INTERVISTA AL SEGRETARIO HOSSEYN MORELLI SULLA “MEZZALUNA SCIITA” (OFCS.REPORT)

Pubblicato il 12 aprile 2017 in Difesa e Sicurezza Nazionale/Internazionale da Mary Tagliazucchi


“Questo fronte non ha dei criteri di tipo religioso, etnico o settario, ma politico. Ne fanno parte integrante, attiva e centrale i movimenti militanti palestinesi, che sono principalmente di ispirazione religiosa e di scuola sunnita. Già questo dovrebbe indicare l’inconsistenza della cosiddetta mezzaluna sciita”. Ad affermarlo, parlando con Ofcs.report, è Marco Hosseyn Morelli, convertito sciita e portavoce dell’Associazione islamica Imam Mahdi in Italia, a cui abbiamo chiesto un’opinione non solo sulla nuova, strategica, alleanza creatasi fra i movimenti musulmani sciiti, ma anche sui recenti eventi che infiammano il medio oriente.

Il termine ‘mezzaluna sciita’ venne usato per la prima volta da Abdullah II di Giordania, nel 2004 per via della salita al potere, in Iraq, di un governo a maggioranza sciita, nonché alleato dell’Iran che l’ha da subito presentata come una naturale e fisiologica alleanza fra i movimenti sciiti dell’India, Pakistan e soprattutto Kashmir, Iran, Iraq, Siria e l’est dell’Arabia Saudita. Nel dettaglio, può spiegarci quali, secondo lei, sono i veri motivi di queste alleanze?

“All’indomani della vittoria della Rivoluzione Islamica dell’Iran guidata dall’Imam Khomeyni nel 1979, i governi oppressivi occidentali e i regimi a loro asserviti nel vicino Oriente furono colti dal panico. Si trattava infatti di una Rivoluzione che, estranea alla logica dei due blocchi materialisti che allora si contendevano il mondo, aveva una base squisitamente religiosa e spirituale e rappresentava una speranza e una fonte di ispirazione non solo per gli iraniani o gli sciiti, e nemmeno soltanto per i musulmani, ma per tutti gli oppressi e diseredati del mondo. Uno dei principi fondamentali di questa Rivoluzione, che in seguito divenne un vero e proprio articolo costituzionale della Repubblica Islamica dell’Iran, è il sostegno attivo agli oppressi di qualunque luogo, a prescindere dalla loro religione, etnia o nazionalità. Questa posizione, piuttosto che il frutto dell’influenza di ideologie terzomondiste, trae origine dal Sacro Corano e dalla Tradizione del Profeta e degli Imam.


MARCO HOSSEYN MORELLI, SCIITA E PORTAVOCE DELL’ASSOCIAZIONE ISLAMICA IMAM MAHDI IN ITALIA

Il Sacro Corano insegna: ‘Perché mai non combattete per la causa di Dio e dei più deboli tra gli uomini, le donne e i bambini che dicono: ‘Signore, facci uscire da questa città di gente iniqua; concedici da parte Tua un patrono, concedici da parte Tua un alleato?” (Surah an-Nisaa, 4:75) Il Profeta Muhammad ha detto: ‘Chiunque sostiene l’oppresso contro l’oppressore sarà in mia compagnia in Paradiso’ e il primo Imam della Shi’a, l’Imam ‘Ali, in punto di morte, nel suo testamento al figlio, disse: ‘Combatti l’oppressore e sostieni l’oppresso’.

Tra gli strumenti utilizzati dalle centrali propagandistiche dell’imperialismo mondialista e sionista per frenare l’ondata di sostegno e ammirazione che i popoli, soprattutto quelli musulmani e della regione, nutrivano verso la Rivoluzione Islamica e la sua saggia e illuminata Guida, la tesi delle “insanabili differenze” e del “naturale scontro” tra sciiti e sunniti è probabilmente quella che ha avuto, purtroppo, maggiore successo. Re Abdullah II, o chi per lui, ha pertanto semplicemente coniato un nuovo termine per la vecchia agenda colonialista dei suoi padroni americani e israeliani.

Sebbene l’Islam Sciita, per delle sue peculiarità dottrinali, ha rappresentato storicamente lo stendardo della lotta per la giustizia e contro l’oppressione – ed è pertanto naturale che tali temi ricevano maggiore attenzione tra i seguaci di questa scuola dell’Islam – ciò nonostante il Fronte della Resistenza che si è delineato negli ultimi decenni e che vede la Repubblica Islamica alla sua guida, rappresenta un sentiero aperto e possibile per tutti i musulmani e per tutti gli uomini nobili e liberi di ogni latitudine. Non a caso ne fanno parte integrante, attiva e centrale i movimenti militanti palestinesi, che sono principalmente di ispirazione religiosa e di scuola sunnita. Già questo dovrebbe indicare l’inconsistenza della cosiddetta ‘mezzaluna sciita’. Questo fronte non ha quindi dei criteri di tipo religioso, etnico o settario, ma politico. Chiunque si oppone al progetto americano-sionista nella regione e nel mondo è benvenuto, a prescindere dal suo retroterra. Per questo il Segretario Generale di Hezbollah del Libano, Seyyed Hassan Nasrallah, ebbe a dire chiaramente e pubblicamente: ‘Se dobbiamo scegliere tra due alleanze: una che va da Beirut a Damasco, da Teheran a Gaza e a Ramallah, da non importa quale capitale del mondo fino al nostro fratello Chavez in Venezuela…e un’alleanza che va da Tel Aviv agli Stati Uniti e ai loro alleati, senza alcun dubbio noi saremo nella prima alleanza’. Il sostegno e l’appoggio della Repubblica Islamica dell’Iran, ovunque sia avvenuto, dall’Afghanistan al Pakistan, dalla Palestina all’Iraq, dallo Yemen alla Siria, dalla Bosnia al Libano, non ha mai avuto ragioni e obiettivi settari o materiali, ma è stato dettato da valori spirituali, politici, etici e umani. Ricollegandoci alla sua domanda e per non dilungarci, possiamo citare proprio l’esempio dell’Iraq. Sono stati gli stessi esponenti e capi dei partiti, movimenti e tribù sunniti dell’Iraq, le cui popolazioni sono state quelle che maggiormente hanno patito le crudeltà dell’Isis in quella nazione, ad aver riconosciuto e ringraziato il governo di Teheran quale primo e unico Stato che sin da subito si è attivato e adoperato concretamente per proteggerli quando i miliziani del sedicente “califfo” hanno conquistato la parte settentrionale del paese arabo e minacciavano direttamente la capitale Baghdad”.

Nonostante l’Iran presenti questa alleanza come una mano tesa all’Occidente, che è a tutt’oggi impegnato contro il terrorismo, di matrice sunnita dell’Isis, le cancellerie europee appaiono decisamente titubanti ad accogliere questo ‘aiuto’ che sembra, a detta di molti, una strategia ben mirata su una precisa area geografica. Che ne pensa al riguardo?

“La Repubblica islamica dell’Iran piuttosto che all’Occidente ha teso la mano in primo luogo ai popoli occidentali. Nelle due storiche lettere che l’Imam Khamenei, l’attuale Guida della Rivoluzione Islamica, ha indirizzato in particolare ai giovani europei e statunitensi, egli ovviamente condanna come estranei agli insegnamenti del Sacro Corano e alla tradizione islamica le azioni terroristiche di certi gruppi e movimenti criminali che dicono di rifarsi all’Islam, ricordando però anche il sostegno, il supporto e la copertura offerti loro dai servizi segreti e dai governi dell’Occidente. Sottolineo come questa mano sia stata tesa ai popoli piuttosto che ai governi, non perché la Repubblica islamica rifiuti a priori di collaborare e cooperare con le istituzioni occidentali, ma perché conscia della loro ipocrisia nella cosiddetta “lotta al terrorismo” e della totale subordinazione delle cancellerie europee ai voleri di Washington e Tel Aviv.

Un’Europa libera, indipendente e sovrana potrebbe rappresentare in realtà, per i molti aspetti storici e culturali comuni e per la propria importante posizione geografica, un interlocutore naturale e perfino privilegiato del mondo islamico. Purtroppo vediamo però come, nonostante il terrorismo takfiri abbia iniziato a colpire anche in Occidente, il sostegno logistico, economico e militare fornito da vari governi occidentali a questi gruppi terroristici non sia cessato. D’altro canto è un fatto riconosciuto da tutti gli analisti e giornalisti onesti e con una conoscenza diretta della situazione che la Repubblica Islamica dell’Iran, che in passato è stata una delle principali vittime del terrorismo, rappresenta oggi lo Stato che più di ogni altro sta combattendo, realmente e sul terreno, il terrorismo dell’Isis e di altre bande takfiri, donando come martiri in questa dura lotta alcuni dei suoi migliori figli. L’Iran è pertanto ovviamente disponibile a collaborare persino con i governi europei, anche se la cosa è a nostro avviso irrealizzabile data l’attuale struttura del potere politico dell’Europa in mano ai “poteri forti” finanziari e mondializzatori. Mi permetto di sottolineare che ideologicamente l’origine del terrorismo che ha colpito soprattutto il mondo islamico e solo di riflesso il mondo occidentale non è da rinvenirsi nell’Islam sunnita, bensì nel Wahhabismo, un’ideologia moderna sorta nella Penisola Arabica alla fine del Settecento e alla cui ascesa politica e militare – che si è andata saldando nell’alleanza con la dinastia dei Saud – non fu estranea l’opera nefasta del governo britannico”.


L’analista egiziano Ahmad Khaled, nel 2012, scrisse che il vero motivo del sostegno dell’Iran alla Siria è che questo paese facente parte della ‘mezzaluna sciita’, è ben vista dalle autorità di Teheran. Se fosse realmente così, perché?

“Dare una connotazione settaria al governo siriano e alle ragioni del conflitto che da più di sei anni sconvolge quel paese significa coprire i veri intenti e obiettivi dei governi occidentali e arabi che hanno programmato l’insurrezione e sostenuto in tutti questi anni i ribelli – tanto tra le file dei cosiddetti “moderati” quanto tra quelle dei cosiddetti “estremisti” – che manu militari vogliono rovesciare il legittimo governo di Damasco. Bisogna, però, prima di spiegare le ragioni che hanno portato l’Iran ad un’alleanza di natura politica e militare con la Siria, fare delle precisazioni. Innanzitutto dobbiamo dire che la scuola alawita è molto differente dalla scuola sciita maggioritaria, prevalente in Iran e tra gli altri sciiti del mondo, e conosciuta come Imamita o Duodecimana. Questo dal punto di vista religioso. Dal punto di vista politico, la Repubblica Araba Siriana, piuttosto che caratterizzarsi come un governo guidato da una “cricca alawita”, come leggiamo quasi quotidianamente sui nostri quotidiani, riflette nelle istituzioni la multiformità religiosa della sua popolazione, a maggioranza sunnita. Nell’attuale governo guidato da Bashar al-Assad, sposato con una musulmana sunnita, ed eletto dal popolo in seguito a regolari elezioni, troviamo pertanto che i Ministeri chiave come quello di Primo Ministro, degli Interni, degli Esteri, degli Affari Religiosi e delle Comunicazioni sono tutti in mano a musulmani sunniti. Non dobbiamo dimenticare inoltre che l’Iran è una Repubblica Islamica mentre la Siria una Repubblica laica, sebbene non nel senso inteso comunemente da noi in Occidente. Le motivazioni di questa salda alleanza sono pertanto di natura politica. Il governo di Damasco, oltre ad essere stato l’unica nazione araba – insieme alla Libia sunnita di Gheddafi – ad aver sostenuto l’Iran durante gli otto lunghi anni di guerra imposta dall’Occidente a Teheran tramite l’Iraq di Saddam Hussein (che godeva anche dell’appoggio economico, politico, militare e mediatico di tutte le petro-monarchie arabe), è uno dei pochi Stati arabi davvero sovrani e indipendenti. Questa indipendenza, unita ad una posizione nobile e unica nel mondo arabo, gli ha permesso di ricoprire, compiendo anche errori e mosse non esenti da critiche (vedi la prima guerra del Golfo e le trattative con il regime sionista), un ruolo importante nel contrastare il progetto israeliano e americano nel Vicino Oriente. E’ stata la Siria di Assad a facilitare l’Iran nella creazione di Hezbollah in Libano prima e nel proteggere e sostenere la Resistenza libanese e palestinese poi. Non a caso fu a Damasco, non a Riyadh o ad Amman, che molti dirigenti dei gruppi resistenti sunniti palestinesi come Hamas e Jihad trovarono rifugio. Ciò che pertanto ha condotto l’Iran a questa alleanza non è la “comune fede sciita” dei due Stati, ma la posizione della Siria a sostegno del progetto di Resistenza dei popoli della regione e di rifiuto dei diktat del sionismo internazionale, posizione che si sposa con i valori e principi della Rivoluzione Islamica e della Repubblica Islamica da essa partorita.

Non va dimenticato inoltre che l’esercito siriano è l’ultimo esercito regolare arabo schierato sulla frontiera della Palestina occupata nota come Israele e che la Siria ospita alcuni importanti luoghi santi, in primo luogo per gli sciiti ma anche sunniti, che questi gruppuscoli takfiri si sono ripromessi di distruggere dalle fondamenta. Sarà bene ricordare infine che è stato il governo e l’esercito regolare di Damasco, tanto demonizzati in Occidente, a difendere e proteggere in tutti questi anni la comunità cristiana siriana, verso la quale i takfiri hanno sempre infierito senza pietà nel silenzio complice dei capi sedicenti cristiani europei e americani”.

Seyyed Ali Khamenei, guida suprema dell’Iran, ritiene invece che la ‘mezzaluna sciita’ sia un termine coniato apposta dalle potenze nemiche dell’Iran per creare timori rispetto a Teheran che persegue solo la difesa del proprio territorio e dei propri diritti. C’è un che di verità in queste affermazioni?

“I governi neo-colonialisti occidentali insieme ai loro sottoposti arabi e al regime sionista, grazie alle ingenti risorse a disposizione e all’enorme macchina propagandistica alle loro dipendenze, utilizzano due spauracchi tra i popoli arabi in particolare e i musulmani in generale. L’obiettivo è quello di allontanarli dall’Iran e di presentare la Repubblica Islamica quale loro avversario principale, salvando così Israele e presentando il regime sionista come loro naturale alleato di fronte a questo comune nemico. Per evocare lo scontro settario si utilizza lo spauracchio della cosiddetta “mezzaluna sciita” mentre per agitare lo scontro etnico si evoca un sedicente “progetto persiano” o “neo-safavide”. Non vi è alcuna agenda persiana o sciita e l’esempio più chiaro, dei tanti che potremmo fare, è quanto avvenuto nel conflitto che intercorse tra l’Armenia e l’Azerbaijan. Nonostante quest’ultima si auto-dichiari “Repubblica Islamica” e sia composta da una popolazione a maggioranza sciita, l’Iran sostenne la cristiana Armenia. Perché? Perché l’Azerbaijan ha un governo completamente allineato all’agenda politica della Nato, degli Stati Uniti, di Israele e dell’Arabia Saudita, oltre ad essere fortemente ostile alla religione. L’Imam Khamenei è oggi il principale alfiere dell’unità islamica nel mondo, principio coranico e profetico che egli ha ribadito in molte occasioni e che gli è spesso valso la critica degli ambienti più ottusi ed estremisti tra gli stessi sciiti. La Guida della Rivoluzione ha emesso delle storiche fatwa (responsi giuridico-religiosi) proprio per scongiurare ogni possibile odio e scontro settario in questo frangente particolarmente importante per la Comunità Islamica mondiale. La Repubblica Islamica ha infatti da sempre sostenuto e aiutato, tanto a livello umanitario quanto politico, economico e militare, popolazioni totalmente sunnite, come quella palestinese, somala o bosniaca. Per questo anche l’attuale Presidente della Repubblica Islamica dell’Iran, Hassan Rohani, nel corso di una conferenza sull’unità islamica tenutasi a Teheran nel dicembre scorso e nella quale ero personalmente presente, ha giustamente dichiarato: “Non c’è una mezzaluna sciita né un triangolo sunnita. Sciiti e sunniti sono fratelli e seguaci dell’Islam e del Profeta.”

L’Islam, nei paesi del Medio Oriente è di fatto la religione praticata dalla stragrande maggioranza degli abitanti della zona, e si divide in due principali rami dottrinali: quello dei sunniti e quello degli sciiti. È una divisione piuttosto profonda e che esiste da secoli, ma negli ultimi decenni ad essa si sono intrecciate anche le vicende politiche locali, diventando sempre più rilevanti nel decidere eventuali guerre, alleanze e interessi. Quanto ha influito tutto questo secondo lei?

“L’esistenza del ramo sciita e di quello sunnita risale alle origini stesse dell’Islam. A fianco a innegabili e importanti differenze di natura teologica e giuridica, i musulmani sciiti e sunniti condividono però moltissimi principi dottrinali e riti religiosi fondamentali: l’Unità e Unicità di Dio (Tawhid), la fede nella Profezia di Muhammad e che egli sia stato l’ultimo Inviato di Dio e il ‘Sigillo’ delle precedenti rivelazioni, la fede nel Giorno del Giudizio e dell’Aldilà, la fede nello stesso Libro sacro (il Sacro Corano), la stessa Qiblah, le cinque Preghiere, il Pellegrinaggio a La Mecca, il digiuno nel mese di Ramadan, ecc. I conflitti e le tensioni esistenti in buona parte del mondo islamico hanno però una natura, un’origine e degli obiettivi di tipo prettamente politico, non religioso o settario, conflitti e tensioni in questi ultimi due secoli spesso aizzati dai governi occidentali, in primo luogo dagli inglesi e poi successivamente anche dagli americani. Ci troviamo sostanzialmente davanti a due fronti: da una parte i governi legati a doppio filo a quelli occidentali e al regime sionista e dall’altra gli Stati, i movimenti e i popoli che vogliono auto-determinarsi e scegliere liberamente il proprio destino e la propria forma di governo senza dover chiedere conto a Londra, a Washington o a Tel Aviv. La vera divisione non è pertanto quella tra sciiti e sunniti, ma tra i seguaci di quell’ ‘Islam’ che l’Imam Khomeyni definì “americano” e i seguaci dell’Islam puro del Profeta Muhammad (S). L’ ‘Islam americano’ è quello che pur indossando esteriormente i panni islamici serve in realtà i nemici della Comunità Islamica, alimenta il fuoco della divisione tra i credenti e invece di affidarsi a Dio si affida ai Suoi nemici. E’ quello che invece di combattere il sionismo e l’arroganza, combatte e uccide i musulmani e gli innocenti. E’ un’ideologia priva di logica e di spiritualità, una parodia dell’Islam del Sacro Corano e del Nobile Profeta”.


Qual è il suo personale parere su questa alleanza e quali sono gli eventuali, futuri, scenari anche in base ai conflitti ora in corso?  

“Grazie a Dio il Fronte della Resistenza, dalla Palestina al Libano, dalla Siria all’Iraq, dallo Yemen all’Iran continua ad avanzare, a scapito del vero ‘Asse del Male’ incarnato da Stati Uniti, dall’Inghilterra, da Israele e dall’Arabia Saudita. Noi, come credenti, siamo certi che gli oppressori non prevarranno e la vittoria finale spetterà agli oppressi. E’ una promessa divina e Dio non viene meno alle Sue promesse. Ciò che si sta verificando soprattutto nel vicino Oriente ma non solo, trova peraltro precisi riscontri nell’escatologia, e non solo in quella islamica. Se vogliamo davvero comprendere gli scenari attuali ma soprattutto futuri, oltre a considerazioni di natura geopolitica, sociale ed economica, dobbiamo allora tenere in considerazioni anche questi fattori”.

@MaryTagliazucch

Fonte: https://ofcs.report/internazionale/islam-sciiti-terrorismo-no-alleanze-occidente-israele/

Ringraziamo l’Associazione Imam Mahdi, dal cui sito abbiamo estratto l’intervista. 

 

La figura di Maria nell’Islam | Il contributo di S.M. Bahmanpour

  
Una volta Ghazali, il noto sapiente musulmano dell’undicesimo secolo, scrisse un’opera nella quale classificava i versetti del Corano in base alla loro importanza e alla profondità dei concetti spirituali che trasmettevano. Il suo obiettivo era quello di rivelare le più preziose tra tutte le rivelazioni contenute nel Libro di Dio, e quindi intitolò la sua opera Jawahir al-Quran (“I Gioielli del Corano”). Poiché molti sapienti musulmani ritengono che tutti i versetti del Corano abbiano la stessa importanza, in quanto parole di Dio, e non si presterebbero quindi a simile categorizzazione, potrebbero non concordare molto con Ghazali al riguardo. Pare però che essi ignorino il fatto che l’importanza di un’opera non risieda soltanto nel suo autore ma anche nel soggetto del quale è composta e dei concetti che essa trasmette. Si tratta di quello che l’esegeta sciita contemporaneo Allamah Tabataba’i definisce al-ghurar nel Corano, e dal mio punto di vista la cosa più importante rispetto ad ogni Sacra Scrittura è quella di distinguere queste parti dalle altre e prestare ad esse il dovuto apprezzamento e speciale attenzione.  

Non è mia intenzione discutere qui la classificazione di Ghazali. Comunque, in base ad un semplice criterio, si può tranquillamente argomentare che i gioielli più preziosi del Corano si trovino in quei versetti che trattano della conoscenza di Dio e dei Suoi attributi, o nei quali vengono presentati i criteri etici, o i versetti nei quali vengono discusse le qualità e le caratteristiche dei Profeti e di persone a loro simili.

Come esempio del primo gruppo possiamo trovare gli ultimi versetti del capitolo 59 (Sura al-Hashr), un esempio del secondo gruppo sono i versetti 22-39 del capitolo 17 (Sura al-Isra’), e un esempio del terzo, che tratterò in questo articolo, è la storia di Maryam o Maria. Questa storia è elaborata nello specifico nei capitoli 3 (Sura al-Imran) e 19 (Sura Maryam) e vi si fa riferimento sporadicamente in molti altri.

Qui non voglio trattare nel dettaglio il racconto della storia, perché questo richiederebbe certamente maggiore spazio di quello limitato di un breve articolo. Cercherò piuttosto di esplorare il rango spirituale di Maria, come spiegato in molti versetti del Corano o in altre fonti islamiche.

Vorrei iniziare con l’ultimo versetto del capitolo 66 (Sura al-Tahrim) nel quale Maria viene presentata come un esempio per le mogli del Profeta:

“E Maria, figlia di ‘Imran, che conservò la sua verginità; insuflammo in lei il Nostro Spirito. Attestò la veridicità delle parole del Suo Signore e dei Suoi libri e fu una delle devote” (66:12)

In questo versetto vengono menzionati, in qualche modo in ordine inverso, tre virtù per Maria. Ella era una delle devote (qanitah), attestò la veridicità delle parole del Signore (siddiqah) ed infine ricevette lo Spirito.

In un altro versetto, nel terzo capitolo (Sura al-Imran), le si conferisce un altro importante merito:

“E quando gli angeli dissero: ‘O Maria! In verità Dio ti ha eletta, ti ha purificata ed eletta tra tutte le donne del mondo.’” (3:42)

Secondo questo versetto ella fu “eletta” e purificata da Dio stesso. E ciò che è ancor più rilevante è che venne informata di queste qualità dagli angeli, che le rivelarono questi fatti per un obiettivo che nel capitolo sarà conosciuto soltanto successivamente. Vi è inoltre riportato un sorprendente evento al suo riguardo, prima che ricevesse gli angeli, quando era ancora una bambina e stava pregando nel santuario nel quale si trovava appositamente:

“Ogni volta che Zaccaria entrava nel santuario trovava cibo presso di lei. Disse: ‘O Maria, da dove proviene questo?’. Disse: ‘Da parte di Dio’. In verità Dio dà a chi vuole senza contare.” (3:37)

A parte il miracolo di Maria citato in questo versetto, la risposta fornita a Zaccaria era generalmente inaspettata per qualcuno della sua età.

Vi sono molte qualità attribuite a Maria nel Santo Corano. Comunque, come detto in precedenza, non abbiamo la possibilità di parlare di tutte esse in questo articolo; cercherò pertanto di concentrarmi su tre delle caratteristiche menzionate, che secondo la nostra convinzione espongono più chiaramente il rango spirituale di Maria.

Queste sono le qualità di essere “la più veritiera” (siddiqah), “la purificata da Dio” (tahira) e “colei che riceve lo Spirito”. Tutti questi concetti sono infatti impiegati nel Corano in una specie di gergo tecnico, avendo significati maggiori e più ricchi di quello che può sembrare ad un primo sguardo.

Prima di procedere all’analisi di questi concetti particolari, bisogna mettere in rilievo una nozione molto importante riconosciuta nei capitoli del Corano. Secondo tale nozione le persone sono classificate in tre categorie: gli “infelici”, “coloro che prosperano” e gli “approssimati [a Dio]” (al-muqarabun) [1]. Mentre i membri del secondo gruppo sono i credenti ordinari nei loro diversi gradi e livelli, l’ultimo gruppo possiede una qualità molto speciale: essi precedono gli altri in materia di fede [2].

Pertanto sono approssimati a Dio nel senso che molti veli vengono sollevati dai loro cuori, permettendogli di vedere e sentire quello di cui i credenti ordinari sono generalmente privati [3]. “Tali persone sono poche in numero ma dal rango sublime” [4] presso il loro Creatore. Sono giunte ad una comprensione di questo mondo e ad una conoscenza del loro Creatore genuinamente differente da quella degli altri. “Essi guardano l’essenza di questo mondo mentre gli altri guardano solo l’esteriore” [5]. “Dio sussurra nelle loro menti e parla al loro intelletto e quindi essi accendono una luce nei cuori, nelle orecchie e negli occhi altrui” [6].

Queste sono le persone delle quali Dio ci ha informato nel Corano come coloro che hanno ricevuto la Grazia del Signore, e sono divisi in quattro categorie:

“Coloro che obbediscono a Dio e al Suo messaggero saranno tra coloro che Dio ha colmato della Sua grazia: profeti, veritieri, testimoni e gente del bene. Che ottima compagnia!” (Sacro Corano, IV:69)

Ci è stato detto prendere loro come modelli nella nostra pratica, credenza e comportamento, e noi, in quanto Musulmani, chiediamo al Signore almeno diciassette volte al giorno di guidarci sul loro sentiero, la Retta Via:

“Guidaci sulla Retta Via, la via di coloro che hai favorito” (1: 6-7)

Ai credenti è stata data inoltre la lieta novella che, se obbediranno al Signore e al Suo messaggero, nell’aldilà saranno con l’“ottima compagnia” menzionata dal Corano. [7]

E’ in questa categoria di persone che Maria è collocata come Siddiqah, la Veritiera. [8] Come è stato notato nel versetto 69 del quarto capitolo, questa stazione giunge immediatamente dopo quella dei profeti, e precede le altre due stazioni, quella dei “Testimoni” e della “Gente del Bene”.

Sfortunatamente i limiti di questo articolo non ci permettono di trattare i due concetti dei “Testimoni” e della “Gente del Bene”, ai quali così frequentemente fa riferimento il Corano. Si suppone comunque che i membri di ogni stazione superiore nella loro eccellenza includano tutti i meriti delle categorie inferiori, e quindi i “veritieri” sono le persone più meritevoli tra gli “approssimati a Dio” dopo i profeti. I profeti e i veritieri sono infatti così vicini di rango che alcuni profeti vengono definiti dal Corano, nella sura Maryam, come “veritieri”. [9]

Similmente i “veritieri” menzionati nel Corano e negli Hadith sono usualmente persone con caratteristiche straordinarie, inclusa la ricezione di qualche sorta di rivelazione, come fu il caso di Maria.

La veridicità è generalmente una qualità riferita al parlare, ma anche le azioni possono comunque essere definite come veritiere se si conformano alle credenze e idee di coloro che le realizzano. Si tratta invero di un livello superiore di veridicità. Inoltre a volte possono esistere o giungere alla mente di una persona alcune idee, opinioni ed intenzioni che potrebbero, inconsciamente, alterare il suo intero sistema di credenze.

Per evitare simile incoerenza nel credo e nell’intenzione vi è un livello ancor più elevato di veridicità. Nella terminologia tecnica coranica la persona più veritiera è quella possiede i criteri della veridicità in tutte queste tre categorie. [10]

Ovviamente non sono molte le persone, anche tra i più sinceri credenti, che possiedono tutti i criteri necessari, e coloro che li possiedono, sebbene pochi di numero, possiedono un rango sublime presso il Signore. Nel Corano l’unica donna descritta come veritiera, possedendo tutti questi elevati criteri, è Maria. Sebbene anche altre donne – specialmente Fatima, la giovane figlia del Profeta dell’Islam (S) – vengano menzionate negli hadith come le più veritiere nello stesso senso, il riferimento esplicito del Sacro Libro è riservato esclusivamente a Maria.

Il secondo concetto, quello della purificazione, è un’altra lodevole caratteristica attribuita a Maria nel Sacro Corano. Secondo il Corano i concetti e significati spirituali, specialmente quelli presenti nel Libro, sono accessibili solo a coloro che Dio ha scelto di purificare:

“In verità questo è un Corano benedetto, in un libro sigillato, che solo i puri toccano” (Sacro Corano, 56:77-79)

Il Corano ci insegna che Dio è il più puro dei puri, il più santo dei santi, la fonte di ogni santità e purezza [11]: nessuna impurità, nessun male e nessuna debolezza Gli si avvicina.

E’ impossibile per un cuore malvagio comprendere la minima cosa al Suo rispetto, avere fede in Lui e giungere ad una benché minima conoscenza dei Suoi attributi eccelsi, tantomeno poter ricevere il Suo insegnamento, sussurro nel cuore o ispirazione nell’anima. Chiunque aspiri ad avvicinarsi a Lui deve necessariamente purificare la propria anima e raffinare il proprio cuore. Comunque, la purificazione volontaria da parte di una persona è possibile solo entro certi limiti, dopo i quali è Iddio stesso che guiderà la persona nei suoi sforzi verso la purificazione. Tale processo inizia dopo che una persona viene testata integralmente della sua veridicità e messa alla prova la sua risoluzione nel percorrere il sentiero che conduce verso di Lui. E’ in questo senso che il Corano parla della purificazione della Gente della Casa (Ahl ul-Bayt) del Santo Profeta dell’Islam (S):

“O Gente della Casa (Ahl ul-Bayt), Dio non vuole altro che allontanare da voi ogni impurità e rendervi del tutto puri” (33:33)

In maniera simile ci informa della purificazione di Maria:

“E quando gli angeli dissero: ‘In verità, o Maria, Dio ti ha eletta, ti ha purificata ed eletta tra tutte le donne del mondo’” (3:42)

Senza tale purificazione non sarebbe mai stato possibile per Maria ricevere lo Spirito, che è il terzo concetto di cui parleremo adesso. Vi sono diversi versetti in cui il Corano dichiara che Dio abbia fatto discendere lo Spirito su Maria. [12]

Il concetto di “Spirito” è uno dei più complessi di cui possa parlare qualsiasi religione, ivi incluso l’Islam, e i sapienti musulmani sono ben lontani dall’avere un punto di vista concorde sul suo significato o la sua natura. Nel capitolo 17 del Corano vi è un riferimento ad una domanda posta al Profeta riguardo la natura dello Spirito:

“Ti interrogheranno a proposito dello Spirito. Rispondi: ‘Lo Spirito procede dall’ordine del mio Signore e non avete ricevuto che ben poca scienza a riguardo’” (17:85)

Qui, come in molti altri passi del Corano, lo Spirito viene identificato solamente come un ordine proveniente da Dio, implicando apparentemente che nessuna conoscenza dell’essere umano possa comprenderlo. Non intendiamo citare qui le opinioni e controversie dei sapienti musulmani sviluppatesi nel corso del tempo al riguardo. [13] Comparerò soltanto alcuni versetti del Corano relativi a questo argomento, cercando di affrontare i punti relativi alla ricezione dello Spirito da parte degli esseri umani.

Sembra, da molti versetti del Corano, che nessun essere umano può ricevere una rivelazione da Dio senza essere “casto”, “inviato” o “ispirato” dallo Spirito.

“Invia il Suo Spirito su chi vuole tra i Suoi servi, così che questi possa avvertire del Giorno dell’Incontro” (40:15)

Certamente risulta ovvio, da ciò che è stato discusso in precedenza, che tale privilegio è riservato soltanto ai puri, e questo è un criterio che Dio usa per preferire uno dei Suoi servi sugli altri. In un altro versetto viene detto al Profeta che egli non avrebbe ricevuto la Rivelazione se lo Spirito non lo avesse ispirato:

“Ed è così che ti abbiamo rivelato uno Spirito [che procede] dal Nostro ordine. [Prima di questo evento] Tu non conoscevi né la Scrittura né la fede.” (42:52)

Molti esegeti musulmani hanno interpretato questo Spirito come l’Arcangelo Gabriele. Comunque, all’inizio del capitolo “al-Nahl”, viene detto che sia gli angeli che lo Spirito discendono su una persona prima che gli venga detto di ammonire le genti che non vi è altra divinità al di fuori di Lui:

“Per ordine Suo scendono gli angeli con lo spirito su chi Egli vuole tra i Suoi servi: ‘Ammonite le genti che non c’è altro dio all’infuori di Me. TemeteMi dunque’” (16:2)

Anche ad ‘Ali Ibn Abi Talib venne chiesto se lo Spirito fosse Gabriele ed egli rispose: “Gabriele è un angelo e lo Spirito è altra cosa”. Quando qualcuno obiettò questa sua affermazione, egli citò il versetto sopra menzionato come prova. [14]

Si possono citare molti altri versetti a riprova del fatto che lo Spirito sia differente dagli angeli, incluso l’Arcangelo Gabriele. [15] Secondo un’altra tradizione dell’Imam Ja’far al-Sadiq si tratterebbe di “una creatura più grande di Gabriele e Michele” [16] che accompagna i profeti, e secondo l’esegeta sciita contemporaneo Tabataba’i è fondamentalmente importante nel processo della rivelazione ricevuta dai profeti. [17] Nel Corano questo Spirito, nel caso di Gesù, viene chiamato “Spirito Santo” [18], e nel caso del Profeta Muhammad a volte “Spirito Santo” [19] e altre “Spirito Fedele”. [20]

Comunque sia, secondo il Corano, i ricettacoli dello Spirito non sono persone ordinarie. Essi sono ben distinti, beneficiando di una grazia speciale da parte del Signore [21], possedendo capacità tali da far sì che Dio stesso si rivolga direttamente a loro. E’ in questa categoria di persone che nel Corano viene collocata la Vergine Maria, sebbene ella non fosse un profeta.

Questi sono solo alcuni dei meriti delineati per Maria nel Corano. Secondo questi meriti ella era tra quei servi del Signore che sono stati approssimati a Lui, conoscendo di conseguenza i segreti Suoi e della Sua creazione, della cui conoscenza le altre persone sono generalmente private. Per essere annoverata come tale essa ha dimostrato di essere “la più veritiera” in tutte le difficili vicissitudini della sua vita, obbedendo sinceramente e con tutto il cuore in ogni condizione e circostanza al suo Signore. Come tale è stata scelta da Dio per essere purificata nel cuore al punto che nulla venne lasciato in esso al di fuori dell’amore per il suo Signore, e che nulla lo preoccupava ad eccezione del Giorno del Giudizio, il giorno in cui ogni essere umano incontrerà il proprio Signore. Avendo dimostrato di essere “la più veritiera”, ed essendo stata purificata dal Signore, ella fu pronta a ricevere lo Spirito e dare nascita a un bambino destinato a cambiare il corso della storia umana e portare miliardi di persone ad adorare il loro Signore attraverso la sua guida. Possa Dio benedire lei e suo figlio e guidare tutti noi sul loro benedetto sentiero. Amin.

NOTE

1] Cfr. Sacro Corano: 56:7-11.

2] Cfr. Sacro Corano: 56:10.

3] Cfr. il Nahj ul-Balaghah, Sermone 222.

4] Cfr. il Nahj ul-Balaghah, Sentenza 147.

5] Cfr. il Nahj ul-Balaghah, Sentenza 432.

6] Cfr. il Nahj ul-Balaghah, Sermone 222.

7] Cfr. Sacro Corano: 4:69.

8] Cfr. Sacro Corano: 66:12; 6:75.

9] Cfr. Sacro Corano: 19: 41-56.

10] Cfr. Sacro Corano: 2: 177; 33: 23.

11] Cfr. Sacro Corano: 62:1, 59:23.

12] Cfr. Sacro Corano: 19:17; 21:91; 66:12.

13] Cfr. S.M.H. Tabataba’i, Al-Mizan fi Tafsir al-Qur’an, Libano, Mu’assas al-A°lami, 1997, interpretazione della Sura XVII, versetto 85.

14] Ibid. interpretazione della Sura XVI, versetto 2.

15] Cfr. Sacro Corano: 70: 4; 78: 38; 97: 4.

16] Cfr. S.M.H. Tabataba’i, Al-Mizan fi Tafsir al-Qur’an, Libano, Mu’assas al-A°lami, 1997, vol. 13, p. 209.

17] Ibid., p. 192.

18] Cfr. Sacro Corano: 2: 87.

19] Cfr. Sacro Corano: 16: 102.

20] Cfr. Sacro Corano: 26: 193.

21] Cfr. Sacro Corano: 3: 73. 
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