specificano chiaramente che il matrimonio è solo fra un uomo e una donna. Il secondo gravissimo punto del ddl Cirinnà è l’articolo 5 che accetta la cosiddetta Step Child Adoption, cioè il riconoscimento del figlio di uno dei due partner».
 
Cosa temete concretamente?  
«Vorrei sottolineare che se questa legge passerà, sarà una questione di settimane e la nostra Corte Costituzionale emetterà una sentenza per dire che questa è una discriminazione perché non possono esistere famiglie di serie B e quindi avremo le adozioni gay in Italia. C’è poi la Corte europea dei diritti dell’uomo che ha sancito che nessun Stato membro è obbligato ad accettare matrimoni o unioni omosessuali ma una volta fatte, non può rifiutare le adozioni. Con la petizione vogliamo rafforzare il messaggio di quel milione di persone in Piazza San Giovanni e ricordare a tutti i parlamentari l’effetto catastrofico che questa legge – se dovesse passare – rappresenterà per l’Italia. Uso il termine ‘catastrofico’ perché gli effetti saranno: la pratica dell’utero in affitto, la compravendita di ovuli e semi maschili che rappresenta un businnes e danneggia i più deboli e indifesi esseri umani: i bambini. Questo governo dovrebbe, invece, sostenere la famiglia che affronta sempre più difficoltà. Come esempio dovremmo prendere l’Ungheria dove le nascite aumentano. i matrimoni aumentano, i divorzi diminuiscono, i salari e le pensioni crescono perché il governo ungherese sostiene la vita e la famiglia. Chi vuole aderire alla petizione può farlo a partire dalle 16 di oggi collegandosi con il sito della nostra associazione: www.notizieprovita.it». 
 
Ma perché siete così contrari; in fondo legge simili al ddl Cirinnà sono adottate in numerosi Paesi dell’Occidente e l’America di Obama recentemente ha detto sì alle nozze gay in tutti gli Stati.  «Finora solo in Occidente, eccetto Grecia e Italia, si è sviluppata la strategia pro-lgbt. Circa 140 Paesi nel mondo non hanno perso il buon senso: sia nel 2014 che due settimane fa sono passate in sede Onu due risoluzioni in sostegno alla famiglia naturale col voto favorevole della stragrande maggioranza dei Paesi partecipanti. Perché questo sta accadendo? Perché dietro ai matrimoni gay e alla cosiddetta educazione sessuale dei bambini che altro non è che ‘sessualizzazione precoce’, vi sono centinaia di miliardi di dollari di profitti. Alcune cifre: dietro ai matrimoni gay nella sola America vi sono da 8 a 9 miliardi di dollari; dietro alla fecondazione artificiale circa 10 miliardi di dollari; dietro al ‘sex change’ in crescita nel mondo, almeno 1 miliardo. Se parliamo della sessualizzazione precoce dei nostri bambini, vi sono 15 miliardi di dollari dietro all’industria dei contraccettivi ed almeno 200 miliardi di dollari dietro al porno. Per questo, il popolo del buon senso nato in Piazza San Giovanni il 20 giugno, deve continuare a lottare per i nostri bambini che rappresentano il futuro dell’umanità»
 
Modulo per la raccolta firme
 
 
Se avete avuto la pazienza è la disciplina di arrivare fino a questo punto, avete potuto notare come il meccanismo perverso innescato, tende a voler fare un minestrone incomprensibile ai più in modo da poter far passar sotto traccia proprio l’ideologia di genere.
 
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A Santa Marinella e Civitavecchia il Centro Studi Aurhelio già da due anni è impegnato su questo fronte ed ha già allertato i genitori che non intendono arrendersi a questo orizzonte imposto dalle lobby omosessualiste. I media locali snobbano o addirittura sono complici con gli agenti della sovversione è solo ora sembra ci sia un setno di risveglio.
Per ciò che attiene alla scuola invece, occorre informarsi innanzitutto sul POF (piani offerta formativa) della scuola dove vengono iscritti i figli e come presentare al Preside, il modulo sul consenso informato, nell’eventualità di avere segnalazione circa corsi che potrebbero riguardare le “materie” o corsi del tipo sopra indicato.  Il modulo è scaricabile dalla pagina 
http://www.notizieprovita.it/wp-content/uploads/2015/05/lettera-presidi.pdf 
 
Inoltre a breve organizzeremo dei banchetti informativi e con l’autunno una apposita conferenza aperta a tutti su questi argomenti. 
Alla mail cst.aurhelio@gmail.com, potete richiedere riviste e libri attinenti alla argomento. 
 
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Per un maggiore approfondimento consigliamo di fare riferimento al sito

Lezioni di omosessualità nelle scuole superiori

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E’ sempre più evidente che con la scusa della lotta all’omofobia la scuola si sta trasformando in un vero e proprio campo di rieducazione non solo all’ideologia del gender in senso lato, ma per la propaganda dell’omosessualità. Come dimostrano i casi che vi presentiamo: al Liceo Muratori di Modena, alla fine Luxuria l’ha avuta vinta e ha fatto un suo comizio. E in un Istituto superiore della provincia di Reggio Emilia, l’Arcigay ha distribuito a quindicenni del vero e proprio materiale di iniziazione all’omosessualità.
 

– A 15 ANNI COSTRETTI A LEZIONE DI OMOSESSUALITA’
All’Istituto Tecnico Cattaneo di Castelnovo Monti (Reggio Emilia) le lezioni anti-omofobia gestite dall’Arcigay sono ormai di routine. E il contenuto si fa sempre più esplicito. Fino alla distribuzione di materiale porno-gay. Ecco cosa c’è dietro tanti discorsi sull’omofobia: vogliono pervertire i nostri figli.

– MODENA, IL SIGNOR LUXURIA DETTA LEGGE
Alla fine al Liceo Muratori di Modena l’incontro con Vladimir Luxuria c’è stato, ma non c’è stato contraddittorio. I relatori scelti dai genitori sono stati bocciati e sono stati invece invitati due campioni del “politicamente corretto”. Così l’ex politico ha potuto fare il suo soliloquio indistiurbato. Dura protesta del comitato “Sì alla famiglia”.

di Andrea Zambrano 

Arcigay in cattedra: Reggio Emilia, lezioni di sesso anale a scuola

Dopo le fiabe gay nelle scuole e negli asili di Venezia e dopo gli opuscoli dell’Unar “Educare alla diversità a scuola” che propongono l’immagine di famiglie diverse da quelle composte da uomo e donna, ecco che in una scuola di un paese vicino a Reggio Emilia, Castelnuovo ne’ Monti, viene distribuito un pieghevole sul metodo migliore, per gli omosessuali, di fare sesso senza rischi. Lo scorso 5 aprile, nell’Istituto superiore Cattaneo-Dall’Aglio, al termine di un incontro coi rappresentanti di Arcigay Reggio Emilia in cui si discuteva di omofobia, è stato infatti offerto a tre seconde classi l’opuscolo Safer Sex Hiv. Infezioni sessualmente trasmissibili, in cui si mostrano i rischi di fare sesso, soprattutto anale, senza le adeguate protezioni.
Il pieghevole presenta scene esplicite e adotta un linguaggio fin troppo colloquiale (per usare un eufemismo), in cui non solo si presentano certe forme di sessualità come già acquisite per ragazzi di quindici anni, ma le si descrive anche con atteggiamento morboso.
Il prontuario del sesso-omo espone perfino le possibili infezioni alle quali si potrebbe andare incontro, praticando certe forme di sesso, e si mostra come prevenirle. Quanto alla sifilide, si consiglia di «usare un preservativo con un’adeguata dose di lubrificante a base d’acqua…». Per scongiurare l’epatite A si invita invece a usare «un preservativo tagliato a metà». Relativamente all’epatite B, che «si trasmette principalmente nel corso di rapporti anali e orali non protetti», si esorta a fare il vaccino, sottolineando che «la vaccinazione contro l’epatite B è gratis per i gay. Basta che tu dica al medico di essere gay». Per la gonorrea invece, si invita a «utilizzare un guanto di lattice per la penetrazione» e a «evitare lo scambio di sex toys».
Il pieghevole dell’Arcigay distribuito agli studenti offre informazioni anche sull’Aids. Preso atto che «nella comunità omsessuale maschile sono sempre di più le coppie siero-discordanti (in cui uno è Hiv-positivo e l’altro negativo), si invita comunque a fare sesso se «i farmaci antivirali sono assunti con regolarità» e se «i due partner non presentano lesioni alle mucose».
Omettiamo, per ragioni di decenza, la seconda parte dell’opuscolo in cui abbondano frasi ai limiti della volgarità e fioriscono descrizioni di rapporti sessuali, le cui finalità educative ci sfuggono. Non basta neppure, forse, a tal fine, l’obiezione che fa Michele Breveglieri, segretario nazionale dell’Arcigay: «Abbiamo preferito adottare il linguaggio corrente», ci dice, «quello che usano i ragazzi. Quando si parla di sesso, troppo spesso si ricorre a espressioni idealizzate o medicalizzate, che poco hanno a che fare con la realtà». Se è per questo, la scuola non dovrebbe farsi recettiva solo della realtà, accettarne le tendenze e le degenerazioni (anche linguistiche), ma dovrebbe proporre modelli, presentare stili di vita e invitare gli studenti all’uso di un linguaggio consono. L’alternativa è la deriva e l’accettazione supina del mondo.
Da qui la responsabilità enorme dei professori. «All’incontro», avverte Fabiana Montanari, presidente di Arcigay Reggio Emilia, «erano presenti cinque professori, che hanno accettato la distribuzione degli opuscoli e ci hanno fatto i complimenti per l’attività svolta».
I complimenti, capite. A nulla è valsa l’opposizione del preside dell’istituto, che ha detto di non essere informata della distribuzione del materiale scottante. Ma anche qui, forse, conta poco l’ingenuità.
Ogni tentativo di parlare di omofobia, di discutere di discriminazioni nelle scuole o in altre sedi educative (recente il caso della proiezione di un film sull’amore omo a Bisceglie, in Puglia), si trasforma poi in un corso di formazione all’ideologia gender, in una propaganda sul matrimonio omosessuale o ancor peggio, come in questo caso, in una lezione di educazione al sesso tra gay, con tanto di precauzioni e avvertenze. «I ragazzi», ci dice Jacopo Coghe, presidente di Manif Pour Tous Italia, «non hanno bisogno di un ricettario su come far bene l’amore e di certo non è questo il modo per prevenire in loro (qualora mai ci fossero) sentimenti omofobici. I ragazzi hanno semmai bisogno di corsi sull’affettività, nei quali imparino ad amare il proprio corpo e a rispettarlo, anziché esibirlo o concederlo». Non dimentichiamoci l’età: parliamo di ragazzi di quindici anni. 

Gianluca Veneziani – Libero 18 aprile 2014