Gender in classe | Ecco i libri che insegneranno agli scolari italiani ad essere più moderni dei loro «genitori omofobi»

Dal «ritratto dell’individuo omofobo» all’empatia con i gay fino alla teoria delle “nuove famiglie”. Abbiamo letto gli opuscoli Unar che saranno proposti nelle scuole del nostro paese

È così che la teoria del “gender” verrà insegnata nelle scuole italiane sin dalla più tenera età. Come anticipato nelle famose “linee guida” approvate all’epoca del governo Monti dall’allora ministro del Lavoro con delega alle Pari opportunità, Elsa Fornero, sono pronti i «percorsi innovativi di formazione e aggiornamento per dirigenti, docenti e alunni sulle materie antidiscriminatorie, con particolare focus sul tema Lgbt e sui temi del bullismo omofobico e transfobico».

 «ESSERE GAY INFORMED». 

Questi percorsi sono delineati in tre libretti partoriti nell’ambito della nuova “strategia nazionale” anti omofobia, affidata per decreto del governo Letta a 29 associazioni del mondo Lgbt e finanziata dai contribuenti con 10 milioni di euro. In sostanza i volumi sono pressoché identici, con qualche variante per “adattarli” ai diversi gradi di scuola: superiore, media inferiore ed elementare. Sotto il generico titolo Educare alla diversità nella scuola, l’obiettivo è diffondere l’idea che omosessuali si nasce, così come si nasce etero. Per averli basta richiederli al sito dell’istituto Beck che li ha prodotti su incarico dell’Unar con l’intento di convincere gli insegnati e quindi gli alunni. Perché, come si legge, non è più sufficiente «essere gay friendly (amichevoli nei confronti di gay e lesbiche), ma è necessario essere gay informed (informati sulle tematiche gay e lesbiche)». Per evitare, cioè, discriminazioni che nascono da affermazioni o comportamenti che «gli insegnanti devono evitare», non basterà impegnarsi a non insultare o a non assumere atteggiamenti di esclusione. D’ora in poi i docenti dovranno evitare «analogie che facciano riferimento a una prospettiva eteronormativa (cioè che assume che l’eterosessualità sia l’orientamento normale)», poiché queste possono tradursi nella pericolosa assunzione «che un bambino da grande si innamorerà di una donna». Attenzione quindi a non dividere mai i maschi dalle femmine o ad assegnare loro diverse attività. Vietato anche elaborare compiti che non contengano situazioni diverse, occorre formulare problemi così: «Per esempio; “Rosa e i suoi papà hanno comprato tre lattine di tè freddo al bar. Se ogni lattina costa 2 euro, quanto hanno speso?”».

«NON PUOI CAMBIARE». 

A dar retta a questi opuscoli, l’identità sessuale sarebbe formata da quattro componenti. La prima componente è l’identità biologica che si riferisce al sesso. La seconda è l’identità di genere che dipende dalla percezione che si ha di sé. E «non sempre l’identità di genere e quella biologica coincidono». Infatti «a volte – si legge – il disagio rispetto al proprio sesso biologico è così forte che la persona è disposta a sottoporsi a cure ormonali e operazioni chirurgiche». La terza componente è poi il ruolo di genere, imposto dalla società, per colpa del quale, ad esempio, una donna «deve imparare a cucinare» o «deve volere un marito e dei figli». Infine c’è l’orientamento sessuale, quello da cui dipende l’attrazione verso altre persone. Le quali ovviamente possono essere indifferentemente di un altro sesso o dello stesso. L’unica cosa che non è normale è che esistano «individui attratti dal proprio sesso che non hanno comportamenti omosessuali o alcuna attività sessuale»: gli scolari italiani impareranno presto che queste persone «hanno forti sensi di colpa rispetto alla propria omosessualità». Secondo i teorici del gender si chiama «omofobia interiorizzata» ed è dovuta a «pregiudizi e discriminazioni che possono rendere più difficile l’accettazione del proprio orientamento». Quanto alle cosiddette «terapie riparative», sono cose «estremamente pericolose». Punto. Segue per sicurezza un bel «ritratto dell’individuo omofobo», che di solito è di «età avanzata» ed è accecato da un alto «grado di religiosità» e di «ideologia conservatrice». Si va dall’«omofobo di tipo religioso che considera l’omosessualità un peccato» a quello «scientifico che la considera una malattia», fino ai «genitori omofobi». Nelle pagine successive vengono poi forniti i dati sulla discriminazione, presi direttamente da Gay.it.

TUTTA  COLPA DEI MEDIA. 

Nei libretti anti-omofobia sono forniti anche alcuni strumenti: oltre al questionario per misurare il proprio livello di omofobia, si consiglia vivamente di coinvolgere nel progetto anche i genitori, inviando loro una lettera di cui viene presentato un modello tipo. Le due pagine successive sono dedicate alle risposte alle domande più frequenti, come quella sul perché ci sono persone con attrazioni dello stesso sesso, a cui si deve replicare che è così «per la stessa ragione per cui altri individui sono attratti da persone del sesso opposto». A chi domanda se esista una cura per l’omosessualità si deve risponde ovviamente di no, ricordando che «chiunque dica il contrario diffonde un pregiudizio».

COSA GUARDARE IN TV. 

C’è poi un’ultima sezione dedicata all’insegnamento pratico. Qui viene sottolineato il ruolo dei media italiani che discriminano le famiglie omosessuali, invitando i docenti a chiedere agli alunni come mai «in Italia non ritraggono diverse strutture familiari». Quindi viene caldeggiata la visione di film con modelli di «famiglie allargate» come Modern Family, oppure serie tv su famiglie eterosessuali litigiose come Tutto in famiglia o La vita secondo Jim. Viene proposto inoltre il “Gioco dei fatti e delle opinioni” in cui, ad esempio, se uno studente dice «“due uomini che fanno l’amore sono disgustosi”, a quel punto l’insegnante deve far notare che questa è un’opinione che deriva dal fatto che siamo poco abituati dal cinema e dalla tv a vedere due uomini che si baciano o fanno l’amore». E se questo non bastasse, ecco “Caccia agli stereotipi”, che permette di assicurarsi che gli alunni abbiano capito bene: «L’unica scelta che un omosessuale può fare è accettare questi sentimenti».


MASTURBAZIONE COME GIOCO

Dopo di che gli insegnanti dovranno tentare di fare immedesimare gli alunni “eterosessuali” con gli “omosessuali” e mettere gli alunni «in contatto con sentimenti e emozioni che possono provare persone gay o lesbiche». Ci sono storielle, attività e strumenti anche per questo, ed è proposto un elenco di documentari come Kràmpack, in cui la masturbazione fra due ragazzi è presentata come esplorazione e «gioco», e L’altra metà del cielo, che racconta «le vite di donne che amano altre donne» le quali «si sono scontrate con l’omofobia della propria famiglia».

ATTENZIONE AI GENITORI. Non poteva mancare qualche idea per aiutare le maestre a cambiare nelle teste dei loro alunni il concetto di famiglia. Ecco un esempio: «L’insegnante utilizza un tabellone e incolla a caso le immagini di famiglie differenti (ad esempio, l’immagine di una famiglia multi-razziale: due persone bianche con un bambino nero; le foto di un uomo vecchio, di una donna e di un cane; di due donne; di due uomini ecc). Chiede, allora, agli studenti se, secondo loro, le persone nelle foto potrebbero essere una famiglia (…). L’insegnante fa riferimento, dunque, alla definizione comune di famiglia e ricorda agli studenti che non si tratta di come appare, ma piuttosto di come i membri si supportano tra loro, si amano e si accudiscono a vicenda».

@frigeriobenedet

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L’omicidio assistito che non fa notizia | Sviene in strada, nella borsa un feto


I clamori delle cronache non sono dovuti alla ragazza e a quel che resta di un cucciolo d’uomo. No, i clamori sono riservati solo a chi decide di togliersi la vita sotto i riflettori. Questa è la trama narrata dai mezzi di comunicazione, questa è quella parte di realtà che i media non hanno intenzione di farti conoscere. Questo è quello che l’8 marzo non ti racconteranno. 

Centro Studi Aurhelio

I soccorsi a una giovane nigeriana, svenuta in strada a Candelo (Biella), hanno portato alla scoperta di un feto nella sua borsa. L’hanno trovato i sanitari mentre cercavano i documenti. La donna, che non parla italiano, è stata trasportata d’urgenza in ospedale dove si trova ricoverata nel reparto di ginecologia.

 I medici ritengono che si sia trattato di un aborto spontaneo. Le sue condizioni appaiono in miglioramento e non destano preoccupazione. E’ stato un passante a dare l’allarme. La donna sarebbe irregolare in Italia e non sono stati trovati suoi documenti.

Il sospetto è che possa essere una vittima della tratta delle prostitute che vengono sfruttate da un’organizzazione che le accompagna sulle strade biellesi. La procura ha aperto un fascicolo.

Udo Ulfkotte è morto. A 56 anni. Aveva rivelato che giornalisti sono “comprati” dalla Cia. I colleghi esultano | Maurizio Blondet 


Udo Ulfkotte è morto, improvvisamente, dicono di attacco cardiaco. Aveva 56 a anni.

Ulfkotte era il giornalista, che, dopo aver lavorato al Frankgfurter Allgemeine Zeitung, rivelò come lui ed altre “firme” fossero al soldo dei servizi americani.. Il suo libro, “Giornalisti Comprati” (2014), descrive i metodi con cui la Cia imbecca, istruisce, paga (fino a 20 mila dollari) giornalisti tedeschi ma anche italiani perché scrivano articoli favorevoli alle politiche americane.

«Prima di tutto» ha raccontato «è necessario rendere autorevole il giornalista a libro paga, facendo riportare i suoi articoli, dandogli copertura internazionale e premiando i suoi libri. Molti premi letterari non sono che premi alla fedeltà propagandistica [..] In occasione della crisi libica del 2011, ha raccontato di come fu imbeccato dai servizi germanici perché annunciasse sul suo giornale, come fosse un fatto assodato, che Gheddafi era in possesso di armi chimiche ed era pronto ad usarle contro il suo popolo inerme. […] Se invece si trasgredisce la linea filoatlantica le conseguenze sono altrettanto note, ovvero la perdita del lavoro, il triste isolamento professionale, fino alle minacce dirette e alle persecuzioni (lui stesso sostiene di aver subito sei perquisizioni nella sua abitazione con l’accusa di aver rivelato segreti di stato)”.

(Marcello D’Addabbo – ladagadinchiostro.com).

Insomma è stato il primo a rendere pubblico il fatto che i media scrivono “fake news” (notizie false) a pagamento. Oggi sono i media ad accusare i social di diffondere notizie false.

Dopo essere stato bollato come pazzo dal suo ex giornale, la FAZ, Udo Ulfkotte ha preso posizioni di veemente denuncia di Angela Merkel, della sua gestione dell’euro, e della sua politica di “accoglienza” di centinaia di migliaia di islamici. “Die Asyl Industrie”, “Mekka Deutschland” sono i titoli dei suoi più recenti saggi.

Può essere stato ucciso?

Un suo corrispondente, l’informatico e autore di blog alternativo Hadmuth Danisch, riferisce di una mail di Udo; stava cercando anche da lui se aveva informazioni sulle violazioni della Costituzione da parte della Cancelliera, e si stupiva di non trovare nulla o quasi. La mail è del 10 gennaio:

http://www.journalalternativemedien.info/category/meinungen-kommentare/hadmut-danisch/

“Domanda a tutto tondo: tranne il libro di testo dal professor Otto Depp Heuer ( “Lo stato della crisi dei rifugiati”) sono state altre pubblicazioni su Angela Merkel e il loro sistematiche violazioni di legge dal suo insediamento? ì Voglio dire: Atomausstieg (?) , salvataggio delle banche, apertura delle frontiere, violazioni di Lisbona, Maastricht, Dublino, Schengen, ecc … Chi conosce un buon lavoro-up professionali di illegalità ? Non intendo trattati di psicologi sulla malattia mentale del leader amato che si suppone tanto amato, non biografie di Angela Merkel – in realtà solo illegalità e letteratura profonda … Sì, lo so, c’è Di Fabio, ma altri?”. Udo di Fabio qui citato è un giurista importrante, che è stato giudice della Corte costituzionale tedesca fino al 2011, e che ha scritto un saggio in cui descrive Angela Merkel “spaccatrice della Costituzione” (Verfassungsbrecherin)

http://www.pi-news.net/2016/12/udo-di-fabio-merkel-ist-verfassungsbrecherin/

Danisch ammette di aver risposto distrattamente (“Non è il mio campo e ho i guai miei…”. Il 12, ha ricevuto un’altra mail da Ulfkotte:Data: Giovedì, 12 Gennaio 2017 21:58:12 +0100Da: Udo Ulfkotte <udo@ulfkotte.de>A: ‘Hadmut Danisch’ <hadmut@danisch.de>Oggetto: Re: Richiesta di Udo Ulfkotte

“…centinaia di migliaia, forse milioni di persone discutono di possibili violazioni legali di Angela Merkel, e non c’è altro che un singolo opuscolo (edito dal Professor Otto Depenheuer) con brevi testi di alcuni docenti. In che paese viviamo? Non una tesi di dottorato, non saggi specialistici eccetera. Se vuoi conoscere dal punto di vista giuridico quali leggi specificamente la Merkel abbialo infranto – perché non c’è dubbio che ne ha violate – non trovi NIENTE. Perché?”.

24 ore dopo era morto. Mmmm, commenta Danisch.

Effettivamente, quando si cercano informazioni sul web su temi seriamente critici di Angela, non viene fuori praticamente nulla. “Not Found”; “Error”, eccetera. Dicono che Ulfkotte avesse già avuto tre infarti. Fatto sta che trovo questa notizia: “Ahahahah! Esultanza fra i gironalisti tedeschi per la morte del loro collega critico dell’immigrazione”. “Udo Ulfkotte è morto! Brindiamo!”

Maurizio Blondet

Fonte: www.maurizioblondet.it

Media, canali di comunicazione e Facebook | Per gli strumenti di circolazione della informazione, siamo al giro di vite 3.0


La scorsa mattina Facebook, ci ha deliziato con un’improvvisa novità. Ha censurato una immagine pubblicata sulla pagina di Aurhelio, perché non rispettosa degli standard della comunità.

È stata rimossa, perché altrimenti sarebbe stata oscurata la pagina e il profilo di chi l’ha inserita, in quanto immagine di nudo. Ebbene, l’immagine che ha girato tutto il mondo, è quella che ritrae una rappresentante della fogna anarchico femminista, in una manifestazione di qualche anno fa, insieme ad un altro depravato mentale, mentre compiono una esibizione “artistica”, mimando atti osceni circondandosi di simboli sacri (crocifissi, statue della Madonna, Rosari, immagini di santi, etc). 

Facebook, ci ha intimato di togliere l’immagine in quanto contenente un nudo. Del fatto che fosse stata utilizzata, per stigmatizzare come certa feccia si comporti, di quale fiancheggiamento di fatto compie Facebook di fronte a tali realtà e come fosse completamente irrispettosa della sensibilità di miliardi di credenti, nemmeno un accenno. 

È vero che sarà una piccola cosa, nel mare magnum della ristrutturazione dei modelli di comunicazione post liberisti ma, è anche vero che, con la scusa dei recenti risultati sulla Brexit, su Trump e su tante altre manifestazioni di consenso non allineate, il Sistema stringe la cinghia. La coincidenza con le uscite grilline sui media – di giurie popolari (facilmente manipolabili) ne abbiamo avuto esperienza qualitative tra rivoluzione francese, comunismi e partigianerie varie – ci pare estremamente significativa. Siamo dunque ad un altro giro di vite?

A quanti di voi in questi giorni, il noto social network chiede di confermare il nome, chiede di invitare i vostri contatti della rubrica ad utilizzare Facebook o messenger? Cosa sta succedendo a whatsapp, sulla privacy e con i continui bug, da quando è stato acquistato dalla società proprietaria di Facebook? Se è pur vero che i media sono in mano agli inserzionisti e che i giornalisti sono una razza, per la quasi totalità, piuttosto servile, a chi giova questo giochetto al massacro? 

Sarà opportuno tenere gli occhi bene aperti, nel 2017, la fase 3.0 della gestione oligarchica della comunicazione, è solo all’inizio. 

SULL’ELEZIONE DI KHAN E L'”ISLAMIZZAZIONE” DELL’EUROPA | MSII

Ci permettiamo di far osservare come le centrali dei media occidentali, stiano “spingendo” verso una comunicazione del tutto strampalata, circa l’elezione del primo sindaco “musulmano” di una capitale europea (che poi sia effettivamente europea, è del tutto discutibile). Aldilà del fatto che personalità non musulmane sono sempre state presenti nei paesi del medio oriente, quindi in un quadro di reciprocità, non si vede lo scandalo, il fatto più grave è come gli elementi che concorrono a narrare la vicenda siano del tutto confusi. Qualche dato:


L’elezione a sindaco di Londra di un cittadino inglese di origine pakistana, Sadiq Khan, ha dato adito a diversi ambienti islamofobi di lanciare nuovamente l’allarme sul presunto pericolo di islamizzazione dell’Europa.Al di là dell’adesione reale o presunta agli insegnamenti islamici da parte del neo-eletto sindaco di Londra – sionista, favorevole ai matrimoni omosessuali, membro del partito politico britannico che insieme all’alleato statunitense ha scatenato l’aggressione e distruzione dell’Iraq e che come primo atto ufficiale ha oggi visitato il “Memoriale dell’Olocausto” – sarà utile fornire qualche dato che magari farà riflettere meglio coloro che a sproposito e senza il minimo discernimento parlano di “processo di islamizzazione dell’Europa”.


– Nel 2005 Alees Salman è diventata la prima cristiana (e la prima donna) a sedere nel Parlamento del Bahrain. L’80% della popolazione del Bahrain è musulmana.

– Il Pakistan, che è un paese con una popolazione musulmana pari al 96,4%, ha un ministro cristiano, Kamran Michael.

– La città turca di Mardin ha recentemente eletto il suo primo sindaco cristiano, una donna, Februniye Akyol. La Turchia è costituita al 96,5% da musulmani.

– Boutros Boutros Ghali, cristiano coopto (ed ex capo dell’ONU) è stato Ministro degli Esteri dell’Egitto per quattordici anni. Il 90% della popolazione egiziana è musulmana.

– La capitale della nazione musulmana più popolosa, l’Indonesia, ha un governatore cristiano, Basuki Tjahaya Purnama. L’87.2% della popolazione indonesiana è musulmana.

– Il Senegal ha avuto un presidente cattolico, Léopold Sédar Senghor, per più di venti anni. Il 92% della popolazione del Senegal è musulmano.

– Il Libano, per costituzione, ha un presidente obbligatoriamente cristiano. Il 54% della popolazione libanese è musulmana.

– Il sindaco di Ramallah, capitale dell’Amministrazione Palestinese, è Janet Mikhail, un cattolico.

– Nella Repubblica Islamica dell’Iran cinque seggi parlamentari sono riservati per costituzione alle minoranze religiose – uno agli ebrei, due ai cristiani e due agli zoroastriani.

FB: Musulmani sciiti in Italia

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Note a Margine a cura di Gianluca Marletta

Sedicente “musulmano” ma progressista gay-friendly.


Da dove viene fuori Sadiq Khan, il nuovo sindaco-OGM di Londra che è stato anche presidente della Fabian Society (l’organizzazione semi-segreta e socialisteggiante di cui fu leader anche la teosofista Alice Bailey)?

Una storia molto “british” fatta di “cospirazioni dolci”, appartenenze elitarie e spiritualismo soft che é interessante conoscere.

Nella foto, lo stemma della Fabian: il lupo vestito da agnello…

Link: http://www.santaruina.it/il-fabianesimo-e-la-finestra-dellinganno-2

(mezzi) Uomini e Donne (finte) | Il format defilippiano raggiunge l’apoteosi con il tronista gay

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Il primo passo è stato mercificare e degradare ciò che dovrebbe essere puro e sacro: l’amore tra uomo e donna. Sedicenti “tronisti” e poco dignitose corteggiatrici o, viceversa, donne sul trono che di regale hanno poco e uomini (meglio dire, maschi) sulle sediole rosse ad allontanarsi, con ogni passo, dal concetto di virilità.

“E va bene, è un gioco” dice il pubblico che gode nell’esser ripreso alla tv ed il telespettatore preso in frenetiche ricerche di gossip, di pettegolezzi, di foto col vip.  Poi, però, non bastava più. Si era già resa normale la messa in pubblica piazza dei sentimenti e la falsificazione degli stessi in nome di denaro, visibilità, effimeri piaceri. Allora è toccato alla parte più debole della società, a quegli anziani che in luogo di essere protetti, custoditi, rispettati, sono stati messi alla berlina come animali in un circo.

 

Uomini e Donne Over

 

Il gioco, perché sempre così viene definito dalla massa festante, è divenuto sempre più sporco, più dissacrante. Eppure il carnevale continuo che è questa nostra società, rappresentato egregiamente dalla premiata ditta Costanzo&Marito ha fatto dello sporco qualcosa di giusto, di innocente, di “normale..” Ed è proprio sul concetto di normalità, la normalità dettata dall’alto, da Qualcuno che ha deciso che debba essere una diversa normalità, che si gioca l’ultimo scacco della de Filippi: “Ho in mente da tempo di fare un trono gay. Non cerco lo scandalo, ma la normalità di un amore vissuto nella sua piena quotidianità”  dice la conduttrice a “Chi”. Ed è così che l’inversione è completa, anche l’Italia si adatta al progresso, al cambiamento: parola d’ordine, normalità. Nel bel mezzo del pomeriggio, quindi, dopo il pranzo in famiglia, la noiosa famiglia tradizionale, lo schermo televisivo (già unico portatore delle nuove verità universali) ci propinerà la quotidianità di un amore normale. E mentre la massa salirà sul carnevalesco carro dei diritti, delle omofobie sbandierate a destra e sinistra, dei buonismi e sentimentalismi galoppanti, chi tira le fila (che non sono certo Costanzo o la De Filippi) avrà fatto un passo in più verso la distruzione di ciò che è Vero, Bello e Giusto, ma per davvero.

 

Aura Dei Platani

ALIENA TEMPORA CURRUNT, di Caterpillar

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Sono tempi strani.

Mi sveglio, il televisore appena acceso (vecchia abitudine galeotta) manda canzoncine ridicole, sigle di cartoni animati  e già nell’alzarmi dal letto la giornata ha assunto i contorni della farsa mesta e tragica. Esco e mi sento già stanco, mi guardo intorno e dentro di me, e il Nemico è dappertutto.

Le persone oscillano tra una mesta docilità, una rabbia inespressa (Facebook è diventato la valvola di sfogo della nazione) ed il caratteristico vittimismo.

Gli sfoghi cominciano solitamente con le parole «dovrebbero» o «bisognerebbe». Chi sarebbe il salvatore, o i salvatori, non è dato saperlo. Forse Renzi, o Grillo o Savini, addirittura la Meloni (lei? salvare chi? al massimo le sue parassitarie prebende!), spesso è genericamente «la gente» che «vedrai tu quando…». Il «quando» fissa una prospettiva fosca – quando non ci sarà più da mangiare, quando staremo tutti per strada, quando avremo toccato il fondo, quando i clandestini ci avranno invaso – oppure un decisivo momento di rottura – quando ci sveglieremo, quando «avremo vinto». Allora li saremmo (chi?) «andati a prendere».

A questo si aggiunge il bombardamento mediatico che forgia le menti e le coscienze, riportando tutti sul giusto binario del «dialogo». È indispensabile essere «civili». Essere «pazienti». Qualsiasi cosa che escadagli steccati costruiti dai media viene liquidata (e condannata) come «violenza». Non so come, ma la dottrina del «politicamente corretto» si sposa perfettamente con gli eccidi virtuali del «quando».

«Vergogna» e «dignità» continuano ad essere i termini più apprezzati mentre guardo intontito le immagini delle esecuzioni dell’ISIS, delle rivolte in Ucraina scorrere sullo schermo del televisore.

I TG dicono tutto ed il contrario di tutto perché non sanno bene che posizione prendere – dilaniati tra la generica linea anti-russa e la presenza in piazza di nazionalisti. Così la rivolta è opera di «neonazisti». Poco dopo è di «cittadini che chiedono di entrare in Europa».

Così come per gli sbarchi e i naufragi sulle nostre coste. Un giorno accusiamo la Germania e la culona della cancelliera Merkel che ci dice di tenerceli, un giorno la esaltiamo perché li accoglie tutti (ma non i nostri, i siriani che vengono dall’Ungheria)

Intanto sempre i TG ci parlano di «giovani drogati» che per una dose sterminano i nonni, di padri disperati che uccidono figli tossici e si suicidano, di bimbi, di madri, di pensionati falciati sul marciapiede dai soliti «automobilisti ubriachi», mentre dilagano le baby adolescenti «di buona famiglia» che si prostituiscono per qualche capo «griffato» con professionisti, manager e rispettabili padri di famiglia. Nessuno ci fa caso. Manco la Mussolini, che si è subito ripresa il pedofilo e fedigrafo consorte…

Ci si suicida perché si è perso il lavoro o perché si deve chiudere l’azienda. Cala un sipario nero, come dimezzanotte, e compare il Nemico, il Calunniatore, il Seduttore… «Chi me lo fa fare, il lavoro, la famiglia…» è il mantra, l’autoassoluzione e scongiuro per tutto.

Ma ci sono «segnali di ripresa». Siamo ormai «fuori dalla recessione» e quasi «fuori dalla crisi» se fossimo stati civili, se fossimo stati responsabili… «Responsabilità» è in effetti una delle parole d’ordine da qualche anno: bisogna «lavorare» e «concentrarsi» sui «problemi reali del paese», perché solo così «ne saremmo usciti», ed ogni deviazione è una mancanza di «responsabilità», ce lo dicono Renzi e Berlusconi, e perfino Grillo. E soprattutto il neo presidente Mattarella, emerso dalle nebbie della prima repubblica e già santificato.

Quotidianamente ci spiegano come avevamo sbagliato tutto (millenni di civiltà) ed eravamo «inadeguati». Siamo in un momento storico (detto «il nostro tempo») in cui il mondo «è cambiato» e dobbiamo adattarci. A dimostrarlo, c’è il fatto che «all’estero» non sono come noi – «all’estero» è un «paese civile», un Eldorado dove il «progresso», Obama e la Merkel hanno risolto ogni problema. Da noi invece in concomitanza delle tornate elettorali vengono arrestati ex ministri, governatori, sindaci, banchieri e faccendieri: tutti, stupiti, al momento dell’arresto ci dicono che «non hanno fatto nulla di illegale, hanno preso, o dato, soldi, sì, ma non lo sapevano…»

«Ondate bibliche» di disperati – bimbi attratti nel paese dei balocchi – sbarcano a Lampedusa, o ce li andiamo a prendere con la Marina Militare a poche miglia dalle coste dell’Africa: le immagini commuovono e muovono politici, sacerdoti, intellettuali, giornalisti e tutti noi a parole di accoglienza e conforto – e solo parole rimangono, se non occasione di arricchimento e sfruttamento. E di aumento della criminalità, una criminalità feroce e disperata, opera di disperati che non hanno niente da perdere e da fare, .

Sullo schermo del televisore, gli onnipresenti appelli di «Onlus che chiedono soldi» per dei ragazzini africani.

Il «cyberbullismo» è la nuova piaga sociale. Adolescenti si suicidano quasi quotidianamente perché «su siti web dove si può scrivere di tutto» ricevono insulti da parte di «vigliacchi protetti dall’anonimato». L’eroina è ovunque e «gli esperti» (ci sono sempre esperti per ogni cosa) parlano di «ricorsi ventennali delle droghe». Twitter scandisce la dialettica (140 caratteri, hashtag) del dibattito del momento. Intanto, «tanto siamo tutti d’accordo», cominciamo a legalizzare la Cannabis – il nome latino dà un’aura di scientificità, e responsabilità. Giocatori, cantanti e show girl sembra facciano a gara a spacciare le loro «performances» a base di sesso e droga, ed è ritenuto originale e spiritoso che un noto maître à penser mimi in televisione un «tiro» di coca. E poi, togliere il soldi alle mafie, e con lo Stato che ci guadagna!

Tutti incollati al proprio tablet o al proprio smartphone, intenti a «whatsappare» e scattare «selfie». Ma «la rete» è presentata come una giungla inesplorata e pericolosa, dove si annidano pericoli (il più temuto: i «neonazisti» e i «pedofili», spesso associati).

La violenza domina l’Italia. E soprattutto le «curve delle opposte tifoserie», e questo è davvero grave. Ogni polemica si risolve in reciproche accuse di «squadrismo». La «democrazia» è costantemente in pericolo. Per fortuna la Roma dei Casamonica e di Mafia capitale, nelle parole del suo sindaco Marino: «ha saputo cacciare fascisti e nazisti». Ma siamo seri!

La «ludopatia» sta conducendo nell’abisso milioni di famiglie, ma lo stato ci guadagna. Lo spettro della Grecia e del «default» sempre presente. 

La «transofobia» serpeggia. I giovani continuano a morire per «il folle gioco alcolico dei social network». «L’ombra del satanismo» incombe e ci sono stati furti nelle chiese e profanazioni. Halloween ha ormai sostituito il Carnevale.«Gender» è la parola chiave, insieme a «genitore 1» e «genitore 2».

«Mala tempora currunt», si annunciano tempi bui, avrebbe detto Cierone. Io invece mi chiedo com’è che si sia potuto arrivare a questo, a questi tempi strani e che io sento estranei… Ma ormai ho smesso di pormi domande, di cercare quale può essere la verità in questo coacervo di inutili luoghi comuni, e procedo per inerzia, come il Governo. Le persone in strada hanno gli occhi bassi ed un’aura di rassegnazione. L’intero Paese sembra giunto al termine di una relazione – quando nessuno dei due ha il coraggio di lasciare l’altro e la storia va avanti per un po’ malgrado sia finita, e gli istanti in cui sembra funzionare di nuovo servono solo a ricordarti quello che hai perduto.

Lo stato sociale è in crisi, si sente parlare di famiglie, di anziani, di bimbi che hanno fame. Si cammina rasente ai muri, come in tempo di guerra. L’altro giorno ho visto una scena che, settantenne, mi ha riportato ai tempi della mia infanzia: due anziani, neanche malmessi, raccoglievano cicche per recuperarne un po’ di tabacco…

Intanto la depressione, il male oscuro, oscura le volontà e le coscienze…

E questa rassegnazione, troppo evidente per essere ignorata dei media, è presentata come il terreno fertile per la presa di potere dei «populisti». Conservare il «rispetto delle istituzioni» è il limite di critica superato il quale si sfocia nello «squadrismo». Ce lo dicono manager e politici dall’alto delle loro prebende milionarie.

Si annuncia uno strano autunno, senza gioia, senza vendemmie, senza frutti: a confondere ansia e desiderio, disincanto ed illusione.

Intanto ho visto in faccia il Nemico, l’ho riconosciuto: e siamo noi, noi in questo è tempo strano ed estraneo di irresponsabilità, di identità generiche al limite del dissolto! Siamo noi questa società, ed è da noi che deve partire il cambiamento! Una piccola comunità di gente che non si prefigge di cambiare il mondo a colpi di “male minore”, di compromessi e luoghi comuni, ma affermando qui e ora tutta la verità, pur sapendo che è ignorata dai media e dall’opinione pubblica. Nella speranza che il tempo la vedrà trionfare! 

La Verità svelata dal Tempo, forse l’opera più personale scolpita da Gian Lorenzo Bernini e ora nella Galleria Borghese di Roma, dovremmo eleggerla a simbolo del nostro impegno. Il fatto emblematico è che Bernini quella scultura non ha mai potuto terminarla. Proprio come accade spesso a ciascuno di noi, quando ci accorgiamo che non avremo abbastanza tempo per adempiere al nostro compito. Altri, però, continueranno il lavoro iniziato. E non taceranno

Caterpillar