NELLA MENZOGNA TOTALE, RICONOSCO L’OPERA DEI PADRONI DEL DISCORSO | Maurizio Blondet

Ve lo dico a mio rischio, e forse non potrò più farlo: E’ la risposta di Ysroel a Putin. Il repentino cambiamento di Trump su Assad (24 prima aveva detto che era “silly” rimuoverlo, adesso lo vuole attaccare con un intervento diretto), la stessa abolizione repentina di tutti gli altri dossier della politica trumpiana – “Suddenly, i progetti di cancellazione di Obamacare e la politica fiscale di Trump sono morti, si stupisce Zero Hedge – il coagularsi improvviso della ostilità a Mosca in tutto l’Occcidente, forse la stessa rimozione di Bannon, certo la salda presa di potere dei generali sulla Casa Bianca e il suo consiglio di sicurezza, sono la risposta: alla derisione con cui Putin ha risposto a Netanyahu, il 10 marzo scorso, che le accuse israeliane all’Iran erano valide nel V secolo a.C.
Netanyahu era andato a Mosca per chiedere a Putin di staccare i destini della Russia da Teheran. Invece, si era sparsa la voce che Assad avrebbe concesso all’Iran una base navale militare nel Mediterraneo. Netanyahu (in questo caso, lo usiamo come nome collettivo) s’è sentito preso in giro; forse Putin ha sottovalutato il suo potere sulla superpotenza?

Ovviamente non chiedetemi prove, datemi dell’antisemita, ci sono abituato. Me lo suggerisce, per antiche precedenti esperienze, la coralità totale con cui ogni personaggio che abbia qualche carica e poltrona in Usa e in Europa, sta accusando Assad di aver lanciato i gas, di essere un criminale che deve essere solo eliminato: con le stesse parole e la stessa pietrosa, totalitaria adozione della menzogna ufficiale. Me lo dice la repentinità: non solo del voltafaccia di Trump, ma di Bruxelles: nel corso stesso della conferenza europea per stanziare qualche aiuto umanitario (briciole) ai siriani, giù la maschera: niente soccorsi umanitari, Assad gasa i bambini, è un tiranno che ha commesso crimini di guerra. D’accordo con Erdogan, coi giornali sauditi, questi fedeli applicatori dei diritti umani: che vergogna.


Maurizio Molinari e Mario Calabresi, direttori di La Stampa e di Repubblica.

L’immediata, plateale, enorme metamorfosi del discorso pubblico, come a segnale convenuto di direttori di giornali, Calabresi e Molinari, Mentana come Mogherine, Merkeline, Trumpini e Boldrine, l’ho già vista altre volte nella storia; ed ormai so che dietro una tale unisono nella palese menzogna, una tale invincibile di un’impostura visibile ad occhio nudo, è opera di quelli che Israel Shamir ha chiamato, oh quanto giustamente, i Signori del Discorso.

So anche per lunga esperienza che quando i Padroni del Discorso prendono un così evidente, potere, vuol dire che è piombata (di nuovo) su di noi la Dittatura della Menzogna. Riconosco la cappa di piombo.

Ovviamente la storia di Assad che lancia i gas contro il suo popolo è una menzogna. Più esattamente, un false flag.

“Faras Qaram, giornalista della rete Orient TV affiliato al gruppo terroristico Jabhat al-Nusra, aveva annunciato un “attacco chimico” su Qan Shayqun 15 ore prima che accadesse. “Faras Qaram ha scritto nel suo messaggio, pubblicato alle 03:06 di lunedì mattina, prima dell’attacco chimico, che ‘una campagna mediatica prenderà il via domani per coprire l’attacco aereo con gas di cloro sui civili nella campagna di Hama’”. Come faceva Faras a sapere non solo dell’attacco diverse ore prima, ma anche a conoscere il tipo di arma chimica che sarebbe stata utilizzata nell’attacco?”, leggo su Aurora Sito.


Sapeva già tutto prima.

Ma so anche che è inutile mostrare quella prova a Mogherini come ai direttori di giornali e tg: sono lì per quello, per garantire che il Potere della Menzogna sia totale come una cupola di piombo, che nessuna fessura vi si produca, che faccia entrare la minima luce.

Lo so per esperienza, perché l’ho già visto: lorsignori hanno il potere di instaurare il Regno della Menzogna Assoluto. Irrespirabile. Invincibile. Quando l’ho visto? Ma l’avete visto anche voi, perdio! Se eravate adulti quel febbraio 2003:

Colin Powell: “Ecco la prova”

Colin Powell, allora segretario di stato, agitò quel flacone dicendo che c’era dentro l’arma batteriologica di Saddam: “Possiede missili, armi chimiche e biologiche. E’ legato ad Al Qaeda», mentì sapendo di mentire. Nessuno, all’Onu, gli rise in faccia. Tutti lo ascoltavano silenziosi, sgomenti di questa audacia. Tutti, tutti noi giornalisti sapevamo che mentiva, restavamo senza fiato addirittura a vedere l’impudenza. Lo sapeva certo anche il redattore del Corriere della Sera che il giorno dopo scrisse, imperturbabile: “Colin Powell presenta le prove all’Onu «Ecco come Saddam nasconde gli ordigni agli ispettori. Audio e fotografie scattate dal satellite per dimostrare le violazioni”.

Il pezzo è ancora su Internet, se non ci credete leggetelo:

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2003/02_Febbraio/05/powell.shtml

Lo sapeva anche Colin Powell, eppure si rovinò la carriera politica per sostenere il Regime della Menzogna. E fu la guerra, l’Irak fu incenerito, straziato e distrutto, milioni di iracheni sono morti e continuano a morire per questa palese, svergognata menzogna – perché i Padroni del Discorso lo volevano.

Personalmente, lo sapevo già perché conoscevo i dettagli di un altro Totalitarismo della Menzogna: il comunismo sovietico dal 1917 fino alla morte di Stalin, la dittatura giudeo-bolscevica sterminatrice di intere classi. Era impossibile, semplicemente impossibile, far arrivare sui “grandi” media le atroci verità conosciute, le migliaia di esecuzioni della popolizia politica col colpo alla nuca, i laghi di sangue nei sotterranei della Lubianka, il Gulag, la deliberata morte per fame dei cinque-sette milioni di contadini ucraini: la loro “eliminazione come classe” era stata decretata dai Padroni del Discorso, un vecchio odio per i contadini nutrito da secoli nello shtetl si sfogava così’: eppure era impossibile far entrare nel discorso pubblico i crimini più spaventosi, più documentati. I direttori dei “grandi” giornali, soprattutto quelli progressisti e illuminati, sputavano su queste testimonianze e sui testimoni oculari: fascisti, antisemiti, non-persone da tacitare. Solo quando Kruscev denunciò i crimini di Stalin, qualcosa cominciò a passare; ormai i padroni del discorso stavano lasciando la presa sulla Russia, dopo averla spolpata fino all’osso erano attratti dal nuovo sogno messianico, il ritorno ad Israele. Ma non è mai passata la colpa di Ysroel nell’infinito sterminio dei popoli della Russia sotto il loro messianismo collettivista.

Adesso è lo stesso, la replica del già visto. Mi ha avvertito a naso la frase di Paolo Mieli: a giustificazione della strage “islamista” nella metropolitana. “La ragione dell’attentato di San Pietroburgo risiede nelle politiche di Putin basate sullo sterminio”. L’accusa di sterminio è una firma. Ed è anche una rivendicazione.

Il decreto anti-fake è varato a Berlino: decreto di guerra.

Preparatevi, il Regno delle Menzogna viene instaurato con una rapidità stupefacente. Guardate: a Berlino, è stato approvato il decreto “contro l’odio online e le fake news”, che multa fino a 50 milioni di euro chi non cancella dai suoi siti le notizie che il governo ritiene false. Era una misura che si pensava dovesse essere discussa in parlamento, che ci fosse tempo e modo per modificarla, attenuarla un poco; no, è stata imposta come un decreto a vigenza immediata. La tv svizzera (non la nostra) ha specificato che il governo tedesco ha agito su richiesta di una organizzazione chiamata “Jugendschutz”. Lo scopo è, come sempre, salvare la gioventù.

http://www.jugendschutz.net/en/about-jugendschutznet/

Ma nel darne notizia, SKY TG24 ha detto: “Per evitare che avvenga anche da noi quel che è avvenuto negli USA. Le fake news hanno fatto eleggere Trump contro la Clinton”.

Il decreto tedesco – che sarà certo rapidamente applicato in tutta la UE – è un decreto di guerra. Da tempo di guerra, emanato da un potere che si appronta alla guerra – e come si sa, la prima vittima di guerra è la verità.

E’ la guerra perché Netanyahu non vuole Assad in Siria, non vuole i russi, non vuole l’Iran sul Mediterraneo. E la guerra ci sarà.
Se mi chiedete: cosa possiamo fare? Vi rimando a chi già rispose: Aleksandr Solgenicyn: “NON SOSTENERE IN NESSUN CASO CONSAPEVOLMENTE LA MENZOGNA.

“…E chi non avrà avuto neppure il coraggio di difendere la propria anima non ostenti le sue vedute d’avanguardia (..) si dica invece, semplicemente: sono una bestia da soma e un codardo, mi basta stare al caldo a pancia piena. Anche questa via, che pure è la più moderata fra le vie della resistenza, sarà tutt’altro che facile per quegli esseri intorpiditi che noi siamo. Una via non facile? La più facile, però, fra quelle possibili. Una scelta non facile per il corpo, ma l’unica possibile per l’anima”.

“Se ci facciamo vincere dalla paura, smettiamo di lamentarci che qualcuno non ci lascerebbe respirare: siamo noi stessi che non ce lo permettiamo”.

So già, per antica esperienza, che questo appello non sarà ascoltato che da pochi: ormai pochissimi credono ancora di avere un’anima, un’anima il cui onore è da difendere contro il luridume della Menzogna e del suo Impero. E’ già caduto su di noi l’Impero Totale, i nostri vicini ne sono già gli psicopoliziotti, e i Padroni del Discorso ci vogliono in guerra. E quindi, guerra sarà.

Allora, chi ha fede, preghi molto. Preghi per il popolo russo, che ha già troppo sofferto da quella mano spietata, e che oggi è accusato di sterminio. E sapete cosa vuol dire.

Ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi. E se la vita ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo. E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio.” San Giuseppe Moscati

 Maurizio Blondet 6 aprile 2017

UNA SERATA A CORSICO FRA GENTE DI BASSO LIVELLO | Maurizio Blondet

Maurizio Blondet 24 marzo 2017 13

Chiara ha 11 anni. Prima, accompagnava la (ancor giovane) nonna alla Messa, la domenica. Adesso, da qualche settimana, si rifiuta: “Non credo più. Dio non esiste”. Come mai, si allarma la nonna. Alla fine Chiara le racconta: “Ho pregato che facesse tornare insieme mamma e papà. Solo questo gli ho chiesto, solo questo. Per tutti questi anni. E invece mamma è andata a fare i figli con quell’altro”. Ha il dolore negli occhi. Chiara vive con la nonna e il suo papà, l’abbandonato, uno che si spacca di lavoro tutto il giorno sull’orlo della rovina – ha una “impresa di pulizie” ormai ridotta a un solo elemento, lui stesso (è la crisi) e divorata dalle tasse e “adempimenti”, e il mutuo da pagare sull’appartamento di quando era sposato – e il mattino, aiuta Chiara a fare la cartella, sta attento che porti i libri e i quaderni giusti. Chiara a scuola va benissimo. Ma in questi giorni è intrattabile, a tavola provoca gli schiaffi a papà…Si vede che è arrabbiata e infelice, per questo è cattiva, dice la nonna. Il fatto è che la mamma sta tornando dalla clinica, dove ha partorito il terzo figlio con “l’altro” (è una fattrice la mamma, capisco: due figli col marito, tre con l’altro, che è disoccupato) e sa che la mamma la trascurerà ancora di più. Deve chiamare “fratelli” gli altri tre, e “zio” l’altro: non vuole andare in quella casa. Sta sempre con la nonna che, ancor giovane, non ha pensione. Anche nonna, del resto, ha avuto un marito e poi un “compagno”: entrambi non versano un euro, hanno altre “compagne”; non si sentono obbligati né responsabili – e poi, anche loro fanno lavoretti precari. Nonna fa la baby sitter a un bambino di tre anni, per 3 euro l’ora. Si rifiuti, le dico. Lei: a me dieci euro al giorno servono; se rifiutassi, c’è una vicina che prenderebbe il mio posto, s’è già fatta avanti. E poi, anche la famiglia del bambino è povera – lavorano in due, pagano il mutuo…

Ha l’osteoporosi, la nonna; ha la borsetta piena di ricette che le fa la dottoressa amica, che è dello stesso gruppo di preghiera.

Il divorzio e la liberazione sessuale, grandi conquiste per i media e la tv e le celebrità coi soldi, hanno ingannato i ceti miseri, che li hanno adottati. Il diritto alla felicità sessuale promesso, non ha prodotto felicità. Cosa dici a una bambina di 11 anni che ha smesso di credere in Dio perché non le ha fatto il miracolo di portare insieme mamma e papà, e per questo ha deciso di farla pagare al papà, ossia a quello che non l’ha abbandonata, rendendosi insopportabile? “L’altra sera mio figlio [il papà] non ha mangiato. S’è alzato da tavola: me ne vado, se no la prendo a schiaffi”. Digiuno, dopo una giornata a spaccarsi la schiena con le pulizie, nella sua impresa di cui è l’unico dipendente.

Si parla di un’altra coppia, sposata, regolare questa, con sei figli. “Hanno ricevuto lo sfratto esecutivo. Devono lasciare la casa entro un mese”. Le facce diventano grigie. E’ una faccenda complicata: quella casa da cui sono sfrattati era di loro proprietà; hanno fatto un debito con la banca per avviare una “attività imprenditoriale” non meglio determinata che è andata male, la casa è stata pignorata. Hanno potuto abitarci finché non è stata comprata da un nuovo proprietario. Oggi il momento è arrivato

Assistenti sociali? Ti portano via i figli.

Avete chiesto aiuto al Comune? Non sono né “rom” né “extracomunitari”, quindi per loro non ci sono le case popolari – del resto gravate da liste d’attesa chilometriche. Anzi, loro due hanno paura di rivolgersi al Comune: “Ci manda le assistenti sociali, e quelle ci portano via i bambini”, quando vedono come vivono. Per questo servono le assistenti sociali: a firmare sussidi per gli immigrati pakistani con sei figli, e a portare via i bambini ad italiani con sei figli, bollando i genitori con lo stigma: inadeguati, incapaci, irresponsabili.

Adesso il momento inevitabile, che hanno cercato di allontanare nascondendosi alle provvidenze municipali, è arrivato. Traslocare in appartamento in affitto? Impossibile. “Per affittartelo, vogliono vedere le tue buste-paga, vogliono tre mesi anticipati, vogliono 700 euro per un monolocale. Il marito “lavora”: nel senso che fa le pulizie per 4 ore, 240 euro al mese è la busta-paga regolare che potrebbe esibire. Per il resto si arrabatta, fa’ l’imbianchino, il muratore in nero…

Secondo me, questi due genitori sono a rischio di suicidio, un giorno leggeremo sul giornale: “A Corsico, spaventosa tragedia”, eccetera. Il loro senso di impotenza. Non vogliono farsi portar via i bambini, E non hanno reddito. Che fare? Per ogni “profugo” il governo accetta di spendere 30 euro al giorno, tre miliardi l’anno; a quella coppia con sei figli, 30 euro al giorno sarebbe la salvezza. Ed anche il tributo di solidarietà e riconoscenza della società verso di loro, perché dove trovate ormai coppie italiane feconde? Per ognuno dei loro bambini, ci dovrebbero essere assegni familiari e borse di studio. Non c’è nulla, ovviamente, una beneficenza comunale che non ha mezzi e da cui è meglio stare alla larga, se non sei uno straniero.

Dico: lo sapete che Giuliano Amato riceve dallo Stato 1047 euro al giorno? Al giorno. Non sanno chi è, Giuliano Amato. La notizia non li tocca, è fuori tema, come se uno gli parlasse delle possibilità di vita nelle altre galassie, mentre loro hanno altre preoccupazioni più concrete. “E’ sempre più dura”, mi dice un falegname, un giovane, bravo artigiano (anche lui divorziato, ha un figlio e gli alimenti alla moglie da pagare), l’unico con qualche consapevolezza della crisi: “La gente spende sempre meno per il superfluo. Mobili, riparazioni, niente più. La gente spende per mangiare e il telefonino, a basta”.

Lui e un’altra, impiegata in una ditta americana di macchinari, che ha grandi uffici a Corsico, ammettono che “tutta l’attività si restringe”. La crisi dura da otto anni, ma hanno l’impressione che stia accelerando in questi ultimi mesi, sempre meno ordinativi, meno clienti, forse anche loro perderanno il lavoro.

Non hanno coscienza di essere gli oppressi di una oligarchia che screma da loro, con tasse ingiuste ed esose che nemmeno dovrebbero pagare dati i loro miseri redditi, i loro emolumenti milionari, i vitalizi da 6930 euro mensili di Mastella, i 5223 di D’Alema, i 5826 di De Mita, i 3026 di Mario Capanna, i 30 mila di Amato, giudice costituzionale. Non sanno nemmeno più esigere da questi la giustizia sociale; come sudditi ignoranti di un antico ancien régime, subiscono le angherie dei nuovi “Signori” con passiva acquiescenza.

Una serata a Corsico, fra gente di bassa istruzione. Gente che, comunque, tanti anni fa avrebbe trovato un salario quando a Corsico c’era la Richard Ginori, 1800 dipendenti, le cartiere Burgo, 400 dipendenti, le miriadi di fabbrichette metalmeccaniche di un indotto oggi scomparso, per cui sono stati costruiti i falansteri fra cui abito, case operaie – oggi abitate da pensionarti, i soli che in qualche modo sostengono i nipoti; oggi questa gente ignorante s’è rifugiata nelle “imprese di pulizie”, settore marginale in via di sparizione, divorato dagli extracomunitari,più concorrenziali. Aspettano l’inevitabile fine, vittime marginali del nodo scorsoio che si chiama moneta unica europea e “recessione mondiale”; non sanno che l’Europa è un disastro al rallentatore, ma vedono che si sta accelerando. Dal 2008 sono chiuse in Italia 300 fabbriche al giorno, la struttura industriale è ridotta di un quarto, eppure il prelievo fiscale è cresciuto e sono cresciuti gli emolumenti dei parassiti pubblici-milionari di Stato, e ora queste vittime devono far largo agli “immigrati” e “richiedenti asilo” per cui lo stato spende 30 euro al giorno a testa – e sulle loro teste, niente.

Nuovi pidocchi tormentano nuovi poveri.

La conversazione passa ai telefonini. A come liberarsi dalle chiamate continue di agenzie telefoniche e nuove imprese del gas e della luce, che promettono, con accento straniero: “Signora, passi con noi, abbiamo un’offerta speciale, pagherà meno”. Molti di loro, anche 10 euro risparmiati contano – ci sono cascati, sono passati ad Enel Energia e a Gas Natural, sono passati di Vodafone a 3, da questa a Telecom, – hanno sempre speso di più. Non sanno come liberarsi, vengono tormentati da decine di telefonate ogni giorno, sempre più truffaldine. Sempre più spesso si basano su minacce tipo: la Tale Ditta da cui, dal 1975, riceve la fornitura elettrica, finisce, chiude; adesso si chiama TalAltra, deve stipulare un nuovo contratto.

Sono i nuovi pidocchi e le nuove cimici che tormentano i nuovi miserabili. Che danno rispostacce a queste voci straniere, poi gli dispiace: sono dei precari, non vengono nemmeno pagati se non riescono a piazzare qualche contratto. Mi insegnano alcuni accorgimenti, i numeri da mettere in lista nera perché altrimenti, appena rispondi, ti risucchiano euro su euro. “Stai attento, c’è un numero di London a cui non devi rispondere..”. Consigli informati, utili; sono dei veri esperti.

I credenti fra loro andranno a Monza dal Papa, a fare folla attorno al “misericordioso” che arriverà domani, e gli insegnerà ad “accogliere gli stranieri”, a non inquinare, e a non fare figli come conigli. Hanno comprato i biglietti del treno, si siederanno sul prato; si scambiano domande: se piove che si fa? Ci si potrà sedere sull’erba? Bisognerà portarsi da mangiare? Eh certo saranno bloccati per molte ore ad applaudire il Papa dei Poveri delle Periferie. I cessi chimici ci saranno?

Una serata a Corsico, quasi Milano, con persone di basso livello culturale. Una prova dura per la mia fede malcerta. Continuo a domandarmi: cosa risponderei a Chiara, 11 anni, che non crede più in Cristo – e giustamente – perché non ha fatto tornare insieme mamma e papà? Cosa direi per rafforzarla nella fede?

Mi devo rileggere la frase lasciataci dall’amico Mario Palmaro, prima di morire giovane

“Dio non si è fatto crocifiggere per salvare gli uomini dalla guerra, dalla povertà, dall’invidia, dal matrimonio andato male, dalla tristezza. Lo ha fatto per salvarli dalla dannazione eterna. E i Sacramenti sono il mezzo per uscire da questa terribile malattia”.

Per me, ricorda il vero senso della fede, e può bastare. Più o meno. Ma per Chiara di 11 anni, temo di no.

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POVERO “FABO DJ”, INGANNATO PER SEMPRE DA CATTIVI ATTORI | Maurizio Blondet

 Maurizio Blondet 28 febbraio 2017 41

Confesso che non sapevo chi fosse “Fabo”. Un dj. Ossia un disc –jockey. L’ho appreso stamattina coi giornali progressisti, illuministi e avanzati che, tutti, a un segnale convenuto, hanno battuto la grancassa in prima pagina, con i grandi titoli del caso, di questo Fabo dj che si è dovuto far ammazzare in Svizzera. “Via da un paese che mi tortura!”, la Stampa (Il paese lo tortura?) Il Corriere: “Fabo in Svizzera: lasciatemi libero” ( e chi ti voleva fermare?, infatti sei andato in Svizzera e ti sei ammazzato). “L’artista ha dovuto andare in Svizzera” (un dj è un artista?) “Voleva morire ma non così lontano da casa”, piange Il Fatto Quotidiano ( Che t’importa, se hai deciso di farti uccidere, essere “lontano da casa”? Lontano ci starai per sempre, ormai). “In Svizzera per l’eutanasia – “Vergogna! tradito dall’Italia”, accusa Repubblica (di cosa devo vergognarmi, io?) “Chi ci nega la nostra dignità” dice una tizia in prima pagina. Apprendo così che “dj Fabo” ha “fatto un appello a Mattarella: lasciatemi morire” ( E chi te lo impedisce? Infatti sei morto). Il punto è che “ la legge è ferma in parlamento” da non so quanti anni. La legge che introduce in Italia il suicidio assistito. Per cui ci dobbiamo sentire tutti in colpa per il dj Fabo che ha fatto il suicidio in Svizzera. Invece che alla ASL.

“E’ stato accompagnato a morire da Marco Cappato”…Non c’era dubbio, l’ufficio stampa e propaganda dei radicali funziona alla perfezione: caso pietoso trovato, avvisa i media, fornisce i video del moribondo, consegna le cartelline con i comunicati stampa, l’appello a Mattarella, e le parole chiave: “Vergogna”, “Lontano da casa” eccetera che i media ripeteranno. A metà giornata, “L’annuncio di Cappato dalla Svizzera: “Alle 11,40 se ne è andato con le regole di un Paese che non è il suo” (fosse stato il suo, sarebbe stato meglio?). “ Domani al mio rientro in Italia andrò ad autodenunciarmi per il reato di aiuto al suicidio” (gli tocca, perché nessuno s’è sognato di arrestarlo alla frontiera).

“ Filomena Gallo, segretario dell’associazione Coscioni: “Rischia 12 anni di carcere” (ma no, ma no: riconosceranno l’alto valore morale del tuo delitto, Cappà, scommettiamo?). Nel comunicato c’è anche Saviano, il celebre columnist di Repubblica, che si rivolge al dj Fabo: “Per morire con dignità bisogna emigrare. Perdonaci”. Non usare il plurale, ipocrita: non parli a nome mio, né di chissà quale Italia. Vi siete costruiti tutta questa scena sinistra e letale, ve la cantate e ve la suonate da voi, e si vede troppo che state recitando, col birignao di cattivi attori che simulate dolore, vergogna,, indignazione, coraggio civico (“rischia dodici anni!”, ohi ohi!) e tutto il repertorio già visto e stravisto nelle lugubri battaglie radicali .

Fabo il dj era cieco e quadriplegico. “Sollevato da un inferno di dolore non grazie allo Stato”, gli avete fatto dire , Cappato e l’ufficio propaganda radicale. Che frase assurda e ridicola: lo Stato avrebbe il dovere di suicidarlo? Una frase che puzza di pannelliamo, ed è così falsa adesso, soprattutto per lui. Temo che nel posto dove sta ora, e sul limitare del quale l’avete accompagnato, Fabo il dj (il dj?) starà molto peggio di quando non ci vedeva ed era paralizzato. E non possiamo nemmeno pregare per lui; chi sta laggiù non vuole, aumenta la sua disperazione… “Lasciatemi libero” dite che abbia detto; e glielo avete fatto credere, che il suicidio sia una liberazione. Ora è in qualcosa che non può essere descritto. Che antiche parole – carcer, pernicies, exilium – non possono descrivere, perché ciò che laggiù si fa alle anime “avviene senza il controllo della parola, in cantine afone”. Là infatti “tutto finisce, ogni pietà, ogni grazia, ogni riguardo”, e naturalmente ogni parola per dirlo. Ad aggravare la condizione di Fabo c’è però, ne sono certo, la rabbiosa vergogna per come facilmente s’è lasciato giocare da voi, la coscienza di come Cappato l’ha usato per far avanzare una “causa civile” di cui adesso non gli importa più niente, per far varare a un parlamento insignificante, in un paese cui non appartiene più, una legge che non può portare a lui alcuna liberazione né sollievo. Certo aspetta, con rabbia inestinguibile, il momento in cui quelli che lo hanno usato e giocato finiranno lì con lui, e godere dei loro tormenti, in una eterna vendetta. “Da qui la dottrina che i dannati, oltre ai tormenti, hanno anche le beffe e la vergogna, le risa sgangherate e il segnare a dito”, come rivelò Samael al musicista Adrian Leverkuhn nel Doctor Faustus di Thomas Mann .

Ovvio che i cattivi attori di questo teatrino squallido, di cui Fabo il dj è la vittima, non credono a queste cose: fino al giorno in cui ci staranno a capofitto.

Povero Fabo. A quarant’anni disk jockey, uno che cambia i cd nelle discoteche, sai che realizzazione; poi l’atroce incidente, ed ora il buio e la vergogna. E l’essere stato ingannato, ed aver perso l’occasione centrale, di dare alla sua vita il significato eroico, di accettazione, espiazione e intercessione. La vittoria e la gloria a cui ciascuno di noi è chiamato.

Ovviamente, non fu una sua colpa personale, è l’inganno dell’epoca . E’ il silenzio di coloro che potevano e dovevano parlargli dell’altra via, del compito, della gloria e della vittoria che poteva afferrare. Vedo adesso che il Corriere ha, a commento di questa orribile sceneggiata, un’intervistina a monsignor Paglia, grande amico ed esaltato di Pannella: non ha una sola parola giusta, una parola da prete; parla di “una società che si rassegna all’impotenza”, non dice una parola di spaventato orrore per un’anima che si è perduta eternamente. Non stupisce che “Francesco” l’abbia messo a capo della Pontificia Accademia per la Vita: monsignor Paglia è quello che ha esaltato “la spiritualità” di Marco Pannella; per lui “una grande perdita per questo nostro paese, un uomo spirituale che ha combattuto e sperato contro ogni speranza, come dice San Paolo”, uno che “ha speso la vita per gli ultimi, uno che «rimproverava noi cattolici perché lasciamo da parte il Vangelo». Ebbene, Pontificia Accademia della Morte. 


Questa è la “spiritualità” di Marco Pannella in atto. Grazie all’uso che hanno fatto di “Fabo”, ci sarà una legge che ‘consentirà’ il suicidio assistito, e presto quindi esso farà “offerto” a vecchi malati e soli troppo gravosi da mantenere. Per ciascuno di noi sarà una nuova tentazione, l’ultima e tremenda: perché soffrire? La ASL le passa la sedazione…E il vescovo Paglia non troverà la parola giusta, perché l’ha persa. Dirige la Pontificia Accademia per la Morte.

                                                                  * * *

Mentre finisco di scrivere, ricevo l’immagine di Maria. E’ la moglie dell’amico Luciano, “passata oltre” qualche giorno fa, dopo anni di sofferenza e mutilazioni chirurgiche per il cancro alla mascella. Nella foto è bellissima. Lui l’ha curata fino all’ultimo. Lei si preoccupava di lasciarlo solo: “Trent’anni insieme, e adesso come farai?”. Si preoccupava anche per se stessa: trent’anni con lui, e adesso come farò?

Dietro la piccola immagine, leggo

“Se mi ami non piangere! Se conoscessi il mistero immenso del cielo dove ora vivo, se potessi vedere quello che io sento e vedo, e questa luce che tutto investe penetra, non piangeresti se mi ami! …”Ci siamo amati e conosciuti nel tempo: ma tutto era così fugace e limitato! Io vivo nella serena e gioiosa attesa del tuo arrivo tra noi: tu pensami così, nelle tue battaglie pensa a questa meravigliosa casa, dove non esiste la morte, e dove ci disseteremo insieme alla fonte inestinguibile della gioia e dell’amore. Non piangere se veramente mi ami!”.

So che quelle sono sue vere parole. So che Maria ha corso bene la gara, con coraggio, la sua vita di moglie, di mamma e di lavoratrice è stata piena di significato, ed ora è nella gloria e nella vittoria.

LA UE E’ MORTA E NON LO SA. SALVIAMO L’EUROPA VERA | Maurizio Blondet


 7 febbraio 2017 26

Irlanda e Lussemburgo attuano da decenni il dumping fiscale aggressivo contro i paesi membri, violando impunemente le regole europee sulla concorrenza non falsata. La Germania viola perennemente la norma che proibisce ad un paese di accumulare un attivo dei bilanci sopra il 6% ( è al 9), un risparmio incompatibile con gli equilibri macro-economici dell’eurozona. I paesi dell’Europa centrale, per non essere invasi dalle ondate di clandestini chiamati da Angela Merkel, hanno infranto ripetutamente le pletoriche regole sulla “libera circolazione” e l’accoglienza nello spazio Schengen. La Francia sfora regolarmente il 3% del deficit senza incorrere nelle minacce e sanzioni che per lo stesso motivo subisce l’Italia – e Bruxelles nulla dice perché senza Parigi a reggere il moccolo, si vedrebbe troppo che la Germania è quella che comanda da sola. Per salvare la sua banca di partito Montepaschi, Renzi (ma con l’accordo di tutta la politica nostrana ha fatto il bail-out (accollandolo a noi contribuenti) invece del bail-in (accollare ai soci) prescritto dalle norme europee appena firmate. I paesi del Club Med, vittime della de-industrializzazione accelerata dovuta (essenzialmente) all’euro troppo “forte” per loro, sforano il limite del deficit 3 %.

E tutte queste trasgressioni, si badi, non vengono da una supposta “eurofobia”, nazionalismo o “sovranismo populista”: sono dettate dalla necessità e dalle circostanze, da queste regole a taglia unica inadatte alle situazioni nazionali, mentre i governi – asserviti a Bruxelles e Francoforte – sono tutti volonterosi di obbedire, di mostrarsi “europeisti”, di compiacere Berlino scodinzolando. Solo che non possono. Diciamo di più: la stessa BCE infrange le sue proprie regole bancarie a favore di DeutscheBank, lasciando che valuti i titoli tossici e derivati che ha in pancia secondo criteri suoi propri, invece che quelli che valgono per le altre banche.

“Nessuno rispetta piu’ le normative”

La verità è che, di colpo, nessuno rispetta più le ‘regole’ europee. “E allora cosa resta più della UE?”. Se lo chiedono Coralie Delaume et David Cayla, gli autori di un saggio uscito a Parigi dal titolo “La fin de l’union européenne” (Michalon editore): senza punto interrogativo. Perché la loro tesi è appunto questa: come il guerriero del Berni, “che andava combattendo ed era morto”, Merkel e Juncker, Mogherini e Draghi stanno presiedendo ad uno sgretolamento che fanno semplicemente finta di non vedere, tenendo insieme la cosa morta, finché possono, con la gabba punitiva della BC, il fil di ferro della moneta unica e gli sbirri della Corte europea di Giustizia di Lussemburgo: due entità assolutamente sottratte alle democrazia e persino al diritto comune, e quindi al sicuro dalle volontà popolari. Ma la prima cosa che ha annunciato Teresa May nel discorso sul Brexit del 17 gennaio è stata la volontà di ripudiare la giurisprudenza della Corte. L’Ungheria di Orban ha fatto ancor meglio: ha modificato la Costituzione e il proprio sistema giudiziario in modo da non dover più applicare le decisioni della Corte Europea di Giustizia sul proprio territorio nazionale. “E senza nemmeno uscire dalla UE. Budapest è uscita in souplesse dall’ordine giuridico europeo, e le “autorità” UE sono impotenti a reprimerlo”, dicono i due autori. “Le due istituzioni (BCE e Corte) non avendo alcuna legittimità democratica, tengono botta solo perché i paesi membri accettano di cedere loro le prerogative nazionali. E’ un sistema di servitù volontaria” .

Ci sta chi ci vuole stare. Persino la piccola povera Grecia, il cui popolo aveva detto no. Ma con la complicità dell’eurogruppo (tutti i nostri governicchi) la BCE ha stroncato quella volontà popolare mettendo in ginocchio le banche greche, facendo mancare loro – scientemente e criminalmente – la liquidità: per giorni e giorni i greci non hanno potuto ritirare i soldi dai bancomat è accedere ai loro risparmi; e oggi continuano tutti a tenerla alla fame, a punirla. Ma questa stessa ferocia è un segno di panico cieco e di egoismo idiota: la Grecia pesa solo il 2% del Pil europeo. Eppure se Atene avesse lasciato la zona euro, ripudiando il debito (verso le banche tedesche e francesi), si temeva l’effetto domino.

Il referto di morte della UE sembra contraddetto dall’euro. La gente continua d “aver fiducia” nell’euro. I più dei sudditi dell’eurozona, se posti di fronte alla domanda per referendum, voterebbero per restarci dentro. L’euro si rivaluta persino, dopo il Brexit.

“La forza delle monete – rispondono i due – non dipende dalla “fiducia”. L’euro esiste perché è la sola moneta a corso legale in un insieme economico con 300 milioni di consumatori-produttori. La moneta è la congiunzione con un sistema giuridico che impone obbligatoriamente il suo uso e un mercato che, per la sua grandezza, la offre una certa profondità consentendo di essere facilmente usata come mezzo di pagamento. La visione della tortura inflitte ai greci e i discorsi terroristici dei media e dei cortigiani in caso di uscita dall’euro, fanno sì che per la maggioranza incolta del vecchio continente, cambiare moneta significa prendere dei rischi che appaiono più immediati dei benefici. Per i due autori, si può persino immaginare che la UE scompaia ma l’euro sussista, per semplice viltà e paura.

Viltà e paura della classe dirigente che ha fondato tutta la sua residua legittimità sull’europeismo e giustamente teme di perdere il potere, ed è riuscita a trasferire alle popolazioni: paura del futuro, paura di rischiare aria nuova, paura di figliare, paura di dire di no al politicamente corretto e alle idee conformiste vigenti…

Di qui la rabbia, il panico, lo scandalo, quando è apparso un Trump che dice dell’Euroipa: che è una colonia della Germania e sereve solo al lei, che attraverso essa Berlino esporta con moneta sopravvalutata, che non è che una burocrazia soffocante, che blocca lo sviluppo dei paesi membri. E’ la paura della verità. Nuda e cruda, alla Donald.


Hanno paura della verità

I media hanno parlato con odio di come Ted Malloch, che sarà il possibile ambasciatore di Trump alla Ue, ha consigliato di andare short (al ribasso) sull’euro, perché “fra 18 mesi sparirà”. Ma Ted Malloch ha detto molto di peggio – o di meglio.

In una intervista alla BBC dove gli veniva rinfacciata la sua presunta mancanza di esperienza, ha risposto: “Ho già avuto posti diplomatici in passato che mi hanno permesso di dare una mano ad abbattere l’URSS. Magari c’è una altra Unione che ha bisogno di essere domata”.

Ha spiegato che Trump “non ama le organizzazioni sovrannazionali, non elette,dove i burocrati fan quello che vogliono e non sono veramente democratiche”.

Alla domanda: cosa pensa di Juncker? Ted Malloch ha risposto: “Mister Juncker è stato un buon sindaco di una città del Lussemburgo, e forse dovrebbe tornare a fare lo stesso lavoro”.

A questo punto il giornalista (Andrew Neil) è stato colto da riso irrefrenabile: non si aspettava una risposta simile, nessuno la darebbe in questa Europa ingessata nel politicamente corretto.

Non a caso, nel loro cosiddetto vertice informale a Malta, i nostri capi burocratici non hanno deciso niente; se non di non rispondere polemicamente a Trump, non scuotere l’onda, far finta di niente. L’irrompere di incontrollate verità (la “brutalità” di Donald) può distruggere la loro costruzione artificiosa, legata con lo sputo e lo spago di Draghi. Sono troppo mediocri per accettare la sfida.

Per questo, temo, “resisteranno” fino all’inevitabile collasso bancario che produrrà la catastrofe del loro castello di carte. Il tema infatti non è se si deve o no restare nell’euro; è che se ne dovrà uscire catastroficamente , per la violenza delle circostanze, e una classe dirigente del tutto incapace, come questa. Ma di ciò, un’altra volta.


Nel vuoto di sovranità, emergono le “identità”

Perché interessa più, ora, riportare un’idea dei due saggisti: il tema dell’”identità”, molto presente nel dibattito pubblico francese anche perché eccitato dalla massiccia presenza islamica, ovviamente sentita come una minaccia all’identità nazionale. Secondo i due, il tema dell’identità (ricercare le proiprie radici, sentirsi in crisi d’identità) è l’effetto del vuoto politico lasciato dalla perdita della sovranità, insomma è uno dei mali che ha prodotto l’Unione Europea.

Perché è una soluzione falsa e regressiva. “L’identità di un paese è la risultante di ciò che ha fatto nella sua storia; ma se un popolo può scrivere la propria storia solo se dispone di se stesso. Se non lo è, s’interrogherà su quel che lui è con la tentazione di fare una lista di caratteristiche che suppone fissate per sempre”. Attenzione perché in questo processo, la “identità francese” o la “identità italiana” (la pastasciutta!) saranno contrastate dalla “identità musulmana” ai minimi termini wahabiti, dalle rivendicazioni delle “Donne”, dei “Rom”, dei LGBT, le “identità omosessuali” – insomma l’identità è un fattore di divisione e frazionamento senza fine. Quel pullulare di gruppi minimi e fra loro ostili che costituisce, per Ortega y Gasset, la barbarie.

Era una patologia dell’Eurocrazia che veniva già segnalata in un saggio di 25 anni fa da due grandi intellettuali durante il dibattito su Maastricht (De l’Europe en général et de la France en particulier – Marie-France Garaud et Philippe Séguin – Editions Le Pré aux Clercs –1992).

Eccone un passo: “Una volta abolita la sovranità, alle nazioni resterebbe la loro identità. Il termine non può che coprire allora un contenuto impreciso, usi e costumi, riti, lingua, originalità sociologiche [la pastasciutta italiana, ndr.]. I Greci già sapevano che una città per conservare i suoi dei e i suoi templi deve anzitutto restare una entità libera sulla scena della storia. Non può avere una nazione una vera conservazione della propria identità senza la sua sovranità, precisamente perché è l’autorità nazionale che fa la sintesi degli elementi etnici con quelli spirituali e morali”. E infine: “Dopotutto i pellerossa nelle loro riserve mantengono le loro piume e le loro tende, ma la loro identità è molto ridotta in un ordinamento nazionale che a loro sfugge”.

E’ il già fatto discorso della “natura” che nell’uomo deve essere integrata dalla “cultura”, dell’Ehnos che ha bisogno del Logos, come “materia” che ha bisogno di “forma” – e in Europa il Logos è da duemila anni il Logos incarnato che oggi così totalitariamente rifiutiamo.

Vediamo il fenomeno sotto altra forma. Il ministro Schauble ha riconosciuto che la Germania ha un surplus di esportazione, ma solo per dar la colpa alla BCE: che col suo quantitative easing tiene l’euro “troppo basso”. E’ difficile credere a tale stupidità e malafede, screditanti per lo stesso ministro che le profferisce, se la UE non avesse ottenuto lo scopo contrario a quello che diceva di voler azzerare: lo scoppio dei più stolidi egoismi nazionali e delle più regressive tensioni. I tedeschi, che in fondo sono sentimentali, in una Europa delle patrie avrebbero avuto pietà dei greci; avrebbero mobilitato raccolte di fondi, ne sono sicuro, per i terremoti del Centro Italia; avrebbero contribuito al costo dell’ondata di africani dal Mediterraneo. Invece adesso non lo fanno – peggio: sentono il dovere di essere spietati, perché è il loro modo di esercitare l’egemonia, insegnare le lezioni di austerità e non soccorrere chi ha “i conti in disordine”. Ciò che ha ricevuto Gentiloni a Malta, dal suo accordo con la Libia, sono stati complimenti. Soldi? No, ma l’Italia può usare più “flessibilità”, ossia indebitarsi ancora un po’, Berlino e Bruxelles ce lo consentono.

La Germania ha l’occhio su quei 300 miliardi di Target 2 che sono i soldi che ci ha prestato perché comprassimo le sue BMW e VW. Questa embricatura finanziaria impedisce ogni slancio disinteressato; sotto sotto, Berlino sa il noto detto: se hai un debito di 10 mila euro con la banca, hai un problema; se hai un debito di 300 milioni di euro, è la banca ad avere un problema. Figurarsi 350 miliardi. Quelli, se uscissimo dall’euro, non li pagheremmo proprio – e addio egemonia germanica. Sanno che – in un occidente bloccato da una deflazione per debiti eccessivi – la sola via di ripresa è “monetizzare il debito, cancellare il debito, ridurre a livelli sostenibili il debito pubblico per rilanciare l’economia” (Andrea Mazzalai), ma non lo fanno e non lo faranno, perché loro si sentono investiti del compito di insegnare la “disciplina” (e sono anche i massimi creditori).

“monetizzare il debito, cancellare il debito, ridurre a livelli sostenibili il debito statale per rilanciare gli investimenti”…giustissimo

(Da Nino Galloni)

L’Europa burocratica anziché politica (“delle patrie”) “ha favorito una concorrenza feroce tra i paesi, generato una gerarchia fra vincenti (Germania e satelliti) e perdenti dell’integrazione, disarmato gli stati e vietato misure pubbliche sempre usate nella storia in caso di crisi, la UE sta uccidendo l’Europa, quella vera”, quella della cultura e della verità, del Logos, dell’amicizia possibile fra nazioni sovrane.

Udo Ulfkotte è morto. A 56 anni. Aveva rivelato che giornalisti sono “comprati” dalla Cia. I colleghi esultano | Maurizio Blondet 


Udo Ulfkotte è morto, improvvisamente, dicono di attacco cardiaco. Aveva 56 a anni.

Ulfkotte era il giornalista, che, dopo aver lavorato al Frankgfurter Allgemeine Zeitung, rivelò come lui ed altre “firme” fossero al soldo dei servizi americani.. Il suo libro, “Giornalisti Comprati” (2014), descrive i metodi con cui la Cia imbecca, istruisce, paga (fino a 20 mila dollari) giornalisti tedeschi ma anche italiani perché scrivano articoli favorevoli alle politiche americane.

«Prima di tutto» ha raccontato «è necessario rendere autorevole il giornalista a libro paga, facendo riportare i suoi articoli, dandogli copertura internazionale e premiando i suoi libri. Molti premi letterari non sono che premi alla fedeltà propagandistica [..] In occasione della crisi libica del 2011, ha raccontato di come fu imbeccato dai servizi germanici perché annunciasse sul suo giornale, come fosse un fatto assodato, che Gheddafi era in possesso di armi chimiche ed era pronto ad usarle contro il suo popolo inerme. […] Se invece si trasgredisce la linea filoatlantica le conseguenze sono altrettanto note, ovvero la perdita del lavoro, il triste isolamento professionale, fino alle minacce dirette e alle persecuzioni (lui stesso sostiene di aver subito sei perquisizioni nella sua abitazione con l’accusa di aver rivelato segreti di stato)”.

(Marcello D’Addabbo – ladagadinchiostro.com).

Insomma è stato il primo a rendere pubblico il fatto che i media scrivono “fake news” (notizie false) a pagamento. Oggi sono i media ad accusare i social di diffondere notizie false.

Dopo essere stato bollato come pazzo dal suo ex giornale, la FAZ, Udo Ulfkotte ha preso posizioni di veemente denuncia di Angela Merkel, della sua gestione dell’euro, e della sua politica di “accoglienza” di centinaia di migliaia di islamici. “Die Asyl Industrie”, “Mekka Deutschland” sono i titoli dei suoi più recenti saggi.

Può essere stato ucciso?

Un suo corrispondente, l’informatico e autore di blog alternativo Hadmuth Danisch, riferisce di una mail di Udo; stava cercando anche da lui se aveva informazioni sulle violazioni della Costituzione da parte della Cancelliera, e si stupiva di non trovare nulla o quasi. La mail è del 10 gennaio:

http://www.journalalternativemedien.info/category/meinungen-kommentare/hadmut-danisch/

“Domanda a tutto tondo: tranne il libro di testo dal professor Otto Depp Heuer ( “Lo stato della crisi dei rifugiati”) sono state altre pubblicazioni su Angela Merkel e il loro sistematiche violazioni di legge dal suo insediamento? ì Voglio dire: Atomausstieg (?) , salvataggio delle banche, apertura delle frontiere, violazioni di Lisbona, Maastricht, Dublino, Schengen, ecc … Chi conosce un buon lavoro-up professionali di illegalità ? Non intendo trattati di psicologi sulla malattia mentale del leader amato che si suppone tanto amato, non biografie di Angela Merkel – in realtà solo illegalità e letteratura profonda … Sì, lo so, c’è Di Fabio, ma altri?”. Udo di Fabio qui citato è un giurista importrante, che è stato giudice della Corte costituzionale tedesca fino al 2011, e che ha scritto un saggio in cui descrive Angela Merkel “spaccatrice della Costituzione” (Verfassungsbrecherin)

http://www.pi-news.net/2016/12/udo-di-fabio-merkel-ist-verfassungsbrecherin/

Danisch ammette di aver risposto distrattamente (“Non è il mio campo e ho i guai miei…”. Il 12, ha ricevuto un’altra mail da Ulfkotte:Data: Giovedì, 12 Gennaio 2017 21:58:12 +0100Da: Udo Ulfkotte <udo@ulfkotte.de>A: ‘Hadmut Danisch’ <hadmut@danisch.de>Oggetto: Re: Richiesta di Udo Ulfkotte

“…centinaia di migliaia, forse milioni di persone discutono di possibili violazioni legali di Angela Merkel, e non c’è altro che un singolo opuscolo (edito dal Professor Otto Depenheuer) con brevi testi di alcuni docenti. In che paese viviamo? Non una tesi di dottorato, non saggi specialistici eccetera. Se vuoi conoscere dal punto di vista giuridico quali leggi specificamente la Merkel abbialo infranto – perché non c’è dubbio che ne ha violate – non trovi NIENTE. Perché?”.

24 ore dopo era morto. Mmmm, commenta Danisch.

Effettivamente, quando si cercano informazioni sul web su temi seriamente critici di Angela, non viene fuori praticamente nulla. “Not Found”; “Error”, eccetera. Dicono che Ulfkotte avesse già avuto tre infarti. Fatto sta che trovo questa notizia: “Ahahahah! Esultanza fra i gironalisti tedeschi per la morte del loro collega critico dell’immigrazione”. “Udo Ulfkotte è morto! Brindiamo!”

Maurizio Blondet

Fonte: www.maurizioblondet.it

Facebook vi protegge dalle notizie dannose. E Mentana, da Grillo | Maurizio Blondet


 Maurizio Blondet 4 gennaio 2017 25

Abbiamo individuato che questo link: “maurizioblondet.it/accelera la dittatura delle tecnocrazie inette” potrebbe essere dannoso. Per proteggere il tuo account e dispositivo, segui solo link affidabili”.

Decine di lettori mi hanno avvisato che, nel cercare di condividere il mio articolo, hanno ricevuto da Facebook questo messaggio. Che dire? Mi pare impagabile l’umorismo involontario: apprendere che le tecnocrazie non-votate sono inette e girano le viti dell’oppressione, “potrebbe essere dannoso”. A loro, beninteso, ma soprattutto a voi: avete bisogno di essere protetti dalle idee dannose di maurizioblondet.it . Impagabile anche la minaccia sottintesa: “Per proteggere il tuo account [che ti possiamo azzerare, espellendoti dalla ‘comunità”], e il tuo dispositivo [ti ci mettiamo un virus distruttivo, tanto poi diciamo che sono stati gli hacker russi], segui solo link affidabili”: che, immagino, sono quelli approvati da Paolo Attivissimo. Uno di quelli che ancora sostengono che l’11 Settembre l’ha fatto Bin Laden, e per questo piace a Boldrini & Mogherini.

E’ la democrazia fa un altro passo avanti. La democrazia è come il sistema delle tecnocrazie insindacabili e inamovibili chiama la propria dittatura, dovremo ormai averlo imparato.

D’altra parte, ci tengo a scagionare Facebook: ha cominciato ad eccedere in prudenza, perché la Cassazione italiana ha appena sancito che il provider è responsabile penalmente e civilmente (paga i danni) per i commenti diffamatori dei partecipanti. “I siti sono responsabili per i commenti dei lettori”, come ha riassunto Repubblica, che ha dato la notizia martedì. Era il caso di un lettore di un sito che aveva lasciato un commento contro Carlo Tavecchio, diffamatorio: benchè il diffamatore si fosse firmato, il sito è stato considerato responsabile in solido e quindi condannato a pagare a Tavecchio 60 mila euro.

Questa sentenza, sia chiaro, rovescia una quantità di precedenti sentenze, compresa una della mitica Corte di Giustizia europea: secondo la quale, i provider di servizi ‘social’ come Facebook non sono chiamati a rispondere di quello che ci scrivono i milioni di utenti; persino se anonimi. Ma la “democrazia” sovrannazionale squadra e compasso può sempre far conto sulla nostra magistratura nei momenti cruciali della storia, come dimostrò incriminando due altissimi intoccabili, il governatore di Bankitalia Polo Baffi, e arrestando il direttore Sarcinelli, per “favoreggiamento e mancata vigilanza”, probabilmente perché si opponevano al “divorzio” fra Tesoro e Banche Centrali, che doveva avvenire in tutti gli stati occidentali, e che è alla base dell’asservimento di tutti alla finanza speculativa. Poi i due furono prosciolti perché nulla c’era che concretasse l’accusa; ma ormai l’auspicato divorzio era avvenuto.

https://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Baffi

Anche adesso la nostra Giustizia, sempre all’avanguardia, ha anticipato augusti auspici transnazionali, facendo un passo in più verso la “democrazia” nel senso auspicato da 1) Obama che nel novembre scorso, nel suo commovente incontro con Merkel e altri esponenti “democratici” a Berlino, ha appunto auspicato una riduzione dei blog che avevano provocato la vittoria di Trump con le loro “notizie false” (come le mail di Podesta, il Pizzagate pedofilo…). 2) da Mogherini, che fin dal 2015 ha creato una “task force” per lottare contro la disinformazione proveniente da ottimi notiziari di Mosca, Russia 24, Russia Today, Sputnik – che da quando sono diffusi in inglese, danneggiano il pubblico europeo instillando qualche dubbio sulla legittimità delle menzogne lanciate contro la Russia dalle tecnocrazie, da Mogherini, Stoltenberg e dai loro media ufficiali. 3) da Pitruzzella dell’Antitrust, a cui è venuto in mente che sia una direttiva UE a ordinare la creazione di “autorità indipendenti” in ogni Stato per verificare le notizie false e punire i falsari; 4) da Boldrini che, giustamente preoccupata delle informazioni incontrollate che avrebbero portato al Brexit e alla vittoria di Trump, temendo (giustamente) che prossime elezioni in Europa finiscano per dare il potere ai “populisti”, ha rilanciato la battaglia di Obama “ contro la diffusione di notizie false che istigano all’odio, per promuovere il “diritto a essere informati correttamente” – aggiungendo: “Sono in contatto con esperti, i cosiddetti debunker. Sono Paolo Attivissimo (Il Disinformatico), Michelangelo Coltelli (Bufale un tanto al chilo), David Puente (Davidpuente.it) e Walter Quattrociocchi del CSSLab dell’IMT di Lucca e consegneremo l’appello ai grandi social network che devono essere seri“.

Eccola lì la minaccia: “I grandi social network devono essere seri”. Subito attuata dalla nostra valorosa magistratura con la condanna al pagamento danni di un blog per un commento di un suo lettore. Un avvertimento che gli avvocati italiani di Facebook hanno subito capito. Realizzando la censura preventiva, o almeno segnalandola “dannosità” di certi blog e impedendone la “condivisione”, ossia la diffusione.

In un regime diverso questo si chiama Censura. Nella tecnocrazia burocratica, si chiama “diritto dei cittadini ad essere informati correttamente”. Il bello è che gli stessi processi sono in corso, del tutto spontaneamente, in tutta Europa. Pensate che in Francia, Libération, il giornale della sinistra intelligente (e dei Rotschild) ha addirittura inaugurato una rubrica per smascherare le notizie false diffuse dal blog sgraditi. E che magari sono più letti di Libé, che credo non arrivi a 10 mila copie vendute. La rubrica si chiama DESINTOX, perché in francese la disinformazione si chiama “intox”. Recentemente il debunker del giornale s’è provato a sbugiardare un sito che aveva smascherato la complicità oggettiva coi trafficanti delle ONG, munite di apposite navi, nel “salvataggio” dei migranti, ossia nel loro trasporto industriale dalla Libia all’Italia (ne ho parlato qui: http://www.maurizioblondet.it/ong-fanno-contrabbando-industriale-clandestini/). Mal gliene è incolto, perché il fact checking ha confermato puntualmente i dati del traffico, Libé ha dovuto sorvolare attaccando invece “i fascisti su Internet” (la fachosphère) che “disinformano riciclando i dato pubblici”….

La UE instaura lo stato d’eccezione

In Francia, Hollande ha prolungato ancora lo “stato di emergenza” in vigore da Je suis Charly, che consente sorveglianza preventiva di sospetti, intercettazioni, sorveglianza totale di ciò che dicono o mettono in e-mail. In Belgio (la centrale della UE) un importante giurista, Jean-Claude Paye lancia l’allarme contro la riforma del locale codice penale che, con la giustificazione della “lotta al terrorismo”, “non reprime più unicamente i fatti delittuosi, ma le intenzioni presunte”. Data la comprovata e totale inefficacia delle misure poliziesche “di emergenza” nella prevenzione di atti terroristici “islamici” (come ha dimostrato, ultima, la strage di Berlino), Paye denuncia che la permanenza di leggi speciali servirà, presto o tardi, a “mettere in piedi incriminazioni politiche” di un’opposizione che, per essere non autorizzata e mainstream, si può facilmente bollare come “incitamento” al terrorismo, magari “indiretto”: il codice penale belga punisce anche l’”indiretto”. Ora, “la totalità degli stati membri dell’Unione Europea sta adottando, sotto l’apparenza di lotta al terrorismo, uno stato di eccezione”.

Ricordiamo il significato di “stato d’eccezione”: è la “situazione nella quale uno Stato, in presenza di un pericolo grave, assicura la propria salvaguardia disconoscendo le norme legali che reggono la sua attività normale. Il diritto comune è sospeso”.

Salus rei publicae suprema lex esto: è il principio per cui Cicerone, allora console, sbatté in galera e fece strangolare i presunti complici di Catilina, l’avversario politico degli interessi della cosca senatoria. In Italia, subiamo da decenni uno stato d’eccezione parziale e strisciante, con il positivismo giuridico assoluto, l’abolizione di ogni nozione di diritto “naturale”, con “Le leggi si applicano ai nemici, e si interpretano per gli amici”, e la carcerazione preventiva; ora ampliato se la Boldrini e Pitruzzella otterranno la Kommissione della Verità che vogliono.

In tutta Europa, dice Paye, la legislazione tende a diventare stato di eccezione. Inutile ricordare l’aforisma di Schmitt: “Sovrano è chi decide lo stato di eccezione”.

Quindi è possibile che presto non sarete più danneggiati dagli articoli di Blondet. E di altri disturbatori della vostra quiete. IL vostro Sovrano vi protegge sospendendo il diritto naturale: è l’insieme delle Tecnocrazie inadempienti e non votate da nessuno, che hanno occupato la sovranità e chiamano democrazia il regime della menzogna. E stringono in frettale viti della gabbia, perché sentono che il loro potere è messo in pericolo dalle opinioni incontrollate. Dunque vietate.

I media sono oggettivi

Cose già viste in passato. Ma un piccolo segno di speranza viene dalla sensazione che non siamo isolati blogger, alla mercé di una condanna per diffamazione o un avviso di garanzia o di una cancellazione da Facebook. Il secondo partito italiano, rinnegando il suo precedente infantilismo, ha stabilito nel codice interno che un membro con carica elettiva non deve dimettersi se raggiunto da un avviso di garanzia. Finalmente. Finalmente ha capito, il Capo, che ciò metteva il partito alla mercé di una magistratura che prima incarcera e poi, con comodo giudica; un eletto dal popolo, nelle mani di una casta non-eletta; e nelle mani degli avversari politici scafati:. Che impallinano gli eletti del 5 Stelle con estrema facilità. Basta che li accusino di “abusi in atti d’ufficio” (una accusa cui un sindaco può essere facilissimamente esposto, e poi prosciolto), e il sostituto procuratore “apre il fascicolo”, e la canea grillina dei dementi ingenui esige la testa del non-ancora-colpevole.

Non ci voleva molto. Ma non si osava sfidare la canea demente—ingenua della “base” che si esprime sul web. Adesso Grillo ha fato il necessario. Ha usato il suo potere di leader, che fingeva ipocritamente di non usare. Sta diventando adulto? Forse perderà un po’ di voti; speriamo non tanti, speriamo sia la zavorra di cui i grillini non hanno bisogno. C’è bisogno di una forza elettiva che lotti contro lo Stato d’Eccezione tecnocratico e pan-occidentale. Mica palle.

In questo senso, l’attacco e querela che Mentana ha annunciato contro Grillo, così pretestuosa, è persino benvenuta: e’ rivelativa, è il segno della scelta di campo, chiarifica la nebbia della guerra.

Il vero pericolo è che Grillo non capisca qual è il nemico principale, e ponga come scopi del suo partito “la democrazia web”, il futuro “liberato dalle reti” , “le tecnologie che arriveranno e saranno incredibili”, per cui “il 50% dei lavori che conosciamo sparirà”, dunque bisogna immaginare e imporre una società “nuova” e diversa. Di queste cose, magari, dopo. Anzitutto, sia sicuro di una cosa: che le “tecnologie incredibili” che ci si preparano ed entusiasmano i grillo-casaleggini, saranno usate per l’oppressione, serviranno a perfezionare lo stato d’eccezione tecnocratico, se – prima – non si vince la Dittatura delle Tecnocrazie Inette. Non si sperda in fantasie futuribili, quando c’è il Nemico Presente.

A lui, nella eventuale difesa contro il querelante Mentana, offro gratis una vecchissima verità: risale al 25 settembre 1880. La pronunciò un giornalista allora celebre (ed ora dimenticato, come sempre i giornalisti) John Swinton, durante un banchetta New York. Gli astanti, a tavola, gli chiesero di fare un brindisi in onore della Libertà di Stampa.

John Swinton si alzò – era in frac, scintillava lo sparato bianco – e col calice in mano, cominciò: “Non esiste in America stampa libera e indipendente. Voi lo sapete quanto me. Non uno solo fra voi osa scrivere le sue oneste opinioni, e sapete benissimo che se lo fate, non saranno mai pubblicate. Non mi pagano lo stipendio perché pubblichi le mie opinioni, e se ci arrischiassimo a farlo, ci troveremo immediatamente sul lastrico. Il lavoro del giornalista è la distruzione della verità, la menzogna patente, la manipolazione dei fatti e delle opinioni al servizio del Potere e del Denaro. Noi siamo gli strumenti dei Potenti e dei Ricchi che tirano i fili dietro le quinte. I nostri talenti, le nostre capacità, le nostre vite appartengono a questi individui! E voi lo sapete quanto me”.

 (Labor’s Untold Story, de Richard O. Boyer and Herbert M. Morais, 1955/1979.)

MA SAPETE CHI VI HA COMPRATO LO SMARTPHONE, RAGAZZI? | Maurizio Blondet 

 Maurizio Blondet 8 ottobre 2016 27


 

Ormai è raro aver bisogno di fiammiferi da cucina. Ieri ne ho comprato una scatola. Dietro, c’è la scritta: “Prodotto da Swedish Match Tidaholm, Svezia”. Dunque non produciamo più nemmeno i fiammiferi. E importiamo – e nemmeno dal Terzo Mondo; dal primissimo mondo degli alti salari, la Svezia.
Non siamo più competitivi nemmeno in questo. Scusate, ma per uno della mia età, dietro una scatola di fiammiferi c’è sempre stato scritto SAFFA, che stava per Società Anonima Fabbriche Fiammiferi e Affini. La storica SAFFA di Magenta, fra Milano e Novara, che esisteva dall’800, che impiegava centinaia di operai.
Io me la ricordo perché in anni lontani, quando il Papa dichiarò venerabile Gianna Beretta Molla, la mamma pediatra che morì pur di non abortire il suo terzo bambino, io ci andai per intervistare il marito: l’ingegner Pietro Molla, da tempo immemorabile direttore generale della SAFFA. Sapevo di trovare un sant’uomo, scoprii un uomo santo. Un ingegnere e imprenditore la cui santità consisteva nell’escogitare tutti i modi trovare da lavorare per i suoi lavoratori e non licenziare.
Era una lunga tradizione, alla SAFFA. Già negli anni ’30 alla fabbrica dei fiammiferi aveva affiancato la produzione di compensati di pioppo – il pioppo padano che viene sù veloce e tenero – prima per imballaggi, poi per farne mobili. Incredibile, dalla SAFFA uscì una linea di mobili firmati da Gio Ponti: il Made in Italy ante litteram. Nel ’35 la ditta acquisì una impresa torinese da cui apprese il know how (ma allora non si diceva) per la fabbricazione di”acciarini a rotella”, ossia quelli degli accendini. Giunse ad aggiudicarsi un contratto con la Cartier, quella degli accendini d’oro e argento. Nel ’54 la SAFFA vinse il Compasso d’Oro, il gran premio italiano per il Design (allora non si chiamava così) per la prima cucina componibile, prodotta dalla SAFFA dall’architetto Augusto Magnaghi Delfino, allora non meno famoso di Gio Ponti (aveva inventato il primo divano-letto per la Busnelli, curato arredi per le navi da crociera Raffaello e Michelangelo).
Il direttore della SAFFA ci abitava

Negli anni’60, fu l’ingegner Molla, credo – ben consapevole del ridursi del mercato per fiammiferi e dei cerini, ma anche degli accendini a rotella – che convertì la SAFFA parzialmente per la produzione di accendini a gas e piezoelettici. Oggi nei master alla Bocconi si parlerebbe di “riconversione”, di “riposizionamento dell’azienda nei settori alti del consumo”, nel “settore del lusso”; di “Made in Italy” di “eccellenza del design”, della capacità di una ditta vecchissima di “stare sul mercato”. L’ingegner Molla, quello che s’ingegnava per fare stare la SAFFA “sul mercato”, non usava questi termini. Per lui si trattava di non licenziare operai. Compensando la fabbrica di fiammiferi, settore “maturo” a basso valore aggiunto, con quelle a valore aggiunto alto. In modo che il reparto che guadagnava di più mantenesse quello che guadagnava meno, o cominciava a perdere.

L’ingegnere, felice con la moglie Gianna

Del resto, la SAFFA era una famiglia. La sua famiglia: attorno alla ditta c’erano le case fatte dalla SAFFA per i dipendenti, e lui abitava lì, a Ponte Nuovo, nelle case create per i dirigenti. Lì la moglie Gianna allevò i figli, lì tornava l’ingegnere, sempre tardi la sera. Sotto gli occhi degli operai che vedevano la cilindrata della sua auto, i vestiti dei bambini, il suo stile di vita, tutto. E come si ingegnasse per trovare loro sempre nuovi lavori, come il padre di famiglia, responsabile dei suoi.

I tempi non sono più quelli. Ora fa’ parte del management avanzato licenziare gli operai, per diventare più competitivi. Leggo su Wikipedia che la SAFFA “si avviò verso il proprio termine naturale venendo ufficialmente dichiarata chiusa in ogni sua parte produttiva nel 2002”. Contesto il “termine naturale”. Magari si è cessato di lottare, di sentirsi responsabili come pater familias della comunità.


Non la fare così tragica, direte, per una scatola di fiammiferi Made in Sweden. Siamo nell’epoca della globalizzazione, dell’interscambio mondiale, si vanno a comprare nel mondo le cose che ci servono, laddove vengono fabbricate a prezzi minori da aziende più competitive – è la perfetta razionalità, l’oggettività dell’economia del mercato globale.

Io continuo a stupirmi della leggerezza con cui si tratta di queste cose. Il punto è che le maestre elementari ci inchiodavano nella mente un concetto economico-base, che evidentemente aveva martellato in loro il Fascismo (erano ancora in servizio, quelle maestre): “L’Italia è un paese privo di materie prime; per comprarle dall’estero dobbiamo spendere una quantità di preziosa valuta estera; essa non deve essere sprecata in acquisti superflui”. La valuta serviva per comprare petrolio, minerali di ferro e per cavarne alluminio; essa era sempre scarsa, perché l’industria italiana non esportava abbastanza, e doveva esportare di più – ingegnarsi, sforzarsi, produrre ciò che poteva all’interno della nazione, dove si spendeva in lire nostre, non in dollari o in marchi. Ci parlavano delle centrali idroelettriche sulle Alpi, che consentivano di risparmiare sull’import di carbone, e le maestre ci rendevano orgogliosi del fatto che il genio italico (sic) era riuscito a ricavare “carbone bianco”, come lo chiamavano loro. Ci dicevano che il turismo era un modo importantissimo per guadagnar valuta, dunque che si doveva esser gentili con i visitatori che venivano a vedere la nostra bella Italia. Bella ma povera di materie prime.

Insomma ci è stato inchiodato nella mente per sempre che l’economia è, anzitutto, un fatto morale. Di responsabilità . Ci veniva insegnato che eravamo nati in una famiglia povera, e lo Stato italiano era, esattamente come i nostri genitori, preoccupatissimo di non spendere i pochi guadagni se non oculatamente, tirchiamente addirittura.

Non so. Tutte le volte che vedo uno dei nostri bietoloni, ragazzi e ragazze, fissi a bocca aperta – non troppo intelligenti – sul loro smartphone (Asus, Samsung, Huawei…) da 600 euro, vorrei gridargli: hai presente, bietolone, che questo smartphone non l’hai pagato tu? Che te l ‘ha comprato qualcuno?

No, non intendo il tuo papà. Te l’ha comprato, dalla Cina o dalla Corea o dal Giappone, un lavoratore italiano che tu nemmeno conosci, che sgobbando nella sua azienda competitiva sul piano mondiale, ha prodotto merci che il mondo desidera e richiede; e con queste ha guadagnato i dollari – diciamo 700-800 – con cui si compra uno smartphone.

Questo lavoratore, questo estraneo a te sconosciuto, si trova probabilmente nel Nord Italia, fra Piemonte Lombardia e Veneto, o nel centro; molto meno probabilmente è un meridionale. Non te lo dico, bietolone, per suscitare in te un po’ di gratitudine per quegli italiani sconosciuti che magari tu disprezzi come “Polentoni”.

Ti voglio solo far notare quanti sono gli smartphone che noi in Italia non fabbrichiamo, comprati all’estero: milioni. E milioni di tablet, computer, portatili. Nulla di ciò che interessa voi giovani lo produciamo noi, qui. E nemmeno le vostre Nike, i vostri Lewy-Strauss, i vostri Ray Ban, produciamo. Tutto ciò che volete, che vi fate comprare, non lo sappiamo – non lo sapete – fabbricare. E lo comprate dall’estero.
Più precisamente, lo comprano quei lavoratori che, in ditte moderne e competitive, nel Nord, riescono ancora ad esportare Made in Italy. Ci riescono eroicamente, nonostante uno Stato ormai composto di parassiti incompetenti faccia di tutto per rendere difficile – invece che aiutare – la produzione, a forza di controlli, norme , adempimenti e tassazione – perché il Fancazzista Collettivo guarda a quelli che lavorano con sospetto che siano evasori fiscali, che gli nascondono il suo stipendio di fancazzisti. 

Pensa solo questo: che sono decine di milioni i tablet cinesi o coreani, milioni gli smartphone che vi hanno comprato quei lavoratori e imprenditori esportatori . E vogliamo parlare della auto? BMW, VW, Toyota, Kia…è raro vederne una italiana, ed è pure giusto perché la Fiat fa’ schifo. Ve le comprano sempre loro. E non dimentichiamo la coca e le altre sostanze da discoteca, che l’italiano consuma con entusiasmo: tutta roba importata, per miliardi annui – di dollari che quei lavoratori guadagnano- Loro che già devono guadagnare i dollari che servono per comprare le cose essenziali : il petrolio, il gas, i minerali ferrosi e non ferrosi che le nostre industrie trasformano per poi esportarle: per centinaia di milioni di dollari, miliardi. E sono aziende che quando cercano un fabbro, un elettricista, un calderaio non lo trovano, perché voi bietoloni schifate questi mestieri e nemmeno li sapete fare.

Non pretendo che siate grati a questa gente che vi compra tutto ciò che non sappiamo, non sapete, non volete più fare. Voglio solo farvi notare quanti milioni sono gli smartphone e i tablet, milioni – e quanto pochi sono i lavoratori che in Italia riescono ancora ad esportare per comprarvi tutto, dal telefonino al riscaldamento, alle Nike che avete ai piedi. Sono pochissimi. Hanno a carico i Fancazzisti Collettivi di cui devono pagare gli stipendioni.

Anzi, sono sempre meno, perché l’euro è troppo “forte” e sopravvalutato per l’industria italiana, ed è invece sottovalutato per l’industria tedesca, che esporta di più, e ci ha rubato la clientela estera. Ne stanno morendo giorno per giorno. E i dollari che guadagnavano per voi, per i vostri lussi oltre che per le spese essenziali, sono sempre meno. Alla prossima e imminente nuova crisi finanziaria, ne spariranno ancora. Perché siamo nel mercato globale, e un collasso a Wall Street provoca decenni di recessione mondiale.

Il prossimo smarthpone non potrete comprarvelo, bietoloni.

Maurizio Blondet

http://www.maurizioblondet.it/sapete-vi-comprato-lo-smartphone-ragazzi/

Europei, ecco come vi siete ridotti | Maurizio Blondet

Maurizio Blondet 12 settembre 2016

“L’individualismo come fenomeno di massa non è un fatto psicologico congiunturale, che renderebbe i nostri contemporanei eccezionalmente egoisti o portati a ripiegarsi in sé stessi. E’ un fatto di struttura che mette l’attore individuale, coi suoi diritti ma anche i suoi interessi, in primo piano, con l’esclusione del resto – il politico specialmente, che non ha più altro ruolo se non al servizio dei diritti e degli interessi individuali. Ne risulta un programma che si può riassumere così: la libertà totale di ciascuno e l’impotenza completa di tutti”.

La citazione, forse un po’ difficile, è di Marcel Gauchet. Storico e filosofo della storia, una delle poche grandi menti rimaste in un’Europa dove il pensiero non serve più, 70 anni, Gauchet mi pare colga bene il “capolinea” in cui si è ficcata la civiltà europea, e che angoscia e paralizza nel profondo – il senso di aver perso la strada. “ La dinamica dei diritti individuali – dice – diventa la macchina per dissolvere la capacità collettiva di governarsi, detto altrimenti, della democrazia”.

Il trionfo dei “diritti individuali” è vissuto ovviamente dai più come una grande liberazione, invece che una crisi – e crisi terminale; soprattutto, ci sembra un fenomeno di liberazione spontaneo. Invece, spiega Gauchet, esso è indotto; è il risultato di una “ipertrofia” della dimensione del diritto; in concreto, dei diritto degli individui a spese delle altre dimensioni della vita collettiva.

E questa ipertrofia ha degli autori: le oligarchie che hanno formato “la costruzione europea: essa è animata da una volontà post-politica, quella di ridurre la democrazia all’esercizio più largo possibile delle libertà individuali; che sono sì un elemento; ma la democrazia consiste essenzialmente e prima di tutto nella capacità di fare scelte collettive. La filosofia delle istituzioni europee, ossessionate dal superamento delle nazioni, consiste a suggerire ai cittadini: sfuggite all’autorità dei vostri stati. Il loro messaggio subliminale è che esse non hanno a che fare se non con individui, sui quali nessuno stato deve esercitare un’autorità indebita”.

E non è un caso che questa ipertrofia dei diritti individuali coincida con la globalizzazione: “La quale dà a chi se lo può permettere di giocare il ‘fuori’ contro il ‘dentro’. Per esempio di trarre il massimo profitto dall’organizzazione di origini – per esempio un’alta istruzione gratuita – riducendo al minimo le obbligazioni – per esempio le imposte pagate”.

Ben sappiamo, abbiamo degli esempi grandiosi di multinazionali specialiste in questo gioco. “Ciò non accresce il sentimento di un destino comune da cui accettare le costrizioni in vista di un meglio collettivo”.

 Dunque la politica è divenuta impotente, incapace di rispondere alle aspirazioni delle popolazioni?

“Si tratta di un’impotenza fabbricata, e in un certo senso desiderata da certi attori della costruzione europea; la loro filosofia soggiacente è svuotare gli apparati politici nazionali di ogni sostanza. Instaurare uno spazio post-statuale, dove la ‘governance’, mescola di diritti e di regolamentazioni economiche, sostituisce il governare: ossia l’azione di governi eletti, sempre accusato di inefficacia e di arbitrio. A perseverare in questa ‘unione politica’ senza politica si affonda in un buco nero catastrofico”.

Particolarmente catastrofico proprio di fronte alla globalizzazione: in essa si affermano identità collettive fortissime (la Cina, gli Stati Uniti), mentre “l’Unione Europea è incapace di pensare politicamente la mondializzazione: la sua logica spontanea è di dissolvercisi dentro. Essa dà una lettura della globalizzazione in cui si tratta di aprirsi sempre più, senza mai vedere il mondo globalizzato come quello in cui si tratta di situarsi strategicamente con scelte collettive forti. L’Europa, zona più aperta del mondo,è anche quella dove l’individualismo (dei “diritti individuali”) è più potente”.

In questo ‘individualismo’ malato e paralizzante, abbiamo superato – dice Gauchet –anche gli americani. “Gli americani continuano a pensare che sono membri della nazione americana; gli europei penserebbero piuttosto di essere membri di nulla (de rien du tout). Negli Stati Uniti la religione resta una armatura vivente, laddove gli europei sono quelli che sono andati più avanti nella liquidazione del loro passato”.

Specie nei paesi latini, Gauchet vede che “gli inquadramenti collettivi, religiosi, sociali, comunitari sono i più radicalmente distrutti”. E la cancellazione non è limitata alle classi alte mondializzate. “quando si studia un villaggio della Francia profonda, si constata che non c’è più nulla della vita comunitaria che resisteva ancora trent’anni fa”.

Cosa dobbiamo dire noi in Italia? Solo pochi mesi fa il Garante dell’Infanzia (esiste anche questo) ha pubblicato dati agghiaccianti Su “L’incesto in Campania” – tanto da farlo ritenere “normale” in ambienti provinciali di scarso livello culturale, dove una volta la tradizione cristiana formava e la sua morale era tutto quel cui si riduceva la loro “cultura”. Ora non ci sono più questi ‘umili’, ma solo praticanti del più devastante libertarismo e trasgressionismo consigliato dalle elites mediatiche – e ci sono esposti senza difesa, come schiavi sessuali, i bimbi. La liquidazione di ogni traccia di religiosità porta ad effetti mostruosi.


Gauchet sottolinea una differenza fondamentale fra l’individualismo americano e quello, nuovo, europeo, a cui non si pensa mai: “L’individualismo americano è quello del pioniere. Il pioniere si assume i rischi e si prende i duri colpi che gli si abbattono sopra – da cui anche il capitalismo americano, così feroce, “è vissuto come un fattore della potenza americana, la sua dinamica proiezione del mondo”:

L’individualismo europeo, ohimé, “è in larga misura il prodotto dello Stato-provvidenza, che assicura a ciascuno di dispiegare la Propria libertà individuale nella sicurezza. E’ una differenza fondamentale”.

Si può ben dire. La mentalità corrente, il libertarismo di massa, congiurano dunque con l’ideologia delle oligarchie euopeiste a rendere impossibile la svolta. Svolta politica, che s’impone perché “La fase neoliberale si sta esaurendo”, e lo stato sociale (su cui si appoggiano tante “libertà” trasgressive e irresponsabili ) viene smantellato sottoi nostri occhi. Occorrono invece scelte politiche forti, da parte di politici capaci di vincere questa “libertà totale di ciascuno e impotenza completa di tutti”.

Si chiama forse questo “Populismo”? Additato dai media e dalle oligarchie privilegiate come un ritorno del “nazionalismo” e anzi del ‘fascismo’ in Europa? “un risorgere dei totalitarismi” per Gauchet è un fantasma senza senso agitato dai propagandisti dello status quo :

“Per molti aspetti, siamo agli antipodi del momento totalitario. Il partito unico, lo stato onnipotente, il culto del capo, tutto ciò è morto e sepolto. Ciò che ci minaccia non è il ‘tutto-politico’, ma è la dissoluzione della coerenza politica delle nostre società”. Ma attenzione, conclude il filosofo della politica: “Dopo lo schiacciamento dell’individuo da parte della società” di cui si accusano i totalitarismi, “siamo nel sogno dell’individuo SENZA società: che non è più vivibile di quello”.

Maurizio Blondet

Fonte: http://www.maurizioblondet.it/europei-vi-siete-ridotti/

La Clinton: “Io presidente, attaccherò l’Iran”. E noi bravi soldatini… | Maurizio Blondet

Maurizio Blondet 7 luglio 2015 
La candidata Hillary Clinton l’ha detto in una riunione selezionata al Dartmouth College per raccogliere fondi. Chiaramente, i selezionati ascoltatori erano della nota lobby, senza il favore e i soldi della quale nessun candidato ha la minima speranza di vincere le elezioni in Usa. La nota lobby è ovviamente contrarissima (come Netanyahu) all’accordo sul nucleare iraniano che Obama cerca di firmare prima della sua scadenza.

Hillary dunque ha assicurato i selezionatissimi pagatori: “Anche se un tal accordo si produce, noi avremo sempre dei problemi maggiori con l’Iran. Sono gli sponsor in capo del terrorismo mondiale…una minaccia esistenziale all’esistenza di Israele”.

Poi, alzando la voce e scandendo le parole:

“Voglio che gli Iraniani sappiamo che, io presidente, attaccheremo l’Iran. Nei prossimi 10 anni durante i quali potrebbero stupidamente considerare di lanciare un attacco contro Israele, noi saremo capaci di obliterarli totalmente”.

Gilad Atzmon ha diagnosticato come “Sindrome di Stress pre-Traumatico” (PreTS) la classica affezione mentale giudaica che consiste nel farsi stressare da un evento traumatico “prima” che accada, che probabilmente non si verificherà, e spesso del tutto immaginario, onde giustificare l’aggressione preventiva del nemico immaginario fino alla sua totale obliterazione – allo scopo d placare la Pre-TS), ossia lo stress immaginato provocato da un nemico esistente nella fantasia ebraica. Hillary Clinton ha vellicato al massimo tale sindrome della nota lobby, promettendo che se essa le dà i quattrini per farla presidenta, farà la guerra a Teheran.

Perché, ha giurato, “gli Stati Uniti sono al fianco di Israele oggi e per sempre. Abbiamo interessi comuni. Idee comuni. Valori comuni”. Poi, quasi temendo che potessero non crederle: “Io ho una volontà di ferro per mantenere la sicurezza di Israele. Le nostre due nazioni lottano contro una minaccia comune, la minaccia dell’estremismo islamico. Io sostengo fermamente Israele e il suo diritto all’auto- difesa e penso che l’America dovrebbe aiutare questa difesa. Io sono coinvolta ad assicurare che Israele mantenga un vantaggio militare per far fronte a queste minacce (immaginarie, ndr.). Io sono profondamente preoccupata della minaccia crescente che rappresenta Gaza e la campagna di terrore condotta da Hamas”.

E’ il triste destino di chi è colpito da Stress pre-Traumatico: più Israele distrugge Gaza, dove la gente vive ancora fra le macerie dell’ultimo bombardamento di anni fa, e più sente che “la minaccia di Gaza cresce”. Per questo bisognerà eliminare ogni singolo abitante di Gaza, altrimenti non ci si s ente tranquilli..

Immagino che Hillary sia poi passata col cappello fra gli astanti. Che gliel’avranno riempito generosamente di fondi. Anche se la competizione in ebraismo degli altri candidati è scatenata, con questo Do di petto la signora sembra aver superato in diapason gli strilli della concorrenza: fatemi presidente, e io vi annichilisco l’Iran. Così, tanto per piacervi.

http://www.globalresearch.ca/hillary-clinton-if-im-president-we-will-attack-iran/5460484

Un solo dubbio: non sarà un po’ troppa carne al fuoco? Proprio adesso la celebre Brooking’s Institution ha messo a punto un piano per l’invasione americana della Siria; invasione proprio diretta – non più per interposto ISIS – come Washington ardeva di fare dal 2011, e in cui fu frustrata dalla mossa di Putin; e il Pentagono con la NATO sta intensificando i preparativi per la tanto sospirata guerra alla Russia. Guerra preventiva, e guerra nucleare, per difendere l’Ucraina e i baltici minacciati (lo sanno tutti) d’invasione da Mosca.

Se non ci credete, ecco qui sopra la copertina dell’accurato studio della Brooking’s

 Il piano è geniale: siccome il governo Assad, dopo tutti questi anni, ancora non cade e la popolazione lo sostiene, bisogna per forza mettere gli scarponi Usa sul terreno. Lo si faccia, prescrive il think-tank, creando “zone di sicurezza” che le truppe speciali americane terranno con le armi; zone ripulite per i ribelli moderati dove i terroristi democratici potranno esercitare la democrazia. “Se Assad fosse così’ scemo da minacciare queste zone – recita letteralmente il Progetto – perderebbe senza dubbio la sua forza aerea nel corso dei bombardamenti di rappresaglia che seguirebbero, condotti dalle stesse forze (speciali), ciò che priverebbe i suoi militari del solo vantaggio di cui godono in rapporto all’ISIS”. Così confermando che il motivo del Progetto d’invasione Usa è proprio aiutare l’ISIS, che da solo non ce la fa’.


http://journal-neo.org/2015/06/26/us-to-begin-invasion-of-syria/

Quanto alla nobile volontà di incenerire la Russia con bombardamenti nucleari preventivi, il progetto ha una copertina ancora più bella


Sottotitolo: a competitive strategies approach to defining US nuclear strategy and posture, 2025-2050. Lo ha elaborato il CSIS, Center for Strategic and International Studies, un altro pensatoio pieno di idee vulcaniche che è alquanto infarcito di gente del Pentagono e della Cia. Ma non fatevi ingannare dalle date, alquanto lontane, da 2025 in poi: già adesso, nelle potenti ed incessanti esercitazioni militari in corso da settimane fra Ucraina, Polonia e Germania per intimorire Putin, le bombe atomiche sono integrate nelle grandi manovre. Lo ha rivelato il Guardian.

Aggiungiamo che Ashton Carter, il nuovo ministro del Pentagono, è un entusiasta dell’idea di colpire la Russia con armi nucleari tattiche, per punirla di aver – secondo loro – violato i i trattati sulle armi atomiche a medio raggio. In realtà, c’è una gran voglia di sperimentare dal vivo i gioiellini nuovi che ha trovato al Pentagono: come dice il CSIS, “ bombe atomiche più utilizzabili, meno potenti ma precise e con effetti spoeciali (ah, gli effetti specjiali!, ndr.) con meno effetti collaterali, con una più grande radiattività, e capacità di penetrare nel sottosuolo, con pulsazioni elettromagnetiche ed altre capacità a misura della tecnologia che progredisce”. Nella certezza che Mosca non possa rispondere con armi di pari efficacia, c’è la gran tentazione di rischiare l’attacco preventivo; tanto, se si sbaglia, la guerra atomica avverrà in Europa, mica in America.

Si aggiunga che hanno un paio di rivoluzioni colorate in corso (in Armenia e in Macedonia) nell’intento di replicare una Maidan anche là; che l’Ucraina va armata fino ai denti per lanciarla alla riconquista della Crimea; che è in corso la militarizzazione di tutti i paesi dell’Est confinanti con la Russia carri d’assalto, veicoli vari e munizionamenti posizionati in modo permanente (ha detto Carter), una forza d’intervento rapido di 40 mila uomini – e tutto qui, in Europa – uno ha voglia di sollevare lo sguardo da questo gelido vento di demenza che spira da Washington…e guardare alla terra della civiltà, della cultura e del buon senso.

L’Europa. Che farà l’Europa?

Mogherini contro la Russia

L’Europa farà una tv e delle radio in lingua russa per “la propagazione dei valori europei” nei paesi dell’Est e nella R ussia stessa. “Il progetto di una catena tv in lingua russa è sostenuto da Polonia, Svezia, Danimarca Germania, Paesi Bassi e Inghilterra”, ha scritto il Time, e ha spiegato perchè: “I diplomatici si rendono conto che stanno perdendo la guerra d’informazione contro la Russia”.

“Contro” la Russia, si prega notare. L’Unione Europea partecipa alla guerra contro la R ussia. Il progetto è stato affidato alla Alta Rappresentante eccetera eccetera, ebbene sì, proprio lei: Federica Mogherini. Entusiasta del compito, aveva dichiarato già a gennaio: “Lavoriamo (ormai usa il plurale majestatis, ndr.) a mettere in atto una strategia di comunicazione per fare fronte alla propaganda in lingua russa!”. Aspettiamo a piè fermo, qualcuno ci avverta quando la Mogherini Network comincia a bombardare le menti e i cuori dell’Est coi nostri valori.

Quel che conta è la volontà: siamo contro la Russia anche noi, nel nostro piccolo.

E Berlino raddoppia in NorthStream con Putin

Perché altri, nel loro grande, fanno di meglio. Quando il segretario alla difesa Ashton Carter è atterrato a Berlino per mettere a punto i preparativi per la guerra, era già stato preceduto dalla seguente notizia: Gazprom e i tedeschi hanno firmato l’accordo che raddoppierà la portata del North Stream, il gasdotto che passa sotto il Baltico. “Con l’aiuto della Russia, la Germania diverrà lo hub energetico dell’Europa”, si allarma la rivista americana del settore energetico, Trumpet: “quantità crescenti di gas fluiscono dalla Germania e sono distribuite ad Olanda, Belgio, Francia e Gran Bretagna. In tal modo la Germania aumenta il potere della Russia, e l’Europa Occidentale diventa dipendente dalla Ger,ania anche per le forniture energetiche”.

Ma ma ma…Ma non sono in corso le dure sanzioni contro la Russia, come ci era stato ordinato dall’America? Le dure sanzioni comprendono per noi la rununcia a vendere il grana padano, la mozzarella e tutto il resto…e la Germania non partecipa al sacrificio?

No, spiega Trumpet: “Non lasciate che la nube dell’attuale conflitto in Ucraina oscuri quel che sta accadendo. Germania e Russia hanno una storia di cooperazione segreta – anche se i titoli di prima pagina fanno credere il contrario…..Una volta che la (raddoppiata) pipeline sarà finita, quasi tutto l’Est Europa sarà tagliato fuori dall’affare del gas. Non ci sarà bisogno di far transitare il gas attraverso Ucraina, Polonia, Romania, Bielorussia, Ungheria e Slovacchia”.

Che ne dite? A me, quasi quasi, la notizia rallegra. Mostra che tutti sono sedotti e contagiati dal vento gelido della demenza che tira da Washington. Come nella orwelliana Fattoria degli Animali, “dove tutti sono uguali ma i maiali sono più uguali degli altri”, i maiali stanno infischiandosene delle sanzioni e fanno affaroni strategici con il Nemico. La guerra la fanno fare a noi, bravi soldatini agli ordini. Ma almeno è consolante vedere che noi italiani, i soci fondatori dell’Europa, obbedienti soldatini alla guerra del Parmigiano, non siamo colti da demenza tragica americanoide; sulla scena mondiale siamo il solito Cretino Collettivo che si fa’ infinocchiare dalle potenze, grato per il privilegio di essere degnato da loro di pagare i cattivi investimenti fatti dalle banche tedesche in Grecia. Noi, il socio fondatore.

Se non usciamo subito dalla NATO, finirà che saremo noi i soli ad entrare in guerra con la Russia. Magari insieme a Tallin e Varsavia, sai che godimento.

Maurizio Blondet 

http://www.maurizioblondet.it/la-clinton-io-presidente-attacchero-liran-e-noi-bravi-soldatini/

Una cosa è certa: la Superpotenza è stata sfidata. Impunemente | Maurizio Blondet


Da Baton Rouge ad Ankara, non è detto che gli eventi – del resto in tumultuoso sviluppo – siano quello che sembrano. Una cosa però è reale e vera: Erdogan ha umiliato ed offeso l’unica Superpotenza rimasta, e detta Superpotenza non è in grado di reagire, di punire, e nemmeno di minacciare. Un governante con sufficienti forze armate proprie, ha potuto chiudere Incirlik, la base più importante che la Superpotenza ha nella zona di massimo conflitto contro Mosca; tagliarle la luce; prendere ostaggio di fatto i 3 mila membri del personale americano; le 80 testate atomiche che custodiscono; chiudere lo spazio aereo ai loro caccia, e farlo impunemente. Ha potuto accusare la Superpotenza, di cui era fino a ieri alleato, di averlo tradito e aver tentato d’un golpe per abbatterlo, e ottenerne soltanto dei balbettamenti, invece che dei ruggiti e dei bombardamenti a tappeto ; esigere la consegna del suo nemico Gulen riparato in Usa e noto “asset della Cia”, e non essere fulminato.Qualunque cosa si pensi di Erdogan, ha dimostrato al mondo che la Superpotenza è debole, cieca e stupida. Che un suo alleato puà rivoltarlesi contro, e trionfare.

E ciò non sarà senza enormi conseguenze geopolitiche e strategiche.

Si esita a credere che gli eventi sono quel che sembrano, perché il collasso simultaneo di tutti i capisaldi del potere globale Usa appare così enorme, rapido e completo da essere inverosimile. Si sgretola la UE, con la Brexit; la gabbia della NATO è spalancata dal Turxit; i trattati di commercio globali sono silurati; l’espansione infinita della “democrazia” e dei suoi “valori” è stata apertamente derisa e calpestata dal Sultano; la Superpotenza stessa è minacciata all’interno da una guerra civile razziale resa spaventosa dalla abbondanza di armi in mano ai privati. Possibile che sia tutto vero?

Sembra comunque la disfatta più completa di Obama. Della sua doppiezza demenziale. Dell’abuso artificioso della NATO, un’alleanza che doveva essere abolita vent’anni fa, per nuovi e sempre più vasti scopi: propagandistici; neocoloniali con l’invio di truppe in Irak e Afghanistan; di appoggio occulto dello Stato Islamico che fingeva di combattere; spada di Damocle sulla testa del governo siriano; di rassicurazione dei neo alleati polacchi e baltici che hanno conti da regolare con Mosca e, insieme d’asservimento degli stati vassalli europei; la protezione di Israele, l’attrezzo di destabilizzazione dei paesi islamici secondo il programma dei neocon, e lo strumento di separazione, il cuneo piantato per impedire l’integrazione economico-politica fra il ventre molle europeo e la Russia, che non era più una minaccia e sempre più, ma ormai un cliente-fornitore unito da forti legami storici e culturali.

Nuland in Kagan ha fallito?

Sembra la disfatta della centrale neocon – la famiglia Nuland-Kagan – annidata nel Dipartimento di Stato che sembrava imporre la politica di aggressione al Segretario, il povero Kerry: ma chi può esserne certo?

Un disertore dell’esercito di Kiev ha rivelato ai ribelli del Donbass della massiccia preparazione di un attacco da parte contro Lugansk: dove “i nostri sono solo un terzo, gli altri sono ceceni, arabi, turchi, polacchi; centinaia di carri armati; consiglieri della NATO all’opera in ogni unità; tutto è estremamente ben preparato, tutti gli errori del passato sono stati riesaminati…”. La NATo continua dunque ciecamente, roboticamente, la sua sovversione in Ucraina? La centrale Nuland-Kagan fa’ quel che vuole, mentre tutto il Sistema sembra crollare attorno a loro?

http://www.fort-russ.com/2016/07/deserter-from-kiev-forces-tells-of-nato.html

Le sparatorie in Usa, sono quel che sembrano? Noi qui abbiamo mostrato i precisi indizi secondo cui sarebbero parte di un complotto teleguidato da Soros per impedire la convention repubblicana di Cleveland, bloccare la nomination di Donald Trump, e anzi portare il paese in una situazione di guerra civile abbastanza spaventosa da dare ad Obama la scusa per sospendere le elezioni presidenziali di novembre, e mantenersi per un terzo termine, presidente non votato ma tanto favorito dai poteri forti di Wall Street e del sistema militare-industriale, dei neocon come dei militanti negri, della plebaglia di colore (pagata) e dell’Establishment che vorrebbe la Clinton alla Casa Bianca, ma sa che essa è improponibile. Un golpe di questo genere, mentre gli altri pilastri del potere globale si scollano e spezzano, dal Brexit alla Nato, è ovviamente assurdamente rischioso per chi lo tenta: può la Superpotenza permettersi il collasso interno guidato, il bagno di sangue in una guerra civile artificiale, mentre Erdogan ha mostrato al mondo che la Superpotenza è sfidabile, e la NATO una tigre di carta che può essere presa in ostaggio con le sue atomiche? Tuttavia questa demenza sarebbe in perfetto “stile Obama”, come lo è il”golpe turco”, sia o no un false flag: un prodotto della doppiezza, fatto per giunta a metà, con una intenzione perfetta.

E Erdogan potrebbe aver preso la sua ‘folle’ decisione di rovesciare l’alleanza e sputare in faccia a Washington, proprio perché – come rivela il giornalista Chuck Ross – “documenti ed email appena rivelati e a disposizione del Congresso rivelano legami tra il ‘mondo dei Clinton’ e membri della rete operata (…) da Fetullah Gulen. Questa connessione fra i Clinton e Gulen può metter a rischio la complessa relazione tra Usa e Turchia, alleato essenziale della NATO, se l’ex segretaria di Stato vince la Casa Bianca”. Questa frase è state scritta il 13 luglio: premonitrice davvero.

New Ties Emerge Between Clinton And Mysterious Islamic Cleric

Erdogan può aver calcolato che un terzo mandato a Obama equivaleva ad una presidenza del ‘mondo Clinton’ e quindi un potere che avrebbe dato potere a Gulen. E ha forzato la gabbia della NATO. In fondo, nonostante i modi molto più educati, come ha fatto anche la regina Elisabetta forzano il Brexit in quel voluto fuori onda: dove ha reso chiaro che il il Brexit si doveva fare, altrimenti scoppiava “la guerra”. Come vediamo adesso, aveva perfettamente ragione.

Se le cose sono quel che sembrano, s’intende
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Gli eurodeputati smarriti : Soros, quali sono gli ordini? | Maurizio Blondet

Maurizio Blondet 2 luglio 2016&#x200b;

Avrete ascoltato come il Parlamento Europeo ha accolto il beffardo discorso di Nigel Farage – un membro del medesimo parlamento – all’indomani del Brexit: urla, fischi, ringhi, rantoli di rabbia (impotente), certi pauroso soffi come li fanno i gatti arrabbiati. Ebbene: passano due giorni, e l’ europarlamento ascolta in adorante rispettoso silenzio canino, interrotto da lievi guaiti d’ammirazione e piccoli rapiti applausi d’approvazione, il miliardario George Soros.

Ora, un ingenuo dovrebbe chiedersi: a che titolo Soros parla al Parlamento europeo, su invito del parlamento stesso? In un’Europa in lutto perenne per l’Olocausto, e in insonne sorveglianza anti-fascista, il personaggio dovrebbe essere invece arrestato per crimini nazisti ed antisemitismo assassino : come ha detto lui stesso più volte, e con godimento, nel 1944 a Budapest (dopo aver cambiato il suo nome: allora era Schwartz) , insieme al suo caro papà aiutò gli addetti del Terzo Reich a confiscare i beni degli ebrei ungheresi che venivano poi mandati nel lager. Senza nessun rimorso, ed anzi sostenendo che “quei dieci mesi (dell’occupazione nazista) furono il periodo più felice della mia vita”. Un ingenuo dovrebbe domandarsi come mai l’apparato ebraico di caccia ai nazisti e ai loro complici, quello che raschiando ancora il fondo del barile incrimina e arresta novantenni ucraini guardiani di un campo, o qualche centenario ex-SS, si lasci sfuggire un pesce così grosso, e non esiga da lui le compensazioni e i risarcimenti che pretende dai contribuenti tedeschi: eppure il tizio è solvibile. E pende su di lui un mandato di cattura internazionale richiesto da Vladimir Putin per aver finanziato la sovversione interna in Russia.

SOROS TRAITOR – ‘the year of German (NAZI !) Occupation (Hungary) THE HAPPIEST TIME OF MY LIFE’ !!

Ma naturalmente non siamo ingenui. Al parlamento europeo, il criminale nazista Soros ha parlato non già da privato miliardario e speculatore, ma da padrone.


Pendono dalle sue labbra

Benedetta Brexit: ha fatto cadere le maschere. Mica ci sono andati la Merkel o Hollande, mica c’è andato – che so – Mario Draghi, a spiegare gli errori commessi che hanno portato al fatale strappo britannico, a riferire che cosa intende fare il “governo” europeo per affrontare la crisi. No: è venuto direttamente lui, il Capo. E davanti ai bavosi cuccioli (che abbiamo votato noi europei) ha stilato un vero e proprio grande programma di rilancio del Progetto di “federalismo furtivo” .

Si, l’Unione Europea, ha annunciato il vecchio criminale nazista facendo tremare quei mantenuti, “è in pericolo mortale”; però (e quelli han sospirato di sollievo), la UE si può ancora salvare. Anzi, voi potete salvarla. Proprio voi, mie cani fedeli: “È all’altezza della vostra responsabilità non consentire all’UE di disintegrarsi senza prima utilizzare tutte le sue risorse. Nella storia i governi hanno emesso obbligazioni in risposta alle emergenze nazionali. Quando utilizzare il credito AAA dell’UE se non nel momento in cui l’Unione Europea è in pericolo di vita?”. Insomma: miei servi, spingete la UE ad indebitarsi senza limiti, lanciate un grande prestito per il rilancio delle economie in difficoltà, in quei paesi dove l’Europa ha diffuso la miseria – e quindi la disaffezione dei cittadini europei che non sono banchieri né parassiti pubblici europeisti. Soros ha chiesto (ordinato?) alla UE di emettere obbligazioni in modo da crear fondi abbastanza grossi da “rispondere alle esigenze nazionali”; ancor più: ha invitato l’europarlamento a prendere il controllo totale dello ESM (il fondo orwellianamente detto “salva-stati): sono 700 miliardi – noi italiani ce ne abbiamo messi 111 – che in teoria dovrebbero essere messi a disposizione degli stati membri dell’eurozona in difficoltà finanziaria: in teoria – la Grecia non ha ricevuto aiuti – perché la Germania, ovviamente non vuole spenderli.

Intendiamoci, sono proposte sbagliate, una volta accettato che questa UE vada salvata (con tutte le sue banche i suoi speculatori). Soros ne capisce di finanza. Ha persino condannato la politica austeritaria della Merkel: “L’ortodossia dei policy-maker tedeschi sbarra la strada all’unica risposta efficace: quella di avere un budget dell’eurozona in grado di adottare politiche fiscali anti cicliche”. Ossia, le restrizioni merkeliane impediscono il rilancio economico, aggravano le banche (dopo 8 anni, come stupirsi che siano piene di crediti andati a male?) e finiranno per danneggiare la stessa Germania. Il punto è che questa cosa, nessun capo di governo, capo di stato o governatore di banca centrale ha potuto dirle, in Europa, senza essere rabbuffato rudemente da Schauble o dal suo Weidman.

Questo fa capire chi è il padrone.

Appena dopo il discorso di Soros, ecco che la Commissione UE concede all’Italia quello che Angela Merkel aveva negato qualche ora prima: 150 miliardi di ulteriore indebitamento per salvare le banche care al PD. Anche qui bisogna intendersi: nessun regalo. Nessuna solidarietà europea, nessuna partecipazione degli altri stati con la moneta unica al salvataggio italiano. La Commissione ha graziosamente concesso a Renzi di saccheggiare la (nostra) Cassa Depositi e Prestiti, alle banche di emanare in qualche modo obbligazioni con garanzie statali (che dunque diventano debito pubblico, e possono essere comprate dalla BCE), in conclusione: altri 150 miliardi sul gobbo di noi contribuenti, di un paese in recessione gravissima da un decennio, che quindi quei debiti non potrà pagare. La Commissione ha graziosamente concesso di fare un bail-out (banche salve a carico dello Stato) invece di un bail-in, ossia della tosatura di azionisti e clienti delle banche italiote che voleva Angela. E’ un nulla che non risolve alcun problema. Ma fa’ guadagnare tempo per costruire di quel che resta della UE il super-stato sognato dai “ci vuole più Europa”. Ma anche questo nulla, a costo zero per la Germania, non sarebbe stato possibile – senza l’intervento di Soros.

Adesso, mi resta da correggere la voce che il padrone ha messo in giro, ed è stata ripresa da media anche alternativi: che lui, Soros, ha perso cento milioni perché, non credendo al “Leave”, era “Long” sulla sterlina, ossia aveva puntato al suo rialzo, e invece c’è stata la caduta della valuta britannica. Ora, bisogna avere la memoria corta ( o essere pagati per dimenticare) per non ricordare che già a maggio, i media finanziari si stupivano come “George Soros vende azioni e compra oro”, shortando (scusate il gergo: vendendo allo scoperto) 10 miliardi di sterline e liberandosi di ben il 37% del suo portafoglio azionario, in evidente previsione di un ribasso catastrofico:

George Soros Sells Stocks, Buys More Gold, Why Investors Should …

www.forbes.com/…/george-soros-sells-stocks-buys-more-gold-…

17 mag 2016 – Legendary investor George Soros sold 37% of his long stock … the Bank of England” because he shorted $10 billion worth of British pounds, …

Icahn And Soros Make The Short Of A Lifetime | Economy and Markets

E come lui insieme a Icahn, un altro J speculatore, avessero operato lo “short” della loro vita (ossia puntato sul crollo delle Borse e della sterlina),

15 giu 2016 – Icahn Soros Short Stocks: Icahn and Soros have stunned investors … in his own right, is joining the fray and loading up on gold. … Not only is this bull market long in the tooth, but valuations are also in nosebleed territory”.
Perché sapeva prima…

Quindi Soros sapeva in anticipo che avrebbe vinto il Brexit, tanto da rischiare il 37% dei suoi investimenti azionari per puntare sul ribasso della sterlina – che c’è stato, poi, ma non tanto catastrofico, e seguito da rialzi nella City (i “mercati” capiscono benissimo che Londra s’è liberata dalla palla al piede, ed è l’Europa ad essere danneggiata. E infatti, Soros ha venduto allo scoperto anche Deutsche Bank). Chissà chi glielo ha detto…. Adesso ha centinaia di milioni di profitti, da usare per le sue eversioni.

Bisogna riconoscere al vecchio criminale nazista la calma olimpica, sovrana, che ha mantenuto mentre gli altri suoi pari (o sottoposti) perdevano la testa: dalla Boldrini a Juncker, tutti a condannare i votanti inglesi, ad architettare deliranti abolizioni del diritto di voto per “gli ignoranti”; i “vecchi”, La rabbia ha fatto delirare Bernard Hénri Levy : il Brexit? “La vittoria del populismo, della demagogia, della xenofobia, degli spacca-tutto nei cortei, dei fascisti, di Putin!”. Hollande però l’ha superato in demenza: s’è fatto intervistare dal giornale Les Echo per insultare Donald Trump, condannandolo ed attaccandolo, e esortando i cittadini americani a votare Hillary Clinton. E’ una intrusione inaudita nelle cose interne Usa, per un presidente francese; sarebbe quasi da rottura dei rapporti diplomatici, se non fosse compensata dalla comicità di un presidente francese che crede di essere ascoltato dai cittadini americani – lui che non ha prestigio né autorità in patria, dove il suo tasso di favore è un abissale 12%, e fa’ la lezione al candidato che in Usa ha superato il 44% (mentre Hillary è al 39). E’ evidentemente il terrore e il panico che, con Trump alla Casa Bianca, si saldi una Internazionale anti-Sistema fra le due sponde dell’Atlantico, e cominci quella dislocazione della geopolitica mondiale, in cui gli Hollande (Merkel, Renzi, altri di questo livello messi lì per eseguire il vecchio progetto di “federalismo furtivo” europeo) non avrebbero più nessuna utilità. Questi sanno solo recitare una parte, quella che è stata a loro assegnata una vola per tutte. Giusto ieri il vice-capo della Kommissione, il baltico Dombrovskis, ha minacciato Spagna e Portogallo di sanzioni per deficit eccessivo. Non sanno fare altro, non sanno immaginare altro. Non stupisce che si la realtà li abbia sorpresie spaventati, ed abbiano sentito il bisogno di sedersi ai piedi del Maestro, per ascoltare le sue perle di saggezza.

Marco Pannella, solo per definire i confini | Maurizio Blondet

Non intendiamo entrare nel merito delle questioni relative alla ipocrita ondata di commozione per la morte di questo essere. Ciò che ci sta più a cuore è solo, a futura memoria, segnare le distanze. Noi abbiamo subìto, purtroppo, le sue influenze, da vivo. Adesso che è morto, la questione se la risolverà lui stesso con Dio. Centro Studi Aurhelio


MISSION ACCOMPLISHED

Il coro ufficiale di compianti, all’unisono, senza nemmeno una voce discordante, ci dice che Marco Giacinto Pannella aveva ormai completato la sua missione. Qui non glli restava da fare più niente. Divorzio, aborto, droga libera, nozze omosessuali, sono ormai solida parte del costume di tutti: tutti i partiti, di ‘destra’ e ‘sinistra’, tutti i media, Confindustria, Unione Europea, persino il Vaticano ormai le considera “battaglie liberali e di civiltà”. Padre Lombardi, il capo della sala stampa vaticana, si è inchinato davanti alla “eredità umana e spirituale” che Pannella lascia e al suo “impegno totale e disinteressato per nobili cause”. In fondo, ormai, anche il Papa ha sposato il radicalismo: anche più di Pannella detesta i cattolici perché “fanno figli come conigli”, dichiara che “non esiste un Dio cattolico”, e nell’ultimo documento Amoris Laetitia ha lanciato un inno al libero amore: alla sezione “Amore Appassionato” ha scritto infatti: “Bisogna avere la libertà per accettare che il piacere trovi altre forme di espressione nei diversi momenti della vita, secondo le necessità del reciproco amore (…) non rimanere prigionieri di un’esperienza molto limitata che ci chiuderebbe le prospettive”.

Cosa manca ormai? L’affitto degli uteri, l’eutanasia, l’eliminazione dei disabili? Piccolezze. La società ormai matura, aperta dalle precedenti “battaglie civili e libertarie”, ormai del tutto “occidentale”, ossia emancipata senza scrupoli, senza più residui superstiziosi, si affretterà ad adottare anche quelle conquiste. Ormai è la società liquida, dei nomadi del godimento immediato, della liberta totale dei costumi che è anche libertà dei consumi – “società senza classi, senza Stato, nazione, spiritualità religiosa tradizionale, senza frontiere e senza limiti” che ci hanno chiesto di essere la UE, la NATO, il WTO e l’FMI e la libertà di commercio – anche carnale. Porn Culture, moda e pubblicità, ecco l’orizzonte ultimo del progresso. Non c’era più bisogno di Pannella, ormai a continuare la battaglia sono più giovani leve: Pussy Riots, Niki Vendola, Carfagna, Cirinnà ma anche Meloni, Berlusconi, Enzo Bianchi e monsignor Charamsa. Mission Accomplished, Pannella.

Bene. Giusto per provocazione gratuita, per disturbare il coro ufficiale troppo monocorde con una nota stonata, mi limito a riportare qui una sentenza nemmeno mia, ma di Costanzo Preve, l’ultimo filosofo marxista: “Quanto ai radicali, Pannella und Bonino, non li considero personalmente una forza politica, ma un elemento culturale di profonda corruzione civile e umana, avanguardia di un individualismo estremo e anomico. In parole semplici, ripugnanti”

Maurizio Blondet 19 Maggio 2016

Bruxelles: False Flag di Cia, Mossad e Gladio

  

Segnaliamo questo articolo tratto da aurorasito e ripreso da Maurizio Blondet, per riassumere a titolo di esempio, cosa succede dietro le quinte della cronaca e della storia. Siamo convinti che da qualcuno, queste vicende saranno lette come la solita prospettiva complottistica, sta di fatto che la sequenza degli eventi, oltre che essere logica e pragmatica non fa una piega, rispetto agli interessi che si sono consolidati nell’Europa occidentale in questi ultimi cinquant’anni. 

Per chi volesse approfondire taluni argomenti, consigliamo di fare riferimento all’articolo pubblicato sul di Maurizio Blondet, perché sono linkate tutte le fonti da cui sono state tratte le affermazioni riportate e i riferimenti temporali e spaziali. 

http://www.maurizioblondet.it/bruxelles-false-flag-cia-mossad-gladio/

 Maurizio Blondet 23 marzo 2016 | Da Aurorasito – Aanirfan

Il 22 marzo 2016, il ministro degli Esteri palestinese Riyad al-Malqi doveva comparire dinanzi alla commissione affari esteri di Bruxelles per discutere come riavviare il processo di pace in Medio Oriente. EP. Così, il 22 marzo era il giorno giusto per il Mossad per colpire Bruxelles? Gli attacchi terroristici a Bruxelles saranno utilizzati per giustificare un’invasione della Siria? I presunti attentatori di Bruxelles del 22 marzo 2016, i fratelli Qalid e Ibrahim al-Baqrawi, e Najim Lashrawi, vanno considerati agenti dei servizi di sicurezza. Qalid e Ibrahim al-Baqrawi sarebbero stati reclutati dai servizi di sicurezza qualche tempo fa mentre erano in carcere per reati comuni. Qalid e Ibrahim al-Baqrawi furono nuovamente arrestati pochi giorni prima dell’attentato del 22 marzo 2016, secondo il Centro per la politica della sicurezza. Najm Lashrawi avrebbe lavorato per la CIA e alleati in Siria. I media hanno presentato un video della sorveglianza come video dell’attacco terroristico del 22 marzo 2016 a Bruxelles. Il video invece era sull’attacco terroristico all’aeroporto Domodedovo di Mosca del 24 gennaio 2011. Il Video che pretende di dimostrare l’esplosione di Zaventem fu ripreso nel 2011.

  

Falso video

Negli anni ’80 i servizi di sicurezza (operativi di Gladio della CIA) effettuarono i massacri nel Brabante in Belgio. “Secondo l’ex-agente del Mossad Victor Ostrovsky nel suo secondo libro ‘L’altro lato dell’inganno’ le stragi del Brabante furono effettuate da elementi degli eserciti segreti di Gladio, blanditi e manipolati dai servizi segreti israeliani, che spiegò la necessità di fare capire alla gente la necessità della ‘sicurezza’“. “Ostrovosky ha affermato che gli stragisti del Brabante trovarono rifugio in Israele, quando le autorità belghe erano sotto pressione per arrestarli”. Esplosioni all’aeroporto e alla metropolitana di Bruxelles.In Belgio, il parlamentare Laurent Louis pubblicò un elenco di nomi che il gruppo ‘Anonymous‘ trasmise a tutti i parlamentari del Belgio. L’elenco riguarda le persone coinvolte nel caso Dutroux. Tra i nomi elencati: il generale degli USA Michael Aquino (che ebbe un ruolo importante nella guerra psicologica e fu coinvolto nell’operazione di lavaggio del cervello Monarch; consigliere dello Stato Maggiore per l’Europa occidentale), Paul Bonacci, vittima di Monarch, Willy Claes segretario generale della NATO nel 1994-95, Elio di Rupo attuale primo ministro belga, André Cools, ministro belga assassinato… I vertici del Belgio sono ricattati. Gli eurocrati e Marc Dutroux I/Un giudice, un re, uno psicopatico e la sua amante/Segni Satanici.

Michael Aquino

Israele vuole distruggere il Belgio. Il Parlamento belga ha chiesto il riconoscimento della Palestina.L’uomo in bianco è indagato dalla polizia. Il 22 marzo 2016, almeno 30 persone sono state uccise negli attacchi in stile Gladio nell’aeroporto di Bruxelles e in una stazione della metropolitana, nelle ore di punta, a Bruxelles. Lo SIIL ha rivendicato gli attentati. Lo SIIL sarebbe gestito da CIA, Mossad e amici. Chi c’è realmente dietro lo SIILIl 18 marzo 2016, il presidente turco previde un possibile attentato a Bruxelles. Erdogan disse, ‘non vi è alcun motivo per cui la bomba esplosa ad Ankara non possa esplodere a Bruxelles‘. La strategia della tensione aiuta Trump.La CIA ed amici attaccarono il Belgio molte volte in passato. “Nel 1984, una squadra di marines statunitensi fu paracadutata in Belgio, e incontrò un membro dell’intelligence militare belga (NATO, Gladio e la strategia della tensione. Stay Behind della NATO). Si nascosero per due settimane prima di attaccare la stazione di polizia a Vielsalm. Armi e munizioni furono rubate. Un agente di polizia belga fu assassinato. Nel 1991, un’indagine del Senato belga dimostrò che l’attacco fu opera di militari statunitensi e belgi. Ulteriori attacchi ebbero luogo in Belgio. Altre armi e munizioni furono rubate in tali attacchi… In quel periodo in Belgio, gli “estremisti” guidavano i cosiddetti Massacri del Brabante. Si trattava di una serie di attacchi in due anni. Gruppi di uomini armati irruppero in ristoranti e supermercati e iniziavano a sparare“. Gladio e la creazione del caos geopolitico.

“Il generale sir Anthony Farrar-Hockley, ex-comandante in capo delle forze NATO in Europa settentrionale, disse… che un servizio d’intelligence segreto fu istituito in Italia con l’aiuto di agenti inglesi e della CIA, ed anche in parte finanziati da essa. La filiale italiana della rete era nota come Operazione Gladio“. Richard Norton Taylor, Guardian, 15/11/90

“Aangirfan ha descritto l’operazione asimmetrica di controintelligence, originariamente concepita come difesa ‘oltre le linee’ di un Paese, poi mutata scatenando il terrore in ‘Patria’ (Europa, America del Nord) per manipolare risultati politici, sociali, militari e la spesa per la difesa, all’interno. “Non è una teoria della cospirazione, è un fatto storico”. “Il 30 gennaio 2010, si apprese che i generali della NATO idearono l’Operazione Gabbia (Le indagini su Gabbia si approfondiscono con Poyrazkory rinviato a giudizio) compresa l’idea di far detonare esplosivi durante le gite di scolari nei musei militari in Turchia. L’intenzione era uccidere molti bambini“. Il generale inglese Frank Kitson avrebbe sviluppato l’idea della ‘pseudo banda’”. (Il generale Frank Kitson: sviluppò il falso terrorismo).

Lo SIIL è un’operazione di Gladio della CIA che interessa terrorismo e controllo mentale. Il Parlamento italiano dichiarò: “Quei massacri, quelle bombe, quelle azioni militari furono organizzate o promosse o sostenute da uomini delle istituzioni dello Stato italiano e, come è stato scoperto ultimamente, da uomini legati alle strutture dell’intelligence degli Stati Uniti”. Il professor Daniel Ganser scrive: “Questa è una citazione molto rivelatrice (e tanto per essere chiari, gli attentati in Italia, le stragi, come si chiamano in Italia, come Bologna, Piazza Fontana e Peteano, furono fatti indiscussi e consolidati della Guerra fredda). Così, qui abbiamo il Senato italiano che, una quindicina di anni fa, ammise che uomini delle istituzioni italiane, come ad esempio le unità del Ministero della Difesa italiana e dell’intelligence militare (i servizi segreti), erano collegati a tali attentati. Inoltre, personale dei servizi segreti statunitensi, come la CIA e forse la DIA (Defence Intelligence Agency), era anche collegato a tali atti di terrorismo“. Gli eserciti segreti della NATO. Operazione Gladio e la strategia della tensione.

Nel 1963 Kennedy fu assassinato e cinque mesi più tardi i socialisti italiani furono estromessi dal governo con un colpo di Stato di destra orchestrato dalle unità di CIA e Gladio. (Operazione Gladio)

Felice Casson è il magistrato italiano che rivelò l’esistenza dell’Operazione Gladio, l’operazione terroristica gestita da CIA e NATO dagli anni ’50. Gladio viene utilizzata per rimuovere presidenti e primi ministri. Felice Casson

Le indagini su Gladio di Casson iniziarono nel 1984, e ben presto portarono all’arresto di oltre 600 persone, agenti di polizia, militari, imprenditori, giornalisti, giuristi, politici e mafiosi. Casson parla contro la pressione politica su… Maggiori informazioni possono essere trovate sul giudice Felice Casson e l’Operazione Gladio da WikiSpooks.

Casson scoprì che una serie di attentati terroristici in Italia, imputati alle Brigate Rosse, fu opera del servizio segreto militare italiano. Il peggiore fu alla stazione di Bologna nel 1980, che uccise 85 persone. Vincenzo Vinciguerra fu uno degli arrestati. Durante il processo, Vinciguerra rivelò che Gladio mirava a terrorizzare la gente in modo che si volgesse al governo per avere protezione. Ciò è noto come ‘strategia della tensione’. Vincenzo Vinciguerra sostenne durante il processo: “Dovevi attaccare i civili, la gente, donne, bambini, innocenti, sconosciuti molto lontani da qualsiasi gioco politico. La ragione era molto semplice. Dovevano costringere le persone, il pubblico italiano, a volgersi verso lo Stato per chiedere maggiore sicurezza”. In un documentario della BBC su Gladio, descrisse lo scopo di “destabilizzare per stabilizzare’… ‘creare tensione nel Paese per promuovere le tendenze sociali e politiche conservatrici e reazionarie”. Nel 1990 il giudice Casson ebbe il permesso dal primo ministro italiano Giulio Andreotti di cercare tra gli archivi del Servizio Informazioni e Sicurezza Militare Italiano (SISMI) dove trovò la prova dell’esistenza della rete Gladio, e dei collegamenti con NATO e Stati Uniti. A seguito di questo, il 3 agosto 1990, il primo ministro Andreotti confermò al Parlamento l’esistenza delle reti Gladio. Andreotti ammise il collegamento di Gladio con la NATO. L’esercito segreto di Gladio, come rivelato da Andreotti, era ben armato. Le apparecchiature fornite dalla CIA furono sepolte in 139 nascondigli, nelle foreste, prati e perfino sotto chiese e cimiteri di tutto il Paese. Nel 2000, in Italia, una commissione parlamentare d’inchiesta su Gladio concluse: “Quei massacri, quelle bombe, quelle azioni militari furono organizzate o promosse o supportate da uomini delle istituzioni dello Stato italiano e, come è stato scoperto ultimamente, da uomini legati alle strutture d’intelligence degli Stati Uniti”.Il primo ministro greco Andreas Papandreou confermò l’esistenza di Gladio in Grecia. In Germania, un programma televisivo scosse la nazione, rivelando come ex-membri delle SS, le forze speciali di Hitler, fecero parte della ‘rete stay-behind‘ tedesca, operando per Gladio. Il Parlamento belga nominò una commissione speciale per indagare l’esistenza, confermata dal ministro della Difesa, della rete Gladio belga. I parlamentari belgi scoprirono che l’esercito segreto della NATO era ancora attivo. Scoprirono che una riunione segreta dei generali che dirigevano l’esercito segreto stay-behind in numerosi Paesi dell’Europa occidentale si era tenuta nel comando segreto di Gladio della NATO il 23 – 24 ottobre 1990. La riunione del Comitato Clandestino Alleato ebbe luogo a Bruxelles sotto la presidenza del generale Raymond Van Calster, capo del servizio segreto militare belga SGR (Service General de Renseignement). Andreotti affermò che i francesi parteciparono alla riunione a Bruxelles.

In Portogallo, un generale in pensione confermò tale rete in Portogallo.

 In Spagna, l’ex-ministro della Difesa Alberto Oliart affermò che “qui Gladio era il governo”. In Turchia l’ex-primo ministro Bulent Ecevit ammise che un esercito segreto fu coinvolto in torture, massacri, omicidi e colpi di Stato. Ciò indusse il ministro della Difesa Giray a ribattere “Ecevit era meglio tenere la bocca chiusa, cazzo!” In tutto, 12 Paesi dell’UE e la CIA, furono colpiti il 22 novembre 1990 dal Parlamento europeo che discusse la questione. Il tono fu dettato dal deputato greco Ephremidis: “Signor Presidente, il sistema Gladio esiste da quattro decenni sotto vari nomi operando clandestinamente, e abbiamo il diritto di attribuirvi la destabilizzazione, le provocazioni e il terrorismo verificatisi nei nostri Paesi per questi quattro decenni, e direi che, attivamente o passivamente, ne sia stato coinvolto”. Ephremidis criticò fortemente l’intera rete stay-behind di Gladio: “Il fatto che sia stato istituito da CIA e NATO, con la pretesa di difendere la democrazia, in realtà era volto a minarla utilizzandolo per i propri scopi nefasti”

Il parlamento dell’UE dichiarò che “Protestava vigorosamente il sequestro, da parte di alcuni militari statunitensi presso lo SHAPE della NATO, del diritto d’incoraggiare la creazione in Europa una rete d’intelligence ed operazioni clandestine”. Solo Belgio, Italia e Svizzera hanno indagato sugli eserciti segreti con una commissione parlamentare, producendo relazioni pubbliche lunghe e dettagliata. Secondo la stampa portoghese, il segretario generale della NATO Manfred Woerner confermò che il comando militare dello SHAPE coordinava le attività della rete Gladio. Confermò anche che Gladio fu istituita dai servizi segreti di vari Paesi della NATO, attraverso un comitato creato nel 1952. La stampa tedesca confermò che i cosiddetti eserciti segreti erano coordinati da una speciale ala protetto del Comando Generale della NATO. L’accesso avveniva attraverso una porta da caveau blindato e le carte venivano diffuse con il timbro ‘Solo per la visione a statunitensi’. Le rivelazioni cominciarono ad aumentare e apparve una foto del Comitato di Pianificazione Clandestino della NATO (CPC), responsabile degli eserciti Gladio e dei protocolli che attivamente proteggevano gli estremisti di destra dalle indagini, in quanto utili nelle attività anticomuniste. Il CPC era diretto dagli Stati Uniti con Regno Unito e Francia partner minori, e i membri della CIA presenti alle riunioni. I Paesi con propri eserciti stay-behind erano Italia, Belgio, Francia, Olanda, Spagna, Grecia, Turchia,…

Il Quartier Generale Supremo delle potenze alleate in Europa. SHAPE, che controlla Gladio.

Il barone belga De Bonvoisin sarebbe stato in collegamento con i gruppi fascisti dell’Operazione Gladio di CIA-NATO e i massacri del Brabante (Nijvel Gang), che uccisero 28 persone in Belgio. Nel caso dell’infanticida Dutroux, una delle persone nominata dai testimoni era il barone Benoit de Bonvoisin. (I lati oscuri della Vita di Dutroux)

Due ex-ufficiali dei Royal Marine ammisero di aver trascorso del tempo a Fort Monckton, vicino Portsmouth, dove membri di MI6 e SAS addestravano i gladiatori stranieri. La stampa inglese osservò che “è ormai chiaro che il reggimento d’élite Special Air Service (SAS) era coinvolto a pieno nei piani della NATO, ed operò, con l’MI6, nell’addestramento nella guerriglia e sabotaggio”. In particolare la stampa inglese confermò che “un’unità stay-behind italiana fu addestrata in Gran Bretagna. L’evidenza suggerisce che ciò durò fino agli anni ’80”, aggiungendo che “fu dimostrato che le SAS costruirono i nascondigli per le armi stoccate nel settore inglese della Germania Ovest”. Gli inglesi sapevano di più sull’esercito segreto svizzero del governo svizzero. “Attività, codici e nome del capo del gruppo del P26, Efrem Cattelan, erano noti ai servizi segreti inglesi, ma il governo svizzero ne fu tenuto all’oscuro, secondo il rapporto”.

Efrem Cattelan

Alcuni dei migliori dati sulla presenza segreta inglese provengono dall’indagine parlamentare svizzera sull’esercito segreto stay-behind svizzero P26. I “servizi segreti inglesi collaborarono strettamente con un’organizzazione armata clandestina svizzera (P26) attraverso una serie di accordi segreti nell’ambito della rete europea occidentale dei gruppi di “resistenza””, informò un pubblico stordito la stampa nella neutrale Svizzera. Il giudice svizzero Cornu ebbe il compito di esaminare la questione e nel suo rapporto “descrive la collaborazione del gruppo (P26) con i servizi segreti inglesi come “intensi”, con la Gran Bretagna che forniva prezioso know-how. I quadri del P26 parteciparono regolarmente ad esercitazioni in Gran Bretagna, dice il rapporto. Consiglieri inglesi, forse delle SAS, visitarono gli istituti di addestramento segreti in Svizzera”. Il membro di Gladio Alois Hurlimann, uno svizzero, riferì che nel maggio 1984 prese parte a corsi di addestramento segreti nel Regno Unito, inclusi anche veri assalti a un deposito di armi dell’IRA, in cui Hurlimann, completamente vestito con la mimetica, partecipò ed in cui almeno un attivista dell’IRA fu ucciso.

Giovanni De Lorenzo

La CIA utilizza Gladio per mantenere le persone “giuste” al potere. Nel 1963 Kennedy fu assassinato e cinque mesi dopo i socialisti italiani furono estromessi dal governo con un colpo di Stato di destra orchestrato dalle unità della CIA e di Gladio. Dal nome in codice ‘Piano Solo‘, il colpo di Stato era diretto dal generale Giovanni De Lorenzo. In stretta collaborazione con l’esperto di guerra occulta della CIA Vernon Walters, il capo della stazione CIA di Roma William Harvey e Renzo Rocca, direttore delle unità Gladio nel servizio segreto militare SID, De Lorenzo intensificò la guerra segreta. Rocca in precedenza usò il suo esercito segreto di Gladio per bombardare gli uffici della DC e di alcuni quotidiani e, successivamente, ne accusò la sinistra per screditare comunisti e socialisti… I gladiatori ricevettero le liste di proscrizione con centinaia di persone con l’ordine esplicito di rintracciare socialisti e comunisti segnalati, arrestarli e deportarli in Sardegna, dove il centro segreto di Gladio avrebbe funto da prigione. Poi, il 14 giugno 1964, De Lorenzo diede il via libera e le sue truppe entrarono a Roma con carri armati, blindati, jeep e lanciagranate, mentre le forze della NATO inscenarono una grande manovra militare nella zona per intimidire il governo italiano. Un secondo colpo di Stato di destra appoggiato dalla CIA, nome in codice Tora-Tora era previsto per dicembre 1970, ma fu fermato all’ultimo minuto. Secondo quanto riferito, la telefonata che l’interruppe era dello stesso presidente Nixon. Di conseguenza, la sinistra continuò ad avanzare in Italia. Il ministro degli Esteri Aldo Moro, insieme al presidente Giovanni Leone, volò negli Stati Uniti, ma Kissinger gli disse che in alcun caso la sinistra doveva andare al governo. La moglie di Aldo Moro, Eleonora, testimoniò che le parole rivolte al marito furono: “Dovete abbandonare la politica di voler far collaborare direttamente tutte le forze politiche del Paese. O lo fate o la pagherete cara’“. Successivamente Moro fu rapito ed ucciso. La commissione del Senato che investigava su Gladio e gli attentati terroristici, sospettò che CIA e servizio segreto militare italiano avessero organizzato il rapimento e l’assassinio di Moro. I senatori italiani conclusero nel giugno 2000 che “quelle stragi, quelle bombe, quelle azioni militari furono organizzate o promosse o supportate da uomini delle istituzioni italiane e, come fu scoperto dopo, da uomini legati alle strutture d’intelligence degli Stati Uniti”.

La 15enne Emanuela Orlandi scomparve a Roma. 

Qual è il segreto sinistro del Vaticano dietro l’adolescente Emanuela. Secondo una telefonata a un programma TV (Chi l’ha Visto? NdT): Emanuela fu rapita per fare un favore al cardinale Ugo Poletti. Il boss Enrico De Pedis avrebbe fornito ragazzi a cardinali per fare sesso. De Pedis sarebbe stato coinvolto nell’Operazione Gladio della CIA, effettuando atti di terrorismo in Italia. Enrico De Pedis fu sepolto in una tomba tempestata di diamanti nella Basilica centrale di Roma di Sant’Apollinare, accanto all’Università della Santa Croce dell’Opus Dei. Alcuni credono che il boss mafioso De Pedis fosse il figlio del cardinale Poletti, Vicario di Roma, molto vicino all’ex-primo ministro italiano Giulio Andreotti. Quel “benefattore” di Enrico De Pedis, detto “Renatino”.In Italia, la loggia massonica P2 legava i peggiori appartenenti allo Stato profondo. Lo Stato profondo “è un governo segreto parallelo, organizzato dall’apparato d’intelligence e sicurezza, finanziato dal narcotraffico e impegnato nelle violenze criminali per proteggere lo Stato e gli interessi dei militari…” (Il legame tra guerra e grande finanza)

Nel marzo 1981 la polizia italiana trovò l’elenco di 962 membri della P2, che conteneva i nomi di 3 ministri del governo e 43 membri del parlamento, 43 generali e ammiragli, 8 capi dei servizi segreti e comandanti di polizia, alti burocrati e diplomatici, industriali, finanzieri, giornalisti e personaggi televisivi. L’ex-agente del Mossad Victor Ostrovsky ha scritto che Licio Gelli, Gran Maestro della P2, era alleato del Mossad e coinvolto nell’Operazione Gladio. (Abbasso la Omicidi SpA / Israele, Mossad, Iran e un attacco nucleare false flag)L’Operazione Gladio di CIA-NATO commise atti di terrorismo, come la strage di Bologna del 1980. I vertici che avrebbero avuto contatti con la P-2 includevano: Henry Kissinger, Edmond de Rothschild e David Rockefeller. Gladio, il pugnale della NATO nel cuore dell’Europa. L’asse Pentagono-nazisti-mafia-terrorismo

In questo saggio a corollario della trilogia del Millennio di Larsson, le operazioni bagnate e sotto falsa bandiera mantengono l’Europa a colonia degli Stati Uniti. I capi vengono assassinati, i movimenti sovvertiti. Sotto la superficie, l’impero domina con gli squadroni della morte, come ha sempre fatto nel sud. L’attacco alla Libia ha svelato il pugno di ferro sotto il guanto di velluto dello slogan “intervento umanitario”. Come la distruzione della Jugoslavia e lo stupro dell’Afghanistan, la riduzione della Libia a virtuale colonia di schiavi fu eseguita sotto le bandiere della NATO. E cos’è esattamente la NATO? Richard Cottrell racconta la storia di caos e omicidi dietro l’”Alleanza per la pace”, e prevede che l’emergente colosso militare combatterà per prendere il controllo di risorse strategiche come petrolio, gas, minerali e acqua ovunque sul pianeta. Mascherate da retroguardia contro gli invasori sovietici, le forze segrete della NATO si sono lanciate nel terrorismo psicologico e fisico. Erano gli anni di piombo, in cui a centinaia morirono nella guerra sintetica per le strade d’Europa.

Il comandante della NATO Generale Lyman Lemnitzer ordinò vari attentati al presidente francese Charles de Gaulle. Dimesso dal Pentagono da John F. Kennedy per insubordinazione, trovò esilio in Europa da dove Lemnitzer si vendicò a Dallas. Gli eserciti segreti forgiarono legami con la criminalità organizzata e i neofascisti. Colpi di Stato della NATO abbatterono i governi di Grecia e Turchia; lo Stato-isola di Cipro fu diviso con un aspro genocidio. La guerriglia urbana delle Brigate Rosse e della Baader-Meinhof fu abilmente manipolata. L’Italia ebbe un governo dello Stato profondo, della loggia ultra-segreta pseudo-massonica P2, fondata da ex-camicie nere. Il premier svedese Olof Palme e il premier italiano Aldo Moro furono assassinati. Papa Giovanni Paolo II fu ferito da gangster turchi che lavoravano come killer di Gladio. Nel 2009, un’operazione ripresa da Gladio dal nome in codice Ergenekon emerse in Turchia. Gli spari in Norvegia nel luglio 2011, e in Belgio, Francia e Italia nel 2012, riportano alla serie di classiche operazioni false flag di Gladio.

Hanno scelto il Male. E’ questa la diagnosi censurata | Maurizio Blondet

 9 marzo 2016

Alcuni lettori insistono perché dica la mia sui due trucidi assassini del loro coetaneo, attratto con la promessa di un rapporto sessuale ben pagato, 100 euro. Scusate, vorrei esimermi; già torme di mosconi e tafani, attratte dallo sterco e dalle carogne, a sciame vi hanno raccontato tutto; son contento di non essere più nel mestiere attivo di questo giornalismo. Del resto, è così chiaro. Ma, fateci caso, la sola cosa chiara da dire, è quella che tacciono tutti: i tafani, le mosche stercorarie, i mosconi attratti dalla putrefazione. Svolazzano a intervistare lo psichiatra famoso, che spieghi lui come hanno potuto far questo:e lo psichiatra ovviamene annaspa. Sa benissimo che la sua pretesa scienza non ha le categorie per definire questo, non è una patologia che di trova nel Manuale Diagnostico-Statistico. Si intuisce che lo psichiatra vorrebbe dire la definizione giusta, ma si trattiene: non appartiene alla scienza moderna, né tantomeno è una categoria che si può evocare nella società liberata e postmoderna. La parola sulla punta della lingua è: il Male. Quei due non sono malati, sono giovanotti trucidi e sanissimi. Solo, hanno aderito al Male. Con scelta volontaria, in piena lucidità. 
“Giovedì sono usciti in macchina per fare un giro, per cercare una vittima da sacrificare, fino a quando la scelta è caduta su Varani, che Prato già conosceva negli ambienti dei locali notturni. Quest’ultimo avrebbe telefonato al ragazzo proponendogli 100 euro per un incontro sessuale nell’appartamento. Decine di ferite, da punta e taglio, hanno devastato il volto e il collo. . Ucciso Varani, Foffo e Prato hanno ripulito la scena del delitto – il pavimento della camera da letto e il bagno – fatto sparire gli abiti della vittima e il suo telefonino. «Poi abbiamo passato la giornata e dormito con il morto in casa». Volevano provare l’effetto che fa uccidere uno, uno qualunque.

  

La loro scelta deliberata per Satana è visibilissima nelle loro foto, nei loro orribili “profili Facebook”, specchio del narcisismo più velenoso: trucidi belloni, si atteggiano a modelli – come i modelli degli abiti di Armani e di Versace, gente di quel mondo, ragazzi di vita benvestiti e palestrati, il peggiore dei due un bisessuale: meno per inclinazione che per depravazione, per espandere il limite del male di cui godere. Gente che ha voluto il Male in quanto tale, per sé, con purezza. Per capire la loro patologia, bisogna fare riferimento alle categorie di ben altra scienza che quella del DSM 5. La scienza che dice: “Chi fa’ il peccato è schiavo del peccato”. Non si evochi, qui, la categoria della possessione: sì, può esserci anche questa – ma come effetto secondario: il punto è che costoro si sono fatti possedere, hanno chiamato Lui, perché diventasse padrone delle loro anime. E’ ovvio che finisca in omicidio: Lui è “Omicida fin dall’inizio”

  
 
Omicidio gratuito: la sapeva bene Dostoyevski, che ha esplorato fino in fondo queste anime. Nei Demoni, in Delitto e Castigo, l’ assassinio gratuito è la firma dei super-uomini che si sentono immensamente liberi e superiori, e solo dopo – col cadavere e il sangue da pulire – si rendono conto di essere stati schiavi: non di aver vissuto, ma di essere stati vissuti, “agiti” da Un Altro.

Ha colto l’orrore di quella scelta assoluta il procuratore che ha chiesto 26 anni per il tizio della coppia all’acido, Alexander Boetcher: “rapporti interpersonali segnati da sadismo, narcisismo, antisocialità”, “un figlio di papà che fa il mantenuto e si atteggia a dio, come lui dice di sè stesso, con le donne con cui ha a che fare”. Anche di lui, la il profilo face book, dice tutto: trucido bellone da sfilata di moda, che tatua le sue amanti e le marchia, strappa il collo a galline e posta il tutto in video.
E poi c’è l’altro, quel De Filippi che ha ammazzato la professoressa che aveva sedotto, in combutta col suo amante maschio cinquantenne: anche lui bisessuale amorale, anche lui il dio di se stesso in forma di maschietto di vita e di ragazza di vita, la boccuccia imbronciata come ha visto nei video porno, senso di onnipotenza personale. “Se Dio non c’è, allora tutto è permesso”, dice un personaggio dei Demoni, Aleksei, e per dimostrare la sua libertà si spara un colpo di rivoltella. De Filippi, Boetcher, i due ributtanti uccidono altri, Ma possono uccidere se stessi con la stessa indifferenza: Marc Prato, uno dei due (il peggiore) dopo l’omicidio è andato in albergo per finire i suoi giorni. Allo stesso modo, nei Demoni, Stavroghin — il giovane ricco, annoiato e immorale, che ha un orribile segreto, la cui sola entrata in una stanza provoca nei presenti quel senso di gelo inconfondibile, si impicca alla fine in una stanza d’albergo in Svizzera. Posson farlo perché si vivono solo come corpi, sono solo corpi , senz’anima.
Stanno diventando sempre più numerosi, questi piccoli Nietszche delle periferie e della modernità. Sono il tipico prodotto di una società che ha cancellato nelle coscienze, e anzitutto in sé stessa, la distinzione fondamentale: che l’uomo sceglie fra Bene e Male, e la scelta del Male è peccato e colpa, e porta rovina.
Persino la Chiesa ha abbandonato quella scienza antiquata. Non ci sono più colpevoli, la misericordia avvolge tutti, Cristo non giudica, chi sono io per giudicare? Così sono venute meno tutte le difese. No, Cristo giudica; no ogni uomo sorvegli se stesso, per vedere a chi si dà schiavo. Si deve imparare, però.
Forse molti crescono così perché non sono più battezzati? “Rinuncio a Satana, alle sue seduzioni, alle sue opere”, la protezione sacramentale non è stata pronunciata a nome loro da nessun padrino credente. Una generazione abbandonata ai suoi satana interiori, alle sue voglie, al “tutto è permesso” perché Dio non c’è. I “social media” aumentano le occasioni di Male, la rendono precoce. E per ogni bambina dodicenne corrotta, per ogni ragazzino che perde la purezza, sono piccole luci che si spengono. Lui sta spegnendo le luci, e così può dominare nel mondo per la sua definitiva dittatura sull’uomo.
E tutto così chiaro, se si vuol vedere. La Merkel che dà 20 miliardi a Erdogan perché si tenga i profughi che aveva prima chiamato, ma che ora gli fanno perdere le elezioni; il ministro Schauble che nega ogni aiuto alla Grecia, “Non confondiamo il suo debito con la questione migranti, teniamo distinte le due cose”, solo – abbiamo finalmente il coraggio di dirlo – fanno l’opera del Principe d Questo Mondo, e lo sono volontariamente. Questi sono disposti a regalare al turco i miliardi che hanno risparmiato per i greci negandoli a questi fratelli europei. Che ne dite?
 
Direte che esagero. Ma sveglia! Sono anni ed anni che il Male devasta paesi interi nel mondo, uccide un milione in Irak, mezzo milione in Afghanistan, ora in Libia, in Siria. E’ forse qualcosa di logico, ancorché machiavellico? Ciò supera le ragioni geopolitiche, anche le più ciniche. E’ un fine in sè.
Il prezioso sangue

Ho davanti agli occhi le foto delle due suorine di Madre Teresa trucidate per la fede nello Yemen. In Yemen, capite. Da cui tutti scappano se possono, e loro erano lì. Curavano degli anziani musulmani, malati, di quelli che nessun musulmano curerebbe, se non è un suo familiare. Scusatemi, hanno dimostrato la superiorità di Cristo sull’Islam, su qualunque altra religione. Quando ho visto queste suorine andare sempre affaccendate nelle strade di Calcutta, o della Ucraina di prima a lavare malati vecchi e cattivi, o negli orridi sobborghi di New York dove erano le sole a rendersi cura dei malati di Aids, le ricchissime checche che improvvisamente tutti gli amanti abbandonavano – ho sempre pensato: non corrono alcun pericolo. Sono protette, anche agli occhi di chi non crede, dalla loro stessa innocuità, dal loro inerme sorriso. Chiunque dica: “Il Dio di Madre Teresa non è il mio dio” condanna se stesso. Chi può essere così stupido nella malvagità?
In Yemen dei wahabiti in uniforme l’hanno fatto. Le hanno ammazzate con i loro assistenti e pazienti. E il Papa? Vi sembra normale quel che ha detto su quelle sorelline uccise? “Queste persone sono vittime dell’attacco di quelli che li hanno uccisi (sic) e anche dell’indifferenza, di questa globalizzazione dell’indifferenza, a cui non importa”. Non ha avuto il coraggio di dire il nome “di quelli che li hanno uccisi”, né la religione, né che sono morte per la fede. Per lui sono state uccise “dall’indifferenza globale”. Voleva dire: dal fatto che non sono comparse sui giornali e i tg?

  
E’ questo che conta? Per lui forse. Per loro no.

Riguardo le foto. Due sorelline giovani, dai piedi scuri del Terzo Mondo. Si vede che avevano i grembiuli a quadri delle serve, delle badanti, per non sporcare i sari – ne hanno solo due, uno lo indossano l’altro lo lavano, e lo cambiano ogni giorno. Sari di poco prezzo, grembiuli di poco prezzo, il cibo che mangiano è di poco prezzo: tutto è di poco prezzo nella loro vita. Tranne il sangue che hanno versato. Questo sangue è detto prezioso. Non è una parola a caso: anche nel Buddhismo si prega il “Prezioso Signore”, il Buon Pastore. E’ una parola che ogni teologia seria, che ha scelto il Bene, trova spontaneamente. Indica la natura di gioiello, di diamante e di rubino; allude alla essenza minerale incorruttibile, rara, trasparente e inestimabile, di quel sangue che viene sparso senza alcun risparmio, invece di essere tesaurizzato.

Mai il sangue dei martiri ha fatto notizia sui giornali, o Papa. Sono sempre morti dimenticati, nessuno a difenderli, nessuno a raccontare. I mosconi e i tafani non sentono l’odore di quel rubino, di quello zaffiro e diamante di chi ha rinunciato a Satana, alle sue seduzioni alle sue opere. La sua morte è umile come la sua vita indifesa, come la Giacinta di Fatima che a nove anni morì “per salvare le anime dall’inferno” in un ospedale d Lisbona,fra quegli odori di ospedale dei poveri, senza mamma e senza papà. E senza giornalisti a dare la notizia. “Ora ne salverai tanti, Gesù, perché ho fatto un sacrificio molto grosso”, disse una volta in quel lettino. Aveva conquistato dei diritti su Dio.

L’Altro, il nemico, invece, sa benissimo dove colpire. Non poteva tralasciare le sorelline di Madre Teresa. Sta avanzando, sta spegnendo tutte le luci ad una ad una – le luci sacramentali, le luci della Presenza Reale, le luci di coloro che hanno rinunciato, ed ogni giorno rinunciano, alle sue seduzioni e le sue opere.

E tutti fanno finta di non accorgersi di questa avanzata. Tra i pochi, sono lieto di poter citare uno che per formazione dovrebbe essere lontano da questo genere di sapienza e sensibilità : è Giulietto Chiesa. 

Su Facebok, ha postato questo

MESSAGGIO AI NAVIGANTI

Mi arrivano messaggi inquietanti, anche dalla cronaca quotidiana. Segni di vero e proprio impazzimento dei singoli. E dei popoli (perché da tempo ho capito che i popoli possono uscire di senno, esattamente come gl’individui). In altre epoche succedeva. Ma più raramente. Non posso qui fare esempi, ma ciascuno può trovarli nella propria esperienza. 

Ciò che accade in questa epoca è tuttavia molto angosciante. È come se tutti, molti, stessero “perdendo il controllo” di se stessi. Ho una spiegazione possibile (non certa, ma probabile): stiamo entrando ad alta velocità in zone sconosciute della psiche umana, dove le nostre abitudini non funzionano più a difesa dei nostri equilibri. È l’effetto dello choc da “modernizzazione”, da “globalizzazione”. Le tecnologie che abbiamo costruito stanno accelerando con violenza inaudita molte delle nostre funzioni cerebrali. Ma l’evoluzione tecnologica (che si misura ormai sulla scala di pochi anni) non ha nulla a che vedere con i tempi dell’adattamento dell’individuo, che si misurano sulla scala delle centinaia di migliaia di anni, come minimo dei secoli. Per questo, io credo, stiamo diventando sempre più “squilibrati”: a seconda del grado di dipendenza dei fattori “innaturali” che ciascuno di noi (e tutti insieme) stiamo introiettando nella nostra psiche.

“Stiamo entrando ad alta velocità in zone sconosciute della psiche umana”: ben detto.

Foto rivelatrici, per non farsi infinocchiare | Maurizio Blondet

  
Non so se vi ha appassionato la battaglia legale dell’Fbi contro Apple: la polizia federale vuole entrare nel telefonino del terrorista islamico Syed Rizwan Farook che con la giovane moglie Tashfeen Malik, il 2 dicembre 2014 ha fatto irruzione in un centro di San Bernardino uccidendo 14 persone. L’Fbi vuole leggere le informazioni che il terrorista ha tenuto segrete, per capire che contatti avesse con Al Qaeda, eventuali complici eccetera. Ma Apple si oppone: no, la privacy è sacra!
Non so voi, ma i media italiani si sono appassionati. Dibattiti, talk show. Hanno chiesto il vostro parere: ha ragione l’Fbi o ha ragione Apple? E’ lo scontro fra i due grandi valori occidentali: la vostra sicurezza contro la privacy. La legittima Lotta al Terrore contro l’inviolabilità delle e-mail. Uno scontro epico: Hollywood ci farà un film.

Tutto appassionante, a patto di non far vedere questa foto:

come sapete, mostra il corpo del terrorista Syed Farook appena ucciso dalla polizia, quel tragico giorno a San Bernardino.

Ucciso con un colpo in testa, e con i polsi ammanettati dietro la schiena. Strano davvero. L’hanno ammazzato dopo averlo ammanettato? Perché? Come ricorderete, i familiari e il loro avvocato hanno subito espresso dubbi sulla versione. Non credono che il loro Sayed fosse un terrorista. Né che la giovane moglie Tafsheen Malk abbia lasciato la figlioletta di sei mesi per imbracciare, minutina qual era, un mitragliatore d’assalto e sparare, avendo anche il tempo – nel pieno dell’azione – di twittare un messaggino in cui dichiarava la sua fedeltà al Califfo dell’ISIS, nel lontano Irak

Sicché, grazie ai nostri potenti mezzi giornalistici, siamo in grado di dare la versione non ufficiale della vicenda. E’ il contrario di quel che vi raccontano i media.

Non è l’Fbi, bensì la famiglia dell’ucciso Syed che vuole poter accedere al suo telefonino, dove ritiene di poter trovare qualche prova della sua innocenza; l’Fbi non vuole, ovviamente: l’ha ammazzato proprio perché non raccontasse la verità (tutti i terroristi islamici vengono ammazzati prima). Non sa come negare l’accesso,e tira fuori la scusa: Apple non ci dà le chiavi d’accesso; vero, Apple? Ma certo che no, conferma a petto in fuori Apple (che ha già dato all’Fbi ciò che il morto ha messo nel cloud): io difendo la privacy dei miei clienti fino alla morte – dei clienti. Anzi anche dopo la morte dei clienti.

E ne approfitta per farsi pubblicità – sono in troppi ormai a sospettare che i suoi smartphone e il suo software sono a disposizione della polizia e dei servizi – emanando (tramite l’ufficio-stampa e propaganda) il comunicato seguente:

“Il governo Usa ci ha chiesto qualcosa che semplicemente non abbiamo, e che consideriamo troppo pericoloso creare. Ci hanno chiesto di costruire una backdoor all’iPhone. Nello specifico, l’Fbi vuole farci creare una nuova versione del sistema operativo dell’iPhone che aggiri importanti funzioni di sicurezza dello stesso, e poi di installarlo sull’iPhone sottoposto a indagine. Nelle mani sbagliate questo software – che ad oggi non esiste – potrebbe potenzialmente sbloccare qualsiasi iPhone una volta che sia in mano a qualcuno”. (Impagabile: “Nelle mani sbagliate…un software che non esiste..”

Una eccezionale pubblicità per la Casa produttrice.

Tanto che anche Google, Facebook, Twitter e Whatsapp si sono schierate con la Casa: no, non daremo i vostri dati sensibili alle autorità! Per nessun motivo! Con noi siete tranquilli! Affidateci pure i vostri dati, li conserviamo nel cloud: ma è sicuro, garantiamo noi!

Apple, Google, Facebook, Twitter, Whatsapp sono mega-imprese con fatturati di decine di miliardi. E’ bello vedere che per loro non è il profitto che conta, ma i valori. Sarà bellissimo vedere come poi Apple dovrà cedere sotto ingiunzione di un giudice federale: cosa volete, per la vostra sicurezza, utenti. Da Radio24: “Pensate se dentro un telefonino di un terrorista ci fosse un codice per far scoppiare una atomica a Roma…rispettereste la privacy?”.

Tutto vero, aprite il dibattito su questo. Non sulla foto dell’ammanettato.

Maurizio Blondet

Il Talmud registrò nel Tempio una assenza | Maurizio Blondet

 

pianta del Tempio di Gerusalemme disegnata da Newton

 Da “Chiesa e post-Concilio” queste impressionanti testimonianze del Talmud, che attestano una terrifica “Assenza” nel Tempio già 40 anni prima della sua distruzione nel 70 d. C., dunque grosso modo dalla resurrezione di Cristo.(…)

Leggiamo nel Talmud di Gerusalemme:

“Quaranta anni prima della distruzione del Tempio, la luce occidentale si spense, il filo cremisi rimase cremisi, e il lotto per il Signore avvenne sempre con la mano sinistra. Avrebbero chiuso le porte del tempio di notte e si sarebbero alzati la mattina trovandole aperte “(Jacob Neusner, il Yerushalmi, p.156-157). [la distruzione del Tempio nel 70 dC.]

Un passaggio simile nel Talmud babilonese afferma:

“I nostri rabbini insegnarono: Nel corso degli ultimi quaranta anni prima della distruzione del Tempio il sorteggio (lotto) [‘per il Signore’] non venne su con la mano destra, né il cinturino color cremisi divenne bianco, e la lampada occidentale non ha più brillato di lucentezza, e le porte del Hekel [Tempio] si sarebbero aperte da sole ” (Soncino versione, Yoma 39b).

Quali sono questi passi di cui si parla? Poiché entrambi i Talmud riportano le stesse informazioni, ciò indica che la conoscenza di questi eventi era stata accettata dalla diffusa comunità ebraica.

Il miracolo del “Lotto”

Il primo di questi miracoli riguarda la scelta casuale del “lotto” (sorteggio), che veniva effettuato nel Giorno dell’Espiazione (Yom Kippur). Il sorteggio determinava quale di due caproni sarebbe stato “per il Signore”, e che sarebbe stato il capro “Azazel” o “capro espiatorio”.

Durante i due secoli prima del 30 d. C, quando il Sommo Sacerdote sorteggiava una pietra fra due, anche questa selezione era governata dal caso, e ogni anno il prete avrebbe sorteggiato una pietra nera o una pietra bianca, indistintamente e con la stessa frequenza. Ma per 40 anni di fila, a partire dal 30 d. C, il Sommo Sacerdote sortì sempre la pietra nera! Le probabilità di un simile evento sono astronomico (2 potenza 40). In altre parole, le probabilità che questo si verifichi sono 1 in circa il 5479548800 o circa 5,5 miliardi a uno! In confronto, le vostre probabilità di vincita ad una lotteria di Stato o regionale sarebbero molto maggiori!

Il sorteggio di Azazel, la pietra nera, contrariamente a tutte le leggi del caso, è avvenuta per 40 volte di fila dal 30 dC al 70 dC! Questo evento è stato considerato un evento terribile e significava che qualcosa era cambiato radicalmente in questo rituale Yom Kippur. Questa assegnazione per sorte è accompagnata anche da un altro miracolo che viene descritto di seguito.

Il miracolo della Striscia Rossa

Il secondo miracolo riguarda la striscia cremisi (rosso) o un panno legato al capro Azazel (il capro espiatorio). Una porzione di questo panno rosso veniva rimosso dal capro e legato alla porta del Tempio. E ogni anno il panno rosso sulla porta del Tempio diventava bianco come a significare che l’espiazione del Yom Kippur era accettabile al Signore. Questo evento annuale accadde fino al 30 d. C. A partire da quella data ogni anno e fino al tempo della distruzione del Tempio, il panno rimase color cremisi.

Questo senza dubbio causò molta agitazione e costernazione tra gli ebrei. Questa pratica tradizionale è legata alla confessione da parte di Israele dei suoi peccati e al trasferimento cerimoniale dei peccati di questa nazione sul capro Azazel. Il peccato veniva poi rimosso dalla morte di questo capro. Il peccato era rappresentato dal colore rosso del panno (il colore del sangue). Ma il panno rimasto cremisi significava che i peccati d’Israele non erano stati perdonati e che non erano stati resi “bianchi.”

Come Dio disse a Israele per mezzo del profeta Isaia:

” Se i vostri peccati fossero come lo scarlatto [cremisi], diventeranno bianchi come la neve, anche se fossero rossi come porpora, diventeranno [bianco] come lana” (Isaia 1 : 18).

L’indicazione chiara è che tutta la comunità aveva perso l’attenzione del Signore in relazione a qualcosa che si era verificato nel 30 dC. L’espiazione annuale raggiunta attraverso la tipica osservanza dello Yom Kippur non era stata realizzata come previsto. Apparentemente l’espiazione era da ottenere in qualche altro modo. Chi o che cosa avrebbe fornito l’espiazione per un altro anno?

Per quanto riguarda la striscia cremisi, anche se non menzionato nelle Scritture e molto prima del 30 d. C., durante i 40 anni in cui Simone il Giusto era sommo sacerdote, un filo cremisi che era stato associato con la sua persona diventava sempre bianco quando lui entrava nella parte più interna del Tempio, il Santo dei Santi. Le persone notarono questo. Inoltre osservarono che “la sorte del Signore” (il lotto bianco) si produsse per 40 anni consecutivi nel corso del sacerdozio di Simon. Notarono pure che il “lotto” scelto dai sacerdoti dopo Simon a volte era nero, e a volte bianco, e che il filo cremisi a volte diventava bianco, altre volte no. Gli ebrei giunsero a credere che se il filo cremisi diventava bianco, Dio aveva approvato i rituali della Giornata di Espiazione e che Israele poteva essere certo che Dio aveva perdonato i loro peccati. Ma dopo il 30 d. C, il filo cremisi non è più diventato bianco per 40 anni, fino alla distruzione del Tempio e la cessazione di tutti i rituali del Tempio!

Che cosa ha fatto la nazione ebraica nel 30 d.C. per meritare un tale cambiamento al Yom Kippur? Secondo alcuni, il 5 aprile del 30 dC (vale a dire, il 14 di Nisan, il giorno del sacrificio pasquale) il Messia, Gesù, è stato tagliato fuori da Israele, lui stesso messo a morte come un sacrificio per il peccato. Per questo evento vi è un trasferimento dell’espiazione ora non più ottenuta attraverso i due capri come offerto a Yom Kippur.

Come un innocente agnello pasquale, il Messia è stato messo a morte senza che fosse trovata colpa in Lui! Ma a differenza dei sacrifici del Tempio o gli eventi dello Yom Kippur (come spiegato sopra) dove il peccato è espiato solo per un dato lasso di tempo, il sacrificio messianico è dato con la promessa di perdono dei peccati attraverso la grazia data da Dio a coloro che accettano un rapporto personale con il Messia. Si tratta essenzialmente di un evento irripetibile per tutta la vita di ogni persona e non di una serie continua di osservanze annuali e di sacrifici animali. Il meccanismo che procura il perdono dei peccati cambiò nel 30 d.C.

Il miracolo delle porte del tempio

Il miracolo successivo, che le autorità ebraiche riconobbero, è quello delle porte del Tempio che tutte le sere si spalancavano spontaneamente. Anche questo si verificò per quarant’anni, a partire dal 30 d. C. La principale autorità ebraica di quel tempo, Yohanan ben Zakkai, dichiarò che questo era un segno di morte imminente, che lo stesso tempio sarebbe stato distrutto.

Il Talmud di Gerusalemme afferma:

“Disse Rabban Yohanan Ben Zakkai al Tempio, ‘O Tempio, perché ci spaventi? Sappiamo che tu finirai distrutto. Per questo è stato detto,’ Apri le tue porte, O Libano, che l’incendio possa divorare i tuoi cedri ‘”(Zaccaria 11:1)’ (Sota 6:3).

Yohanan Ben Zakkai era il capo della comunità ebraica durante il periodo successivo alla distruzione del Tempio nel 70 dC., quando il governo ebraico venne trasferito a Jamnia, una trentina di km a ovest di Gerusalemme.

Forse le porte si aprirono anche a significare che ora tutti possono entrare nel Tempio, anche nelle sue parti sante più interne. Le evidenze sostenute dai miracoli di cui sopra suggeriscono che la presenza del Signore si era allontanato dal Tempio. Questo non era più un luogo solo per sommi sacerdoti, ma le porte si erano aperte a tutti per entrare nella casa di culto del Signore.

http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2013/05/prove-talmudiche-relative-al-messia-nel.html

Aggiungo a questo un passo di S. Atanasio, nel suo trattato Incarnazione del Verbo, segnalatomi dall’amico Angelo Pulvirenti: “Segno e grande prova della venuta del Verbo è che Gerusalemme non esiste più, che non è più sorto un profeta e non si rivela più loro una visione. Ed è molto giusto che sia così. Infatti, quando venne colui che era stato annunciato, che bisognoc’era ancora di annunciatori? Essendo ormai presente la verità, che bisogno c’era ancora dell’ombra? Per questo profetarono finché giunse a Giustizia-in-sé e colui che riscattava i peccati di tutti. Per questo Gerusalemme esisteva così a lungo , affinché lì meditassero in anticipo le figure della verità. Quindi, una volta venuto il santo dei santi, giustamente fu messo il sigillo alla visione e alla profezia ed è cessato il regno di Gerusalemme. Presso di loro furono unti i re fino al momento in cui fu unto il Santo dei Santi. E Mosè profetizzava che il regno dei giudei esisterà fio a lui dicendo: “Il capo non sarà allontanato da Giuda né il principe dai suoi lombi, finché giunga ciò che è riservato per lui; egli è l’attesa delle genti. Per questo il Salvatore stesso proclamava: “La legge e i profeti hanno profetato fino a Giovanni”. Dunque, se ora c’è tra i profeti un re o un profeta o una visione, essi hanno ragione a negare che Cristo è venuto; se invece non c’è più né re né visione, ma è stato messo il sigillo ad ogni profezia e la città e il tempio sono stati distrutti, perché sono così empi e trasgressori da non vedere ciò che è accaduto e negare che Cristo abbia fatto tutto questo?”. (S. Atanasio, L’Incarnazione del Verbo).

Ciò valga come contributo alla lettura del testo della Commissione vaticana per i rapporti con l’ebraismo secondo la quale, “poiché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili” (Rm 11,29), (…) “Ciò significa concretamente che la Chiesa cattolica non conduce né incoraggia alcuna missione istituzionale rivolta specificamente agli ebrei. Fermo restando questo rifiuto -per principio- di una missione istituzionale diretta agli ebrei, i cristiani sono chiamati a rendere testimonianza della loro fede in Gesù Cristo anche davanti agli ebrei; devono farlo però con umiltà e sensibilità…” (6,40).

Strage Charlie Hebdo | È calato il segreto. Militare. – Maurizio Blondet

 
 I giudici non potranno indagare: il ministro degli interni francese, Cazeneuve, ha bloccato ogni ulteriore inchiesta sull’eccidio compiuto da Amedy Coulibaly, il 32enne nero che s’era asserragliato nel piccolo supermercato Hyper Casher di Porte de Vincennes, uccidendo cinque clienti e finendo crivellato dai colpi dei corpi speciali. Facendo valere – si noti – il segreto militare. 

Certamente ricordate.i professionisti

Era il 9 gennaio 2015; il 7, due terroristi, urlando Allahu Akbar!, avevano trucidato praticamente l’intera redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo. Avevano da freddi professionisti: poi però nella Citroen che avevano abbandonato nel XIX arrondissement scappando su un’altra vettura, uno dei due aveva dimenticato la carta d’identità; era il documento di Said Kouachi, il che aveva permesso di identificare senza alcun dubbio gli autori della strage con i fratelli Kouachi, Said e Chérif, già noti alla polizia come estremisti islamici. Mentre i due erano in fuga, Coulibaly si asserragliò deliberatamente nel supermercato kosher; perbacco, un attentato antisemita in piena Parigi! Tutte le tv del mondo si concentrarono davanti alle vetrine, e ripresero la tragica e spettacolare scena dell’uccisione di Coulibaly, cosa che per qualche ora fece dimenticare la fuga dei due fratelli Kouachi. Nessuno ha visto la loro morte, che ufficialmente è avvenuta dopo una sparatoria con gli agenti a Dammartin en Goele, a una settantina di chilometri dalla capitale, il 9, alla stessa ora del tardo pomeriggio in cui è stato ucciso, davanti alle tv, Coulibaly a Parigi. E’ stato lo stesso Hollande ad ordinare che le due irruzioni avvenissero in contemporanea; dell’uccisione dei fratelli Koauchi è stato diffuso un video che mostra un bagliore nel buio: a gennaio, le cinque di sera è già notte.

Carta d’identità, come l’11 Settembre

Ma torniamo a Coulibaly, il cui cadavere rimase per ore sul marciapiede. Era entrato in quell’Hyper Cocher armato di un mitra Skorpion, un fucile d’assalto vz 58 (simile al Kalashnikov), due pistole Tokarev. Tutte armi di provenienza cecoslovacca. Armi da guerra, che in Francia non sono ovviamente in libera vendita. Dove se l’era procurate Amedy? Era questa la domanda a cui stavano cercando risposte i giudici istruttori del tribunale di grande istanza di Lilla: ed è sulla loro inchiesta che è calata la mannaia del segreto. Per ingiunzione del ministro dell’interno. Si cessi ogni ricerca: sécret défense.

Perché è segreto “militare”? Perché i giudici erano troppo vicini alle verità nascoste dietro la tragedia di Charlie Hebdo, e al suo fondo che resta inspiegato. In breve – come già aveva rivelato a suo tempo il giornale di Calais La Voix du Nord sulla base di indiscrezioni degli inquirenti, quelle armi erano state fornite da “una rete costituita da forze dello Stato” che le comprava, attraverso intermediari pregiudicati ma collaborativi, per spedirle ai ribelli jihadisti in Siria.

Forze dello Stato? Per la precisione, secondo il sito alternativo Mediapart, “poliziotti di Lilla e uno dei loro informatori sono al centro del traffico d’armi con cui è stato armato Coulibaly…la loro posizione è abbastanza delicata da indurli a trincerarsi dietro il “sècret défense””; il ministro Cazeneuve ha tolto quei suoi agenti dai guai, avallando la loro difesa : sì, ciò che hanno fatto è segreto. Militare. Praticamente,è ammissione che lo Stato è coinvolto nella selezione e nell’armamento di giovani francesi d’origine islamica da impiegare in Siria come terroristi.

Si può indovinare che i fratelli Kouachi, e quasi certamente anche Coulibaly, erano stati arruolati di Parigi per andare in Siria. Come e perché siano stati invece dirottati, con quelle armi, a compiere la doppia strage di Parigi, è un mistero forse troppo profondo. Quel che hanno scoperto i giudici istruttori di Lille è però abbastanza. Pochi giorni dopo la strage, il 20 gennaio, “i dirigenti della Brigata penale della sotto-direzione anti-terrorismo” (SDAT; una specie di Digos), portano ai giudici la relazione tecnica sulle armi del delitto. Ma tacciono un fatto preciso: la loro provenienza. Eppure già dal 16 Europol aveva fornito allo SDAT le informazioni in suo possesso: le armi “sono state acquistate dall’azienda slovacca AGF Security da una ditta di Lille che fa’ capo a Claude Hermant”. La ditta slovacca vende sul web armi da guerra decommissionate; Hermant è un confidente della polizia, mezzo agente e mezzo spia, di idee neofasciste. E non ha comprato solo le armi da fuoco usate da Coulibaly: dalla AGF ha acquistato 2oo pezzi “poi rivenduti”, e anche (ritengono i giudici) altre novanta fra pistole e mitragliatori d’assalto attraverso un intermediario belga di Charleroi. E’ evidente che queste armi da guerra non hanno potuto essere importate in Francia senza l’assenso delle cosiddette autorità di pubblica sicurezza. In specie, con la complicità dello SDAT.

Quanto al contatto belga di Hermant, è risultato essere (anche lui) un detective di Charleroi; interrogato, ha detto che “Hermant era il mio cliente principale”, che “mi comprava il 95 per cento delle armi demilitarizzate provenienti dalla ditta slovacca AFG – decine e decine. Che cosa ne facesse in seguito, non lo so”. La difesa di Hermant ha rigettato questa versione: le transazioni saranno state “al massimo quattro-sei”.

Qualcuna delle armi comprate da Hermant sono state usate per altri misteriosi delitti commessi lo stesso giorno della strage di Charlie Hebdo: una poliziotta uccisa a Montreux , e il tentativo di omicidio di un jogger” a Fontenay-aux-Roses. Entrambi i delitti sono stati dalla polizia attribuiti a Coulibaly, che ormai defunto non poteva smentirli. Ma il “jogger”, sopravvissuto, non ha mai riconosciuto nella foto di Coulibaly il suo aggressore (“Non era un nero”)ed ha invece additato un nordafricano, che ha visto per caso durante un reportage televisivo sull’Hyper Cacher: tale Amar Ramdani.

Un’ipotesi subito smentita…

Personaggio cruciale: Ramdani, rapinatore, ricercato internazionale per spaccio, aveva stretto amicizia con Coulibaly in carcere; s’era atteggiato ad islamista voglioso di violenza, gli aveva dato appoggio logistico (le armi?) e sarebbe stato lui a scortarlo fino al negozio kosher alla Porte de Vincennes; certamente il cellulare di Coulibaly e quello di Ramdani hanno occupato la stessa “cellula” il 6, 7 ed 8 gennaio.

Il punto è che questo pregiudicato Ramdani, come hanno scoperto gli agenti che lo hanno pedinato, entrava ed usciva quando voleva dal centro operativo dei “servizi” francesi, a Rosny-sous-Bois. Poi è risultato – o è stato asserito –

che lì andava a trovare la sua amante: Emanuelle C. (il cognome è ignoto) che è una agente dei servizi, che aveva preso una sbandata per lui tanto da “convertirsi all’Islam” in segreto, tanto da “indossare il velo” quando usciva dall’ufficio: un tipico travestimento per un’agente che vuole infiltrarsi in ambienti islamici. E poi: come può un ricercato entrare nel “Forte” (così chiamano la centrale d’intelligence) senza mostrare un documento, senza avere un badge che ne legittimi l’accesso?

Il peggio è che quando Ramdani (su indicazione del blogger) è stato arrestato, Emmanuelle ha cercato di accedere ai fascicoli dell’inchiesta Coulibaly.

Un’altra donna fatale è quella che ha fatto innamorare Coulibaly e l’ha reso – oltreché pazzo d’amore – un islamista pronto a tutto: si chiama Hayat Boumedienne, indicata dai media come “la moglie” del terrorista ucciso. Molte le foto, diffuse dopo, dove i due sono insieme e si addestrano ad usare pistole – lei è in chador nero. Altre foto però la mostrano in bikini, incollata voluttuosamente a Coulibaly. ..

Il giorno 9, quando il nero si asserraglia nel negozio ebraico, qualcuno spiega subito ai giornalisti che la fanatica islamista Hayat Boumedienne è lì con lui, nel negozio. Così passano le ore e nessuno la cerca. Hayat non è affatto nel negozio; ha preso comodamente il largo. Poi si farà viva coi familiari e darà la sua versione, ovviamente ripresa dai media: sono in Siria a combattere con lo Stato Islamico contro Assad.

Lo Stato Islamico addirittura la intervista – il Califfo ha infatti anche una rivista patinata in francese, Dar Islam – e diffonde la sua versione. Lei si dichiara felice di vivere “in una terra dove vige la legge di Allah” e fa’ un elogio funebre del ‘marito’ Coulibaly (lo chiama Abu Baly al-Ifriki) che ha dato il buon esempio. Naturalmente, l’articolo è privo di foto della ragazza nella sua nuova incarnazione: sarebbe antislamico, perbacco. Il fatto è che addirittura l’ISIS conferma la versione ufficiale.

Poi, sono comparsi video in cui Coulibaly, ancor vivo, si dichiarava spontaneamente un seguace del Califfato. Una tv ebraica francese riuscirà ad intervisralo mentre è asserragliato nel negozio: uno scoop. Come quelle immagini prese dal tetto che mostrano i due teroristi all’uscita dalla strage di Charlie Hebdo: immagini riprese, si disse, da un giornalista israeliano che si trovava per caso lì… versione poi cambiata. Facciamola breve.

Insomma: qualcosa ci suggerisce una nostra versione, orribilmente complottista: il povero Coulibaly, reso scemo dal sesso la sua Hayat Boumedienne, che è una agente dei servizi, viene gestito da Ramdani,, che lo arma con le armi fornite da Hermant per i servizi in gran quantità, perché solitamente destinate alla guerriglia in Siria (dove i francesi hanno una filiale di Al Qaeda, fatta di militanti maghrebini nati in Francia); la fidanzata o moglie, e il Ramndani, lo convincono a compiere la grande impresa di alto valore mediatico. Il povero Coulibaly viene usato e sacrificato per qualche motivo, forse per distogliere l’attenzione dai fratelli Kouachi che in quelle ore sono in fuga? Per qualche altro motivo?

In ogni caso, è abbastanza spiegabile come mai occorra seppellire questa sporca faccenda come “segreto di Stato”, segreto militare da sottrarre ai giudici. Un tale li riprendeva dal balcone. 

Chi vuole sviscerare tutti i particolari strani di questa vicenda, può – se sa il francese – consultare il sito

http://www.panamza.com/charlies/

E’ una miniera di informazioni, risultato di indagini personali di un vero giornalista (che immagino non sia apprezzato dai media). Fra le altre, segnalo questa: fin dalle prime ore un importante giornale online americano, l’International Business Time (il terzo nel mondo fra i giornali economici sul web, per numero di contatti) dice: l’attentato di Charlie sembra una vendetta del Mossad contro la Francia. Un’ora dopo, il giornale online ritira il pezzo, e si scusa coi lettori.

La foto del bambino morto | Il Ricatto, di Maurizio Blondet

Se qualcuno si vuole andare a vedere le foto, se le vada a vedere sul sito.

Però prima farebbe bene la leggersi questo articolo.

Il Ricatto, Maurizio Blondet

3 settembre 2015

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Quando il Corriere, La Stampa, e Il Manifesto pubblicano la stessa foto in prima pagina , il lettore avvertito capisce che è in corso un’operazione. Non che la foto non sia straziante; deve esserlo. Il Manifesto quasi ha scoperto il gioco col suo titolo rivoltante, cinico : “Niente Asilo”. Una battuta ‘di spirito’ – chissà che risate – sul corpicino, venuta sù come vomito dal peggior rigurgito romanesco, dimostra che i compagni del Manifesto, quando l’hanno escogitata e trovata buona, non stavano pensando al piccolo Aylan, o come si chiamava; stavano pensando a Salvini. E come con quella foto lo stavano inc***do.
Perché quello è il motivo della foto, dell’operazione: : stroncare ogni obiezione politica e razionale sulla “accoglienza senza limiti”, ogni ragionamento sul perché e sul come. E mobilitare il sentimentalismo della massa che vive nell’irrealtà (quella che su Facebook si scambia immagini di gattini), orripilarla, farla reagire di fronte a questa intrusione della realtà: “Bisogna fare qualcosa! Subito! Accoglierli!”.
Il più untuoso è stato il direttore de La Stampa, Mario Calabresi. Ha postato la foto con un commento in cui raccontava cime si è macerato ed ha sofferto: non voleva pubblicarla, trioppo cruda; poi “Ho cambiato idea…E’ l’ultima occasione per vedere se i governanti europei saranno all’altezza della Storia. E l’occasione per ognuno di noi di fare i conti con il senso ultimo dell’esistenza”.

Il suo commento è piaciuto alla cosca di RaiTre, che l’ha chiamato, il Calabresi, a lacrimare sulla necessità di accogliere. Ebbene: in un’ora, l direttore di uno dei maggiori giornali italiani, esperto di politica estera e americana, è riuscita a non dire chi sono i responsabili della tragedia che si è rovesciata sul popolo siriano. E’ riuscito a non pronunciare mai la parola “Stati Uniti”, a non dire che i terroristi in guerra contro Assad sono alimentati dai sauditi, addestrati dagli americani, e sostenuti dalla Turchia, e i feriti dell’ISIS, sono curati negli ospedali israeliani.

Una disinformazione disonorevole, ma evidentemente Calabresi c fa’ il suo lavoro per queste operazioni. Perché il pubblico avvertito – ma non quello di Facebook – deve capire che foto atroci arrivano ogni giorno ai giornali, dalla Siria: impiccati, decapitati dai “ribelli anti-Assad”.

Quelle non si pubblicano, si ha rispetto del vostro stomaco, vi si lascia ad intenerirvi coi gattini. “Non le possiamo pubblicare”, ha sempre ripetuto Calabresi.
Dunque, il pubblico avvertito deve intuire che, se “questa” l’hanno pubblicata, è per suscitare un effetto. Un effetto psichico collettivo, su di voi. Convincervi che “la politica deve fare qualcosa, subito”.

E infatti la politica, sulla spinta della vostra emozione sapientemente provocata, “farà qualcosa”. Era già pronta a fare qualcosa, fra poche settimane il problema dei profughi sarà affrontato all’ONU…era tutto previsto. Ci mancava la foto che vi avrebbe fatto accettare quel che hanno già deciso.

Perché non dovete credere che Calabresi abbia il cuore tenero verso tutti i bambini.

Ha scelto di “non” pubblicare la foto che vedete qui:
Foto

Un bambino di 5 anni, Raed Mohammed Sari, ucciso mentre giocava sulla spiaggia di Gaza da un aereo israeliano, senza motivo alcuno, il 16 luglio del 2014.

Come sapete, ce ne sono a dozzine di foto così da Gaza. Calabresi ha scelto di “non” pubblicarle. Per non farvi reagire all’orrore che Israele sta commettendo a Gaza, per non farvi gridare, di pancia, che “bisogna fare qualcosa”.

Foto
Gaza child 2011

Dunque, se Calabresi, e quelli del Manifesto dalla battuta odiosa, e quelli del Corriere, hanno “scelto”, questa volta, di pubblicare quella foto, è perché vogliono esercitare il ricatto morale contro di voi.

Non vi dicono che cosa davvero succedere alla povera Siria, da cosa fuggono i siriani. La rete tedesca Deutsche Welle ha mostrato centinaia di camion carichi di materiali per l’ISIS in attesa, in lunga fila, nel posto di frontiera turco di Oncupinar, per poi scaricare i loro rifornimenti al Califfato; basterebbe che la Turchia fosse obbligata a smettere questo traffico, e la guerra finirebbe. Time Magazine ha raccontato in un reportage come e qualmente Tal Abyad, la cittadina siriana di confine con la Turchia, era vitale per i rifornimenti dell’ISIS, e come la perdita di questa cittadina attaccata dai curdi avrebbe ridotto drasticamente la capacità combattiva dei decapitatori. Era giugno, e la AP vantava che i curdi avanzavano grazie agli intensi bombardamenti americani contro le posizioni del Califfato… quando per gli Usa, che hanno la base ad Incirlik in Turchia, non fanno nulla per tagliare le linee di rifornimento che dalla Turchia partono per il Califfo, sul confine dove operano commandos Usa e gente della Cia.

Le forze curde e quelle di Assad stanno sforzandosi entrambe di tagliare le linee di rifornimento del nemico. Ma sono entrambe limitate da una “zona di sicurezza” che gli Stati Uniti e i suoi alleati regionali hanno creato in territorio siriano alla frontiera, e che continuano ad allargare; quando l’armata siriana ha provocato ad attaccare, l’aviazione turca e quella israeliana hanno aggredito le forze siriane, evidentemente per difendere questi “santuari” creati allo scopo di proteggere i terroristi jihadisti.

Gli Usa potrebbero eliminare l’ISIS in un mese – tagliando i rifornimenti – senza nemmeno entrare con alcuna truppa in territorio siriano. I profughi siriani tornerebbero a casa loro, l’orrore finirebbe…è vero, noi italiani resteremmo con il problema degli africani che non fuggono da nessuna guerra, i cui paesi sono in tumultuoso sviluppo – ma almeno Calabresi avrebbe finalmente fatto qualcosa per la pace – se avessero detto quel che continuano a tacere. I nomi dei colpevoli, e l’appello a “fare qualcosa”.

http://www.maurizioblondet.it/il-ricatto/

Il formidabile esercito europeo

di Maurizio Blondet

Juncker, il capo della Commissione Europea, ha proposto la formazione di un esercito europeo allo scopo – e l’ha detto esplicitamente, per portare il suo contributo alla distensione – di fare la guerra alla Russia; perché la Russia sta attaccando l’Europa, e presto sarà necessario «difendere i nostri valori». L’esercito europeo è un’idea che risale a Monnet, un vecchio sogno della massoneria eurocratica che vuole avere per sé anche le armi. Un sogno totalitario-burocratico a cui si oppose con successo De Gaulle.

Che questa sia la volta buona? Passano pochi minuti, e possiamo dirlo: l’esercito europeo non si farà. Ad affondarlo, e rabbiosamente, è stato il Governo britannico: «Idea senza futuro», proprio di chi «vive in un mondo di fantasia»: «La nostra posizione è chiarissima: la difesa è responsabilità nazionale e non esiste alcuna prospettiva che questa posizione cambi». Aggiungendo poi che visti i pasticci che l’eurocrazia ha fatto con l’economia e la moneta unica, figurarsi le tragedie che commetterebbe se gli si affidasse la difesa della Gran Bretagna.
Giustissimo: ma perché tanta fretta e rabbia? Londra ha capito la vera motivazione del vecchio volpone eurocratico: il distacco, in prospettiva, dalla soggezione armata anglo-americana, che in queste ore è colta da frenesia bellicista sempre più folle, e ci sta portando davvero alla guerra.
Niente armata europoide. Meglio così, dopotutto. Perché questa armata avrebbe come nerbo e pugno l’esercito tedesco – e se si deve credere ad una trasmissione della germanica ARD dello scorso autunno – la condizione del pugno corazzato germanico è la seguente:
Berlino dispone di 109 Eurofighter, ma solo 42 sono in grado di funzionare. Degli 89 Tornado, se ne possono far decollare 38. Aerei cargo Transall: la Germania ne ha 56, la metà in funzione. Elicotteri da trasporto CH-53: sono ben 83. Peccato che al momento solo 16 possano volare. La Kriegsmarine vanta 43 elicotteri d’assalto, di cui solo 7 pronti ad assaltare effettivamente. Elicotteri d’assalto Tiger? Formidabili, sono 64. Ma operativi, solo 18. Del complesso di 254 aerei di ogni tipo di cui dispongono le forze armate, 150 sono bloccati al suolo.
Vediamo le forze di terra: la Germania dispone di 180 portatruppe corazzate Boxer. Peccato che 110 siano attualmente in riparazione, in attesa di fondi che non arrivano. Non c’è dubbio che in caso si debbano difendere i nostri valori (gay pride, Charlie, Poroshenko, eccetera) i soldi arriverebbero subito. Però Die Welt qualche settimana fa ha rivelato un altro problema: il nuovo gigantesco aereo militare da trasporto tutto-europeo, lo A400M costruito da Airbus, ha 161 difetti, alcuni dei quali gravi. Il pianale di carico sopporta carichi di 3 tonnellate invece dei prescritti 4.6; ad alta quota, il gelo presenta qualche altro problema; per non parlare del volo a bassa quota, che diventa instabile; e dell’atterraggio, alquanto problematico su piste sterrate.
Queste le forze armate tedesche. Non c’è motivo che quelle degli altri Paesi NATO in Europa siano più pronte al combattimento; non certo le poche forze italiane, sparse nel mondo a fare il servizio d’ordine per le guerra neocon. Le forze armate britanniche sono «svuotate», esaurite dai quindici anni di avventure belliche al seguito dell’imperialismo USA, e forse la loro rabbia di fronte alla Russia è dettata da paura — e dal sapersi disarmati. Forse i francesi? Anche loro hanno le loro forze migliori sparse nell’Africa subsahariana, sovra-estesa, dove uomini e materiali si degradano e non vengono sostituiti per mancanza di fondi.
I carri armati russi traverserebbero queste difese come un coltello nel burro, occupando poi i Paesi e mettendo a nostro carico i costi dell’occupazione, come si fa coi nemici sconfitti. Possiamo solo apprezzare e ringraziare che Putin e Lavrov rispondono alle continue provocazioni – alla gran voglia anglo-polacca , estone, e dei nani nordici, di ingaggiare una bella guerra mondiale con Mosca – con freddo buon senso: ripetendo che non c’è in atto alcuna invasione russa dell’Ucraina, che i russi non hanno alcuna voglia di annettersi l’Ucraina (la dovrebbero poi mantenere), e gli basta sia uno Stato cuscinetto, la cui neutralità sarebbe sicura perché garantita dalla stessa Mosca, e con pari diritti per la minoranza russofona, oggi privata di detti diritti. Insomma che il pericolo russo imminente è tutto nella «narrativa» americana, nella fantasia e frenesia neocon.
Pare che Obama sia rimasto il solo nella sua stessa Amministrazione, ad esitare a fornire armi letali a Kiev… Tutti gli altri, anche i democratici, vogliono ingaggiare una meravigliosa escalation del conflitto del Donbass che l’incontro di Minsk ha raffreddato e sta conducendo ad una soluzione di compromesso. Frattanto, Washington sta mandando centinaia di carri armati, decine di elicotteri e centinaia di commandos nei Paesi baltici, in Polonia in fregola, e 600 parà in Ucraina (boots on the ground): giusto per aggravare la situazione con atti irrevocabili. Che poi tutti questi carri armati, e gli americani, difenderanno i baltici e la Polonia, è tutto da vedere. Non ci conteremmo.
Donald Tusk, il polacco che per punizione divina abbiamo come presidente di turno d ella UE, il 7-9 marzo se n’è andato a Washington – da solo, senza consultarsi con gli altri europei, come se il padrone fosse lui – a chiedere armi, armi, truppe, cannoni: i russi «hanno già violato migliaia di volte la tregua di Minsk», americani fate presto! Nella sua smania, Tusk ha rivelato ai giornalisti USA quel che non si deve dire: che nonostante questa minaccia imminente, «è impossibile» ottenere nella UE l’accettazione di nuove e più dire sanzioni. Cipro, Ungheria, e Italia – ha detto smaniando di rabbia – stanno giacendo al corte alla Russia, vogliono un avvicinamento; «certi politicanti in Europa vogliono credere che c’è una possibilità nella buona volontà» (di Putin).
Insomma è la forzatura della Nuland, l’evidente disprezzo del Congresso e del Governo per le prudenze europee, il bellicismo folle americano, ha ottenuto finalmente uno scopo: spaccare l’Europa, ed porre a rischio la coesione della stessa Alleanza atlantica. È la conferma di una domanda che è stata posta da un columnist su Russia Insider:
«La gran domanda è: se Washington opta per la guerra, che cosa farà la Germania? Il forte articolo dello Spiegel (che ha dato del visionario al Generale Breedlove quando ha parlato di invasione in corso dei russi nell’Est Ucraina, ndr) e l’atteggiamento assunto dalla Merkel dopo Minsk, sembra rendere molto probabile che la Germania, nonostante tutte le pressioni, alla fine si opporrà alla guerra, come si oppose a suo tempo alla guerra in Iraq. Se è vero, la NATO può subire la più grossa frattura nella sua storia».
Dove la frase centrale è che Washington sta pensando seriamente, follemente, di optare per la guerra. Solo Obama – ed è tutto dire – ha qualche dubbio, gli altri vogliono vincere, sono sicuri di vincere; il Congresso è già in mano alla maggioranza repubblicana, ossia neocon; grosse parti di democratici, sentendo l’aria che tira, si dichiarano per la guerra tramite invio di armi letali a Kiev; fra due anni alla Casa Bianca ci sarà un presidente Stranamore, che si sceglierà la Nuland come segretaria di Stato, e avrà l’appoggio dei legislatori in piena demenza frenetica, per il conflitto, per regolare i conti con Putin, che è troppo intelligente per loro; li ha già battuti impedendo l’attacco americano in Siria già deciso (1) e lo vogliono perciò distruggere. Come disse quel Generale USA: «Noi americani, non risolviamo i problemi. Li schiacciamo».
Sarà il caso di accelerare la presa di distanza da questo «alleato» del caos.

NOTE

1) Il 21 agosto 2013, tutto era pronto per l’attacco NATO. Hollande, ricevuta la telefonata da un Generale USA, ordinava di attivare i piani d’attacco. I Rafale venivano armati con missili d a crociera Scalp, con raggio di 400 chilometri. Decine di navi da guerra NATO erano posizionate davanti alle coste siriane, e davanti a loro avevano sei navi russe, forza raccolta in fretta. Il 1 settembre, Obama telefonò ad Hollande: attacco rimandato, devo consultare il Congresso. Il 3 settembre, due missili NATO vengono lanciati «dal centro del Mediterraneo» verso la Siria, ma «finiscono in mare». Secondo un giornale libanese citato da Israel Shamir, i due missili sono stati abbattuti dal sistema di difesa antimissile piazzato sulle navi russe. Secondo Asia Times, i russi hanno usato «disturbatori a buon mercato e potenti dei GPS dei missili Tomahawk, disorientandoli». Secondo un’altra versione riferita da Shamir, quei missili sarebbero stati lanciati da israeliani per precipitare il conflitto. A quel punto, Assad – su consiglio di Putin e Lavrov – offre di consegnare le sue armi chimiche, il casus belli scelto come pretesto dagli occidentali, all’ONU perché le disarmi. La frenetica voglia di vendetta anglo contro Vladimir nasce da lì, da questo coitus interruptus del fuoco.

di Maurizio Blondet – 25/03/2015
Fonte: Polemos

Chi decide per noi. E come.

globalcontrol1di Maurizio Blondet

Come abbiamo visto nell’articolo precedente, il gran mercato comune USA-UE vien fatto avanzare a marce forzate. Esso non è mai stato discusso nei parlamenti nazionali, né la decisione di attuarlo è stata sottoposta a voto, ancor meno a referendum. Il 13 febbraio 2013, il presidente Obama, Barroso e Van Rompuy hanno semplicemente annunciato l’inizio dei negoziati (a porte chiuse) per l’«Accordo di partnerariato transatlantico per il commercio e l’investimento». In quali sedi è stato deciso? Da chi?
Il lavoro vero è stato condotto da «reti» (networks): reti di relazioni e interessi fra potenti, di denaro e potere e corporations di cui l’opinione pubblica non ha il minimo sentore. Tutta l’elaborazione del partenariato pare fare capo ad un potente istituto euro-americano che si definisce appunto una rete: Il Transatlantic Policy Network (TPN). Diretto da un deputato britannico all’europarlamento – James Elles – che non vi dirà nulla, ma però risulta a capo di altre due «reti»: la European Internet Foundation e lo European Ideas Nework. Quest’ultimo ha sotto a sua volta, a cascata, «48 fondazioni in 18 Paesi»; riunisce «seicento policy-makers e opinion-shapers», ossia politici europei e formatori d’opinione, «giornalisti, uomini d’affari, consiglieri politici» uniti dalla stessa ideologia del mercato unico mondiale.

Tutta questa attività costa. Chi paga? Torniamo alla rete delle reti, il Transatlantic Policy Network: dal sito risulta che ha il sostegno finanziario di decine di multinazionali, le solite stranote: Boeing, Coca-Cola, Dow Chemical, Nestlé, IBM, Microsoft, Walt Disney, le solite grandi banche (Deutsche Bank, JPMorgan), le mega-editoriali e dello spettacolo (Time Warner, McGraw-Hill). Entità non note per elargire donazioni senza contropartita. Nel suo sito ufficiale, il TPN dichiara di lavorare «tenendo un basso profilo pubblico»…
Sul piano delle «idee» e progetti, il Transatlantic Policy Network è affiancato da «istituzioni» amiche, fra cui: il CFR (Council Foreign Relations dei Rockefeller), Chatham House (ossia il britannico Royal Institute of International Affairs: lo storico formatore delle politiche dell’impero britannico), Brookings e Carnegie Endowment (due storici «pensatoi» americani coadiutori della CIA e Dipartimento di Stato). Essenzialmente, un classico centro di influenza e dominio anglo-americano, di quelli concepiti – fin dalla seconda guerra mondiale – per egemonizzare l’Europa, in cui sono sparsi qualche think tank tedesco (Bruegel) e – rari nantes in gurgite vasto – ….l’Aspen Italia di Marta Dassù per coincidenza vice-ministra nel governo Letta. L’altra, Emma Bonino, appartiene al Council on Foreign Relations Europe, la istituzione gemella del CFR, finanziata in gran parte da Soros.

Nulla di nuovo apparentemente. Sono le stesse persone ed entità che già si vedono, complottano e decidono a porte chiuse in una mezza dozzina di prestigiosissime sedi: la Trilateral, il Bilderberg, il Davos Forum, il Peterson Institute for International Economy. Hanno ottenuto tutto il potere possibile: la banche d’affari hanno sventato ogni tentativo di regolamentazione, le multinazionali e le mega-banche sono libere di diventare sempre più grosse fino ad essersi rese «troppo grandi per fallire», comprano interi parlamenti, fanno e bocciano governi (da noi: Monti, Letta). A cosa serve dunque, specificamente questo ennesimo organismo e nodo della «rete»? 
Nella pratica, il TPN attrae e conforma a sé dei politici eletti (l’8% dei suoi membri sono europarlamentari) mettendoli in contatto con i dirigenti della più potenti multinazionali e rendendoli amici dei loro interessi (1). Ciò è tipico del parlamento europeo, lontano dallo sguardo delle opinioni pubbliche e vicino alle lobby: ce ne sono 10 mila a Bruxelles che quotidianamente «informano» i parlamentari, «danno loro idee» per disegni di legge (e loro, che le idee non le hanno, restano grati) e li «convincono» della bellezza e legittimità degli interessi della Coca Cola, Disney, Nestlé, JP Morgan. Ovviamente è da questo continua mescolanza incestuosa tra la sfera politica e il mondo degli affari che nasce quasi spontaneamente quella «filosofia politica» che fa coincidere la democrazia con il mercato, e riduce l’essenza della democrazia alla libertà dei commerci. I politici vengono progressivamente istruiti a percepire le leggi nazionali – per esempio quelle che mirano a proteggere l’ambiente o la salute – come «barriere non tariffarie», da abolire per conseguire l’efficienza del capitale e la competitività; e in generale, il diritto vigente, la previdenza e lo sforzo di conseguire l’uguaglianza sociale (creazioni mirabili dell’Europa da un paio di secoli) come «ostacolo non necessario» alla libera espansione del profitto. 
Le multinazionali inducono i politici a creare le basi per il loro mondo ideale: un mondo dove il lavoro è una merce (di poco valore data l’abbondanza dell’offerta), un mondo di elusione fiscale per le corporations transnazionali, dove lo Stato vede diminuire le sue entrate tributarie; un mondo, infine, in cui anche la qualità delle merci peggiora quanto conviene al profitto dei fabbricanti multinazionali. 
Il TPN ha condotto per anni un lavorio per «il dialogo USA e UE» fatto di tavole rotonde ristrette, di gruppi di studio, di patti discreti fra grandi imprese e camere di commercio a decidere «armonizzazioni» di normative, riunioni di alti burocrati delle due parti. Sempre tenendo «un basso profilo pubblico». Si rivela pubblicamente (più o meno) solo quando tutto è stato già deciso. Così, nell’ottobre 2011, il Transatlantic Policy Network emana il rapporto Toward a Strategic Vision for the Transatlantic Market», (Toward a Strategic Vision for the Transatlantic Market)
In questo rapporto c’è già tutta l’architettura istituzionale da costruire per il mercato comune USA UE, e di fatto in via di costruzione da parte dell’obbediente mondo della politica. Il tono è orwelliano: «Al fine di realizzare pienamente il potenziale non sfruttato di nuovi posti di lavoro e di crescita – si legge nel rapporto – richiamiamo a una completa Iniziativa di Crescita e di Impiego Transatlantico che deve comprendere un piano di rotta per l’abolizione, entro il 2020, delle barriere non tariffarie al commercio e all’investimento tuttora esistenti, e di avanzare verso dazi zero per il commercio transatlantico».

Basta solo pensare cosa significa l’abolizione totale ed obbligatoria dei dazi per i membri della UE: è l’altra perdita di sovranità dopo quella sulla moneta. La modulazione dei dazi è sempre stata usata (anche e soprattutto dagli USA) per proteggere alcuni propri settori, fra cui l’agricoltura nazionale, che è anche protezione del paesaggio, oltre che di una certa autosufficienza alimentare. Agricoltori e paesaggio europei saranno spazzati via dai grani americani a basso costo e, inoltre, OGM.
Il rapporto del TPN era rivolto al mondo politico, non certo all’opinione pubblica. E il mondo politico risponde con eccezionale prontezza, come se quel «richiamo» fosse un comando. Abbiamo detto che il rapporto è stato pubblicato nell’ottobre 2011. Ebbene, nel novembre, un solo mese dopo, i capi di Stato e di governi europei, in processione a Washington, creano con gli americani un’istituzione che chiamano «Gruppo di Lavoro ad Alto Livello per posti di lavoro e crescita» (High Level Working Group on Jobs and Growth ) col compito di impastare e mettere in forno il Patto Transatlantico.
Chi fa parte di questo Gruppo di Alto Livello? «La lista dei membri non esiste», ha risposto la Commissione Europea a chi gliel’ha chiesto ufficialmente. Un Gruppo senza membri. Eppure ha elaborato ben due documenti: stilati da chi? «Vari dipartimenti» ha assicurato la Commissione, «hanno contribuito alla discussione e alla stesura dei rapporti del Gruppo-senza-membri. Ma «non esiste alcuna lista degli autori» per cui la Commissione si scusava di non poter essere d’aiuto. (Who’s scripting the EU-US trade deal?)
Di fatto, sembra di intuire che non c‘è stata nessuna discussione, nessun contributo e nessun membro. I due caporioni del Gruppo di Alto Livello sono l’americano Ron Kirk, Trade Representative degli Stati Uniti, e il Commissario al commercio eurocratico Karel De Gucht, che hanno applicato un ruolino di marcia già deciso da anni. Magari non da soli loro due. Hanno dalla loro elaborazioni da enti come il Dialogo Transatlantico del Mondo degli Affari (un altro coacervo di multinazionali americane…); ente che nel 2013 s’è fuso con una potente lobby di multinazionali europee, lo European American Business Council, per formare il Transatlantic Business Council, un coacervo ancora più numeroso e potente di corporations: Audi, BP, Coca-Cola, Ernst & Young, IBM, Lilly, Microsoft, Siemens, Total… Ovviamente, questo immane corpo celeste fa gravitare attorno a sé la Confindustria tedesca (e tutte le altre, «europeiste»), l’unione delle Camere di Commercio americane, lo Atlantic Council, il German Marshall Found, insomma reti su reti su reti. 
Che bisogno c’è, una volta tese queste reti, di preoccuparsi dell’opinione pubblica e della politica democratica? Tutto questo network di networks è stato creato appositamente per stare al disopra delle popolazioni e decidere del loro destino a loro insaputa. 
Pardon, mi correggo: il Gruppo di Alto Livello (ossia Kirk & Gucht) sostiene di aver fatto ben tre consultazioni nel 2012, in aprile settembre ed ottobre, chiedendo a «persone e gruppi d’interesse che si sentano toccati» dal Patto Transatlantico, di porre le loro osservazioni. Come? Con questionari elaborati dallo stesso Gruppo. Sui loro siti. Che non sono proprio l’agorà della democrazia ideale. Grazie a questa precauzione, il Gruppo ha ottenuto solo 48 osservazioni al suo progetto. Di queste, 34 venivano da lobbies industriali e finanziarie. Cinque da imprese private. Due da Stati (Lettonia, Danimarca), una da un’associazione di avvocati internazionali. Solo 4 sono state osservazioni venute da persone private , e solo 2 da associazioni di cittadini di base, fra cui una animalista: l’importantissimo Consiglio Transatlantico per il Benessere Animale. 
Praticamente, 40 su 48 erano risposte di interessi corporati d’affari. Del resto, non esprimevano liberi pareri; dovevano rispondere a un questionario, le cui domande sono state accuratamente concepite per escludere anche solo la formulazioni di preoccupazioni di genere sociale o ambientale – (tipo: «In cosa le legislazioni non necessarie ostacolano i vostri affari? In cosa le barriere tariffarie non tariffarie ostacolano la vostra attività?.»..). Domande in neolingua orwelliana che sollecitano risposte in neolingua, ovviamente.

Vorreste dire la vostra? Spiacenti, ormai le ampie consultazioni sono chiuse. Il progetto procede. È un progetto che Max Keiser, un noto giornalista che tiene una rubrica finanziaria su Russia Today, non esita a definire «genocida», per quella normativa che mette le grandi imprese sullo stesso piano degli Stati, e gli interessi del profitto privato al disopra degli interessi generali protetti dalle leggi nazionali, con le multinazionali possono trascinare n giudizio gli stati per quelle norme. Sembra esagerato? No, se si pensa che già oggi lo fa Monsanto dovunque vuole: prima infetta con le sue spore OGM i campi di coltivatori che hanno coltivato sementi naturali, e poi li denuncia per aver usato le sue sementi brevettate senza aver pagato la licenza. Questa specie di «diritto», con Partenariato, diventerà la regola e non l’eccezione. Max Keiser dice: «il Partenariato dà tutto il potere alle entità che hanno distrutto l’economia europea, alle grandi banche che hanno gettato nel cesso l’economia. Ora, esse acquistano la capacità di citare in giudizio gli Stati per i danni che esse hanno inflitto alle loro economie, per strappare risarcimenti da sistemi economici che hanno proprio loro devastato. Immaginate ad esempio Goldman Sachs. Ha devastato la Grecia, ha sottratto miliardi alla Grecia. Ora il Partenariato gli dà la possibilità di perseguire il governo greco per maggiori compensazioni…» (Dimension génocidaire de l’accord de libre-échange USA-UE)

È la pura verità.
Come denunciò De Gaulle in una celebre conferenza-stampa del dicembre 1953, «Sono al lavoro sinarchisti che sognano un impero multinazionale; essi hanno concepito nell’ombra, negoziato nell’oscurità, firmato in segreto… a formare un governo apatride su misura della tecnocrazia…Un potere sovrannazionale, reclutato per cooptazione, senza base democratica né responsabilità democratica, qualcosa di simile a una sinarchia». E si lanciò all’attacco di questi cospiratori dell’ombra, ritardandone i disegni di almeno un ventennio. Ci sarà mai più, in Europa, uno statista capace di identificare così precisamente il potere nemico, e di opporvisi senza viltà? Non è un caso se proprio in Francia sono sorte le organizzazioni di base coscienti del pericolo e decise ad opporsi: 
Confédération paysanne, Attac France, Conscience Citoyenne Responsable, Agir pour l’environnement, Union syndicale Solidaires, Minga, France Amérique latine, Artisans du monde, Mouvement régional des Amap, faucheurs volontaires d’OGM, Adéquations, OGM en Danger, Combat Monsanto, Veille au grain, Solidarité, etc.. In Belgio si sta allestendo una «piattaforma contro il transatlantismo» (www.no-transat.be/) ed www.econospheres.be. E in Italia?
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1) Ciò non è che la continuazione della strategia delineata da Jean Monnet, il fondatore di tutta questa cospirazione eurocratico-bancaria: «Ho meglio da fare che esercitare il potere io stesso», scrive nelle sue Memorie (1976). «Non è forse il mio ruolo, da molto tempo, influire su coloro che esercitano il potere politico? Al momento critico, quando mancano le idee, i politici accetteranno con gratitudine le vostre, purché rinunciate a reclamarne la paternità. Dal momento che loro si assumono i rischi, che abbiano pure gli allori….Se restare nell’ombra è il prezzo da pagare per vedere le cose marciare, allora scelgo l’ombra».