Dove osano gli Lgbt: festival per l’infanzia, si parla di “inclusione” e si arriva al porno di Benedetta Frigerio | La Nuova Bussola Quotidiana 


Dovrebbero mettersi una mano sulla coscienza e fare “mea culpa” tutti quelli (chierici e alti prelati compresi) che parlano di tolleranza dei diversi, di ponti, di “vivere e lasciar vivere” in nome della pace sociale. Dovrebbero chiedere scusa quanti, attraverso ragionamenti arzigogolati, parlano di inutilità dei valori, di desiderio confuso da reindirizzare, tacciando di rigidità bigotta tutti coloro che denunciano una delle più grandi e violente ideologie del nostro secolo. L’ideologia Lgbt. Perché in chi conduce la battaglia arcobaleno non c’è confusione alcuna. I confusi, se mai, siamo noi. Loro, invece, sanno bene di chi sono e dove vogliono arrivare: al male perverso che colpisce gli innocenti. I nostri bambini.

UN LINGUAGGIO SUBDOLO – Guardando al sito “Uscire dal guscio”, festival di letteratura per l’infanzia, di cui sono partner fra gli altri l’associazione “Famiglie Arcobaleno” e “Genitori Rilassati”, si capisce bene cosa si nasconde dietro a quelle terminologie con cui vengono presentati i numerosi progetti, corsi, spettacoli educativi e scolastici e che, piano piano, attraverso un certo linguaggio, spingono ad accettare aberrazioni che si possono, senza essere tacciati di esagerazioni, definire diaboliche. Aprendo il sito, appunto, si apprende innanzitutto della promozione del festival della lettura per bambini 2017, finanziato dal Comune di Castel Maggiore, di Pieve di Cento, di San Pietro in Casale, che ha come partner istituzionali “Città metropolitana di Bologna” e “Unione Reno Galliera” che comprende otto Comuni della provincia bolognese. Lo scopo del festival, si legge, è quello di “andare fuori da sé” per “immaginare nuovi eroi ed eroine”. Ma in che senso nuovi? Lasciamo momentaneamente aperta la domanda. E, intanto, vediamo che giovedì 4 maggio alle 21 a Castel Maggiore, si parlerà di “Maschilità, omofobia e violenze”, mentre il giorno successivo a San Pietro in Casale di “Educare al genere: identità, sessualità, valore della diversità”. Infine, sabato 6 maggio, a Pieve di Cento si terranno tutto il giorno laboratori di lettura per bambini.

OLTRE LA “BELLA” MASCHERA – Proseguiamo leggendo che il progetto serve a “scoprire sentieri fantastici che conducono le bambine e i bambini verso mondi nuovi, luoghi distanti e vicini inosservati o inesplorati, regioni del sé ancora inespresse o censurate dalla uni-direzionalità di certe immagini e di certi schemi narrativi consolidati”. Che c’è di male, si potrebbe pensare, ripetendo a chi denuncia i corsi per “l’inclusione” e “antibullismo” che non si può cercare il marcio dove non c’è? Che non si può mica vivere con l’ossessione del gender. Eppure cliccando su “partenr” e poi su “Progetto Alice” si scoprono legami a dir poco osceni. Infatti, fra i vari link c’è anche quello alla sezione “Sexy shock”, un vero e proprio portale di immagini di cartoni pornografiche. Volti di eroine femminili in atteggiamenti sadomaso che solo a doverne scrivere vengono i conati. Non solo, qui si trovano anche link a siti di lesbo-pornografia, dove ci sono ragazzine orgogliose della loro ribellione autoerotica. E il tutto viene spiegato così: “Pensiamo che le donne debbano riappropriarsi della rappresentazione della sessualità, della pornografia. Perché gli oggetti “del piacere” possano essere finalmente agiti anche dalle donne e da tutti quelli che decidono di arricchire il loro immaginario. Una sessualità più libera non potrà esistere se non nella misura in cui degli uomini e delle donne si vedranno garantito il loro diritto di costruire e ricostruire la loro sessualità”.

DA PROVARE VERGOGNA. In sintesi, eravamo partiti dal leggere di un festival di lettura per l’infanzia che spinge a “mondi nuovi e inesplorati” per poi scoprire che il sito ha collegamenti con il mondo della pornografia. Forse a questo mira l’abolizione degli stereotipi? Alla sessualizzazione dei bambini che piace tanto alla pedofilia? Altro che lotta al bullismo (che per altro la pornografia non fa che incrementare). Domandiamo quindi: sono queste le stesse eroine da proporre ai bambini?; è questo il mondo adulto che organizza festival e corsi per i piccoli? Lasciamo a voi la risposta. Un tempo di fronte a oscenità del genere si sarebbe chiesto quantomeno l’avvio di un’indagine, oggi se va bene si fa si silenzio, se va male si parla di creare ponti. Il tutto mentre ai nostri bambini viene rubata subdolamente, con l’aiuto della nostra inerzia, l’innocenza. Non ci sono commenti da fare, solo una parola: vergogna. Perché di fronte all’accettazione omissiva della violenza sui piccoli, il sentimentalismo tollerante che ci fa sentire buoni e il buonismo stesso sono peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio.

Media, canali di comunicazione e Facebook | Per gli strumenti di circolazione della informazione, siamo al giro di vite 3.0


La scorsa mattina Facebook, ci ha deliziato con un’improvvisa novità. Ha censurato una immagine pubblicata sulla pagina di Aurhelio, perché non rispettosa degli standard della comunità.

È stata rimossa, perché altrimenti sarebbe stata oscurata la pagina e il profilo di chi l’ha inserita, in quanto immagine di nudo. Ebbene, l’immagine che ha girato tutto il mondo, è quella che ritrae una rappresentante della fogna anarchico femminista, in una manifestazione di qualche anno fa, insieme ad un altro depravato mentale, mentre compiono una esibizione “artistica”, mimando atti osceni circondandosi di simboli sacri (crocifissi, statue della Madonna, Rosari, immagini di santi, etc). 

Facebook, ci ha intimato di togliere l’immagine in quanto contenente un nudo. Del fatto che fosse stata utilizzata, per stigmatizzare come certa feccia si comporti, di quale fiancheggiamento di fatto compie Facebook di fronte a tali realtà e come fosse completamente irrispettosa della sensibilità di miliardi di credenti, nemmeno un accenno. 

È vero che sarà una piccola cosa, nel mare magnum della ristrutturazione dei modelli di comunicazione post liberisti ma, è anche vero che, con la scusa dei recenti risultati sulla Brexit, su Trump e su tante altre manifestazioni di consenso non allineate, il Sistema stringe la cinghia. La coincidenza con le uscite grilline sui media – di giurie popolari (facilmente manipolabili) ne abbiamo avuto esperienza qualitative tra rivoluzione francese, comunismi e partigianerie varie – ci pare estremamente significativa. Siamo dunque ad un altro giro di vite?

A quanti di voi in questi giorni, il noto social network chiede di confermare il nome, chiede di invitare i vostri contatti della rubrica ad utilizzare Facebook o messenger? Cosa sta succedendo a whatsapp, sulla privacy e con i continui bug, da quando è stato acquistato dalla società proprietaria di Facebook? Se è pur vero che i media sono in mano agli inserzionisti e che i giornalisti sono una razza, per la quasi totalità, piuttosto servile, a chi giova questo giochetto al massacro? 

Sarà opportuno tenere gli occhi bene aperti, nel 2017, la fase 3.0 della gestione oligarchica della comunicazione, è solo all’inizio. 

Thérèse Hargot: la nuova schiavitù della rivoluzione sessuale


La cosa incantevole di questa giovane scrittrice, blogger, terapeuta e insegnante, è che le domande che pone sono sempre di più delle risposte che dà. Eppure queste sono molte, spesso spiazzanti, quasi sempre controtendenza: il “segreto”, per così dire, sta forse nella formazione filosofica della Hargot, che non approccia il sesso quale quintessenza e fine della vita umana, bensì come orizzonte privilegiato in cui si manifesta il mistero della persona umana.

Thérèse Hargot è una giovane sessuologa belga (nata nel 1984) con una laurea in filosofia e un master in scienze sociali alla Sorbona. Sposata, con tre figli, Thérèse ama sfidare la vulgata corrente. È fermamente convinta che la rivoluzione sessuale abbia apportato una liberazione senza libertà sicché, in luogo di renderci più liberi, ci ha fatti transitare da una obbedienza all’altra. In particolare la cosiddetta «liberazione sessuale» ha asservito il corpo della donna.

È quanto espone in Une jeunesse sexuellement libérée (ou presque) [Una gioventù sessualmente liberata (o quasi)], arrivato a vedere 15 mila copie. Nel libro, uscito a febbraio in Francia (è in corso la traduzione italiana per Sonzogno), la Hargot si sofferma sull’influenza della liberazione sessuale sul nostro rapporto col sesso. È forte la sua critica al sesso tecnicizzato, igienizzato, ridotto alla combinazione meccanica dei corpi. Il paradosso, dice la sessuologa belga, è che la sessualità non è mai stata tanto «normata» come nel nostro tempo per via del combinato disposto tra il culto della performance (imposto dall’industria pornografica) e l’ansietà derivata da una morale igienista.

Fondamentalmente, confessa a «Le Figaro», è cambiato soltanto il nostro modo di relazionarsi alle cose del sesso:«Se la norma è cambiata, il nostro rapporto con la norma è lo stesso: restiamo all’interno di un rapporto di dovere. Siamo semplicemente passati dal dovere di procreare a quello di godere. Dal «non bisogna avere relazioni sessuali prima del matrimonio» al «bisogna avere relazioni sessuali il prima possibile». Una volta la norma era dettata da un’istituzione, principalmente religiosa, oggi è dettata dall’industria pornografica. La pornografia è il nuovo vettore normativo nel campo della vita sessuale».

La differenza è che la norma ora è stata interiorizzata, individualizzata. «Mentre un tempo le norme erano esteriori e esplicite, oggi sono interiorizzate e implicite. Non abbiamo più bisogno di una istituzione che ci dica quello che dobbiamo fare, l’abbiamo assimilato da soli. Non ci viene più detto esplicitamente quand’è che dobbiamo avere un figlio, ma tutte abbiamo compreso molto bene il «momento buono» per essere madri: soprattutto non troppo presto, e quando le condizioni finanziarie sono favorevoli. È quasi peggio: siccome ci crediamo liberati, non abbiamo più coscienza d’essere sottomessi a delle norme». 

Ma quali sono le coordinate psicologiche disposte dalla nuova normatività sessuale? «La novità», risponde la Hargot, «sono le nozioni di performance e di successo, che si sono insediate al centro della sessualità. Questo tanto per il godimento quanto per il nostro rapporto con la maternità: bisogna essere una buona madre, crescere bene il proprio bebé, essere una coppia di successo. E chi dice performance e efficacia dice angoscia di non farcela. Questa angoscia crea della disfunzioni sessuali (perdita dell’erezione, ecc.). Abbiamo un rapporto molto angosciato con la sessualità, perché siamo costretti ad avere successo». 

Questa nuova normatività nelle cose del sesso tocca tanto gli uomini quanto le donne, ma in maniera differente. Non si esce dagli stereotipi: «l’uomo dev’essere performante nel suo successo sessale, la donna nei canoni estetici».

La norma si trasmette sotto forma di discorso igienista, andato a sostituire la vecchia morale di un tempo. Si fomenta così una psicologia individuale straziata, oppressa dalla simultanea presenza del piacere e della paura. Il sesso è piacere, ma è anche un sesso pericoloso, che infetta e uccide, attenta alla vita fisica: «L’AIDS, le malattie veneree, le gravidanze indesiderate: siamo cresciuti, noi nipoti della rivoluzione sessuale, con l’idea che la sessualità fosse un pericolo. Ci dicono che siamo liberi e nello stesso tempo che siamo in pericolo. Ci parlano di «sesso sicuro» e di preservativo, abbiamo sostituito la morale con l’igiene. Cultura del rischio e illusione della libertà, questo è il cocktail liberale che ormai si è imposto anche nel campo della sessualità. Questo discorso igienista è molto ansiogeno. E inefficace: si trasmettono sempre numerose malattie veneree». 

Come sessuologa, Thérèse lavora a stretto contatto con gli studenti liceali, in un’età della vita particolarmente esposta all’immaginario diffuso dall’industria pornografica. Negli adolescenti, osserva, «la cosa più significativa è l’influenza della pornografia sul loro modo di concepire la sessualità. Con lo sviluppo delle tecnologie e di internet, la pornografia viene resa estremamente accessibile e individualizzata. A partire dalla più giovane età, condiziona la loro curiosità sessuale: a 13 anni ci sono ragazzine che mi domandano cosa ne penso delle cose a tre. Più in generale, al di là dei siti pornografici, possiamo parlare di una «cultura porno» presente nei videoclip, nei reality, nella musica, nella pubblicità, ecc.».

Sulla psiche dei più piccoli poi l’impatto della pornografia è devastante: «Come può un fanciullo», si chiede la sessuologa belga, «accogliere queste immagini?». A questa età si è davvero «in grado di distinguere tra la realtà e le immagini?». La risposta è un no senza appello alla sessualizzazione precoce: «La pornografia sequestra l’immaginario del bambino senza lasciargli il tempo di sviluppare le proprie immagini, le proprie fantasie. Crea un grande senso di colpa per il fatto di sperimentare una eccitazione sessuale attraverso delle immagini e crea anche una dipendenza, perché l’immaginario non ha avuto il tempo di svilupparsi».

La sedicente «liberazione sessuale», si legge nel suo libro, sembra non ridursi ad altro che a questo:«Essere sessualmente liberi, nel ventunesimo secolo, vuol dire avere il diritto di fare del sesso orale a 14 anni».

Siamo in diritto di chiederci se una simile «liberazione» non si sia in realtà ritorta contro la donna. La Hargot ne è fermamente convinta: «La promessa «il mio corpo mi appartiene» si è trasformata in «il mio corpo è disponibile»: disponibile per la pulsione sessuale maschile, che non è ostacolata in nulla. La contraccezione, l’aborto, il «controllo» della procreazione non pesano che sulla donna. La liberazione sessuale ha modificato solo il corpo della donna, non quello dell’uomo. Con la scusa di liberarla. Il femminismo egualitario che bracca i «macho» vuole imporre nello spazio pubblico un rispetto disincarnato della donna. Ma è nell’intimità, e specialmente nell’intimità sessuale, che si vanno a ristabilire i rapporti di violenza. Nella sfera pubblica si esibisce rispetto per le donne, in privato si guardano film porno dove le donne sono trattate come oggetti. Introducendo la guerra dei sessi, in cui le donne si sono messe in competizione diretta con gli uomini, il femminismo ha destabilizzato gli uomini, che ristabiliscono il dominio nell’intimità sessuale. Il successo della pornografia, che rappresenta spesso atti di violenza verso le donne, il successo del revenge-porn e di Cinquanta sfumatura di grigio sono lì a testimoniarlo». 

Thérèse Hargot è fortemente critica anche della «morale del consenso», per la quale ogni atto sessuale va considerato un atto libero nella misura in cui è «voluto». Secondo un diffuso senso comune, oggi il consenso individuale è il solo criterio che permette di distinguere il bene dal male. Je consens, donc je suis, dice Michela Marzano: acconsento, dunque sono. Questo nuovo «cogito» permissivo induce gli adulti ad abdicare alla loro funzione educativa e con la sua estensione indiscriminata mette in serio pericolo l’infanzia: «Coi nostri occhi di adulti, tendiamo talvolta a considerare in maniera tenera la liberazione sessuale dei più giovani, meravigliati dalla loro assenza di tabù. In realtà subiscono delle enormi pressioni, non sono affatto liberi. La morale del consenso in linea di principio è qualcosa di giustissimo: si tratta di dire che siamo liberi quando siamo d’accordo. Ma abbiamo esteso questo principio ai bambini domandando loro di comportarsi come degli adulti, capaci di dire sì o no. Ora, i bambini non sono capaci di dire no. Nella nostra società c’è la tendenza a dimenticare la nozione di maturità sessuale. È molto importante. Al di sotto di una certa età riteniamo che vi sia una immaturità affettiva che non rende capaci di dire «no». Non c’è consenso. Bisogna davvero proteggere l’infanzia». 

Andando controcorrente, la giovane sessuologa arriva ad esaltare i metodi naturali, biasima il discorso femminista e la medicalizzazione del sesso indotta dalla pillola. Quest’ultima viene elevata a «emblema del femminismo, un emblema della causa delle donne». Ma della bontà di un simile feticcio, afferma tranchant, «c’è da dubitare, visti gli effetti sulla salute delle donne e sulla loro sessualità! Sono le donne che vanno a modificare il proprio corpo, e mai l’uomo. È una cosa completamente iniqua. È in questa prospettiva che mi interessano i metodi naturali, perché sono i soli a coinvolgere equamente l’uomo e la donna. Sono basati sulla conoscenza che le donne hanno del loro corpo, sulla fiducia che l’uomo deve avere nella donna, sul rispetto del ritmo e della realtà femminili. Lo trovo in effetti molto più femminista che non distribuire un medicinale a donne in perfetta salute! Facendo della contraccezione una faccenda unicamente femminile, abbiamo deresponsabilizzato l’uomo».

Non fa eccezione a questo quadro la pratica dell’utero in affitto, «perché sopprimere la madre sarebbe l’ultima tappa del dominio maschile», osserva la sessuologa-filosofa. Con la Gpa «un uomo può creare la vita senza una donna. Certo, ha ancora bisogno del «corpo femminile», ma non si tratta più di una donna, cioè di una persona umana che per principio non può essere utilizzata come un mezzo, quali che siano il fine e le modalità. Dopo il sesso con la prostituzione, le ovaie con la riproduzione artificiale, l’utero è l’ultimo bastione conquistato dalla volontà di disporre del corpo delle donne. La sottomissione delle donne a scopi commerciali o caritatevoli tocca il suo apogeo. Da madre diventa operaia, da donna diventa serva che risponde ai comandi e alle esigenze di coloro a cui appartiene il progetto di paternità». 


Si tratta di un ritorno puro e semplice alla sottomissione precedente alle conquiste del femminismo? «In una certa maniera sì», replica la Hargot, ma è altrettanto vero che «senza il femminismo alla Simone de Beauvoir il ragionamento ideologico della «gestazione per altri» non sarebbe stato possibile». È stato questo femminismo ideologico a «fornire armi e strumenti propri a una logica liberale incontrollabile. Per arrivare qui c’è voluta la contestazione per separare il corpo dallo spirito, per denigrare le esperienze carnali a vantaggio dell’espressione onnipotente della volontà. Riducendo la riproduzione al suo carattere animale, negando l’esperienza umana e spirituale che essa porta in germe e a cui può addivenire, questa ha perduto il suo carattere sacro. Il corpo non è più che una cosa esteriore alla persona. Dopo essere stato frazionato, il corpo può ormai essere dato in prestito, può essere acquistato, affittato o venduto in parti di ricambio e secondo le esigenze di servizio. Le donne escono così dalla riproduzione per entrare in un rapporto di produzione, col rischio di vedere legittimato, generalizzato e istituzionalizzato lo sfruttamento del corpo. L’esito di questo femminismo che ha dimenticato l’essenziale si ritorce oggi in primo luogo contro le donne stesse: l’affascinante vittoria della volontà lascia intravedere un mondo disumanizzato in cui il valore della persona dipende solo dalla sua utilità». 

Sulla questione dell’omosessualità, che oggi tormenta alquanto gli adolescenti, Thérèse ricorda quanto sia riduttivo identificare la persona con un orientamento sessuale: «“Essere omosessuale” è anzitutto una battaglia politica. In nome della difesa dei diritti sono state riunite sotto una stessa bandiera arcobaleno delle realtà diverse che non hanno niente a che vedere le une con le altre. Chiunque dica di “essere omosessuale” ha un vissuto differente, che si inscrive in una storia differente. È una questione di desideri, di fantasie, ma non è per niente una identità propriamente detta. Non bisogna porre la questione in termini di essere, ma in termini di avere. La questione ormai ossessiona gli adolescenti, costretti a scegliere la loro sessualità. La visibilità del «coming out» interroga molto gli adolescenti che si domandano «come si fa a sapere se uno è omosessuale, come sapere se lo sono?». L’omosessualità fa paura, perché i giovani si dicono «se lo sono, non potrò mai ritornare indietro». Definire le persone come «omosessuali» vuol dire generare dell’omofobia. La sessualità non è un’identità. La mia vita sessuale non determina chi sono». 

Che fare dunque con i giovani? Bisogna aiutarli a svilupparsi sessualmente, magari coi soliti corsi di educazione sessuale? «Non bisogna insegnare agli adolescenti a svilupparsi sessualmente», replica ferma. Piuttosto «bisogna insegnare ai giovani a diventare uomini e donne, aiutarli a sviluppare la propria personalità. La sessualità è secondaria in rapporto alla personalità. Invece che parlare ai ragazzi di profilattici, di contraccezione e di aborto bisogna aiutarli a costruirsi, a sviluppare una stima di sé. Bisogna creare uomini e donne che possano essere capaci di entrare in una relazione reciproca. Non occorrono dei corsi di educazione sessuale, ma dei corsi di filosofia!». 

(apparso, con qualche variazione, su La Croce Quotidiano del 14 luglio 2016)

Thérèse Hargot, il blog ufficiale: http://theresehargot.com/

Siamo tutti sullo stesso barcone | Ciclo di Conferenze a Roma

Per tutti gli amici di ROMA (e Roma Nord in particolare):
  
Quattro Incontri su temi di assoluta attualità e importanza che si terranno nella Parrocchia Santa Gemma Galgani, via Monte Meta 1, zona Montesacro Alto (Piazza Monte Gennaro). VI aspettiamo!

Gli incontri in programma sono:

– Sabato 16 gennaio, h 18.00: GENDER: un’ideologia in guerra con la realtà (G. Marletta);

– Sabato 20 febbraio, h 18.00: PORNOGRAFIA, ciber-sex e nuove tendenze: impatto sulla mente e sulle relazioni (Alessandra Conti, psichiatra)

– Sabato 19 marzo, h 18.00: I SOCIAL NETWORK: per una connessione responsabile (Josy Cusumano, psicoterapeuta);

– Sabato 16 aprile, h 18.00: LA FABBRICA DEGLI SCHIAVI: mode, ideologie e maniopolazione di massa (G. Marletta).

Pornografia: un veleno anche per chi ne è “padrone”

Hefner-1070x661Hugh Hefner, creatore dell’impero Playboy, è stato idolatrato da milioni di uomini per il suo stile di vita “Playboy”, la sua enorme villa, modelle, celebrità, fama e tanto sesso.
È considerato da molti il vero e unico “super-man”, l’icona della rivoluzione sessuale…il magnate del sesso.

Sapevate però che è sessualmente disfunzionale.

Gail Dines nel suo libro “Pornland” racconta la storia di Izabella St. James, una delle ex-ragazze di Hefner.
Izabelle ricorda come spesso Hefner aveva rapporto non protetto con diverse ragazze ma che soprattutto non riusciva a eccitarsi se non senza l’uso della pornografia.
Eh sì, con tante belle donne intorno a lui, non riusciva a stimolarsi se non attraverso la pornografia! La pornografia sta riducendo milioni di uomini alla schiavitù e all’impotenza. Siamo diventati pateticamente dipendenti da immagini e video.

Hugh Hefner poteva, virtualmente, avere qualsiasi donna eppure non poteva stimolarsi se non attraverso il porno. La Pornografia causa disfunzione erettile nei ragazzi. La pornografia riduce la capacità di godere con “donne vere”.

La pornografia è un veleno che man mano uccide gli stimoli, il cervello, l’umanità e il sesso! La pornografia sta uccidendo il vero sesso!
Hugh Hefner con tutte le sue donne e i suoi soldi non è riuscito a proteggersi dal suo stesso prodotto…anche lui è diventato schiavo della pornografia.

Dio ci ha chiamati a una relazione vera all’interno del matrimonio, un sincero amore che definisce la vera realtà del sesso.
Non accontentarti di un palliativo, Dio vuole e ha per te il meglio.

La rivoluzione sessuale ci ha insegnato che più sesso hai più sei figo, ma la realtà è ben diversa…il vero sesso è quello adornato dal vero amore, l’amore che solo Dio può trasmettere nei nostri cuori.

Non accontentarti di qualcosa di finto!
#iononhobisognodelporno

A presto
Tony

Tratto dall’articolo di Jonathon van Maren LifeSite

 

 

Siamo in guerra, ma essa risulta invisibile

tumblr_mkbyuj2XGx1r2qr2so1_500Da sempre l’uomo comune ha temuto la guerra in quanto portatrice di divisioni, di sofferenza e, soprattutto, di morte. Si tratta della guerra condotta con la forza delle armi, con soldati, eserciti e campi di battaglia. 

I rappresentanti spirituali delle più alte tradizioni religiose del mondo, da tempo immemore, ci indicano direttamente o allegoricamente invece, l’esistenza di un altro tipo di guerra. Si tratta della guerra invisibile, condotta da influenze e spiriti tenebrosi nei confronti dell’uomo, al fine di sottometterlo, per far sì che perda la sua anima e addirittura per uccidergli il corpo. Riguardo questo tipo di guerra la conoscenza è enorme, sviluppata specialmente nell’antichità, ma le persone hanno sempre avuto la tendenza ad ignorarla. Sfortunatamente, sono troppo pochi coloro che hanno armato il loro spirito e si sono difesi o contrattaccato. Questa è una guerra vera, con strategie vere, armi specifiche, campagne, alleati, vincitori e vinti.

Due tipi di guerre quindi, che sono state considerate ormai appartenenti al passato, anche se ufficialmente solo il primo è riconosciuto dalla storiografia del mondo moderno. Negli ultimi anni è apparso, però, un ulteriore tipo di guerra attraverso cui passa ognuno di noi e il mondo nel suo insieme. Si tratta di una guerra che fa altrettante vittime quanto le altre messe insieme. Statisticamente, nei paesi “sviluppati” gli uomini sono tristi e depressi in un numero quasi simile al periodo delle grandi guerre. Le famiglie sono divise e milioni di donne crescono i propri bambini senza un padre oppure con un patrigno, proprio come in seguito alle due Guerre Mondiali. Milioni di persone non hanno un lavoro e sono costrette ad emigrare da una parte all’altra del mondo per guadagnarsi il pane. Questo perché il proprio paese è completamente devastato economicamente, come se fosse stato attraverso da un bombardamento. Ancor peggio, rispetto ad ogni altra epoca storica, sono milioni i bambini uccisi prima ancor di vedere la luce del Sole.

 In realtà, il nuovo tipo di guerra – invisibile ai più – non è del tutto nuovo. Essa è più una sintesi delle altre due, realizzata attraverso una collaborazione stretta, una sinergia tra coloro che cercano di dominare il mondo e le forze delle tenebre. 

Oggi, i tentativi di allontanare l’uomo dalla vera libertà, che è il dominio di sé, trova nella società dell’informazione e dei mass-media numerosissimi alleati. Il principale risulta essere la pornografia, fenomeno che approfondite analisi hanno dimostrato l’infezione sul cervello umano agendo a livello subliminale e svuotando l’uomo d’ogni forza vitale.  

Non sembra dunque un caso che due decenni orsono, a conclusione della conquista di un popolo nemico e della conseguente occupazione delle sue televisioni, la misura adottata non è stata altra se non quella di trasmettere in gran parte programmi pornografici, contemporaneamente al divieto ai vinti di uscire di casa. 

Questo perché la conquista di un territorio è meno importante rispetto al dominio della mente e dell’animo dell’uomo. Che sia questa la vera ragione per cui la pornografia è onnipresente su internet, in TV e addirittura nelle pubblicazioni cartacee, infinitamente più presente rispetto ad ogni altro programma educativo? Ce lo chiediamo nel contesto in cui si sa che la pornografia crea dipendenza, aumenta le violenze sessuali, i reati e riduce la sicurezza sociale. 

Per cui, con lo sviluppo delle tecnologie, dei mezzi di comunicazione nella società moderna, le guerre convenzionali si sono evolute verso una forma mista, in una guerra detta dell’informazione, religiosa o culturale, economica oppure sociale, che ha in maniera obbligatoria una componente significativa di quella che viene definita “guerra invisibile” oppure “occulta”. 

Il nuovo tipo di guerra, nonostante sia evidente, rimane paradossalmente inosservata. Confusi con miriadi di informazioni, con i sensi in perenne eccitazione a causa di stimoli esterni sempre più aggressivi, prigionieri della tecnica di dissimulazione dei mass-media, gli uomini non possono più realizzare che essi sono già vittime di questa guerra, che agisce attraverso l’intero campo di eventi sociali, politici, economici e mediatici. 

Pertanto, non è più necessario lo scorrere del sangue nelle strade, la vita fluisce via, ormai, attraverso le ferite inferte dalla cultura del cinismo, del consumo e della pornografia. La meta-guerra prevede ospedali delle anime per riconvertire i neocredenti e fosse comuni degli spiriti, per coloro che si sono battuti invece come leoni. Come degli esperti psicologi, sociologi e antropologi, coloro che dominano il mondo attraverso questi mezzi demoniaci, sanno benissimo che è sufficiente sollecitare i sensi dei prossimi schiavi. A loro volta i sensi inebriati si trasformano in vizi e schiavitù, per poi assicurarsi che i conquistati si distruggano da loro stessi, senza la necessità di sparare un solo colpo. Un lavoro pulito.