Dove osano gli Lgbt: festival per l’infanzia, si parla di “inclusione” e si arriva al porno di Benedetta Frigerio | La Nuova Bussola Quotidiana 


Dovrebbero mettersi una mano sulla coscienza e fare “mea culpa” tutti quelli (chierici e alti prelati compresi) che parlano di tolleranza dei diversi, di ponti, di “vivere e lasciar vivere” in nome della pace sociale. Dovrebbero chiedere scusa quanti, attraverso ragionamenti arzigogolati, parlano di inutilità dei valori, di desiderio confuso da reindirizzare, tacciando di rigidità bigotta tutti coloro che denunciano una delle più grandi e violente ideologie del nostro secolo. L’ideologia Lgbt. Perché in chi conduce la battaglia arcobaleno non c’è confusione alcuna. I confusi, se mai, siamo noi. Loro, invece, sanno bene di chi sono e dove vogliono arrivare: al male perverso che colpisce gli innocenti. I nostri bambini.

UN LINGUAGGIO SUBDOLO – Guardando al sito “Uscire dal guscio”, festival di letteratura per l’infanzia, di cui sono partner fra gli altri l’associazione “Famiglie Arcobaleno” e “Genitori Rilassati”, si capisce bene cosa si nasconde dietro a quelle terminologie con cui vengono presentati i numerosi progetti, corsi, spettacoli educativi e scolastici e che, piano piano, attraverso un certo linguaggio, spingono ad accettare aberrazioni che si possono, senza essere tacciati di esagerazioni, definire diaboliche. Aprendo il sito, appunto, si apprende innanzitutto della promozione del festival della lettura per bambini 2017, finanziato dal Comune di Castel Maggiore, di Pieve di Cento, di San Pietro in Casale, che ha come partner istituzionali “Città metropolitana di Bologna” e “Unione Reno Galliera” che comprende otto Comuni della provincia bolognese. Lo scopo del festival, si legge, è quello di “andare fuori da sé” per “immaginare nuovi eroi ed eroine”. Ma in che senso nuovi? Lasciamo momentaneamente aperta la domanda. E, intanto, vediamo che giovedì 4 maggio alle 21 a Castel Maggiore, si parlerà di “Maschilità, omofobia e violenze”, mentre il giorno successivo a San Pietro in Casale di “Educare al genere: identità, sessualità, valore della diversità”. Infine, sabato 6 maggio, a Pieve di Cento si terranno tutto il giorno laboratori di lettura per bambini.

OLTRE LA “BELLA” MASCHERA – Proseguiamo leggendo che il progetto serve a “scoprire sentieri fantastici che conducono le bambine e i bambini verso mondi nuovi, luoghi distanti e vicini inosservati o inesplorati, regioni del sé ancora inespresse o censurate dalla uni-direzionalità di certe immagini e di certi schemi narrativi consolidati”. Che c’è di male, si potrebbe pensare, ripetendo a chi denuncia i corsi per “l’inclusione” e “antibullismo” che non si può cercare il marcio dove non c’è? Che non si può mica vivere con l’ossessione del gender. Eppure cliccando su “partenr” e poi su “Progetto Alice” si scoprono legami a dir poco osceni. Infatti, fra i vari link c’è anche quello alla sezione “Sexy shock”, un vero e proprio portale di immagini di cartoni pornografiche. Volti di eroine femminili in atteggiamenti sadomaso che solo a doverne scrivere vengono i conati. Non solo, qui si trovano anche link a siti di lesbo-pornografia, dove ci sono ragazzine orgogliose della loro ribellione autoerotica. E il tutto viene spiegato così: “Pensiamo che le donne debbano riappropriarsi della rappresentazione della sessualità, della pornografia. Perché gli oggetti “del piacere” possano essere finalmente agiti anche dalle donne e da tutti quelli che decidono di arricchire il loro immaginario. Una sessualità più libera non potrà esistere se non nella misura in cui degli uomini e delle donne si vedranno garantito il loro diritto di costruire e ricostruire la loro sessualità”.

DA PROVARE VERGOGNA. In sintesi, eravamo partiti dal leggere di un festival di lettura per l’infanzia che spinge a “mondi nuovi e inesplorati” per poi scoprire che il sito ha collegamenti con il mondo della pornografia. Forse a questo mira l’abolizione degli stereotipi? Alla sessualizzazione dei bambini che piace tanto alla pedofilia? Altro che lotta al bullismo (che per altro la pornografia non fa che incrementare). Domandiamo quindi: sono queste le stesse eroine da proporre ai bambini?; è questo il mondo adulto che organizza festival e corsi per i piccoli? Lasciamo a voi la risposta. Un tempo di fronte a oscenità del genere si sarebbe chiesto quantomeno l’avvio di un’indagine, oggi se va bene si fa si silenzio, se va male si parla di creare ponti. Il tutto mentre ai nostri bambini viene rubata subdolamente, con l’aiuto della nostra inerzia, l’innocenza. Non ci sono commenti da fare, solo una parola: vergogna. Perché di fronte all’accettazione omissiva della violenza sui piccoli, il sentimentalismo tollerante che ci fa sentire buoni e il buonismo stesso sono peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio.

Firenze: ecco il “SessoDay !” per spiegare la “Buona Scuola” della Giannini | Osservatorio Gender

Il prossimo 22 settembre, a Firenze, presso la Sala Gigli del Consiglio Regionale della Toscana, dalle ore 16:30 alle 19, si terrà il “SessoDay !” – “Educazione sessuale nelle scuole, oltre gli stereotipi”, un’evento organizzato e promosso dal gruppo “Sì Toscana a Sinistra“, finalizzato a spiegare le ragioni della “bontà” e dell’urgenza di avviare i corsi di educazione sessuale nelle scuole italiane.
“FRONTE DEL GENDER” 

Il “SessoDay“, coordinato da Paolo Sarti pediatra e consigliere regionale di “Sì Toscana a Sinistra“, prevede la partecipazione di diversi personaggi, uniti dal loro attivismo a favore della promozione dell’”agenda gender”: Patricia Bettini, referente dei “Centri Consulenza Giovani AS-Firenze“, Giorgia Massai e Mirco Zanaboni attivista LGBTI del “Coordinamento contro la violenza di genere e il sessismo“, Giulia Borgioli, Helena Gómez de León ed Elisa Sensi di “Medici per i Diritti Umani” – “Progetto maschio per obbligo”, Stefania La Rosa Bruno dell’associazione “Consultori in piazza – Unite in rete“.

IL VOLANTINO

Per comprendere il “tenore” dell’iniziativa è sufficiente dare uno sguardo al volantino promozionale, con tanto di logo della Regione Toscana, dove sono riportate alcune irripetibili domande dei ragazzi frutto della fantasia perversa degli organizzatori piuttosto che della realtà.

Per comprendere il “tenore” dell’iniziativa è sufficiente dare uno sguardo al volantino promozionale, con tanto di logo della Regione Toscana, dove sono riportate alcune irripetibili domande dei ragazzi frutto della fantasia perversa degli organizzatori piuttosto che della realtà. 

LA “BUONA SCUOLA” DELLA GIANNINI

Ecco dunque la “buona scuola” che la ministra dell’Istruzione, Stefania Giannini, ha intenzione di proporre ai nostri figli come ha affermato, intervenendo recentemente all’evento dal titolo «Perché la scuola non parla d’amore», nell’ambito della manifestazione milanese “il Tempo delle donne“.

La Giannini, dopo aver parlato l’anno scorso del “gender” come di una inesistente “truffa culturale”, ha infatti ora ammesso chiaro e tondo che «entro la prima metà di ottobre» verranno presentate le linee-guida dei corsi di educazione sentimentale e all’affettività nelle scuole italiane per allineare il nostro paese ai dettami provenienti dalla Convenzione di Istanbul e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità

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«Non sarà un insieme di regole e prescrizioni – ha precisato il ministro – ma un’onesta e utile rassegna di come questi temi debbano entrare nelle classi». Non «un’ora di…», ma le scuole, in totale autonomia, potranno scegliere le attività più adatte per dare corpo al progetto. «Cultura del rispetto, consapevolezza di sé: finalmente anche a scuola si potrà parlare di questi argomenti, avendo un rapporto aperto con insegnanti preparati a farlo», ha spiegato Giannini. Le risorse ci sono: «Abbiamo per la formazione degli insegnanti 40 milioni all’anno: un segmento sarà dedicato anche all’educazione all’affettività, insieme al digitale, alle competenze linguistiche e tutto il resto».

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LA NEOLINGUA

“Educazione all’affettività”, “cultura del rispetto”, “consapevolezza di sé”, tutti noti ed abusati vocaboli appartenenti alla neolingua gender, creati ad hoc per far avanzare subdolamente le istanze programmatiche degli ideologi LGBT+.

La verità è che tali corsi, dietro le ambigue, e all’apparenza condivisibili, se non lodevoli, parole, promuovono la “normalizzazione” di ogni istinto o tendenza sessuale al motto di “sei come sei”. Eterosessuale, omosessuale, bisessuale o pansessuale fà lo stesso, l’importante è avere consapevolezza di sè e rispettare le scelte del prossimo qualsiasi esse siano…fino ad arrivare all’ “uomo cane”!

DOPO IL DANNO, LA BEFFA

E dopo il danno, come se non bastasse, ci sta anche la beffa. Chi non si attiene a tale diktat ed, appellandosi alla ragione e alla natura, osa dissentire, viene immediamente bollato come intollerante e bigotto “omofobo”, un disadattato sociale da emarginare e curare.

Rodolfo De Mattei

Fonte: https://www.osservatoriogender.it/firenze-sessoday-spiegare-la-buona-scuola-della-giannini/

Estate a tutto gay: è tendenza arcobaleno | Andrea Zambrano – Lnbq


L’assessore per gli omosessuali, l’osservatore Onu per i diritti Lgbt e il cardinal postulatore della causa gay. Alla vigilia dei mega esodi vacanzieri, a chi si chiedeva quale fosse la moda dell’estate 2016, la risposta arriva dalla cronaca: è la tendenza arcobaleno. Colore quanto mai appiccicatosi alla causa gay tanto da diventare ormai non più il simbolo della pace istituita tra Dio e gli uomini dopo il diluvio, ma il distintivo per far passare ogni rivendicazione della causa omosessualista come giusta e sacrosanta. Insomma: basta mettere un arcobaleno davanti a tutto e tutto viene compreso ed accettato.

Ne sono un esempio alcune decisioni che lambiscono trasversalmente la politica e la società e che, partendo dalla provincia emiliana, arrivano fino ai grandi consessi dell’Onu. Non c’è che dire: la causa gay si è ormai innestata così bene nell’agenda di politici e organismi internazionali che ormai può vantare la caratteristica di essere veramente glocal. Locale e globale al tempo stesso.

Tre episodi di questi giorni ne segnano il percorso. Iniziamo dal locale e salendo per li rami arriviamo al globale.

A Bologna il riconfermato sindaco Pd Virginio Merola doveva stupire elettori e giornali con un colpo ad effetto. Ha fatto molto di più del neo sindaco di Torino Chiara Appendino che ha nominato assessore alle Pari Opportunità il presidente dell’Arcigay Marco Giusta, ormai sono bravi tutti. Ma non si è accontentato del più classico assessorato alle Pari Opportunità da affidare magari a qualche femminista sfegata. E’ andato oltre. Come? Creando un assessorato ai Diritti Lgbt. Lei si chiama Susanna Zaccaria ed è stata riconfermata assessore del Merola bis, ma non alla casa come nella consigliatura precedente, bensì alle Pari opportunità ai nuovi cittadini e ai diritti LGBT.

Una novità assoluta. Con la delega apposita si inaugura una speciale forma di assessore: quello della comunità gay, che potrà così avere in giunta un suo rappresentante politico di riferimento. Davvero un bel colpo, per le varie Arcigay e Arcilesbica che possono così fregiarsi di essere arrivate al governo della Città senza essersi presentati con una loro lista. Insomma: ciò che non si è potuto fare con il voto popolare, lo si fa grazie a questi esperimenti di ingegneria socio politica, terreno dove peraltro a Bologna sono maestri dato che sotto le due torri quello della causa gay è da sempre un must di impegno democratico.

E tutti gli altri? Quelli cioè che non sono omosessuali e non aderiscono alla causa dell’omosessualismo militante come si sentiranno tutelati dalle pari opportunità? Si arrangino. Come ad esempio le famiglie. Di solito eravamo portati a pensare che gli assessorati si occupassero di quegli aspetti del vivere civile che interessano tutti: la casa, le strade, il bilancio, lo sport, la scuola. Ma a Bologna hanno fatto uno strappo alla regola perché certe “attenzioni” se il popolo non se le vuole dare, deve pensarci la politica. Masticano amaro le tante associazioni del forum famiglie che ieri lamentavano la completa assenza persino di uno sportello per le famiglie. Inutile intuire la politica messa in campo dalla nuova amministrazione bolognese: tutto a gay e Lgbt, alla famiglia tradizionale, quella che Merola lo ha votato tanto quanto i gay, neanche uno spioncino per essere ascoltata.

Ma è evidente che la tendenza arcobaleno non accetta alibi: o di qua o di là. E se non ti adegui a fare qualche cosa nella tua attività di gay friendly sei automaticamente un omofobo. In Germania il cardinal Reinhard Marx, ringalluzzito dall’essere citato dal Papa in persona nel celebre discorso aereo sulle scuse ai gay, si è messo subito all’opera. Parlando recentemente a Dublino aveva detto che bisognava chiedere scusa. Ma da ieri bisogna andare oltre. Come? “Creando strutture apposite per il rispetto dei loro diritti, come le unioni civili e la Chiesa non deve essere contraria”, ha dichiarato al Nacional Catholic Reporter. E pazienza se il Papa aveva appena messo in guardia dalle battaglie politiche della causa gay, alle quali essere contrari.

Salendo sempre più nell’empireo global ecco che qualcuno sembra aver raccolto il suggerimento del cardinale, che lo ricordiamo, fa parte del parlamentino dei “nove” che lavorano a stretto contatto con il pontefice.

Sempre che oggi non arrivi un’inattesa bocciatura, questa mattina avremo il primo ufficio Onu incaricato di rispettare la creazione o l’applicazione da parte di ogni stato dell’agenda Lgbt. Siamo a Ginevra dove ha sede l’alto commissariato Onu sui diritti umani. Che oggi all’ordine del giorno ha una votazione particolare: l’approvazione di una risoluzione sull’identità di genere e l’orientamento sessuale volta a creare un commissario speciale che vigili sul compimento dei diritti della comunità Lgbt. Con quale autorità? Questo sarebbe bene scoprirlo, ma dato che ormai l’agenda omosessualista ha supporter ovunque non sarà difficile trovare nelle pieghe di un qualche regolamento un riferimento normativo che supporti la necessità della creazione di questa speciale polizia.

Che, ben inteso, non ha avrà carattere coercitivo né repressivo, a questo ci pensano le tante leggi Scalfarotto approvate qua e là nel globo, ma solo una valenza diplomatica. In sostanza: dovrà monitorare che ogni stato sovrano svolga il compitino. E nel caso questo non venga fatto intervenire con strumenti più o meno di pressione in sede Onu. Non siamo alla polizia politica, ma poco ci manca. E non è un caso che alcuni giornali ispanfoni in questi giorni abbiamo parlato di “Gestapo gay”, come ha fatto il sito actuall.com. Tutto infatti nasce da un’idea di alcuni stati latinoamericani, tra cui il Messico, l’Uruguay, il Brasile, il Costa Rica, la Colombia, l’Argentina e il Cile, e che rappresenta un passo in avanti rispetto alle precedenti risoluzioni del 2011 e del 2014 che parlavano genericamente di censura di ogni discriminazione sociale.

Dietro, ovviamente, la manina degli Stati Uniti, che nel corso di quest’ultimo mandato Obama ha designato il diplomatico Randy Berry come ambasciatore della comunità gay in tutto il mondo e che in questa nuova risoluzione ha avuto una voce in capitolo determinante. Dunque, quest’estate cambiate spiaggia e cambiate mare: addio famiglie grigie e piatte, va di moda l’arcobaleno. Addio black power, è sempre più rainbow power. 

Andrea Zambrano

Fonte: http://www.lanuovabq.it/it/articoli-estate-a-tuttogay-e-tendenzaarcobaleno-16633.htm

8 Marzo – Festa del Uonna | Non mazzi di mimose ma cesti di carciofi

 
 Quest’anno vogliamo essere egualitaristi e per la parità di genere, prendendo atto dei desideri dei diritti per tutt*, de* umanitarist* e dell’amore che deve sempre trionfare, facciamo una modesta proposta. 

Aldilà delle autentiche fregnacce che circolano relativamente alla creazione della festa della donna (celebrazione, anniversario, ricorrenza, non si sa più come chiamarla), ci diverte il fatto che fior di esponenti seduti/e in consiglio comunale e rappresentanti di gruppi o movimenti che vantano una radice politico-ideologica di tutt’altra sponda, oggi festeggino la “giornata internazionale della donna”. 

Considerato il clima vigente, nel quale debbono essere rispettate non solo le diversità di sesso – guai! – ma anche di genere e, considerato che non si possono fare discriminazioni sessiste, omofobe, medievali e bigotte, 

DICHIARIAMO UFFICIALMENTE

che da oggi l’8 marzo sarà la festa di tutti i generi (nel caso, visto che vige la libertà, anche dei suoceri, dei consuoceri e dei cognati).
Insomma, se i sostenitori del gender intendono affermare la parità di genere, riteniamo che la festa della donna sia un atto discriminatorio, tale – se la giurisprudenza ci verrà in aiuto, per mezzo della Legge Mancina – da configurarsi al punto di un vero e proprio reato. Quindi da oggi in poi, basta festa delle donne, degli uomini, degli LGBT. L’8 Marzo 2016, sarà ricordato come il grande anno della conquista di tutte le libertà, la libertà di non sapere nemmeno più se uno/una/un* deve festeggiare oppure no. 

È il progresso bellezza!

  
Interessante, la tessera dell’UDI (Unione donne italiane) che nel 2011 dichiarava che “il corpo è mio e non ha prezzo” e adesso invece dare un prezzo al proprio corpo ed ai bambini che vi nascono al suo interno, sarebbe una prova di emancipazione. 

Famiglia naturale: entro 50 anni non esisterà più

famiglia-naturale-1200x661La famiglia non è più sacra.

I matrimoni tra più di due persone saranno “normali”. I bambini avranno almeno tre genitori riconosciuti.

Sembra la sceneggiatura di un film di fantascienza, ma purtroppo è la previsione di ciò che avverrà (e in alcuni paesi sta già accadendo) entro i prossimi cinquant’ anni: la famiglia naturale, così come la conosciamo noi, fatta di un padre, una madre e dei figli, non esisterà più.

O perlomeno non costituirà sicuramente la “norma”.

Abbiamo letto questa considerazione sul giornale fiammingo De Standaard, DS Weekblad no 194, 9 May 2015, pag. 24-29.

Il declino è iniziato una quarantina di anni fa – con l’istituzione di strumenti di morte come il divorzio e l’aborto nella maggior parte di paesi occidentali – e sta proseguendo inesorabilmente.

La giornalista Ann-sofie Dekeyser riporta (con soddisfazione) dei dati molto preoccupanti.

Tra il 1970 e il 2009 nei paesi dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) il numero dei matrimoni si è dimezzato e il tasso di divorzi è raddoppiato. Il numero di bambini nati al di fuori di un matrimonio, triplicato, arrivando al 33%. In più della metà dei nostri nuclei familiari non ci sono bambini.

Su “Future of Families to 2030”, l’OCSE fa una previsione di quello che avverrà nei prossimi anni: un enorme aumento di famiglie monoparentali (fino a circa il 40% di tutte le famiglie entro il 2025-2030); un crescente numero di coppie senza figli, un aumento del tasso dei divorzi, di famiglie ricostituite in seconde nozze.

Non bisogna essere degli esperti per capire che tutto questo danneggerà gravemente i l’istituto della famiglia, con enormi ripercussioni – oltre che a livello sociale – sul mondo del lavoro e quindi sull’economia.

Nel suo articolo, la giornalista belga afferma che la famiglia naturale intesa come “modello normale” è ormai morta, sostenendo che ciò è dovuto probabilmente al fatto che “questo prototipo non è più adeguato all’età contemporanea”. Secondo la Dekeyers, l’amore monogamico è una “favola” e l’istituto della famiglia è sempre stato suscettibile di cambiamento sociale.

Il concetto di famiglia non sarebbe dunque univoco: per l’articolista sarebbe infatti un qualcosa di “modellabile” a proprio piacimento.

In pratica, ci sarebbero tanti modelli di famiglia quanti la mente umana possa elaborarne.

Sdoganato questo principio dunque, si può tranquillamente arrivare ad affermare che è possibile avere un figlio, senza dover ricorrere al concepimento naturale.

Infatti, quello che fino a poco tempo fa sembrava impossibile, sta divenendo sempre di più una triste realtà.

Oltre alla ben nota abominevole pratica dell’utero in affitto, a pagamento, sta prendendo sempre più piede l’agghiacciante usanza di chiedere agli amici o ai parenti (!) il “favore” di fare un figlio insieme.

Praticamente, quando una donna single o omosessuale decide che vuole avere un figlio, chiede “semplicemente” ad un amico (che sia gay o etero non importa) di donargli il suo seme. E viceversa, un omosessuale chiede all’amica di prestargli il suo utero.

Qualsiasi persona di buon senso vedrebbe la mostruosità di questa cosa. Eppure, sono in tanti a sostenere che si tratta di un atto di “pura generosità”.

Certo, se si considera il bambino come un oggetto, in effetti è proprio un bel “regalo” da fare ad una amica/o.

Questo è quello che è accaduto a Gregory Frateur, cantante della band Dez Mona, omosessuale dichiarato. Quando la sua amica single Ester Renard gli ha rivolto questa richiesta, lui ha accettato. “Volevamo entrambi un figlio. Perché dunque non farlo insieme?” – ha dichiarato candidamente il cantante.

Da questo “accordo tra amici” è nata Lola. Per Gregory e Ester è tutto molto semplice. “Abbiamo iniziato a vivere insieme in una casa … normalmente si mangia insieme e dove Lola trascorre la maggior parte del suo tempo lo decidiamo di giorno in giorno … a seconda delle nostre agende”- racconta Frateur.

Egoismo che trasuda da tutti pori.

“Quindi siamo co-genitori, ma non come dopo un divorzio, dove uno dei due sta con il cronometro in mano per contare con quanto ritardo l’altro gli riporterà il bambino – ci tiene a precisare Ester – tutto si basa sulla fiducia”.

Vengono i brividi solo al pensiero della confusione che avrà in testa quella bambina, quando in casa vedrà il compagno del padre e quello della madre, e avrà la “fortuna” di avere due mamme e due papà.

Ma il dato preoccupante è che non si tratta di un caso isolato.

Ci sono infatti sempre più persone che, come Gregory e Ester, scelgono deliberatamente di crearsi una “famiglia”, modellandola a proprio piacimento, a seconda dei desideri del momento.

Persone che sfidano la natura stessa solo ed esclusivamente per soddisfare quelli che fondamentalmente sono solo dei capricci.

Perché desiderare una cosa che non si può avere per natura e fare di tutto per ottenerla, andando contro la natura stessa e facendo del male ad un essere indifeso, è un capriccio [malvagio, NdR].

A cosa stiamo assistendo dunque?

Sono in tanti a sostenere che ci troviamo di fronte a veri e propri nuovi modelli di “famiglia”.

Secondo Catherine Van Holder, filosofa e futurologa presso lo studio di Anversa per la futura esplorazione Pantopicon, la famiglia tradizionale assumerà via via un ruolo diverso.

“Non dico che i nuovi imminenti mutamenti siano migliori rispetto al modello tradizionale – racconta al De Standaard – dico che la nostra società è in transizione. Cinquant’anni fa il divorzio era un enorme tabù, oggi non interessa a nessuno. Forse un giorno si penserà così anche riguardo al matrimonio tra tre o più persone. Sarebbe ingenuo pensare che quello che oggi è normale e accettabile, non possa essere modificato. Alcuni dicono che non stiamo vivendo in un’epoca di cambiamento, ma in un cambiamento di epoca. La maggior parte dei sistemi che hanno attraversato la rivoluzione industriale, hanno delle crepe oggi. Il modello gerarchico, caratterizzato da uniformità, centralizzazione e standardizzazione, sta cedendo il posto ad una società di rete con più spazio per un approccio individualistico, una maggiore diversità e creatività. Non sarebbe strano se ciò accadesse anche alla famiglia.”

Ottima prospettiva, non c’è che dire.

In poche parole, secondo la dr.ssa Van Holder, tutti questi cambiamenti – che in realtà altro non sono che dei veri e propri attacchi alla famiglia naturale – devono essere accettati così come vengono, come una valanga che distrugge tutto ciò che incontra sul suo percorso, senza che l’uomo possa fare niente per impedirglielo.

Attenzione: qui non si sta dicendo – come è ovvio – che ogni cambiamento rispetto al passato, porti delle conseguenze negative.

Ma ci sono delle cose che se vengono alterate, o peggio ancora distrutte, portano con sé dei danni irreparabili. Questo è quello che sta accadendo alla famiglia che, preesistendo prima ancora della società, ne costituisce il fondamento primordiale.

E, come ben si sa, se si distruggono le fondamenta di un edificio, inevitabilmente l’edificio crolla.

Come la dr.ssa Van Holder, anche Sasha Roseneil, professore di sociologia all’Università Birkbeck di Londra, vede come “naturale” il cambiamento dei modelli di partenariato e genitorialità. “Sempre più persone stanno per lunghi periodi della loro vita al di fuori della famiglia tradizionale. Negli ultimi anni abbiamo visto un numero crescente di “lat relations” (relazioni lat = Living Apart Together – vivere insieme individualmente, come Gregory ed Ester) che ha portato ad una maggiore accettazione sociale. L’aspettativa secondo la quale quando due persone iniziano una relazione intima, questo porterà a vivere insieme, al sesso e ai bambini, è diminuita, e ciò ha fatto sì che tali rapporti non siano più visti come superiori”.

“La gente continua a cercare rapporti di “fratellanza” stabile, intimità e cura, ma questa ricerca prende sempre più posto al di fuori della famiglia – continua Roseneil – […] questi hanno sperimentato che il matrimonio non è una garanzia per una vita affettiva e sessuale soddisfacente. Per evitare ulteriori delusioni, le amicizie diventano sempre più importanti per i bisogni emotivi, pratici e persino fisici (!!). I confini tra i rapporti familiari e quelli d’amicizia diventano sempre più labili.Amici che sempre di più vanno a vivere insieme; la casa condivisa – che da sempre è stata il privilegio di coppie e famiglie – istituzionalizza l’amicizia. Non è più una misura temporanea, ma una scelta volontaria e un impegno consapevole.”

Secondo l’analisi del prof. Roseneil quindi, sarebbe una cosa normale che due amici vadano a vivere insieme, provvedendo ai reciproci bisogni, di qualsiasi natura essi siano (!). E questo – a detta del professore – farebbe di loro una famiglia.

Sarebbe dunque questo il caso di Barbara Callewaert. “Ho vissuto per anni da sola con mia figlia. Facevo tutto da sola: cucinare, mangiare, lavare i piatti, stare male, mettere a dormire mia figlia… La solitudine sembrava essere il mio destino, ma io non lo volevo più. Non è che se non si dispone di un amante non c’è alternativa. Inoltre, volevo dare un “nido” a mia figlia. Non che questo sia impossibile per un genitore single, ma con una persona accanto è più facile. E più divertente”.

Era già amica da anni di Jeroen, un gay con una figlia adottiva, quando i due single sono giunti alla conclusione che non volevano vivere più da soli.

“È stato tutto organizzato. Abbiamo iniziato la ricerca di una casa in affitto, che entrambi amavano, aperto un conto bancario comune per la famiglia, e prima ancora di rendercene conto, le nostre figlie si lavavano i denti insieme.

“Entrambi abbiamo le nostre vite – sottolinea Barbara – e questo è più facile ora che siamo insieme. Se ricevo un messaggio di un amico che mi invita a prendere un drink, chiedo subito aiuto a Jeroen. In passato ho dovuto fare dieci telefonate per trovare un babysitter”.

Barbara sostiene che non potrà mai più vivere da sola. “Perché dovrei?- afferma – Questo è un miglioramento emotivo, finanziario e pratico benedetto”.

E quando qualche conoscente le ha fatto notare che quello che facevano era una cosa da “studenti” lei ha risposto offesa: “questo non è come fanno tutti gli studenti […] trovo quello che facciamo molto maturo, noi almeno ascoltiamo i nostri bisogni e facciamo qualcosa di creativo”.

Già. L’importante è che lei e il suo amico gay ascoltino i loro bisogni, mica quelli dei bambini che vivono con loro.

Veramente “creativi”, non c’è che dire.

Ma la signora Barbara non si è mica fermata qui. Intervistata dal magazine Charlie, ha incitato a seguire il suo esempio, e dunque a “vivere insieme in modo creativo”, anziani, vedovi, membri di family-club, i bambini senza fratelli e sorelle, padri e madri divorziati.

Il finale dell’articolo raggiunge l’apoteosi dell’assurdità.

La giornalista belga l’aveva iniziato manifestando il desiderio di avere un bambino part-time. Una creatura che soddisfi il suo desiderio di maternità ma alla stesso tempo non le crei troppo disturbo.

Dopo la rassegna di tutti i casi raccontati, giunge quindi alla soluzione, al piano “geniale”: “faccio un bambino insieme ad una coppia di amici, o alcuni amici intimi. Andiamo ad abitare in una casa tutti insieme. Dichiariamo di prendere un impegno duraturo. Condividiamo la responsabilità finanziaria e i compiti della casa e del mangiare. Ognuno dorme abbastanza, c’è sempre qualcuno che vuole cucinare, e nessuno si arrabbia quando il bambino piange istericamente per più di tre ore. Risultato: più amore e coccole, e un tenore di vita più elevato per tutti i soggetti coinvolti”.

Certo. E che dire del tenore di vita del bambino malcapitato?

Ma il delirio non è finito qui.

“La famiglia si spaccherà, e si riunirà in nuove e strane costellazioni. Questo è quello che venne predetto dal pubblicista e futurologo americano Alvin Toffler nel 1970.” Infine l’auspicio finale: “possiamo finalmente usare la nostra creatività?”.

Si potrebbe pensare che siamo di fronte a casi-limite e che mai e poi mai arriveremo a situazioni come quelle raccontate nell’articolo.

Ma purtroppo la realtà che viviamo ci dice ben altro: in nome del principio “love-is-love”, tutto sta diventando normale: sposarsi con una persona dello stesso sesso, affittare un utero o comprare il seme per avere un figlio, sposarsi in tre, sposare il proprio cane, far scegliere ai propri figli a quale genere appartenere (vedi il caso della famiglia Jolie-Pitt).

Tutte cose che purtroppo non fanno parte della sceneggiatura di un film di fantascienza ma che avvengono nella quotidianità.

Tuttavia, al contrario di quanto sostengono la filosofa ed il sociologo nell’articolo del De Standaard, l’atteggiamento giusto di fronte a questa prospettiva non è la passività (nel senso di accettare tutto quello che avviene come cosa normale).

Per esempio dobbiamo opporci con tutte le nostre forze alla propaganda omosessualista e al matrimonio gay, che sono un step essenziale alla realizzazione di questo processo decostruttivo.

Se non vogliamo assistere alla totale distruzione della società, e quindi dell’umanità stessa, noi non solo possiamo, ma dobbiamo opporci alla valanga di relativismo che si sta abbattendo su tutti i principi più sacri che l’uomo ha sempre avuto: la vita dall’inizio alla fine, la famiglia naturale, l’innocenza dei bambini.

Laura Bencetti

notizieprovita.it

Il matrimonio tra due amici etero che terrorizza le associazioni LGBT

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Si direbbe che le “tolleranti” associazioni LGBT, sempre pronte a sfoderare l’accusa di omofobia, ormai vero e proprio psico-reato, si siano macchiate di “eterofobia” gridando allo scandalo di fronte all’annuncio di due amici eterosessuali di volersi sposare. Ma non era tutto ammesso a condizione che ci fosse “love”?

Travis McIntosh e Matt McCormick, due abitanti della ridente cittadina di Dunedin nel sud della Nuova Zelanda, si sposeranno il 12 settembre 2014, ma la loro mossa ha inorridito i vari gruppi gay.

I due sono entrambi eterosessuali ma legati da una profonda amicizia; McIntosh, 23 anni studente di ingegneria e l’insegnante McCormick, ventiquattrenne, convoleranno a nozze.

Mr McCormick ha affermato: “Non vogliamo offendere nessuno. Siamo qui per fare ciò che desideriamo…” e potersi così iscrivere al concorso della locale radio “The Edge radio station” per vincere un viaggio in Gran Bretagna come spettatori della “Rugby World Cup 2015″.

Il matrimonio sarà celebrato davanti a 60 amici e parenti a Eden Park in Auckland; i promessi sposi continuano affermando che le rispettive famiglie, i parenti e gli amici “ci danno il loro totale supporto”, ha detto McCormick.

I gruppi neozelandesi per i diritti gay, invece, hanno condannato l’evento.

Neil Ballantyne, coordinatore dell’associazione di supporto “Otago University Students ‘Association Queer” di Dunedin, ha detto che questo matrimonio è un “insulto”, perché la battaglia per il matrimonio tra persone dello stesso sesso era stata combattuta solo per le persone gay.

“Questo evento banalizza ciò per cui abbiamo combattuto. Il concorso offende il matrimonio di due uomini dipingendolo come qualcosa di negativo, come qualcosa di scandaloso che non si dovrebbe mai considerare”, ha detto il signor Ballantyne.

Come si comprende dall’articolo del New Zealand Herald, una volta eliminati paletti e limitazioni nelle società moderne, tutto diventa lecito; per assurdo proprio le associazioni LGBT neozelandesi vorrebbero limitare ciò per cui si son battute per anni.

Un qualcosa, insomma, che doveva essere settoriale; non una legge che autorizzava chiunque ad avere ‘nuovi diritti’, ma un qualcosa di particolare e “solo per i gay”.

Come spesso capita il diavolo fa le pentole ma non i coperchi!

Redazione “Notizie ProVita

Fonte: New Zealand Herald

Comitato della Famiglia: “Il DDL Scalfarotto mira a imbavagliare le voci in dissenso”

comitato della famiglia“In Italia siamo assediati dall’omofobia e da codici di intolleranza”. Queste le parole di Nichi Vendola, Presidente della Regione Puglia, presente al gay pride di Roma dello scorso 7 giugno.

Dopo pochi giorni però una pubblicità di una nota marca di prodotti surgelati diffonde uno spot pubblicitario “gay-friendly”: https://www.youtube.com/watch?v=F0lmkKvNwc8, alla faccia dell’assedio omofobico in cui si troverebbe il nostro paese.

È evidente il tentativo di alcuni esponenti politici di creare un allarmismo generale facendo passare l’omofobia come una sorta di “emergenza nazionale”, cosa che nel nostro paese semplicemente non esiste. Questo con l’obiettivo di far approvare leggi, come il DDL Scalfarotto in materia di omofobia e transfobia, che mirano a criminalizzare e ad imbavagliare le voci in dissenso ad un modello alternativo di famiglia che è ben lontano dal sentire comune della nostra società.

Basta demagogia, Prima la Famiglia!

Comitato della Famiglia

Comitato della Famiglia: “Facebook fa da megafono alla propaganda LGBT”

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Riportiamo il comunicato del Comitato della Famiglia, comitato al quale ha aderito anche il Centro Studi Aurhelio, volto a segnalare la complicità del colosso Facebook nella propaganda LGBT.

Ci dispiace constatare che anche Facebook, con i nuovi adesivi “rainbow”, si presti a fare da megafono alla propaganda LGBT con l’intento di offrire alle nuove generazioni una proiezione di tipo lobbistico della famiglia, che è ben lontana dal sentire comune della nostra società.
No all’ideologia del gender, difendi la Famiglia!

Comitato della Famiglia

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27 giugno a Roma le Sentinelle in Piedi!

unnamedOggi, venerdì 27 giugno, avrà luogo la veglia delle Sentinelle in Piedi a Roma, in Piazza San Silvestro, con inizio alle ore 21.00.

Le “Sentinelle in Piedi” sono nate per difendere quella libertà di espressione minacciata dalla cosiddetta “legge contro l’omofobia” e per la tutela della famiglia naturale fondata sull’unione tra uomo e donna.

Veglia anche tu con le Sentinelle, in rigoroso silenzio, leggendo un libro in segno di formazione permanente, per difendere la nostra libertà e la vera famiglia!

Segui l’evento anche su Facebook

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Antonio Brandi

Editore “Notizie Pro Vita”

Il paradosso norvegese

Ecco a voi questo video dirompente IL PARADOSSO NORVEGESE di Harald Eia. Consigliamo la proiezione con dibattito nelle scuole ai professori di religione, nei gruppi di famiglie, nei gruppi giovanili,nei gruppi culturali, anche tra amici. Questo solo video fatto con ironia e simpatia, ma con una intelligenza acutissima ha messo in ginocchio le pretese di scientificità della teoria sociologica-psicologica del gender. 30 minuti di documentario che incatenano al video.

Il mito dei paesi nordici come “fari della civiltà” è ancora vivo per tanta gente. In particolare molte donne italiane apprezzano l’origine della ideologia della parità di genere che si è ormai radicata nella società fino a rendere indistinti i ruoli maschili e femminili. Si può riconoscere che certe conquiste siano state positive: sono i paesi dei congedi di maternità di 13 mesi, dei nidi in azienda, del welfare state più sviluppato al mondo. Tutto questo è anche frutto del gender equality, ideologia basata su più di 50 anni di femminismo di cui studiosi e politici nordici sono stati i principali promotori. Nelle loro teorie molti policy maker hanno trovato le basi per portare avanti le politiche per la parità di genere. Basta guardare, per esempio, le Organizzazioni non governative (Ong) e le istituzioni per lo sviluppo svedesi: sono state tra le prime a collegare il ruolo della donna allo sviluppo internazionale e, da allora, a incorporare le politiche per la parità di genere negli interventi sul campo.

Il punto di partenza di queste politiche è il concetto di gender (genere), che si riferisce a dei ruoli – quello maschile e quello femminile – che secondo la maggior parte dei ricercatori in materia sono socialmente costruiti e in costante evoluzione. Ci sarebbe quindi una netta separazione tra il sesso, ossia le differenze fisiche tra uomo e donna, e il gender, che comprende un insieme di comportamenti, condizionamenti e aspettative imposti da parte della società sull’individuo. Su quali elementi debbano rientrare nel concetto di gender, però, non esiste una posizione condivisa. Nonostante questo, quasi tutti i sostenitori di questa tesi sono d’accordo su una cosa: che i gender roles (ruoli di genere) vanno cambiati per liberare le donne da questo insieme di condizionamenti psicologici e culturali collegati al loro essere donne. In questo modo potranno godere di una vera e propria uguaglianza rispetto agli uomini.

È questo quello che si è cercato di fare in Norvegia negli ultimi decenni, attraverso una moltitudine di politiche e piani d’azione. Dal punto di vista normativo donne e uomini sarebbero ormai liberi di comportarsi in maniera completamente uguale. Diversi studi, però, hanno messo in luce il Norwegian gender paradox, il paradosso norvegese del gender. Si tratta di una segregazione verticale tra uomini e donne nei settori di lavoro, che dimostra come le donne continuino a scegliere professioni tradizionalmente viste come “femminili” e gli uomini quelle tradizionalmente “maschili”. Questo fenomeno è stato oggetto di ricerca da parte di Catherine Seierstad, della Queen Mary University of London. La studiosa ha cercato di capire come mai, nonostante tutti gli sforzi normativi per la parità di genere, i comportamenti dei due sessi non rispecchino l’uguaglianza tanto ricercata.Harald-Eia

Mosso dalla stessa curiosità, il comico e sociologo norvegese Harald Eia ha cercato di approfondire la questione attraverso un documentario in sette puntate mandato in onda nel 2010. Eia si è rivolto agli studiosi del gender norvegesi, molti dei quali appartenenti al Nordic Gender Institute, un centro di ricerca nordeuropeo che promuove, raccoglie e diffonde ricerche e studi su temi di gender e di sostenibilità ambientale. Attraverso una serie di interviste, Eia ha chiesto agli studiosi le ragioni per cui donne e uomini dovrebbero essere uguali e come mai la situazione sembra essere diversa. Viaggiando poi tra Stati Uniti e Gran Bretagna, il comico ha visitato alcune delle università più prestigiose al mondo (da Cambridge e Durham alla California State University, passando per UCLA) per incontrare professori di psicologia (R. Lippa, A. Campbell), medicina (S. Baron-Cohen) e sociologia che sostengono la tesi opposta: che le donne e gli uomini cioè sono, alla fine, ben diversi tra di loro e che questo fatto viene rispecchiato dai loro comportamenti. Di fronte alle “prove” (Eia ha registrato tutte le sue interviste, mostrandole agli studiosi suoi connazionali), i maggiori esponenti della gender theory sono sembrati incapaci di fornire spiegazioni scientifiche per la loro linea di pensiero.

Uno degli effetti immediati del documentario è stata la decisione, da parte del consiglio dei ministri dei paesi nordici (Nordic Council of Ministers) di tagliare i fondi al Nordic Gender Institute, provocandone la chiusura. Infatti, il documentario apre anche una domanda importante riguardo alla gender theory. Alla luce di studi autorevoli che dimostrano la netta differenza esistente tra uomini e donne, non potrebbe essere proprio questa diversità a costituire il vero punto di partenza per difendere e rispettare la dignità della donna?

Costanza Tognini   per  La nuova Bussola Quotidiana.

Chi ha paura delle Sentinelle in Piedi?

Dopo la pubblicazione del post sui fatti di Lecce ci sono giunte segnalazioni di situazioni analoghe su tutto il territorio nazionale, a volte con provocazioni anche molto pesanti. Ci domandiamo perché dà tanto fastidio chi in silenzio, senza striscioni, senza slogan, senza provocare,  legge un libro in piedi in strada? Chi ha paura delle Sentinelle? Chi vuole impedire alle Sentinelle in Piedi di vegliare?
Chiunque sia sappia che il silenzio non si può spegnere! 

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90 veglie in soli 10 mesi, migliaia di persone nelle piazze, centinaia di incontri sul territorio e almeno 12 veglie previste per il mese di giugno. Cresce senza sosta la rete delle Sentinelle in Piedi che da Nord a Sud vegliano in silenzio per chiedere la tutela della libertà di espressione messa in discussione dal Ddl Scalfarotto, già approvato dalla Camera e ora al vaglio del Senato, e cresce anche l’ondata di contestazioni minacciose di chi vuole zittire le coscienze.

I primi pesanti episodi si sono registrati lo scorso autunno, a Bergamo, quando gruppi attivisti Lgbt insieme ai centri sociali non si sono limitati a insultare le sentinelle ma hanno anche lanciato dei fumogeni alle persone che vegliavano immobili e silenziose, poi è stata la volta di Trento dove 200 contestatori si sono infilati tra le fila delle Sentinelle in Piedi provocandole, insultandole e minacciandole con cani di grossa taglia, in una vera e propria contro-manifestazione organizzata. Non è andata meglio a Perugia il 29 marzo e a Verona, dove per tutta la durata della veglia i contestatori, anche in questo caso organizzati, hanno coperto di insulti le Sentinelle in Piedi. Poi è stata la volta di Siena, dove durante la prima veglia dello scorso 20 giugno c’è stata molta tensione perché un gruppo di contestatori attivisti Lgbt si è infilato nello schieramento delle sentinelle in modo provocatorio. Infine, ultimo in ordine di tempo ed altrettanto grave, il caso di Lecce, sabato scorso. Anche in questo caso una vera e propria contro manifestazione era stata organizzata per disturbare e impedire la veglia silenziosa delle Sentinelle in Piedi con insulti, scherni e disturbi di ogni genere.b

Come abbiamo detto e ripetuto più volte questi episodi non fanno che confermare quello che andiamo denunciando da mesi: se infatti oggi si viene accusati di omofobia e pesantemente contestati solo stando in silenzio, cosa accadrà domani se la legge dovesse essere approvata?

Non solo. Questi episodi non sono che il risultato del grande inganno che questa legge alimenta: la presunta contrapposizione tra omosessuali ed eterosessuali. Una contrapposizione che non esiste. Le Sentinelle in Piedi si rifiutano di incasellare le persone in base all’orientamento sessuale, poiché non è questo aspetto a costituire l’integrità della persona. Dietro la rivendicazione di presunti diritti negati, le lobby Lgbt si arrogano il diritto di parlare a nome di tutte le persone omosessuali o transessuali, senza considerare che tra queste c’è chi è del tutto contrario alla pretesa di diritti declinati in base all’inclinazione sessuale.

Vorremmo poi rimarcare un fatto: in questi episodi di grande tensione le Sentinelle in Piedi non hanno mai reagito alle provocazioni, agli insulti, alle aggressioni, questo perché noi non scendiamo in piazza per odio verso qualcuno, bensì per amore verso tutti e per amore della verità, per questo sappiamo che chi ci contesta, anche con una violenza inaccettabile, non è altro che una vittima di questo sistema che ci vuole tutti asserviti al pensiero unico. A loro diciamo: aprite gli occhi. Se fossimo davvero “omofobi” nell’accezione che voi date a questo termine, ci sarebbero omosessuali e gay a vegliare con noi?

Non possiamo poi evidenziare con una certa dose di inquietudine l’atteggiamento delle forze dell’ordine in alcune città. A Trento, a Siena, a Perugia e a Lecce nessuno ha impedito ai contestatori di avvicinarsi alle Sentinelle in Piedi fino e di minacciarle molto da vicino. Questo crea sconcerto. Noi organizziamo le nostre veglie comunicando con largo anticipo agli organi competenti le modalità e i tempi della nostra mobilitazione, e la legge dovrebbe garantire il normale svolgimento della stessa, invece in più di un caso non è stato così. Ci chiediamo cosa sarebbe successo se, per esempio, qualcuno avesse disturbato o interrotto una manifestazione a favore della legge sull’omofobia? Come avrebbero reagito le forze dell’ordine?E l’opinione pubblica?

Sempre a livello istituzionale poi, siamo rimasti sconcertati nell’apprendere che il Sindaco di Siena, Bruno Valentini, dietro sollecitazione del consigliere del Pd Katia Leolini, ha annunciato che intende procedere ad una revisione del regolamento comunale per evitare che in futuro le Sentinelle in Piedi possano nuovamente vegliare in Piazza del Campo. Secondo il consigliere Leolini ( qui il linkdella seduta, al minuto 1:52:30) la veglia delle Sentinelle in Piedi avrebbe “espresso contenuti di natura politica e ideologica, in particolare contro i matrimoni gay”. In realtà la nostra è una mobilitazione contro il ddl Scalfarotto, ovvero la cosiddetta legge “sull’omofobia”, un testo che viene presentato come necessario per proteggere persone con tendenze omosessuali da atti di violenza e aggressione e nulla avrebbe a che vedere con i matrimoni gay. Quanto dichiarato dalla Leolini mette invece in luce la verità che noi andiamo denunciando da tempo: che questo provvedimento non è fatto per proteggere le persone da aggressioni o violenze, per questo basta già il nostro ordinamento giuridico, e bensì ha, questo sì, un impianto fortemente ideologico in quanto punta a fare da apripista ai matrimoni gay. La Leolini con le sue parole dunque conferma da un lato che il ddl in questione è del tutto strumentale e dall’altro evidenzia che esprimere parere contrario ad una legge non è più un’opinione bensì un atto “politico e ideologico” da delegittimare prima e proibire poi. Probabilmente questa opinione ci varrà una denuncia e una condanna se questa legge dovesse passare. Il testo infatti, non ci stancheremo mai di ripeterlo, non spiega cosa si intenda per omofobia e dunque anche le opinioni potrebbero diventare reato.

Anche in questo caso dunque ribadiamo quanto sia necessaria e urgente la nostra azione di veglia, che non si ferma di fronte alle contestazioni anche violente, e nemmeno alle ingiustizie di chi legifera. La libertà d’espressione è troppo preziosa per non scendere in piazza.

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I prossimi appuntamenti

  • Sabato 7 giugno a Perugia in Piazza IV novembre alle 16.00

  • Sabato 7 giugno a Piacenza in Piazza Cavalli alle 17.30

  • Domenica 8 giugno a Varese in Piazza Monte Grappa alle 17.30

  • Venerdì 13 giugno a Trento in Piazza Battisti alle 18.00

  • Venerdì 13 giugno a Messina in Piazza Cairolo alle 18:00

  • Sabato 14 giugno a Parma in Piazza Garibaldi alle 11.00

  • Sabato 14 giugno a Busto Arsizio in Piazza S. Maria alle 17.30

  • Sabato 14 giugno a Brescia in Piazza Vittoria alle 17.30

  • Sabato 14 giugno a Catania in Piazza Università alle

  • Domenica 15 giugno a Verona in Piazza dei Signori alle 17.30

  • Domenica 15 giugno a Cremona in Piazza Duomo alle 21.00

  • Sabato 21 giugno a Modena in Piazza Grande alle 18.00

Su facebookSentinelle in piedi

info@sentinelleinpiedi.it

 

Fonte: costanzamiriano.com

Boicottaggio e provocazioni per le Sentinelle in Piedi di Lecce

Sentinelle in piedi ha organizzato per sabato 31 maggio alle 19 a Lecce, nel piazzale antistante il Palazzo dei Celestini, una veglia silenziosa, sulla scia di altre svolte in tante città italiane, per richiamare l’attenzione sul carattere liberticida del “d.d.l. Scalfarotto”. Già dall’inizio erano presenti circa 150 persone, in larga parte giovani e famiglie, che – come è d’uso –, dopo una breve introduzione della portavoce, sono rimasti in piedi per un’ora a distanza di circa un metro l’una dall’altra intente a leggere un libro, fino alla conclusione, altrettanto breve, della portavoce. La manifestazione è stata comunicata, come per legge, alla Questura il 23 aprile e il 6 maggio, mentre il 28 maggio le organizzatrici hanno chiesto, sempre alla Questura, impegno per garantirne lo svolgimento pacifico.

Fin dall’avvio un gruppo di oltre cinquanta attivisti di associazioni LGBT, intervenuti anche da fuori città, in modo preordinato e coordinato, hanno scatenato una gazzarra che è durata per tutta la veglia: con urla e slogan ritmati hanno impedito che si ascoltassero le comunicazioni all’inizio e alla fine; hanno molestato i singoli “veglianti” mettendosi di volta in volta in 6-7 attorno a ciascuno di essi e dileggiandoli; hanno esposto striscioni arcobaleno e palloncini, facendoli passare sulla testa dei “veglianti”; hanno letto ad alta voce alcuni dei titoli dei libri portati dai veglianti, prendendoli in giro.agnello a Lecce

Come Sentinelle in piedi, ringraziamo gli attivisti LGBT per quanto hanno fatto ieri sera a Lecce: hanno confermato nel modo più evidente il loro tratto intollerante e intimidatorio, in linea col carattere liberticida del d.d.l. Scalfarotto. Quest’ultimo manderà in carcere chiunque sostiene che un bambino cresce meglio con un madre e una padre; i sostenitori del d.d.l. lo applicano prima che sia approvato, impedendo perfino una manifestazione silenziosa contro di esso.

Ringraziamo la Questura di Lecce: la mancata tutela del diritto di manifestare pacificamente, nonostante fossero state rispettate tutte le regole per esercitarlo, ha permesso agli attivisti LGBT di mostrarsi per quello che sono.

Ringraziamo infine – questa volta veramente e di cuore – tutti coloro che, partecipando alla veglia, hanno avuto la pazienza e la forza di non raccogliere nessuna provocazione. Quando in futuro a Lecce ci saranno manifestazioni LGBT, siamo certi che la Questura ne garantirà nel modo più adeguato lo svolgimento senza disturbi, come è giusto che sia. Nel confronto con quanto lasciato accadere ieri, sarà l’ennesima prova che la discriminazione c’è, ma in danno delle ragioni della famiglia.

Lecce, 1 giugno 2014

   Sentinelle in Piedi – Lecce                                                                                                            www.sentinelleinpiedi.it

lecce@sentinelleinpiedi.it

Attacco alla famiglia da parte dei municipi di Roma

1493256_224689364369523_739824265_nAl termine di un lungo dibattito, in cui è intervenuto un rappresentante del Comitato per la Famiglia, anche il Consiglio del Municipio Roma XV (Cassia-Flaminia), come già avvenuto in gran parte dei municipi romani, ha approvato la delibera che istituisce il registro municipale delle unioni civili.

Questo é l’ennesimo attacco ideologico alla Famiglia che l’amministrazione comunale, esulando dalle sue competenze, mette in atto mascherandolo come una conquista di diritti civili.

Basta demagogia, prima la Famiglia! 

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MOBILITAZIONE EUROPEA CONTRO I PROGETTI LGBT E ANTI- FAMIGLIA Roma, 2 febbraio 2014 ore 11.00 – Presidio in Piazza Farnese

Parigi, Lione, Bruxelles, Bucarest, Madrid, Varsavia e Roma … In contemporanea, in diverse città d’Europa, il prossimo 2 febbraioLa Manif Pour Tous promuove una mobilitazione, in difesa della famiglia, contro  il tentativo di approvazione della bozza sull’uguaglianza fondata sull’“orientamento sessuale e l’identità di genere”, più nota come rapporto Lunacek.

Questi progetti LGBT e anti- famiglia sono definiti nell’Unione Europea: per costruire un’opposizione efficace dobbiamo agire in modo concertato con gli altri Stati membri, manifesteremo quindi simultaneamente in altre capitali europee.

Il Coordinatore de La Manif Pour Tous Italia, Jacopo Coghe, commenta così l’iniziativa: «Dobbiamo essere uniti per difendere e promuovere l’unicità del matrimonio tra un uomo e una donna, i diritti dei bambini e la famiglia presso le Istituzioni europee. C’è una emergenza antropologica, che si presenta come emergenza giuridico-legislativa, di attacchi sistematici alla famiglia, che è il nucleo della società, da parte di lobbies LGBT. Il matrimonio tra un uomo e una donna è un valore civile e antropologico, su cui ci ritroviamo aldilà delle differenti posizioni sul piano culturale e religioso».

E’ tempo di allertare nuovamente i tanti cittadini che spesso non sono al corrente della gravità di certi atti dell’Europarlamento. I diritti umani sono di tutti e non possono essere rivendicati in modo speciale da nessuna categoria.

E’ il momento di alzare la voce per difendere la famiglia!

LMPT ITALIA