Il simbolismo solare nella figura dell’Imam Mahdi (aj) | Il Sole dietro le nubi, Allamah al-Majlisi


Le riflessioni di Allamah al-Majlisi sull’hadith che identifica il dodicesimo Imam, l’Imam Mahdi (Iddio ne affretti la gioia della manifestazione) come “il Sole dietro le nubi”

Tra le narrazioni più comuni trasmesse per spiegare la funzione dell’Imam Mahdi (AJ) durante la sua occultazione vi è l’analogia del “Sole dietro le nubi”. In questo testo Allamah al-Majlisi getta luce su queste Tradizioni e fornisce dei punti chiave per spiegare il significato e l’importanza di questo simbolismo.

Quelle che seguono sono un esempio delle Tradizioni che comparano il Dodicesimo Imam (aj) al sole dietro le nubi durante il periodo della sua occultazione. Segue il commento di queste Tradizioni da parte di Allama al-Majlisi.

– Si narra che l’Imam al-Sadiq (as) abbia detto quanto segue, come riportato nell’opera Amali di Shaykh al-Saduq, che riporta la Tradizione attraverso una catena che risale ad al-‘Amash:

“La terra non è stata mai priva di un rappresentante di Dio, sin da quando Dio ha creato Adamo (as); un rappresentante che era visibile e conosciuto o invisibile e occulto. La terra non rimarrà priva di simile rappresentante di Dio fino all’arrivo dell’Ora, perché se essa rimanesse priva di un rappresentante di Dio, Dio non verrebbe allora adorato!”

[Un uomo di nome] Sulayman disse: “Chiesi ad al-Sadiq (as): ‘Allora l’umanità come potrà trarre beneficio da un rappresentante invisibile e occulto?’

Egli rispose: “Come essa trae beneficio dal sole quando è celato dalle nubi!” (1)

– La seguente Tradizione è riportata nell’opera al-Ihtijaj da Shaykh al- Kulayni che la trasmette da Ishaq bin Ya’qub, secondo cui un messaggio gli giunse dal Sacro Recinto (ossia dal luogo dove si trovava il dodicesimo Imam) attraverso l’intermediazione di Muhammad bin ‘Uthman, che disse:

“Quanto alla ragione dell’occultamento, Dio, Eccelso e Splendente, dice: “O voi che credete, non fate domande su cose che, se vi fossero spiegate, vi dispiacerebbero.” (5:101) Tutti i miei antenati hanno dovuto sopportare il peso del prestare fedeltà ai tiranni del loro tempo, ma quando io mi solleverò, quando ciò accadrà, non vi sarà giuramento di fedeltà di alcun tiranno verso di me. Quanto alla questione del trarre beneficio da me durante il mio occultamento, esso sarò simile al beneficio che si ottiene dal sole quando le nubi lo celano alla vista. In verità io sono pace e sicurezza per gli abitanti della terra come le stelle sono una sicurezza per gli abitanti dei cieli. Pertanto astenetevi dal chiedere ciò che non vi concerne. Non caricatevi di un fardello attraverso quello che è stato reso sufficiente per voi; (piuttosto) aumentate la supplica per affrettare il Sollievo [la manifestazione dell’Imam, n.d.t.] perché in ciò vi è il vostro sollievo. La pace sia su di te Ishaq bin Ya’qun e su coloro che seguono la guida’.” (2)

– La seguente Tradizione è stata riportata nell’opera Ikmal al-Din wa Itmam al- Ni’ma di Shaykh al-Saduq con una catena che risale al Compagno del Profeta Jabir bin ‘Abdillah al-Ansari, che chiese al Profeta (S): ‘Gli Sciiti beneficeranno dal Qa’im [l’Imam Mahdi] durante il suo occultamento?’

Egli rispose: “Certamente! Per Colui che mi ha incaricato con la Profezia, essi beneficeranno da lui e saranno illuminati dalla sua luce e wilayat durante il suo occultamento proprio come l’umanità trae beneficio dal sole anche quando le nubi lo coprono’. (3)

Ecco il commento di Allama Muhammad Baqir al-Majlisi a queste Tradizioni:

La similitudine dell’Imam con il sole mentre è celato dalle nubi, come descritto in queste Tradizioni, indica differenti cose:

1) La luce dell’esistenza, conoscenza e guida raggiunge la creazione attraverso di lui (l’Imam) come stabilito nei dettagli delle Tradizioni, secondo cui essi (l’Ahlulbayt) sono la ragione ultima dell’esistenza della creazione. Quindi, se non fosse stato per loro, la luce dell’esistenza non avrebbe raggiunto gli altri. E’ attraverso la loro benedizione, mediazione e intercessione che la sapienza e la conoscenza diventano manifesti alla creazione e le afflizioni e tribolazioni vengono evitate. Se non fosse stato per loro, la creazione avrebbe meritato varie punizioni a causa delle loro azioni malvagie, ma come Dio dice: ‘Certamente Allah non li castigherà finché tu starai in mezzo a loro.’ (8:33)

Abbiamo sperimentato innumerevoli volte che, quando le questioni diventano difficili e complesse, quando le strade sono bloccate, quando ci troviamo lontani da Dio Altissimo e quando le porte dalle quali affluiscono le benedizioni diventato ostruite, nel cercare la loro intercessione e supplicando attraverso la loro luce queste difficili questioni vengono risolte in proporzione alla connessione spirituale raggiunta con essi. Ciò viene osservato dalla persona il cui cuore interiore è stato unto da Dio con la luce della fede.

2) Quando il sole è celato dietro le nubi continua ad apportare beneficio all’umanità. Gli esseri umani continuano tuttavia ad attendere la sua ricomparsa da dietro le nuvole in modo da poterne trarre maggior beneficio. Simile è la condizione durante l’occultamento dell’Imam. I sinceri tra i suoi seguaci attendono la sua manifestazione tutto il tempo ed in ogni epoca, e la speranza che nutrono in lui non viene meno.

3) La negazione della sua esistenza nonostante le abbondanti prove esistenti è simile al negare l’esistenza del sole quando le nubi lo nascondono alla vista.

4) Alcune volte la scomparsa del sole dietro le nubi è meglio per i servi [di Dio] della sua manifestazione. Simile è il caso dell’occultamento dell’Imam, che è migliore per essi (i servi di Dio) in simili periodi, e perciò egli è a loro celato.

5) Una persona che tenta di guardare il sole è incapace di farlo quando esso è completamente privo della copertura di nubi, e una tale persona potrebbe perfino diventare cieca. Lo stesso è il caso della maestosa personalità dell’Imam. La sua manifestazione può risultare dannosa per la loro vista (dei servi di Dio) e potrebbe causarne la cecità della Verità. Quindi la fedele reverenza che nutrono nell’Imam durante il suo occultamento può essere paragonata alla visione del sole da parte di una persona quando esso è avvolto dalle nuvole, e la persona è quindi salvaguardata dal danno.

6) Il sole potrebbe uscire da dietro le nubi e alcune persone potrebbero esser capaci di vederlo mentre altre no. Similmente è possibile per l’Imam manifestarsi ad alcuni durante il suo occultamento e ad altri no.

7) Essi (l’Ahlulbayt) sono simili al sole rispetto al suo generale beneficio e solo alcuni, come i ciechi, non ne traggono beneficio, come menzionato nel Corano: “E colui che sarà stato cieco in questa vita, lo sarà nell’altra e più traviato ancora.” (17:72)

8) Proprio come i raggi del sole entrano nelle case in base al numero delle finestre e aperture disponibili in esse e in proporzione all’esistenza o mancanza di ostacoli, simile è il caso del beneficio ottenuto dalla creazione dalla luce della loro guida. E’ in proporzione agli ostacoli e impedimenti rimossi dai loro sensi e coscienze, che sono le finestre dei desideri della nafs (anima concupiscente), e in proporzione alla rimozione dai loro cuori dei densi veli causati da ciò che è proibito che essi raggiungono la stazione dove sono in prossimità del cielo, completamente avvolti dai raggi del sole da tutti i lati e senza alcuna nube nel mezzo.

Qui ho chiarito e spiegato per voi otto ragioni riguardanti queste Tradizioni che comparano l’Imam al sole celato dietro le nubi. Dio mi ha chiarito altre otto ragioni dovute alla Sua grazia ma le parole non mi rendono in grado di trasmettervele. Possa Iddio chiarire a noi e voi mille porte di conoscenza della Sua conoscenza, aprendone mille altre da ogni porta. (4)

Note

1. Citato in Bihar al-Anwar, volume 52, capitolo 20, pag. 92.

2. Citato in Bihar al-Anwar, volume 52, capitolo 20, pag. 92.

3. Citato in Bihar al-Anwar, volume 52, capitolo 20, pag. 92.

4. Citato in Bihar al-Anwar, volume 52, capitolo 20, pag. 93.

Traduzione a cura di Islamshia.org © E’ autorizzata la riproduzione citando la fonte

I livelli della purificazione – Imam Khomeyni | Islam Shia


Sappi che, mentre l’uomo soggiorna nella dimora della natura e della materia primaria (hayula), egli subisce l’azione delle schiere di Satana e delle schiere di Dio. I soldati di Dio sono i ministri della clemenza, della salvezza, e della felicità, e gli arrecano luce, purezza e perfezione. I soldati di Satana sono schierati sul fronte opposto. Ma giacché gli aspetti divini prevalgono su quelli satanici, all’inizio per sua disposizione innata è in possesso della luce divina, e felicità e sicurezza sono le sue prerogative, come ci dicono apertamente i nobili hadith ed il Libro di Dio: “Rivolgi il tuo volto alla religione come uomo di pura fede, natura originaria che Iddio ha assegnato agli uomini” (Corano, XXX: 30).

Per tutto il tempo in cui l’uomo soggiorna in questo mondo, egli può, grazie al suo libero arbitrio, schierarsi per l’uno o per l’altro fronte. E se dall’inizio alla fine Satana non ha modo di insinuarsi in questa sua disposizione, l’uomo si mantiene diviso e luminoso dalla testa ai piedi, puro e felice, e il suo cuore è luce di Dio, senza volgersi ad altri che a Lui. Le sue potenze esteriori e interiori sono pure e luminose, e nessuno tranne Iddio può farne uso, e Satana non ha parte in lui, né i suoi ministri potrebbero soggiogarlo. Un simile nobile essere è assoluta purezza, luce immacolata senza peccato. Egli è un assoluto dominatore, e gode della stazione originale della “grande infallibilità” (al-‘islamtul-kabirah), e gli altri Infallibili godono della medesima stazione in quanto seguaci e vicari di questa santa essenza. Egli è il Sigillo dei Profeti, e la sua stazione spirituale è quella dell’”assoluta perfezione”. I suoi vicereggenti, benché separati da lui nelle loro sostanze individue, ne condividono compiutamente la natura e l’infallibilità. D’altra parte, taluni dei Profeti e dei Santi (awliya’) non godono della prerogativa dell’assoluta infallibilità, e non vengono protetti del tutto contro le intrusioni di Satana, come sta a dimostrare la vicenda di Adamo e dell’”albero”, che è una delle intrusioni del grande Satana, il capo di tutti i demoni, dato che esso, pur essendo un albero paradisiaco, era nondimeno contraddistinto da una molteplicità di nomi, il che non si accorda con lo stato di compiuta perfezione dell’Uomo Universale. Questo è uno dei significati, o dei livelli, dell’”albero proibito”.

Ma se la luce della natura originaria voluta da Dio è contaminata da impurità spirituali o formali, essa si ritrova, nei confronti della “Corte della Prossimità” e della “Presenza del Diletto” (hadratul-uns), a una distanza proporzionale alla sua mancanza di purezza, distanza che può accrescersi sino a che la luce della natura originaria non svanisce del tutto, e quello che era il suo dominio venga messo a completa disposizione dei poteri diabolici, ed il suo interno ed il suo esterno, il segreto ed il manifesto, vengono lasciati in balia di Satana. Di un tal uomo Satana diviene il cuore, l’udito, la vista, le gambe e le braccia, e tutti i suoi organi seguono la stessa sorte. Chi si riduce in questo stato – Dio ce ne scampi! – sprofonda nella più assoluta miseria e mai vedrà il volto della felicità. Tra questi due limiti estremi vi sono innumerevoli stati che solo Iddio Altissimo conosce. Chiunque sia più vicino all’orizzonte della Profezia, è di quelli della “mano destra” (ashabul-yamin), mentre chi è più vicino all’orizzonte satanico, è di quelli della “mano sinistra” (ashabul-yasar).

Quel che è peraltro rimarchevole, è che è possibile purificare la natura innata dopo che essa è stata corrotta. L’uomo, sicché dimora in questo mondo, può sottrarsi al dominio di Satana, può facilmente mettersi dalla parte di Dio e delle schiere dei Suoi angeli, che sono i ministri della Sua misericordia.

La realtà della lotta contro sé stessi (jahadatul-nafs), che secondo l’Inviato di Dio (S) è ancor più meritoria che non la lotta contro i nemici esterni della fede, il “Jihad più grande”, consiste nel sottrarsi al dominio di Satana per entrare a far parte delle schiere di Dio.

A questa stregua, il primo livello della purità è l’obbedienza e l’osservanza delle leggi e dei comandamenti divini.

Il secondo livello è l’ornamento delle virtù morali.

Il terzo livello è la purità del cuore, che non è altro che la sua completa sottomissione a Dio Altissimo, in virtù della quale esso diviene luminoso, o piuttosto, entra a far parte del mondo di luce e s’identifica con uno dei gradi della luce divina. La luminosità del cuore trabocca e trascorre agli altri organi e poteri interni, e il suo intero dominio si tramuta in luce, luce su luce, sino a che il cuore non diviene divino, e la divinità (hadratu-llahut, presenza della divinità, n.d.t.) si manifesta a tutti i livelli, sia interni che esterni. Stando così le cose, la servitù è annichilita e svanisce del tutto, e la Signoria si manifesta apertamente, nel qual caso il cuore del “salik” (“colui che prende e segue una Strada”, nel lessico irfanico “il pellegrino in viaggio presso Dio”, n.d.t.) è sopraffatto dalla pace dell’intimità dell’Altissimo, ama il mondo intero, è rapito dall’estasi divina, i peccati gli vengono perdonati e vengono ricoperti dallo schermo delle “manifestazioni d’amore” (tajalliyatul-hubb), la santità (wilayat) comincia ad apparirgli, ed egli diviene degno di partecipare al “Consesso della Gioia” (mahdarul-uns). Dopo di che, vi sono altre stazioni, che non è il caso di menzionare in queste pagine.

Dall’”Adabu-Salat” dell’Imam Khomeyni (Discorso II, Argomento II, Capitolo II)

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Novità editoriale | Quaderni della Sapienza, Volume Terzo, Irfàn Edizioni


QUADERNI DELLA SAPIENZA – VOL. III (Irfan Edizioni)

A cura del Centro Studi Internazionale “Dimore della Sapienza”

Indice:

Luis Alberto Vittor

Verso una definizione di Sciismo –

Al-Ijma: un criterio condiviso per definire

l’eresia?

GARY M. LEGENHAUSEN

Problematiche attuali della teologia cristiana nel

pensiero islamico

RICCARDO M. DE PAOLI

Note sulla diffusione del Cristianesimo in età apostolica

Giuseppe Aiello

Il declino del cristianesimo e la nascita del mondo moderno

Eduardo Ciampi

Alcune considerazioni sul simbolismo del Salmone

ANTONIO BONIFACIO

Henry Corbin, archeologo dello spirito (L’immaginale salverà il mondo?)

ALBERTO PERANI

I sette gradi dell’anima in S. Agostino 

FRANCESCO COMANDINI

La visione cosmologia nei primi edifici cristiani

Lorenzo Sangalli

Le possibilità tradizionali del teatro. Riflessioni a partire da uno studio di René Guénon

Recensioni:

– Eduardo Ciampi, Il destino di Frankenstein (di

P. Gulisano e A. Antonazzo)

– Eduardo Ciampi, Peter Greenway araldo del

“pensiero” europeo del XXI secolo

Islam Sciita | Intervista rilasciata da Ruhollah Roberto Arcadi alla Rivista di Filosofia, dipendente dal giornale Hamšahrī

Abbiamo avuto modo di conoscere Roberto Ruhollah Arcadi, in due precedenti occasioni e con lui affrontare alcuni temi, espressi in questa lunga intervista. Riteniamo possa risultare di estremo interesse a coloro i quali sanno riconoscere il portato tradizionale del messaggio sciita. 


Nativo di Lecce, ha compiuto gli studi classici presso il Liceo Ginnasio Giosuè Carducci di Milano, conseguendo in seguito la laurea in ingegneria nucleare, indirizzo elettronico, presso il locale Politecnico. Ha quindi seguito per un certo tempo lezioni di filosofia e lettere presso la locale Università Statale, ma senza conseguirvi nessun titolo.

Per quale ragione, dopo gli studi d’ingegneria, ella ha deciso di dedicarsi in seguito con grande serietà a quelli filosofici, tanto che hanno finito con l’assumere, nella sua vita successiva, un ruolo primario?

Sono sempre stato molto legato, sino dal tempo degli studi liceali, alla filosofia, tanto che, dopo avere completato il corso dei miei studi scientifici, mi sono dedicato di nuovo con ardore a quella disciplina, ricominciando con la lettura diretta di autori antichi e moderni. Il fatto è che ero alla ricerca di qualcosa come di perduto, certo irreperibile nelle discipline scientifiche, tanto che anche queste furono occasione della mia ulteriore ricerca. Va osservato peraltro che mi ero accostato per curiosità alla scienza moderna, date le sue pretese roboanti, che si rivelarono invece ai miei occhi del tutto infondate.

Lungo il suo precedente percorso filosofico, ha avuto un Maestro?

No, le mie letture e la mia ricerca furono allora esclusivamente personali. E certi incontri e frequentazioni, con esponenti sufi, indù, cattolici, ed ortodossi si rivelarono assolutamente deludenti le prime due, in particolare quelle con gli ambienti sufi, insufficienti le seconde, anche se non negative. Si trattò come di un ardore che mi sospingeva, sentivo come una sete di conoscenza che mi era difficile saziare, avendo domande a cui cercavo risposta, il che m’indusse però ad andare alla ricerca (più che di un cambiamento), di un coronamento e compimento di quelle che erano state le mie precedenti convinzioni religiose, con un profondo emendamento esistenziale.

Nella filosofia occidentale moderna e contemporanea, quella per così dire corrente, non vidi la presenza vittoriosa d’Iddio, sia magnificato ed esaltato, trattandosi dunque di un pensiero senza spirito. Tutto quello che studiavo ed appuravo a questo riguardo, mi dava un senso di vuoto e di nulla, com’era stato anche per i miei precedenti studi scientifici. Mi diedi quindi allo studio delle varie religioni, occidentali ed orientali, dal Cristianesimo, sia dell’Ortodossia, sia del Cattolicesimo, che approfondii ulteriormente, al Buddismo, ed all’Induismo (nella sua variante vedantica), sino alle correnti sufi in seno all’Islam.

Questo sino agli eventi della Rivoluzione Islamica in Iran, allorquando mi capitò di vedere in televisione l’Imam Ķomeynī, la misericordia d’Iddio su di lui. Mi stupirono e m’attrassero la grandezza, la fermezza, la gravità e dignità, la capacità di guida e di resistenza di quell’uomo eccelso, tanto che incominciai a domandarmi: “Chi sarà mai costui? Da quale mondo è venuto qui tra noi? Chi lo ha mandato?” Com’era che quest’uomo straordinario sapesse opporsi, con tanto coraggio ed irriducibilità, ai poteri di questo nostro basso mondo, era per me un segreto, un quesito affascinante ed eccitante.

Fu per questa ragione, che intrapresi ricerche e letture lunghe ed approfondite sull’Islam, ed in particolare sulla Rivoluzione, per saperne di più su quell’uomo straordinario, e su tutto quello che aveva relazione con lui. All’inizio, come dicevo, ero entrato in contatto con gruppi sufi e sunniti, traendone un’impressione deludente, in seguito con degli sciiti italiani, che mi fecero conoscere degli iraniani, d’orientamento rivoluzionario, residenti a Milano.

Dopo di che, fu alla fine del mese di Šahban del 1997, che su segnalazione di un amico del gruppo degli italiani, mi recai quasi per caso al Centro degli iraniani di Milano, usato come moschea, in occasione della commemorazione dell’anniversario nascita dell’Imam Mahdi, che Iddio Altissimo voglia affrettarcene la gioia. Dove pronunciai la mia professione di fede, per tutta una serie di coincidenze, senza peraltro averne all’inizio l’intenzione, diventando anch’io un seguace della Famiglia del Nunzio divino.

Quand’è che venne in Iran per la prima volta?

Mi recai in Iran per la prima volta due anni dopo la mia professione di fede. Si trattò di un viaggio d’istruzione con i fratelli italiani, a cura della nostra associazione. Quindi ancora vi venni due anni dopo, per conoscervi una sorella iraniana che poi sposai, la quale mi era stata presenta da conoscenti comuni, accettando peraltro come condizione del contratto giuridico di matrimonio l’impegno di risiedere in Iran, essendo peraltro ben contento di farlo.


Quanto tempo era trascorso dalla sua prima conoscenza dell’Imam sino alla sua entrata nell’Islam?

Trascorsero 18 anni.

In questo frattempo, l’ondata di propaganda contro l’Imam e la Rivoluzione fu assai violenta; i mezzi d’informazione occidentali equipararono l’Imam alle autorità cristiane del Medioevo (1). Com’è che ella non venne influenzato da quei giudizi?

Non me ne feci influenzare, perché i mezzi d’informazione occidentali per lo più mentono (spesso sapendo di mentire).

Nel corso delle sue letture filosofiche, ebbe un qualche contatto diretto con qualche pensatore?
No, il mio fu un percorso personale, senza aver avuto contatti con pensatori occidentali, essendomi peraltro occupato per lo più di filosofia antica e medievale. Tra i moderni, ho letto con particolare interesse le opere del francese René Guénon, e dell’italiano Julius Evola, che esaminano, giudicano, e condannano il mondo moderno alla luce della spiritualità e della tradizione. Rene Guénon entrò nell’Islam aderendo ad una confraternita sufi in Egitto, dove andò a vivere.
Tra le sue letture ha letto anche i libri di Frithjof Schuon?

Certamente, ho letto molte delle sue opere, come anche qualcosa dell’indù Ananda Coomaraswami, così come anche di Titus Burckart, oltre a quasi tutti gli scritti dei due autori suddetti, Guénon ed Evola, e di altri ancora, tutti quanti esponenti della corrente del cosiddetto “tradizionalismo integrale”. Così come anche alcuni dei testi di Hernri Corbin, e di altri autori ancora, i quali hanno presentato, in vario modo, e con vario esito, l’Islam al mondo occidentale.

Secondo lei, è da reputarsi soddisfacente la presentazione che Henri Corbin fa del mondo sciita. 

No, perché Corbin ha mescolato le proprie personali opinioni alla sua presentazione del mondo sciita, peraltro indubitabilmente pregevole. Uno studioso, nel riferire l’altrui pensiero, non deve immettervi le proprie concezioni, sebbene possa esporle a parte, anche sottoponendolo alla sua censura, non certo attribuirgli la propria visione delle cose, per quanto ciò possa talora avvenire incidentalmente, indipendentemente dalla sua volontà, come non è il caso per Corbin.

Ma Guénon era un sufi sunnita, non faceva parte della a Scia, mentre Corbin era sciita!                                                                                                   

Rene Guénon fu ufficialmente un musulmano, dimostrando inoltre in taluni suoi scritti un legame intimo ed un’altissima considerazione per la Scia. Ma a me non risulta affatto, almeno da quel che io ne so, che Corbin abbia mai formalmente pronunziato la testimonianza di fede. Contrariamente a certe convinzioni correnti, solo chi avrà pronunziato la formula “non c’è dio tranne Iddio”, potrà arrivare, per Suo dono, alla comprensione di certe realtà superiori.

Che ne pensa del giudizio di Henri Corbin, per cui la Scia è l’unica religione a non aver interrotto il suo rapporto con Iddio Altissimo, Ne sia esaltato l’Essere?

Quest’assunto è assolutamente corretto. Ma Corbin ha commesso un errore assai grave (che lo invalida). All’Imam Mahdi, che Iddio ce ne affretti la gioia, che è l’uomo Perfetto, tenendo conto della sua presente funzione vicaria, compete d’essere presente a tutti i livelli dell’essere, avendo l’essere svariati livelli sopraordinati. Ma Corbin sosteneva, per parte sua, che egli avrebbe avuto invece solamente un’esistenza immaginale. Per avvicinarsi ad Iddio Altissimo, sia magnificato ed esaltato, il primo gradino, come recita del resto lo stesso Sacro Corano, è la percezione di questo nostro basso mondo materiale.

Laonde l’Imam Mahdi, essendo l’Uomo Perfetto vivente e presente, dovrà avere anche un essere corporeo e materiale, essendo questo il primo passo per l’uomo comune, che egli abbia un qualche contatto, in modo ordinario, (diretto od indiretto, vale a dire, per questo nostro basso mondo), con il rappresentante d’Iddio Altissimo, sublimi Ne siano i Nomi. Il primo rapporto con lui avrà luogo per il tramite di questa presente materialità, ma Corbin lo nega.

Egli è certamente influenzato da una corrente dualista presente all’interno del Cristianesimo dei primi secoli, il cosiddetto “gnosticismo”, di origine manichea – che avrebbe avuto modo di farsi valere anche per il successivo Protestantesimo, al quale Corbin peraltro apparteneva – dal greco “gnosi”, vale a dire, “conoscenza”, la quale sosteneva che Iddio Altissimo, sublime Ne sia la lode, avrebbe creato solamente il mondo spirituale, non quello della materia.

Come conseguenza Corbin, per esempio, separa in particolare religione e vita pubblica, inveendo contro ogni preteso “suicidio” in tal senso, in opposizione agli ínsegnamenti dell’Imam Ķomeynī, che Iddio ne estenda l’ombra, e con le stesse ingiunzioni coraniche. Spezzando anche in generale, con questa sua convinzione, a mio modesto avviso, l’ordine ed il collegamento necessario, come da Molla Sadra e dal Sacro Corano, tra i vari livelli dell’essere.

Corbin non è mai giunto a questo grado, a questa concatenazione dei livelli dell’essere, a cui sono giunti invece i più alti interpreti dell’Islam – da Ibn Arabi, a Molla Sadra, all’Imam Ķomeynī – sulla scorta, vale la pena ripeterlo ancora, degli insegnamenti coranici, confondendo anche peraltro, errore peculiare della modernità contemporanea, il mondo spirituale con quello sottile. Sarà inoltre opportuno osservare, che le opere di Corbin possono essere preziose a mo’ d’inizio ed introduzione, non essendo consigliate a chi voglia andare oltre.

Sommi uomini di conoscenza e pensatori del passato come Ibn Arabi, Qaysari, Molla Sadra, Sohrawardi, Fayyid Kašani, così come anche tra i moderni grandi Maestri come l’Imam Ķomeynī, Sayyid Āštiānī, Mīrzā Qomšeī, sono a mio avviso da reputarsi incomparabilmente superiori per comprensione di dottrina, e per continuare il suddetto itinerario d’approfondimento, assolutamente incomparabili. La qual cosa vale non solamente per Corbin, ma per qualsivoglia occidentale, od occidentalizzante, od occidentalizzato.

Ha avuto contatti con Ibrahmi Dinani (noto pensatore iraniano contemporaneo, ndr)?
No, purtroppo non ho avuto quest’opportunità.
E con Sayyid Āštiyānī?
Ho letto alcune sue opere, acquisendo dimestichezza con le sue dottrine, ma non ho avuto la fortuna d’incontrarlo personalmente.
Qual è a Šīrāz la situazione degli studi filosofici?
Qui a Šīrāz ho la fortuna di seguire le lezioni di morale (aķlāq) e di conoscenza (ºirfān) del Maestro Karīm Ĥaqīqī, con il quale ho rapporti alquanto stretti, avendo l’onore di essere annoverato tra i suoi discepoli. Ĥaqīqī, uno dei massimi Maestri viventi, è autore di vari libri, tra quali spiccano quelli sulla purificazione, “tazakkī”, e quelli più propriamente sull’ºirfān, essendo egli a sua volta stato discepolo di Nejābat Šīrāzī, e di Anşārī Hamadānī

Secondo lei, la personalità filosofica ed irfanica dell’Imam Ķomeynī da chi è stata influenzata?

In primo luogo è opera e dono d’Iddio Altissimo, sia magnificato ed esaltato, essendoNe stato un segno eminente, latore della Sua grazia, quantunque abbia avuto rapporti assai stretti con personalità dell’ºirfān sciita, essendo stato influenzato da sapienti come Šahabadī e Malikī Tabrīzī, ed altri depositari della conoscenza, moderni ed antichi, come Molla Sadra ed Ibn Arabi. Ma io ravviso in lui in primo luogo un uomo d’Iddio, ne sia esaltato l’Essere.

Egli più che pensatore e filosofo, fu un ispirato, destinatario dei Suoi doni, essendosi consacrato sin all’inizio a Lui, Che lo fece grande, spiccando in lui peraltro l’ispirazione sull’argomentazione. Ricordo che in Italia ci venne chiesto se l’Imam fosse un platonico. Certo egli conobbe Platone e Plotino, certi elementi trascendenti e tradizionali comuni essendo presenti per ispirazione, al di là di ogni presunto e preteso prestito esterno, ma l’Imam giunge ai suoi risultati tramite l’Inviato d’Iddio Altissimo e la sua Famiglia immacolata, ch’egli li benedica e dia loro la Sua pace, in quanto profusioni divine.

L’Imam fu un gran pensatore ed uomo di conoscenza, che nel contempo ebbe rapporti ottimi e stretti con la gente comune. Qual è il suo punto di vista a questo proposito?
L’Imam Ķomeynī fu una personalità completa, dai molti livelli, da non ridursi ad una sola dimensione, avendo egli maestria in molti campi eminenti, la qual cosa è da ritenersi un dono ed un ammaestramento divino. Fu per questa ragione, che egli ebbe anche rapporti stretti con quella gente comune, che egli ebbe l’incarico divino di guidare, essendo anche questo un segno d’Iddio Altissimo, sia magnificato ed esaltato, un Suo dono particolare.

Qual è la sua opinione sull’influenza d’Ibn Arabi sull’Imam?

L’Imam subì molto la sua influenza, come molti altri uomini di conoscenza. L’Imam prese molto sia da Ibn Arabi che da Molla Sadra, tanto da esser considerato uno dei massimi esponenti della corrente sadriana contemporanea. Va però tenuto conto del fatto, che Molla Sadra fu uomo di conoscenza e pensatore, Ibn Arabi un puro uomo di conoscenza, un contemplativo in senso stretto. Ibn Arabi si attiene strettamente al disvelamento presenziale, come attesta egli stesso nell’introduzione ai Fuşūş.

Mentre Molla Sadra per parte sua, nell’introduzione agli Asfar, afferma d’avere sì avuto anch’egli ispirazioni, ma di averle tradotte nel linguaggio argomentativo, essendo questa una sua prerogativa peculiare, la quale lo distingue da Ibn Arabi, accostandolo peraltro a Socrate, che fece in sostanza la stessa cosa, com’è peraltro riportato in molte opere platoniche. Cionondimeno, l’Imam, appunto nella sua completezza personale, prese da entrambi.

Quali sarebbero a suo parere le differenze tra Ibn Arabi e l’Imam nel dominio conoscitivo?

Oltre a quella sopra riportata, che riguarda anche Molla Sadra, non vedo grandi differenze, non fosse che, per certi argomenti, Ibn Arabi avrebbe fatto dissimulazione, “taqiyyaħ”. Il fatto è, che egli avrebbe anche subito interpolazioni, tanto che l’Ayatullah Ĥasan Zāde Āmolī riferisce che Ibn Arabi ha attestato che l’Imam Mahdi è il figlio dell’Imam Ĥasan Askari, la pace su di lui, essendo dunque egli vivente e presente, ma questo passaggio è stato cancellato dalle successive edizioni delle sue Futūĥāt, dov’era contenuto.

Anche Sayyid Āštiyānī riporta che Ibn Arabi aveva in somma venerazione la Famiglia del Nunzio divino, che poneva al vertice dell’esistenza creata, com’è anche, per esempio, per Ibn Fāriď. Ritengo in ogni caso che l’Imam, pur essendo al corrente di tutto questo, sia stato profondamente influenzato, com’è perspicuo dalle sue opere, dalla contemplazione d’Ibn Arabi. Pur tenendo conto che questi si limitava alla pura visione trascendente, mentre nella personalità dell’Imam possiamo ravvisare altri ambiti, essendo egli stato, oltre che un contemplativo, un pensatore, un giurisperito, Guida della comunità.

È da rilevarsi comunque, che negli scritti d’Ibn Arabi compaiono alcuni asserti apparentemente contrari ai seguaci delle Genti della Casa, peraltro maldestramente usati dalla propaganda avversa. Assunti che bisogna in ogni caso interpretare, o in ragione della dissimulazione, o trattandosi d’interpolazioni successive a lui affatto estranee, o per il fatto che egli non avrebbe avuto contatti diretti con sciiti autentici, o per il fatto che la stessa visione presenziale trascendente, eccettuati gli Inviati ed i Vicari, non è infallibile, od altro ancora.

In Occidente, i pensatori più conosciuti, sin dal Medioevo, sono Avicenna (Ibn Sina) ed Averroè (Ibn Rušd). Pensa che per questa via, vale a dire, presentandolo tramite Avicenna, sia possibile far conoscere in Occidente il pensiero sciita?

Non sono di questa opinione. La priorità va a Molla Sadra, essendo stato Ibn Sina fondamentalmente un aristotelico, in considerazione del fatto che il pensiero aristotelico originariamente e fondamentalmente è orientato verso la materia, solo indirettamente e conseguenzialmente alla trascendenza, senza che si sia avvalso della contemplazione trascendente. Al presente si ha in Occidente una certa conoscenza (anche negli ambienti universitari, dei cosiddetti “islamisti”), d’Ibn Arabi, del che ha avuto merito anche René Guénon.

A mio modesto avviso, un autore come Molla Sadra è certamente da ritenersi molto più adatto per presentare all’Occidente il pensiero e la sapienza sciita. Sayyid Muhammad Ķameneī, fratello della Guida, fa peraltro nella sua introduzione ai Mażāhir di Molla Sadra, un’osservazione assai interessante, vale a dire, che Ibn Sina avrebbe a tal punto cambiato la dottrina aristotelica, che lo stesso Aristotele non vi si sarebbe più riconosciuto.

A questo medesimo riguardo, va rilevato, com’è che le opere dell’Imam Ķomeynī, nella fattispecie quelle filosofiche ed irfaniche, così come quelle di Molla Sadra, siano quasi del tutto ignote in Occidente, anche tenuto conto del fatto che l’Imam ebbe concezioni spiccatamente sadriane, che influenzarono nettamente tutta la sua vita e tutto il suo agire, essendo dunque proprio su questa via che bisognerebbe procedere, senza che purtroppo lo si sia fatto sinora.

Va inoltre osservato, che nel mondo musulmano ha avuto grande diffusione un testo, in arabo, “Ūŧūlūjiyā”, cioè “Teologia”, citato da Molla Sadra e dall’Imam, attribuito ad Aristotele, in realtà tratto dalle Enneadi di Plotino, detto in arabo “Al Šayķu-l-Yūnanī”, il “Maestro Greco”, il più importante esponente della corrente platonica dopo Platone. È dunque rimarchevole il fatto, che Aristotele, nel modo musulmano, sia stato conosciuto nella luce della sapienza platonica, quantunque non abbia perso per questo i suoi difetti d’origine.

Le risulta che le opere dell’Imam Ķomeynī siano state tradotte in lingua italiana?

Sì, ma si tratta di pochi testi, purtroppo per lo più colmi di difetti ed addirittura di strafalcioni verbali, dovuti a traduttori senza padronanza della lingua e della cultura italiana, oltre ad essere palesemente privi di ogni competenza dottrinale.

In considerazione di queste lacune, quali iniziative ella ha preso in tal senso?

Ho tradotto dapprima il Serre Salat [Il Segreto della Preghiera] dell’Imam dall’originale persiano, sotto l’egida del centro di Tehran preposto alla diffusione ed alla pubblicazione delle sue opere. Dopo di che ho tradotto dall’originale arabo la Mişbāĥ, ivi inclusa l’introduzione di Sayyid Āštiyānī, opera più breve, ma ancor più impegnativa, senza che in Iran nessuno se ne facesse carico della pubblicazione. Ho pertanto deciso di farla stampare in Italia, senza averne ricavato sinora nessun vantaggio materiale, rendendone comunque grazie ad Iddio, sia magnificato ed esaltato.

Nella speranza che Egli, tramite l’Imam Mahdi, voglia affrettarcene la gioia, si degni di accettare i miei sforzi. Mi sono affidato Iddio Altissimo, Ne sia esaltato l’Essere, del Quale, grazie all’intercessione dei suoi Puri, sono debitore. Anche se sono dell’opinione, che tali sforzi andrebbero più incoraggiati, senza tenerli in non cale, trattandosi di occasioni d’oro per far conoscere in Occidente, nella fattispecie in Italia, la sapienza ed il pensiero sciita.

Secondo il suo punto di vista, quali innovazioni dottrinali dobbiamo all’Imam?

A questo proposito, occorre in primo luogo intendersi sul significato della “novità”. L’Imam fu un retto seguace delle Genti della Casa, di cui egli espose la dottrina anche su punti che erano stati dimenticati, od erano rimasti nascosti, così come egli ridiede vita all’opera di ascesa esistenziale personale e comunitaria, non fu in nessun modo un “innovatore”, come danno ad intendere certi ignoranti. Tutto questo non fu nulla di nuovo, avendo egli percorso, anche con la Rivoluzione Islamica, l’itinerario dell’Inviato d’Iddio e della sua Famiglia immacolata.

La Rivoluzione Islamica è stata, ed è tuttora, soprattutto un rivoluzione “irfanica”, un moto d’avvicinamento ad Iddio (eccelsa Ne sia la lode), non certo agli Stati Uniti od all’Unione Europea, essendosi egli sollevato in Suo nome, e per Sua incombenza. Perché l’Imam, come appunto già dicevamo, fu un uomo completo, senza che la sua personalità fosse limitata a taluni aspetti ad esclusione di altri, avendo avuto egli per suo centro Iddio, sublimi ne siano i Nomi, e la Sua Rivelazione, vale a dire, il sua Inviato e la sua Famiglia.

L’Imam Ķomeynī si fece latore presso la comunità di questo messaggio, che la trascendenza non deve rimanersene confinata in un angolo, non deve restarsene confinata all’individuo, ma deve essere invece qualcosa di pubblico, di coinvolgente la comunità, non rinchiusa in un convento fratesco, deve guidare la società, non essendo questa una sua convinzione personale, in quanto egli non fece altro, se non ridare vita ad un aspetto della dottrina del Nunzio divino e della sua Famiglia immacolata, la Sua pace e benedizione su di loro.


Qual è a suo avviso la parte più attraente, profonda, ed affascinante del Serre Salat?

Tutte le parti del libro sono attraenti ed affascinanti, tutte eccelse e sublimi, espresse nella miglior forma, essendo certo Iddio, sia magnificato ed esaltato, ad averlo ispirato. Il Maestro Ĥaqīqī afferma che il Serre Salat è il più bel libro che sia mai stato scritto sulla Preghiera. Non mi sarebbe possibile riandarne parte per parte il testo per farne una scelta in questa sede, anche per il fatto che per chi non ha dimestichezza con l’°irfān e la filosofia trascendente, l’esposizione potrebbe esserne alquanto ostica, il medesimo discorso valendo per la sua traduzione, nel suo sforzo d’attenersi all’originale.

E per la Meşbāĥ?                                                                                                  

Anche questa, come il Serre Salat, è un’opera eccelsa ed ardua, che s’adopera per far pervenire il lettore alla realtà trascendente dell’Intimità Divina. La traduzione di questi due libri si è per me protratta per alcuni anni, complessivamente oltre sei, trattandosi di un lavoro assai impegnativo, essendomi alquanto difficile trovare i vocaboli adatti, data la differenza tra l’arabo ed il persiano, e l’italiano, in particolare, per quel che concerne il gergo peculiare dell’°irfān. Avendosi invece per a filosofia in senso stretto una corrispondenza, sebbene non sempre facile e ravvisarsi, tra il linguaggio greco e latino, e quello arabo.

Perché l’originale venisse reso quanto più possibile fedelmente, sono stato costretto a reiterate revisioni e correzioni, sentendo tutto il peso della mia responsabilità, quantunque abbia fatto di tutto per mantenermi fedele all’originale, pur adoperandomi per renderlo nel migliore italiano. Chiedo ad Iddio Altissimo, Ne sia esaltato l’Essere, così come ai lettori di questa mia modesta traduzione, di perdonare tutte le mie lacune, addebitandole a me, non certo al testo originale, sperando possano nondimeno trarre vantaggio dal mio lavoro.

A suo parere, le opere d’Ibn Arabi possono corrispondere al presente bisogno di conoscenza?

 Certamente, a partire dai Fuşīş, che sono al momento il suo testo più diffuso e conosciuto, essendo l’efficacia della sua opera eccelsa fuori discussione, a patto di trarla fuori dai limiti dell’orientalismo universitario, come dal fanatismo dei suoi cattivi interpreti, certi sufi inautentici o deviati, incapaci gli uni e gli altri, di intenderne a dovere sia lo spirito, sia la lettera, che si adoperano per strumentalizzarne il messaggio in senso settario. Per la qual cosa s’imporrebbe anche un ulteriore lavoro d’informazione ed interpretazione.

Gli ambienti degli studiosi occidentali come hanno reagito alla dottrina dell’Imam?

Come avevo detto in precedenza, in assenza di una linea d’azione corretta ed efficace, i più non conoscono la personalità dell’Imam sotto il riguardo del pensiero e della conoscenza trascendente. Né ci sono da farsi soverchie illusioni a questo proposito, dato l’assai modesto livello intellettuale della maggior parte dei cosiddetti “studiosi” occidentali, universitari o no, quasi sempre del tutto avulsi dal dominio superiore della sapienza, anche dottrinale. Possiamo affermare in tutta certezza, che i sapienti autentici sono quasi del tutto assenti dall’orizzonte dell’Occidente moderno e contemporaneo.

L’Imam è conosciuto in Occidente in genere sotto il riguardo della sua azione sulla vita pubblica, non sotto quello filosofico ed irfanico, della sua dottrina e del suo segreto divino, come appunto dicevamo poc’anzi, essendo questo un carico assai grave per chi se ne è reso responsabile, in qualsiasi misura, a parte le suddette difficoltà d’ambiente. In Occidente, ed in parte, dobbiamo purtroppo riconoscerlo, persino in Iran, l’Imam Ķomeynī, che Iddio n’esalti rango, rimane un tesoro nascosto, che attende ancora di essere scoperto.

NOTE DELL’INTERVISTATO

Nella loro visione distorta del Medioevo, frutto della propaganda illuminista e massoni

2)La personalità di Schuon è peraltro composita, equivoca, per certi versi anche oscura. A prescindere dal valore innegabile di certe sue osservazioni quanto al confronto tra le varie forme tradizionali, egli ha intrapreso nel corso della sua vita iniziative assai poco felici. Nella sua confraternita sufi in Europa, tanto per fare un esempio, per venire incontro alle presunte esigenze dei convertiti d’Occidente, ha consentito il consumo della carne di porco, ponendosi così, come certi pretesi Maestri sufi, al di sopra della Legge Rivelata.

Egli si è più volte opposto velleitariamente ai seguaci della Famiglia dell’Inviato, ed alla sua Famiglia stessa, prendendo per buoni, senza nessuna circospezione o verifica, quei detti messi in circolazione da Muawia, che ancora continuano ad imporsi, mercé di quelle tenebre in cui gli Ommaiadi, come afferma giustamente il tunisino Tijani, hanno sprofondato la Comunità dei Credenti. Ritenendo ad esempio, contro i dettami del Nunzio divino al tempo della morte dello zio Hamza, il cordoglio di Ašura dovuto ad influenze cristiane.

Nella sua infelicissima controversia con René Guénon, si è dato addirittura ad accusarlo di avere sopravvalutato l’Islam nei confronti del Cristianesimo, al quale quello sarebbe addirittura assai inferiore. Da ultimo, emigrato negli Stati Uniti d’America si è affiliato, con una decisione alquanto strana, alla tradizione, peraltro rispettabile, di Sioux, per poi finire coinvolto incresciosamente in accuse giudiziarie assai poco edificanti, alle quali vogliamo non credere.

In definitiva Schuon per questi difetti, nonostante i meriti suddetti, è da considerarsi di gran lunga inferiore agli altri due grandi autori del tradizionalismo integrale. Ivi incluso Evola, a dispetto di certe sue discutibili esperienze e convinzioni personali, che pure musulmano non fu mai, ma nutrì sempre nondimeno un profondo rispetto per l’Islam, in particolare per quello della Gente della Casa, ritenendolo peraltro assai superiore al Cristianesimo.

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CORSO DI STUDI ISLAMICI | A Roma presso la sede dell’associazione “Imam Mahdi” (aj).

L’associazione Islamica Imam Mahdi (aj), in collaborazione con l’università Jamiat al-Mostafa, organizza un corso di “Studi Islamici”

Inizio corso: 14 ottobre 2016

Orario lezioni: Venerdì 19-21 e domenica 16-18 

Il corso comprende vari moduli, tra cui Dogmi del credo, Storia islamica, Giurisprudenza islamica, Arabo, ecc.

I corsi sono aperti a musulmani e non musulmani, si svolgeranno in italiano, sono gratuiti e la frequenza non è obbligatoria, se non per coloro che vogliono l’attestato di frequenza (che verrà rilasciato per ogni singolo modulo completato). A chi completerà tutti i moduli con i relativi esami verrà rilasciato un certificato dall’università Jamiat al-Mostafa (università internazionale di Qom-Iran).

I corsi si svolgeranno presso il Centro Islamico Imam Mahdi (aj), via Gualdo Tadino, 17 Roma. Gli istruttori saranno, l’Hujjatulislam Dott. Abolfazl Emami e Hanieh Tarkian, entrambi studiosi del seminario religioso di Qom (Iran)

È necessario, per motivi organizzativi, confermare la proprio adesione per email talebeh_qom@yahoo.it

“Studio comparativo sulla figura di Maria” | Un estratto dal libro di Hanieh Tarkian, Irfàn Edizioni

Studio comparativo sulla figura di Maria. La madre di Gesù nella tradizione cristiana e islamica. Le parti tra virgolette sono riportate testualmente dalle fonti cristiane (si tratta di uno studio storico-religioso). 


Gli ultimi anni di vita di Maria, madre di Gesù, secondo la tradizione islamica e cristiana

Nel Corano non è menzionato nulla al riguardo e anche tra gli hadith non troviamo niente di esplicito, tuttavia un hadìth in cui all’imam al-Sadiq (a) fu chiesto chi avesse compiuto la lavanda rituale alla salma della figlia del profeta Muhammad (s), Fatima (a), egli rispose:

“Costui fu il Principe dei Credenti [Alì ibn Abitalib ]. […] In realtà Fatima era una veritiera e non avrebbe potuta lavarla se non un veritiero. [Rivolgendosi poi al suo interlocutore] Non sai che la lavanda rituale di Maria non è stata compiuta da altri che Gesù?” .

Da questo hadìth alcuni studiosi hanno dedotto che Maria sia morta prima dell’ascensione di Gesù.

Per quanto riguarda la visione cristiana, nel Nuovo Testamento non è menzionato nulla al riguardo, mentre vi sono circa una trentina di testi apocrifi che narrano dell’assunzione di Maria da cui si può ricavare uno schema di base in parte comune a tutti. 

In seguito all’ascensione di Gesù, Maria, che dimora a Gerusalemme, riceve da un angelo la notizia della sua prossima dipartita e Maria si prepara fisicamente e spiritualmente. Ella prega il figlio di venire personalmente a prendere la sua anima. Convoca quindi parenti e conoscenti perché le stiano vicino. Riceve la visita degli Apostoli (prima Giovanni, poi gli altri), che giungono ciascuno dai luoghi di missione, trasportati prodigiosamente. L’ultima notte è una veglia di preghiera e meditazione; il mattino giunge Gesù a prelevare l’anima di Maria e portarla in cielo. Il corpo invece viene seppellito dagli Apostoli in una tomba nuova. Durante il corteo funebre si verificano attacchi dei giudei, che vorrebbero impadronirsi del corpo di Maria per bruciarlo, ma vengono miracolosamente fermati. Il terzo giorno dopo la sepoltura, Gesù e gli angeli prelevano il corpo di Maria dalla tomba e lo portano in paradiso, dove si ricongiunge all’anima. 

La Dormizione della Santa Madre di Dio narra che Maria si recava al sepolcro di Gesù e lo pregava di chiamarla a sé . In seguito le apparve l’arcangelo Gabriele annunciandole che tra poco avrebbe lasciato il mondo e sarebbe ascesa ai cieli presso suo figlio . Quindi Maria prega di poter vedere gli Apostoli, ovunque essi siano, prima di lasciare questo mondo . Il primo ad arrivare è Giovanni, che si trovava a Efeso, trasportato dallo Spirito Santo . Maria gli dice che i giudei hanno fatto giuramento di bruciare il suo corpo quando sarebbe morta, ma Giovanni le risponde che ciò non accadrà . Essi sono quindi raggiunti dagli altri Apostoli, sia quelli che si trovavano in altre città, che quelli già morti . 

“[Maria] disse agli Apostoli: «Spargete incenso e pregate». E mentre essi pregavano, si produsse un tuono nel cielo e giunse un fragore terribile, come dei carri, ed ecco una moltitudine di stuoli di angeli e di potenze, e si udì una voce, come quella del Figlio dell’uomo, e i Serafini tutt’intorno alla casa in cui giaceva la santa e immacolata Madre di Dio e vergine. […] Allora le grandi moltitudini che erano convenute a Gerusalemme dai rispettivi paesi, per le preghiere, quando udirono i fatti meravigliosi avvenuti a Betlemme a motivo della madre del signore, accorsero sul posto invocando la guarigione di svariate infermità, e la ottennero. […] Ma i sacerdoti dei giudei, insieme con il loro popolo, erano fuori di sé per le cose successe” .

Si narra quindi il complotto dei giudei che però, grazie all’intervento dello Spirito Santo, non avrà successo, e Maria e gli Apostoli vengono miracolosamente trasferiti a Gerusalemme . 

“In quella medesima domenica disse la madre del Signore: «Spargete incenso, perché sta venendo Cristo con stuoli di angeli. […]». […] Il Signore si fermò presso di lei, dicendo: «Ecco: da questo momento il tuo corpo prezioso sarà trasferito in Paradiso, e la tua santa anima sarà nei cieli tra i tesori di mio Padre in uno straordinario splendore, dove è la pace e la felicità dei santi angeli, e anche di più” . 

“Gli apostoli trasportarono il feretro e deposero il suo prezioso e santo corpo a Gethsemani, in una tomba nuova. Ed ecco un soave profumo uscì dalla santa tomba della nostra Signora, Madre di Dio. […], compiuti i tre giorni, non si udirono più le voci [i canti degli angeli] e pertanto tutti capirono che il suo immacolato e prezioso corpo era stato trasferito in Paradiso” .

Il Transito della beata Maria vergine narra che:

“In quei tempi, prima che il Signore pervenisse alla sua passione, tra le molte altre cose che la madre domandò al figlio, si mise anche a interrogarlo circa il proprio transito, in questi termini: «Carissimo figlio, prego la santità tua perché, quando la mia anima dovrà uscire dal corpo, tu me lo faccia sapere tre giorni prima e tu stesso, diletto figlio, con i tuoi angeli la accolga». Allora egli accettò la preghiera della madre diletta e le disse: «[…] sappi per certo che la tua anima si separerà dal corpo e io la trasporterò in cielo, dove mai assolutamente avrà tribolazione o angustia»” .

“Pertanto, il secondo anno dopo l’ascensione del nostro Signore Gesù Cristo, la beatissima vergine Maria era sempre intenta nella preghiera, giorno e notte. E il terzo giorno prima di morire venne a lei l’angelo del Signore […] e le disse: «Fra tre giorni sarà la tua assunzione». Poi chiamò Giuseppe della città di Arimatea e altri discepoli del Signore, e quando si furono raccolti, con i parenti e conoscenti, annunciò a tutti quelli che erano lì presenti il proprio transito. […] Ma i discepoli del nostro Signore Gesù Cristo erano già sparsi per tutto il mondo a predicare al popolo di Dio. […] ecco tutti i discepoli del Signore, eccetto Tommaso, detto Didimo, furono condotti da una nube alla porta del talamo della beata Maria” .

“Venuta la domenica, all’ora terza, come lo Spirito Santo discese sopra gli apostoli in una nube, discese pure Cristo con una moltitudine di angeli e accolse l’anima della sua diletta madre. […] poi la luce si allontanò e insieme con essa fu assunta in cielo l’anima della beata vergine Maria” .

“Poi gli apostoli con grande onore deposero il corpo nel sepolcro, piangendo e cantando per il suo troppo amore e per la dolcezza. E ad un tratto li avvolse una luce dal cielo e, mentre cadevano a terra, il santo corpo fu assunto in cielo dagli angeli” .

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Maria (in ebraico Miryam e in arabo Maryam) è certamente uno dei personaggi più importanti sia nei testi cristiani che islamici. In ambito cristiano, i cattolici e gli ortodossi la venerano come la “Madre di Dio” e i protestanti riconoscono la sua santità. In ambito islamico, i musulmani la rispettano e onorano poiché è «eletta su tutte le donne del mondo» (Corano III:42), e prescelta da Iddio al fine di rendere lei e suo figlio un segno per gli altri esseri umani (Corano XXIII:50).

Come sostiene il sociologo statunitense A.M. Greeley, «Maria è, in Occidente, il simbolo culturale più potente e popolare degli ultimi duemila anni». Questo studio, condotto con imparzialità in base ai dati storici ripresi da fonti islamiche (Corano e hadìth) e cristiane (Nuovo Testamento, Vangeli apocrifi), vuole quindi presentare una interessante comparazione che aiuti a conoscere e approfondire questa straordinaria personalità.

Hanieh Tarkian (Tehran, 1980) si è laureata in Scienze islamiche presso il “Jamiat az-Zahra” (il più importante centro femminile di studi islamici dell’Iran), dove attualmente sta frequentando il corso di dottorato, e l’Università di Scienze islamiche di Qom (Iran). Ha frequentato anche il corso di alta formazione “Il cristianesimo nel suo contesto storico”, di cui questo libro costituisce la tesi.

Alcune considerazioni sulla fretta | Rivista di Studi Tradizionali


 
Continuiamo a proporre ai nostri lettori interessanti scritti pubblicati sulla rivista Lettera e Spirito, considerandoli particolarmente utili e adatti a chiarire e approfondire temi specifici del pensiero tradizionale. In questo bell’intervento “sulla fretta” (tratto dal n. 40), sono presenti alcuni riferimenti al rituale massonico che potrebbero far sorgere qualche interrogativo in chi ci segue. Non riteniamo inutile, quindi, specificare che qui si tratta della Massoneria operativa e tradizionale di cui ci parla Guénon, che nulla ha da spartire con la sua degenerazione sovversiva e antitradizionale che siamo giustamente abituati a criticare e condannare. Così come, del resto, quando serve, riteniamo validi eventuali richiami al Cattolicesimo, a prescindere dalla progressiva regressione modernista e antitradizionale di ampie frange della Chiesa attuale.

 

Quando li piedi suoi lasciar la fretta,

che l’onestade ad ogn’atto dismaga,

la mente mia, che prima era ristretta,

lo ’ntento rallargò, sì come vaga,

e diedi ’l viso mio incontr’al poggio

che ’nverso ’l ciel più alto si dislaga.

Dante, Divina Commedia, Purgatorio, III, 10-15

 

Dio ha fatto il tempo, ma l’uomo ha fatto la fretta

Chi fa in fretta fa due volte

Ciò che in fretta si fa, presto si rovina

Minore il tempo, maggiore la fretta

Guardati dai consigli frettolosi, perché la fretta è una cattiva consigliera

Si morde la lingua chi parla in fretta

Cosa non pensata, non vuol fretta

Proverbi popolari
La calma viene da Allah e la fretta da Satana

Hadîth trasmesso da Abdullah-Muhaimin bin ’Abbas bin Sahl bin Sa’d As-Saidi

La parola “fretta” deriva dal latino frictare, “fregare”. Giacché si ha frizione solamente tra elementi mobili discordanti, si può desumere come la radice della fretta sia la mancanza d’unitarietà dell’essere. Sinonimo di fretta è il termine “premura” (cfr. il francese être pressé), dal quale emerge come la fretta affligga coloro che sono schiacciati e oppressi dal tempo. «Talvolta si dice, forse senza comprenderne la vera ragione, che oggi gli uomini vivono più in fretta di una volta, e ciò è letteralmente vero; la fretta caratteristica che i moderni mettono in tutte le cose non è d’altronde, in fondo, che la conseguenza dell’impressione che ne provano confusamente»(1). «La fretta febbrile che i nostri contemporanei apportano a tutto ciò che fanno […] non può che produrre agitazione e disordine» (2). L’umanità è preda di tale malattia cosmica che la colpisce in modo generalizzato, e non casuale, bensì provocata da forze ostili rappresentate da Satana, l’Avversario, per loro natura portate a distogliere l’attenzione degli esseri dal proprio “centro”.

Il detto “La calma viene da Allah e la fretta da Satana” (3) e i numerosi proverbi popolari sulla fretta contengono un avvertimento chiaro per chi voglia cercare di vincere questo grave vizio insito nella natura umana e che in questa fase di discesa ciclica impregna inevitabilmente tutti gli esseri dalla loro radice.

La fretta induce chi ne è afflitto a una sempre maggiore superficialità e approssimazione, portandolo a perdere gli aspetti qualitativi e profondi della realtà. Non bisogna tuttavia confondere la “calma” con la passività di chi non utilizza in modo corretto il proprio tempo (4), che non domina ma dal quale è dominato (5).

«Il tempo è una spada, se non lo si taglia con la Verità (al-haqq), esso taglia con il falso (albâtil)! Tutti gli istanti sono stati impegnati per la loro ragione d’essere. Giacché gli istanti sono tre: “Il passato, ed è quello che hai vissuto; il presente, ed è quello che tu occupi con ciò che ti reclama; e l’avvenire: esso ti è nascosto, quindi non occupartene!”. Colui che s’assorbe nel passato e nell’avvenire perde il tempo del quale gli sarà chiesto conto, il presente, che non si rimpiazza (6). Se vuoi compiere più tardi ciò che per te è allora spirato, il momento che avrai scelto per adempierlo ti apostroferà dicendoti: “Io, non sono stato creato per niente. Cerca un altro momento libero. Se lo trovi, compi ciò che devi! Ma non lo troverai”. Perciò si dice: “Il tempo, è quello che tu vivi nel presente. Non è né passato né avvenire”» (7).

La fretta non permette d’attualizzare la vocazione dell’essere, giacché indebolisce il retto comportamento in ogni atto (“la fretta, | che l’onestade ad ogn’atto dismaga”) (8), sia esso esteriore o interiore, e ottenebra l’intelletto: solamente rinunciandovi e vincendola, la percezione del proprio orizzonte intellettuale può allargarsi e raggiungere i limiti massimi concessi dalla propria natura. Fretta e concentrazione sono dunque inconciliabili (9), la prima è dovuta alla dispersione, mentre la seconda induce l’azione precisa e sollecita (10), ossia la solerzia. Da ciò emerge come fretta e sollecitudine non siano affatto sinonimi (11): la prima tende verso l’esteriore, rende schiavi dell’illusione del “fare” e provoca soltanto agitazione e disordine, la seconda, orientata verso l’interiore, può generare concentrazione, base indispensabile per l’accesso a ogni conoscenza; la prima caratterizza l’individuo preso nell’impossibile compito d’esaurire le possibilità insite nell’ipotenusa del triangolo pitagorico (12), la seconda è propria dell’essere che tende al centro sul cateto (13).

Come l’idea precede necessariamente l’atto, la predisposizione dell’essere, ossia il suo corretto orientamento, è indispensabile affinché l’azione sia proficua (14); solo così, nel suo agire, esso potrà tendere con la concentrazione al proprio centro. L’illusione che le cose possano essere fatte più velocemente senza mettersi prima nella condizione ideale per compierle porta alla fretta, che spinge l’essere ad agire senza riflettere su ciò che fa, mettendolo così in balia di chi ha gli strumenti per manipolarlo (e questo può farci intuire uno dei motivi per cui questa malattia cosmica è oggigiorno così diffusa).

In sintesi si può dire che la fretta è generata e alimentata da diversi vizi, cui ci si può opporre adeguatamente: alla quantità va opposta la qualità, alla velocità la calma, alla dispersione e agli attaccamenti all’ambiente la concentrazione e il ricordo del divino, all’angoscia la tranquillità, all’agitazione e alla mancanza di controllo la pazienza e la disciplina, al perdersi nel passato o in fantasmagoriche previsioni sul futuro la presenza ai propri atti, al disordine l’ordine che si fonda sul metodo e che permette di fare le cose al momento giusto; in quest’ottica sarebbe opportuno gerarchizzare le proprie attività in modo da concedere il legittimo spazio alle più importanti, eliminare quelle superflue (15) e ridurre quelle alle quali si concede colpevolmente troppo spazio (16). La tensione dell’essere verso il proprio centro comincia dall’occuparsi solo di ciò che lo riguarda sfrondando il resto (17).

Questo lavoro di sgrossatura della pietra che porta a contrastare la fretta dovrebbe essere condotto senza cadere nello schematismo, ma cercando di essere ricettivi alle qualità del momento che si sta vivendo (18). Così come v’è un’orientazione spaziale che dirige verso il centro, ve n’è una temporale che coincide con una tensione verso l’eterno di cui la coscienza del presente è un riflesso. Per liberarsi dai nefasti influssi della fretta è necessaria una continua discriminazione, un lavoro “contro corrente” che deve costantemente essere rinnovato e che richiede attenzione e dedizione, vigilanza e perseveranza; tuttavia non ci sono alternative, è indispensabile farlo se si vuole uscire dalla follia organizzata che ci circonda e dirigersi verso la stabilità dell’Eterno (19).

                                                               Bruno Montolio

Tratto da: www.letteraespirito.com

1 R. Guénon, Le Règne de la Quantité et les Signes des Temps, Éditions Gallimard, Paris, 1945, cap. XXIII: Le temps changé en espace. Per comodità del lettore, riproduciamo per esteso il paragrafo che contiene il passo citato: «Il tempo consuma in un certo qual modo lo spazio, per un effetto della potenza di contrazione che rappresenta e che tende a ridurre sempre più l’espansione spaziale alla quale s’oppone; ma, in quest’azione contro il principio antagonista, il tempo stesso si svolge con una velocità sempre crescente, giacché, lungi dall’essere omogeneo come suppongono coloro che non lo considerano che dal solo punto di vista quantitativo, è al contrario “qualificato” in maniera differente a ogni istante dalle condizioni cicliche della manifestazione alla quale appartiene. Quest’accelerazione diviene più apparente che mai alla nostra epoca, poiché essa assume proporzioni esagerate negli ultimi periodi del ciclo, ma, in realtà, essa esiste costantemente dall’inizio alla fine di questo; si potrebbe dunque dire che il tempo non contrae solamente lo spazio, ma che contrae anche progressivamente se stesso; questa contrazione s’esprime con la proporzione decrescente dei quattro Yuga, con tutto ciò che implica, compresa la diminuzione corrispondente della durata della vita umana. cit. Al suo grado estremo, la contrazione del tempo arriverà a ridurlo finalmente a un unico istante, e allora la durata avrà veramente cessato d’esistere, giacché è evidente che, nell’istante, non può più esservi alcuna successione. È così che “il tempo divoratore finisce col divorare se stesso”, in modo che, alla “fine del mondo”, vale a dire al limite stesso della manifestazione ciclica, “non v’è più tempo”». 

2 R. Guénon, Le Règne de la Quantité et les Signes des Temps, ibid., Avant-propos. «L’incremento della velocità degli avvenimenti, con l’avvicinarsi della fine del ciclo, può essere paragonato all’accelerazione che esiste nel movimento di caduta dei corpi pesanti; il cammino dell’attuale umanità assomiglia proprio a quella d’un mobile lanciato su una discesa tanto più velocemente quanto più s’avvicina al basso» (ibid., cap. V: Les déterminations qualitatives du temps). 

3 Hadîth trasmesso da Abdullah-Muhaimin bin ’Abbas bin Sahl bin Sa’d As-Saidi che lo ha ricevuto da suo padre a cui è stato trasmesso da suo nonno (cfr. English traslation of Jâmi‘ At-Tirmidhî, Vol. 4, Chapters on Righteousness and Maintaining Good Relations with Relatives, Darussalam, Riyadh, 2007). 

4 “La Regola v’insegni il corretto utilizzo del Tempo” ammonisce un rituale massonico. 

5 Attitudine passiva che ricorda quella degli ignavi, incapaci di prendere partito e d’agire; Dante li presenta nel III canto dell’Inferno costretti in eterno a rincorrere un’insegna che gira in tondo senza senso:

E io, che riguardai, vidi una ‘nsegna

che girando correva tanto ratta,

che d’ogne posa mi parea indegna;

Non avendo fatto uso in vita del loro libero arbitrio, è come se questi dannati non fossero mai vissuti e sono ora continuamente pungolati da mosconi e vespe:

Questi sciaurati, che mai non fur vivi,

erano ignudi e stimolati molto

da mosconi e da vespe ch’eran ivi. 

6 Chiaro l’invito a cogliere l’attimo fuggente nel quale gli aspetti qualitativi si manifestano. Per questo, e per non essere inesorabilmente sopraffatti e schiacciati dal tempo come detto nell’incipit di questo passo, è necessaria un’attitudine attiva e vigile (Shaikh ‘Ali al-Jamal scrive: «L’intuizione è molto sottile e fuggitiva; se l’uomo non sta in guardia, scapperà dalle sue mani senza che se ne accorga», cfr. Lettres d’un maître soufi: le Sheikh al-‘Arabî ad-Darqâwî, Lettera 22, Archè, Milano, 1978). 

7 Shaikh Tadili, La vie traditionelle c’est la sincérité. Anche nella Bibbia viene evidenziato come ogni momento abbia una sua qualità propria: «Per tutto c’è un momento e un tempo per ogni azione sotto il sole. C’è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sbarbare il piantato. C’è un tempo per uccidere e un tempo per curare, un tempo per demolire e un tempo per costruire. C’è un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per gemere e un tempo per ballare. C’è un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli, un tempo per abbracciare e un tempo per separarsi. C’è un tempo per guadagnare e un tempo per perdere, un tempo per serbare e un tempo per buttare via. C’è un tempo per stracciare e un tempo per cucire, un tempo per tacere e un tempo per parlare. C’è un tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo per la guerra e un tempo per la pace» (Ecclesiaste, 3, 1-8). 

8 La vocazione è un richiamo del proprio principio interiore e la fretta, quale tendenza alla dispersione, è una sorta di rumore che ne distoglie l’ascolto; si ha fretta perché chiamati contemporaneamente da più parti, così il “lasciar la fretta” di Dante ben corrisponde alla tensione verso il silenzio interiore. Ecco cosa scriveva al proposito Albano Martín de la Scala nella nota 17 dell’articolo La Vocazione apparso nel no 34 di questa rivista: «In particolare, oggi più che nel passato, viviamo in un mondo pieno di rumori, frastuoni e richiami che si sovrappongono e a volte si mischiano in modo inestricabile e questo è vero per la condizione fisica, ma ancora di più per quella psichica. Il tendere verso il silenzio interiore è quindi un passo indispensabile per poter udire in modo sempre più chiaro la propria chiamata. Non a caso la disciplina del silenzio, anche esteriore, trova ampio spazio nelle più diverse forme tradizionali. Basti pensare al silenzio dell’apprendista in Massoneria o a quello praticato in diversi ordini monastici». 

9 La fretta è strettamente legata alla forza centrifuga. La velocità di un corpo legato a una corda e fatto roteare è tanto maggiore quanto più lunga è la corda. Analogamente si comportano l’umanità e i singoli individui, che sono tanto più soggetti alla velocità quanto maggiore è la loro distanza dal centro. La corda immaginaria di cui parliamo corrisponde al simbolico cateto di base del triangolo pitagorico che inizia ad allungarsi e ad allontanarsi dal cateto verticale, simbolo della Provvidenza, nel momento in cui l’essere, con un’affermazione della propria volontà individuale, gira le spalle al centro e si orienta verso l’esteriore. 

10 “Sollecito” deriva dal latino sollìcitus composto da sòllus, tutto, intiero, e cìtus, pronto, p.p. di cìo, muovo. “Solerte”, da sòllus e ars, arte, per conseguenza “esperto”, dotato di attitudine. 

11 E questo dovrebbe essere sufficiente a far comprendere come la lotta alla fretta non possa essere presa a scusa per giustificare quella che in realtà non è altro che pigrizia. 

12 Ipotenusa che, da un altro punto di vista, può essere messa in relazione con la discesa ciclica e la sua continua accelerazione. 

13 Per più ampi approfondimenti sull’argomento del triangolo pitagorico vedasi i ni 36 e 37 di questa rivista. Albano Martín de la Scala, nell’articolo Provvidenza, Volontà, Destino, scriveva: «La mentalità moderna, ignorando l’esistenza di un Ordine risultante dall’espressione nella manifestazione di un Principio Universale di carattere sovrumano, impegna la Volontà umana in un processo d’affermazione dell’individualità, unica realtà esistente secondo la sua percezione, alimentando l’ego in un processo propriamente indefinito. Ora, questa forza di Volontà può applicarsi ugualmente in senso contrario, quantunque per questo sia necessario riconoscere l’azione della Provvidenza». 

14 La copertura del tempio, che precede l’inizio dei lavori massonici, è un rito che evidenzia come tradizionalmente sia necessario creare le condizioni ideali prima di compiere qualunque atto. 

15 Generalmente il lavoro, il riposo e la ricreazione, le occupazioni familiari e l’attività rituale dovrebbero riempire la vita degli iniziati.

16 A questo proposito può essere interessante fare una riflessione su quale sia lo spazio che legittimamente può essere concesso al divertimento o alla ricreazione. Il verbo “divertire” deriva dal latino divèrtere, p.p. di divèrsus, composto dalla particella di(s), che indica allontanamento, e vèrtere, volgere. Il significato è quindi quello di volgere altrove, distogliere, distrarre, deviare. Un simile comportamento, essendo contrario e inconciliabile con la concentrazione e la rettitudine, non può che essere considerato illegittimo dal punto di vista tradizionale. Ben diversa la radice etimologica, e quindi il senso profondo, del verbo “ricreare”, dal latino recreàre, composto dall’iterativo re e creàre, creare, vivificare. Appare quindi evidente come la ricreazione, non solo sia legittima, ma rivesta pure un’importantissima funzione che si integra armoniosamente nell’attività tradizionale, permettendo a chi ne usufruisce di ritemprarsi in vista degli impegni che lo attendono; non a caso in Massoneria i lavori riprendono “Forza e Vigore” dopo la ricreazione. Quest’esempio è emblematico delle difficoltà che si possono incontrare nel giudicare dall’esterno certe situazioni e mostra come comportamenti apparentemente simili possano nascere da motivazioni differenti ed essere quindi intrinsecamente molto diversi tra loro. Come quasi sempre accade è l’intenzione o in altri termini l’orientazione a fare tutta la differenza. 

17 Il Martello e lo Scalpello sono gli strumenti simbolici con cui l’Apprendista è chiamato a lavorare sulla Pietra Grezza per sgrossarla, con una continua e paziente opera di sottrazione.

18 Nel dominio dell’azione, la “puntualità” è il fare le cose nel punto temporale esatto in cui devono essere compiute (in Massoneria i lavori cominciano simbolicamente a mezzogiorno e terminano a mezzanotte “in punto”). La puntualità permette di fare le cose appuntino, con precisione e solerzia, senza dover rincorrere affannosamente il tempo perduto o attendere. Ricordiamo che il termine “punto” deriva dal latino punctum da pungere, penetrare; se ne può quindi forse dedurre che per essere penetranti e non restare alla superficie delle cose è necessario essere puntuali.

19 Il “luogo” sede di questa stabilità è il Centro del mondo («V’è ancora un’osservazione da fare sulla rappresentazione del centro spirituale come un’isola, che peraltro racchiude la “montagna sacra” […]. L’idea che evoca la rappresentazione di cui si tratta è essenzialmente quella di “stabilità”, che abbiamo precisamente indicato come caratteristica del Polo: l’isola rimane immutabile in mezzo all’agitazione incessante dei flutti, agitazione che è un’immagine di quella del mondo esterno; e bisogna aver attraversato il “mare delle passioni” per giungere alla “Montagna della Salvezza”, al “Santuario della Pace”», R. Guénon, Le Roi du Monde, Éditions Traditionnelles, Paris, 1950, cap. X, Noms et représentations symboliques des centres spirituels). «È in questo centro che “il tempo si cambia in spazio”, perché qui è, nel nostro stato d’esistenza, il riflesso diretto dell’eternità principiale, il che esclude ogni successione; così la morte non vi può colpire, ed è quindi propriamente il “soggiorno d’immortalità”; tutte le cose vi appaiono in perfetta simultaneità in un immutabile presente, grazie al potere del “terzo occhio”, col quale l’uomo ha riacquistato il “senso dell’eternità”». (R. Guénon, Le Règne de la Quantité et les Signes des Temps, ibid., cap. XXIII: Le temps changé en espace).

Tempi Ultimi e Restaurazione Finale | Irfàn Edizioni


Un’opera unica, un saggio affascinante che mette insieme, per la prima volta, contributi di studiosi cristiani e musulmani sul tema della fine dei tempi. La crisi finale e i segni della Fine, l’allontanamento dal Divino e la Grande Apostasia, l’attesa del Mahdi e il ritorno di Cristo, la resurrezione dei corpi in chiave teologica e nell’ottica metafisica. Contributi di Paolo Rada, Nuccio D’Anna, Gianluca Marletta, Alberto Perani, Demetrio Giordani, Eduardo Ciampi, Mario Polia, Giuseppe Aiello, Ali Reza Jahali, Ghorban Alì Pourmarjan. 
Indice dell’opera:
Paolo Rada

Regressione delle caste e dissoluzione finale
Edoardo Ciampi

Orizzonti ecumenici di fine Kali Yuga
Nuccio D’Anna

La IV Egloga di Virgilio e il rinnovamento del mondo
Gianluca Marletta

Fine dei Tempi e Resurrezione dei morti nella Rivelazione cristiana
Alberto Perani

Cieli e Terra Nuova: l’escatologia cristiana in Silvano Panunzio
Demetrio Giordani

Il Mahdi e Gesù figlio di Maria. I segni della fine dei tempi nelle fonti dell’Islam sunnita
Ghorban Alì Pourmarjàn

La dottrina del Mahdi nella storia politica contemporanea dell’Iran
Mario Polia

Apocalissi e libero arbitrio
Giuseppe Aiello

L’Attesa dell’Alba: l’uomo e la società alla fine di un mondo

Recensioni:

Ali Reza Jahali, I fanatici dell’Apocalisse (di Maurizio Blondet)

Eduardo Ciampi, L’ultima Notte del mondo (di C.S. Lewis)

EID-UL-FITR: UNA FESTA DI GIOIA UNICA PER I MUSULMANI | Sayyid S.A.Rizvi


“Eid-ul-Fitr” è una festa unica. Non è relazionata ad alcun evento storico e non è legata ai cambiamenti delle stagioni o ai cicli dell’agricoltura. Si tratta di una festa in alcun modo collegata alle questioni mondane.

Il suo significato è puramente spirituale. E’ il giorno in cui i musulmani ringraziano Dio per aver dato loro la volontà, la forza e la resistenza per osservare il digiuno ed obbedire ai Suoi comandamenti durante il mese sacro del Ramadan.

Questo giorno, nel mondo islamico, porta gioia e felicità. La gioia non è, tuttavia, per la fine del mese di Ramadan; è la felicità che l’uomo prova dopo aver completato con successo un compito importante.

Per quanto riguarda la fine del mese di Ramadan, le guide religiose islamiche dei primi tempi dell’Islam hanno sempre provato profondo dolore quando esso giungeva alla fine, consapevoli di esser state private delle speciali benedizioni spirituali contenute nel mese di digiuno.

Per conoscere la reale prospettiva islamica sulla fine del mese di Ramadan, verranno citati alcuni passi tratti da un’invocazione (du’a) dell’Imam Zaynul Abidin (as).

Egli dice: “Tu hai stabilito il mese di Ramadan come uno dei mesi prescelti…; e Tu lo hai distinto fra tutti gli altri mesi, e scelto fra tutte le altre stagioni e periodi; e gli hai dato preferenza fra tutti gli altri momenti dell’anno, inviandovi il Corano e la luce della guida, e l’incremento della fede, e avendovi ordinato l’osservanza del digiuno, e avendoci incoraggiato a rimanere in piedi in Preghiera durante la notte, e collocando in esso la gloriosa ‘Notte di Qadr’ che è migliore di mille mesi.”

“Pertanto, in conformità con il Tuo comando, abbiamo digiunato nei suoi giorni e, con il Tuo aiuto, ci siamo alzati in Preghiera nelle sue notti, presentandoci, per mezzo dei suoi digiuni e preghiere, alla Tua Misericordia che offri per noi.

“E, in verità, questo mese di Ramadan è rimasto tra noi [come] un soggiorno piacevole; e ci ha dato una giusta compagnia; riversando su di noi i più eccellenti benefici nell’universo. Ora si allontana da noi, al termine del suo tempo.

“Pertanto lo salutiamo come abbiamo salutato colui la cui partenza è per noi difficile e ci rattrista, e la cui separazione ci fa sentire soli.”

Poi, rivolgendosi al mese di Ramadan, parlando con un tono affettuoso dice:

“Quanto ti abbiamo atteso ieri, e quanto intensa sarà la nostra ansia per te domani. La Pace sia su di te e sulle tue eccellenze delle quali siamo stati privati, e sulle tue benedizioni che non saranno più fra di noi.” 

Queste poche parole rappresentano lo specchio che mostra il vero sentimento islamico verso il mese di Ramadan e le sue benedizioni e benefici spirituali.

“Eid-ul-Fitr” è collegato a un tale mese di benedizioni, perché è in questo giorno che le severe restrizioni del mese precedente rivengono rimosse. Sfortunatamente, in alcuni posti, questo ripristino delle normali attività viene frainteso come una licenza ad indulgere in attività proibite dall’Islam.

Fortunatamente simile tendenza non è ancora comune, ma tali persone devono comprendere il significato di “Eid-ul-Fitr”. Le prescrizioni religiose di “Eid-ul-Fitr” sono designate per ringraziare Iddio che ci ha aiutato a raggiungere l’obiettivo del mese di Ramadan.

Sarebbe certamente un affronto a Dio se qualcuno, dopo averLo ringraziato per il completamento di questo periodo di edificazione spirituale, si recasse immediatamente a peccare contro di Lui!

Se questa persona avesse conosciuto il significato e l’obiettivo di “Eid-ul-Fitr”, non avrebbe continuato simili attività non islamiche. 

“Eid-ul-Fitr” può essere interpretato come una benedizione di tre tipi:

In primo luogo fornisce un’occasione in più ai musulmani per ringraziare Dio e ricordare le Sue benedizioni.

In secondo luogo, esso offre l’occasione di un ‘inventario’ spirituale, dopo il mese di Ramadan. Un musulmano può riflettere adesso sulla forza (o debolezza) della sua forza di volontà; egli può vedere, nello specchio del Ramadan, quali erano i punti forti (o deboli) del suo carattere, perché sotto lo sforzo del digiuno le qualità nascoste (o i difetti) del carattere umano emergono in modo chiaro come, forse, non sarebbe altrimenti possibile. Così un uomo ha la possibilità di una auto-diagnosi dei tratti del suo carattere che, probabilmente, nessun altro potrebbe mai rilevare.

In terzo luogo, esso ingiunge alle persone benestanti di condividere una porzione di ciò che possiedono con i loro fratelli più poveri. Alla vigilia di “Eid-ul-Fitr”, un musulmano è tenuto a dare ai bisognosi una porzione di cibo stabilita, a nome suo e di ogni membro della sua famiglia, compresi inservienti e ospiti che hanno trovato riparo sotto il suo tetto in quella notte. Dio sarà certamente compiaciuto se non dimentichiamo queste lezioni dopo “Eid-ul-Fitr”.

Per inciso, qui la differenza tra la prospettiva religiosa e quella materialista si acuisce. La religione esorta l’uomo a donare, di sua libera volontà, una parte della sua ricchezza a coloro che sono meno fortunati, e a farlo per ottenere la benedizione di Dio. Il materialismo insegna a strappare agli altri ciò che hanno ottenuto, senza alcun riguardo per le questioni morali o etiche che ciò comporta.

Pertanto la religione cerca di rafforzare le più alte qualità del carattere umano; il materialismo si sforza invece di renderlo schiavo degli istinti animali più bassi che lo degradano al livello delle bestie.

In questo giorno, preghiere speciali si tengono in tutto il mondo, tra l’alba e mezzogiorno, quando i musulmani indossano, in incontri comunitari imponenti, i loro abiti migliori, spalla a spalla, dimostrando a tutti la fratellanza universale, che è un’altra caratteristica distintiva dell’Islam, la religione di Dio.

Cerchiamo di ri-dedicare la nostra vita alla causa dell’umanità, che è il miglior modo per dimostrare il nostro amore per Dio. Decidiamo di indirizzare le nostre energie, nel nuovo anno, a rafforzare la società sulla base del rispetto reciproco, dell’amore fraterno e della comprensione universale.

Decidiamo di costruire, per il nuovo anno, un ordine sociale che porti non solo benefici materiali, ma anche soddisfazione spirituale. 

E, alla fine, lasciateci pregare Dio con queste parole:

“O Signore, purificaci dai nostri errori con la fine del mese di Ramadan, e facci abbandonare i nostri peccati quando il nostro digiuno arriva alla fine. E benedicici, in questo giorno di Eid, il giorno della festa e della ‘rottura’ del digiuno; e fa che sia il giorno più bello, tra quelli vissuti, e perdona i nostri peccati conosciuti e sconosciuti.”

Traduzione a cura di Islamshia.org © E’ autorizzata la riproduzione citando la fonte

Ramadan |Inizia il Mese santo del Digiuno 

Con l’occasione Gli amministratori del sito del Centro Studi Aurhelio, augurano agli amici musulmani – in particolare a quelli dell’associazione Imam Mahdi e dell’Istituto culturale dell’ambasciata iraniana – un buon inizio del santo mese di Ramadan.


KHUTBA SHA’BANIYYA

Shaykh Sadûq ha tramandato con una catena affidabile, che l’Imam Ar-Ridâ ha appreso dai suoi antenati, che lo hanno appreso dall’Amîr Al-Mu’minin ‘Alî (as), che l’Inviato di Dio pronunciò il seguente sermone:

“O uomini, è giunto a voi il mese di Allah (Ramadan), pieno di misericordia, benedizioni e perdono. Agli occhi di Allah tale mese è migliore di tutti gli altri mesi, i suoi giorni sono migliori di tutti gli altri giorni, le sue notti sono migliori di tutte le altre notti, le sue ore sono migliori di tutte le altre ore. Questo è il mese in cui siete invitati alla mensa di Allah; Egli vi ha eletti come ricettacoli dei Suoi doni. Il vostro respiro è lode, il vostro sonno è adorazione. In tale mese le vostre rette azioni sono accettate, come pure le vostre invocazioni. Invocate pertanto il vostro Signore con rettitudine ed intento sincero, onde Allah possa aiutarvi a digiunare ed a recitare il Sacro Corano.

In verità, colui che non riceve il perdono di Allah in tale mese è certamente un empio. La fame e la sete che patite durante questo mese vi aiutino a comprendere la fame e la sete che caratterizzano il Giorno del Giudizio. Nutrite i poveri ed i bisognosi, rispettate gli anziani e siate gentili con i bambini. Tenete a freno la vostra lingua, ritraete i vostri occhi dalla vista di quanto è proibito e salvaguardate le vostre orecchie da ciò che non si deve ascoltare. Siate gentili con gli orfani in modo che anche i vostri orfani possano in futuro essere trattati con gentilezza.

Pentitevi dei vostri peccati ed elevate le vostre mani al momento della Preghiera. Tale è invero il tempo migliore: un tempo in cui Allah si volge Misericordioso verso i Suoi servi, risponde alle loro invocazioni e concede loro quanto Gli richiedono.

O uomini, siete vincolati ai vostri atti; liberatevene pertanto chiedendo perdono ad Allah. Il vostro dorso è carico dei vostri peccati; affrancatevene pertanto con lunghe prosternazioni. Sappiate che Allah, sublime è la Sua menzione, ha giurato su Se stesso di non punire coloro che pregano e si prostrano e di affrancarli dal fuoco dell’inferno nel Giorno del Giudizio.

O uomini, se qualcuno di voi dona ad un altro qualcosa con cui ‘rompere’ il digiuno durante questo mese, riceverà da Allah una ricompensa pari a quella dovuta per la liberazione di uno schiavo, ed Allah lo perdonerà dei suoi peccati.”

Alcuni dei presenti osservarono che non tutti avevano i mezzi per fornire a coloro che digiunavano del cibo con cui ‘rompere’ il digiuno. L’Inviato di Allah (S) rispose:

“Proteggetevi dal fuoco dell’inferno donando anche mezzo dattero. Proteggetevi dal fuoco donando anche un bicchier d’acqua. O uomini, se durante tale mese qualcuno terrà a freno la sua collera, sarà in grado di camminare sul “Siràt” (il Ponte verso il Paradiso) speditamente nel Giorno in cui i piedi altrui tremeranno. Allah non mostrerà la Sua collera a colui che facilita l’opera dei Suoi servi. Allah ritrarrà la Sua collera da coloro che si astengono dal molestare gli altri.

Il Giorno del Giudizio Allah si volgerà con gentilezza a coloro che avranno trattato con gentilezza un orfano. Allah impartirà la Sua misericordia a chi avrà trattato rettamente il suo prossimo. Nell’aldilà, Allah ritrarrà la Sua misericordia da colui che avrà recato danno al suo prossimo. A chiunque offrirà Preghiere volontarie durante questo mese Allah concederà un salvacondotto che lo libererà dall’inferno. Chiunque adempirà ad un dovere durante tale mese, Allah lo ricompenserà con una ricompensa pari a quella di settanta doveri adempiuti durante gli altri mesi. Chiunque chiederà di benedirmi, Allah renderà pesante la bilancia delle sue rette azioni nel Giorno del giudizio, mentre le bilance altrui saranno leggere. Chiunque reciterà un solo verso del Corano, riceverà una ricompensa pari a quella di chi avrà recitato l’intero Corano durante altri mesi.

O uomini, durante questo mese le porte del Paradiso restano aperte; invocate pertanto Allah affinché le porte non vengano chiuse per voi. Le porte dell’inferno sono chiuse; invocate pertanto Allah affinché non vengano mai aperte. I demoni sono posti in catene, invocate pertanto il vostro Signore affinché non acquistino mai potere su di voi”.

Amiru ‘l-Mu’minin ‘Alì (as) chiese allora:

“O Inviato di Allah, qual è la migliore azione da compiersi durante questo mese?”

L’Inviato di Allah (S) rispose:

“O Abu ‘l-Hasan, l’azione migliore durante questo mese consiste nell’astenersi da quanto Allah, il Glorioso, il Maestoso, ha proibito”.

A questo punto il Profeta (S) iniziò a piangere. ‘Alì (as) gli chiese:

“O Inviato di Allah, cosa ti fa piangere?”

Il Profeta (S) rispose:

“O ‘Alì, piango per ciò che ti accadrà in questo mese. Mentre sarò (spiritualmente) presso di te, mentre starai elevando la Preghiera al tuo Signore, il peggiore degli empi dei tempi passati, il fratello dell’uccisore della cammella dei Tamud, ti colpirà al capo con una spada, e la tua barba si tingerà di rosso”.

Allora ‘Alì (as) chiese:

“O Inviato di Allah, ciò avverrà a difesa della mia Religione?”

L’Inviato di Allah (S) rispose:

“Si, ciò avverrà a difesa della tua Religione”.

Quindi il Profeta (S) continuò:

“O ‘Alì, chiunque ti ucciderà è come se avesse ucciso me, e chiunque ti si opporrà è come se si fosse opposto a me e chiunque ti combatterà è come se avesse combattuto me, poiché ti considero come la mia stessa anima. La tua anima è la mia anima, la tua natura è la mia natura. In verità Allah, l’Altissimo, l’Immenso, ha creato me e te, ed eletto me e te. Ha eletto me per la Profezia e te per l’Imamato. Chiunque nega il tuo Imamato nega la mia Profezia.

“O ‘Alì, tu sei il mio successore, padre dei miei nipoti, marito di mia figlia e Califfo della mia Comunità durante la mia vita e dopo la mia morte. Il tuo ordine è il mio ordine, il tuo divieto è il mio divieto.

“Lo giuro su Colui che mi ha costituito Profeta ed ha fatto di me il più nobile degli uomini: in verità tu sei un Segno di Allah per le Sue creature, il Custode dei Suoi segreti ed il Suo Vicario fra i Suoi servitori”.

Da: ‘Uyunu ‘l-Akhbaru ‘r-Ridà, Vol. 1, pag. 295. ‘Amalì di Saduq, pag. 57. Biharu ‘l-Anwar, Vol. 96, pag. 358. 
Traduzione a cura di Islamshia.org © E’ autorizzata la riproduzione citando la fonte

Sospeso il sito islamshia.org | MSII

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Nel nome della libertà di opinione e della libertà di stampa, senza preavviso alcuno, la società fornitrice dell’host a islamshia.org ha sospeso la fornitura del servizio. Siamo in occidente patria della libertà di espressione. Alla Associazione di cultura islamica “Imam Mahdi” giunga la nostra solidarietà. Centro Studi Aurhelio

Comunicato integrale

Poiché numerosi fratelli, sorelle ed amici ci hanno contattato per segnalarci che il nostro sito www.islamshia.org da alcuni giorni non è consultabile, informiamo che l'”host” che lo ospita ha sospeso il sito per “violazione delle leggi”. Alla nostra richiesta di spiegazioni hanno risposto che ritengono di avere ragionevoli sospetti che il sito “abbia rapporti con Stati sotto sanzioni” (ma non erano state rimosse?! )
A Iddio piacendo il sito tornerà a giorni online, ovviamente su un altro “host”…

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SULL’ELEZIONE DI KHAN E L'”ISLAMIZZAZIONE” DELL’EUROPA | MSII

Ci permettiamo di far osservare come le centrali dei media occidentali, stiano “spingendo” verso una comunicazione del tutto strampalata, circa l’elezione del primo sindaco “musulmano” di una capitale europea (che poi sia effettivamente europea, è del tutto discutibile). Aldilà del fatto che personalità non musulmane sono sempre state presenti nei paesi del medio oriente, quindi in un quadro di reciprocità, non si vede lo scandalo, il fatto più grave è come gli elementi che concorrono a narrare la vicenda siano del tutto confusi. Qualche dato:


L’elezione a sindaco di Londra di un cittadino inglese di origine pakistana, Sadiq Khan, ha dato adito a diversi ambienti islamofobi di lanciare nuovamente l’allarme sul presunto pericolo di islamizzazione dell’Europa.Al di là dell’adesione reale o presunta agli insegnamenti islamici da parte del neo-eletto sindaco di Londra – sionista, favorevole ai matrimoni omosessuali, membro del partito politico britannico che insieme all’alleato statunitense ha scatenato l’aggressione e distruzione dell’Iraq e che come primo atto ufficiale ha oggi visitato il “Memoriale dell’Olocausto” – sarà utile fornire qualche dato che magari farà riflettere meglio coloro che a sproposito e senza il minimo discernimento parlano di “processo di islamizzazione dell’Europa”.


– Nel 2005 Alees Salman è diventata la prima cristiana (e la prima donna) a sedere nel Parlamento del Bahrain. L’80% della popolazione del Bahrain è musulmana.

– Il Pakistan, che è un paese con una popolazione musulmana pari al 96,4%, ha un ministro cristiano, Kamran Michael.

– La città turca di Mardin ha recentemente eletto il suo primo sindaco cristiano, una donna, Februniye Akyol. La Turchia è costituita al 96,5% da musulmani.

– Boutros Boutros Ghali, cristiano coopto (ed ex capo dell’ONU) è stato Ministro degli Esteri dell’Egitto per quattordici anni. Il 90% della popolazione egiziana è musulmana.

– La capitale della nazione musulmana più popolosa, l’Indonesia, ha un governatore cristiano, Basuki Tjahaya Purnama. L’87.2% della popolazione indonesiana è musulmana.

– Il Senegal ha avuto un presidente cattolico, Léopold Sédar Senghor, per più di venti anni. Il 92% della popolazione del Senegal è musulmano.

– Il Libano, per costituzione, ha un presidente obbligatoriamente cristiano. Il 54% della popolazione libanese è musulmana.

– Il sindaco di Ramallah, capitale dell’Amministrazione Palestinese, è Janet Mikhail, un cattolico.

– Nella Repubblica Islamica dell’Iran cinque seggi parlamentari sono riservati per costituzione alle minoranze religiose – uno agli ebrei, due ai cristiani e due agli zoroastriani.

FB: Musulmani sciiti in Italia

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Note a Margine a cura di Gianluca Marletta

Sedicente “musulmano” ma progressista gay-friendly.


Da dove viene fuori Sadiq Khan, il nuovo sindaco-OGM di Londra che è stato anche presidente della Fabian Society (l’organizzazione semi-segreta e socialisteggiante di cui fu leader anche la teosofista Alice Bailey)?

Una storia molto “british” fatta di “cospirazioni dolci”, appartenenze elitarie e spiritualismo soft che é interessante conoscere.

Nella foto, lo stemma della Fabian: il lupo vestito da agnello…

Link: http://www.santaruina.it/il-fabianesimo-e-la-finestra-dellinganno-2

I divieti imposti dalla legge islamica alle transazioni finanziarie

Un piccolo contributo per conoscere alcuni punti fermi nelle transazioni finanziarie, all’interno dell’ordinamento della economia islamica. 


A differenza delle altre religioni monoteiste, l’Islam non stabilisce una linea di demarcazione tra Stato e Chiesa, ma ne crea una coincidenza perfetta ed assoluta. Quindi, mentre nel sistema capitalistico convenzionale sono le forze del mercato a regolare gli scambi, nel sistema islamico è il Corano a regolare ogni cosa, essendo legge per tutto. Gli obiettivi principali della Shari’a sono tesi al raggiungimento ed alla preservazione di concetti quali la religione, l’unità familiare, la vita umana, la proprietà e l’onore. Pertanto, al fine di proteggerli e conservarli, la legge islamica ha imposto dei limiti fondamentali alle transazioni commerciali e finanziarie, al fine di garantire un certo livello di equità sociale e di giustizia distributiva tra gli individui. Tali limiti rappresentano anche la base fondante delle operazioni e degli strumenti tipici della finanza islamica. 

Il primo fondamentale divieto è quello di chiudere transazioni caratterizzate dalla illiceità, da fattori o oggetti considerati proibiti o vietati dalla legge islamica. La Shari’a, infatti, promuove il lavoro lecito e produttivo e condanna l’utilizzo improprio della ricchezza finalizzata a mera ostentazione, lusso sfrenato o ozio. Il lavoro lecito è, quindi, la chiave per acquisire i diritti di proprietà sulle cose che, essendo di Dio, possono solo essere concesse in usufrutto all’uomo, senza mai generare un diritto esclusivo a disporre dei beni. Se un musulmano desidera investire le proprie risorse può farlo solo nei limiti in cui ciò sia considerato legittimo: saranno quindi proibiti investimenti in imprese che operano in settori quali il gioco d’azzardo, la pornografia, l’alcool, la produzione, la macellazione e la distribuzione di carne di maiale. 

Un altro divieto è quello di riba, letteralmente coincidente con le parole: incremento, eccesso e crescita. L’accrescimento del capitale tramite applicazione di un tasso di interesse è considerato riba, quindi usura, indipendentemente dal livello fissato. E’, quindi, proibito. Nel mondo islamico, infatti, il tasso di interesse è considerato come un mezzo per trasferire denaro dai poveri ai ricchi, amplificando la fascia di popolazione abbiente che vive sulle spalle delle persone più svantaggiate. Mentre un imprenditore rischia il proprio capitale con il suo lavoro in una attività incerta, il finanziatore di credito riceverebbe una remunerazione certa. E’, quindi, la sola assunzione di un certo livello di rischio a rendere lecito un guadagno. 

L’altro grande divieto imposto nelle transazioni è quello del gharar, ossia l’incertezza o l’azzardo. La legge islamica proibisce l’incertezza relativa ad un rischio non tipico negli scambi, connesso a pura speculazione o al risultato di una causa indeterminata. Questo spiega la continua ricerca di forme contrattuali chiare e semplici. Tuttavia, mentre il divieto di riba è assoluto, quello del gharar è relativo e consentito solo se necessario o particolarmente importante in una contrattazione. Tale divieto, tuttavia, ha forti ripercussioni sociali ed economiche, influenzando il sistema assicurativo islamico, che si fonda sui meccanismi della mutualità ed anche l’uso dei contratti derivati, per loro natura incerti ed espressamente vietati dalla Shari’a.

E’ evidente come tali divieti, se interpretati ed applicati in modo corretto, potrebbero conciliarsi perfettamente con una esigenza sempre più avvertita anche all’interno del sistema finanziario occidentale: il riavvicinamento alle costituenti etiche che dovrebbero reggere un contesto commerciale e finanziario evoluto.

di Nadia Cipullo

Docente di Economia aziendale, Auditing

Corso di Laurea in Economia Aziendale Internazionale

Una prospettiva islamica sulla famiglia* | Mohammad Ali Shomali

  
Una delle prerogative che contraddistinguono il Centro studi Aurhelio, è quella di cercare le analogie tra la nostra civiltà – intesa nella sua accezione tradizionale e quindi religiosa- e le altre tradizioni che giungono da verità rivelate. In questo caso, il contributo dell’associazione Imam Mahdi, ci fa scoprire come vi sia molta più similitudine tra la nostra concezione della famiglia e quella islamica, che con le stravaganti idee che oggi attraversano l’Occidente moderno. Non è un caso che proprio nelle scuole di Roma, a difendere una sana educazione dei figli ed una corretta concezione della famiglia, dalla propaganda gender e omosessualista, siano proprio i rappresentanti di quelle culture fortemente radicate religiosamente. Ciò vale ovviamente non solo nel caso di famiglie islamiche ma anche cristiane o indù che molto spesso rappresentano un argine ben più solido rispetto al laicismo e al materialismo indifferente di molto genitori italiani. 


  

Secondo il Corano, Dio ha onorato gli esseri umani (17:70) e li ha creati con la potenzialità di agire come Suoi luogotenenti sulla terra (2:30; 38:26). Sia nella Sua creazione che nella Sua legislazione, Dio ha predisposto ogni cosa onde permettere agli esseri umani di prosperare e raggiungere questa posizione. Come altre forme di esseri viventi, gli esseri umani sono stati creati in coppia e non potrebbe essere completi altrimenti (36:36). Ciò è incomparabile con Dio, Colui che non necessita di un partner (72:3; 6:101). Dio dice nel Santo Corano:“Fa parte dei Suoi segni l’aver creato da voi, per voi, delle spose, affinché riposiate presso di loro, e ha stabilito tra voi amore e tenerezza. Ecco davvero dei segni per coloro che riflettono.” (30:21)

“Dio vi ha dato spose della vostra specie, e da loro vi ha dato figli e nipoti e vi ha concesso le cose migliori. Crederanno al falso e disconosceranno la benevolenza di Dio?” (16:72)

Uno dei segni della saggia creazione di Dio è che Egli ha creato per noi spose da noi stessi. Per essere completo un uomo necessita di una donna e viceversa. Anche quando le genti si recano in Paradiso, esse necessitano di essere con le loro spose. Il Corano dice:

“E annuncia a coloro che credono e compiono il bene, che avranno i Giardini in cui scorrono i ruscelli. Ogni volta che sarà loro dato un frutto diranno: “Già ci era stato concesso!”. Ma è qualcosa di simile che verrà loro dato; avranno spose purissime e colà rimarranno in eterno.” (2:25; cfr. Anche 3:15; 4:57; 43:70)

Quando Dio disse ad Adamo di andare in Paradiso, Egli disse:

“…O Adamo, abita il Paradiso, tu e la tua sposa…” (2:35)

E’ interessante che quando Dio avverte Adamo sull’inimicizia di Satana, Egli gli dice che Satana vuole ingannarli e trarli fuori dal Giardino:

“Dicemmo: “O Adamo, in verità quello è un nemico manifesto, per te e per la tua sposa. Bada a che non vi tragga, entrambi, fuori dal Paradiso, ché in tal caso saresti infelice.”(20:117)

Adamo e sua moglie fanno ingresso insieme in Paradiso e anche se dovessero uscirvi lo farebbero insieme. Il Corano dice:

“Poi Iblîs li fece inciampare e scacciare dal luogo in cui si trovavano. E Noi dicemmo: “Andatevene via, nemici gli uni degli altri [L’inimicizia di cui parla il versetto si riferisce a quella sempiterna tra gli uomini e i dèmoni e non già tra l’uomo e la donna come si potrebbe equivocare]. Avrete una dimora sulla terra e ne godrete per un tempo stabilito”. Adamo ricevette parole dal suo Signore e Dio accolse il suo [pentimento]. In verità Egli è Colui Che accetta il pentimento, il Misericordioso. Dicemmo: “Andatevene via tutti [quanti]! Se mai vi giungerà una guida da parte Mia, coloro che la seguiranno non avranno nulla da temere e non saranno afflitti”.” (2:36-38)

E’ interessante che il Corano ci rende edotti che gli angeli che sostengono il Trono Divino e lo circondano, pregano per i credenti ed una delle cose che continuamente chiedono per loro a Dio è di lasciarli entrare in Paradiso insieme con le loro spose:

“Coloro che sostengono il Trono e coloro che lo circondano, glorificano e lodano il loro Signore, credono in Lui e invocano il perdono per i credenti: “Signore, la Tua misericordia e la Tua scienza, si estendono su tutte le cose: perdona a coloro che si pentono e seguono la Tua via, preservali dal castigo della Fornace. Signore! Falli entrare nei Giardini di Eden che hai promesso loro, e a quanti fra i loro padri, le loro spose e i loro discendenti saranno stati virtuosi. Sì, Tu sei l’Eccelso, il Saggio.” (40:7-8)

La formazione della famiglia, in principio formata da un uomo ed una donna, è uno degli elementi fondamentali del disegno di Dio per la vita umana. Egli ci ha benedetto ancor di più dandoci dei bambini. I bambini possono essere ben protetti e cresciuti soltanto nell’atmosfera della famiglia dove vi sia un padre e una madre che si amano reciprocamente e amino i loro bambini, vedendo nei loro figli un dono proveniente da Dio, avvicinandoli ulteriormente uno all’altro.

  
Il matrimonio: un patto sacro

Poiché la famiglia è un aspetto cruciale della creazione divina dell’umanità e un’istituzione sacra, il matrimonio è considerato come un patto sacro tra il marito e la moglie e Dio è il testimone tra loro. Mantenere solidi i legami matrimoniali e familiari è essenziale. In un ben noto detto (hadith), il Profeta Muhammad è riportato aver detto:

“Nell’Islam non è stata edificata nessuna costruzione più amata agli occhi di Dio del matrimonio.” (Bihar al-Anwar, vol. 100, pag. 222)

Pertanto ogni cosa deve essere orientata verso la protezione e promozione della vita familiare. Dall’altro lato, il divorzio è considerato come l’atto permissibile più riprovevole. Il Profeta Muhammad (S) ha detto:

“Non vi è nulla più detestato da Dio di una casa distrutta dalla separazione.” (Al-Kafi, vol. 5, p. 328)

Causare la separazione tra un marito ed una moglie è considerato un peccato maggiore e un tipo di miscredenza (kufr) (2:102).

Il matrimonio non è soltanto una sistemazione finanziaria o fisica per avere relazioni sessuali o vivere insieme. Non si tratta neanche di un mero contratto legale tra un uomo e una donna. Il matrimonio è un patto sacro tra i due e Dio ne è il testimone; un dono divino per gli esseri umani per completarsi reciprocamente e consolarsi gli uni con gli altri.

La violazione di questo sacro patto attraverso adulterio o relazioni omosessuali è proibita e unanimemente rifiutata da tutti i sapienti musulmani. Dato l’alto valore della vita umana, l’Islam vi ripone un’attenzione particolarmente speciale prima del suo inizio e che continua anche dopo la sua fine con la morte. L’unica via appropriata e legittima per avere figli è attraverso il matrimonio. In altre parole, un uomo e una donna possono avere un figlio soltanto quando essi apprezzano il valore della vita umana e si impegnano quindi ad assumersi pienamente la responsabilità di crescere un bambino nell’istituzione sacra della famiglia. Appare quindi immorale l’uso moderno della biotecnologia scavalcando il matrimonio e riproducendo esseri umani artificialmente e al di fuori del contesto della famiglia. Ovviamente una coppia sposata può utilizzare tecniche biomediche legittime per la genitorialità. Il Corano dice:

“Egli è Colui Che dall’acqua, ha creato una specie umana e la ha resa consanguinea ed affine. Il tuo Signore è potente.” (25:54)

Il matrimonio costituisce quindi un’unità sacra sulla quale dobbiamo costruire una società, e deve essere molto solida. Per stabilire e rafforzare questa unità, Dio ha osservato certi aspetti nella Sua creazione ed ha osservato altri aspetti nella Sua legislazione. Si tratta di due realtà in armonia reciproca, ma qui possiamo fare riferimento soltanto ad alcuni aspetti della Sua creazione.

Il matrimonio secondo la creazione divina

Nella Sua creazione, Dio ci ha reso desiderosi il sesso opposto, vale a dire che all’uomo ha infuso il desiderio di una donna e alla donna di un uomo, e così a vari livelli. Alcune persone possono forse sperimentarlo soltanto al livello più basso, quello sessuale. Ma il desiderio di un uomo per una donna o viceversa non deve essere animato soltanto dalla concupiscenza, perché questo essere sperimentato a livelli più profondi, prima psicologicamente e poi spiritualmente.

Coloro che andranno in Paradiso avranno ancora bisogno di avere un coniuge non perché vorranno avere mere relazioni sessuali ma perché troveranno completa tranquillità e conforto nel rapporto generale con lui. Troviamo che il nostro elemento mancante, l’unica cosa che può farci sentire completi, è una donna per un uomo e un uomo per una donna. Dio ci ha creati quindi in modo che possediamo questo desiderio profondo di un coniuge e la sua natura in alcuni aspetti simile e in altri differente rende perfetto l’incontro.

Questo desiderio porta un uomo ed una donna ad unirsi nonostante il fatto che la prima scelta potrebbe essere quella di rimanere liberi e non assumersi impegni e responsabilità. Dio ci ha reso però così bisognosi di questa unione al punto di darci la forza di sopportare ogni tipo di difficoltà e ad intraprendere molteplici responsabilità nel cercare e preservare il nostro coniuge. Ovviamente le persone più compassionevoli e spirituali non trovano particolarmente difficile “ospitare” un’altra persona nella loro sfera e invece di pensare soltanto al loro ego, fanno ogni cosa per il bene e il miglioramento dell’estensione de proprio sé, cioè la famiglia. Ma per coloro che sono individualisti ed egoisti, il matrimonio è una grande sfida. Essendo abituati a compiere ogni cosa come vogliono e volendo rimanere liberi da ogni impegno, è per essi difficile trovarsi in qualche modo limitati e con responsabilità. In ogni caso il desiderio sessuale, psicologico e spirituale conduce le persone di sesso opposto le une verso le altre.

Non solo gli esseri umani nutrono un desiderio verso la persona di sesso opposto, ma nella Sua Saggezza, Dio ha creato gli uomini e le donne con differenti personalità. Gli uomini e le donne condividono molte cose e quindi sono idonei l’uno con l’altro. Se un uomo non condivide nulla con una donna essi non potrebbero allora essere buoni coniugi l’uno per l’altro; ma allo stesso tempo la cosa bella è che vi sono alcune differenze tra loro, perché se una persona fosse esattamente come noi, perché ne avremmo bisogno e come potrebbe donarci conforto o completarci? Abbiamo bisogno di qualcuno simile a noi in alcuni aspetti ma tuttavia differente in altri.

Quindi il carattere di un uomo è differente da quello di una donna, ma non a tal punto da rendere impossibile una comprensione reciproca. E’ possibile comprendersi reciprocamente perché abbiamo molti aspetti in comune ma abbiamo bisogno anche di comprendere e apprezzare le differenze che abbiamo naturalmente. Se un uomo desidera che sua moglie pensi e si comporti esattamente come lui, o se una donna vuole che suo marito pensi e si comporti esattamente come lei, mostrano una mancanza di comprensione. Ciò che è importante e cruciale per un marito e una moglie è sforzarsi per comprendere e apprezzare queste differenze e operare congiuntamente per utilizzarle a vantaggio della loro famiglia e società.

Il Corano richiede ai membri della famiglia di avere amore e misericordia l’uno verso l’altro. Per esempio leggiamo:

“Comportatevi verso di loro convenientemente.”(4:19)

“Il tuo Signore ha decretato di non adorare altri che Lui e di trattare bene i vostri genitori. Se uno di loro, o entrambi, dovessero invecchiare presso di te, non dir loro “uff!” e non li rimproverare; ma parla loro con rispetto, e inclina con bontà, verso di loro, l’ala della tenerezza; e di’: “O Signore, sii misericordioso nei loro confronti, come essi lo sono stati nei miei, allevandomi quando ero piccolo” (17:23-24)

“[e mi ha imposto]… la bontà verso colei che mi ha generato.” (19:31)

Il Profeta (S) ha detto:

“Guardare il proprio coniuge con affetto e gentilezza è un atto di adorazione.” (Ibid, Vol. 71, pp. 80-84)

“Dio è compiaciuto quando una persona compiace i suoi genitori, e Dio è adirato quando una persona causa la loro ira.” (Ibid, Vol. 74, p. 151)

“Il Paradiso risiede sotto i piedi delle madri.” (Nuri, Mustadrak Wasa’il al-Shi‘ah, Vol. 15. p. 180; Muttaqi Hindi, Kanz al-‘Ummal, Vol. 16, p. 461)
* Articolo apparso sul quotidiano “Il Foglio” con il titolo “La Famiglia e il Profeta” il 19 Marzo 2014.
Traduzione a cura di Islamshia.org © E’ autorizzata la riproduzione citando la fonte

Foto rivelatrici, per non farsi infinocchiare | Maurizio Blondet

  
Non so se vi ha appassionato la battaglia legale dell’Fbi contro Apple: la polizia federale vuole entrare nel telefonino del terrorista islamico Syed Rizwan Farook che con la giovane moglie Tashfeen Malik, il 2 dicembre 2014 ha fatto irruzione in un centro di San Bernardino uccidendo 14 persone. L’Fbi vuole leggere le informazioni che il terrorista ha tenuto segrete, per capire che contatti avesse con Al Qaeda, eventuali complici eccetera. Ma Apple si oppone: no, la privacy è sacra!
Non so voi, ma i media italiani si sono appassionati. Dibattiti, talk show. Hanno chiesto il vostro parere: ha ragione l’Fbi o ha ragione Apple? E’ lo scontro fra i due grandi valori occidentali: la vostra sicurezza contro la privacy. La legittima Lotta al Terrore contro l’inviolabilità delle e-mail. Uno scontro epico: Hollywood ci farà un film.

Tutto appassionante, a patto di non far vedere questa foto:

come sapete, mostra il corpo del terrorista Syed Farook appena ucciso dalla polizia, quel tragico giorno a San Bernardino.

Ucciso con un colpo in testa, e con i polsi ammanettati dietro la schiena. Strano davvero. L’hanno ammazzato dopo averlo ammanettato? Perché? Come ricorderete, i familiari e il loro avvocato hanno subito espresso dubbi sulla versione. Non credono che il loro Sayed fosse un terrorista. Né che la giovane moglie Tafsheen Malk abbia lasciato la figlioletta di sei mesi per imbracciare, minutina qual era, un mitragliatore d’assalto e sparare, avendo anche il tempo – nel pieno dell’azione – di twittare un messaggino in cui dichiarava la sua fedeltà al Califfo dell’ISIS, nel lontano Irak

Sicché, grazie ai nostri potenti mezzi giornalistici, siamo in grado di dare la versione non ufficiale della vicenda. E’ il contrario di quel che vi raccontano i media.

Non è l’Fbi, bensì la famiglia dell’ucciso Syed che vuole poter accedere al suo telefonino, dove ritiene di poter trovare qualche prova della sua innocenza; l’Fbi non vuole, ovviamente: l’ha ammazzato proprio perché non raccontasse la verità (tutti i terroristi islamici vengono ammazzati prima). Non sa come negare l’accesso,e tira fuori la scusa: Apple non ci dà le chiavi d’accesso; vero, Apple? Ma certo che no, conferma a petto in fuori Apple (che ha già dato all’Fbi ciò che il morto ha messo nel cloud): io difendo la privacy dei miei clienti fino alla morte – dei clienti. Anzi anche dopo la morte dei clienti.

E ne approfitta per farsi pubblicità – sono in troppi ormai a sospettare che i suoi smartphone e il suo software sono a disposizione della polizia e dei servizi – emanando (tramite l’ufficio-stampa e propaganda) il comunicato seguente:

“Il governo Usa ci ha chiesto qualcosa che semplicemente non abbiamo, e che consideriamo troppo pericoloso creare. Ci hanno chiesto di costruire una backdoor all’iPhone. Nello specifico, l’Fbi vuole farci creare una nuova versione del sistema operativo dell’iPhone che aggiri importanti funzioni di sicurezza dello stesso, e poi di installarlo sull’iPhone sottoposto a indagine. Nelle mani sbagliate questo software – che ad oggi non esiste – potrebbe potenzialmente sbloccare qualsiasi iPhone una volta che sia in mano a qualcuno”. (Impagabile: “Nelle mani sbagliate…un software che non esiste..”

Una eccezionale pubblicità per la Casa produttrice.

Tanto che anche Google, Facebook, Twitter e Whatsapp si sono schierate con la Casa: no, non daremo i vostri dati sensibili alle autorità! Per nessun motivo! Con noi siete tranquilli! Affidateci pure i vostri dati, li conserviamo nel cloud: ma è sicuro, garantiamo noi!

Apple, Google, Facebook, Twitter, Whatsapp sono mega-imprese con fatturati di decine di miliardi. E’ bello vedere che per loro non è il profitto che conta, ma i valori. Sarà bellissimo vedere come poi Apple dovrà cedere sotto ingiunzione di un giudice federale: cosa volete, per la vostra sicurezza, utenti. Da Radio24: “Pensate se dentro un telefonino di un terrorista ci fosse un codice per far scoppiare una atomica a Roma…rispettereste la privacy?”.

Tutto vero, aprite il dibattito su questo. Non sulla foto dell’ammanettato.

Maurizio Blondet

Il Digiuno | Le esigenze e potenzialità dell’essere umano, Imam Musa Sadr

Quello che segue è il sermone sul digiuno, tenuto dall’Imam Musa Al-Sadr nella cattedrale latina di Marluis dei Padri Cappuccini a Beirut il 18 febbraio 1975. Si ringrazia l’Istituto Imam Musa Sadr di Teheran (www.imam-sadr.com) per averci gentilmente concesso l’autorizzazione a pubblicarlo sul nostro sito (dell’associazione Imam Mahdi). 

  

Ti lodiamo Dio e Ti ringraziamo, nostro Signore, Dio di Abramo e di Ismaele, Dio di Mosè, Gesù e Muhammad, Signore degli oppressi e Signore dell’intero creato.

La Lode appartiene a Dio, che rassicura chi ha paura, che salva i buoni, che innalza gli oppressi, che umilia i superbi, che fa perire i re e li sostituisce. La lode appartiene a Dio, che sprezza i tiranni, che annienta gli oppressori, che raggiunge i fuggitivi, che infligge punizioni esemplari agli ingiusti, che soccorre chi chiede aiuto.

Ti lodiamo Dio nostro Signore, in quanto ci hai donato il successo con la Tua Divina Provvidenza, ci hai radunato con la Tua Guida, hai unito i nostri cuori con il Tuo Amore e la Tua Misericordia. Eccoci incontrare le Tue mani in una delle Tue case, nel periodo di digiuno a Te dedicato. I nostri cuori a Te si rivolgono, le nostre menti da Te ricevono la luce e la guida, considerando che ci hai invitati a camminare vicini nel servire il Tuo creato ed a perseguire l’armonia per la gioia delle Tue creature. Allora, alla Tua porta abbiamo bussato e nei luoghi di preghiera da Te indicati abbiamo pregato.

Ci incontriamo per l’essere umano a cui erano rivolte le religioni, una sola all’epoca – l’una annunciava quella successiva e l’altra confermava quella precedente –e con essa Dio trasse gli esseri umani dall’oscurità alla luce, li salvò da molte discordie sterminatrici fonte di divisione ed insegnò loro a percorrere il sentiero della pace.

Le religioni erano una sola, in quanto questa serviva per il raggiungimento di un unico obiettivo: avvicinarsi a Dio e servire l’essere umano, entrambi essendo due facce di un’unica verità. Le differenze tra le religioni sorsero quando queste ultime si posero al servizio di loro stesse: fu allora che, intorno ad esse, un interesse autoreferenziale crebbe a tal punto da mettere a repentaglio il vero scopo, aumentando ed intensificando i contrasti ed accrescendo le afflizioni dell’essere umano e della comunità.

Le religioni erano una cosa sola e con un unico obiettivo: la guerra alle “divinità” della terra e agli oppressori (taghut) ed il sostegno ai diseredati, entrambi essendo le due facce di un’unica verità. Quando esse ebbero la meglio donando la vittoria anche ai diseredati, costoro scoprirono a loro spese come gli oppressori avessero solamente cambiato abito da guerra; questi ultimi, avendo compreso come ciò andasse a loro beneficio, presero a governare in nome delle religioni issandone lo stendardo: come conseguenza per gli oppressi ebbe inizio la lunga terribile tribolazione, e le religioni vennero funestate da afflizioni e discordie. Non esistono contrasti se non per alimentare gli interessi dei profittatori.   

Le religioni erano una sola secondo il principio per cui Dio è uno, il destinatario è uno – l’essere umano – e uno è il cammino dell’universo. Quando dimenticammo lo scopo e ci allontanammo dal servire l’essere umano dimenticammo Dio ed Egli si allontanò da noi, ci dividemmo in infiniti gruppi e sentieri, fummo afflitti, nacquero divergenze tra di noi e l’intero universo ne risultò diviso; appagammo gli interessi personali, adorammo divinità al di fuori di Dio e schiacciammo l’essere umano sino a lacerarlo.

Adesso è tempo di far ritorno alla giusta via, di tornare all’essere umano affinché Dio torni da noi; torniamo all’essere umano sofferente per salvare noi stessi dalla punizione divina. Troviamo un punto comune nell’essere umano oppresso, schiacciato e lacerato per ritrovarci in ogni cosa, per ritrovarci in Dio. Solo allora le religioni torneranno a diventare una.

“Ad ognuno di voi abbiamo assegnato una via e un percorso. Se Dio avesse voluto avrebbe fatto di voi una sola comunità.Vi ha voluto però provare con quel che vi ha dato. Gareggiate in opere buone: tutti ritornerete a Dio” [Sacro Corano; Sura La Tavola Imbandita, 48].

In questo momento, nella chiesa, nei giorni di digiuno, durante il sermone religioso e su invito da parte dei devoti responsabili, mi trovo al vostro fianco nel mezzo del cammino. Trovo me stesso nel ruolo di predicatore, ma anche di chi riceve insegnamenti, di chi parla ed ascolta. Parlo con la lingua e ascolto con il cuore. Se la storia ci è testimone, allora ascoltiamola; poi testimoniamo per lei: essa a sua volta ci darà ascolto. La storia testimonia che il  Libano è la nazione dell’incontro, il paese dell’essere umano, la patria degli oppressi ed il rifugio di chi ha paura. In questo clima ed in questo sublime orizzonte possiamo ascoltare i puri inviti celesti, poiché siamo vicini alle sorgenti.
Ecco il nobile [Gesù], magnificato sia nell’amor suo, gridare irritato: “No! Non si può amare Dio e odiare l’essere umano”. E mentre la sua voce continua ad echeggiare nelle menti ecco sollevarsi un’altra voce, la voce del Profeta della misericordia [Muhammad]: “Non crede in Dio e nel Giorno del Giudizio chi è sazio mentre il suo vicino è affamato”.

Con il passare del tempo le due voci quasi si fondono  fino a che l’eco di entrambe viene a manifestarsi nelle parole di un grande Pontefice il quale, in occasione del digiuno, disse: “Il messia e il povero sono una sola persona”; egli nella sua illustre lettera “Popolorum Progressio” si infuria riguardo alla dignità dell’essere umano e, sull’esempio di Gesù nel Tempio, dichiara: “Grande è la tentazione di respingere con la violenza simili ingiurie alla dignità umana” aggiungendo ancora: “Meno umane: le strutture sono oppressive, sia che provengano dagli abusi del possesso che da quelli del potere, dallo sfruttamento dei lavoratori che dall’ingiustizia delle transazioni.”

In cosa discorda questa pura voce da ciò che è menzionato nelle solide fonti islamiche? “Io sono presso coloro che hanno il cuore afflitto. Io sono presso il malato nella sua guarigione, presso il povero nel suo soccorso e presso il bisognoso nel soddisfare la sua necessità.”

Inoltre riguardo al metodo, ogni sforzo per affermare la giustizia e sostenere gli oppressi fu ritenuto come lotta sul sentiero di Dio e sincera preghiera. Dio è l’unico garante per la vittoria. 

Tramite queste testimonianze torniamo all’essere umano per cercare la forza che opprime e la forza che divide! l’essere umano: questo dono divino, questa creatura plasmata negli attributi sulle sembianze del Creatore e vicario di Dio sulla terra, l’essenza dell’esistenza e l’inizio della società, la meta e il motore della storia! Questo essere umano equivale a tutte le sue energie, non dal punto di vista filosofico o fisico come è inteso in questo nostro secolo sotto forma di scambi o trasformazioni tra materia ed energia, bensì per quello che confermano le religioni e le esperienze scientifiche, “invero, l’uomo non ottiene che il frutto dei suoi sforzi” [Sura La Stella, 39], ovvero che le opere sono eterne e che egli non vale nulla se non per la luce che emana agli orizzonti. Perciò più custodiamo ed accresciamo le potenzialità dell’essere umano, più l’onoriamo e lo rendiamo eterno.

La fede nella sua dimensione celeste fornisce all’essere umano l’illimitatezza nei sentimenti e nelle ambizioni, una eterna speranza, un annullamento delle preoccupazioni, una completa sintonia con se stesso e con i suoi simili da una parte e con se stesso e tutte le creature dall’altra. Se la fede da un lato concede all’essere umano una elevata posizione e bellezza, dall’altra essa lo protegge e custodisce, rendendo doverosa la sua salvaguardia. La fede sarebbe assente qualora venisse meno l’impegno nel servire l’essere umano. 

Tutte le potenzialità dell’umanità e di ogni singolo essere umano devono essere custodite e sviluppate; per questo motivo troviamo che il principio della ricerca della perfezione sia presente fin dalle prime rivelazioni, giungendo sino a questo benedetto messaggio del Santissimo Padre in cui viene riportato: “E’ necessario, per raggiungere un autentico progresso, che esso sia completo, ovvero che fortifichi ogni essere umano e l’intera umanità”. E’ per questo che riscontriamo come tutte le religioni abbiano proibito, per esempio, il rubare, in quanto usurpamento  delle potenzialità dell’essere umano e degli effetti da esse posseduti; oggi, viceversa, vediamo il rubare apparire sotto forma di sfruttamento e speculazione, con la scusa del progresso industriale, o peggio ancora mediante bisogni artificiali indotti dai mezzi di produzione obbliganti l’essere umano a percepire falsi desideri con un conseguente aumento dei consumi. Oggigiorno le nostre quotidiane necessità non sono affatto dettate da noi stessi, ma sono il frutto di artifici scientemente veicolati da mass-media sotto il diretto controllo del sistema produttivo.

Così ogni giorno ci vengono imposti nuovi bisogni che impegnano la totalità delle nostre forze e l’essere umano finisce  con lo sprecare tutte le proprie energie senza però impiegarle nel percorso voluto. Allo stesso modo notiamo un cambiamento radicale nelle molteplici forze che osteggiano le energie umane, distruggendole o dividendole. Tali forze rimangono uguali nella loro essenza anche mutando il loro aspetto con l’avanzare del progresso.

La religione ha combattuto per esempio la menzogna, l’ipocrisia, l’arroganza e la superbia le quali, se analizzate nella loro essenza, ci portano a comprendere quanto questi attributi influenzino le energie della persona e della società. La menzogna falsifica le realtà e le energie predisposte per un interscambio tra gli esseri umani. L’essere umano di solito cresce nel donare e ricevere tali energie che purtroppo, falsificate dalla menzogna, finiscono per diventare sconosciute e corrotte. Si alterano quindi gli elementi di interscambio e le energie. Orgoglio e arroganza di contro paralizzano l’essere umano che sente di aver raggiunto un livello di autosufficienza; come conseguenza l’arrogante si rifiuta di ricevere e quindi di perfezionarsi, la gente si rifiuta di ricevere da lui e perfezionarsi per suo tramite e lo spazio per la reciproca ricezione e donazione viene a scomparire del tutto. Questa è la morte delle capacità e potenzialità dell’essere umano. Anche gli altri vizi simili alla menzogna, ipocrisia arroganza e superbia, hanno questo effetto.

  
Un altro esempio è la libertà: essa rappresenta il clima adatto per accrescere le potenzialità dell’essere umano e palesare le sue doti quando vi è l’occasione. Tale libertà è stata sempre soggetta ad aggressioni e usurpamenti da parte di chicchessia e con i pretesti più disparati poiché rappresenta l’atmosfera ideale per l’arricchimento delle potenzialità dell’essere umano, delle sue energie e delle sue doti; essa può essere ritenuta a buon diritto la madre di tutte le potenzialità. Ci furono quindi battaglie ed amari conflitti. Quando viene usurpata la libertà dell’essere umano le potenzialità della persona e della società sono limitate allo spazio concesso dall’usurpatore, con l’inevitabile ridimensionamento della persona e della società. Quando l’essere umano rifiuta questo ridimensionamento e tenta – nei limiti della propria fede – di delimitare le oppressioni di questa forza separatrice e distruttrice, in realtà egli difende la nostra umanità e protegge le potenzialità e la dignità dell’essere umano, al di là delle dimensioni e delle forme che questa forza possa assumere con il prolungarsi del tempo.

Le forme che limitano la libertà e distruggono l’essere umano sono mutate nel corso della storia: si è passati dalla tirannia alla colonizzazione, dal feudalesimo al terrorismo intellettuale, fino all’ arrogarsi la rappresentanza dei popoli in nome di una non meglio definita immaturità intellettuale. Si è andati dal neocolonialismo alle imposizioni fatte a singoli ed a popoli interi attraverso pressioni economiche, culturali e intellettuali, dalla politica di abbandono e di rimozione totale o parziale delle opportunità fino a giungere alle politiche di ignoranza forzata e di privazione dell’igiene, della dinamicità e dello sviluppo… diversi sono i modi e le forme per usurpare la libertà e distruggere le energie.

Il denaro; il più grande idolo; quello che il Messia giudicò portatore di impedimenti all’ingresso nel Regno dei Cieli maggiori  di quelli che potrebbe trovare un cammello che si provasse ad attraversare la cruna di un ago. Questo denaro è foriero di sedizione. Se è sfruttato nei limiti e nei posti adeguati risulta una grazia e una misericordia, se invece diventasse lo scopo, allora verrebbe adorato all’infuori di Dio e per l’essere umano si tramuterebbe nel più santo tra i santi, finendo egli per dipenderne orbitandovi intorno. Il denaro iniziò a crescere a scapito delle altre esigenze della persona e dell’umanità, diventando una forza schiacciante e separatrice che influenza profondamente la vita delle persone facendo valere la regola del più grande che mangia il più piccolo.

Lo stesso effetto hanno tutte le esigenze umane che crescono a spese di altri bisogni Ogni esigenza rappresenta una spinta e una scossa che alimenta il movimento dell’essere umano nella vita; se però questa esigenza dovesse crescere a scapito di altre, produrrebbe dei disastri. Questa è in effetti la causa della nostra grande responsabilità di fronte al potere, alla ricchezza, al prestigio, all’autorità ed alle altre tentazioni umane.
Se la fede, che crea un legame e un contatto costante tra Dio e l’essere umano, non diventa la base e la radice della nuova civiltà, avremo una civiltà fragile. Osservando la storia, vediamo che nella civiltà moderna ci si trovi di fronte ad una crescita monodimensionale dell’essere umano. La politica, l’amministrazione, il mercato e la costruzione hanno una crescita squilibrata perché non basate sui principi della fede, che è la fonte dell’equilibrio e dell’ordine al servizio di tutti. La politica, l’amministrazione, il mercato e la costruzione si sono trasformate in colonialismo, in guerre, in ricerca di nuovi mercati e in una pace con corsa agli armamenti. Questo ha fatto diventare la vita dell’umanità completamente immersa tra guerre calde e guerre fredde e tra il sanare le ferite e la corsa agli armamenti.

L’amore del sé, che è il motore della ricerca della perfezione per l’essere umano, quando si trasforma in egoismo diventa problematico. Subentrano quindi gli scontri, le discriminazioni razziali, il disprezzo degli altri, gli amari conflitti dalla famiglia alla comunità internazionale, che sono tutti conflitti di diverse forme ma con un’unica origine.

Questi conflitti, che sono stati considerati come parte integrante della creazione, sono una conseguenza dell’amore del sé trasformato in adorazione dell’io. L’egoismo colpisce anche la società; essa è stata costruita per servire l’essere umano il quale ha un innato senso di appartenenza alla comunità possedendo egli ben due dimensioni: una individuale ed un’altra comunitaria. Quando l’egoismo si impossessa profondamente della società sorgono allora dei problemi in vari ambiti. Si passa dall’egoismo individuale a quello familiare, tribale, confessionale e religioso, che hanno trasformato i valori celesti in attributi terresti, svuotando la religione del suo contenuto e distruggendo i valori nobili. Lo stesso settarismo, che commercializza i valori religiosi, alla fine diventa un nazionalismo egoista. Anche il patriottismo, che è una delle più nobili caratteristiche umane, si trasforma in razzismo, a tal punto che la persona giunge ad adorare la propria patria al posto di Dio ed è pronta a costruire la grandezza della propria patria e civiltà sulle rovine delle nazioni e civiltà altrui, ed elevare il livello del proprio popolo a costo di impoverire gli altri popoli. Il nazismo, che ha incendiato più volte il mondo, è uno dei chiari esempi di questo razzismo.

Noi abbiamo adorato questi sentimenti egoistici che si sono trasformati in catene e distruzioni, ma l’amore del sé, l’amore per i genitori, per la famiglia, l’amore per la comunità, il patriottismo e l’appartenenza nazionale sono attitudini benevole nella vita dell’essere umano se rimangono nei giusti limiti. A questo punto possiamo fare luce sul titolo scelto per questa conferenza: “Le esigenze e le potenzialità dell’essere umano”.

Una società che abbraccia l’essere umano deve essere coordinata nel suo insieme, laddove anche la persona deve essere in sintonia con se stessa. Ogni volta che l’essere umano dà maggiore spazio ad una esigenza a scapito di altre, ogni volta che la persona o le sue esigenze crescono a scapito delle altre persone ed ogni volta che crescono i gruppi o le loro esigenze a scapito di altri gruppi, si finisce invece nel disastro. L’equilibrio si ottiene con la sensibilizzazione, permettendo all’essere umano di percepire il dolore degli altri come il proprio. Questo è quello che viene richiesto dal digiuno. Questo equilibrio è la garanzia per la salvaguardia della crescita coordinata della persona e della comunità.

La nostra nazione è il Libano, il Paese la cui prima ed ultima riserva è l’essere umano che ha scritto la gloria del Libano con il suo sforzo, la sua emigrazione, i suoi pensieri e le sue iniziative. L’essere umano è colui che deve essere custodito in questa nazione. L’umanità è una ricchezza non solo per la nazione, ma anche per la persona, che ha come ricchezza la propria umanità. Per questo i nostri sforzi in Libano sono indirizzati a tale scopo, partendo dai luoghi di culto, ma anche dalle università e dalle istituzioni. Il nostro sforzo è indirizzato a salvaguardare il Libano ed a custodirlo, preservandone l’essere umano dalle differenti potenzialità che vive nelle varie sue regioni.

Perciò, se vogliamo preservare il Libano, esercitare il nostro spirito nazionale e applicare il nostro senso religioso tramite i principi che si sono affrontati, allora dobbiamo custodire l’essere umano in Libano con tutta la sua umanità e la sua potenzialità.

Vivendo in Libano rileviamo ogni giorno privazioni dovute a negligenze nell’amministrazione la cui responsabilità è di tutti noi. Come abbiamo sentito nel benedetto discorso, per l’essere umano la severità è consentita nei limiti necessari e a condizione che non lo danneggi.

Le regioni dove viviamo e vive la nostra gente sono un bene che noi e i responsabili [del paese] dobbiamo tutelare. Per Dio e per la patria occorre proteggere il sud e tutte le regioni, pertanto è indispensabile essere attenti nella progettazione e nella realizzazione, poiché un’errata progettazione ed esecuzione generano due tradimenti: un tradimento che porta ad una corruzione diretta, e uno ulteriore che sottrae opportunità alla popolazione e porta allo spreco di denaro e ad una carenza nei diritti pubblici. Imporre delle iniquità, in qualunque modo esse vengano presentate, causa discordia. 

Il Libano, la nazione dell’uomo e dell’umanità, mostra la realtà umana tramite il confronto vissuto con il nemico, scoprendosi basato su una società razzista che esercita l’oppressione e la divisione in ogni sua forma: finanziaria, culturale, politica e militare. Ha avuto addirittura il coraggio di distorcere la storia, ebraicizzare la Santa Quds (Gerusalemme) e distruggere i suoi antichi reperti.

La nostra patria deve essere allora custodita non solo per Dio e per la persona che ci vive, ma per l’intera umanità, per svelarne la vera immagine e sfidare chiunque voglia distorcerla. Ora ci troviamo davanti ad una opportunità irripetibile: l’inizio di una nuova fase del Libano.

Troviamo un denominatore comune nell’essere umano con tutte le sue caratteristiche. Incontriamoci per l’essere umano in Libano, nel sud, a Hermel, ad Akkar, nelle periferie di Beirut, a Karentina, a Hay Assullum. Nessun essere umano è escluso o classificato; preserviamo quindi l’essere umano del Libano per proteggere questa nazione, una nazione che la storia e Dio ci hanno affidato.

La Pace, la Misericordia e la Benedizione di Dio siano su di voi.

   

A cura di Islamshia.org © E’ autorizzata la riproduzione citando la fonte

L’Islam e la Violenza | Importante convegno, sabato a Roma

Riportiamo la locandina del l’importante convegno che si terrà sabato prossimo a Roma. Numerose sono le personalità invitate ed estremamente significative le relazioni che verranno proposte al pubblico. 

  

Sabato 23 gennaio 2016, nell’ambito delle attività collegate ai Corsi di Laurea e Laurea magistrale in Studi Politici e Internazionali, l’Università degli studi Link Campus University e il Centro studi Dimore della Sapienza propongono il convegno:

L’ISLAM E LA VIOLENZA

Precisazioni necessarie
Sabato 23 gennaio 2016, ore 15:00

Sala della Biblioteca “Francesco Cossiga e Guido De Marco”

Link Campus University

 

SALUTI

Vincenzo Scotti

Presidente Università degli studi Link Campus University

Carlo Corbucci

Presidente onorario Centro Studi Internazionale “Dimore della Sapienza”

INTERVENGONO

Hujjatulislam Abulfazl Emami

Associazione Islamica “Imam Mahdi”

Omar Camiletti

Centro Culturale Grande Moschea di Roma

Anna Maria Cossiga

Antropologa, docente di Geografia e Geostrategia, Università degli studi Link Campus University

Ghorban Alì Pourmarjan

Direttore Istituto Culturale dell’Ambasciata della R.I. dell’Iran

Mario Polia

Archeologo, storico delle religioni

Pietrangelo Buttafuoco

giornalista e saggista

 

MODERA

Tiziana Ciavardini

Antropologa e giornalista
Il Centro Studi Internazionale “Dimore della Sapienza” e Link Campus University, in un momento difficile come quello che stiamo vivendo, organizzano insieme un evento per fornire delle precisazioni sul valore della parola ISLAM e sulla sua relazione con la questione della violenza, cercando di chiarire dubbi e confusioni, al di là del linguaggio spesso pregiudiziale dei media. Interverranno esponenti musulmani appartenenti alle due maggiori correnti dell’Islam (Hujjatulislam Emami, Omar Camiletti), autorevoli studiosi e accademici (Mario Polia e Anna Maria Cossiga), personalità diplomatiche (G.A. Pourmarjan) e il noto giornalista, intellettuale e scrittore Pietrangelo Buttafuoco. Saluti di Vincenzo Scotti (ex-ministro, Università degli studi Link Campus University) e Carlo Corbucci (avvocato, presidente onorario Centro Studi Dimore della Sapienza). Modera la giornalista e antropologa Tiziana Ciavardini.

Riflessioni al profumo da Colonia | Gianluca Marletta

  

“Le civiltà muoiono di suicidio non di omicidio”(Arnold J. Toynbee)

Ci sarebbero un milione di riflessioni da fare su quello che é successo in Germania a Capodanno. Qualcuno tira in ballo il fatto che gli “stupratori” organizzati fossero nordafricani e quindi “islamici” (islamici come sono “cristiani” i turisti sessuali europei che si accaparrano le bambine di 9 anni in Thailandia). 

In realtà, più che feroci jihadisti, i tizi di Colonia sembravano solo ragazzotti ANNOIATI e un pò DELUSI, esattamente come i tanti ragazzotti “occidentali e bianchi” che alla fine di una nottata in discoteca, davanti alla promettente fanciulletta che si “ostina” a non concedersi, passano alle vie di fatto e si prendono con la forza quello che credevano fosse loro “di diritto”! E’ terribile? Fa schifo? Forse é solo meschino e banale. Questi ragazzotti magrebini conoscevano l’Europa dalla TV, si attendevano esattamente quello che si aspettano i nostri ragazzi la sera in discoteca: un facile Postribolo a buon mercato! Tutto qui. 

D’altronde siamo o non siamo la società delle “libertà”? E i paletti a tali “libertà” chi le dovrebbe mettere? La Chiesa (che non conta più un tubo)? La Merkel? I giornalisti di Charlie Hebdò?

Noi siamo la società della “scimmia”, l’unica società della storia senza spiritualità, la “Marianne” a seno nudo, ubriaca… Loro, i visitatori, agiscono di conseguenza!

Gianluca Marletta – Tratto da Facebook

  

La figura di Maria nell’Islam | Il contributo di S.M. Bahmanpour

  
Una volta Ghazali, il noto sapiente musulmano dell’undicesimo secolo, scrisse un’opera nella quale classificava i versetti del Corano in base alla loro importanza e alla profondità dei concetti spirituali che trasmettevano. Il suo obiettivo era quello di rivelare le più preziose tra tutte le rivelazioni contenute nel Libro di Dio, e quindi intitolò la sua opera Jawahir al-Quran (“I Gioielli del Corano”). Poiché molti sapienti musulmani ritengono che tutti i versetti del Corano abbiano la stessa importanza, in quanto parole di Dio, e non si presterebbero quindi a simile categorizzazione, potrebbero non concordare molto con Ghazali al riguardo. Pare però che essi ignorino il fatto che l’importanza di un’opera non risieda soltanto nel suo autore ma anche nel soggetto del quale è composta e dei concetti che essa trasmette. Si tratta di quello che l’esegeta sciita contemporaneo Allamah Tabataba’i definisce al-ghurar nel Corano, e dal mio punto di vista la cosa più importante rispetto ad ogni Sacra Scrittura è quella di distinguere queste parti dalle altre e prestare ad esse il dovuto apprezzamento e speciale attenzione.  

Non è mia intenzione discutere qui la classificazione di Ghazali. Comunque, in base ad un semplice criterio, si può tranquillamente argomentare che i gioielli più preziosi del Corano si trovino in quei versetti che trattano della conoscenza di Dio e dei Suoi attributi, o nei quali vengono presentati i criteri etici, o i versetti nei quali vengono discusse le qualità e le caratteristiche dei Profeti e di persone a loro simili.

Come esempio del primo gruppo possiamo trovare gli ultimi versetti del capitolo 59 (Sura al-Hashr), un esempio del secondo gruppo sono i versetti 22-39 del capitolo 17 (Sura al-Isra’), e un esempio del terzo, che tratterò in questo articolo, è la storia di Maryam o Maria. Questa storia è elaborata nello specifico nei capitoli 3 (Sura al-Imran) e 19 (Sura Maryam) e vi si fa riferimento sporadicamente in molti altri.

Qui non voglio trattare nel dettaglio il racconto della storia, perché questo richiederebbe certamente maggiore spazio di quello limitato di un breve articolo. Cercherò piuttosto di esplorare il rango spirituale di Maria, come spiegato in molti versetti del Corano o in altre fonti islamiche.

Vorrei iniziare con l’ultimo versetto del capitolo 66 (Sura al-Tahrim) nel quale Maria viene presentata come un esempio per le mogli del Profeta:

“E Maria, figlia di ‘Imran, che conservò la sua verginità; insuflammo in lei il Nostro Spirito. Attestò la veridicità delle parole del Suo Signore e dei Suoi libri e fu una delle devote” (66:12)

In questo versetto vengono menzionati, in qualche modo in ordine inverso, tre virtù per Maria. Ella era una delle devote (qanitah), attestò la veridicità delle parole del Signore (siddiqah) ed infine ricevette lo Spirito.

In un altro versetto, nel terzo capitolo (Sura al-Imran), le si conferisce un altro importante merito:

“E quando gli angeli dissero: ‘O Maria! In verità Dio ti ha eletta, ti ha purificata ed eletta tra tutte le donne del mondo.’” (3:42)

Secondo questo versetto ella fu “eletta” e purificata da Dio stesso. E ciò che è ancor più rilevante è che venne informata di queste qualità dagli angeli, che le rivelarono questi fatti per un obiettivo che nel capitolo sarà conosciuto soltanto successivamente. Vi è inoltre riportato un sorprendente evento al suo riguardo, prima che ricevesse gli angeli, quando era ancora una bambina e stava pregando nel santuario nel quale si trovava appositamente:

“Ogni volta che Zaccaria entrava nel santuario trovava cibo presso di lei. Disse: ‘O Maria, da dove proviene questo?’. Disse: ‘Da parte di Dio’. In verità Dio dà a chi vuole senza contare.” (3:37)

A parte il miracolo di Maria citato in questo versetto, la risposta fornita a Zaccaria era generalmente inaspettata per qualcuno della sua età.

Vi sono molte qualità attribuite a Maria nel Santo Corano. Comunque, come detto in precedenza, non abbiamo la possibilità di parlare di tutte esse in questo articolo; cercherò pertanto di concentrarmi su tre delle caratteristiche menzionate, che secondo la nostra convinzione espongono più chiaramente il rango spirituale di Maria.

Queste sono le qualità di essere “la più veritiera” (siddiqah), “la purificata da Dio” (tahira) e “colei che riceve lo Spirito”. Tutti questi concetti sono infatti impiegati nel Corano in una specie di gergo tecnico, avendo significati maggiori e più ricchi di quello che può sembrare ad un primo sguardo.

Prima di procedere all’analisi di questi concetti particolari, bisogna mettere in rilievo una nozione molto importante riconosciuta nei capitoli del Corano. Secondo tale nozione le persone sono classificate in tre categorie: gli “infelici”, “coloro che prosperano” e gli “approssimati [a Dio]” (al-muqarabun) [1]. Mentre i membri del secondo gruppo sono i credenti ordinari nei loro diversi gradi e livelli, l’ultimo gruppo possiede una qualità molto speciale: essi precedono gli altri in materia di fede [2].

Pertanto sono approssimati a Dio nel senso che molti veli vengono sollevati dai loro cuori, permettendogli di vedere e sentire quello di cui i credenti ordinari sono generalmente privati [3]. “Tali persone sono poche in numero ma dal rango sublime” [4] presso il loro Creatore. Sono giunte ad una comprensione di questo mondo e ad una conoscenza del loro Creatore genuinamente differente da quella degli altri. “Essi guardano l’essenza di questo mondo mentre gli altri guardano solo l’esteriore” [5]. “Dio sussurra nelle loro menti e parla al loro intelletto e quindi essi accendono una luce nei cuori, nelle orecchie e negli occhi altrui” [6].

Queste sono le persone delle quali Dio ci ha informato nel Corano come coloro che hanno ricevuto la Grazia del Signore, e sono divisi in quattro categorie:

“Coloro che obbediscono a Dio e al Suo messaggero saranno tra coloro che Dio ha colmato della Sua grazia: profeti, veritieri, testimoni e gente del bene. Che ottima compagnia!” (Sacro Corano, IV:69)

Ci è stato detto prendere loro come modelli nella nostra pratica, credenza e comportamento, e noi, in quanto Musulmani, chiediamo al Signore almeno diciassette volte al giorno di guidarci sul loro sentiero, la Retta Via:

“Guidaci sulla Retta Via, la via di coloro che hai favorito” (1: 6-7)

Ai credenti è stata data inoltre la lieta novella che, se obbediranno al Signore e al Suo messaggero, nell’aldilà saranno con l’“ottima compagnia” menzionata dal Corano. [7]

E’ in questa categoria di persone che Maria è collocata come Siddiqah, la Veritiera. [8] Come è stato notato nel versetto 69 del quarto capitolo, questa stazione giunge immediatamente dopo quella dei profeti, e precede le altre due stazioni, quella dei “Testimoni” e della “Gente del Bene”.

Sfortunatamente i limiti di questo articolo non ci permettono di trattare i due concetti dei “Testimoni” e della “Gente del Bene”, ai quali così frequentemente fa riferimento il Corano. Si suppone comunque che i membri di ogni stazione superiore nella loro eccellenza includano tutti i meriti delle categorie inferiori, e quindi i “veritieri” sono le persone più meritevoli tra gli “approssimati a Dio” dopo i profeti. I profeti e i veritieri sono infatti così vicini di rango che alcuni profeti vengono definiti dal Corano, nella sura Maryam, come “veritieri”. [9]

Similmente i “veritieri” menzionati nel Corano e negli Hadith sono usualmente persone con caratteristiche straordinarie, inclusa la ricezione di qualche sorta di rivelazione, come fu il caso di Maria.

La veridicità è generalmente una qualità riferita al parlare, ma anche le azioni possono comunque essere definite come veritiere se si conformano alle credenze e idee di coloro che le realizzano. Si tratta invero di un livello superiore di veridicità. Inoltre a volte possono esistere o giungere alla mente di una persona alcune idee, opinioni ed intenzioni che potrebbero, inconsciamente, alterare il suo intero sistema di credenze.

Per evitare simile incoerenza nel credo e nell’intenzione vi è un livello ancor più elevato di veridicità. Nella terminologia tecnica coranica la persona più veritiera è quella possiede i criteri della veridicità in tutte queste tre categorie. [10]

Ovviamente non sono molte le persone, anche tra i più sinceri credenti, che possiedono tutti i criteri necessari, e coloro che li possiedono, sebbene pochi di numero, possiedono un rango sublime presso il Signore. Nel Corano l’unica donna descritta come veritiera, possedendo tutti questi elevati criteri, è Maria. Sebbene anche altre donne – specialmente Fatima, la giovane figlia del Profeta dell’Islam (S) – vengano menzionate negli hadith come le più veritiere nello stesso senso, il riferimento esplicito del Sacro Libro è riservato esclusivamente a Maria.

Il secondo concetto, quello della purificazione, è un’altra lodevole caratteristica attribuita a Maria nel Sacro Corano. Secondo il Corano i concetti e significati spirituali, specialmente quelli presenti nel Libro, sono accessibili solo a coloro che Dio ha scelto di purificare:

“In verità questo è un Corano benedetto, in un libro sigillato, che solo i puri toccano” (Sacro Corano, 56:77-79)

Il Corano ci insegna che Dio è il più puro dei puri, il più santo dei santi, la fonte di ogni santità e purezza [11]: nessuna impurità, nessun male e nessuna debolezza Gli si avvicina.

E’ impossibile per un cuore malvagio comprendere la minima cosa al Suo rispetto, avere fede in Lui e giungere ad una benché minima conoscenza dei Suoi attributi eccelsi, tantomeno poter ricevere il Suo insegnamento, sussurro nel cuore o ispirazione nell’anima. Chiunque aspiri ad avvicinarsi a Lui deve necessariamente purificare la propria anima e raffinare il proprio cuore. Comunque, la purificazione volontaria da parte di una persona è possibile solo entro certi limiti, dopo i quali è Iddio stesso che guiderà la persona nei suoi sforzi verso la purificazione. Tale processo inizia dopo che una persona viene testata integralmente della sua veridicità e messa alla prova la sua risoluzione nel percorrere il sentiero che conduce verso di Lui. E’ in questo senso che il Corano parla della purificazione della Gente della Casa (Ahl ul-Bayt) del Santo Profeta dell’Islam (S):

“O Gente della Casa (Ahl ul-Bayt), Dio non vuole altro che allontanare da voi ogni impurità e rendervi del tutto puri” (33:33)

In maniera simile ci informa della purificazione di Maria:

“E quando gli angeli dissero: ‘In verità, o Maria, Dio ti ha eletta, ti ha purificata ed eletta tra tutte le donne del mondo’” (3:42)

Senza tale purificazione non sarebbe mai stato possibile per Maria ricevere lo Spirito, che è il terzo concetto di cui parleremo adesso. Vi sono diversi versetti in cui il Corano dichiara che Dio abbia fatto discendere lo Spirito su Maria. [12]

Il concetto di “Spirito” è uno dei più complessi di cui possa parlare qualsiasi religione, ivi incluso l’Islam, e i sapienti musulmani sono ben lontani dall’avere un punto di vista concorde sul suo significato o la sua natura. Nel capitolo 17 del Corano vi è un riferimento ad una domanda posta al Profeta riguardo la natura dello Spirito:

“Ti interrogheranno a proposito dello Spirito. Rispondi: ‘Lo Spirito procede dall’ordine del mio Signore e non avete ricevuto che ben poca scienza a riguardo’” (17:85)

Qui, come in molti altri passi del Corano, lo Spirito viene identificato solamente come un ordine proveniente da Dio, implicando apparentemente che nessuna conoscenza dell’essere umano possa comprenderlo. Non intendiamo citare qui le opinioni e controversie dei sapienti musulmani sviluppatesi nel corso del tempo al riguardo. [13] Comparerò soltanto alcuni versetti del Corano relativi a questo argomento, cercando di affrontare i punti relativi alla ricezione dello Spirito da parte degli esseri umani.

Sembra, da molti versetti del Corano, che nessun essere umano può ricevere una rivelazione da Dio senza essere “casto”, “inviato” o “ispirato” dallo Spirito.

“Invia il Suo Spirito su chi vuole tra i Suoi servi, così che questi possa avvertire del Giorno dell’Incontro” (40:15)

Certamente risulta ovvio, da ciò che è stato discusso in precedenza, che tale privilegio è riservato soltanto ai puri, e questo è un criterio che Dio usa per preferire uno dei Suoi servi sugli altri. In un altro versetto viene detto al Profeta che egli non avrebbe ricevuto la Rivelazione se lo Spirito non lo avesse ispirato:

“Ed è così che ti abbiamo rivelato uno Spirito [che procede] dal Nostro ordine. [Prima di questo evento] Tu non conoscevi né la Scrittura né la fede.” (42:52)

Molti esegeti musulmani hanno interpretato questo Spirito come l’Arcangelo Gabriele. Comunque, all’inizio del capitolo “al-Nahl”, viene detto che sia gli angeli che lo Spirito discendono su una persona prima che gli venga detto di ammonire le genti che non vi è altra divinità al di fuori di Lui:

“Per ordine Suo scendono gli angeli con lo spirito su chi Egli vuole tra i Suoi servi: ‘Ammonite le genti che non c’è altro dio all’infuori di Me. TemeteMi dunque’” (16:2)

Anche ad ‘Ali Ibn Abi Talib venne chiesto se lo Spirito fosse Gabriele ed egli rispose: “Gabriele è un angelo e lo Spirito è altra cosa”. Quando qualcuno obiettò questa sua affermazione, egli citò il versetto sopra menzionato come prova. [14]

Si possono citare molti altri versetti a riprova del fatto che lo Spirito sia differente dagli angeli, incluso l’Arcangelo Gabriele. [15] Secondo un’altra tradizione dell’Imam Ja’far al-Sadiq si tratterebbe di “una creatura più grande di Gabriele e Michele” [16] che accompagna i profeti, e secondo l’esegeta sciita contemporaneo Tabataba’i è fondamentalmente importante nel processo della rivelazione ricevuta dai profeti. [17] Nel Corano questo Spirito, nel caso di Gesù, viene chiamato “Spirito Santo” [18], e nel caso del Profeta Muhammad a volte “Spirito Santo” [19] e altre “Spirito Fedele”. [20]

Comunque sia, secondo il Corano, i ricettacoli dello Spirito non sono persone ordinarie. Essi sono ben distinti, beneficiando di una grazia speciale da parte del Signore [21], possedendo capacità tali da far sì che Dio stesso si rivolga direttamente a loro. E’ in questa categoria di persone che nel Corano viene collocata la Vergine Maria, sebbene ella non fosse un profeta.

Questi sono solo alcuni dei meriti delineati per Maria nel Corano. Secondo questi meriti ella era tra quei servi del Signore che sono stati approssimati a Lui, conoscendo di conseguenza i segreti Suoi e della Sua creazione, della cui conoscenza le altre persone sono generalmente private. Per essere annoverata come tale essa ha dimostrato di essere “la più veritiera” in tutte le difficili vicissitudini della sua vita, obbedendo sinceramente e con tutto il cuore in ogni condizione e circostanza al suo Signore. Come tale è stata scelta da Dio per essere purificata nel cuore al punto che nulla venne lasciato in esso al di fuori dell’amore per il suo Signore, e che nulla lo preoccupava ad eccezione del Giorno del Giudizio, il giorno in cui ogni essere umano incontrerà il proprio Signore. Avendo dimostrato di essere “la più veritiera”, ed essendo stata purificata dal Signore, ella fu pronta a ricevere lo Spirito e dare nascita a un bambino destinato a cambiare il corso della storia umana e portare miliardi di persone ad adorare il loro Signore attraverso la sua guida. Possa Dio benedire lei e suo figlio e guidare tutti noi sul loro benedetto sentiero. Amin.

NOTE

1] Cfr. Sacro Corano: 56:7-11.

2] Cfr. Sacro Corano: 56:10.

3] Cfr. il Nahj ul-Balaghah, Sermone 222.

4] Cfr. il Nahj ul-Balaghah, Sentenza 147.

5] Cfr. il Nahj ul-Balaghah, Sentenza 432.

6] Cfr. il Nahj ul-Balaghah, Sermone 222.

7] Cfr. Sacro Corano: 4:69.

8] Cfr. Sacro Corano: 66:12; 6:75.

9] Cfr. Sacro Corano: 19: 41-56.

10] Cfr. Sacro Corano: 2: 177; 33: 23.

11] Cfr. Sacro Corano: 62:1, 59:23.

12] Cfr. Sacro Corano: 19:17; 21:91; 66:12.

13] Cfr. S.M.H. Tabataba’i, Al-Mizan fi Tafsir al-Qur’an, Libano, Mu’assas al-A°lami, 1997, interpretazione della Sura XVII, versetto 85.

14] Ibid. interpretazione della Sura XVI, versetto 2.

15] Cfr. Sacro Corano: 70: 4; 78: 38; 97: 4.

16] Cfr. S.M.H. Tabataba’i, Al-Mizan fi Tafsir al-Qur’an, Libano, Mu’assas al-A°lami, 1997, vol. 13, p. 209.

17] Ibid., p. 192.

18] Cfr. Sacro Corano: 2: 87.

19] Cfr. Sacro Corano: 16: 102.

20] Cfr. Sacro Corano: 26: 193.

21] Cfr. Sacro Corano: 3: 73. 
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