Imam Khamenei: “La Repubblica Islamica non si sottomette al progetto “UNESCO 2030” | Islam Shia

Nella follia del governo mondialista, si affacciano ogni giorno intenzioni sempre più sovversive. Nel documento “Unesco 2030”, l’idea è quella di rimuovere la sovranità degli Stati dell’educazione dei propri figli e la strampalata ideologia di genere. 

Una reazione decisa e lucida, ci arriva dall’Iran, precisamente dalla Guida Suprema, l’Ayatollah Alì Khamenei 


Il documento dell’UNESCO 2030 non è una cosa alla quale la Repubblica Islamica può sottomettersi. Per quale motivo un’organizzazione sedicente internazionale, che si trova chiaramente sotto l’ingerenza delle superpotenze, deve avere il diritto di imporre alle diverse nazioni che possiedono culture e civiltà differenti, con eredità storiche e culturali differenti, delle leggi su come devono comportarsi. Ciò è sbagliato in principio.

[Rivolendosi al governo] Se non potete opporvi al principio stesso, almeno dovete dire che la Repubblica Islamica possiede una propria linea [di pensiero] e dei documenti ‘celesti’, e sappiamo cosa dobbiamo fare nelle questioni relative all’istruzione, all’educazione, all’etica e allo stile di vita. Non abbiamo bisogno di questo documento [dell’UNESCO].

Non si va a firmare un documento, poi si ritorna e segretamente si inizia a metterlo in atto. Non è così. Non è affatto permesso. Lo abbiamo detto anche alle organizzazioni responsabili in questo campo.

[La folla grida: “Non ci sottometteremo mai all’umiliazione”]

Il sottoscritto si lamenta col Consiglio della Rivoluzione Culturale che avrebbe dovuto vigilare e non permettere che si giungesse a questo punto, così da costringermi ad intervenire. Qui vi è la Repubblica Islamica. Qui le fonti e le fondamenta sono costituite dall’Islam, dal Corano. Qui non è il luogo dove lo stile di vita difettoso, distruttore e corrotto occidentale può avere influenza, anche se cercano di farlo in differenti modi. Ma arrivare al punto da farci firmare ufficialmente un documento nel quale ci dicono cosa dobbiamo fare nei prossimi quindici anni e noi accettiamo, non ha senso.

Imam Seyyed ‘Ali Khamenei, 7 maggio 2017

INTERVISTA AL SEGRETARIO HOSSEYN MORELLI SULLA “MEZZALUNA SCIITA” (OFCS.REPORT)

Pubblicato il 12 aprile 2017 in Difesa e Sicurezza Nazionale/Internazionale da Mary Tagliazucchi


“Questo fronte non ha dei criteri di tipo religioso, etnico o settario, ma politico. Ne fanno parte integrante, attiva e centrale i movimenti militanti palestinesi, che sono principalmente di ispirazione religiosa e di scuola sunnita. Già questo dovrebbe indicare l’inconsistenza della cosiddetta mezzaluna sciita”. Ad affermarlo, parlando con Ofcs.report, è Marco Hosseyn Morelli, convertito sciita e portavoce dell’Associazione islamica Imam Mahdi in Italia, a cui abbiamo chiesto un’opinione non solo sulla nuova, strategica, alleanza creatasi fra i movimenti musulmani sciiti, ma anche sui recenti eventi che infiammano il medio oriente.

Il termine ‘mezzaluna sciita’ venne usato per la prima volta da Abdullah II di Giordania, nel 2004 per via della salita al potere, in Iraq, di un governo a maggioranza sciita, nonché alleato dell’Iran che l’ha da subito presentata come una naturale e fisiologica alleanza fra i movimenti sciiti dell’India, Pakistan e soprattutto Kashmir, Iran, Iraq, Siria e l’est dell’Arabia Saudita. Nel dettaglio, può spiegarci quali, secondo lei, sono i veri motivi di queste alleanze?

“All’indomani della vittoria della Rivoluzione Islamica dell’Iran guidata dall’Imam Khomeyni nel 1979, i governi oppressivi occidentali e i regimi a loro asserviti nel vicino Oriente furono colti dal panico. Si trattava infatti di una Rivoluzione che, estranea alla logica dei due blocchi materialisti che allora si contendevano il mondo, aveva una base squisitamente religiosa e spirituale e rappresentava una speranza e una fonte di ispirazione non solo per gli iraniani o gli sciiti, e nemmeno soltanto per i musulmani, ma per tutti gli oppressi e diseredati del mondo. Uno dei principi fondamentali di questa Rivoluzione, che in seguito divenne un vero e proprio articolo costituzionale della Repubblica Islamica dell’Iran, è il sostegno attivo agli oppressi di qualunque luogo, a prescindere dalla loro religione, etnia o nazionalità. Questa posizione, piuttosto che il frutto dell’influenza di ideologie terzomondiste, trae origine dal Sacro Corano e dalla Tradizione del Profeta e degli Imam.


MARCO HOSSEYN MORELLI, SCIITA E PORTAVOCE DELL’ASSOCIAZIONE ISLAMICA IMAM MAHDI IN ITALIA

Il Sacro Corano insegna: ‘Perché mai non combattete per la causa di Dio e dei più deboli tra gli uomini, le donne e i bambini che dicono: ‘Signore, facci uscire da questa città di gente iniqua; concedici da parte Tua un patrono, concedici da parte Tua un alleato?” (Surah an-Nisaa, 4:75) Il Profeta Muhammad ha detto: ‘Chiunque sostiene l’oppresso contro l’oppressore sarà in mia compagnia in Paradiso’ e il primo Imam della Shi’a, l’Imam ‘Ali, in punto di morte, nel suo testamento al figlio, disse: ‘Combatti l’oppressore e sostieni l’oppresso’.

Tra gli strumenti utilizzati dalle centrali propagandistiche dell’imperialismo mondialista e sionista per frenare l’ondata di sostegno e ammirazione che i popoli, soprattutto quelli musulmani e della regione, nutrivano verso la Rivoluzione Islamica e la sua saggia e illuminata Guida, la tesi delle “insanabili differenze” e del “naturale scontro” tra sciiti e sunniti è probabilmente quella che ha avuto, purtroppo, maggiore successo. Re Abdullah II, o chi per lui, ha pertanto semplicemente coniato un nuovo termine per la vecchia agenda colonialista dei suoi padroni americani e israeliani.

Sebbene l’Islam Sciita, per delle sue peculiarità dottrinali, ha rappresentato storicamente lo stendardo della lotta per la giustizia e contro l’oppressione – ed è pertanto naturale che tali temi ricevano maggiore attenzione tra i seguaci di questa scuola dell’Islam – ciò nonostante il Fronte della Resistenza che si è delineato negli ultimi decenni e che vede la Repubblica Islamica alla sua guida, rappresenta un sentiero aperto e possibile per tutti i musulmani e per tutti gli uomini nobili e liberi di ogni latitudine. Non a caso ne fanno parte integrante, attiva e centrale i movimenti militanti palestinesi, che sono principalmente di ispirazione religiosa e di scuola sunnita. Già questo dovrebbe indicare l’inconsistenza della cosiddetta ‘mezzaluna sciita’. Questo fronte non ha quindi dei criteri di tipo religioso, etnico o settario, ma politico. Chiunque si oppone al progetto americano-sionista nella regione e nel mondo è benvenuto, a prescindere dal suo retroterra. Per questo il Segretario Generale di Hezbollah del Libano, Seyyed Hassan Nasrallah, ebbe a dire chiaramente e pubblicamente: ‘Se dobbiamo scegliere tra due alleanze: una che va da Beirut a Damasco, da Teheran a Gaza e a Ramallah, da non importa quale capitale del mondo fino al nostro fratello Chavez in Venezuela…e un’alleanza che va da Tel Aviv agli Stati Uniti e ai loro alleati, senza alcun dubbio noi saremo nella prima alleanza’. Il sostegno e l’appoggio della Repubblica Islamica dell’Iran, ovunque sia avvenuto, dall’Afghanistan al Pakistan, dalla Palestina all’Iraq, dallo Yemen alla Siria, dalla Bosnia al Libano, non ha mai avuto ragioni e obiettivi settari o materiali, ma è stato dettato da valori spirituali, politici, etici e umani. Ricollegandoci alla sua domanda e per non dilungarci, possiamo citare proprio l’esempio dell’Iraq. Sono stati gli stessi esponenti e capi dei partiti, movimenti e tribù sunniti dell’Iraq, le cui popolazioni sono state quelle che maggiormente hanno patito le crudeltà dell’Isis in quella nazione, ad aver riconosciuto e ringraziato il governo di Teheran quale primo e unico Stato che sin da subito si è attivato e adoperato concretamente per proteggerli quando i miliziani del sedicente “califfo” hanno conquistato la parte settentrionale del paese arabo e minacciavano direttamente la capitale Baghdad”.

Nonostante l’Iran presenti questa alleanza come una mano tesa all’Occidente, che è a tutt’oggi impegnato contro il terrorismo, di matrice sunnita dell’Isis, le cancellerie europee appaiono decisamente titubanti ad accogliere questo ‘aiuto’ che sembra, a detta di molti, una strategia ben mirata su una precisa area geografica. Che ne pensa al riguardo?

“La Repubblica islamica dell’Iran piuttosto che all’Occidente ha teso la mano in primo luogo ai popoli occidentali. Nelle due storiche lettere che l’Imam Khamenei, l’attuale Guida della Rivoluzione Islamica, ha indirizzato in particolare ai giovani europei e statunitensi, egli ovviamente condanna come estranei agli insegnamenti del Sacro Corano e alla tradizione islamica le azioni terroristiche di certi gruppi e movimenti criminali che dicono di rifarsi all’Islam, ricordando però anche il sostegno, il supporto e la copertura offerti loro dai servizi segreti e dai governi dell’Occidente. Sottolineo come questa mano sia stata tesa ai popoli piuttosto che ai governi, non perché la Repubblica islamica rifiuti a priori di collaborare e cooperare con le istituzioni occidentali, ma perché conscia della loro ipocrisia nella cosiddetta “lotta al terrorismo” e della totale subordinazione delle cancellerie europee ai voleri di Washington e Tel Aviv.

Un’Europa libera, indipendente e sovrana potrebbe rappresentare in realtà, per i molti aspetti storici e culturali comuni e per la propria importante posizione geografica, un interlocutore naturale e perfino privilegiato del mondo islamico. Purtroppo vediamo però come, nonostante il terrorismo takfiri abbia iniziato a colpire anche in Occidente, il sostegno logistico, economico e militare fornito da vari governi occidentali a questi gruppi terroristici non sia cessato. D’altro canto è un fatto riconosciuto da tutti gli analisti e giornalisti onesti e con una conoscenza diretta della situazione che la Repubblica Islamica dell’Iran, che in passato è stata una delle principali vittime del terrorismo, rappresenta oggi lo Stato che più di ogni altro sta combattendo, realmente e sul terreno, il terrorismo dell’Isis e di altre bande takfiri, donando come martiri in questa dura lotta alcuni dei suoi migliori figli. L’Iran è pertanto ovviamente disponibile a collaborare persino con i governi europei, anche se la cosa è a nostro avviso irrealizzabile data l’attuale struttura del potere politico dell’Europa in mano ai “poteri forti” finanziari e mondializzatori. Mi permetto di sottolineare che ideologicamente l’origine del terrorismo che ha colpito soprattutto il mondo islamico e solo di riflesso il mondo occidentale non è da rinvenirsi nell’Islam sunnita, bensì nel Wahhabismo, un’ideologia moderna sorta nella Penisola Arabica alla fine del Settecento e alla cui ascesa politica e militare – che si è andata saldando nell’alleanza con la dinastia dei Saud – non fu estranea l’opera nefasta del governo britannico”.


L’analista egiziano Ahmad Khaled, nel 2012, scrisse che il vero motivo del sostegno dell’Iran alla Siria è che questo paese facente parte della ‘mezzaluna sciita’, è ben vista dalle autorità di Teheran. Se fosse realmente così, perché?

“Dare una connotazione settaria al governo siriano e alle ragioni del conflitto che da più di sei anni sconvolge quel paese significa coprire i veri intenti e obiettivi dei governi occidentali e arabi che hanno programmato l’insurrezione e sostenuto in tutti questi anni i ribelli – tanto tra le file dei cosiddetti “moderati” quanto tra quelle dei cosiddetti “estremisti” – che manu militari vogliono rovesciare il legittimo governo di Damasco. Bisogna, però, prima di spiegare le ragioni che hanno portato l’Iran ad un’alleanza di natura politica e militare con la Siria, fare delle precisazioni. Innanzitutto dobbiamo dire che la scuola alawita è molto differente dalla scuola sciita maggioritaria, prevalente in Iran e tra gli altri sciiti del mondo, e conosciuta come Imamita o Duodecimana. Questo dal punto di vista religioso. Dal punto di vista politico, la Repubblica Araba Siriana, piuttosto che caratterizzarsi come un governo guidato da una “cricca alawita”, come leggiamo quasi quotidianamente sui nostri quotidiani, riflette nelle istituzioni la multiformità religiosa della sua popolazione, a maggioranza sunnita. Nell’attuale governo guidato da Bashar al-Assad, sposato con una musulmana sunnita, ed eletto dal popolo in seguito a regolari elezioni, troviamo pertanto che i Ministeri chiave come quello di Primo Ministro, degli Interni, degli Esteri, degli Affari Religiosi e delle Comunicazioni sono tutti in mano a musulmani sunniti. Non dobbiamo dimenticare inoltre che l’Iran è una Repubblica Islamica mentre la Siria una Repubblica laica, sebbene non nel senso inteso comunemente da noi in Occidente. Le motivazioni di questa salda alleanza sono pertanto di natura politica. Il governo di Damasco, oltre ad essere stato l’unica nazione araba – insieme alla Libia sunnita di Gheddafi – ad aver sostenuto l’Iran durante gli otto lunghi anni di guerra imposta dall’Occidente a Teheran tramite l’Iraq di Saddam Hussein (che godeva anche dell’appoggio economico, politico, militare e mediatico di tutte le petro-monarchie arabe), è uno dei pochi Stati arabi davvero sovrani e indipendenti. Questa indipendenza, unita ad una posizione nobile e unica nel mondo arabo, gli ha permesso di ricoprire, compiendo anche errori e mosse non esenti da critiche (vedi la prima guerra del Golfo e le trattative con il regime sionista), un ruolo importante nel contrastare il progetto israeliano e americano nel Vicino Oriente. E’ stata la Siria di Assad a facilitare l’Iran nella creazione di Hezbollah in Libano prima e nel proteggere e sostenere la Resistenza libanese e palestinese poi. Non a caso fu a Damasco, non a Riyadh o ad Amman, che molti dirigenti dei gruppi resistenti sunniti palestinesi come Hamas e Jihad trovarono rifugio. Ciò che pertanto ha condotto l’Iran a questa alleanza non è la “comune fede sciita” dei due Stati, ma la posizione della Siria a sostegno del progetto di Resistenza dei popoli della regione e di rifiuto dei diktat del sionismo internazionale, posizione che si sposa con i valori e principi della Rivoluzione Islamica e della Repubblica Islamica da essa partorita.

Non va dimenticato inoltre che l’esercito siriano è l’ultimo esercito regolare arabo schierato sulla frontiera della Palestina occupata nota come Israele e che la Siria ospita alcuni importanti luoghi santi, in primo luogo per gli sciiti ma anche sunniti, che questi gruppuscoli takfiri si sono ripromessi di distruggere dalle fondamenta. Sarà bene ricordare infine che è stato il governo e l’esercito regolare di Damasco, tanto demonizzati in Occidente, a difendere e proteggere in tutti questi anni la comunità cristiana siriana, verso la quale i takfiri hanno sempre infierito senza pietà nel silenzio complice dei capi sedicenti cristiani europei e americani”.

Seyyed Ali Khamenei, guida suprema dell’Iran, ritiene invece che la ‘mezzaluna sciita’ sia un termine coniato apposta dalle potenze nemiche dell’Iran per creare timori rispetto a Teheran che persegue solo la difesa del proprio territorio e dei propri diritti. C’è un che di verità in queste affermazioni?

“I governi neo-colonialisti occidentali insieme ai loro sottoposti arabi e al regime sionista, grazie alle ingenti risorse a disposizione e all’enorme macchina propagandistica alle loro dipendenze, utilizzano due spauracchi tra i popoli arabi in particolare e i musulmani in generale. L’obiettivo è quello di allontanarli dall’Iran e di presentare la Repubblica Islamica quale loro avversario principale, salvando così Israele e presentando il regime sionista come loro naturale alleato di fronte a questo comune nemico. Per evocare lo scontro settario si utilizza lo spauracchio della cosiddetta “mezzaluna sciita” mentre per agitare lo scontro etnico si evoca un sedicente “progetto persiano” o “neo-safavide”. Non vi è alcuna agenda persiana o sciita e l’esempio più chiaro, dei tanti che potremmo fare, è quanto avvenuto nel conflitto che intercorse tra l’Armenia e l’Azerbaijan. Nonostante quest’ultima si auto-dichiari “Repubblica Islamica” e sia composta da una popolazione a maggioranza sciita, l’Iran sostenne la cristiana Armenia. Perché? Perché l’Azerbaijan ha un governo completamente allineato all’agenda politica della Nato, degli Stati Uniti, di Israele e dell’Arabia Saudita, oltre ad essere fortemente ostile alla religione. L’Imam Khamenei è oggi il principale alfiere dell’unità islamica nel mondo, principio coranico e profetico che egli ha ribadito in molte occasioni e che gli è spesso valso la critica degli ambienti più ottusi ed estremisti tra gli stessi sciiti. La Guida della Rivoluzione ha emesso delle storiche fatwa (responsi giuridico-religiosi) proprio per scongiurare ogni possibile odio e scontro settario in questo frangente particolarmente importante per la Comunità Islamica mondiale. La Repubblica Islamica ha infatti da sempre sostenuto e aiutato, tanto a livello umanitario quanto politico, economico e militare, popolazioni totalmente sunnite, come quella palestinese, somala o bosniaca. Per questo anche l’attuale Presidente della Repubblica Islamica dell’Iran, Hassan Rohani, nel corso di una conferenza sull’unità islamica tenutasi a Teheran nel dicembre scorso e nella quale ero personalmente presente, ha giustamente dichiarato: “Non c’è una mezzaluna sciita né un triangolo sunnita. Sciiti e sunniti sono fratelli e seguaci dell’Islam e del Profeta.”

L’Islam, nei paesi del Medio Oriente è di fatto la religione praticata dalla stragrande maggioranza degli abitanti della zona, e si divide in due principali rami dottrinali: quello dei sunniti e quello degli sciiti. È una divisione piuttosto profonda e che esiste da secoli, ma negli ultimi decenni ad essa si sono intrecciate anche le vicende politiche locali, diventando sempre più rilevanti nel decidere eventuali guerre, alleanze e interessi. Quanto ha influito tutto questo secondo lei?

“L’esistenza del ramo sciita e di quello sunnita risale alle origini stesse dell’Islam. A fianco a innegabili e importanti differenze di natura teologica e giuridica, i musulmani sciiti e sunniti condividono però moltissimi principi dottrinali e riti religiosi fondamentali: l’Unità e Unicità di Dio (Tawhid), la fede nella Profezia di Muhammad e che egli sia stato l’ultimo Inviato di Dio e il ‘Sigillo’ delle precedenti rivelazioni, la fede nel Giorno del Giudizio e dell’Aldilà, la fede nello stesso Libro sacro (il Sacro Corano), la stessa Qiblah, le cinque Preghiere, il Pellegrinaggio a La Mecca, il digiuno nel mese di Ramadan, ecc. I conflitti e le tensioni esistenti in buona parte del mondo islamico hanno però una natura, un’origine e degli obiettivi di tipo prettamente politico, non religioso o settario, conflitti e tensioni in questi ultimi due secoli spesso aizzati dai governi occidentali, in primo luogo dagli inglesi e poi successivamente anche dagli americani. Ci troviamo sostanzialmente davanti a due fronti: da una parte i governi legati a doppio filo a quelli occidentali e al regime sionista e dall’altra gli Stati, i movimenti e i popoli che vogliono auto-determinarsi e scegliere liberamente il proprio destino e la propria forma di governo senza dover chiedere conto a Londra, a Washington o a Tel Aviv. La vera divisione non è pertanto quella tra sciiti e sunniti, ma tra i seguaci di quell’ ‘Islam’ che l’Imam Khomeyni definì “americano” e i seguaci dell’Islam puro del Profeta Muhammad (S). L’ ‘Islam americano’ è quello che pur indossando esteriormente i panni islamici serve in realtà i nemici della Comunità Islamica, alimenta il fuoco della divisione tra i credenti e invece di affidarsi a Dio si affida ai Suoi nemici. E’ quello che invece di combattere il sionismo e l’arroganza, combatte e uccide i musulmani e gli innocenti. E’ un’ideologia priva di logica e di spiritualità, una parodia dell’Islam del Sacro Corano e del Nobile Profeta”.


Qual è il suo personale parere su questa alleanza e quali sono gli eventuali, futuri, scenari anche in base ai conflitti ora in corso?  

“Grazie a Dio il Fronte della Resistenza, dalla Palestina al Libano, dalla Siria all’Iraq, dallo Yemen all’Iran continua ad avanzare, a scapito del vero ‘Asse del Male’ incarnato da Stati Uniti, dall’Inghilterra, da Israele e dall’Arabia Saudita. Noi, come credenti, siamo certi che gli oppressori non prevarranno e la vittoria finale spetterà agli oppressi. E’ una promessa divina e Dio non viene meno alle Sue promesse. Ciò che si sta verificando soprattutto nel vicino Oriente ma non solo, trova peraltro precisi riscontri nell’escatologia, e non solo in quella islamica. Se vogliamo davvero comprendere gli scenari attuali ma soprattutto futuri, oltre a considerazioni di natura geopolitica, sociale ed economica, dobbiamo allora tenere in considerazioni anche questi fattori”.

@MaryTagliazucch

Fonte: https://ofcs.report/internazionale/islam-sciiti-terrorismo-no-alleanze-occidente-israele/

Ringraziamo l’Associazione Imam Mahdi, dal cui sito abbiamo estratto l’intervista. 

 

NELLA MENZOGNA TOTALE, RICONOSCO L’OPERA DEI PADRONI DEL DISCORSO | Maurizio Blondet

Ve lo dico a mio rischio, e forse non potrò più farlo: E’ la risposta di Ysroel a Putin. Il repentino cambiamento di Trump su Assad (24 prima aveva detto che era “silly” rimuoverlo, adesso lo vuole attaccare con un intervento diretto), la stessa abolizione repentina di tutti gli altri dossier della politica trumpiana – “Suddenly, i progetti di cancellazione di Obamacare e la politica fiscale di Trump sono morti, si stupisce Zero Hedge – il coagularsi improvviso della ostilità a Mosca in tutto l’Occcidente, forse la stessa rimozione di Bannon, certo la salda presa di potere dei generali sulla Casa Bianca e il suo consiglio di sicurezza, sono la risposta: alla derisione con cui Putin ha risposto a Netanyahu, il 10 marzo scorso, che le accuse israeliane all’Iran erano valide nel V secolo a.C.
Netanyahu era andato a Mosca per chiedere a Putin di staccare i destini della Russia da Teheran. Invece, si era sparsa la voce che Assad avrebbe concesso all’Iran una base navale militare nel Mediterraneo. Netanyahu (in questo caso, lo usiamo come nome collettivo) s’è sentito preso in giro; forse Putin ha sottovalutato il suo potere sulla superpotenza?

Ovviamente non chiedetemi prove, datemi dell’antisemita, ci sono abituato. Me lo suggerisce, per antiche precedenti esperienze, la coralità totale con cui ogni personaggio che abbia qualche carica e poltrona in Usa e in Europa, sta accusando Assad di aver lanciato i gas, di essere un criminale che deve essere solo eliminato: con le stesse parole e la stessa pietrosa, totalitaria adozione della menzogna ufficiale. Me lo dice la repentinità: non solo del voltafaccia di Trump, ma di Bruxelles: nel corso stesso della conferenza europea per stanziare qualche aiuto umanitario (briciole) ai siriani, giù la maschera: niente soccorsi umanitari, Assad gasa i bambini, è un tiranno che ha commesso crimini di guerra. D’accordo con Erdogan, coi giornali sauditi, questi fedeli applicatori dei diritti umani: che vergogna.


Maurizio Molinari e Mario Calabresi, direttori di La Stampa e di Repubblica.

L’immediata, plateale, enorme metamorfosi del discorso pubblico, come a segnale convenuto di direttori di giornali, Calabresi e Molinari, Mentana come Mogherine, Merkeline, Trumpini e Boldrine, l’ho già vista altre volte nella storia; ed ormai so che dietro una tale unisono nella palese menzogna, una tale invincibile di un’impostura visibile ad occhio nudo, è opera di quelli che Israel Shamir ha chiamato, oh quanto giustamente, i Signori del Discorso.

So anche per lunga esperienza che quando i Padroni del Discorso prendono un così evidente, potere, vuol dire che è piombata (di nuovo) su di noi la Dittatura della Menzogna. Riconosco la cappa di piombo.

Ovviamente la storia di Assad che lancia i gas contro il suo popolo è una menzogna. Più esattamente, un false flag.

“Faras Qaram, giornalista della rete Orient TV affiliato al gruppo terroristico Jabhat al-Nusra, aveva annunciato un “attacco chimico” su Qan Shayqun 15 ore prima che accadesse. “Faras Qaram ha scritto nel suo messaggio, pubblicato alle 03:06 di lunedì mattina, prima dell’attacco chimico, che ‘una campagna mediatica prenderà il via domani per coprire l’attacco aereo con gas di cloro sui civili nella campagna di Hama’”. Come faceva Faras a sapere non solo dell’attacco diverse ore prima, ma anche a conoscere il tipo di arma chimica che sarebbe stata utilizzata nell’attacco?”, leggo su Aurora Sito.


Sapeva già tutto prima.

Ma so anche che è inutile mostrare quella prova a Mogherini come ai direttori di giornali e tg: sono lì per quello, per garantire che il Potere della Menzogna sia totale come una cupola di piombo, che nessuna fessura vi si produca, che faccia entrare la minima luce.

Lo so per esperienza, perché l’ho già visto: lorsignori hanno il potere di instaurare il Regno della Menzogna Assoluto. Irrespirabile. Invincibile. Quando l’ho visto? Ma l’avete visto anche voi, perdio! Se eravate adulti quel febbraio 2003:

Colin Powell: “Ecco la prova”

Colin Powell, allora segretario di stato, agitò quel flacone dicendo che c’era dentro l’arma batteriologica di Saddam: “Possiede missili, armi chimiche e biologiche. E’ legato ad Al Qaeda», mentì sapendo di mentire. Nessuno, all’Onu, gli rise in faccia. Tutti lo ascoltavano silenziosi, sgomenti di questa audacia. Tutti, tutti noi giornalisti sapevamo che mentiva, restavamo senza fiato addirittura a vedere l’impudenza. Lo sapeva certo anche il redattore del Corriere della Sera che il giorno dopo scrisse, imperturbabile: “Colin Powell presenta le prove all’Onu «Ecco come Saddam nasconde gli ordigni agli ispettori. Audio e fotografie scattate dal satellite per dimostrare le violazioni”.

Il pezzo è ancora su Internet, se non ci credete leggetelo:

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2003/02_Febbraio/05/powell.shtml

Lo sapeva anche Colin Powell, eppure si rovinò la carriera politica per sostenere il Regime della Menzogna. E fu la guerra, l’Irak fu incenerito, straziato e distrutto, milioni di iracheni sono morti e continuano a morire per questa palese, svergognata menzogna – perché i Padroni del Discorso lo volevano.

Personalmente, lo sapevo già perché conoscevo i dettagli di un altro Totalitarismo della Menzogna: il comunismo sovietico dal 1917 fino alla morte di Stalin, la dittatura giudeo-bolscevica sterminatrice di intere classi. Era impossibile, semplicemente impossibile, far arrivare sui “grandi” media le atroci verità conosciute, le migliaia di esecuzioni della popolizia politica col colpo alla nuca, i laghi di sangue nei sotterranei della Lubianka, il Gulag, la deliberata morte per fame dei cinque-sette milioni di contadini ucraini: la loro “eliminazione come classe” era stata decretata dai Padroni del Discorso, un vecchio odio per i contadini nutrito da secoli nello shtetl si sfogava così’: eppure era impossibile far entrare nel discorso pubblico i crimini più spaventosi, più documentati. I direttori dei “grandi” giornali, soprattutto quelli progressisti e illuminati, sputavano su queste testimonianze e sui testimoni oculari: fascisti, antisemiti, non-persone da tacitare. Solo quando Kruscev denunciò i crimini di Stalin, qualcosa cominciò a passare; ormai i padroni del discorso stavano lasciando la presa sulla Russia, dopo averla spolpata fino all’osso erano attratti dal nuovo sogno messianico, il ritorno ad Israele. Ma non è mai passata la colpa di Ysroel nell’infinito sterminio dei popoli della Russia sotto il loro messianismo collettivista.

Adesso è lo stesso, la replica del già visto. Mi ha avvertito a naso la frase di Paolo Mieli: a giustificazione della strage “islamista” nella metropolitana. “La ragione dell’attentato di San Pietroburgo risiede nelle politiche di Putin basate sullo sterminio”. L’accusa di sterminio è una firma. Ed è anche una rivendicazione.

Il decreto anti-fake è varato a Berlino: decreto di guerra.

Preparatevi, il Regno delle Menzogna viene instaurato con una rapidità stupefacente. Guardate: a Berlino, è stato approvato il decreto “contro l’odio online e le fake news”, che multa fino a 50 milioni di euro chi non cancella dai suoi siti le notizie che il governo ritiene false. Era una misura che si pensava dovesse essere discussa in parlamento, che ci fosse tempo e modo per modificarla, attenuarla un poco; no, è stata imposta come un decreto a vigenza immediata. La tv svizzera (non la nostra) ha specificato che il governo tedesco ha agito su richiesta di una organizzazione chiamata “Jugendschutz”. Lo scopo è, come sempre, salvare la gioventù.

http://www.jugendschutz.net/en/about-jugendschutznet/

Ma nel darne notizia, SKY TG24 ha detto: “Per evitare che avvenga anche da noi quel che è avvenuto negli USA. Le fake news hanno fatto eleggere Trump contro la Clinton”.

Il decreto tedesco – che sarà certo rapidamente applicato in tutta la UE – è un decreto di guerra. Da tempo di guerra, emanato da un potere che si appronta alla guerra – e come si sa, la prima vittima di guerra è la verità.

E’ la guerra perché Netanyahu non vuole Assad in Siria, non vuole i russi, non vuole l’Iran sul Mediterraneo. E la guerra ci sarà.
Se mi chiedete: cosa possiamo fare? Vi rimando a chi già rispose: Aleksandr Solgenicyn: “NON SOSTENERE IN NESSUN CASO CONSAPEVOLMENTE LA MENZOGNA.

“…E chi non avrà avuto neppure il coraggio di difendere la propria anima non ostenti le sue vedute d’avanguardia (..) si dica invece, semplicemente: sono una bestia da soma e un codardo, mi basta stare al caldo a pancia piena. Anche questa via, che pure è la più moderata fra le vie della resistenza, sarà tutt’altro che facile per quegli esseri intorpiditi che noi siamo. Una via non facile? La più facile, però, fra quelle possibili. Una scelta non facile per il corpo, ma l’unica possibile per l’anima”.

“Se ci facciamo vincere dalla paura, smettiamo di lamentarci che qualcuno non ci lascerebbe respirare: siamo noi stessi che non ce lo permettiamo”.

So già, per antica esperienza, che questo appello non sarà ascoltato che da pochi: ormai pochissimi credono ancora di avere un’anima, un’anima il cui onore è da difendere contro il luridume della Menzogna e del suo Impero. E’ già caduto su di noi l’Impero Totale, i nostri vicini ne sono già gli psicopoliziotti, e i Padroni del Discorso ci vogliono in guerra. E quindi, guerra sarà.

Allora, chi ha fede, preghi molto. Preghi per il popolo russo, che ha già troppo sofferto da quella mano spietata, e che oggi è accusato di sterminio. E sapete cosa vuol dire.

Ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi. E se la vita ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo. E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio.” San Giuseppe Moscati

 Maurizio Blondet 6 aprile 2017

Iran | Dalla finanza islamica una grande spinta al Paese


La finanza islamica, detta Shariah compliance, è ancora poco conosciuta in Occidente; essa vieta il pagamento di interessi quale corrispettivo di un prestito, in pratica rifiuta il concetto dello sfruttamento dell’attività altrui a prescindere dall’andamento dell’investimento realizzato.

Attraverso i sukuk, un contratto simile alle obbligazioni in uso in Occidente, il soggetto che fornisce il denaro per un progetto (immobiliare, infrastrutturale o aziendale che sia) si assicura una fetta del profitto che ne deriva. In questo modo, la finanza islamica tende a concentrarsi sull’idea imprenditoriale e sulla possibilità che possa produrre ricchezza divenendo compartecipe dell’impresa, invece che badare solo a garantirsi la remunerazione a prescindere del capitale fornito; un’ottica che ribalta la prassi in uso in Occidente, che vede il denaro, e non il lavoro e l’impresa, al centro di tutto.

Dal 1° gennaio 2017, Velliollah Seif, Governatore della Banca Centrale iraniana, assumerà la presidenza dell’Islamic Financial Services Board (Ifsb), l’organismo mondiale che coordina la finanza islamica. Per l’Iran sarà una grande opportunità per reintegrarsi nel sistema finanziario internazionale, dopo decenni di isolamento imposto dalle sanzioni volute dagli Usa.

Per oltre trent’anni il sistema iraniano ha seguito la sostanza della finanza islamica, con un patrimonio di circa 450 Mld di dollari suddiviso fra 34 banche con attività per 518 Mld; un volume che lo pone al pari della Shariah compliance saudita e dinanzi a quella malese, e che rappresenta un terzo del totale delle attività del sistema bancario islamico, al momento stimato in 1.500 Mld di dollari.

Il primo passo del neopresidente Seif, sarà quello di adeguare i sukuk in fase di sviluppo da parte dell’Iran Securities and Exchange Organization, agli standard internazionali di finanza islamica, eliminando le lievi differenze rese necessarie dalla situazione di isolamento ed emergenza in cui l’imposizione delle sanzioni hanno tenuto il Paese.

Per conseguire l’obiettivo, l’Iran, oltre che adeguarsi ai criteri della finanza islamica internazionale, dovrà implementare un miglior sistema di controlli nelle sue banche, per troppo tempo costrette ad operare isolate dal resto del mondo. Tuttavia, secondo il concorde parere degli esperti, dalla Shariah compliance, una volta debitamente disciplinata, dovrebbe venire una valanga di sukuk a sostegno delle attività produttive che aspettano investimenti per decollare.

Secondo la Banca Centrale di Teheran, il settore finanziario iraniano ha circa 260 Mld di liquidità, pari al 65% del Pil. In condizioni normali ciò non è negativo di per sé; se però quella massa di denaro viene indirizzata su attività non produttive come la finanza, essa sottrae ricchezza all’economia reale, generando stagflazione.

La finanza islamica è lo strumento ideale per convogliare le risorse finanziarie ora impegnate nel mercato speculativo, nel finanziamento alla produzione di beni e servizi, facendo da enorme volano allo sviluppo dell’economia del Paese.

A guardar bene, la Shariah compliance e i suoi principi sono il miglior antidoto alla deriva iperliberista che, puntando sulla massima redditività dei capitali a prescindere, e dunque sulla finanza, sta distruggendo le economie reali del mondo, facendo esplodere disoccupazione e diseguaglianze. 

Fonte: http://www.discoveriran.it/dalla-finanza-islamica-grande-spinta-alliran/

RESTA L’IRAN DA DEVASTARE. TRUMP PROVVEDERA’? | Maurizio Blondet

Per non attendere altre amenità dai novelli sostenitori di Donald Trump, sulla scorta del l’insegnamento circa il fatto che “i soliti ignoti”, in previsione dell’elezione di un presidente americano si preparano sempre un “Piano B”, segnaliamo un interessante articolo di Maurizio Blondet. 


Mike Pompeo, il parlamentare che Trump ha messo a capo della “sua” Cia, parlamentare repubblicano, ha uno scopo nella vita: “”Non vedo l’ora di smantellare questo accordo disastroso con il più grande Stato sponsor del terrorismo del mondo”. Ha appena rilasciato una intervista al Weekly Standard, il periodico fanaticamente neocon di Bill Kristol (j, dirige il Project for a New American Century, che ha istigato l’invasione dell’Irak di Saddam Hussein) in cui promette appunto di distruggere l’accordo sul nucleare, concluso da Obama.

http://www.weeklystandard.com/undoing-the-iran-deal-easy./article/2005394#!

Il generale Michael Flynn nominato consigliere speciale per la sicurezza nazionale di Trump, è l’uomo che come capo della DIA ha denunciato l’IS come una creazione di Obama e della Clinton, è relativamente il meno avventurista – ma anche lui fa’ un’eccezione: contro l’Iran, anche per lui “il più grande sponsor del terrorismo islamico” (non l’Arabia Saudita). Steve Bannon è accusato dalla ADL (ebraica) di essere un antisemita, un suprematista bianco, volere una specie di “olocausto” dei musulmani, perché ha proposto di registrare i viaggiatori in entrata da paesi islamici; la sua antipatia per ciò che chiama “Islam” non fa’ distinzioni. John Bolton, il neocon giudeo che Bush jr. ha messo ambasciatore all’ONU, è ancora fra i candidati a diventare Segretario di Stato: anche lui ha appena chiesto al nuovo presidente di impegnarsi al “regime change in Iran”. James Woolsey, uno dei complici dell’11 Settembre, membro del Project for a New American Century (PNAC) che aspira ancora alla carica di consigliere di sicurezza nazionale, ha chiamato l’accordo nucleare con l’Iran “tanto cattivo che deve andare via”; e anche lui ha definito l’Iran “ il primo stato terrorista mondiale”.

“Primo stato terrorista del mondo” (non i Sauditi)

La ripetitività di questa definizione in tali personaggi indica che il suggeritore è lo stesso. India anche – più inquietante – quel suggeritore forse allenta la presa su Assad e forse si rassegna a riconoscere a Mosca la legittimità dei suoi interessi in Siria, ma vuole che l’Iran diventi il Nemico e il Mostro della nuova amministrazione, il nemico da distruggere. “Primo stato terrorista del mondo” è una definizione che richiede, per obbligo morale, un intervento armato risolutivo.

Quasi tutti gli stati che la rivista sionista “Kivunim” suggeriva, nel lontano 1982, di smembrare destabilizzandoli per linee di faglia etniche e religiose, sono stati devastati: Irak e Libia, Somalia e Afghanistan e Siria sono preda alle guerre e odi tribali, esattamente come voluto. Ma la lista è incompleta senza l’Iran. E’ il più grande degli stati di cui Israele vuole la distruzione; è quello che più gli suscita il terrore e disturba il delirio di onnipotenza, perché ha una sua capacità nucleare, almeno potenziale. Nell’auto-narrativa ebraica, questa potenzialità è già reale; non si contano le volte in cui Netanyiahu ha detto che il regime degli ayatollah è “Hitler” del tempo presente, desideroso di farsi l’atomica al solo scopo di sterminare il popolo ebraico, di operare il secondo olocausto.

Non c’è delirio ebraico che la politica Usa non si senta obbligata a soddisfare. Già martedì scorso la camera bassa, con 243 voti contro 174 (coraggiosi, anzi temerari: l’ADL ha preso nota, se ne ricorderà alle prossime elezioni) ha stracciato per parte sua l’accordo firmato da Obama, vietando la vendita di aerei civili (non solo Boeing, ma anche Airbus) che la Casa Bianca aveva già consentito, appunto in forza dell’accordo. Quanto al Senato, il leader della maggioranza Mitch McConnell ha comunicato che i senatori rinnoveranno le sanzioni contro l’Iran che dovevano scadere a fine anno; in ciò incitati anche dall’uscente Obama, che ha scritto una lettera ai senatori invitandoli a “mantenere lo stato di emergenza nazionale verso l’Iran” – uno stato di emergenza che dura dal novembre 1979, fu firmato dal presidente Jimmy Carter, e che era giustificato 38 anni orsono dall’occupazione dell’ambasciata Usa a Teheran dalla folla di attivisti fanatici di una “rivoluzione islamica” agli inizi; è un potenziale atto di guerra.

E’ più che evidente il processo di fabbricazione e ingigantimento del nemico, di escalation di provocazioni, di demonizzazione sempre più intensa che abbiamo già visto operare contro Saddam, e da ultimo contro Assad e contro Vladimir Putin. Come minimo, la montatura esagitante dello stato psichico collettivo – che presto, vedrete, contagerà anche i nostri governi e i nostri media in Europa – è volto a mantenere ed aggravare le sanzioni che dovevano essere sollevate dopo l’accordo 5+1; salendo secondo opportunità a atti di sovversione (creazione di nemici interni all’Iran, già Rudolph Giuliani e John Bolton hanno rapporti con la organizzazione terroristica iraniana Mujaheddin ed-Kalk, MEK, da rifinanziare e addestrare come già fatto per l’IS) o di intervento armato umanitario – reso necessario, magari, da “atti di ostilità”, attentati, insomma false flag, di cui accusare il regime degli ayatollah.

Preparazione al ‘false flag’

Suggerirei di notare con allarme che diversi siti Usa, anche apparentemente insospettabili di simpatie neocon, stanno diffondendo da qualche giorno la seguente ‘informazione’:

“L’Iran sta inviando elementi dei suoi corpi speciali ad infiltrarsi in Usa e in Europa su comando del leader supremo Ali Khamenei”. La fonte sarebbe “un capo militare iraniano, Salar Abnoush”, che viene indicato come “ vice-coordinatore della Guarnigione Khatam al-Anbia”. Il sito di Washington Free Beacon intervista al proposito tale Said Ghasseminejad, indicato come “Un esperto della Foundation for Defense of Democracies” , il quale assicura: “La repubblica islamica ha ucciso centinaia di iraniani e non iraniani nel mondo in una campagna coordinata di terrore. L’Iran può decidere di ricominciare questo progetto adesso che molte imprese occidentali vanno in Iran, e l’Iran crede che la sua azione in Europa non sarà punita con forza”.

Iran’s supreme leader, Ayatollah Ali Khamenei, attends a graduation ceremony of the Islamic Revolutionary Guard Corps (IRGC) ceremony at army cadets, accompanied by Revolutionary Guard commander General Mohammad Ali Jafari and Armed Forces Chief of Staff Hassan Firouzabadi. Tehran-Iran 21/03/2014 /AY-COLLECTION_1555.58/Credit:AY-COLLECTION/SIPA/1405261603 (Sipa via AP Images)
Si assapori il distorto giro mentale di questa asserzione. L’ “esperto” sta dicendo: è colpa degli europei, che accorrono a frotte a fare affari con l’Iran, se qui ci saranno omicidi perpetrati dai corpi speciali iraniani infiltrati in Usa ed Europa. E’ la fine delle sanzioni che provocherà i delitti dell’Iran fra noi”.

Riconoscete questo giro mentale? La sua origine, diciamo così, in una cultura che nulla deve al pensiero razionale e alla logica aristotelica , ma tutto alle sottigliezze e capziosità talmudiche?

http://freebeacon.com/national-security/iranian-military-sending-elite-forces-u-s-europe/

Naturalmente sarete tentati di dire: ecco il ben noto antisemita, col suo chiodo fissso.


E’ il think tank addetto alla propaganda anti-Teheran

Allora, vi invito ad andare a vedere che cosa è questa Foundation for Defense of Democracies, da cui esce il suddetto esperto con la veridica informazione che agenti dei corpi speciali iraniani stanno infiltrandosi tra noi, per uccidere in una campagna di terrore. Vediamo, da Wikipedia:

“E’ un think-tank con sede a Washington, che alcuni definiscono neo-conservatore. Lo dirige tal Mark Dubowitz, ovviamente J, “esperto in sanzioni contro l’Iran” (sic). La Fondazione si è data “lo scopo di educare il pubblico e le elite politiche sia in Usa sia all’estero sulle attività dell’Iran e i suoi complici in Siria e Hezbollah. Il FDD attacca l’Iran nelle sue operazioni mediatiche mondiali, nel suo atteggiamento verso Usa ed Europa, nelle sue finanze, nel suo sforzo di sostenere attività terroristiche all’estero. Specificamente, FDD si occupa delle ambizioni nucleari dell’Iran”.

Insomma il FDD è uno strumento della propaganda ebraica per istigare la Casa Bianca e il Congresso alla guerra contro Teheran. Se non siete ancora convinti, date un’occhiata ai finanziatori di questa benemerita istituzione.

Ronald Arnall, un miliardario ebreo padrone della finanziaria ACC Capital Holding (è morto nel 2008) che ha donato 1,8 milioni di dollari. Edgar e Charles Bronfman – il primo celebre capo del Congresso Ebraico Mondiale negli anni ’80, il secondo padrone della Seagram Whisky, valutato oltre 2 miliardi di dollari – hanno donato 1, 050.000. Michael Stenhardt, gestore di fondi speculativi, presidente del progetto Israel Energy Initiatives, ha donato 850 mila dollari. Che dire della famiglia Abramson? Il capostipite, Leonard Abramson, ha fondato una rete di aziende sanitarie (US Healtcare) che poi ha venduto per 8,3 miliardi di dollari; attraverso la Fondazione Abramson, ha dato alla Foundation for Defense of Democracies 822 mila dollari. Ma non dimentichiamo Bernard Marcus, figlio di ebrei russi, fondatore della catena di mega-shopping centers Home Depots, donatore con 6000 mila dollari; e Lewis Ranieri , immobiliarista e banchiere per la Salomon Brothers, che ha dato alla causa 350 mila dollari.

https://en.wikipedia.org/wiki/Foundation_for_Defense_of_Democracies

Si tratta, ha spiegato il blog progressista Think Progress, “di donatori notoriamente attivi nelle cause pro-Israele […] E’ sempre più evidente la FDD promuove gli interventi militari Usa in Medio Oriente”, specificamente “con la sua posizione bellicista contro l’Iran e la sua difesa delle politiche israeliane della più estrema destra”.

Insomma l’Iran sta diventando il prossimo “Amalek”, il popolo che per ordine di JHVH deve “essere cancellato dalla memoria” per mano degli ebrei. In anni lontani quelli in Turchia cominciarono a chiamare “Amalek” gli armeni, ed sapete come sono finiti.

http://www.effedieffe.com/index.php?option=com_content&view=article&id=15031:e-scoprono-il-genocidio-armeno&catid=83:free&Itemid=100021

Per tutto il decennio della amministrazione Bush jr., “Bomb bomb bomb Iran” è stato un ritornello di questi influenti ebrei; lo ha cantano con molto entusiasmo il senatore John McCain. Ora forse è arrivato il momento. Ci sono i terroristi iraniani infiltrati fra noi, poiché sono state tolte le sanzioni; vedrete che ci sarà un attentato – iraniano naturalmente – che costringerà Donald Trump a fare la guerra a Teheran.


Maurizio Blondet – 18 novembre 2016

Viaggio in Iran | Una straordinaria occasione per coniugare turismo e spiritualità

L’associazione Islamica Imam Mahdi (aj), in collaborazione con l’università Jamiat al-Mostafa (Qom-Iran), ha intenzione di organizzare un viaggio spirituale-turistico di dieci giorni, massimo due settimane, in Iran, dove si parteciperà a corsi sull’Islam e visite turistiche (in particolare luoghi di culto, sia cristiani che islamici). Il periodo esatto è ancora da definire, ma probabilmente sarà in aprile o maggio.

Le spese del biglietto aereo e visto sono a carico dei partecipanti, mentre vitto, alloggio e le spese per gli spostamenti in Iran saranno a carico dell’organizzazione ospitante.

Per poter organizzare al meglio stiamo cercando di raccogliere le prime adesioni, se siete interessati, vi saremmo grati se poteste rispondere a queste domande:

-in quale periodo dell’anno vorreste si svolgesse il viaggio?

-quanti giorni massimo dovrebbe durare?

-a corsi su quali tematiche vi interesserebbe partecipare?

-quali luoghi vorreste visitare?

Le risposte possono essere mandate all’indirizzo email talebeh_qom@yahoo.it.


Per favore, condividete con i vostri contatti o taggateli nei commenti.

ESTERI – Siria | Hezbollah al-Nujaba invia altri mille combattenti ad Aleppo > Il Faro sul Mondo


Hezbollahdi Redazione

I combattenti iracheni del movimento Hezbollah al-Nujaba hanno inviato altri mille combattenti in Siria, per partecipare alla battaglia finale per la liberazione di Aleppo.

Il portavoce ufficiale di Harakat al Nujaba, Hashem al-Musavi ha dichiarato alla Reuters che le forze popolari hanno inviato giorni fa un migliaio di militari a sud di Aleppo. Il portavoce ha aggiunto che le forze popolari irachene, l’esercito siriano e i libanesi di Hezbollah sono impegnati in una feroce battaglia contro i gruppi terroristici in Aleppo orientale e meridionale, aggiungendo che il movimento iracheno al-Nujaba ha fornito un notevole contribuito alla riconquista delle regioni a sud di Aleppo.

Gli ultimi rapporti dal nord della Siria riferiscono che l’esercito e le forze popolari, con il supporto aereo russo e siriano, continuano l’avanzata nella provincia di Aleppo, costringendo i terroristi alla ritirata.

Sul confine libanese, gli eserciti di Libano e Siria sono contemporaneamente impegnati a colpire i terroristi dell’Isil nelle montagne di Qalamoun, che tentano di attraversare illegalmente il confine. L’esercito libanese ha bombardato i rifugi dei terroristi dell’Isil all’interno di Wadi Al-Hawa, mentre l’esercito siriano continua a monitore i movimenti del gruppo terroristico lungo il confine nei pressi di Jarod Jarjeer.

Fonte: http://www.ilfarosulmondo.it/hezbollah-al-nujaba-combattenti-aleppo/

La Clinton: “Io presidente, attaccherò l’Iran”. E noi bravi soldatini… | Maurizio Blondet

Maurizio Blondet 7 luglio 2015 
La candidata Hillary Clinton l’ha detto in una riunione selezionata al Dartmouth College per raccogliere fondi. Chiaramente, i selezionati ascoltatori erano della nota lobby, senza il favore e i soldi della quale nessun candidato ha la minima speranza di vincere le elezioni in Usa. La nota lobby è ovviamente contrarissima (come Netanyahu) all’accordo sul nucleare iraniano che Obama cerca di firmare prima della sua scadenza.

Hillary dunque ha assicurato i selezionatissimi pagatori: “Anche se un tal accordo si produce, noi avremo sempre dei problemi maggiori con l’Iran. Sono gli sponsor in capo del terrorismo mondiale…una minaccia esistenziale all’esistenza di Israele”.

Poi, alzando la voce e scandendo le parole:

“Voglio che gli Iraniani sappiamo che, io presidente, attaccheremo l’Iran. Nei prossimi 10 anni durante i quali potrebbero stupidamente considerare di lanciare un attacco contro Israele, noi saremo capaci di obliterarli totalmente”.

Gilad Atzmon ha diagnosticato come “Sindrome di Stress pre-Traumatico” (PreTS) la classica affezione mentale giudaica che consiste nel farsi stressare da un evento traumatico “prima” che accada, che probabilmente non si verificherà, e spesso del tutto immaginario, onde giustificare l’aggressione preventiva del nemico immaginario fino alla sua totale obliterazione – allo scopo d placare la Pre-TS), ossia lo stress immaginato provocato da un nemico esistente nella fantasia ebraica. Hillary Clinton ha vellicato al massimo tale sindrome della nota lobby, promettendo che se essa le dà i quattrini per farla presidenta, farà la guerra a Teheran.

Perché, ha giurato, “gli Stati Uniti sono al fianco di Israele oggi e per sempre. Abbiamo interessi comuni. Idee comuni. Valori comuni”. Poi, quasi temendo che potessero non crederle: “Io ho una volontà di ferro per mantenere la sicurezza di Israele. Le nostre due nazioni lottano contro una minaccia comune, la minaccia dell’estremismo islamico. Io sostengo fermamente Israele e il suo diritto all’auto- difesa e penso che l’America dovrebbe aiutare questa difesa. Io sono coinvolta ad assicurare che Israele mantenga un vantaggio militare per far fronte a queste minacce (immaginarie, ndr.). Io sono profondamente preoccupata della minaccia crescente che rappresenta Gaza e la campagna di terrore condotta da Hamas”.

E’ il triste destino di chi è colpito da Stress pre-Traumatico: più Israele distrugge Gaza, dove la gente vive ancora fra le macerie dell’ultimo bombardamento di anni fa, e più sente che “la minaccia di Gaza cresce”. Per questo bisognerà eliminare ogni singolo abitante di Gaza, altrimenti non ci si s ente tranquilli..

Immagino che Hillary sia poi passata col cappello fra gli astanti. Che gliel’avranno riempito generosamente di fondi. Anche se la competizione in ebraismo degli altri candidati è scatenata, con questo Do di petto la signora sembra aver superato in diapason gli strilli della concorrenza: fatemi presidente, e io vi annichilisco l’Iran. Così, tanto per piacervi.

http://www.globalresearch.ca/hillary-clinton-if-im-president-we-will-attack-iran/5460484

Un solo dubbio: non sarà un po’ troppa carne al fuoco? Proprio adesso la celebre Brooking’s Institution ha messo a punto un piano per l’invasione americana della Siria; invasione proprio diretta – non più per interposto ISIS – come Washington ardeva di fare dal 2011, e in cui fu frustrata dalla mossa di Putin; e il Pentagono con la NATO sta intensificando i preparativi per la tanto sospirata guerra alla Russia. Guerra preventiva, e guerra nucleare, per difendere l’Ucraina e i baltici minacciati (lo sanno tutti) d’invasione da Mosca.

Se non ci credete, ecco qui sopra la copertina dell’accurato studio della Brooking’s

 Il piano è geniale: siccome il governo Assad, dopo tutti questi anni, ancora non cade e la popolazione lo sostiene, bisogna per forza mettere gli scarponi Usa sul terreno. Lo si faccia, prescrive il think-tank, creando “zone di sicurezza” che le truppe speciali americane terranno con le armi; zone ripulite per i ribelli moderati dove i terroristi democratici potranno esercitare la democrazia. “Se Assad fosse così’ scemo da minacciare queste zone – recita letteralmente il Progetto – perderebbe senza dubbio la sua forza aerea nel corso dei bombardamenti di rappresaglia che seguirebbero, condotti dalle stesse forze (speciali), ciò che priverebbe i suoi militari del solo vantaggio di cui godono in rapporto all’ISIS”. Così confermando che il motivo del Progetto d’invasione Usa è proprio aiutare l’ISIS, che da solo non ce la fa’.


http://journal-neo.org/2015/06/26/us-to-begin-invasion-of-syria/

Quanto alla nobile volontà di incenerire la Russia con bombardamenti nucleari preventivi, il progetto ha una copertina ancora più bella


Sottotitolo: a competitive strategies approach to defining US nuclear strategy and posture, 2025-2050. Lo ha elaborato il CSIS, Center for Strategic and International Studies, un altro pensatoio pieno di idee vulcaniche che è alquanto infarcito di gente del Pentagono e della Cia. Ma non fatevi ingannare dalle date, alquanto lontane, da 2025 in poi: già adesso, nelle potenti ed incessanti esercitazioni militari in corso da settimane fra Ucraina, Polonia e Germania per intimorire Putin, le bombe atomiche sono integrate nelle grandi manovre. Lo ha rivelato il Guardian.

Aggiungiamo che Ashton Carter, il nuovo ministro del Pentagono, è un entusiasta dell’idea di colpire la Russia con armi nucleari tattiche, per punirla di aver – secondo loro – violato i i trattati sulle armi atomiche a medio raggio. In realtà, c’è una gran voglia di sperimentare dal vivo i gioiellini nuovi che ha trovato al Pentagono: come dice il CSIS, “ bombe atomiche più utilizzabili, meno potenti ma precise e con effetti spoeciali (ah, gli effetti specjiali!, ndr.) con meno effetti collaterali, con una più grande radiattività, e capacità di penetrare nel sottosuolo, con pulsazioni elettromagnetiche ed altre capacità a misura della tecnologia che progredisce”. Nella certezza che Mosca non possa rispondere con armi di pari efficacia, c’è la gran tentazione di rischiare l’attacco preventivo; tanto, se si sbaglia, la guerra atomica avverrà in Europa, mica in America.

Si aggiunga che hanno un paio di rivoluzioni colorate in corso (in Armenia e in Macedonia) nell’intento di replicare una Maidan anche là; che l’Ucraina va armata fino ai denti per lanciarla alla riconquista della Crimea; che è in corso la militarizzazione di tutti i paesi dell’Est confinanti con la Russia carri d’assalto, veicoli vari e munizionamenti posizionati in modo permanente (ha detto Carter), una forza d’intervento rapido di 40 mila uomini – e tutto qui, in Europa – uno ha voglia di sollevare lo sguardo da questo gelido vento di demenza che spira da Washington…e guardare alla terra della civiltà, della cultura e del buon senso.

L’Europa. Che farà l’Europa?

Mogherini contro la Russia

L’Europa farà una tv e delle radio in lingua russa per “la propagazione dei valori europei” nei paesi dell’Est e nella R ussia stessa. “Il progetto di una catena tv in lingua russa è sostenuto da Polonia, Svezia, Danimarca Germania, Paesi Bassi e Inghilterra”, ha scritto il Time, e ha spiegato perchè: “I diplomatici si rendono conto che stanno perdendo la guerra d’informazione contro la Russia”.

“Contro” la Russia, si prega notare. L’Unione Europea partecipa alla guerra contro la R ussia. Il progetto è stato affidato alla Alta Rappresentante eccetera eccetera, ebbene sì, proprio lei: Federica Mogherini. Entusiasta del compito, aveva dichiarato già a gennaio: “Lavoriamo (ormai usa il plurale majestatis, ndr.) a mettere in atto una strategia di comunicazione per fare fronte alla propaganda in lingua russa!”. Aspettiamo a piè fermo, qualcuno ci avverta quando la Mogherini Network comincia a bombardare le menti e i cuori dell’Est coi nostri valori.

Quel che conta è la volontà: siamo contro la Russia anche noi, nel nostro piccolo.

E Berlino raddoppia in NorthStream con Putin

Perché altri, nel loro grande, fanno di meglio. Quando il segretario alla difesa Ashton Carter è atterrato a Berlino per mettere a punto i preparativi per la guerra, era già stato preceduto dalla seguente notizia: Gazprom e i tedeschi hanno firmato l’accordo che raddoppierà la portata del North Stream, il gasdotto che passa sotto il Baltico. “Con l’aiuto della Russia, la Germania diverrà lo hub energetico dell’Europa”, si allarma la rivista americana del settore energetico, Trumpet: “quantità crescenti di gas fluiscono dalla Germania e sono distribuite ad Olanda, Belgio, Francia e Gran Bretagna. In tal modo la Germania aumenta il potere della Russia, e l’Europa Occidentale diventa dipendente dalla Ger,ania anche per le forniture energetiche”.

Ma ma ma…Ma non sono in corso le dure sanzioni contro la Russia, come ci era stato ordinato dall’America? Le dure sanzioni comprendono per noi la rununcia a vendere il grana padano, la mozzarella e tutto il resto…e la Germania non partecipa al sacrificio?

No, spiega Trumpet: “Non lasciate che la nube dell’attuale conflitto in Ucraina oscuri quel che sta accadendo. Germania e Russia hanno una storia di cooperazione segreta – anche se i titoli di prima pagina fanno credere il contrario…..Una volta che la (raddoppiata) pipeline sarà finita, quasi tutto l’Est Europa sarà tagliato fuori dall’affare del gas. Non ci sarà bisogno di far transitare il gas attraverso Ucraina, Polonia, Romania, Bielorussia, Ungheria e Slovacchia”.

Che ne dite? A me, quasi quasi, la notizia rallegra. Mostra che tutti sono sedotti e contagiati dal vento gelido della demenza che tira da Washington. Come nella orwelliana Fattoria degli Animali, “dove tutti sono uguali ma i maiali sono più uguali degli altri”, i maiali stanno infischiandosene delle sanzioni e fanno affaroni strategici con il Nemico. La guerra la fanno fare a noi, bravi soldatini agli ordini. Ma almeno è consolante vedere che noi italiani, i soci fondatori dell’Europa, obbedienti soldatini alla guerra del Parmigiano, non siamo colti da demenza tragica americanoide; sulla scena mondiale siamo il solito Cretino Collettivo che si fa’ infinocchiare dalle potenze, grato per il privilegio di essere degnato da loro di pagare i cattivi investimenti fatti dalle banche tedesche in Grecia. Noi, il socio fondatore.

Se non usciamo subito dalla NATO, finirà che saremo noi i soli ad entrare in guerra con la Russia. Magari insieme a Tallin e Varsavia, sai che godimento.

Maurizio Blondet 

http://www.maurizioblondet.it/la-clinton-io-presidente-attacchero-liran-e-noi-bravi-soldatini/

Terroristi e amici dei terroristi | PARIGI: RIUNIONE ANNUALE DEL GRUPPO TERRORISTICO ANTI-IRANIANO “MKO” – MSSI

Il movimento terroristico “Mojahedin-e Khalq Organization” (MKO) ha tenuto sabato scorso la sua riunione annuale nella capitale francese. All’evento hanno partecipato, mostrando in modo diretto e spudorato il proprio sostegno al gruppuscolo terroristico conosciuto in Iran con l’appellativo coranico di “Munafiqin” (Ipocriti), numerose personalità politiche e istituzionali occidentali e arabe. 

Tra queste l’ex ministro degli Esteri italiano GiulioTerzi, il Presidente del Centro per le pari opportunità USA Linda Chavez, l’ex vice-presidente del Parlamento Europeo Alejo Vidal-Qadras, l’ex presidente della Commissione Europea ed ex Primo Ministro del Portogallo José Manuel Barroso, l’ex ambasciatore USA all’ONU Johj Bolton, l’ex Primo Ministro algerino Sid Ahmad Ghozali, l’ex Ministro dell’Informazione giordano Salah Gualleb, l’ex Ministro degli Esteri egiziano Mohammad Orabi, il membro del partito palestinese “Fatah” Azzam al-Ahmad, l’ex direttore dell’FBI Lous Freeh, l’ex Ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner, l’ex Primo Ministro spagnolo Joze Luis Zapatero, l’ex presidente del Congresso degli Stati Uniti Newt Gingrich, l’ex sindaco di New York Rudy Giuliani e numerosi parlamentari, senatori e ambasciatori di diversi paesi occidentali.

Erano presenti anche numerosi oppositori del governo siriano di Bashar al-Assad, con le loro bandiere. E’ inoltre intervenuto, ringraziando il movimento terroristico e la sua dirigente Maryam Rajavi per il sostegno ricevuto, il pastore protestante con doppia cittadinanza iraniano-americana Said Abedini, rilasciato dalle autorità iraniane dopo un periodo di detenzione.

L’ospite sul quale si sono però concentrati maggiormente i riflettori è stato l’ex capo dei servizi segreti sauditi, il principe Turki al-Faisal. Nel corso del suo applauditissimo intervento l’esponente saudita, parlando di “cancro khomeynista”, ha elogiato il gruppo terroristico dei “Mojahedin-e Khalq”, promettendo loro il proprio sostegno per quella che è la comune speranza della “caduta del regime”. Nel corso del suo discorso Feisal ha reso un omaggio speciale all’attuale capo del movimento terroristico, Maryam Rajavi e al precedente capo, suo marito Masoud Rajavi. Durante i circa trenta minuti di discorso il principe saudita si è rivolto ai capi del MKO dicendo “la signora Maryam Rajavi e il vostro defunto marito Masud Rajavi”, confermando così la morte di quest’ultumo, che non ha fatto più alcuna apparizione pubblica dal 2003 e la cui scomparsa non è mai stata confermata dal gruppo terroristico.

Nei tre decenni successivi alla vittoria della Rivoluzione Islamica e alla nascita della Repubblica Islamica dell’Iran, l’organizzazione dei “Mujahedin-e Khalq” ha sferrato numerosi attacchi terroristici contro civili e funzionari governativi iraniani. Dei circa 17.000 iraniani uccisi in attentati terroristici, sono 12.000 quelli caduti per mano del gruppuscolo MKO sostenuto e ospitato da Europa e Stati Uniti.

Stragi di serie B | Il 3 Luglio 1988, gli USA abbattono airbus iraniano, uccidendo 290 innocenti. 


Il volo Iran Air 655 (IR655) era un volo di linea della Iran Air che il 3 luglio 1988 venne abbattuto da un missile statunitense mentre sorvolava lo Stretto di Hormuz.

L’aereo, un Airbus A300B2-203, in volo da Bandar Abbas a Dubai, venne colpito da un missile terra-aria lanciato dall’incrociatore Vincennes della US Navy che ne causò la distruzione e uccise tutti i 290 passeggeri compresi 66 bambini.[2][3] L’incidente del volo 655 è attualmente l’ottavo più grave accaduto nel mondo per numero di vittime, il più grave avvenuto nell’Oceano Indiano ed il più grave che ha visto coinvolto un A300.[1] Al momento dell’abbattimento il Vincennes navigava in acque territoriali iraniane e il volo IR655 si trovava nello spazio aereo iraniano.[4]

Secondo il governo degli Stati Uniti, l’equipaggio del Vincennes scambiò l’A300 per un caccia F-14 Tomcat dell’Aeronautica militare iraniana, mentre per il governo iraniano il Vincennes abbatté intenzionalmente il velivolo civile. L’evento generò una grande quantità di polemiche negli Stati Uniti; alcuni analisti accusarono il comando militare americano e il capitano del Vincennes di aver tenuto un comportamento sconsiderato e aggressivo in una zona già pericolosamente sotto tensione.[5] Il governo degli Stati Uniti espresse rammarico per la perdita di vite umane, ma non ammise mai di aver commesso errori, né si assunse alcuna responsabilità e non presentò mai scuse ufficiali al governo iraniano.

Nel 1996, presso la Corte Internazionale di Giustizia, Stati Uniti ed Iran raggiunsero “un pieno accordo in merito a tutte le dispute, le differenze di opinione, le richieste e le controrichieste”.

Da Wikipedia

LA PALESTINA NELLE PAROLE DELL’IMAM KHAMENEI | MSII


“Noi siamo pronti a dialogare con il mondo intero, ma non con gli Stati Uniti. Noi siamo uomini di dialogo e comprensione a livello governativo, a livello pubblico – con i popoli degli altri paesi – e a livello religioso. Siamo uomini di dialogo e dialoghiamo con chiunque ad eccezione degli Stati Uniti. E ovviamente neanche con il regime sionista, giacché la stessa essenza dell’esistenza del regime sionista è illegittima e artificiale.

Vorrei dire qualche parola riguardo il regime sionista. Dopo che si sono conclusi i negoziati nucleari abbiamo sentito i sionisti nella Palestina occupata dire: “Con questi negoziati, per i prossimi venticinue anni non avremo alcuna preoccupazione riguardo l’Iran; quanto al dopo, poi ci penseremo.” 

Vorrei rispondere loro dicendo prima di tutto che fra venticinue anni voi neanche ci sarete! Con il favore e la grazia di Dio, fra venticinque anni non esisterà nulla chiamato “regime sionista”. In secondo luogo, anche durante questo periodo, lo spirito rivoluzionario, epico, combattente e islamico non vi lascerà tranquilli neanche per un solo momento! Devono saperlo. Le nazioni sono sveglie. Sanno chi è il nemico. Ovviamente alcuni governi e la propaganda del nemico vogliono sostituire gli amici con i nemici, ma non giungeranno a nulla. Le nazioni, in particolare quelle islamiche della regione – sono vigili e consapevoli.”

Imam Seyyed ‘Ali Khamenei

Fonte: pagina Facebook “Musulmani sciiti in Italia”. 

Sospeso il sito islamshia.org | MSII

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Nel nome della libertà di opinione e della libertà di stampa, senza preavviso alcuno, la società fornitrice dell’host a islamshia.org ha sospeso la fornitura del servizio. Siamo in occidente patria della libertà di espressione. Alla Associazione di cultura islamica “Imam Mahdi” giunga la nostra solidarietà. Centro Studi Aurhelio

Comunicato integrale

Poiché numerosi fratelli, sorelle ed amici ci hanno contattato per segnalarci che il nostro sito www.islamshia.org da alcuni giorni non è consultabile, informiamo che l'”host” che lo ospita ha sospeso il sito per “violazione delle leggi”. Alla nostra richiesta di spiegazioni hanno risposto che ritengono di avere ragionevoli sospetti che il sito “abbia rapporti con Stati sotto sanzioni” (ma non erano state rimosse?! )
A Iddio piacendo il sito tornerà a giorni online, ovviamente su un altro “host”…

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IRAN: “GLI USA USURPANO I NOSTRI BENI CONGELATI” | MSII

La Repubblica Islamica dell’Iran ha definito un “furto” la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti secondo la quale le famiglie di cittadini americani che sarebbero stati uccisi per colpa di Teheran riceveranno un indennizzo totale di due miliardi di dollari detratti dai beni iraniani congelati. 

La Corte ha concluso che il Congresso non ha violato la legge quando nel 2012 ha adottato una legge in base alla quale i beni iraniani congelati dopo la vittoria della Rivoluzione Islamica, pari ad un importo di 2,65 miliardi di dollari, dovrebbero essere trasferiti alle famiglie delle vittime degli attacchi terroristici avvenuti nel 1983 e nel 1996.

Jaberi Hossein Ansari, portavoce del ministero degli Esteri iraniano, ha condannato fermamente la decisione del più alto tribunale degli Stati Uniti, considerandola in contrasto con i principi e le basi del diritto internazionale.

“Questa decisione è una parodia del diritto internazionale. Ciò equivale ad usurpare la proprietà della Repubblica islamica dell’Iran. Si tratta di un furto…e naturalmente sarà sull’amministrazione americana che ricadrà il compito di compensare i danni subiti dal’Iran nel caso dell’applicazione di questa decisione”, ha detto il portavoce del ministro degli Esteri iraniano Hossein Ansari Jaberi.

“Questo atto dimostra la continua permeabilità dell’amministrazione americana alle volontà dei circoli sionisti e la sua animosità contro l’Iran. Questo porterà ad aggravare la sfiducia del popolo e del governo iraniano verso le politiche ostili degli Stati Uniti”, ha detto.

Va notato che la decisione è stata presa il 20 aprile scorso, quando il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha visitato l’Arabia Saudita per coordinare gli sforzi dei paesi del Golfo Persico per contenere la Repubblica Islamica.

Questa decisione è stata confermata nel 2014 e con il pretesto di pagare un risarcimento alle famiglie delle vittime, sono stati sottratti quasi 2 miliardi di dollari dai fondi congelati della Banca Centrale iraniana negli Stati Uniti. Tale importo è attualmente in un conto della Banca a New York.

“L’Iran sostiene sempre il terrorismo. Noi sosteniamo il pagamento del risarcimento” ha detto da parte sua John Kirby, portavoce del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, poche ore dopo la conferma della decisione da parte della Corte Suprema americana.

In questo modo la Corte Suprema ha confermato il verdetto della Corte precedente a nome di parenti dei soldati americani che sono morti in seguito all’esplosione della caserma degli Stati Uniti a Beirut nel 1983 che provocò 241 morti e il bombardamento delle torri Khobar in Arabia Arabia nel 1996 che causò 19 morti. Washington ha accusato Teheran per entrambi gli attentati.

Il 10 marzo scorso, inoltre, il tribunale di New York aveva decretato il pagamento da parte dell’Iran di un importo di 10,5 miliardi di dollari come risarcimento per le famiglie delle persone uccise negli attentati dell’11 settembre 2001!!! 

La Corte ha infatti concluso che l’Iran ha sostenuto attivamente i terroristi che hanno commesso gli attentati di New York, di Washington e della Pennsylvania, il cui totale fu di 2.977 morti.

Tratto dalla pagina Facebook: Musilmani sciiti in Italia

… e se gli Stati Uniti dovessero pagare per tutti i crimini commessi a quanto ammonterebbe il conto?

18 Febbraio | IRAN – Le radici della festa degli innamorati

  

La festa degli innamorati più antica è nata in Persia. Si chiama Festa di Sepandārmazgān, e risale a duemila anni fa, nella Grande Persia. Cade vicinissima a San Valentino (14 febbraio), celebrandosi il 18 febbraio, il 29 Bahman del calendario persiano, Tradizione zoroastriana. In questa giornata l’uomo festeggia la donna simbolo della maternità e quindi anche della Terra, portando loro regali e fiori di salice in omaggio. Sepandarmazgan è l’Angelo custode della Terra simbolo della passione dell’amicizia e della modestia.

Questa festa era chiamata dalle donne anche “Mard-Giran” (possesso degli uomini). che protegge gli uomini vigorosi. Amesha Spenta significa devozione santa ed è la quarta delle emanazioni divine di Zoroastro, emanazioni per la creazione del mondo.

L’Islam e la Violenza | Importante convegno, sabato a Roma

Riportiamo la locandina del l’importante convegno che si terrà sabato prossimo a Roma. Numerose sono le personalità invitate ed estremamente significative le relazioni che verranno proposte al pubblico. 

  

Sabato 23 gennaio 2016, nell’ambito delle attività collegate ai Corsi di Laurea e Laurea magistrale in Studi Politici e Internazionali, l’Università degli studi Link Campus University e il Centro studi Dimore della Sapienza propongono il convegno:

L’ISLAM E LA VIOLENZA

Precisazioni necessarie
Sabato 23 gennaio 2016, ore 15:00

Sala della Biblioteca “Francesco Cossiga e Guido De Marco”

Link Campus University

 

SALUTI

Vincenzo Scotti

Presidente Università degli studi Link Campus University

Carlo Corbucci

Presidente onorario Centro Studi Internazionale “Dimore della Sapienza”

INTERVENGONO

Hujjatulislam Abulfazl Emami

Associazione Islamica “Imam Mahdi”

Omar Camiletti

Centro Culturale Grande Moschea di Roma

Anna Maria Cossiga

Antropologa, docente di Geografia e Geostrategia, Università degli studi Link Campus University

Ghorban Alì Pourmarjan

Direttore Istituto Culturale dell’Ambasciata della R.I. dell’Iran

Mario Polia

Archeologo, storico delle religioni

Pietrangelo Buttafuoco

giornalista e saggista

 

MODERA

Tiziana Ciavardini

Antropologa e giornalista
Il Centro Studi Internazionale “Dimore della Sapienza” e Link Campus University, in un momento difficile come quello che stiamo vivendo, organizzano insieme un evento per fornire delle precisazioni sul valore della parola ISLAM e sulla sua relazione con la questione della violenza, cercando di chiarire dubbi e confusioni, al di là del linguaggio spesso pregiudiziale dei media. Interverranno esponenti musulmani appartenenti alle due maggiori correnti dell’Islam (Hujjatulislam Emami, Omar Camiletti), autorevoli studiosi e accademici (Mario Polia e Anna Maria Cossiga), personalità diplomatiche (G.A. Pourmarjan) e il noto giornalista, intellettuale e scrittore Pietrangelo Buttafuoco. Saluti di Vincenzo Scotti (ex-ministro, Università degli studi Link Campus University) e Carlo Corbucci (avvocato, presidente onorario Centro Studi Dimore della Sapienza). Modera la giornalista e antropologa Tiziana Ciavardini.

Shab-e Yalda: la notte più lunga dell’anno

Con l’approssimarsi della notte del Solstizio d’Inverno, vogliamo ricordare la prossimità della nostra cultura rispetto a quella persiana che discende a sua volta dai comuni antenati indoarii. È infatti attraverso Shab-e Yalda che il collegamento tra oriente e occidente, trova la sua ennesima emersione. Un caro augurio ai nostri amici iraniani e a tutti coloro per i quali, questa notte, passerà nell’attesa della vittoria della luce. 

 

La vigilia della nascita di Mithra, il Dio del Sole, Shab-e Yalda o Shab-e Celleh (la notte di Yalda o di Celleh) quest’anno si celebra il 21 dicembre. E’ la notte del solstizio d’inverno, quella più lunga di tutto l’anno, e ha un significato simbolico molto importante nel calendario persiano.

Shab-e Yalda o Celleh è sinonimo dell’inizio di un nuovo periodo di gioia e di luminosità, un punto di svolta a partire dal quale i giorni incominciano ad allungarsi e a sopraffare la buia notte.

In Iran, Shab-e Yalda è ampiamente festeggiata in tutte le famiglie. E’ il momento in cui i parenti e gli amici si riuniscono intorno alla persona più anziana della famiglia, la quale ha il compito di intrattenerli fino allo scoccare della mezzanotte narrando favole e leggendo antiche poesie, in special modo quelle del venerato poeta Hafez.

Nelle differenti regioni dell’Iran, questa notte è celebrata con rituali più o meno simili. Non mancano mai la frutta fresca, quella secca e tostata, e in particolar modo il melograno e l’anguria.

Quest’ultima, frutto tipicamente estivo, a fine stagione viene appesa in apposite reti nelle cantine delle case per tutto l’autunno in modo che mantenga la sua consistenza e possa essere consumata nella notte di Shab-e Yalda.

Il colore rosso del melograno e dell’anguria simboleggia la tinta cremisi dell’alba e lo splendore della vita nascente.

Fonte Radio Irib

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Zarathustra, Ahura Mazda, Mithra, Solstizio d’Inverno, Notte di Natale


Per i seguaci della religione di Zarathustra, in particolare, e per la gente persiana, in generale,è un tempo di gioia e di cortesia, di fiducia e di speranza, di forza e onestà , il cui simbolo è il fuoco.

“Yalda” significa “nascita” e la notte di Yalda, che coincide con il primo giorno del solstizio d’inverno, potrebbe chiamarsi Notte di Natale. E’ il Natale per gli zoroastriani. E, siccome la notte più lunga dell’anno prelude al progressivo aumento della luce, la notte di Yalda simboleggia il trionfo del Dio Sole, Mitra, sulle tenebre.

Il culto del Dio Sole fu portato in Iran da migranti Arii e rimase come potente entità divina nei secoli successivi. Nell’età degli Achemenidi divenne una divinità fondamentale, come Ahura Mazda, Dio del Bene, e Anahita, Dea della Fertilità e dell’Acqua.

[…]

Sulle tavole regnano la Rossa anguria con arance e mele e pere… e, soprattutto, la melagrana che è un frutto divino nello Zoroastrismo, perchè nell’involucro della buccia ci sono tutti quei delicati rossi semi che mostrano l’unità dell’umanità.
Fonte internet

La lettera della Guida della Rivoluzione Islamica a tutti i giovani nei paesi occidentali

  
Col Nome di Dio Clemente e Misericordioso

A tutti i giovani nei paesi occidentali

I recenti amari eventi di cieco terrorismo avvenuti in Francia mi hanno spinto nuovamente a rivolgermi a voi giovani. È per me spiacevole che siano questi eventi a creare un’occasione per parlare, ma la verità è che se le sfide dolorose non creano un’opportunità di dialogo e scambio di opinione, le conseguenze negative si raddoppieranno.

Le sofferenze di un essere umano, in qualsiasi angolo del mondo, sono dolorose di per sé e per gli altri essere umani: la scena di un bambino che vede la morte dei suoi più cari di fronte ai propri occhi, quella di una madre che vede svanire in pochi secondi la felicità della propria famiglia, quella di un marito che tiene il braccio il corpo inanime della moglie oppure quella di uno spettatore che non sa che nei momenti successivi vedrà l’ultima scena della propria vita, sono tutte scene che scuotono i sentimenti e le emozioni di qualsiasi essere umano. Chi possiede un pò di amore e umanità si rattrista e addolora vedendo queste scene in Francia, in Palestina, in Iraq, in Libano e in Siria.

Un miliardo e mezzo di musulmani è rimasto indubbiamente sconvolto e indignato per quanto accaduto e prova odio e ripugnanza verso gli autori di questi crimini. La questione è però che se le sofferenze di oggi non ci spingono a costruire un futuro migliore e più sicuro, si ridurranno a meri amari e inutili ricordi. Sono certo che soltanto voi giovani riuscirete a trarre lezioni dalle difficoltà attuali per poi scoprire nuovi sicuri sentieri per costruire il futuro e ostacolare le deviazioni che hanno condotto l’Occidente nella situazione in cui si trova oggi.

È vero che oggi il terrorismo è il dolore comune tra noi e voi, ma dovete sapere che l’insicurezza e l’angoscia che avete sperimentato nei recenti eventi possiede due importanti differenze rispetto alle sofferenze che hanno provato in tutti questi anni il popolo iracheno, yemenita, siriano e afghano: la prima è che il mondo islamico da lungo tempo e su larga scala è vittima della violenza e dello spargimento del terrore, e la seconda è che purtroppo queste violenze sono state sempre, in modi differenti ed ‘efficaci’, sostenute da alcune grandi potenze. Sono ormai pochi a non conoscere il ruolo degli Stati Uniti nella creazione, rafforzamento e armamento di al-Qaeda, dei Taliban e del loro malvagio seguito. Accanto a questo sostegno diretto, i sostenitori noti ed espliciti del terrorismo takfiri – nonostante il loro sistema politico sia tra i più arretrati – sono stati sempre tra gli alleati dell’Occidente, mentre i più illuminati pensieri sorti dal dinamismo popolare nella regione sono stati crudelmente repressi. Questo atteggiamento iniquo dell’Occidente contro i movimenti di risveglio nel mondo islamico è un esempio chiaro delle contraddizioni della politica occidentale.

Un altro aspetto di questa contraddizione è visibile nel sostegno al terrorismo statale di Israele. Sono più di sessanta anni che il sofferente popolo palestinese sperimenta la peggiore forma di terrorismo. Se oggi le genti d’Europa sono costrette a rimanere a casa per qualche giorno e a non apparire nei luoghi pubblici, è da decine di anni che a causa della macchina di distruzione e di massacro del regime sionista una famiglia palestinese non si sente sicura nemmeno nella propria casa. 

Quale violenza è paragonabile nelle atrocità alla costruzione di colonie illegali da parte del regime sionista? Il regime sionista continua a distruggere case, frutteti e campi dei palestinesi senza nemmeno dare il tempo di traslocare o di raccogliere il frutto delle coltivazioni, senza ricevere mai critiche serie ed efficaci da parte dei suoi alleati influenti e nemmeno da parte delle istituzioni internazionali apparentemente indipendenti. Tutto questo avviene davanti agli occhi terrorizzati e in lacrime delle donne e dei bambini palestinesi che sono testimoni del brutale pestaggio, imprigionamento e delle spaventose torture dei loro parenti [da parte dei sionisti]. Conoscete forse altre atrocità di queste dimensioni, gravità e continuità in altre parti del mondo oggi? Se sparare a una donna indifesa in mezzo alla strada per il solo ‘reato’ che protesta contro un soldato armato fino ai denti non è terrorismo, allora che cosa è? Questa barbarie, solo perché perpetrata dalle forze armate di un governo occupante, non devono essere quindi definite “estremismo”? Oppure queste scene, solo perché trasmesse ripetutamente e da più di sessanta anni dalle televisioni, non dovrebbero destare più le nostre coscienze?

Le invasioni militari avvenute negli ultimi anni nel mondo islamico, che hanno provocato numerose vittime, sono un altro esempio della logica contraddittoria dell’Occidente. Le nazioni che sono state invase, oltre ad aver patito perdite di vite umane, hanno subito ingenti danni alle infrastrutture economiche e industriali, si sono viste rallentare o bloccare la strada del progresso e dello sviluppo e in alcuni casi sono state riportate indietro di decenni. Nonostante ciò ad esse viene chiesto con arroganza di non considerarsi oppresse. Come si può ridurre in macerie una nazione, trasformando le sue città e villaggi in cenere, e poi dirgli: “Per favore non consideratevi oppressi”! Non sarebbe forse meglio scusarsi sinceramente invece di invitarle a ignorare o dimenticare queste tragedie? La sofferenza che il mondo islamico ha patito in questi anni a causa dell’ipocrisia e delle imposture degli invasori non è minore dei danni materiali subiti.

Cari giovani! Spero che voi, adesso o in futuro, possiate cambiare questa mentalità intrisa di inganno la cui ‘arte’ è quella di nascondere gli obiettivi lontani e mascherare le intenzioni perfide. A mio giudizio il primo passo per ristabilire la sicurezza e la pace è quello di modificare questa mentalità che origina violenza. Finché nella politica occidentale domineranno il sistema dei due pesi e delle due misure, fino a quando il terrorismo agli occhi dei suoi potenti sostenitori viene diviso in “buono” e “cattivo” e fino al giorno in cui gli interessi dei governi precedono i valori umani e morali, non bisognerà cercare le radici della violenza altrove. Purtroppo nel corso degli anni queste radici hanno penetrato nel profondo le politiche culturali dell’Occidente ed hanno prodotto un’invasione ‘morbida’ e silenziosa.

Molte nazioni nel mondo sono orgogliose della propria cultura nazionale e autoctona, ed oltre ad essere creative e vitali, hanno nutrito per centinai di anni le società umane, e il mondo islamico non è un’eccezione in questo. Ma nell’epoca attuale il mondo occidentale, con l’utilizzo di mezzi avanzati, insiste nell’uniformare e omologare le culture nel mondo. Ritengo questa imposizione della cultura occidentale alle altre nazioni, e il considerare le culture di queste ultime come inferiori, una violenza silenziosa e particolarmente dannosa. Questa umiliazione delle ricche culture e l’offesa dei loro aspetti più rispettati accade mentre questa cultura che viene proposta non possiede assolutamente le capacità per sostituirle. Gli elementi della violenza e della dissolutezza morale, per esempio, che purtroppo sono diventati le caratteristiche principali della cultura occidentale, hanno perso la loro posizione e approvazione persino dove sono sorte.

Adesso la domanda è questa: se noi non vogliamo una cultura aggressiva, volgare e che fugge dalla spiritualità, siamo forse peccatori? Se cerchiamo di bloccare il diluvio devastante che si dirige verso i nostri giovani sotto forma di prodotti cosiddetti ‘artistici’, siamo forse colpevoli? Non nego l’importanza e il valore dei legami culturali. Questi legami, quando hanno avuto luogo in una situazione naturale e col rispetto per la società che li riceveva, hanno prodotto sempre crescita, ricchezza e prosperità. Al contrario, i legami disomogenei e imposti hanno sempre creato danni e insuccessi. Devo dire con profondo dispiacere che gruppi abietti come DAESH (ISIS) sono figli di questi accoppiamenti infelici con le culture importate. Se il problema fosse stato davvero dottrinale, saremmo dovuti essere testimoni di fenomeni del genere anche prima dell’avvento del colonialismo nel mondo islamico, mentre la storia dimostra il contrario.

Le fonti storiche autentiche dimostrano chiaramente che l’unione tra il colonialismo e un pensiero fanatico ed emarginato – esistente tra l’altro soltanto in una tribù beduina – ha coltivato il seme dell’estremismo in questa regione. Come sarebbe possibile altrimenti che dal cuore di una delle più etiche e umane confessioni religiose del mondo, che ha tra i propri principi quello secondo cui uccidere un essere umano equivale all’uccisione dell’intera umanità, esca una spazzatura come DAESH (ISIS)?

Dall’altra parte bisogna poi chiedersi come mai persone nate in Europa e che lì hanno ricevuto la loro educazione culturale e spirituale, vengano attratte da questi gruppi? È forse possibile pensare che una persona, dopo aver fatto uno o due viaggi nelle zone di guerra, diventi così estremista da poter massacrare i propri concittadini? Sicuramente non bisogna dimenticare l’effetto di una vita di insano nutrimento culturale in un ambiente inquinato e creatore di violenza. Bisogna condurre un’analisi completa in questo campo per trovare le contaminazioni palesi e nascoste della società. Forse l’odio profondo che nel corso degli anni dello sviluppo industriale ed economico è stato coltivato a causa delle iniquità e ingiustizie legali e strutturali tra i diversi ceti della società occidentale ha creato dei complessi che di tanto in tanto sorgono come una malattia.

Tuttavia siete voi che dovete strappare le superfici della vostra società, trovando e rimuovendo i nodi e rancori presenti. Bisogna riparare le crepe piuttosto che renderle più profonde. Il grave errore nella lotta al terrorismo sono le reazioni affrettate che non fanno che aumentare le divergenze attuali. Qualsiasi azione emotiva e frettolosa che isoli o spaventi le comunità islamiche – formate da milioni di persone responsabili e attive residenti in Europa e negli Stati Uniti – e limiti ancor di più i loro diritti emarginandole dalla società, non solo non risolverà i problemi ma aumenterà anzi le distanze e i rancori. Le iniziative superficiali e reazionarie, soprattutto se legalizzate, non produrranno altro che l’aumento delle bipartizioni e crisi future. Secondo le notizie che mi sono giunte in alcune nazioni europee sono state approvate delle leggi che spingono i cittadini a spiare i musulmani; questo atteggiamento è oppressivo e sappiamo tutti che la caratteristica dell’oppressione è quella, prima o poi, di ritorcersi contro chi la commette, a prescindere dal fatto che i musulmani non meritino questa irriconoscenza. Il mondo occidentale da secoli conosce bene i musulmani: sia quando gli occidentali sono stati ospitati nella terra dell’Islam e hanno gettato il proprio sguardo avido sulle ricchezze dei padroni di casa, sia quando sono stati loro ad ospitare i musulmani utilizzandone il lavoro e l’ingegno. Nella maggior parte dei casi non hanno visto che gentilezza e pazienza. Chiedo pertanto a voi giovani di creare le basi per un rapporto giusto, rispettoso e nobile con il mondo dell’Islam, fondato su una corretta e approfondita conoscenza e traendo lezione dalle esperienze negative. Così facendo vedrete in un futuro non molto lontano che l’edificio costruito su queste solide fondamenta irradierà la luce della tranquillità e della fiducia sui suoi architetti, donando loro il calore della sicurezza e serenità, e illuminerà il mondo intero con la luce della speranza in un futuro luminoso.

Seyyed ‘Ali Khamenei

8 Azar 1394 – 29 Novembre 015

Traduzione a cura di Islamshia.org © E’ autorizzata la riproduzione citando la fonte

Uno scatto dall’Iran | Mostra fotografica a Roma

Siamo lieti di segnalare l’invito dell’Istituto Culturale dell’Ambasciata dell’Iran a Roma, per l’inaugurazione della mostra fotografica alla quale hanno partecipato alcuni nostri amici :

 
Cari Amici

Innanzitutto è doveroso ringraziarvi per la vostra gentile adesione al concorso
Abbiamo ricevuto l’adesione più di 120 persone con un totale di 1500 foto presentate alla nostra segreteria. La giuria ha scelto 70 foto per esporre alla mostra che si inaugura giovedi 26 novembre presso il museo Nazionale d’Arte Orientale di Roma Giuseppe Tucci. Siamo lieti ad inviarvi l’invito e vi saremmo grati se potreste diffondere la notizia e vi aspettiamo alla cerimonia d’apertura. I vincitori del concorso verranno comunicati ala cerimonia d’aperturaLe altre comunicazione vi verranno inviate successivamente 

Grazie tante. Vi aspettiamo

Il Sogno della moglie di un Martire | La memoria

“Sedevo vicino alla tomba. Pioveva.
Sulla lapide era scritto ‘Martire Mostafa Ahmadi Roshan’.
 
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Sobbalzai dal letto. Mi aveva chiesto la mano, ma non eravamo ancora sposati. Dopo il matrimonio, ridendo e scherzando gli raccontai del sogno. Egli disse: “La melanzana di Bam non ha parassiti” (proverbio persiano per indicare che non sarebbe accaduto nulla di male).
Ma una volta gli chiesi seriamente: “Mostafa, quando diventerai martire?”
Senza pensarci mi disse: “A trenta anni”.
Cadeva la pioggia la notte che lo abbiamo seppellito…”
Racconto della moglie del martire Mostafa Ahmadi Roshan, scienziato nucleare e professore universitario iraniano, ucciso a Tehran l’11 gennaio 2012, a 31 anni, con una bomba magnetica collocata sulla sua auto da agenti dei servizi segreti israeliani.