INTERVISTA AL SEGRETARIO HOSSEYN MORELLI SULLA “MEZZALUNA SCIITA” (OFCS.REPORT)

Pubblicato il 12 aprile 2017 in Difesa e Sicurezza Nazionale/Internazionale da Mary Tagliazucchi


“Questo fronte non ha dei criteri di tipo religioso, etnico o settario, ma politico. Ne fanno parte integrante, attiva e centrale i movimenti militanti palestinesi, che sono principalmente di ispirazione religiosa e di scuola sunnita. Già questo dovrebbe indicare l’inconsistenza della cosiddetta mezzaluna sciita”. Ad affermarlo, parlando con Ofcs.report, è Marco Hosseyn Morelli, convertito sciita e portavoce dell’Associazione islamica Imam Mahdi in Italia, a cui abbiamo chiesto un’opinione non solo sulla nuova, strategica, alleanza creatasi fra i movimenti musulmani sciiti, ma anche sui recenti eventi che infiammano il medio oriente.

Il termine ‘mezzaluna sciita’ venne usato per la prima volta da Abdullah II di Giordania, nel 2004 per via della salita al potere, in Iraq, di un governo a maggioranza sciita, nonché alleato dell’Iran che l’ha da subito presentata come una naturale e fisiologica alleanza fra i movimenti sciiti dell’India, Pakistan e soprattutto Kashmir, Iran, Iraq, Siria e l’est dell’Arabia Saudita. Nel dettaglio, può spiegarci quali, secondo lei, sono i veri motivi di queste alleanze?

“All’indomani della vittoria della Rivoluzione Islamica dell’Iran guidata dall’Imam Khomeyni nel 1979, i governi oppressivi occidentali e i regimi a loro asserviti nel vicino Oriente furono colti dal panico. Si trattava infatti di una Rivoluzione che, estranea alla logica dei due blocchi materialisti che allora si contendevano il mondo, aveva una base squisitamente religiosa e spirituale e rappresentava una speranza e una fonte di ispirazione non solo per gli iraniani o gli sciiti, e nemmeno soltanto per i musulmani, ma per tutti gli oppressi e diseredati del mondo. Uno dei principi fondamentali di questa Rivoluzione, che in seguito divenne un vero e proprio articolo costituzionale della Repubblica Islamica dell’Iran, è il sostegno attivo agli oppressi di qualunque luogo, a prescindere dalla loro religione, etnia o nazionalità. Questa posizione, piuttosto che il frutto dell’influenza di ideologie terzomondiste, trae origine dal Sacro Corano e dalla Tradizione del Profeta e degli Imam.


MARCO HOSSEYN MORELLI, SCIITA E PORTAVOCE DELL’ASSOCIAZIONE ISLAMICA IMAM MAHDI IN ITALIA

Il Sacro Corano insegna: ‘Perché mai non combattete per la causa di Dio e dei più deboli tra gli uomini, le donne e i bambini che dicono: ‘Signore, facci uscire da questa città di gente iniqua; concedici da parte Tua un patrono, concedici da parte Tua un alleato?” (Surah an-Nisaa, 4:75) Il Profeta Muhammad ha detto: ‘Chiunque sostiene l’oppresso contro l’oppressore sarà in mia compagnia in Paradiso’ e il primo Imam della Shi’a, l’Imam ‘Ali, in punto di morte, nel suo testamento al figlio, disse: ‘Combatti l’oppressore e sostieni l’oppresso’.

Tra gli strumenti utilizzati dalle centrali propagandistiche dell’imperialismo mondialista e sionista per frenare l’ondata di sostegno e ammirazione che i popoli, soprattutto quelli musulmani e della regione, nutrivano verso la Rivoluzione Islamica e la sua saggia e illuminata Guida, la tesi delle “insanabili differenze” e del “naturale scontro” tra sciiti e sunniti è probabilmente quella che ha avuto, purtroppo, maggiore successo. Re Abdullah II, o chi per lui, ha pertanto semplicemente coniato un nuovo termine per la vecchia agenda colonialista dei suoi padroni americani e israeliani.

Sebbene l’Islam Sciita, per delle sue peculiarità dottrinali, ha rappresentato storicamente lo stendardo della lotta per la giustizia e contro l’oppressione – ed è pertanto naturale che tali temi ricevano maggiore attenzione tra i seguaci di questa scuola dell’Islam – ciò nonostante il Fronte della Resistenza che si è delineato negli ultimi decenni e che vede la Repubblica Islamica alla sua guida, rappresenta un sentiero aperto e possibile per tutti i musulmani e per tutti gli uomini nobili e liberi di ogni latitudine. Non a caso ne fanno parte integrante, attiva e centrale i movimenti militanti palestinesi, che sono principalmente di ispirazione religiosa e di scuola sunnita. Già questo dovrebbe indicare l’inconsistenza della cosiddetta ‘mezzaluna sciita’. Questo fronte non ha quindi dei criteri di tipo religioso, etnico o settario, ma politico. Chiunque si oppone al progetto americano-sionista nella regione e nel mondo è benvenuto, a prescindere dal suo retroterra. Per questo il Segretario Generale di Hezbollah del Libano, Seyyed Hassan Nasrallah, ebbe a dire chiaramente e pubblicamente: ‘Se dobbiamo scegliere tra due alleanze: una che va da Beirut a Damasco, da Teheran a Gaza e a Ramallah, da non importa quale capitale del mondo fino al nostro fratello Chavez in Venezuela…e un’alleanza che va da Tel Aviv agli Stati Uniti e ai loro alleati, senza alcun dubbio noi saremo nella prima alleanza’. Il sostegno e l’appoggio della Repubblica Islamica dell’Iran, ovunque sia avvenuto, dall’Afghanistan al Pakistan, dalla Palestina all’Iraq, dallo Yemen alla Siria, dalla Bosnia al Libano, non ha mai avuto ragioni e obiettivi settari o materiali, ma è stato dettato da valori spirituali, politici, etici e umani. Ricollegandoci alla sua domanda e per non dilungarci, possiamo citare proprio l’esempio dell’Iraq. Sono stati gli stessi esponenti e capi dei partiti, movimenti e tribù sunniti dell’Iraq, le cui popolazioni sono state quelle che maggiormente hanno patito le crudeltà dell’Isis in quella nazione, ad aver riconosciuto e ringraziato il governo di Teheran quale primo e unico Stato che sin da subito si è attivato e adoperato concretamente per proteggerli quando i miliziani del sedicente “califfo” hanno conquistato la parte settentrionale del paese arabo e minacciavano direttamente la capitale Baghdad”.

Nonostante l’Iran presenti questa alleanza come una mano tesa all’Occidente, che è a tutt’oggi impegnato contro il terrorismo, di matrice sunnita dell’Isis, le cancellerie europee appaiono decisamente titubanti ad accogliere questo ‘aiuto’ che sembra, a detta di molti, una strategia ben mirata su una precisa area geografica. Che ne pensa al riguardo?

“La Repubblica islamica dell’Iran piuttosto che all’Occidente ha teso la mano in primo luogo ai popoli occidentali. Nelle due storiche lettere che l’Imam Khamenei, l’attuale Guida della Rivoluzione Islamica, ha indirizzato in particolare ai giovani europei e statunitensi, egli ovviamente condanna come estranei agli insegnamenti del Sacro Corano e alla tradizione islamica le azioni terroristiche di certi gruppi e movimenti criminali che dicono di rifarsi all’Islam, ricordando però anche il sostegno, il supporto e la copertura offerti loro dai servizi segreti e dai governi dell’Occidente. Sottolineo come questa mano sia stata tesa ai popoli piuttosto che ai governi, non perché la Repubblica islamica rifiuti a priori di collaborare e cooperare con le istituzioni occidentali, ma perché conscia della loro ipocrisia nella cosiddetta “lotta al terrorismo” e della totale subordinazione delle cancellerie europee ai voleri di Washington e Tel Aviv.

Un’Europa libera, indipendente e sovrana potrebbe rappresentare in realtà, per i molti aspetti storici e culturali comuni e per la propria importante posizione geografica, un interlocutore naturale e perfino privilegiato del mondo islamico. Purtroppo vediamo però come, nonostante il terrorismo takfiri abbia iniziato a colpire anche in Occidente, il sostegno logistico, economico e militare fornito da vari governi occidentali a questi gruppi terroristici non sia cessato. D’altro canto è un fatto riconosciuto da tutti gli analisti e giornalisti onesti e con una conoscenza diretta della situazione che la Repubblica Islamica dell’Iran, che in passato è stata una delle principali vittime del terrorismo, rappresenta oggi lo Stato che più di ogni altro sta combattendo, realmente e sul terreno, il terrorismo dell’Isis e di altre bande takfiri, donando come martiri in questa dura lotta alcuni dei suoi migliori figli. L’Iran è pertanto ovviamente disponibile a collaborare persino con i governi europei, anche se la cosa è a nostro avviso irrealizzabile data l’attuale struttura del potere politico dell’Europa in mano ai “poteri forti” finanziari e mondializzatori. Mi permetto di sottolineare che ideologicamente l’origine del terrorismo che ha colpito soprattutto il mondo islamico e solo di riflesso il mondo occidentale non è da rinvenirsi nell’Islam sunnita, bensì nel Wahhabismo, un’ideologia moderna sorta nella Penisola Arabica alla fine del Settecento e alla cui ascesa politica e militare – che si è andata saldando nell’alleanza con la dinastia dei Saud – non fu estranea l’opera nefasta del governo britannico”.


L’analista egiziano Ahmad Khaled, nel 2012, scrisse che il vero motivo del sostegno dell’Iran alla Siria è che questo paese facente parte della ‘mezzaluna sciita’, è ben vista dalle autorità di Teheran. Se fosse realmente così, perché?

“Dare una connotazione settaria al governo siriano e alle ragioni del conflitto che da più di sei anni sconvolge quel paese significa coprire i veri intenti e obiettivi dei governi occidentali e arabi che hanno programmato l’insurrezione e sostenuto in tutti questi anni i ribelli – tanto tra le file dei cosiddetti “moderati” quanto tra quelle dei cosiddetti “estremisti” – che manu militari vogliono rovesciare il legittimo governo di Damasco. Bisogna, però, prima di spiegare le ragioni che hanno portato l’Iran ad un’alleanza di natura politica e militare con la Siria, fare delle precisazioni. Innanzitutto dobbiamo dire che la scuola alawita è molto differente dalla scuola sciita maggioritaria, prevalente in Iran e tra gli altri sciiti del mondo, e conosciuta come Imamita o Duodecimana. Questo dal punto di vista religioso. Dal punto di vista politico, la Repubblica Araba Siriana, piuttosto che caratterizzarsi come un governo guidato da una “cricca alawita”, come leggiamo quasi quotidianamente sui nostri quotidiani, riflette nelle istituzioni la multiformità religiosa della sua popolazione, a maggioranza sunnita. Nell’attuale governo guidato da Bashar al-Assad, sposato con una musulmana sunnita, ed eletto dal popolo in seguito a regolari elezioni, troviamo pertanto che i Ministeri chiave come quello di Primo Ministro, degli Interni, degli Esteri, degli Affari Religiosi e delle Comunicazioni sono tutti in mano a musulmani sunniti. Non dobbiamo dimenticare inoltre che l’Iran è una Repubblica Islamica mentre la Siria una Repubblica laica, sebbene non nel senso inteso comunemente da noi in Occidente. Le motivazioni di questa salda alleanza sono pertanto di natura politica. Il governo di Damasco, oltre ad essere stato l’unica nazione araba – insieme alla Libia sunnita di Gheddafi – ad aver sostenuto l’Iran durante gli otto lunghi anni di guerra imposta dall’Occidente a Teheran tramite l’Iraq di Saddam Hussein (che godeva anche dell’appoggio economico, politico, militare e mediatico di tutte le petro-monarchie arabe), è uno dei pochi Stati arabi davvero sovrani e indipendenti. Questa indipendenza, unita ad una posizione nobile e unica nel mondo arabo, gli ha permesso di ricoprire, compiendo anche errori e mosse non esenti da critiche (vedi la prima guerra del Golfo e le trattative con il regime sionista), un ruolo importante nel contrastare il progetto israeliano e americano nel Vicino Oriente. E’ stata la Siria di Assad a facilitare l’Iran nella creazione di Hezbollah in Libano prima e nel proteggere e sostenere la Resistenza libanese e palestinese poi. Non a caso fu a Damasco, non a Riyadh o ad Amman, che molti dirigenti dei gruppi resistenti sunniti palestinesi come Hamas e Jihad trovarono rifugio. Ciò che pertanto ha condotto l’Iran a questa alleanza non è la “comune fede sciita” dei due Stati, ma la posizione della Siria a sostegno del progetto di Resistenza dei popoli della regione e di rifiuto dei diktat del sionismo internazionale, posizione che si sposa con i valori e principi della Rivoluzione Islamica e della Repubblica Islamica da essa partorita.

Non va dimenticato inoltre che l’esercito siriano è l’ultimo esercito regolare arabo schierato sulla frontiera della Palestina occupata nota come Israele e che la Siria ospita alcuni importanti luoghi santi, in primo luogo per gli sciiti ma anche sunniti, che questi gruppuscoli takfiri si sono ripromessi di distruggere dalle fondamenta. Sarà bene ricordare infine che è stato il governo e l’esercito regolare di Damasco, tanto demonizzati in Occidente, a difendere e proteggere in tutti questi anni la comunità cristiana siriana, verso la quale i takfiri hanno sempre infierito senza pietà nel silenzio complice dei capi sedicenti cristiani europei e americani”.

Seyyed Ali Khamenei, guida suprema dell’Iran, ritiene invece che la ‘mezzaluna sciita’ sia un termine coniato apposta dalle potenze nemiche dell’Iran per creare timori rispetto a Teheran che persegue solo la difesa del proprio territorio e dei propri diritti. C’è un che di verità in queste affermazioni?

“I governi neo-colonialisti occidentali insieme ai loro sottoposti arabi e al regime sionista, grazie alle ingenti risorse a disposizione e all’enorme macchina propagandistica alle loro dipendenze, utilizzano due spauracchi tra i popoli arabi in particolare e i musulmani in generale. L’obiettivo è quello di allontanarli dall’Iran e di presentare la Repubblica Islamica quale loro avversario principale, salvando così Israele e presentando il regime sionista come loro naturale alleato di fronte a questo comune nemico. Per evocare lo scontro settario si utilizza lo spauracchio della cosiddetta “mezzaluna sciita” mentre per agitare lo scontro etnico si evoca un sedicente “progetto persiano” o “neo-safavide”. Non vi è alcuna agenda persiana o sciita e l’esempio più chiaro, dei tanti che potremmo fare, è quanto avvenuto nel conflitto che intercorse tra l’Armenia e l’Azerbaijan. Nonostante quest’ultima si auto-dichiari “Repubblica Islamica” e sia composta da una popolazione a maggioranza sciita, l’Iran sostenne la cristiana Armenia. Perché? Perché l’Azerbaijan ha un governo completamente allineato all’agenda politica della Nato, degli Stati Uniti, di Israele e dell’Arabia Saudita, oltre ad essere fortemente ostile alla religione. L’Imam Khamenei è oggi il principale alfiere dell’unità islamica nel mondo, principio coranico e profetico che egli ha ribadito in molte occasioni e che gli è spesso valso la critica degli ambienti più ottusi ed estremisti tra gli stessi sciiti. La Guida della Rivoluzione ha emesso delle storiche fatwa (responsi giuridico-religiosi) proprio per scongiurare ogni possibile odio e scontro settario in questo frangente particolarmente importante per la Comunità Islamica mondiale. La Repubblica Islamica ha infatti da sempre sostenuto e aiutato, tanto a livello umanitario quanto politico, economico e militare, popolazioni totalmente sunnite, come quella palestinese, somala o bosniaca. Per questo anche l’attuale Presidente della Repubblica Islamica dell’Iran, Hassan Rohani, nel corso di una conferenza sull’unità islamica tenutasi a Teheran nel dicembre scorso e nella quale ero personalmente presente, ha giustamente dichiarato: “Non c’è una mezzaluna sciita né un triangolo sunnita. Sciiti e sunniti sono fratelli e seguaci dell’Islam e del Profeta.”

L’Islam, nei paesi del Medio Oriente è di fatto la religione praticata dalla stragrande maggioranza degli abitanti della zona, e si divide in due principali rami dottrinali: quello dei sunniti e quello degli sciiti. È una divisione piuttosto profonda e che esiste da secoli, ma negli ultimi decenni ad essa si sono intrecciate anche le vicende politiche locali, diventando sempre più rilevanti nel decidere eventuali guerre, alleanze e interessi. Quanto ha influito tutto questo secondo lei?

“L’esistenza del ramo sciita e di quello sunnita risale alle origini stesse dell’Islam. A fianco a innegabili e importanti differenze di natura teologica e giuridica, i musulmani sciiti e sunniti condividono però moltissimi principi dottrinali e riti religiosi fondamentali: l’Unità e Unicità di Dio (Tawhid), la fede nella Profezia di Muhammad e che egli sia stato l’ultimo Inviato di Dio e il ‘Sigillo’ delle precedenti rivelazioni, la fede nel Giorno del Giudizio e dell’Aldilà, la fede nello stesso Libro sacro (il Sacro Corano), la stessa Qiblah, le cinque Preghiere, il Pellegrinaggio a La Mecca, il digiuno nel mese di Ramadan, ecc. I conflitti e le tensioni esistenti in buona parte del mondo islamico hanno però una natura, un’origine e degli obiettivi di tipo prettamente politico, non religioso o settario, conflitti e tensioni in questi ultimi due secoli spesso aizzati dai governi occidentali, in primo luogo dagli inglesi e poi successivamente anche dagli americani. Ci troviamo sostanzialmente davanti a due fronti: da una parte i governi legati a doppio filo a quelli occidentali e al regime sionista e dall’altra gli Stati, i movimenti e i popoli che vogliono auto-determinarsi e scegliere liberamente il proprio destino e la propria forma di governo senza dover chiedere conto a Londra, a Washington o a Tel Aviv. La vera divisione non è pertanto quella tra sciiti e sunniti, ma tra i seguaci di quell’ ‘Islam’ che l’Imam Khomeyni definì “americano” e i seguaci dell’Islam puro del Profeta Muhammad (S). L’ ‘Islam americano’ è quello che pur indossando esteriormente i panni islamici serve in realtà i nemici della Comunità Islamica, alimenta il fuoco della divisione tra i credenti e invece di affidarsi a Dio si affida ai Suoi nemici. E’ quello che invece di combattere il sionismo e l’arroganza, combatte e uccide i musulmani e gli innocenti. E’ un’ideologia priva di logica e di spiritualità, una parodia dell’Islam del Sacro Corano e del Nobile Profeta”.


Qual è il suo personale parere su questa alleanza e quali sono gli eventuali, futuri, scenari anche in base ai conflitti ora in corso?  

“Grazie a Dio il Fronte della Resistenza, dalla Palestina al Libano, dalla Siria all’Iraq, dallo Yemen all’Iran continua ad avanzare, a scapito del vero ‘Asse del Male’ incarnato da Stati Uniti, dall’Inghilterra, da Israele e dall’Arabia Saudita. Noi, come credenti, siamo certi che gli oppressori non prevarranno e la vittoria finale spetterà agli oppressi. E’ una promessa divina e Dio non viene meno alle Sue promesse. Ciò che si sta verificando soprattutto nel vicino Oriente ma non solo, trova peraltro precisi riscontri nell’escatologia, e non solo in quella islamica. Se vogliamo davvero comprendere gli scenari attuali ma soprattutto futuri, oltre a considerazioni di natura geopolitica, sociale ed economica, dobbiamo allora tenere in considerazioni anche questi fattori”.

@MaryTagliazucch

Fonte: https://ofcs.report/internazionale/islam-sciiti-terrorismo-no-alleanze-occidente-israele/

Ringraziamo l’Associazione Imam Mahdi, dal cui sito abbiamo estratto l’intervista. 

 

Il simbolismo solare nella figura dell’Imam Mahdi (aj) | Il Sole dietro le nubi, Allamah al-Majlisi


Le riflessioni di Allamah al-Majlisi sull’hadith che identifica il dodicesimo Imam, l’Imam Mahdi (Iddio ne affretti la gioia della manifestazione) come “il Sole dietro le nubi”

Tra le narrazioni più comuni trasmesse per spiegare la funzione dell’Imam Mahdi (AJ) durante la sua occultazione vi è l’analogia del “Sole dietro le nubi”. In questo testo Allamah al-Majlisi getta luce su queste Tradizioni e fornisce dei punti chiave per spiegare il significato e l’importanza di questo simbolismo.

Quelle che seguono sono un esempio delle Tradizioni che comparano il Dodicesimo Imam (aj) al sole dietro le nubi durante il periodo della sua occultazione. Segue il commento di queste Tradizioni da parte di Allama al-Majlisi.

– Si narra che l’Imam al-Sadiq (as) abbia detto quanto segue, come riportato nell’opera Amali di Shaykh al-Saduq, che riporta la Tradizione attraverso una catena che risale ad al-‘Amash:

“La terra non è stata mai priva di un rappresentante di Dio, sin da quando Dio ha creato Adamo (as); un rappresentante che era visibile e conosciuto o invisibile e occulto. La terra non rimarrà priva di simile rappresentante di Dio fino all’arrivo dell’Ora, perché se essa rimanesse priva di un rappresentante di Dio, Dio non verrebbe allora adorato!”

[Un uomo di nome] Sulayman disse: “Chiesi ad al-Sadiq (as): ‘Allora l’umanità come potrà trarre beneficio da un rappresentante invisibile e occulto?’

Egli rispose: “Come essa trae beneficio dal sole quando è celato dalle nubi!” (1)

– La seguente Tradizione è riportata nell’opera al-Ihtijaj da Shaykh al- Kulayni che la trasmette da Ishaq bin Ya’qub, secondo cui un messaggio gli giunse dal Sacro Recinto (ossia dal luogo dove si trovava il dodicesimo Imam) attraverso l’intermediazione di Muhammad bin ‘Uthman, che disse:

“Quanto alla ragione dell’occultamento, Dio, Eccelso e Splendente, dice: “O voi che credete, non fate domande su cose che, se vi fossero spiegate, vi dispiacerebbero.” (5:101) Tutti i miei antenati hanno dovuto sopportare il peso del prestare fedeltà ai tiranni del loro tempo, ma quando io mi solleverò, quando ciò accadrà, non vi sarà giuramento di fedeltà di alcun tiranno verso di me. Quanto alla questione del trarre beneficio da me durante il mio occultamento, esso sarò simile al beneficio che si ottiene dal sole quando le nubi lo celano alla vista. In verità io sono pace e sicurezza per gli abitanti della terra come le stelle sono una sicurezza per gli abitanti dei cieli. Pertanto astenetevi dal chiedere ciò che non vi concerne. Non caricatevi di un fardello attraverso quello che è stato reso sufficiente per voi; (piuttosto) aumentate la supplica per affrettare il Sollievo [la manifestazione dell’Imam, n.d.t.] perché in ciò vi è il vostro sollievo. La pace sia su di te Ishaq bin Ya’qun e su coloro che seguono la guida’.” (2)

– La seguente Tradizione è stata riportata nell’opera Ikmal al-Din wa Itmam al- Ni’ma di Shaykh al-Saduq con una catena che risale al Compagno del Profeta Jabir bin ‘Abdillah al-Ansari, che chiese al Profeta (S): ‘Gli Sciiti beneficeranno dal Qa’im [l’Imam Mahdi] durante il suo occultamento?’

Egli rispose: “Certamente! Per Colui che mi ha incaricato con la Profezia, essi beneficeranno da lui e saranno illuminati dalla sua luce e wilayat durante il suo occultamento proprio come l’umanità trae beneficio dal sole anche quando le nubi lo coprono’. (3)

Ecco il commento di Allama Muhammad Baqir al-Majlisi a queste Tradizioni:

La similitudine dell’Imam con il sole mentre è celato dalle nubi, come descritto in queste Tradizioni, indica differenti cose:

1) La luce dell’esistenza, conoscenza e guida raggiunge la creazione attraverso di lui (l’Imam) come stabilito nei dettagli delle Tradizioni, secondo cui essi (l’Ahlulbayt) sono la ragione ultima dell’esistenza della creazione. Quindi, se non fosse stato per loro, la luce dell’esistenza non avrebbe raggiunto gli altri. E’ attraverso la loro benedizione, mediazione e intercessione che la sapienza e la conoscenza diventano manifesti alla creazione e le afflizioni e tribolazioni vengono evitate. Se non fosse stato per loro, la creazione avrebbe meritato varie punizioni a causa delle loro azioni malvagie, ma come Dio dice: ‘Certamente Allah non li castigherà finché tu starai in mezzo a loro.’ (8:33)

Abbiamo sperimentato innumerevoli volte che, quando le questioni diventano difficili e complesse, quando le strade sono bloccate, quando ci troviamo lontani da Dio Altissimo e quando le porte dalle quali affluiscono le benedizioni diventato ostruite, nel cercare la loro intercessione e supplicando attraverso la loro luce queste difficili questioni vengono risolte in proporzione alla connessione spirituale raggiunta con essi. Ciò viene osservato dalla persona il cui cuore interiore è stato unto da Dio con la luce della fede.

2) Quando il sole è celato dietro le nubi continua ad apportare beneficio all’umanità. Gli esseri umani continuano tuttavia ad attendere la sua ricomparsa da dietro le nuvole in modo da poterne trarre maggior beneficio. Simile è la condizione durante l’occultamento dell’Imam. I sinceri tra i suoi seguaci attendono la sua manifestazione tutto il tempo ed in ogni epoca, e la speranza che nutrono in lui non viene meno.

3) La negazione della sua esistenza nonostante le abbondanti prove esistenti è simile al negare l’esistenza del sole quando le nubi lo nascondono alla vista.

4) Alcune volte la scomparsa del sole dietro le nubi è meglio per i servi [di Dio] della sua manifestazione. Simile è il caso dell’occultamento dell’Imam, che è migliore per essi (i servi di Dio) in simili periodi, e perciò egli è a loro celato.

5) Una persona che tenta di guardare il sole è incapace di farlo quando esso è completamente privo della copertura di nubi, e una tale persona potrebbe perfino diventare cieca. Lo stesso è il caso della maestosa personalità dell’Imam. La sua manifestazione può risultare dannosa per la loro vista (dei servi di Dio) e potrebbe causarne la cecità della Verità. Quindi la fedele reverenza che nutrono nell’Imam durante il suo occultamento può essere paragonata alla visione del sole da parte di una persona quando esso è avvolto dalle nuvole, e la persona è quindi salvaguardata dal danno.

6) Il sole potrebbe uscire da dietro le nubi e alcune persone potrebbero esser capaci di vederlo mentre altre no. Similmente è possibile per l’Imam manifestarsi ad alcuni durante il suo occultamento e ad altri no.

7) Essi (l’Ahlulbayt) sono simili al sole rispetto al suo generale beneficio e solo alcuni, come i ciechi, non ne traggono beneficio, come menzionato nel Corano: “E colui che sarà stato cieco in questa vita, lo sarà nell’altra e più traviato ancora.” (17:72)

8) Proprio come i raggi del sole entrano nelle case in base al numero delle finestre e aperture disponibili in esse e in proporzione all’esistenza o mancanza di ostacoli, simile è il caso del beneficio ottenuto dalla creazione dalla luce della loro guida. E’ in proporzione agli ostacoli e impedimenti rimossi dai loro sensi e coscienze, che sono le finestre dei desideri della nafs (anima concupiscente), e in proporzione alla rimozione dai loro cuori dei densi veli causati da ciò che è proibito che essi raggiungono la stazione dove sono in prossimità del cielo, completamente avvolti dai raggi del sole da tutti i lati e senza alcuna nube nel mezzo.

Qui ho chiarito e spiegato per voi otto ragioni riguardanti queste Tradizioni che comparano l’Imam al sole celato dietro le nubi. Dio mi ha chiarito altre otto ragioni dovute alla Sua grazia ma le parole non mi rendono in grado di trasmettervele. Possa Iddio chiarire a noi e voi mille porte di conoscenza della Sua conoscenza, aprendone mille altre da ogni porta. (4)

Note

1. Citato in Bihar al-Anwar, volume 52, capitolo 20, pag. 92.

2. Citato in Bihar al-Anwar, volume 52, capitolo 20, pag. 92.

3. Citato in Bihar al-Anwar, volume 52, capitolo 20, pag. 92.

4. Citato in Bihar al-Anwar, volume 52, capitolo 20, pag. 93.

Traduzione a cura di Islamshia.org © E’ autorizzata la riproduzione citando la fonte

Islam Sciita | Intervista rilasciata da Ruhollah Roberto Arcadi alla Rivista di Filosofia, dipendente dal giornale Hamšahrī

Abbiamo avuto modo di conoscere Roberto Ruhollah Arcadi, in due precedenti occasioni e con lui affrontare alcuni temi, espressi in questa lunga intervista. Riteniamo possa risultare di estremo interesse a coloro i quali sanno riconoscere il portato tradizionale del messaggio sciita. 


Nativo di Lecce, ha compiuto gli studi classici presso il Liceo Ginnasio Giosuè Carducci di Milano, conseguendo in seguito la laurea in ingegneria nucleare, indirizzo elettronico, presso il locale Politecnico. Ha quindi seguito per un certo tempo lezioni di filosofia e lettere presso la locale Università Statale, ma senza conseguirvi nessun titolo.

Per quale ragione, dopo gli studi d’ingegneria, ella ha deciso di dedicarsi in seguito con grande serietà a quelli filosofici, tanto che hanno finito con l’assumere, nella sua vita successiva, un ruolo primario?

Sono sempre stato molto legato, sino dal tempo degli studi liceali, alla filosofia, tanto che, dopo avere completato il corso dei miei studi scientifici, mi sono dedicato di nuovo con ardore a quella disciplina, ricominciando con la lettura diretta di autori antichi e moderni. Il fatto è che ero alla ricerca di qualcosa come di perduto, certo irreperibile nelle discipline scientifiche, tanto che anche queste furono occasione della mia ulteriore ricerca. Va osservato peraltro che mi ero accostato per curiosità alla scienza moderna, date le sue pretese roboanti, che si rivelarono invece ai miei occhi del tutto infondate.

Lungo il suo precedente percorso filosofico, ha avuto un Maestro?

No, le mie letture e la mia ricerca furono allora esclusivamente personali. E certi incontri e frequentazioni, con esponenti sufi, indù, cattolici, ed ortodossi si rivelarono assolutamente deludenti le prime due, in particolare quelle con gli ambienti sufi, insufficienti le seconde, anche se non negative. Si trattò come di un ardore che mi sospingeva, sentivo come una sete di conoscenza che mi era difficile saziare, avendo domande a cui cercavo risposta, il che m’indusse però ad andare alla ricerca (più che di un cambiamento), di un coronamento e compimento di quelle che erano state le mie precedenti convinzioni religiose, con un profondo emendamento esistenziale.

Nella filosofia occidentale moderna e contemporanea, quella per così dire corrente, non vidi la presenza vittoriosa d’Iddio, sia magnificato ed esaltato, trattandosi dunque di un pensiero senza spirito. Tutto quello che studiavo ed appuravo a questo riguardo, mi dava un senso di vuoto e di nulla, com’era stato anche per i miei precedenti studi scientifici. Mi diedi quindi allo studio delle varie religioni, occidentali ed orientali, dal Cristianesimo, sia dell’Ortodossia, sia del Cattolicesimo, che approfondii ulteriormente, al Buddismo, ed all’Induismo (nella sua variante vedantica), sino alle correnti sufi in seno all’Islam.

Questo sino agli eventi della Rivoluzione Islamica in Iran, allorquando mi capitò di vedere in televisione l’Imam Ķomeynī, la misericordia d’Iddio su di lui. Mi stupirono e m’attrassero la grandezza, la fermezza, la gravità e dignità, la capacità di guida e di resistenza di quell’uomo eccelso, tanto che incominciai a domandarmi: “Chi sarà mai costui? Da quale mondo è venuto qui tra noi? Chi lo ha mandato?” Com’era che quest’uomo straordinario sapesse opporsi, con tanto coraggio ed irriducibilità, ai poteri di questo nostro basso mondo, era per me un segreto, un quesito affascinante ed eccitante.

Fu per questa ragione, che intrapresi ricerche e letture lunghe ed approfondite sull’Islam, ed in particolare sulla Rivoluzione, per saperne di più su quell’uomo straordinario, e su tutto quello che aveva relazione con lui. All’inizio, come dicevo, ero entrato in contatto con gruppi sufi e sunniti, traendone un’impressione deludente, in seguito con degli sciiti italiani, che mi fecero conoscere degli iraniani, d’orientamento rivoluzionario, residenti a Milano.

Dopo di che, fu alla fine del mese di Šahban del 1997, che su segnalazione di un amico del gruppo degli italiani, mi recai quasi per caso al Centro degli iraniani di Milano, usato come moschea, in occasione della commemorazione dell’anniversario nascita dell’Imam Mahdi, che Iddio Altissimo voglia affrettarcene la gioia. Dove pronunciai la mia professione di fede, per tutta una serie di coincidenze, senza peraltro averne all’inizio l’intenzione, diventando anch’io un seguace della Famiglia del Nunzio divino.

Quand’è che venne in Iran per la prima volta?

Mi recai in Iran per la prima volta due anni dopo la mia professione di fede. Si trattò di un viaggio d’istruzione con i fratelli italiani, a cura della nostra associazione. Quindi ancora vi venni due anni dopo, per conoscervi una sorella iraniana che poi sposai, la quale mi era stata presenta da conoscenti comuni, accettando peraltro come condizione del contratto giuridico di matrimonio l’impegno di risiedere in Iran, essendo peraltro ben contento di farlo.


Quanto tempo era trascorso dalla sua prima conoscenza dell’Imam sino alla sua entrata nell’Islam?

Trascorsero 18 anni.

In questo frattempo, l’ondata di propaganda contro l’Imam e la Rivoluzione fu assai violenta; i mezzi d’informazione occidentali equipararono l’Imam alle autorità cristiane del Medioevo (1). Com’è che ella non venne influenzato da quei giudizi?

Non me ne feci influenzare, perché i mezzi d’informazione occidentali per lo più mentono (spesso sapendo di mentire).

Nel corso delle sue letture filosofiche, ebbe un qualche contatto diretto con qualche pensatore?
No, il mio fu un percorso personale, senza aver avuto contatti con pensatori occidentali, essendomi peraltro occupato per lo più di filosofia antica e medievale. Tra i moderni, ho letto con particolare interesse le opere del francese René Guénon, e dell’italiano Julius Evola, che esaminano, giudicano, e condannano il mondo moderno alla luce della spiritualità e della tradizione. Rene Guénon entrò nell’Islam aderendo ad una confraternita sufi in Egitto, dove andò a vivere.
Tra le sue letture ha letto anche i libri di Frithjof Schuon?

Certamente, ho letto molte delle sue opere, come anche qualcosa dell’indù Ananda Coomaraswami, così come anche di Titus Burckart, oltre a quasi tutti gli scritti dei due autori suddetti, Guénon ed Evola, e di altri ancora, tutti quanti esponenti della corrente del cosiddetto “tradizionalismo integrale”. Così come anche alcuni dei testi di Hernri Corbin, e di altri autori ancora, i quali hanno presentato, in vario modo, e con vario esito, l’Islam al mondo occidentale.

Secondo lei, è da reputarsi soddisfacente la presentazione che Henri Corbin fa del mondo sciita. 

No, perché Corbin ha mescolato le proprie personali opinioni alla sua presentazione del mondo sciita, peraltro indubitabilmente pregevole. Uno studioso, nel riferire l’altrui pensiero, non deve immettervi le proprie concezioni, sebbene possa esporle a parte, anche sottoponendolo alla sua censura, non certo attribuirgli la propria visione delle cose, per quanto ciò possa talora avvenire incidentalmente, indipendentemente dalla sua volontà, come non è il caso per Corbin.

Ma Guénon era un sufi sunnita, non faceva parte della a Scia, mentre Corbin era sciita!                                                                                                   

Rene Guénon fu ufficialmente un musulmano, dimostrando inoltre in taluni suoi scritti un legame intimo ed un’altissima considerazione per la Scia. Ma a me non risulta affatto, almeno da quel che io ne so, che Corbin abbia mai formalmente pronunziato la testimonianza di fede. Contrariamente a certe convinzioni correnti, solo chi avrà pronunziato la formula “non c’è dio tranne Iddio”, potrà arrivare, per Suo dono, alla comprensione di certe realtà superiori.

Che ne pensa del giudizio di Henri Corbin, per cui la Scia è l’unica religione a non aver interrotto il suo rapporto con Iddio Altissimo, Ne sia esaltato l’Essere?

Quest’assunto è assolutamente corretto. Ma Corbin ha commesso un errore assai grave (che lo invalida). All’Imam Mahdi, che Iddio ce ne affretti la gioia, che è l’uomo Perfetto, tenendo conto della sua presente funzione vicaria, compete d’essere presente a tutti i livelli dell’essere, avendo l’essere svariati livelli sopraordinati. Ma Corbin sosteneva, per parte sua, che egli avrebbe avuto invece solamente un’esistenza immaginale. Per avvicinarsi ad Iddio Altissimo, sia magnificato ed esaltato, il primo gradino, come recita del resto lo stesso Sacro Corano, è la percezione di questo nostro basso mondo materiale.

Laonde l’Imam Mahdi, essendo l’Uomo Perfetto vivente e presente, dovrà avere anche un essere corporeo e materiale, essendo questo il primo passo per l’uomo comune, che egli abbia un qualche contatto, in modo ordinario, (diretto od indiretto, vale a dire, per questo nostro basso mondo), con il rappresentante d’Iddio Altissimo, sublimi Ne siano i Nomi. Il primo rapporto con lui avrà luogo per il tramite di questa presente materialità, ma Corbin lo nega.

Egli è certamente influenzato da una corrente dualista presente all’interno del Cristianesimo dei primi secoli, il cosiddetto “gnosticismo”, di origine manichea – che avrebbe avuto modo di farsi valere anche per il successivo Protestantesimo, al quale Corbin peraltro apparteneva – dal greco “gnosi”, vale a dire, “conoscenza”, la quale sosteneva che Iddio Altissimo, sublime Ne sia la lode, avrebbe creato solamente il mondo spirituale, non quello della materia.

Come conseguenza Corbin, per esempio, separa in particolare religione e vita pubblica, inveendo contro ogni preteso “suicidio” in tal senso, in opposizione agli ínsegnamenti dell’Imam Ķomeynī, che Iddio ne estenda l’ombra, e con le stesse ingiunzioni coraniche. Spezzando anche in generale, con questa sua convinzione, a mio modesto avviso, l’ordine ed il collegamento necessario, come da Molla Sadra e dal Sacro Corano, tra i vari livelli dell’essere.

Corbin non è mai giunto a questo grado, a questa concatenazione dei livelli dell’essere, a cui sono giunti invece i più alti interpreti dell’Islam – da Ibn Arabi, a Molla Sadra, all’Imam Ķomeynī – sulla scorta, vale la pena ripeterlo ancora, degli insegnamenti coranici, confondendo anche peraltro, errore peculiare della modernità contemporanea, il mondo spirituale con quello sottile. Sarà inoltre opportuno osservare, che le opere di Corbin possono essere preziose a mo’ d’inizio ed introduzione, non essendo consigliate a chi voglia andare oltre.

Sommi uomini di conoscenza e pensatori del passato come Ibn Arabi, Qaysari, Molla Sadra, Sohrawardi, Fayyid Kašani, così come anche tra i moderni grandi Maestri come l’Imam Ķomeynī, Sayyid Āštiānī, Mīrzā Qomšeī, sono a mio avviso da reputarsi incomparabilmente superiori per comprensione di dottrina, e per continuare il suddetto itinerario d’approfondimento, assolutamente incomparabili. La qual cosa vale non solamente per Corbin, ma per qualsivoglia occidentale, od occidentalizzante, od occidentalizzato.

Ha avuto contatti con Ibrahmi Dinani (noto pensatore iraniano contemporaneo, ndr)?
No, purtroppo non ho avuto quest’opportunità.
E con Sayyid Āštiyānī?
Ho letto alcune sue opere, acquisendo dimestichezza con le sue dottrine, ma non ho avuto la fortuna d’incontrarlo personalmente.
Qual è a Šīrāz la situazione degli studi filosofici?
Qui a Šīrāz ho la fortuna di seguire le lezioni di morale (aķlāq) e di conoscenza (ºirfān) del Maestro Karīm Ĥaqīqī, con il quale ho rapporti alquanto stretti, avendo l’onore di essere annoverato tra i suoi discepoli. Ĥaqīqī, uno dei massimi Maestri viventi, è autore di vari libri, tra quali spiccano quelli sulla purificazione, “tazakkī”, e quelli più propriamente sull’ºirfān, essendo egli a sua volta stato discepolo di Nejābat Šīrāzī, e di Anşārī Hamadānī

Secondo lei, la personalità filosofica ed irfanica dell’Imam Ķomeynī da chi è stata influenzata?

In primo luogo è opera e dono d’Iddio Altissimo, sia magnificato ed esaltato, essendoNe stato un segno eminente, latore della Sua grazia, quantunque abbia avuto rapporti assai stretti con personalità dell’ºirfān sciita, essendo stato influenzato da sapienti come Šahabadī e Malikī Tabrīzī, ed altri depositari della conoscenza, moderni ed antichi, come Molla Sadra ed Ibn Arabi. Ma io ravviso in lui in primo luogo un uomo d’Iddio, ne sia esaltato l’Essere.

Egli più che pensatore e filosofo, fu un ispirato, destinatario dei Suoi doni, essendosi consacrato sin all’inizio a Lui, Che lo fece grande, spiccando in lui peraltro l’ispirazione sull’argomentazione. Ricordo che in Italia ci venne chiesto se l’Imam fosse un platonico. Certo egli conobbe Platone e Plotino, certi elementi trascendenti e tradizionali comuni essendo presenti per ispirazione, al di là di ogni presunto e preteso prestito esterno, ma l’Imam giunge ai suoi risultati tramite l’Inviato d’Iddio Altissimo e la sua Famiglia immacolata, ch’egli li benedica e dia loro la Sua pace, in quanto profusioni divine.

L’Imam fu un gran pensatore ed uomo di conoscenza, che nel contempo ebbe rapporti ottimi e stretti con la gente comune. Qual è il suo punto di vista a questo proposito?
L’Imam Ķomeynī fu una personalità completa, dai molti livelli, da non ridursi ad una sola dimensione, avendo egli maestria in molti campi eminenti, la qual cosa è da ritenersi un dono ed un ammaestramento divino. Fu per questa ragione, che egli ebbe anche rapporti stretti con quella gente comune, che egli ebbe l’incarico divino di guidare, essendo anche questo un segno d’Iddio Altissimo, sia magnificato ed esaltato, un Suo dono particolare.

Qual è la sua opinione sull’influenza d’Ibn Arabi sull’Imam?

L’Imam subì molto la sua influenza, come molti altri uomini di conoscenza. L’Imam prese molto sia da Ibn Arabi che da Molla Sadra, tanto da esser considerato uno dei massimi esponenti della corrente sadriana contemporanea. Va però tenuto conto del fatto, che Molla Sadra fu uomo di conoscenza e pensatore, Ibn Arabi un puro uomo di conoscenza, un contemplativo in senso stretto. Ibn Arabi si attiene strettamente al disvelamento presenziale, come attesta egli stesso nell’introduzione ai Fuşūş.

Mentre Molla Sadra per parte sua, nell’introduzione agli Asfar, afferma d’avere sì avuto anch’egli ispirazioni, ma di averle tradotte nel linguaggio argomentativo, essendo questa una sua prerogativa peculiare, la quale lo distingue da Ibn Arabi, accostandolo peraltro a Socrate, che fece in sostanza la stessa cosa, com’è peraltro riportato in molte opere platoniche. Cionondimeno, l’Imam, appunto nella sua completezza personale, prese da entrambi.

Quali sarebbero a suo parere le differenze tra Ibn Arabi e l’Imam nel dominio conoscitivo?

Oltre a quella sopra riportata, che riguarda anche Molla Sadra, non vedo grandi differenze, non fosse che, per certi argomenti, Ibn Arabi avrebbe fatto dissimulazione, “taqiyyaħ”. Il fatto è, che egli avrebbe anche subito interpolazioni, tanto che l’Ayatullah Ĥasan Zāde Āmolī riferisce che Ibn Arabi ha attestato che l’Imam Mahdi è il figlio dell’Imam Ĥasan Askari, la pace su di lui, essendo dunque egli vivente e presente, ma questo passaggio è stato cancellato dalle successive edizioni delle sue Futūĥāt, dov’era contenuto.

Anche Sayyid Āštiyānī riporta che Ibn Arabi aveva in somma venerazione la Famiglia del Nunzio divino, che poneva al vertice dell’esistenza creata, com’è anche, per esempio, per Ibn Fāriď. Ritengo in ogni caso che l’Imam, pur essendo al corrente di tutto questo, sia stato profondamente influenzato, com’è perspicuo dalle sue opere, dalla contemplazione d’Ibn Arabi. Pur tenendo conto che questi si limitava alla pura visione trascendente, mentre nella personalità dell’Imam possiamo ravvisare altri ambiti, essendo egli stato, oltre che un contemplativo, un pensatore, un giurisperito, Guida della comunità.

È da rilevarsi comunque, che negli scritti d’Ibn Arabi compaiono alcuni asserti apparentemente contrari ai seguaci delle Genti della Casa, peraltro maldestramente usati dalla propaganda avversa. Assunti che bisogna in ogni caso interpretare, o in ragione della dissimulazione, o trattandosi d’interpolazioni successive a lui affatto estranee, o per il fatto che egli non avrebbe avuto contatti diretti con sciiti autentici, o per il fatto che la stessa visione presenziale trascendente, eccettuati gli Inviati ed i Vicari, non è infallibile, od altro ancora.

In Occidente, i pensatori più conosciuti, sin dal Medioevo, sono Avicenna (Ibn Sina) ed Averroè (Ibn Rušd). Pensa che per questa via, vale a dire, presentandolo tramite Avicenna, sia possibile far conoscere in Occidente il pensiero sciita?

Non sono di questa opinione. La priorità va a Molla Sadra, essendo stato Ibn Sina fondamentalmente un aristotelico, in considerazione del fatto che il pensiero aristotelico originariamente e fondamentalmente è orientato verso la materia, solo indirettamente e conseguenzialmente alla trascendenza, senza che si sia avvalso della contemplazione trascendente. Al presente si ha in Occidente una certa conoscenza (anche negli ambienti universitari, dei cosiddetti “islamisti”), d’Ibn Arabi, del che ha avuto merito anche René Guénon.

A mio modesto avviso, un autore come Molla Sadra è certamente da ritenersi molto più adatto per presentare all’Occidente il pensiero e la sapienza sciita. Sayyid Muhammad Ķameneī, fratello della Guida, fa peraltro nella sua introduzione ai Mażāhir di Molla Sadra, un’osservazione assai interessante, vale a dire, che Ibn Sina avrebbe a tal punto cambiato la dottrina aristotelica, che lo stesso Aristotele non vi si sarebbe più riconosciuto.

A questo medesimo riguardo, va rilevato, com’è che le opere dell’Imam Ķomeynī, nella fattispecie quelle filosofiche ed irfaniche, così come quelle di Molla Sadra, siano quasi del tutto ignote in Occidente, anche tenuto conto del fatto che l’Imam ebbe concezioni spiccatamente sadriane, che influenzarono nettamente tutta la sua vita e tutto il suo agire, essendo dunque proprio su questa via che bisognerebbe procedere, senza che purtroppo lo si sia fatto sinora.

Va inoltre osservato, che nel mondo musulmano ha avuto grande diffusione un testo, in arabo, “Ūŧūlūjiyā”, cioè “Teologia”, citato da Molla Sadra e dall’Imam, attribuito ad Aristotele, in realtà tratto dalle Enneadi di Plotino, detto in arabo “Al Šayķu-l-Yūnanī”, il “Maestro Greco”, il più importante esponente della corrente platonica dopo Platone. È dunque rimarchevole il fatto, che Aristotele, nel modo musulmano, sia stato conosciuto nella luce della sapienza platonica, quantunque non abbia perso per questo i suoi difetti d’origine.

Le risulta che le opere dell’Imam Ķomeynī siano state tradotte in lingua italiana?

Sì, ma si tratta di pochi testi, purtroppo per lo più colmi di difetti ed addirittura di strafalcioni verbali, dovuti a traduttori senza padronanza della lingua e della cultura italiana, oltre ad essere palesemente privi di ogni competenza dottrinale.

In considerazione di queste lacune, quali iniziative ella ha preso in tal senso?

Ho tradotto dapprima il Serre Salat [Il Segreto della Preghiera] dell’Imam dall’originale persiano, sotto l’egida del centro di Tehran preposto alla diffusione ed alla pubblicazione delle sue opere. Dopo di che ho tradotto dall’originale arabo la Mişbāĥ, ivi inclusa l’introduzione di Sayyid Āštiyānī, opera più breve, ma ancor più impegnativa, senza che in Iran nessuno se ne facesse carico della pubblicazione. Ho pertanto deciso di farla stampare in Italia, senza averne ricavato sinora nessun vantaggio materiale, rendendone comunque grazie ad Iddio, sia magnificato ed esaltato.

Nella speranza che Egli, tramite l’Imam Mahdi, voglia affrettarcene la gioia, si degni di accettare i miei sforzi. Mi sono affidato Iddio Altissimo, Ne sia esaltato l’Essere, del Quale, grazie all’intercessione dei suoi Puri, sono debitore. Anche se sono dell’opinione, che tali sforzi andrebbero più incoraggiati, senza tenerli in non cale, trattandosi di occasioni d’oro per far conoscere in Occidente, nella fattispecie in Italia, la sapienza ed il pensiero sciita.

Secondo il suo punto di vista, quali innovazioni dottrinali dobbiamo all’Imam?

A questo proposito, occorre in primo luogo intendersi sul significato della “novità”. L’Imam fu un retto seguace delle Genti della Casa, di cui egli espose la dottrina anche su punti che erano stati dimenticati, od erano rimasti nascosti, così come egli ridiede vita all’opera di ascesa esistenziale personale e comunitaria, non fu in nessun modo un “innovatore”, come danno ad intendere certi ignoranti. Tutto questo non fu nulla di nuovo, avendo egli percorso, anche con la Rivoluzione Islamica, l’itinerario dell’Inviato d’Iddio e della sua Famiglia immacolata.

La Rivoluzione Islamica è stata, ed è tuttora, soprattutto un rivoluzione “irfanica”, un moto d’avvicinamento ad Iddio (eccelsa Ne sia la lode), non certo agli Stati Uniti od all’Unione Europea, essendosi egli sollevato in Suo nome, e per Sua incombenza. Perché l’Imam, come appunto già dicevamo, fu un uomo completo, senza che la sua personalità fosse limitata a taluni aspetti ad esclusione di altri, avendo avuto egli per suo centro Iddio, sublimi ne siano i Nomi, e la Sua Rivelazione, vale a dire, il sua Inviato e la sua Famiglia.

L’Imam Ķomeynī si fece latore presso la comunità di questo messaggio, che la trascendenza non deve rimanersene confinata in un angolo, non deve restarsene confinata all’individuo, ma deve essere invece qualcosa di pubblico, di coinvolgente la comunità, non rinchiusa in un convento fratesco, deve guidare la società, non essendo questa una sua convinzione personale, in quanto egli non fece altro, se non ridare vita ad un aspetto della dottrina del Nunzio divino e della sua Famiglia immacolata, la Sua pace e benedizione su di loro.


Qual è a suo avviso la parte più attraente, profonda, ed affascinante del Serre Salat?

Tutte le parti del libro sono attraenti ed affascinanti, tutte eccelse e sublimi, espresse nella miglior forma, essendo certo Iddio, sia magnificato ed esaltato, ad averlo ispirato. Il Maestro Ĥaqīqī afferma che il Serre Salat è il più bel libro che sia mai stato scritto sulla Preghiera. Non mi sarebbe possibile riandarne parte per parte il testo per farne una scelta in questa sede, anche per il fatto che per chi non ha dimestichezza con l’°irfān e la filosofia trascendente, l’esposizione potrebbe esserne alquanto ostica, il medesimo discorso valendo per la sua traduzione, nel suo sforzo d’attenersi all’originale.

E per la Meşbāĥ?                                                                                                  

Anche questa, come il Serre Salat, è un’opera eccelsa ed ardua, che s’adopera per far pervenire il lettore alla realtà trascendente dell’Intimità Divina. La traduzione di questi due libri si è per me protratta per alcuni anni, complessivamente oltre sei, trattandosi di un lavoro assai impegnativo, essendomi alquanto difficile trovare i vocaboli adatti, data la differenza tra l’arabo ed il persiano, e l’italiano, in particolare, per quel che concerne il gergo peculiare dell’°irfān. Avendosi invece per a filosofia in senso stretto una corrispondenza, sebbene non sempre facile e ravvisarsi, tra il linguaggio greco e latino, e quello arabo.

Perché l’originale venisse reso quanto più possibile fedelmente, sono stato costretto a reiterate revisioni e correzioni, sentendo tutto il peso della mia responsabilità, quantunque abbia fatto di tutto per mantenermi fedele all’originale, pur adoperandomi per renderlo nel migliore italiano. Chiedo ad Iddio Altissimo, Ne sia esaltato l’Essere, così come ai lettori di questa mia modesta traduzione, di perdonare tutte le mie lacune, addebitandole a me, non certo al testo originale, sperando possano nondimeno trarre vantaggio dal mio lavoro.

A suo parere, le opere d’Ibn Arabi possono corrispondere al presente bisogno di conoscenza?

 Certamente, a partire dai Fuşīş, che sono al momento il suo testo più diffuso e conosciuto, essendo l’efficacia della sua opera eccelsa fuori discussione, a patto di trarla fuori dai limiti dell’orientalismo universitario, come dal fanatismo dei suoi cattivi interpreti, certi sufi inautentici o deviati, incapaci gli uni e gli altri, di intenderne a dovere sia lo spirito, sia la lettera, che si adoperano per strumentalizzarne il messaggio in senso settario. Per la qual cosa s’imporrebbe anche un ulteriore lavoro d’informazione ed interpretazione.

Gli ambienti degli studiosi occidentali come hanno reagito alla dottrina dell’Imam?

Come avevo detto in precedenza, in assenza di una linea d’azione corretta ed efficace, i più non conoscono la personalità dell’Imam sotto il riguardo del pensiero e della conoscenza trascendente. Né ci sono da farsi soverchie illusioni a questo proposito, dato l’assai modesto livello intellettuale della maggior parte dei cosiddetti “studiosi” occidentali, universitari o no, quasi sempre del tutto avulsi dal dominio superiore della sapienza, anche dottrinale. Possiamo affermare in tutta certezza, che i sapienti autentici sono quasi del tutto assenti dall’orizzonte dell’Occidente moderno e contemporaneo.

L’Imam è conosciuto in Occidente in genere sotto il riguardo della sua azione sulla vita pubblica, non sotto quello filosofico ed irfanico, della sua dottrina e del suo segreto divino, come appunto dicevamo poc’anzi, essendo questo un carico assai grave per chi se ne è reso responsabile, in qualsiasi misura, a parte le suddette difficoltà d’ambiente. In Occidente, ed in parte, dobbiamo purtroppo riconoscerlo, persino in Iran, l’Imam Ķomeynī, che Iddio n’esalti rango, rimane un tesoro nascosto, che attende ancora di essere scoperto.

NOTE DELL’INTERVISTATO

Nella loro visione distorta del Medioevo, frutto della propaganda illuminista e massoni

2)La personalità di Schuon è peraltro composita, equivoca, per certi versi anche oscura. A prescindere dal valore innegabile di certe sue osservazioni quanto al confronto tra le varie forme tradizionali, egli ha intrapreso nel corso della sua vita iniziative assai poco felici. Nella sua confraternita sufi in Europa, tanto per fare un esempio, per venire incontro alle presunte esigenze dei convertiti d’Occidente, ha consentito il consumo della carne di porco, ponendosi così, come certi pretesi Maestri sufi, al di sopra della Legge Rivelata.

Egli si è più volte opposto velleitariamente ai seguaci della Famiglia dell’Inviato, ed alla sua Famiglia stessa, prendendo per buoni, senza nessuna circospezione o verifica, quei detti messi in circolazione da Muawia, che ancora continuano ad imporsi, mercé di quelle tenebre in cui gli Ommaiadi, come afferma giustamente il tunisino Tijani, hanno sprofondato la Comunità dei Credenti. Ritenendo ad esempio, contro i dettami del Nunzio divino al tempo della morte dello zio Hamza, il cordoglio di Ašura dovuto ad influenze cristiane.

Nella sua infelicissima controversia con René Guénon, si è dato addirittura ad accusarlo di avere sopravvalutato l’Islam nei confronti del Cristianesimo, al quale quello sarebbe addirittura assai inferiore. Da ultimo, emigrato negli Stati Uniti d’America si è affiliato, con una decisione alquanto strana, alla tradizione, peraltro rispettabile, di Sioux, per poi finire coinvolto incresciosamente in accuse giudiziarie assai poco edificanti, alle quali vogliamo non credere.

In definitiva Schuon per questi difetti, nonostante i meriti suddetti, è da considerarsi di gran lunga inferiore agli altri due grandi autori del tradizionalismo integrale. Ivi incluso Evola, a dispetto di certe sue discutibili esperienze e convinzioni personali, che pure musulmano non fu mai, ma nutrì sempre nondimeno un profondo rispetto per l’Islam, in particolare per quello della Gente della Casa, ritenendolo peraltro assai superiore al Cristianesimo.

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CORSO DI STUDI ISLAMICI | A Roma presso la sede dell’associazione “Imam Mahdi” (aj).

L’associazione Islamica Imam Mahdi (aj), in collaborazione con l’università Jamiat al-Mostafa, organizza un corso di “Studi Islamici”

Inizio corso: 14 ottobre 2016

Orario lezioni: Venerdì 19-21 e domenica 16-18 

Il corso comprende vari moduli, tra cui Dogmi del credo, Storia islamica, Giurisprudenza islamica, Arabo, ecc.

I corsi sono aperti a musulmani e non musulmani, si svolgeranno in italiano, sono gratuiti e la frequenza non è obbligatoria, se non per coloro che vogliono l’attestato di frequenza (che verrà rilasciato per ogni singolo modulo completato). A chi completerà tutti i moduli con i relativi esami verrà rilasciato un certificato dall’università Jamiat al-Mostafa (università internazionale di Qom-Iran).

I corsi si svolgeranno presso il Centro Islamico Imam Mahdi (aj), via Gualdo Tadino, 17 Roma. Gli istruttori saranno, l’Hujjatulislam Dott. Abolfazl Emami e Hanieh Tarkian, entrambi studiosi del seminario religioso di Qom (Iran)

È necessario, per motivi organizzativi, confermare la proprio adesione per email talebeh_qom@yahoo.it

EID-UL-FITR: UNA FESTA DI GIOIA UNICA PER I MUSULMANI | Sayyid S.A.Rizvi


“Eid-ul-Fitr” è una festa unica. Non è relazionata ad alcun evento storico e non è legata ai cambiamenti delle stagioni o ai cicli dell’agricoltura. Si tratta di una festa in alcun modo collegata alle questioni mondane.

Il suo significato è puramente spirituale. E’ il giorno in cui i musulmani ringraziano Dio per aver dato loro la volontà, la forza e la resistenza per osservare il digiuno ed obbedire ai Suoi comandamenti durante il mese sacro del Ramadan.

Questo giorno, nel mondo islamico, porta gioia e felicità. La gioia non è, tuttavia, per la fine del mese di Ramadan; è la felicità che l’uomo prova dopo aver completato con successo un compito importante.

Per quanto riguarda la fine del mese di Ramadan, le guide religiose islamiche dei primi tempi dell’Islam hanno sempre provato profondo dolore quando esso giungeva alla fine, consapevoli di esser state private delle speciali benedizioni spirituali contenute nel mese di digiuno.

Per conoscere la reale prospettiva islamica sulla fine del mese di Ramadan, verranno citati alcuni passi tratti da un’invocazione (du’a) dell’Imam Zaynul Abidin (as).

Egli dice: “Tu hai stabilito il mese di Ramadan come uno dei mesi prescelti…; e Tu lo hai distinto fra tutti gli altri mesi, e scelto fra tutte le altre stagioni e periodi; e gli hai dato preferenza fra tutti gli altri momenti dell’anno, inviandovi il Corano e la luce della guida, e l’incremento della fede, e avendovi ordinato l’osservanza del digiuno, e avendoci incoraggiato a rimanere in piedi in Preghiera durante la notte, e collocando in esso la gloriosa ‘Notte di Qadr’ che è migliore di mille mesi.”

“Pertanto, in conformità con il Tuo comando, abbiamo digiunato nei suoi giorni e, con il Tuo aiuto, ci siamo alzati in Preghiera nelle sue notti, presentandoci, per mezzo dei suoi digiuni e preghiere, alla Tua Misericordia che offri per noi.

“E, in verità, questo mese di Ramadan è rimasto tra noi [come] un soggiorno piacevole; e ci ha dato una giusta compagnia; riversando su di noi i più eccellenti benefici nell’universo. Ora si allontana da noi, al termine del suo tempo.

“Pertanto lo salutiamo come abbiamo salutato colui la cui partenza è per noi difficile e ci rattrista, e la cui separazione ci fa sentire soli.”

Poi, rivolgendosi al mese di Ramadan, parlando con un tono affettuoso dice:

“Quanto ti abbiamo atteso ieri, e quanto intensa sarà la nostra ansia per te domani. La Pace sia su di te e sulle tue eccellenze delle quali siamo stati privati, e sulle tue benedizioni che non saranno più fra di noi.” 

Queste poche parole rappresentano lo specchio che mostra il vero sentimento islamico verso il mese di Ramadan e le sue benedizioni e benefici spirituali.

“Eid-ul-Fitr” è collegato a un tale mese di benedizioni, perché è in questo giorno che le severe restrizioni del mese precedente rivengono rimosse. Sfortunatamente, in alcuni posti, questo ripristino delle normali attività viene frainteso come una licenza ad indulgere in attività proibite dall’Islam.

Fortunatamente simile tendenza non è ancora comune, ma tali persone devono comprendere il significato di “Eid-ul-Fitr”. Le prescrizioni religiose di “Eid-ul-Fitr” sono designate per ringraziare Iddio che ci ha aiutato a raggiungere l’obiettivo del mese di Ramadan.

Sarebbe certamente un affronto a Dio se qualcuno, dopo averLo ringraziato per il completamento di questo periodo di edificazione spirituale, si recasse immediatamente a peccare contro di Lui!

Se questa persona avesse conosciuto il significato e l’obiettivo di “Eid-ul-Fitr”, non avrebbe continuato simili attività non islamiche. 

“Eid-ul-Fitr” può essere interpretato come una benedizione di tre tipi:

In primo luogo fornisce un’occasione in più ai musulmani per ringraziare Dio e ricordare le Sue benedizioni.

In secondo luogo, esso offre l’occasione di un ‘inventario’ spirituale, dopo il mese di Ramadan. Un musulmano può riflettere adesso sulla forza (o debolezza) della sua forza di volontà; egli può vedere, nello specchio del Ramadan, quali erano i punti forti (o deboli) del suo carattere, perché sotto lo sforzo del digiuno le qualità nascoste (o i difetti) del carattere umano emergono in modo chiaro come, forse, non sarebbe altrimenti possibile. Così un uomo ha la possibilità di una auto-diagnosi dei tratti del suo carattere che, probabilmente, nessun altro potrebbe mai rilevare.

In terzo luogo, esso ingiunge alle persone benestanti di condividere una porzione di ciò che possiedono con i loro fratelli più poveri. Alla vigilia di “Eid-ul-Fitr”, un musulmano è tenuto a dare ai bisognosi una porzione di cibo stabilita, a nome suo e di ogni membro della sua famiglia, compresi inservienti e ospiti che hanno trovato riparo sotto il suo tetto in quella notte. Dio sarà certamente compiaciuto se non dimentichiamo queste lezioni dopo “Eid-ul-Fitr”.

Per inciso, qui la differenza tra la prospettiva religiosa e quella materialista si acuisce. La religione esorta l’uomo a donare, di sua libera volontà, una parte della sua ricchezza a coloro che sono meno fortunati, e a farlo per ottenere la benedizione di Dio. Il materialismo insegna a strappare agli altri ciò che hanno ottenuto, senza alcun riguardo per le questioni morali o etiche che ciò comporta.

Pertanto la religione cerca di rafforzare le più alte qualità del carattere umano; il materialismo si sforza invece di renderlo schiavo degli istinti animali più bassi che lo degradano al livello delle bestie.

In questo giorno, preghiere speciali si tengono in tutto il mondo, tra l’alba e mezzogiorno, quando i musulmani indossano, in incontri comunitari imponenti, i loro abiti migliori, spalla a spalla, dimostrando a tutti la fratellanza universale, che è un’altra caratteristica distintiva dell’Islam, la religione di Dio.

Cerchiamo di ri-dedicare la nostra vita alla causa dell’umanità, che è il miglior modo per dimostrare il nostro amore per Dio. Decidiamo di indirizzare le nostre energie, nel nuovo anno, a rafforzare la società sulla base del rispetto reciproco, dell’amore fraterno e della comprensione universale.

Decidiamo di costruire, per il nuovo anno, un ordine sociale che porti non solo benefici materiali, ma anche soddisfazione spirituale. 

E, alla fine, lasciateci pregare Dio con queste parole:

“O Signore, purificaci dai nostri errori con la fine del mese di Ramadan, e facci abbandonare i nostri peccati quando il nostro digiuno arriva alla fine. E benedicici, in questo giorno di Eid, il giorno della festa e della ‘rottura’ del digiuno; e fa che sia il giorno più bello, tra quelli vissuti, e perdona i nostri peccati conosciuti e sconosciuti.”

Traduzione a cura di Islamshia.org © E’ autorizzata la riproduzione citando la fonte

Ramadan |Inizia il Mese santo del Digiuno 

Con l’occasione Gli amministratori del sito del Centro Studi Aurhelio, augurano agli amici musulmani – in particolare a quelli dell’associazione Imam Mahdi e dell’Istituto culturale dell’ambasciata iraniana – un buon inizio del santo mese di Ramadan.


KHUTBA SHA’BANIYYA

Shaykh Sadûq ha tramandato con una catena affidabile, che l’Imam Ar-Ridâ ha appreso dai suoi antenati, che lo hanno appreso dall’Amîr Al-Mu’minin ‘Alî (as), che l’Inviato di Dio pronunciò il seguente sermone:

“O uomini, è giunto a voi il mese di Allah (Ramadan), pieno di misericordia, benedizioni e perdono. Agli occhi di Allah tale mese è migliore di tutti gli altri mesi, i suoi giorni sono migliori di tutti gli altri giorni, le sue notti sono migliori di tutte le altre notti, le sue ore sono migliori di tutte le altre ore. Questo è il mese in cui siete invitati alla mensa di Allah; Egli vi ha eletti come ricettacoli dei Suoi doni. Il vostro respiro è lode, il vostro sonno è adorazione. In tale mese le vostre rette azioni sono accettate, come pure le vostre invocazioni. Invocate pertanto il vostro Signore con rettitudine ed intento sincero, onde Allah possa aiutarvi a digiunare ed a recitare il Sacro Corano.

In verità, colui che non riceve il perdono di Allah in tale mese è certamente un empio. La fame e la sete che patite durante questo mese vi aiutino a comprendere la fame e la sete che caratterizzano il Giorno del Giudizio. Nutrite i poveri ed i bisognosi, rispettate gli anziani e siate gentili con i bambini. Tenete a freno la vostra lingua, ritraete i vostri occhi dalla vista di quanto è proibito e salvaguardate le vostre orecchie da ciò che non si deve ascoltare. Siate gentili con gli orfani in modo che anche i vostri orfani possano in futuro essere trattati con gentilezza.

Pentitevi dei vostri peccati ed elevate le vostre mani al momento della Preghiera. Tale è invero il tempo migliore: un tempo in cui Allah si volge Misericordioso verso i Suoi servi, risponde alle loro invocazioni e concede loro quanto Gli richiedono.

O uomini, siete vincolati ai vostri atti; liberatevene pertanto chiedendo perdono ad Allah. Il vostro dorso è carico dei vostri peccati; affrancatevene pertanto con lunghe prosternazioni. Sappiate che Allah, sublime è la Sua menzione, ha giurato su Se stesso di non punire coloro che pregano e si prostrano e di affrancarli dal fuoco dell’inferno nel Giorno del Giudizio.

O uomini, se qualcuno di voi dona ad un altro qualcosa con cui ‘rompere’ il digiuno durante questo mese, riceverà da Allah una ricompensa pari a quella dovuta per la liberazione di uno schiavo, ed Allah lo perdonerà dei suoi peccati.”

Alcuni dei presenti osservarono che non tutti avevano i mezzi per fornire a coloro che digiunavano del cibo con cui ‘rompere’ il digiuno. L’Inviato di Allah (S) rispose:

“Proteggetevi dal fuoco dell’inferno donando anche mezzo dattero. Proteggetevi dal fuoco donando anche un bicchier d’acqua. O uomini, se durante tale mese qualcuno terrà a freno la sua collera, sarà in grado di camminare sul “Siràt” (il Ponte verso il Paradiso) speditamente nel Giorno in cui i piedi altrui tremeranno. Allah non mostrerà la Sua collera a colui che facilita l’opera dei Suoi servi. Allah ritrarrà la Sua collera da coloro che si astengono dal molestare gli altri.

Il Giorno del Giudizio Allah si volgerà con gentilezza a coloro che avranno trattato con gentilezza un orfano. Allah impartirà la Sua misericordia a chi avrà trattato rettamente il suo prossimo. Nell’aldilà, Allah ritrarrà la Sua misericordia da colui che avrà recato danno al suo prossimo. A chiunque offrirà Preghiere volontarie durante questo mese Allah concederà un salvacondotto che lo libererà dall’inferno. Chiunque adempirà ad un dovere durante tale mese, Allah lo ricompenserà con una ricompensa pari a quella di settanta doveri adempiuti durante gli altri mesi. Chiunque chiederà di benedirmi, Allah renderà pesante la bilancia delle sue rette azioni nel Giorno del giudizio, mentre le bilance altrui saranno leggere. Chiunque reciterà un solo verso del Corano, riceverà una ricompensa pari a quella di chi avrà recitato l’intero Corano durante altri mesi.

O uomini, durante questo mese le porte del Paradiso restano aperte; invocate pertanto Allah affinché le porte non vengano chiuse per voi. Le porte dell’inferno sono chiuse; invocate pertanto Allah affinché non vengano mai aperte. I demoni sono posti in catene, invocate pertanto il vostro Signore affinché non acquistino mai potere su di voi”.

Amiru ‘l-Mu’minin ‘Alì (as) chiese allora:

“O Inviato di Allah, qual è la migliore azione da compiersi durante questo mese?”

L’Inviato di Allah (S) rispose:

“O Abu ‘l-Hasan, l’azione migliore durante questo mese consiste nell’astenersi da quanto Allah, il Glorioso, il Maestoso, ha proibito”.

A questo punto il Profeta (S) iniziò a piangere. ‘Alì (as) gli chiese:

“O Inviato di Allah, cosa ti fa piangere?”

Il Profeta (S) rispose:

“O ‘Alì, piango per ciò che ti accadrà in questo mese. Mentre sarò (spiritualmente) presso di te, mentre starai elevando la Preghiera al tuo Signore, il peggiore degli empi dei tempi passati, il fratello dell’uccisore della cammella dei Tamud, ti colpirà al capo con una spada, e la tua barba si tingerà di rosso”.

Allora ‘Alì (as) chiese:

“O Inviato di Allah, ciò avverrà a difesa della mia Religione?”

L’Inviato di Allah (S) rispose:

“Si, ciò avverrà a difesa della tua Religione”.

Quindi il Profeta (S) continuò:

“O ‘Alì, chiunque ti ucciderà è come se avesse ucciso me, e chiunque ti si opporrà è come se si fosse opposto a me e chiunque ti combatterà è come se avesse combattuto me, poiché ti considero come la mia stessa anima. La tua anima è la mia anima, la tua natura è la mia natura. In verità Allah, l’Altissimo, l’Immenso, ha creato me e te, ed eletto me e te. Ha eletto me per la Profezia e te per l’Imamato. Chiunque nega il tuo Imamato nega la mia Profezia.

“O ‘Alì, tu sei il mio successore, padre dei miei nipoti, marito di mia figlia e Califfo della mia Comunità durante la mia vita e dopo la mia morte. Il tuo ordine è il mio ordine, il tuo divieto è il mio divieto.

“Lo giuro su Colui che mi ha costituito Profeta ed ha fatto di me il più nobile degli uomini: in verità tu sei un Segno di Allah per le Sue creature, il Custode dei Suoi segreti ed il Suo Vicario fra i Suoi servitori”.

Da: ‘Uyunu ‘l-Akhbaru ‘r-Ridà, Vol. 1, pag. 295. ‘Amalì di Saduq, pag. 57. Biharu ‘l-Anwar, Vol. 96, pag. 358. 
Traduzione a cura di Islamshia.org © E’ autorizzata la riproduzione citando la fonte

Sospeso il sito islamshia.org | MSII

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Nel nome della libertà di opinione e della libertà di stampa, senza preavviso alcuno, la società fornitrice dell’host a islamshia.org ha sospeso la fornitura del servizio. Siamo in occidente patria della libertà di espressione. Alla Associazione di cultura islamica “Imam Mahdi” giunga la nostra solidarietà. Centro Studi Aurhelio

Comunicato integrale

Poiché numerosi fratelli, sorelle ed amici ci hanno contattato per segnalarci che il nostro sito www.islamshia.org da alcuni giorni non è consultabile, informiamo che l'”host” che lo ospita ha sospeso il sito per “violazione delle leggi”. Alla nostra richiesta di spiegazioni hanno risposto che ritengono di avere ragionevoli sospetti che il sito “abbia rapporti con Stati sotto sanzioni” (ma non erano state rimosse?! )
A Iddio piacendo il sito tornerà a giorni online, ovviamente su un altro “host”…

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Una prospettiva islamica sulla famiglia* | Mohammad Ali Shomali

  
Una delle prerogative che contraddistinguono il Centro studi Aurhelio, è quella di cercare le analogie tra la nostra civiltà – intesa nella sua accezione tradizionale e quindi religiosa- e le altre tradizioni che giungono da verità rivelate. In questo caso, il contributo dell’associazione Imam Mahdi, ci fa scoprire come vi sia molta più similitudine tra la nostra concezione della famiglia e quella islamica, che con le stravaganti idee che oggi attraversano l’Occidente moderno. Non è un caso che proprio nelle scuole di Roma, a difendere una sana educazione dei figli ed una corretta concezione della famiglia, dalla propaganda gender e omosessualista, siano proprio i rappresentanti di quelle culture fortemente radicate religiosamente. Ciò vale ovviamente non solo nel caso di famiglie islamiche ma anche cristiane o indù che molto spesso rappresentano un argine ben più solido rispetto al laicismo e al materialismo indifferente di molto genitori italiani. 


  

Secondo il Corano, Dio ha onorato gli esseri umani (17:70) e li ha creati con la potenzialità di agire come Suoi luogotenenti sulla terra (2:30; 38:26). Sia nella Sua creazione che nella Sua legislazione, Dio ha predisposto ogni cosa onde permettere agli esseri umani di prosperare e raggiungere questa posizione. Come altre forme di esseri viventi, gli esseri umani sono stati creati in coppia e non potrebbe essere completi altrimenti (36:36). Ciò è incomparabile con Dio, Colui che non necessita di un partner (72:3; 6:101). Dio dice nel Santo Corano:“Fa parte dei Suoi segni l’aver creato da voi, per voi, delle spose, affinché riposiate presso di loro, e ha stabilito tra voi amore e tenerezza. Ecco davvero dei segni per coloro che riflettono.” (30:21)

“Dio vi ha dato spose della vostra specie, e da loro vi ha dato figli e nipoti e vi ha concesso le cose migliori. Crederanno al falso e disconosceranno la benevolenza di Dio?” (16:72)

Uno dei segni della saggia creazione di Dio è che Egli ha creato per noi spose da noi stessi. Per essere completo un uomo necessita di una donna e viceversa. Anche quando le genti si recano in Paradiso, esse necessitano di essere con le loro spose. Il Corano dice:

“E annuncia a coloro che credono e compiono il bene, che avranno i Giardini in cui scorrono i ruscelli. Ogni volta che sarà loro dato un frutto diranno: “Già ci era stato concesso!”. Ma è qualcosa di simile che verrà loro dato; avranno spose purissime e colà rimarranno in eterno.” (2:25; cfr. Anche 3:15; 4:57; 43:70)

Quando Dio disse ad Adamo di andare in Paradiso, Egli disse:

“…O Adamo, abita il Paradiso, tu e la tua sposa…” (2:35)

E’ interessante che quando Dio avverte Adamo sull’inimicizia di Satana, Egli gli dice che Satana vuole ingannarli e trarli fuori dal Giardino:

“Dicemmo: “O Adamo, in verità quello è un nemico manifesto, per te e per la tua sposa. Bada a che non vi tragga, entrambi, fuori dal Paradiso, ché in tal caso saresti infelice.”(20:117)

Adamo e sua moglie fanno ingresso insieme in Paradiso e anche se dovessero uscirvi lo farebbero insieme. Il Corano dice:

“Poi Iblîs li fece inciampare e scacciare dal luogo in cui si trovavano. E Noi dicemmo: “Andatevene via, nemici gli uni degli altri [L’inimicizia di cui parla il versetto si riferisce a quella sempiterna tra gli uomini e i dèmoni e non già tra l’uomo e la donna come si potrebbe equivocare]. Avrete una dimora sulla terra e ne godrete per un tempo stabilito”. Adamo ricevette parole dal suo Signore e Dio accolse il suo [pentimento]. In verità Egli è Colui Che accetta il pentimento, il Misericordioso. Dicemmo: “Andatevene via tutti [quanti]! Se mai vi giungerà una guida da parte Mia, coloro che la seguiranno non avranno nulla da temere e non saranno afflitti”.” (2:36-38)

E’ interessante che il Corano ci rende edotti che gli angeli che sostengono il Trono Divino e lo circondano, pregano per i credenti ed una delle cose che continuamente chiedono per loro a Dio è di lasciarli entrare in Paradiso insieme con le loro spose:

“Coloro che sostengono il Trono e coloro che lo circondano, glorificano e lodano il loro Signore, credono in Lui e invocano il perdono per i credenti: “Signore, la Tua misericordia e la Tua scienza, si estendono su tutte le cose: perdona a coloro che si pentono e seguono la Tua via, preservali dal castigo della Fornace. Signore! Falli entrare nei Giardini di Eden che hai promesso loro, e a quanti fra i loro padri, le loro spose e i loro discendenti saranno stati virtuosi. Sì, Tu sei l’Eccelso, il Saggio.” (40:7-8)

La formazione della famiglia, in principio formata da un uomo ed una donna, è uno degli elementi fondamentali del disegno di Dio per la vita umana. Egli ci ha benedetto ancor di più dandoci dei bambini. I bambini possono essere ben protetti e cresciuti soltanto nell’atmosfera della famiglia dove vi sia un padre e una madre che si amano reciprocamente e amino i loro bambini, vedendo nei loro figli un dono proveniente da Dio, avvicinandoli ulteriormente uno all’altro.

  
Il matrimonio: un patto sacro

Poiché la famiglia è un aspetto cruciale della creazione divina dell’umanità e un’istituzione sacra, il matrimonio è considerato come un patto sacro tra il marito e la moglie e Dio è il testimone tra loro. Mantenere solidi i legami matrimoniali e familiari è essenziale. In un ben noto detto (hadith), il Profeta Muhammad è riportato aver detto:

“Nell’Islam non è stata edificata nessuna costruzione più amata agli occhi di Dio del matrimonio.” (Bihar al-Anwar, vol. 100, pag. 222)

Pertanto ogni cosa deve essere orientata verso la protezione e promozione della vita familiare. Dall’altro lato, il divorzio è considerato come l’atto permissibile più riprovevole. Il Profeta Muhammad (S) ha detto:

“Non vi è nulla più detestato da Dio di una casa distrutta dalla separazione.” (Al-Kafi, vol. 5, p. 328)

Causare la separazione tra un marito ed una moglie è considerato un peccato maggiore e un tipo di miscredenza (kufr) (2:102).

Il matrimonio non è soltanto una sistemazione finanziaria o fisica per avere relazioni sessuali o vivere insieme. Non si tratta neanche di un mero contratto legale tra un uomo e una donna. Il matrimonio è un patto sacro tra i due e Dio ne è il testimone; un dono divino per gli esseri umani per completarsi reciprocamente e consolarsi gli uni con gli altri.

La violazione di questo sacro patto attraverso adulterio o relazioni omosessuali è proibita e unanimemente rifiutata da tutti i sapienti musulmani. Dato l’alto valore della vita umana, l’Islam vi ripone un’attenzione particolarmente speciale prima del suo inizio e che continua anche dopo la sua fine con la morte. L’unica via appropriata e legittima per avere figli è attraverso il matrimonio. In altre parole, un uomo e una donna possono avere un figlio soltanto quando essi apprezzano il valore della vita umana e si impegnano quindi ad assumersi pienamente la responsabilità di crescere un bambino nell’istituzione sacra della famiglia. Appare quindi immorale l’uso moderno della biotecnologia scavalcando il matrimonio e riproducendo esseri umani artificialmente e al di fuori del contesto della famiglia. Ovviamente una coppia sposata può utilizzare tecniche biomediche legittime per la genitorialità. Il Corano dice:

“Egli è Colui Che dall’acqua, ha creato una specie umana e la ha resa consanguinea ed affine. Il tuo Signore è potente.” (25:54)

Il matrimonio costituisce quindi un’unità sacra sulla quale dobbiamo costruire una società, e deve essere molto solida. Per stabilire e rafforzare questa unità, Dio ha osservato certi aspetti nella Sua creazione ed ha osservato altri aspetti nella Sua legislazione. Si tratta di due realtà in armonia reciproca, ma qui possiamo fare riferimento soltanto ad alcuni aspetti della Sua creazione.

Il matrimonio secondo la creazione divina

Nella Sua creazione, Dio ci ha reso desiderosi il sesso opposto, vale a dire che all’uomo ha infuso il desiderio di una donna e alla donna di un uomo, e così a vari livelli. Alcune persone possono forse sperimentarlo soltanto al livello più basso, quello sessuale. Ma il desiderio di un uomo per una donna o viceversa non deve essere animato soltanto dalla concupiscenza, perché questo essere sperimentato a livelli più profondi, prima psicologicamente e poi spiritualmente.

Coloro che andranno in Paradiso avranno ancora bisogno di avere un coniuge non perché vorranno avere mere relazioni sessuali ma perché troveranno completa tranquillità e conforto nel rapporto generale con lui. Troviamo che il nostro elemento mancante, l’unica cosa che può farci sentire completi, è una donna per un uomo e un uomo per una donna. Dio ci ha creati quindi in modo che possediamo questo desiderio profondo di un coniuge e la sua natura in alcuni aspetti simile e in altri differente rende perfetto l’incontro.

Questo desiderio porta un uomo ed una donna ad unirsi nonostante il fatto che la prima scelta potrebbe essere quella di rimanere liberi e non assumersi impegni e responsabilità. Dio ci ha reso però così bisognosi di questa unione al punto di darci la forza di sopportare ogni tipo di difficoltà e ad intraprendere molteplici responsabilità nel cercare e preservare il nostro coniuge. Ovviamente le persone più compassionevoli e spirituali non trovano particolarmente difficile “ospitare” un’altra persona nella loro sfera e invece di pensare soltanto al loro ego, fanno ogni cosa per il bene e il miglioramento dell’estensione de proprio sé, cioè la famiglia. Ma per coloro che sono individualisti ed egoisti, il matrimonio è una grande sfida. Essendo abituati a compiere ogni cosa come vogliono e volendo rimanere liberi da ogni impegno, è per essi difficile trovarsi in qualche modo limitati e con responsabilità. In ogni caso il desiderio sessuale, psicologico e spirituale conduce le persone di sesso opposto le une verso le altre.

Non solo gli esseri umani nutrono un desiderio verso la persona di sesso opposto, ma nella Sua Saggezza, Dio ha creato gli uomini e le donne con differenti personalità. Gli uomini e le donne condividono molte cose e quindi sono idonei l’uno con l’altro. Se un uomo non condivide nulla con una donna essi non potrebbero allora essere buoni coniugi l’uno per l’altro; ma allo stesso tempo la cosa bella è che vi sono alcune differenze tra loro, perché se una persona fosse esattamente come noi, perché ne avremmo bisogno e come potrebbe donarci conforto o completarci? Abbiamo bisogno di qualcuno simile a noi in alcuni aspetti ma tuttavia differente in altri.

Quindi il carattere di un uomo è differente da quello di una donna, ma non a tal punto da rendere impossibile una comprensione reciproca. E’ possibile comprendersi reciprocamente perché abbiamo molti aspetti in comune ma abbiamo bisogno anche di comprendere e apprezzare le differenze che abbiamo naturalmente. Se un uomo desidera che sua moglie pensi e si comporti esattamente come lui, o se una donna vuole che suo marito pensi e si comporti esattamente come lei, mostrano una mancanza di comprensione. Ciò che è importante e cruciale per un marito e una moglie è sforzarsi per comprendere e apprezzare queste differenze e operare congiuntamente per utilizzarle a vantaggio della loro famiglia e società.

Il Corano richiede ai membri della famiglia di avere amore e misericordia l’uno verso l’altro. Per esempio leggiamo:

“Comportatevi verso di loro convenientemente.”(4:19)

“Il tuo Signore ha decretato di non adorare altri che Lui e di trattare bene i vostri genitori. Se uno di loro, o entrambi, dovessero invecchiare presso di te, non dir loro “uff!” e non li rimproverare; ma parla loro con rispetto, e inclina con bontà, verso di loro, l’ala della tenerezza; e di’: “O Signore, sii misericordioso nei loro confronti, come essi lo sono stati nei miei, allevandomi quando ero piccolo” (17:23-24)

“[e mi ha imposto]… la bontà verso colei che mi ha generato.” (19:31)

Il Profeta (S) ha detto:

“Guardare il proprio coniuge con affetto e gentilezza è un atto di adorazione.” (Ibid, Vol. 71, pp. 80-84)

“Dio è compiaciuto quando una persona compiace i suoi genitori, e Dio è adirato quando una persona causa la loro ira.” (Ibid, Vol. 74, p. 151)

“Il Paradiso risiede sotto i piedi delle madri.” (Nuri, Mustadrak Wasa’il al-Shi‘ah, Vol. 15. p. 180; Muttaqi Hindi, Kanz al-‘Ummal, Vol. 16, p. 461)
* Articolo apparso sul quotidiano “Il Foglio” con il titolo “La Famiglia e il Profeta” il 19 Marzo 2014.
Traduzione a cura di Islamshia.org © E’ autorizzata la riproduzione citando la fonte

L’Islam e la Violenza | Importante convegno, sabato a Roma

Riportiamo la locandina del l’importante convegno che si terrà sabato prossimo a Roma. Numerose sono le personalità invitate ed estremamente significative le relazioni che verranno proposte al pubblico. 

  

Sabato 23 gennaio 2016, nell’ambito delle attività collegate ai Corsi di Laurea e Laurea magistrale in Studi Politici e Internazionali, l’Università degli studi Link Campus University e il Centro studi Dimore della Sapienza propongono il convegno:

L’ISLAM E LA VIOLENZA

Precisazioni necessarie
Sabato 23 gennaio 2016, ore 15:00

Sala della Biblioteca “Francesco Cossiga e Guido De Marco”

Link Campus University

 

SALUTI

Vincenzo Scotti

Presidente Università degli studi Link Campus University

Carlo Corbucci

Presidente onorario Centro Studi Internazionale “Dimore della Sapienza”

INTERVENGONO

Hujjatulislam Abulfazl Emami

Associazione Islamica “Imam Mahdi”

Omar Camiletti

Centro Culturale Grande Moschea di Roma

Anna Maria Cossiga

Antropologa, docente di Geografia e Geostrategia, Università degli studi Link Campus University

Ghorban Alì Pourmarjan

Direttore Istituto Culturale dell’Ambasciata della R.I. dell’Iran

Mario Polia

Archeologo, storico delle religioni

Pietrangelo Buttafuoco

giornalista e saggista

 

MODERA

Tiziana Ciavardini

Antropologa e giornalista
Il Centro Studi Internazionale “Dimore della Sapienza” e Link Campus University, in un momento difficile come quello che stiamo vivendo, organizzano insieme un evento per fornire delle precisazioni sul valore della parola ISLAM e sulla sua relazione con la questione della violenza, cercando di chiarire dubbi e confusioni, al di là del linguaggio spesso pregiudiziale dei media. Interverranno esponenti musulmani appartenenti alle due maggiori correnti dell’Islam (Hujjatulislam Emami, Omar Camiletti), autorevoli studiosi e accademici (Mario Polia e Anna Maria Cossiga), personalità diplomatiche (G.A. Pourmarjan) e il noto giornalista, intellettuale e scrittore Pietrangelo Buttafuoco. Saluti di Vincenzo Scotti (ex-ministro, Università degli studi Link Campus University) e Carlo Corbucci (avvocato, presidente onorario Centro Studi Dimore della Sapienza). Modera la giornalista e antropologa Tiziana Ciavardini.

Seyyed Nasrallah: “C’è davvero un conflitto sunnita-sciita nella regione?”

Parte finale del discorso tenuto dal Segretario Generale di Hezbollah, Seyyed Hassan Nasrallah, il 3 novembre scorso, in occasione della notte di Ashurà. In questa parte del discorso Seyyed Nasrallah affronta la situazione attuale nel Vicino Oriente e l’infondatezza della descrizione dei conflitti in atto nella regione come originati da un presunto scontro in atto tra musulmani sciiti e sunniti.

Ass.Islamica Imam Mahdi (AJ)

 

In Libano e nell’intera regione vediamo sempre che tutti, persino gli americani e i centri di ricerca e mass-media occidentali, cercano di convincere l’opinione pubblica di una determinata idea. Oggi nella regione ci sono grandi e pericolosi conflitti militari, di sicurezza e politici. Cosa dicono costoro riguardo a questi conflitti? Come li descrivono? Come li intendono?

Dicono che questi conflitti nella regione e in Libano rappresentano lo scontro sunnita-sciita, e di conseguenza alcuni leader e gruppi, che non sono né sunniti né sciiti, si sentono estranei a questi conflitti, mentre dovrebbero assumere una posizione differente. Questo è un grande torto che commettono a discapito della regione, dei suoi popoli e degli eventi che stanno accadendo.

Fratelli e sorelle, se una persona è malata, non dovrebbe prima capire quale è la sua malattia e il dolore di cui soffre? Se si reca da un medico generico riceverà una diagnosi generica, ma se il problema è nello stomaco dovrebbe andare da un gastroenterologo, se è nell’occhio da un oculista e se è relazionato al sistema nervoso da un neurologo. La diagnosi sbagliata di una malattia porta ad una cura lunga ed inutile. Dopo venti anni si comprenderà che il problema era altrove. Anche le crisi e i conflitti politici sono così. Sbagliare nell’analizzare e comprendere la realtà del conflitto ostacola ed allontana il raggiungimento di una soluzione (…)

Oggi nella regione esistono grandi conflitti e pericoli. Non dovremmo forse scoprirne l’origine? La cosa più facile è quella di definirli come uno scontro tra sciiti e sunniti. Si tratta di un grande errore. Diamo uno sguardo veloce per vedere se questa risposta è corretta o meno. Se in un paese dove tutti sono sciiti due persone si scontrano, direte forse che si tratta di un conflitto settario? No,  si tratta di uno scontro personale e familiare. E’ vero però che in un paese dove ci sono più confessioni potrebbe sorgere questo dubbio. Diamo dunque un breve sguardo. Il conflitto che domina la regione attualmente è veramente tra sunniti e sciiti? Faccio qualche rapido esempio.

Prendiamo la Libia. In Libia, attualmente, vi sono due parti interne che si combattono: l’una bombarda l’altra con aerei, si lanciano reciprocamente missili, perpretano degli attentati suicidi, causano centinaia di vittime e di feriti. Ognuna di queste due parti libiche è sostenuta da un asse regionale. Un asse regionale appoggia un gruppo e un asse regionale l’altro. Dove sono gli sciiti in questo affare? Dov’è il conflitto sunnita-sciita in questo caso? Nel conflitto tra questi due assi regionali in Libia, parliamo francamente delle cose per una volta…in Libia vi è un asse turco-qatariota che sostiene una parte e vi è un asse saudita-emiratino che sostiene l’altra. Ditemi dove è il conflitto sunnita-sciita tra questi due assi in Libia? Dove sono gli sciiti in Libia, per partecipare ad un conflitto sunnita-sciita? Si tratta di una nazione importante e di un popolo caro, che durante il periodo di Gheddafi ha sofferto molto e si attendeva la salvezza e la liberazione, una vita onorabile e degna, ma all’improvviso si è ritrovato in questa catastrofe. Lo definite un conflitto sunnita-sciita? Cosa ha a che vedere con ciò? Questo era il primo esempio.

Secondo. Allorché gli esempi si moltiplicano si vede chiaramente che l’attribuzione [del conflitto come uno scontro tra sciiti e sunniti, n.d.t.] è falsa. Dicono che il problema di questa famiglia è che tutti i suoi membri sono grandi. All’improvviso vedete che il primo è piccolo, il secondo è piccolo, il terzo anche e il quarto pure…non è dunque vero che il problema è che tutti sono grandi!

Andiamo all’Egitto. In questo paese esiste un grande problema a livello nazionale e per la sua integrità: in politica, nelle elezioni, nelle dimostrazioni, ecc. Nel Sinai vi è uno scontro tra l’esercito egiziano e gruppi armati. In tutta questa premessa non voglio prendere una posizione né dire che una parte ha ragione e l’altra ha torto. Descrivo solamente ciò che affrontiamo nella regione e quello che accade. Prendiamo l’Egitto. Dove sono gli sciiti? Cosa hanno a che fare con quello che succede? Dove è il conflitto sunnita-sciita in questo caso? Ci sono delle forze politiche rivali, tutte composte dai nostri fratelli sunniti. Il conflitto nel Sinai è tra l’esercito egiziano e gruppi armati. Dov’è il conflitto sunnita-sciita? Ciò che accade in Egitto è molto importante e pericoloso non solamente per l’Egitto ma per tutta la regione. A volte parliamo di un conflitto politico e sanguinoso in un paese lontano e isolato e a volte parliamo di una nazione che contiene la metà degli arabi ed è nel cuore del Medio Oriente. Questo conflitto non ha nulla a che fare con sunniti e sciiti e rappresenta uno dei più importanti aspetti del conflitto nella regione!

Affrontiamo i punti delicati, andiamo in Siria. Alcuni vogliono deformare il soggetto e dire che il conflitto con il governo ha un carattere confessionale, cosa non vera. Il conflitto tra “Daesh” (ISIS) e il “Fronte al-Nusra”, un conflitto lungo e sanguinoso che ha causato migliaia di vittime e feriti, è un conflitto sunnita-sciita?

La battaglia del “Fronte al-Nusra” con il resto dei gruppi armati siriani, l’ultima delle quali ha avuto luogo nella regione d’Idlib e sul Monte di al-Zawyia, e gli attacchi e gli attentati suicidi tra il “Fronte al-Nusra” e quello che viene chiamato il “Fronte dei rivoluzionari della Siria”, è un conflitto sunnita-sciita?

La battaglia a Ein al-Arab, Kobani, che ha attirato l’attenzione della regione e del mondo e quella della coalizione internazionale – al punto che andiamo a dormire e ci svegliamo con le notizie della coalizione internazionale che colpisce Kobani – è una battaglia tra sunniti e sciiti? Sia i Kurdi che “Daesh” (ISIS), a Ain Arab, se vogliamo precisare la loro confessione, non sono sciiti, almeno secondo la mia conoscenza.

E il fatto di vedere i cristiani in Iraq e in Siria vicini al genocidio è un conflitto sunnita-sciita? Cosa hanno a che vedere i cristiani con il conflitto sunnita-sciita?

Il genocidio contro gli yazidi che cosa ha a che vedere con il conflitto sunnita-sciita?

Forse l’attaccare anche il resto delle minoranze religiose in Iraq ha qualcosa a che vedere con il conflitto sunnita-sciita?

L’attaco di “Daesh” (ISIS) contro i Kurdi nella zona di Erbil ha qualche relazione con il conflitto sunnita-sciita? La maggiorparte dei Kurdi in Iraq sono sunniti.

Allorché tutto il mondo si è mobilitato e ha creato la coalizione internazionale in Iraq, quale è stato il motivo? Perché “Daesh” (ISIS) ha minacciato la Giordania, l’Arabia Saudita e il Kuwait, e questi paesi sono tutti – secondo la classificazione confessionale – sunniti. Cosa c’entra il conflitto sunnita-sciita?

Vediamo che la maggior parte del conflitto nella regione è una lotta di certi paesi contro altri, come l’Egitto, l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi, il Qatar e la Turchia, che arrivano al punto di lanciarsi accuse nell’[Assemblea delle] Nazioni Unite. Tutti ne siamo stati testimoni. Cosa ha a che vedere questo con il conflitto sunnita-sciita?

Ripeto questa espressione per giungere alla mia idea. Questa descrizione è falsa, non veridica. Quale è la descrizione corretta? Ciò che accade nella regione è, per eccellenza, un conflitto politico. Ci sono degli Stati, delle forze politiche e delle forze popolari che hanno una certa visione del futuro delle loro nazioni e della loro regione e che combattono per realizzare il loro progetto, sia esso giusto o meno.

Il conflitto non è affatto confessionale. A volte in un certo posto entrambe le fazioni in lotta sono sunnite, mentre in un altro una parte è considerata come sunnita e l’altra è mista, e anche gli sciiti ne fanno parte. Questo conferisce al conflitto un carattere sunnita-sciita? Per niente.

L’Asse al quale noi apparteniamo attualmente, nel quale combattiamo, nel quale aiutiamo a reggere ed innalzare lo stendardo, è un Asse puramente sciita? Affatto. Si tratta di un Asse politico formato da componenti religiose, confessionali e intellettuali diverse e molteplici. Questa è la verità.

Possono esserci dei movimenti che agiscono su una logica o sfondo di credenze (confessionali), ma come ho detto qualche notte fa, questo non vuol dire che il conflitto sia confessionale. I takfiri agiscono su questo sfondo, ma il loro conflitto non è confessionale. La loro animosità non è diretta solamente contro gli sciiti, ma contro gli sciiti, i sunniti, i cristiani, i drusi e tutte le confessioni presenti. Sono nemici di chiunque sia differente. Questa è la loro mentalità, ma non è questa la realtà del conflitto.

Ho fatto una premessa per arrivare ad una conclusione. In primis: sappiamo e comprendiamo tutti – e questo ha bisogno di uno sforzo intellettuale, culturale, politico, mediatico, di diffusione e promozione – che in realtà non si tratta di un conflitto confessionale.

Secondo: noi, le parti preoccupate per il conflitto, non dobbiamo accettare che esso si trasformi in confessionale.

Voglio rivolgere alcune parole agli sciiti, poi ai sunniti, poi ai cristiani e anche al resto dei musulmani.

Noi sciiti non dobbiamo accettare chiunque presenti questo conflitto attualmente in corso nella regione come uno scontro confessionale. La nostra battaglia nella regione, in quanto sciiti, non è diretta contro i sunniti. La nostra battaglia è diretta contro l’egemonia statunitense, contro il progetto israeliano e contro i takfiri che vogliono schiacciare tutti. La battaglia, per noi, non è confessionale o settaria, non dobbiamo considerarla tale, né agire con simile visione, e questo è quello che noi abbiamo sempre fatto.

Vi faccio un esempio. Quando Saddam Hussein governava l’Iraq, egli – se vogliamo guardare la sua classificazione confessionale – si dichiarava sunnita. In Iraq egli ha ucciso il popolo iracheno: sunniti, kurdi e sciiti; ma chi ha pagato il prezzo più alto sono stati gli sciiti, al punto che ancora oggi vengono scoperte delle fosse comuni. Saddam Hussein ha ucciso centinaia di migliaia di sciiti iracheni. Lasciamo da parte la guerra tra l’Iraq e l’Iran, parlo dell’interno. I nostri più grandi sapienti religiosi e Marja (fonti di riferimento giuridico) sono stati uccisi da Saddam Hussein. L’orgoglio della Hawzah ‘Ilmiyah (seminario tradizionale sciita), del pensiero e della giurisprudenza islamica, delll’intelletto arabo e islamico, l’Imam martire Seyyed Muhammad Baqir al-Sadr, è stato ucciso da Saddam Hussein. Egli ha distrutto le nostre Hawzah. Il Mausoleo del Principe dei Credenti (l’Imam ‘Ali, n.d.t.) a Najaf, il Mausoleo dell’Imam Husayn (as) e quello di Abu al-Fadl al-Abbas a Karbala sono stati bombardati dai suoi aerei. C’è stata forse una persona sciita, un sapiente religioso sciita, un Marja sciita, un movimento sciita, che si è alzato ed ha detto “i sunniti ci hanno ucciso”? O che abbia detto “i sunniti hanno bombardato i nostri mausolei e luoghi santi?” O che “i sunniti hanno ucciso il martire al-Sadr”? O che “i sunniti hanno ucciso centinaia di migliaia di sciiti iracheni”? Mai. Non è mai avvenuto. Qualcuno ha accusato i sunniti? Mai! Andate a guardare i media e tutta questa storia, non è mai accaduto. Noi consideriamo Saddam Hussein e i suoi sostenitori responsabili delle nostre uccisioni, non i sunniti.

Quando delle esplosioni hanno colpito il mausoleo Askarain (del decimo e undicesimo Imam degli sciiti, n.d.t.) a Samarra, abbiamo considerato i takfiri responsabili dell’esplosione dei mausolei dei nostri Imam (as), non i sunniti. E abbiamo manifestato qui, sunniti e sciiti, tutti insieme. Gli ulamà sunniti hanno indossato con noi ilkafan (il sudario funebre islamico, che in questo caso simboleggia l’esser pronti al martirio, n.d.t.) e siamo scesi insieme nelle strade. E’ questo dunque il ragionamento giusto. Oggi, se qualcuno commette ingiustizia, opprime, massacra, qualcuno con cui io non concordo anche politicamente, è possibile che egli sia sunnita, ma questo non vuol dire che il nostro problema è con i sunniti. Questo per quanto riguarda gli sciiti.

Per quanto riguarda i nostri fratelli sunniti: cari fratelli, c’è bisogno di essere coscienti e prudenti. Alcuni paesi, per servire i loro interessi, presentano il conflitto come uno scontro tra sunniti e sciiti onde raccogliere tutti i sunniti nella loro battaglia e attirarli nel loro progetto, progetto che non ha nulla a che vedere con questo.

Per esempio essi vogliono creare un conflitto con l’Iran. Perché? Essi diranno “perchè l’Iran è un paese sciita”. Bene, vi voglio porre una questione. Lo Shah Reza Pahlavi, lo Shah che governava prima dell’Imam Khomeyni, questo Shah, miei fratelli, era sunnita o sciita? La sua confessione era sciita! Egli visitava ogni anno il mausoleo dell’Imam Rida (l’ottavo Imam della Shi’a, n.d.t.), faceva la ziyarat (la visita religiosa ai luoghi santi sciiti, n.d.t.), inviava sua moglie a Najaf, ecc. Perchè l’Iran dello Shah, lo sciita, era vostro amico, vostro alleato e ben voluto, pur sapendo che era amico di Israele? E perchè siete contro l’Iran dell’Imam Khomeyni, lo sciita che sostiene la Palestina, il popolo palestinese, gli arabi e i musulmani, e volete trasformare il conflitto politico con lui in un conflitto sunnita-sciita? Non si tratta di una menzogna, di un inganno, di disinformazione?

Poiché siamo in un periodo pericoloso, possiamo cadere facilmente nel fanatismo settario. Sappiamo tutti fare i discorsi, scandire slogan ed eccitare le folle, ma la fase attuale ha bisogno di coscienza, di saggezza e di un alto senso di responsabilità. Dobbiamo fare attenzione a quale battaglia verremo condotti. Ricordatevi del onflitto in Libia, di quello in Egitto e di tutti gli altri di cui ho parlato.

Lo stesso vale per i cristiani. Se i cristiani adottano l’attitudine di dire: “Non ci riguarda, noi abbiamo una posizione imparziale, siamo estranei al problema, gli sciiti e i sunniti si uccidono, che ci possiamo fare? Andate lì ed aiutateli”, sbagliano: tutti sono in pericolo. Anche le altre confessioni islamiche sono nel mirino. Tutti devono essere vigili e responsabili rispetto a ciò che accade nella regione, tutti devono comportarsi coscientemente e agire in maniera responsabile. Allo stesso modo, tutti devono respirare, salire sulla cima della montagna, riflette e meditare un pò. Non è un problema se parliamo e discutiamo insieme. Invece di lanciarci insulti sui giornali, preferirei che fossimo più severi gli uni verso gli altri nelle riunioni private. Ciò potrebbe condurre ad una soluzione. Questa è la verità del conflitto. E per questo tutti dobbiamo essere saggi, vigili, avere discernimento e il giusto comportamento e rimanere in questa battaglia fino alla vittoria, altrimenti saremo sconfitti tutti e andrà perduta l’intera regione.

Domani [giorno di Ashura, n.d.t.] è il giorno del sacrificio e dell’immolazione, della generosità immensa e illimitata, della sincerità e della fedeltà, della fermezza e della volontà, dell’amore e del fervore. Domani è il giorno della tristezza, del sangue versato ingiustamente, delle lacrime che scorrono e della perdurante afflizione, ma anche il giorno dell’epopea e del modello d’ispirazione. Domani, una volta ancora, Aba Abdillah al-Husayn (as) si manifesta al mondo mentre s’immerge nel cuore della battaglia per la difesa dell’Islam di suo nonno Muhammad (S), della Ummah e della sua esistenza, nobiltà e sacralità. Domani Aba Abdillah al-Husayn (as) griderà il suo motto eterno. Un grido che non era rivolto soltanto ai martiri di Karbala e all’esercito di morti di Umar ibn Sa’d, ma a tutti gli uomini e le donne di ogni generazione fino al Giorno del Giudizio: “C’è qualcuno ad aiutarmi?”

[La folla grida: “Labbayka ya Husayn!” (Siamo al tuo servizio, o Husayn!)]

Questo vostro grido, come tutti gli anni, dimostra la vostra risolutezza verso i valori, l’etica, la spiritualità e la sincerità dell’evento di Karbala. Stasera, per questo mondo e l’altro, in questo mondo e nell’altro, testimonio che in tutte le sfide, pericoli, negli scontri e nelle invasioni degli israeliani e non-israeliani, in voi e nei vostri volti non ho visto altro che la fedeltà, fermezza e sincerità frutto dell’Imam Husayn (as). Siamo stati testimoni di ciò ogni giorno e ogni momento: nel volto dei parenti dei martiri, nel volto dei feriti, nel volto dei mujahidinpazienti, resistenti e sempre presenti sul campo, nel volto dei nostri familiari che donano i loro figli, le loro vite, i loro averi e i loro cari, hanno dimostrato che il loro grido “Labbayka ya Husayn” (Siamo al tuo servizio o Husayn!) è sincero.

Domani, in tutte le piazze risentiremo il grido di Husayn (as) nel giorno di Ashura dell’anno 61 dell’Egira e rinnoveremo il nostro patto e la nostra fedeltà all’Imam Husayn (as): noi siamo con lui e non lo abbandoneremo mai, anche se per questo verremo fatti a brandelli e bruciati, o qualsiasi altra cosa. Domani, prima ad al-Husayn (as), e poi a tutto il mondo, agli amici e ai nemici, a coloro che amano e attendono [la parusia del dodicesimo Imam, l’Imam Mahdi, n.d.t.], dimostreremo che siamo al di sopra delle minacce, dei pericoli e dei conflitti, e siamo uomini e donne del campo di battaglia, il cui grido è “Ya Husayn!”. Domani, se Iddio vuole, completeremo tutte queste cerimonie di lutto che Dio ci ha dato la benedizione di celebrare. Prego Dio, Gloria a Lui l’Altissimo, di accettare le vostre azioni e preghiere, di proteggervi e sostenervi.

“La Pace sia con te, o mio maestro e mia guida, Aba ‘Abdullah al-Husayn, o figlio del Messaggero di Dio, e sulle anime cadute con te. Da parte mia, su di voi, la Pace di Dio fintanto che io sono in vita e si susseguono la notte e il giorno. E Dio non voglia che questa sia l’ultima volta che vi rendo visita.”(estratto dalla Ziyarat Ashura)

 

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