Imam Khamenei: “La Repubblica Islamica non si sottomette al progetto “UNESCO 2030” | Islam Shia

Nella follia del governo mondialista, si affacciano ogni giorno intenzioni sempre più sovversive. Nel documento “Unesco 2030”, l’idea è quella di rimuovere la sovranità degli Stati dell’educazione dei propri figli e la strampalata ideologia di genere. 

Una reazione decisa e lucida, ci arriva dall’Iran, precisamente dalla Guida Suprema, l’Ayatollah Alì Khamenei 


Il documento dell’UNESCO 2030 non è una cosa alla quale la Repubblica Islamica può sottomettersi. Per quale motivo un’organizzazione sedicente internazionale, che si trova chiaramente sotto l’ingerenza delle superpotenze, deve avere il diritto di imporre alle diverse nazioni che possiedono culture e civiltà differenti, con eredità storiche e culturali differenti, delle leggi su come devono comportarsi. Ciò è sbagliato in principio.

[Rivolendosi al governo] Se non potete opporvi al principio stesso, almeno dovete dire che la Repubblica Islamica possiede una propria linea [di pensiero] e dei documenti ‘celesti’, e sappiamo cosa dobbiamo fare nelle questioni relative all’istruzione, all’educazione, all’etica e allo stile di vita. Non abbiamo bisogno di questo documento [dell’UNESCO].

Non si va a firmare un documento, poi si ritorna e segretamente si inizia a metterlo in atto. Non è così. Non è affatto permesso. Lo abbiamo detto anche alle organizzazioni responsabili in questo campo.

[La folla grida: “Non ci sottometteremo mai all’umiliazione”]

Il sottoscritto si lamenta col Consiglio della Rivoluzione Culturale che avrebbe dovuto vigilare e non permettere che si giungesse a questo punto, così da costringermi ad intervenire. Qui vi è la Repubblica Islamica. Qui le fonti e le fondamenta sono costituite dall’Islam, dal Corano. Qui non è il luogo dove lo stile di vita difettoso, distruttore e corrotto occidentale può avere influenza, anche se cercano di farlo in differenti modi. Ma arrivare al punto da farci firmare ufficialmente un documento nel quale ci dicono cosa dobbiamo fare nei prossimi quindici anni e noi accettiamo, non ha senso.

Imam Seyyed ‘Ali Khamenei, 7 maggio 2017

8 Marzo – Festa del Uonna | Non mazzi di mimose ma cesti di carciofi

 
 Quest’anno vogliamo essere egualitaristi e per la parità di genere, prendendo atto dei desideri dei diritti per tutt*, de* umanitarist* e dell’amore che deve sempre trionfare, facciamo una modesta proposta. 

Aldilà delle autentiche fregnacce che circolano relativamente alla creazione della festa della donna (celebrazione, anniversario, ricorrenza, non si sa più come chiamarla), ci diverte il fatto che fior di esponenti seduti/e in consiglio comunale e rappresentanti di gruppi o movimenti che vantano una radice politico-ideologica di tutt’altra sponda, oggi festeggino la “giornata internazionale della donna”. 

Considerato il clima vigente, nel quale debbono essere rispettate non solo le diversità di sesso – guai! – ma anche di genere e, considerato che non si possono fare discriminazioni sessiste, omofobe, medievali e bigotte, 

DICHIARIAMO UFFICIALMENTE

che da oggi l’8 marzo sarà la festa di tutti i generi (nel caso, visto che vige la libertà, anche dei suoceri, dei consuoceri e dei cognati).
Insomma, se i sostenitori del gender intendono affermare la parità di genere, riteniamo che la festa della donna sia un atto discriminatorio, tale – se la giurisprudenza ci verrà in aiuto, per mezzo della Legge Mancina – da configurarsi al punto di un vero e proprio reato. Quindi da oggi in poi, basta festa delle donne, degli uomini, degli LGBT. L’8 Marzo 2016, sarà ricordato come il grande anno della conquista di tutte le libertà, la libertà di non sapere nemmeno più se uno/una/un* deve festeggiare oppure no. 

È il progresso bellezza!

  
Interessante, la tessera dell’UDI (Unione donne italiane) che nel 2011 dichiarava che “il corpo è mio e non ha prezzo” e adesso invece dare un prezzo al proprio corpo ed ai bambini che vi nascono al suo interno, sarebbe una prova di emancipazione. 

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