Gender in classe | Ecco i libri che insegneranno agli scolari italiani ad essere più moderni dei loro «genitori omofobi»

Dal «ritratto dell’individuo omofobo» all’empatia con i gay fino alla teoria delle “nuove famiglie”. Abbiamo letto gli opuscoli Unar che saranno proposti nelle scuole del nostro paese

È così che la teoria del “gender” verrà insegnata nelle scuole italiane sin dalla più tenera età. Come anticipato nelle famose “linee guida” approvate all’epoca del governo Monti dall’allora ministro del Lavoro con delega alle Pari opportunità, Elsa Fornero, sono pronti i «percorsi innovativi di formazione e aggiornamento per dirigenti, docenti e alunni sulle materie antidiscriminatorie, con particolare focus sul tema Lgbt e sui temi del bullismo omofobico e transfobico».

 «ESSERE GAY INFORMED». 

Questi percorsi sono delineati in tre libretti partoriti nell’ambito della nuova “strategia nazionale” anti omofobia, affidata per decreto del governo Letta a 29 associazioni del mondo Lgbt e finanziata dai contribuenti con 10 milioni di euro. In sostanza i volumi sono pressoché identici, con qualche variante per “adattarli” ai diversi gradi di scuola: superiore, media inferiore ed elementare. Sotto il generico titolo Educare alla diversità nella scuola, l’obiettivo è diffondere l’idea che omosessuali si nasce, così come si nasce etero. Per averli basta richiederli al sito dell’istituto Beck che li ha prodotti su incarico dell’Unar con l’intento di convincere gli insegnati e quindi gli alunni. Perché, come si legge, non è più sufficiente «essere gay friendly (amichevoli nei confronti di gay e lesbiche), ma è necessario essere gay informed (informati sulle tematiche gay e lesbiche)». Per evitare, cioè, discriminazioni che nascono da affermazioni o comportamenti che «gli insegnanti devono evitare», non basterà impegnarsi a non insultare o a non assumere atteggiamenti di esclusione. D’ora in poi i docenti dovranno evitare «analogie che facciano riferimento a una prospettiva eteronormativa (cioè che assume che l’eterosessualità sia l’orientamento normale)», poiché queste possono tradursi nella pericolosa assunzione «che un bambino da grande si innamorerà di una donna». Attenzione quindi a non dividere mai i maschi dalle femmine o ad assegnare loro diverse attività. Vietato anche elaborare compiti che non contengano situazioni diverse, occorre formulare problemi così: «Per esempio; “Rosa e i suoi papà hanno comprato tre lattine di tè freddo al bar. Se ogni lattina costa 2 euro, quanto hanno speso?”».

«NON PUOI CAMBIARE». 

A dar retta a questi opuscoli, l’identità sessuale sarebbe formata da quattro componenti. La prima componente è l’identità biologica che si riferisce al sesso. La seconda è l’identità di genere che dipende dalla percezione che si ha di sé. E «non sempre l’identità di genere e quella biologica coincidono». Infatti «a volte – si legge – il disagio rispetto al proprio sesso biologico è così forte che la persona è disposta a sottoporsi a cure ormonali e operazioni chirurgiche». La terza componente è poi il ruolo di genere, imposto dalla società, per colpa del quale, ad esempio, una donna «deve imparare a cucinare» o «deve volere un marito e dei figli». Infine c’è l’orientamento sessuale, quello da cui dipende l’attrazione verso altre persone. Le quali ovviamente possono essere indifferentemente di un altro sesso o dello stesso. L’unica cosa che non è normale è che esistano «individui attratti dal proprio sesso che non hanno comportamenti omosessuali o alcuna attività sessuale»: gli scolari italiani impareranno presto che queste persone «hanno forti sensi di colpa rispetto alla propria omosessualità». Secondo i teorici del gender si chiama «omofobia interiorizzata» ed è dovuta a «pregiudizi e discriminazioni che possono rendere più difficile l’accettazione del proprio orientamento». Quanto alle cosiddette «terapie riparative», sono cose «estremamente pericolose». Punto. Segue per sicurezza un bel «ritratto dell’individuo omofobo», che di solito è di «età avanzata» ed è accecato da un alto «grado di religiosità» e di «ideologia conservatrice». Si va dall’«omofobo di tipo religioso che considera l’omosessualità un peccato» a quello «scientifico che la considera una malattia», fino ai «genitori omofobi». Nelle pagine successive vengono poi forniti i dati sulla discriminazione, presi direttamente da Gay.it.

TUTTA  COLPA DEI MEDIA. 

Nei libretti anti-omofobia sono forniti anche alcuni strumenti: oltre al questionario per misurare il proprio livello di omofobia, si consiglia vivamente di coinvolgere nel progetto anche i genitori, inviando loro una lettera di cui viene presentato un modello tipo. Le due pagine successive sono dedicate alle risposte alle domande più frequenti, come quella sul perché ci sono persone con attrazioni dello stesso sesso, a cui si deve replicare che è così «per la stessa ragione per cui altri individui sono attratti da persone del sesso opposto». A chi domanda se esista una cura per l’omosessualità si deve risponde ovviamente di no, ricordando che «chiunque dica il contrario diffonde un pregiudizio».

COSA GUARDARE IN TV. 

C’è poi un’ultima sezione dedicata all’insegnamento pratico. Qui viene sottolineato il ruolo dei media italiani che discriminano le famiglie omosessuali, invitando i docenti a chiedere agli alunni come mai «in Italia non ritraggono diverse strutture familiari». Quindi viene caldeggiata la visione di film con modelli di «famiglie allargate» come Modern Family, oppure serie tv su famiglie eterosessuali litigiose come Tutto in famiglia o La vita secondo Jim. Viene proposto inoltre il “Gioco dei fatti e delle opinioni” in cui, ad esempio, se uno studente dice «“due uomini che fanno l’amore sono disgustosi”, a quel punto l’insegnante deve far notare che questa è un’opinione che deriva dal fatto che siamo poco abituati dal cinema e dalla tv a vedere due uomini che si baciano o fanno l’amore». E se questo non bastasse, ecco “Caccia agli stereotipi”, che permette di assicurarsi che gli alunni abbiano capito bene: «L’unica scelta che un omosessuale può fare è accettare questi sentimenti».


MASTURBAZIONE COME GIOCO

Dopo di che gli insegnanti dovranno tentare di fare immedesimare gli alunni “eterosessuali” con gli “omosessuali” e mettere gli alunni «in contatto con sentimenti e emozioni che possono provare persone gay o lesbiche». Ci sono storielle, attività e strumenti anche per questo, ed è proposto un elenco di documentari come Kràmpack, in cui la masturbazione fra due ragazzi è presentata come esplorazione e «gioco», e L’altra metà del cielo, che racconta «le vite di donne che amano altre donne» le quali «si sono scontrate con l’omofobia della propria famiglia».

ATTENZIONE AI GENITORI. Non poteva mancare qualche idea per aiutare le maestre a cambiare nelle teste dei loro alunni il concetto di famiglia. Ecco un esempio: «L’insegnante utilizza un tabellone e incolla a caso le immagini di famiglie differenti (ad esempio, l’immagine di una famiglia multi-razziale: due persone bianche con un bambino nero; le foto di un uomo vecchio, di una donna e di un cane; di due donne; di due uomini ecc). Chiede, allora, agli studenti se, secondo loro, le persone nelle foto potrebbero essere una famiglia (…). L’insegnante fa riferimento, dunque, alla definizione comune di famiglia e ricorda agli studenti che non si tratta di come appare, ma piuttosto di come i membri si supportano tra loro, si amano e si accudiscono a vicenda».

@frigeriobenedet

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Ideologia Gender e sdoganamento della Pedofilia | Gianluca Marletta


Ben oltre la retorica e lo “specchietto per le allodole” dei cosiddetti “diritti gay”, l’ideologia gender è, in realtà, un vero e proprio progetto di annichilimento d’ogni identità umana e sessuale: l’ideale di un’umanità “fluida” e informe dove, a detta degli stessi “inventori del gender”, la felicità deve risiedere in un “polimorfo” utilizzo del sesso in tutte le sue declinazioni: anche la pedofilia.

QUALI SONO LE BASI DEL “GENDER”?

Senza alcun dubbio, i padri dell’ideologia gender –questa nuova e invadente “visione dell’uomo” che, al giorno d’oggi, viene caldeggiata non solo dai movimenti gay ed omosessualisti, ma da gran parte di quelli che si suole chiamare “poteri forti”- possono identificarsi con le figure dello psichiatra americano Alfred Kinsey e, più ancora, del chirurgo (lavorava in una clinica che praticava “cambi di sesso”) neozelandese ma naturalizzato statunitense John Money. E ad essi che vanno fatte risalire le “basi dottrinali” del gender (l’espressione “teoria di genere” e “identità di genere” al posto di “identità sessuale”, risale più propriamente a Money), le quali possono riassumersi in questi assiomi fondamentali:

L’identità sessuale è, essenzialmente, una “costruzione culturale” rispetto alla quale il dimorfismo fisico uomo-donna ha un’importanza del tutto relativa;

I “generi” sessuali sarebbero innumerevoli (etero, omo, bisex, trans-gender, ecc.) e la maggior parte degli esseri umani avrebbero, in realtà, un’identità “cangiante” e destinata a mutare più volte nel corso della vita;

La sessualità più felice e appagante, in quanto maggiormente libera dagli artificiosi “stereotipi” del passato e dal presunto “falso dimorfismo” uomo/donna, sarebbe quella “polimorfa” di chi, appunto, transita liberamente da un “genere” all’altro;

La creazione di un’umanità felice e liberata soprattutto dalle pulsioni “aggressive”, implicherebbe una precoce “sessualizzazione dell’infanzia”, cosa che implica anche una liberalizzazione dei rapporti tra bambini e adulti (pedofilia) purché vissuti “senza violenza” (Kinsey).

ALFRED KINSEY: “PEDOFILIA SI, MA CON DELICATEZZA”

Kinsey è stato l’autore dei due mastodontici studi pubblicati dalla Fondazione Rockefeller sul tema del comportamento sessuale –Sexual Behavior in the Human Male (1948) e Sexual Behavior in the Human Female (1953)- i quali, benché redatti con criteri deontologici a dir poco discutibili (basti pensare come una gran parte dei “dati statistici” in essa contenuti, e che nell’intenzione avrebbero dovuto offrire una visione realistica della vita sessuale degli americani, siano stati ottenuti intervistando soggetti presi dalla popolazione carceraria, molti dei quali detenuti proprio per reati sessuali), ebbero l’effetto di innescare quella vera e propria “rivoluzione sessuale” da cui l’ideologia gender indubbiamente promana.

Tra i dati propagandati da Kinsey, oltre al ben noto quanto privo di fondamento che indicherebbe come di “tendenza omosessuale” ben il 10% della popolazione adulta, vi è anche il contestato (e per certi versi sconcertante) paragrafo dal titolo Contatti nell’età prepubere con maschi adulti, in cui vengono descritti rapporti sessuali tra bambine e uomini adulti e addirittura la “tabella” riguardante i “tempi” occorrenti ad un bambino per arrivare all’orgasmo che ha suscitato, come ovvio, strascichi polemici e persino penali negli Stati Uniti, dove un’indagine, la H.R. 2749, cerca tutt’oggi di capire come siano stati “sperimentalmente” ottenuti i dati presenti nella tabella.

Secondo Kinsey, addirittura, i rapporti dei bambini con gli adulti potrebbero avere la positiva funzione di “preparare al matrimonio”: 

«Se la bambina non fosse condizionata dall’educazione, non è certo che approcci sessuali del genere di quelli determinatisi in questi episodi [contatti sessuali con maschi adulti], la turberebbero. È difficile capire per quale ragione una bambina, a meno che non sia condizionata dall’educazione, dovrebbe turbarsi quando le vengono toccati i genitali, oppure turbarsi vedendo i genitali di altre persone, o nell’avere contatti sessuali ancora più specifici. (…) L’isterismo in voga nei riguardi dei trasgressori sessuali può benissimo influire in grave misura sulla capacità dei fanciulli ad adattarsi sessualmente alcuni anni dopo, nel matrimonio. (…) Il numero straordinariamente piccolo dei casi in cui la bambina riporta danni fisici è indicato dal fatto che fra 4.441 femmine delle quali conosciamo i dati, ci risulta un solo caso chiaro di lesioni inflitte ad una bimba, e pochissimi esempi di emorragie vaginali che, d’altronde, non determinarono alcun inconveniente apprezzabile»[1].

JOHN MONEY E L’APOLOGIA DELLA PEDOFILIA
Il padre ufficiale dell’ideologia gender (inventore della stessa espressione) è, tuttavia, il chirurgo John Money, fondatore all’interno della John Hopkins University della Clinica per l’Identità di Genere per pazienti con sintomi transessuali e protagonista di “esperimenti” di “cambio di sesso” a dir poco spericolati. Per quello che ci riguarda, tuttavia, è interessante vedere come Money condividesse il sogno della “rivoluzione sessuale” in forma ancora più radicale di Kinsey: egli propugnava infatti una sorta di “democrazia sessuale” nella quale ogni tipo di rapporto sessuale sarebbe stato promosso e legalizzato, compresa la pedofilia.

Secondo Money, infatti, l’erotizzazione dell’umanità fin dalla più tenera età avrebbe avuto l’effetto di sciogliere la componente aggressiva della persona. Egli «espresse anche il suo disappunto per la mancanza di strutture deputate all’educazione sessuale dei bambini».
Nella sua prefazione al libro di Theo Sandfort, Boys on their contacts with men (I ragazzi e i loro contatti con gli uomini), Money scrive:

«La pedofilia e l’efebofilia non sono una scelta volontaria più di quanto lo sia il fatto di essere mancini o daltonici. Non esiste un metodo conosciuto di trattamento attraverso cui essi possano essere modificati effettivamente e in via definitiva. Le punizioni sono inutili. […] Bisogna semplicemente accettare il fatto che esistono, e poi, con un illuminismo ottimale, formulare una politica sul da farsi».

Per il padre dell’ideologia gender, dunque, uno degli scopi dell’umanità futura sarebbe stato (ancor più della liberalizzazione dei “diritti omosessuali”) soprattutto la sessualizzazione dell’infanzia. Del resto, secondo Money, i bambini erano naturalmente «eccitati sessualmente» dalle carezze degli adulti e degli stessi genitori, lasciando intendere come lo stesso “amore genitoriale” non fosse altro che una “sublimazione” dell’attrazione sessuale:

«La maggior parte degli adulti ama carezzare i bambini e i bambini rispondono a questo tipo di intimità eccitandosi sessualmente ed eroticamente. In verità essi sono incapaci di essere eccitati da qualcuno troppo giovane. Per loro non esiste una sovrapposizione tra l’amore genitoriale e quello sessuale».

L’ULTIMO “TABU’” DESTINATO A CADERE?

Se i presupposti dell’ideologia gender sono questi, c’è forse da stupirsi dei sempre più invadenti tentativi di ipersessualizzazione dell’infanzia portati avanti dalla moda, dal cinema e, in alcuni casi, persino dalle scuole?

Naturalmente, è vero che la sensibilità delle masse sembra ancor oggi rifiutare la pedofilia, ma c’è anche da chiedersi quanto questa “sensibilità” possa sopravvivere, poniamo esempio, ad un massiccio e prolungato “attacco mediatico”. Le mutazioni del “sentire comune” indotte dai mass-media nel giro di pochi anni –i cui esempi sono innumerevoli- non fanno certo ben sperare per il futuro…

L’unica possibilità che ci rimane è, almeno finora, quella di informare, utilizzando i mezzi sempre più ridotti che ci vengono concessi. Da questo punto di vista, è importante comprendere che “il progetto gender” va ben oltre le istanze già discutibili riguardanti i cosiddetti “diritti omosessuali” (matrimonio, adozione di bambini, ecc.), ma mira ad una ben più radicale (e drammatica) mutazione antropologica.

[1] Alfred Kinsey, Il comportamento sessuale della donna, Bompiani, Milano 1956, pp. 159-160.

Gianluca Marletta

Fonte: informarexresistere 

Riportare in vita il padre per difendere i figli | Silvana De Mari


Oggi ci fermiamo un attimo e parliamo di leonesse. E quindi di leoni.

Ho già accennato che sto per fondare la brigata “due più due fa quattro”, dove combatteremo fino alla morte per difendere l’ovvio. Il mio post dove spiegavo l’assoluta differenza e complementarità tra maschi e femmine, è rimbalzato sul web, raccogliendo numerosi commenti. Rispondo a uno dei più buffi:”le leonesse, che sono femmine, sono vere combattenti”.

Le leonesse non sono combattenti: le leonesse sono semplicemente carnivore. Una leonessa, in quanto femmina, ha la competitività e l’aggressività molto basse. Se voi vi trovate davanti a una leonessa, la leonessa vi sbrana, ma voi, come il vostro cagnolino che le ha fatto da aperitivo, come la gazzella tanto carina, come lo gnu neonato, non siete qualcuno con cui compete: voi siete pappa. Una dolcissima leonessa vi sbrana senza per questo essere aggressiva, esattamente come la mia dolcissima nonna andava a tirare il collo a una gallina tutte le volte che uno dei suoi figli aveva il raffreddore (o qualsiasi altra patologia nota) e bisognava fare il brodo di pollo per curarlo (il brodo di pollo cura tutto).

La dolcissima leonessa non sbrana la gazzella, lo gnu, il cagnetto, o voi con aggressività, esattamente come la foca non ci mette aggressività a mangiarsi le aringhe, la balena a mangiarsi il krill, e la vacca a mangiarsi l’erba (siete sicuri che gli steli non soffrano?) L’aggressività, che è potente solo dove c’è testosterone, è quella tra due tizi della stessa specie, non tra un rappresentante di una specie e la sua pappa. La pappa sta nella casella pappa, la competizione con individui della stessa specie sta nella casella aggressività, e qui ci va il testosterone. Sono due caselle diverse. La leonessa non è meno brava del leone a cacciare, ma non è capace di difendere il territorio dove cacciare. Un carnivoro è un carnivoro; quello che mangia e la capacità di procurarselo non hanno nulla a che fare con l’aggressività, che è intraspecifica ( all’interno della stessa specie) e la competitività, anche essa intraspecifica.

La leonessa può muoversi e cacciare e allevare i suoi cuccioli solo all’interno di un territorio, un territorio segnato e difeso da un maschio. I maschi difendono il territorio, come sanno i proprietari di cani maschi e i postini. Difendono il territorio gallo e toro, e smettono di farlo se si amputano le gonadi: bue e cappone non difendono il territorio. Mi sto ripetendo perché secondo me questo concetto non è chiaro nella mente di molti. La leonessa Marisa ha avuto i cuccioli dal leone Marco. Può cacciare con serenità  nel territorio segnato e protetto da Marco. Quando arriva il branco di iene, Marco le allontana, quando arriva il bufalo, ci pensa Marco, non Marisa. Quando arriva un altro leone, Pippo, Marco deve cacciarlo. Se Pippo fosse più forte e uccidesse Marco, dopo di lui ucciderebbe i suoi cuccioli, li ucciderebbe davanti a Marisa, che non ha la potenza di fermarlo, così che senza cuccioli lei torni rapidamente all’estro, lui possa montarla e avere dei cuccioli suoi. Lo stesso avviene tra i leoni marini, le foche e un mucchio di altri. Se non c’è il padre a proteggerli, altri maschi uccidono i cuccioli per avere i loro discendenti con quella femmina. Esattamente quello che succede alla fine della guerra di Troia: il figlio di Ettore ucciso e sua madre che diventa schiava. Dove non c’è più il loro padre a proteggerli, i cuccioli aumentano il rischio di essere uccisi.

Ho raccontato questa storia per chiarire l’idea che madre natura è un’arcigna megera (che noi uomini siamo tanto cattivi, mentre gli animali sono angelici è una delle ennesime fesserie di questa epoca) e per spiegare che la violenza fa parte della vita. Ci vogliono i leoni maschi per proteggere i cuccioli. e questo vale anche per noi. Io ho sempre saputo che se qualcuno mi avesse toccato, mio padre lo avrebbe fatto a pezzi, anche a costo di morire nell’impresa, e questo era il suo compito. Ora immaginiamo che Marisa sia un’ottima cacciatrice, e dica “io sono mia, io non ho bisogno di nessuno, io sono stufa, io il territorio me lo difendo da sola”, e mandi via Marco: i suoi figli non hanno più difesa.

Quando non c’è più un uomo, quando il padre è morto, o se ne è andato, o è stato mandato via, in una di queste disastrose evenienze aumenta il livello di ansia dei figli, a volte cominciano gli attacchi di panico. Noi femmine il territorio non lo sappiamo difendere, non lo sappiamo difendere perché non è compito nostro, e quando il padre non c’è più i figli stanno svegli di notte, perché gli orchi esistono, non è vero che non esistono, non è vero che si fermano a parole.

I popoli dove il maschile ha travolto il femminile e lo ha azzittito, i popoli dove il femminile prevale sul maschile non hanno più la capacità di difendere il territorio e credono che la libertà e la vita siano possibili senza combattere. Perché se un uomo ha tutta la sua potenza, se la sua donna non gliela ha tolta col disprezzo, ma anzi l’ha aumentata, stando dalla sua parte, sempre, facendo il tifo per lui, quell’uomo è in grado di difendere il figlio. Un uomo è in grado di dare un pugno sul tavolo e dire no, al figlio che vuole farsi di spinelli, che vuole andare al rave party. Dove non c’è un uomo, un padre, è più facile a un sedicenne con gli attacchi di idiozia – che a 16 anni sono la norma – dire la fesseria del secolo, tipo “smetto di andare a scuola, che sono stufo” “smetto di lavarmi” “smetto di uscire dalla mia stanza”. Per favore non mi scrivete che a casa vostra è zia Carmela che la mette giù dura e Zio Ugo è un mollaccione. Stiamo parlando di statistica: il 90 % delle donne è più accogliente del 90% degli uomini. Il 90% degli uomini ha più coraggio e senso dell’autorità del 90% delle donne. Voi siete un’eccezione? Fate parte del 10%. Una minoranza.

Dove c’è un uomo e tutta la sua potenza, il compagno della madre dell’amichetta non entra nella casa dove c’è la bambina di sei anni e lei non volerà dalla finestra. I pedofili hanno la capacità incredibile di localizzare il bambino che non ha un padre che lo difenda con tutta la sua ferocia. In effetti i grandi paladini della pedofilia hanno avuto come primo scopo l’abbattimento dell’autorità paterna, perché prima bisogna levare di torno Marco. Chi sono i grandi paladini della pedofilia? Quelli che hanno scritto a suo favore? Jean-Jacques Rousseau, Simone de Beauvoir e ovviamente Jean-Paul Sartre, Daniel Marc Cohn-Bendit detto Daniel il Rosso perché il ‘68 lo ha cominciato lui. Jean-Jacques Rousseau (1712-1778), che può essere considerato il profeta dell’educazione relativista e illuminista, ha cinque figli dalla sua compagna e, poiché questi sono figli reali e non astratti come L’Emilio, egli se ne libera rapidamente depositandoli, dopo ogni nascita, nell’ospizio dei trovatelli. Quest’uomo che crede nella assoluta bontà delle sensazioni e ignora la tendenza umana al piacere disordinato ed egoistico, a Venezia si compra per pochi franchi una bambina di dieci anni per allietare sessualmente le sue serate (Cfr. R. GUIDUCCI, La Storia di un contestatore sconfitto, pagg. 1-68 (pag. 32); in J.-J. ROUSSEAU, Le Confessioni, Introduzione di Roberto Guiducci; traduzioni e note di Felice Filippini, Biblioteca Universale Rizzoli, aprile 2001, pag.28). Jean Paul Sartre, Simone de Beauvoir (1908-1986), Michel Foucault, Jack Lang, futuro ministro francese, firmarono una petizione in cui si reclamava la legalizzazione dei rapporti sessuali coi minori (gli articoli erano su Liberation). Simone de Beauvoir, ha lavorato due anni nella radio di Vichy, era una collaborazionista filonazista. Nel 1943 fu sospesa dall’insegnamento. In realtà aveva sedotto una giovanissima allieva, ma per metterla nel letto di Sartre, con cui ha avuto sempre dei rapporti servili, topo padrone e schiava. In realtà molta parte delle sinistra post sessantottina inneggia alla libertà sessuale del bambino, e al crollo del tabù borghese, come viene chiamato. Anche la Gran Bretagna non scherzò. Era il 26 gennaio 1977 quando, in nome della “liberazione sessuale dei bambini”, il quotidiano francese Monde, faro della gauche, pubblicò una petizione per abbassare la maggiore età sessuale ai dodicenni, una sorta di legittimazione ideologica alla pedofilia.

Ma se non abbatti il padre, alle pudenda del bambino non ci arrivi. Prima occorre trasformare le donne in vittime e i maschi in carnefici, poi hai mano libera non solo sui bambini, ma su tutti. Dove la famiglia sia annientata il potere dello Stato (maiuscolo, il nuovo Dio) è assoluto.

Le affermazioni di Vendola e Busi sul diritto alla sessualità dei bambini potete trovarle sul Web, è già che ci siete cercate le dichiarazioni di Mario Mieli, visto che il circolo Mario Mieli di Roma è considerato ente morale e finanziato con il denaro pubblico per entrare nelle scuole a insegnare l’etica. Mieli parla del potere salvifico di pedofilia, necrofilia e coprofagia. Peraltro la pedofilia, “il diritto del bambino alla sessualità, è una dei capisaldi del ‘68, non di tutto, certo, e molti lo ignorano, sia nella teoria che nella pratica. Daniel Cohn Bendit, attualmente deputato europeo, ha scritto pagine sul diritto alla sessualità del bambino, negata dalla società borghese e dal cristianesimo, che anzi raccomandava a chi scandalizzerà questi piccoli che meglio sarebbe per loro una macina al collo che li trascini sul fondo . Bendit faceva il maestro d’asilo in un asilo alternativo e spiegava come spesso i bambini andassero a chiedergli di potergli aprire la patta dei pantaloni e toccarlo. Se uno dei padri di uno di questi bambini fosse stato mio padre o mio marito, a Daniel Cohn Bendit avrebbe fracassato fisicamente tutte le ossa. Non è vero che la violenza è sempre sbagliata. C’è un tempo per la pace e un tempo per la guerra. La violenza del padre per proteggere il figlio è un punto essenziale della sua sicurezza e della sua educazione. Io ho sempre saputo se qualcuno mi avesse fatto del male, i carabinieri sarebbero stati l’ultimo dei suoi problemi: mio padre lo avrebbe massacrato. Se qualcuno avesse fatto del male a mio figlio, se si fosse fatto “toccare” da lui, mio marito lo avrebbe massacrato.

Comunque la pedofilia ha segnato due anni fa un punto importante. L’associazione psichiatri americani, APA, che da 60 anni regna sul mondo controllando e dirigendo tutti gli ordini di psicologi, ha dichiarato che la pedofilia non è una perversione sessuale, ma un normale orientamento sessuale. Il primo gradino, quindi, per affermare la pedofilia è stato l’uccisione del maschio occidentale. Sempre più filosofi e pensatori lo denunciano: Pasqal Bukner, Claudio Risè, sono stati i primi a essersi accorti che è stato assassinato il padre. Quindi cominciamo a darci da fare per riportarlo in vita, perché ci serve.

Silvana De Mari

Fonte: www.costanzamiriano.it 

Matrimonio gay pericoloso: più suicidi nelle coppie omosessuali


Il cosiddetto matrimonio gay o comunque la convivenza tra persone omosessuali è pericoloso: aumenta infatti il rischio di suicidio.

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista European Journal of Epidemiology gli omosessuali “sposati” o legati da una unione civile presentano una probabilità di suicidarsi tre volte maggiore rispetto agli eterosessuali.

E questo – si noti bene – non a causa dell’omofobia della società, presunta o vera che sia. Infatti i ricercatori che hanno condotto lo studio si riferiscono alla Svezia, uno dei Paesi più tolleranti al mondo e ritenuto tra i più civili, aperti e progressisti. Caso mai esiste il problema contrario: vengono emarginati quanti contestano l’ideologia omosessualista e mettono in guardia dai pericoli per la salute derivanti da uno stile di vita gay. Se ne deve dedurre che il problema allora risiede nella stessa condizione omosessuale. E di certo chi soffre di queste tendenze non sarà aiutato da chi lo invita alla promiscuità e al sesso sfrenato. I veri omofobi, lo abbiamo detto tante volte, sono i membri dell’associazionismo LGBT.

La ricerca ha monitorato seimila coppie omosessuali in Svezia tra il 1996 e il 2009 e le ha seguite fino al 2011. I dati sono stati comparati per lo stesso periodo con quelli riguardanti le coppie eterosessuali, più di un milione. Grosseto, Milano, Tribunale, matrimonio gay, sentenza, matrimonio omosessuale, celebrato all’estero, trascrizione, anagrafe, diritto, 

Ebbene, è emerso che la persona omosessuale unita ad un’altra con un “matrimonio” gay o altra forma di unione, ha il 2,7% di probabilità in più di togliersi la vita rispetto ad un eterosessuale sposato/convivente.

Vengono così confermati i dati ricavati da altri studi condotti sullo stesso tema in un altro Paese tutt’altro che omofobo: la Danimarca. Anche in questo caso i ricercatori sono arrivati alla conclusione che il tasso di suicidi che colpisce le persone che vivono una relazione di coppia di carattere omosessuale è del 300% superiore rispetto agli eterosessuali conviventi o sposati.

Considerando anche il tasso di malattie varie, quello omosessuale è uno stile di vita autodistruttivo, che porta a frustrazione e disperazione anche quando v’è alcun problema di “omofobia”. Ma questo la lobby LGBT non vuole ammetterlo e fa di tutto per tenerlo nascosto. Facendo affari sulla pelle degli omosessuali stessi…


Redazione

Fonte: AgendaEurope; Corrispondenza Romana

http://www.notizieprovita.it/filosofia-e-morale/matrimonio-gay-pericoloso-piu-suicidi-nelle-coppie-omosessuali/

Estate a tutto gay: è tendenza arcobaleno | Andrea Zambrano – Lnbq


L’assessore per gli omosessuali, l’osservatore Onu per i diritti Lgbt e il cardinal postulatore della causa gay. Alla vigilia dei mega esodi vacanzieri, a chi si chiedeva quale fosse la moda dell’estate 2016, la risposta arriva dalla cronaca: è la tendenza arcobaleno. Colore quanto mai appiccicatosi alla causa gay tanto da diventare ormai non più il simbolo della pace istituita tra Dio e gli uomini dopo il diluvio, ma il distintivo per far passare ogni rivendicazione della causa omosessualista come giusta e sacrosanta. Insomma: basta mettere un arcobaleno davanti a tutto e tutto viene compreso ed accettato.

Ne sono un esempio alcune decisioni che lambiscono trasversalmente la politica e la società e che, partendo dalla provincia emiliana, arrivano fino ai grandi consessi dell’Onu. Non c’è che dire: la causa gay si è ormai innestata così bene nell’agenda di politici e organismi internazionali che ormai può vantare la caratteristica di essere veramente glocal. Locale e globale al tempo stesso.

Tre episodi di questi giorni ne segnano il percorso. Iniziamo dal locale e salendo per li rami arriviamo al globale.

A Bologna il riconfermato sindaco Pd Virginio Merola doveva stupire elettori e giornali con un colpo ad effetto. Ha fatto molto di più del neo sindaco di Torino Chiara Appendino che ha nominato assessore alle Pari Opportunità il presidente dell’Arcigay Marco Giusta, ormai sono bravi tutti. Ma non si è accontentato del più classico assessorato alle Pari Opportunità da affidare magari a qualche femminista sfegata. E’ andato oltre. Come? Creando un assessorato ai Diritti Lgbt. Lei si chiama Susanna Zaccaria ed è stata riconfermata assessore del Merola bis, ma non alla casa come nella consigliatura precedente, bensì alle Pari opportunità ai nuovi cittadini e ai diritti LGBT.

Una novità assoluta. Con la delega apposita si inaugura una speciale forma di assessore: quello della comunità gay, che potrà così avere in giunta un suo rappresentante politico di riferimento. Davvero un bel colpo, per le varie Arcigay e Arcilesbica che possono così fregiarsi di essere arrivate al governo della Città senza essersi presentati con una loro lista. Insomma: ciò che non si è potuto fare con il voto popolare, lo si fa grazie a questi esperimenti di ingegneria socio politica, terreno dove peraltro a Bologna sono maestri dato che sotto le due torri quello della causa gay è da sempre un must di impegno democratico.

E tutti gli altri? Quelli cioè che non sono omosessuali e non aderiscono alla causa dell’omosessualismo militante come si sentiranno tutelati dalle pari opportunità? Si arrangino. Come ad esempio le famiglie. Di solito eravamo portati a pensare che gli assessorati si occupassero di quegli aspetti del vivere civile che interessano tutti: la casa, le strade, il bilancio, lo sport, la scuola. Ma a Bologna hanno fatto uno strappo alla regola perché certe “attenzioni” se il popolo non se le vuole dare, deve pensarci la politica. Masticano amaro le tante associazioni del forum famiglie che ieri lamentavano la completa assenza persino di uno sportello per le famiglie. Inutile intuire la politica messa in campo dalla nuova amministrazione bolognese: tutto a gay e Lgbt, alla famiglia tradizionale, quella che Merola lo ha votato tanto quanto i gay, neanche uno spioncino per essere ascoltata.

Ma è evidente che la tendenza arcobaleno non accetta alibi: o di qua o di là. E se non ti adegui a fare qualche cosa nella tua attività di gay friendly sei automaticamente un omofobo. In Germania il cardinal Reinhard Marx, ringalluzzito dall’essere citato dal Papa in persona nel celebre discorso aereo sulle scuse ai gay, si è messo subito all’opera. Parlando recentemente a Dublino aveva detto che bisognava chiedere scusa. Ma da ieri bisogna andare oltre. Come? “Creando strutture apposite per il rispetto dei loro diritti, come le unioni civili e la Chiesa non deve essere contraria”, ha dichiarato al Nacional Catholic Reporter. E pazienza se il Papa aveva appena messo in guardia dalle battaglie politiche della causa gay, alle quali essere contrari.

Salendo sempre più nell’empireo global ecco che qualcuno sembra aver raccolto il suggerimento del cardinale, che lo ricordiamo, fa parte del parlamentino dei “nove” che lavorano a stretto contatto con il pontefice.

Sempre che oggi non arrivi un’inattesa bocciatura, questa mattina avremo il primo ufficio Onu incaricato di rispettare la creazione o l’applicazione da parte di ogni stato dell’agenda Lgbt. Siamo a Ginevra dove ha sede l’alto commissariato Onu sui diritti umani. Che oggi all’ordine del giorno ha una votazione particolare: l’approvazione di una risoluzione sull’identità di genere e l’orientamento sessuale volta a creare un commissario speciale che vigili sul compimento dei diritti della comunità Lgbt. Con quale autorità? Questo sarebbe bene scoprirlo, ma dato che ormai l’agenda omosessualista ha supporter ovunque non sarà difficile trovare nelle pieghe di un qualche regolamento un riferimento normativo che supporti la necessità della creazione di questa speciale polizia.

Che, ben inteso, non ha avrà carattere coercitivo né repressivo, a questo ci pensano le tante leggi Scalfarotto approvate qua e là nel globo, ma solo una valenza diplomatica. In sostanza: dovrà monitorare che ogni stato sovrano svolga il compitino. E nel caso questo non venga fatto intervenire con strumenti più o meno di pressione in sede Onu. Non siamo alla polizia politica, ma poco ci manca. E non è un caso che alcuni giornali ispanfoni in questi giorni abbiamo parlato di “Gestapo gay”, come ha fatto il sito actuall.com. Tutto infatti nasce da un’idea di alcuni stati latinoamericani, tra cui il Messico, l’Uruguay, il Brasile, il Costa Rica, la Colombia, l’Argentina e il Cile, e che rappresenta un passo in avanti rispetto alle precedenti risoluzioni del 2011 e del 2014 che parlavano genericamente di censura di ogni discriminazione sociale.

Dietro, ovviamente, la manina degli Stati Uniti, che nel corso di quest’ultimo mandato Obama ha designato il diplomatico Randy Berry come ambasciatore della comunità gay in tutto il mondo e che in questa nuova risoluzione ha avuto una voce in capitolo determinante. Dunque, quest’estate cambiate spiaggia e cambiate mare: addio famiglie grigie e piatte, va di moda l’arcobaleno. Addio black power, è sempre più rainbow power. 

Andrea Zambrano

Fonte: http://www.lanuovabq.it/it/articoli-estate-a-tuttogay-e-tendenzaarcobaleno-16633.htm

«I genitori gay sovente sono un danno per i figli»di Marco Guerra | LNBQ

L’amore fa la famiglia? È il titolo del convegno e l’interrogativo su quale mercoledì a Roma si sono confrontati il presidente del Comitato del Family Day, Massimo Gandolfini; l’economista, Ettore Ghotti Tedeschi e il sociologo statunitese, Mark Regnerus, ricercatore e professore di Sociologia presso l’Università di Austin, in Texas. Tra i relatori anche Filippo Savarese e Jacopo Coghe, rispettivamente portavoce e presidente Generazione Famiglia, l’associazione pro-familiy che ha organizzato l’evento. 

Il dibattitto ha preso spunto proprio dalle ricerche del sociologo americano che hanno evidenziato tutta una serie di criticità riscontrabili nei figli adulti di genitori che hanno relazioni sentimentali con persone dello stesso sesso. In particolare lo studio “Le Strutture della Nuova Famiglia” ha evidenziato che i ragazzi cresciuti con due persone dello stesso sesso sono molti più inclini a incorrere in difficoltà psicologiche e problemi sociali se comparati con altri coetanei cresciuti sia con i genitori separati e sia in una coppia unita, ma formata da due figure genitoriali di sesso diverso. Dati che sono stati ferocemente criticati dal movimento Lgbt americano. La Nuova Bq ha intervistato il prof. Mark Regnerus a margine del dibattito proprio per capire quanto sia importante sviluppare una ricerca sociale basata su un’antropologia umana che valorizzi la famiglia naturale. 

Partiamo dal tema del convegno. L’amore fa la famiglia? 

«Dipende da cosa si intende per amore, abbiamo una definizione piuttosto limitata dell’amore, e la gente spesso dice “l’amore vince” e cose del genere, ma si tratta di una visione meramente romantica dell’amore pressoché basata sull’attrazione sessuale, non è un amore duraturo. L’amore può creare una famiglia solo se le persone si impegnano, offrono completamente loro stesse, è questo il segno distintivo del matrimonio».

Con la parola amore spesso si mascherano i peggiori attacchi contro l’antropologia umana, non le pare? 

«Si assolutamente, non tutti gli amori sono uguali, credo che il problema principale è che non capiamo l’esser umano, l’importanza delle persone all’interno delle relazioni, il marito, la moglie, i figli, la comunità che li circonda. Noi invece pensiamo che l’antropologia sia atomica, concentrata su una persona, individualistica. In realtà è paradossale perché questa visione non è una cosa in favore dell’ambiente umano, potremmo dire che sono idee non “sostenibili”, non sono “verdi” come direbbero gli ambientalisti. Penso che ci sia una migliore antropologia. Anche nelle mie ricerche e negli studi e nelle statistiche che ho messo insieme alla fine emerge un’idea migliore di quello che sono e desiderano le persone».

Cosa emerge in questi studi?

«Il mio studio raccoglie anche altre ricerche svolte su questi temi, e in realtà i risultati non sono molto sorprendenti, ovvero si evince che i bambini vivono meglio quando sono circondati dai loro genitori biologici, quindi dalla madre e dal padre. Allora i miei ”oppositori” dicono “non è giusto noi non possiamo avere un figlio biologico”, mi dicono “non puoi paragonare i bambini che crescono in una famiglia omogenitoriale con quelli che crescono in una naturale”, io però non sono interessato a quello che è giusto fare secondo loro, ma sono interessato a quello che è il meglio per i bambini. Noi compariamo famiglie separate, omogenitoriali, madri single e tutte quelle situazioni che non sono stabili. E nella maggior parte degli studi emerge che i bambini vivono con un papà e una mamma».

Quindi ha cercato di dimostrare quanto sia indispensabile la complementarità delle figure genitoriali, madre e padre, per la strutturazione della propria identità? 

«Se non si può dire che sia indispensabile quanto meno possiamo affermare con certezza che è la condizione ideale, ottimale per crescere. Ma gli americani ormai sono molto scettici rispetto a questo fatto, si vergognano di dire questo, ma la realtà è questa. L’Europa da questo punto di vista è sicuramente più tradizionalista. Negli Usa manca il rispetto per la tradizione, purtroppo noi non siamo stati fonte di buone idee. Siamo molto individualisti e scettici riguardo a ogni limite che si pone alle persone. Ma questa è una cosa stupida, perché è chiaro che l’unico modo affinché le persone siano umane al cento per cento è all’interno di una relazione. E la relazione con il padre e con la madre è quella più antica in assoluto, e qualcuno vuole cambiarla».

Quindi la vera libertà è seguire la propria identità? 

«L’identità è un concetto molto ampio, l’identità biologica è qualcosa di stabile, ma poi io creerò la mia identità anche grazie alle miei orientamenti sessuali… ma questa è una ricetta per la tristezza. La mia attrazione verso le donne non è la fonte della mia identità, penso che ci siano cose più importanti sulle quali basare la nostra identità».

Ma introdurre alcune teorie durante la fase di strutturazione di un bambino può influire sulla sua crescita?

«Ovviamente, è negli Usa questo è successo, noi non la chiamiamo teoria gender, in Europa sì e ne ho sentito parlare tantissimo, ma l’idea dietro questa teoria è nata teoricamente negli Stati Uniti grazie al contributo di alcuni europei. Dunque, in realtà è un’idea americana, sostenuta dal sistema universitario americano, dove ci sono persone che insegnano queste cose e dominano gli atenei. Basta passare una settimana in Italia per rendersi conto che questa teoria non è ancora così radica qui da voi». 

C’è una parte sana del tessuto sociale americano che rifiuta questo trend?

«Si in realtà c’è ma non siamo stati bravi a farlo come voi europei. Il problema è che in America questa teoria e sostenuta dalle elite e dalle multinazionali».

In effetti la pressione di queste lobby è stata evidente nella nota vicenda che ha visto alcuni Stati americani opporsi alla richiesta di eliminare ogni separazione per sesso nelle toilette pubbliche per non urtare la sensibilità dei trans-gender…

«Si è una vicenda assurda, il Texas e 15 altri Stati si sono opposti a questo diktat; il punto è che in Usa alcune scelte vengono poi imposte dai tribunali e tutti devono rispettarle. E pensare che i bagni separati tra uomini e donne sono stati proprio un atto di rispetto verso quest’ultime negli anni in cui le donne hanno cominciato a essere integrate nella vita pubblica. Ovviamente, se mettessimo ai voti la questione, quasi tutti gli americani voterebbero per far rimanere la separazione dei bagni. Abbiamo creato un problema che non sentiva nessuno».

Nella campagna elettorale per le presidenziali si è parlato di questi temi? 

«No, queste presidenziali sono un disastro». 

Non c’è un movimento pro-family che fa opinione?

«Si c’è e si sta impegnando molto, ma non abbiamo sostegno nei tribunali, e ora abbiamo perso il migliore esponente della giustizia americana, il giudice della Corte Suprema Antonin Scalia, e la gente si sta chiedendo chi potrà sostituirlo. Lui era un vero genio». 

I cattolici americani hanno quindi un ruolo importantissimo in questa battaglia?

«È una questione complicata, ci sono delle leadership fantastiche fra i cattolici americani, ma per quanto riguarda la famiglia, molti vescovi preferiscono evitare questo tema. Non vogliono avere problemi. Solo alcuni pastori lavorano molto in questo ambito, ma si dovrebbe fare molto di più; proprio l’altro giorno ne parlavo con l’arcivescovo di Filadelphia, monsignor Charles Joseph Chaput».

Quanto costa dire la “verità” in America?

«È molto difficile quando ci sono della società private così grandi e il governo federale che spendono così tanti soldi su questo argomento e tu dall’altra parte hai solo piccoli donatori. È come Davide contro Golia, però non abbiamo ancora tirato la pietra, spero che ci riusciremo».

Nella sua attività universitaria di ricerca ha incontrato problemi? 

«Sono state svolte due indagine su un mio studio, tuttavia questo studio è considerato ancora valido dalla comunità scientifica, non sono riusciti a screditarlo».

Quindi la ricerca sociale può aiutare a capire qual è il bene per l’uomo

«Le statistiche di qualità dimostrano che avere un padre e una madre aiuta crescere in un modo migliore, non c’è niente che può superare questo». 

In Italia hanno appena approvato le unioni civili, ma il popolo italiano, in gran parte, rigetta ancora le adozioni per coppie dello stesso sesso e alcune pratiche come l’utero in affitto

«Questo perché gli italiani nella loro coscienza sanno ancora benissimo che il papa e la mamma sono la condizione migliore. Utero in affitto, fecondazione in vitro… sono tutte cose che si sono sviluppate negli Stati Uniti». 

Infatti, gli italiani vanno dall’altra parte dell’Atlantico per cercare una madre surrogata. Il caso più clamoroso è quello dell’ex governatore della Puglia Niki Vendola, un politico che in passato aveva militato nel Partito comunista

«Era comunista? Veramente? Ma questo è capitalismo applicato ai bambini! Il problema degli americani è che sono così devoti al capitalismo che questo è entrato nelle case e nelle famiglie, non sanno dove fermarlo». 

Nella maggior parte degli Stati europei l’utero in affitto è proibito ma chi vuole farlo viene da voi. 

«Qui torniamo al fatto che gli americani non hanno una tradizione. Per esempio, gli evangelici considerano che non sia un problema l’utero in affitto, non pensano che sia un problema la fecondazione in vitro, hanno un’antropologia debole, si limitano a dire “se la Bibbia non ne parla allora non è un problema”. In Francia e in Italia c’è ancora una tradizione cattolica in buona parte delle persone, tradizione che è radicata in una migliore antropologia. Alla fine dei conti, per gli americani il consenso è l’unica cosa che conta, quindi se voglio vendere i miei ovuli, se voglio vendere il mio corpo nessuno può impedirmelo. Il capitalismo ha superato ogni limite, io non sono socialista ma, come dice il Papa, penso che bisogna fissare dei limiti altrimenti ci sarà una colonizzazione su tutto».

Anche in Italia stiamo superando questi limiti, proprio oggi in Italia la Cassazione ha ammesso la cosiddetta stepchild adoption

«Qui andate per piccoli passi, perdete terreno piano piano, mentre in America come viene presa una decisione la situazione si ribalta completamente».

Basterebbe mettere i diritti dei bambini davanti a quelli dell’adulto, no? 

«Tutti gli adulti sanno cosa è meglio per un bambino, dalle ricerche si vede che i figli dei genitori divorziati si chiedono continuamente se non sarebbe stato meglio che i genitori si fossero continuati ad amare, questi sono i desideri di un bambino. Ma gli americani hanno una visione individualista del diritto, ricercare la felicità è nella nostra dichiarazione d’indipendenza e immagino che non sia né nella Costituzione francese né in quella italiana. Vale di più del bene bene comune e della solidarietà».

In Italia, però, abbiamo la proponente della legge sulle unioni civili che ha fatto un ordinamento comunale per non strappare i cuccioli di cane dalla cagna prima di sessanta giorni dalla nascita. Nella società occidentale ormai vale più un cane che un bambino?

«In Italia avete un problema demografico, le persone non fanno figli, la stessa cosa che succede a San Francisco dove ci sono più cani che bambini. Adesso i cani sono più importanti delle persone, sì è ridicolo. Ma che questo fatto lo dica una minoranza è ancora più ridicolo. Per i miei nonni una cosa del genere sarebbe stata inconcepibile. Mentre adesso ci sono pochissime persone che vanno contro queste cose».

La strage di Orlando ha condizionato il dibattito su questi temi? 

«Probabilmente, il movente degli assassini è molto difficile da comprendere e sarebbe molto meglio se nessuno facesse delle speculazioni politiche sopra questa terribile strage».

Per concludere in base ai suoi studi da dove si può partire per rifondare un’antropologia umana che rispetti la famiglia naturale? 

«Non credo che questo processo possa iniziare dagli Stati Uniti, ma è importante andare avanti anche con il lavoro che sto svolgendo. Io continuerò a fare queste ricerche malgrado la propaganda politica sia più forte. Qualcuno deve fare il lavoro del profeta, mettere in guardia le persone, qualcuno deve farlo e ci sono tre tipi di reazione nella gente. La prima è quella di coloro che capiscono che tu hai ragione, ma hanno troppa paura per fare qualcosa. Poi ci sono quelli che vogliono metterti a tacere e infine troviamo le masse che non vogliono sentire nulla e pensano principalmente al “food and enterteinment”, è una situazione molto variegata. Diciamo che mi considero uno dei pochi sopravvissuti che sa cosa è giusto e cosa è bello, però dobbiamo continuare a dirlo perché non c’è speranza di cambiare la situazione se ci fermiamo. E dobbiamo dimostrarlo tutti i giorni anche nella vita in famiglia, in quello che dichiariamo, che confessiamo; dobbiamo avere dei dati e dobbiamo essere affiancati dalle nostre storie, perché la gente è motivata non dai dati ma dalla bellezza, e noi finora abbiamo perso la battaglia perché i nostri oppositori sono riusciti a raccontare storie migliori».

Fonte: http://www.lanuovabq.it/it/articoli-i-genitori-gay-sovente-sono-un-danno-per-i-figli-16576.htm

Aborto, gay e gender: il nuovo ordine mondiale dell’Onu | Tommaso Scandroglio – LNBQ


Il 17 giugno scorso il Consiglio per i diritti umani dell’Onu ha discusso una relazione del Gruppo di lavoro sulla discriminazione delle donne datata 18 aprile 2016. Il Consiglio ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto ed ha posto un paio di domande al Gruppo di lavoro su alcuni aspetti che, per quanto a noi interessa, appaiono marginali.Vediamo invece il contenuto di questa relazione, la quale è stata implicitamente accettata dal Consiglio dato che questo, nelle domande rivolte al Gruppo, non ha sollevato nessuna obiezione in merito agli aspetti più macroscopici che andremo qui ad illustrare seppur in modo sintetico. La relazione da una parte stigmatizza giustamente certe pratiche non lecite (infibulazione, matrimoni combinati, violenza domestica, etc.), ma dall’altro approva e mira a diffondere in tutti gli Stati membri omosessualità, transessualità, aborto e contraccezione, tutte cose la cui disanima da parte del Gruppo di lavoro occupa tre quarti del report. 

Per prima cosa il Gruppo di lavoro dà una definizione di «strumentalizzare il corpo delle donne». Strumentalizzare significa «assoggettare le funzioni biologiche delle donne ad un indirizzo politico di carattere patriarcale», cioè – si spiega nel report – perpetuare certe pratiche e idee che vedono le donne subordinate agli uomini e che le considerano in modo stereotipato soprattutto a partire dal loro ruolo di madre. Subito dopo si illustra meglio quale è il percorso per uscire da questa visione “patriarcale” del ruolo della donna: riconoscerle i diritti alla salute sessuale e riproduttiva, espressione che per gli organismi internazionali significa contraccezione, sterilizzazione e aborto. Questa è la «chiave per la salute della donna», tiene a precisare il report – altro che lotta ai tumori e alla malattie cardiovascolari – il quale report aggiunge che tali «diritti» abortivi sono ormai sanciti da molti documenti internazionali.

Gli Stati membri, continua il documento di lavoro, devono garantire non solo questi diritti riproduttivi, ma anche quelli inerenti alla pianificazione familiare, all’autodeterminazione della donna sul proprio corpo e alla privacy (altre espressioni per indicare aborto, contraccezione etc.). In particolare si auspica di rendere disponibili le metodiche contraccettive a 225 milioni di donne in tutto il mondo, metodiche attualmente a loro non accessibili, e si invitano tutti gli Stati a «consentire alle ragazze e alla adolescenti incinte di interrompere le gravidanze indesiderate […] in modo che possano terminare la loro formazione scolastica». L’aborto per fini educativi, in buona sostanza. 

Si specifica poi – tramite una circonlocuzione volutamente un po’ fumosa – che sanzionare penalmente l’aborto è «privare le donne di autonomia decisionale», così come permettere al padre di dire la propria nel processo abortivo e al medico di obiettare. Più nel dettaglio si spiega che «sanzionare l’interruzione di gravidanza è uno dei modi più dannosi di strumentalizzare e politicizzare il corpo e la vita delle donne» perché si vuole solo «salvaguardare la loro funzione di agenti riproduttivi». Senza poi contare – continua la relazione – che criminalizzare l’aborto comporta una sua maggiore diffusione, menzogna bella e buona smentita da molti studi. Inoltre, «in alcune situazioni, l’incapacità di tutelare i diritti delle donne alla salute e alla sicurezza personale può costituire un trattamento crudele, inumano o degradante o configurare tortura». Tradotto: non permettere alle donne di abortire significa torturarle. 

É ciò che il Consiglio dei Diritti Umani ha affermato all’inizio di giugno in merito ad una vertenza giudiziaria intercorsa tra una cittadina irlandese, costretta ad espatriare per abortire, e il governo irlandese le cui leggi, non permettendo di abortire sempre e comunque, appaiono all’Onu come disumane e degradanti (clicca qui). Le donne, continua il documento, vengono anche discriminate a motivo del loro orientamento sessuale e della loro “identità di genere” e spesso tale atteggiamento discriminatorio trova fondamento in alcuni principi morali o religiosi. Il report, ovviamente, stigmatizza quelle tesi scientifiche che considerano l’omosessualità e la volontà di “cambiare sesso” come sintomi di disturbi della persona. Va da sé che il Gruppo di lavoro invita tutti gli Stati membri a introdurre la teoria del gender e l’insegnamento delle pratiche contraccettive e abortive in tutte le scuole di ogni ordine e grado.

L’autonomia delle donne è violata anche nel caso in cui l’ordinamento giuridico di uno Stato si permetta di sanzionare la prostituzione, perché la donna deve essere lasciata libera di decidere sul proprio corpo così come più le aggrada. Nella discussione del 17 giugno la dottoressa Frances Raday, membro del Gruppo di lavoro, si è spinta a dire che «sanzionare la prostituzione […] è contrario al diritto internazionale in merito ai diritti umani». Anzi la relazione suggerisce che le forze dell’ordine debbano tutelare queste lavoratrici nei modi più efficaci possibili. Infine, per completare il quadro del politicamente corretto, si dichiara che i cambiamenti climatici possono ledere la salute delle donne. Non bisogna quindi ricorrere a scenari complottistici per comprendere appieno l’espressione “nuovo ordine mondiale”. Questo è il nuovo (dis)ordine mondiale voluto dall’Onu: aborto, contraccezione, omosessualità, teoria del gender, prostituzione diffusi capillarmente in tutti i cinque continenti.

Omosessualità, è questo il vero nodo | LNBQ – Riccardo Cascioli


Se non si mette a tema l’omosessualità, poco si capisce delle diverse posizioni – anche tra cattolici – sulle unioni civili. O meglio: si deve dire con chiarezza se si ritiene che l’omosessualità sia una tendenza contro natura oppure una delle possibili variabili della sessualità umana. L’equivoco cattolico nasce proprio da qui.
Ieri abbiamo pubblicato un articolo (clicca qui) che spiega come quello gay non sia in effetti un movimento per i diritti ma l’espressione di una ideologia che vuole cambiare la percezione sociale dell’omosessualità; e come psicologia e magistero della Chiesa abbiano sempre riportato al dato della realtà (rispetto e accompagnamento delle persone nella consapevolezza di una ferita all’origine).

Il rispetto e l’accoglienza di ogni persona, qualunque sia la sua condizione, è sacrosanto ma non significa accettare e passare per buono qualsiasi comportamento o tendenza. Si tratta di due livelli diversi. 

Il punto è che è ormai palese che una parte importante del mondo cattolico che conta, pur senza dirlo troppo esplicitamente, considera superato il Catechismo e si comporta di conseguenza. C’è chi lo fa da militante e chi – per conformismo o per vigliaccheria – si limita a seguire il pensiero unico dominante. Ma se il dato della Creazione – Dio creò l’uomo, maschio e femmina li creò (Gen 1,27) – non vale, allora non c’è più il fondamento su cui poggia la centralità della famiglia naturale nella società. Se il comportamento omosessuale viene considerato normale, naturale, è chiaro che si farà fatica a trovare le ragioni per cui debba essere loro negato il riconoscimento delle unioni civili e financo del matrimonio. Anzi, si sosterrà la positività delle unioni civili e, presto o tardi, si arriverà a considerare anche il vero e proprio matrimonio (esattamente come è successo alle confessioni protestanti).

È proprio il percorso che stanno facendo i vertici della CEI (Conferenza Episcopale Italiana): basterebbe andarsi a riprendere le numerose interviste sul tema rilasciate dal segretario generale della CEI, monsignor Nunzio Galantino, e leggere Avvenire. Lo abbiamo visto in queste settimane: hanno ormai sposato la tesi della normalità dell’omosessualità (clicca qui), al punto da arrivare a condannare la “riprovazione morale” fin qui espressa dalla Chiesa. Di pari passo, e coerentemente, il giornale dei vescovi ha sostenuto la necessità di una legge che regoli le unioni omosessuali che – secondo il direttore Marco Tarquinio – incrementano «il tasso di solidarietà» della nostra società. Non a caso monsignor Galantino non parla mai di famiglia naturale, ma di «famiglia fatta di padre, madre e figli» e molte volte addirittura di «famiglia costituzionale», come se spettasse allo Stato definire cosa è una famiglia.

Questo spiega anche un equivoco che è apparso evidente in questi giorni, nella polemica sui social seguita all’articolo che ho scritto a proposito di Mario Adinolfi e delle sue idee in proposito. Unioni civili e legge Cirinnà (o Renzi-Alfano) non sono sinonimi: come dimostra Avvenire, si può essere a favore delle unioni civili – intendendo un qualche riconoscimento formale delle unioni omosessuali – pur contestando la legge Cirinnà così come uscita dal Parlamento.

Bisogna essere realisti: anche una parte consistente di chi ha promosso il Family Day non avrebbe grandi obiezioni se ci fosse il riconoscimento di unioni civili chiaramente distinte dall’istituto del matrimonio (quindi lasciando da parte anche il discorso figli). Eppure se si ritiene corretto il Catechismo e il magistero della Chiesa sul punto, nessun riconoscimento del genere può essere avallato. La Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede del 2003 (Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali), che esclude la legittimità di qualsiasi riconoscimento pubblico, da questo punto di vista è in perfetta continuità con la Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali, pubblicata nel 1986 dallo stesso dicastero.

Ma qui appunto bisogna essere chiari: noi crediamo che questi documenti descrivano esattamente la realtà umana, la quale corrisponde al dato della Rivelazione. Molti pastori invece non lo credono più e insegnano tutt’altro. Ciò che accade in politica, anche tra i cattolici, è la conseguenza di questa confusione in cui anche la Chiesa è immersa. 

Se si perde la consapevolezza di ciò che è natura e ciò che non lo è, non si comprende pienamente la rivoluzione antropologica in atto, la sfida finale lanciata contro il Creatore e quindi contro l’uomo, come disse Benedetto XVI parlando alla Curia romana il 21 dicembre 2012. Perché parlare di natura significa parlare dello scopo per cui ogni essere è stato creato. E alla fine l’opposizione ai matrimoni gay (qualsiasi sia il nome ufficiale che viene dato) distinta dal riconoscimento delle unioni civili (tra persone dello stesso sesso) tenderà a indebolirsi fino all’annullamento e alla totale vittoria di chi vuole distruggere l’uomo.

P.S.: Pare inevitabile che chi pretende di “correggere” la Rivelazione non riesca più a trattenersi nel suo delirio di onnipotenza. Ce ne ha dato una prova ieri il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, trasformatosi in novello inquisitore. Rispondendo ad alcune lettere (clicca qui), quasi tutte puntate contro il portavoce dei Family Day Massimo Gandolfini, si è sentito in dovere di scomunicare lui e tutti quelli che si mobiliteranno per il “no” alle riforme costituzionali. Si possono legittimamente avere opinioni diverse su riforme e modalità di presenza, ma per il direttore di Avvenire «i cattolici non sono quelli del “ve l’avevo detto” e neanche quelli del “ci ricorderemo”». Curioso che proprio coloro che «nessuno è escluso dalla Chiesa», poi siano i primi a dirci «tu non sei cattolico»: senza averne autorità e mentre si fa a pezzi il Catechismo.

Riccardo Cascioli

Fonte: http://www.lanuovabq.it/it/articoli-omosessualitae-questo-il-vero-nodo-16165.htm

(mezzi) Uomini e Donne (finte) | Il format defilippiano raggiunge l’apoteosi con il tronista gay

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Il primo passo è stato mercificare e degradare ciò che dovrebbe essere puro e sacro: l’amore tra uomo e donna. Sedicenti “tronisti” e poco dignitose corteggiatrici o, viceversa, donne sul trono che di regale hanno poco e uomini (meglio dire, maschi) sulle sediole rosse ad allontanarsi, con ogni passo, dal concetto di virilità.

“E va bene, è un gioco” dice il pubblico che gode nell’esser ripreso alla tv ed il telespettatore preso in frenetiche ricerche di gossip, di pettegolezzi, di foto col vip.  Poi, però, non bastava più. Si era già resa normale la messa in pubblica piazza dei sentimenti e la falsificazione degli stessi in nome di denaro, visibilità, effimeri piaceri. Allora è toccato alla parte più debole della società, a quegli anziani che in luogo di essere protetti, custoditi, rispettati, sono stati messi alla berlina come animali in un circo.

 

Uomini e Donne Over

 

Il gioco, perché sempre così viene definito dalla massa festante, è divenuto sempre più sporco, più dissacrante. Eppure il carnevale continuo che è questa nostra società, rappresentato egregiamente dalla premiata ditta Costanzo&Marito ha fatto dello sporco qualcosa di giusto, di innocente, di “normale..” Ed è proprio sul concetto di normalità, la normalità dettata dall’alto, da Qualcuno che ha deciso che debba essere una diversa normalità, che si gioca l’ultimo scacco della de Filippi: “Ho in mente da tempo di fare un trono gay. Non cerco lo scandalo, ma la normalità di un amore vissuto nella sua piena quotidianità”  dice la conduttrice a “Chi”. Ed è così che l’inversione è completa, anche l’Italia si adatta al progresso, al cambiamento: parola d’ordine, normalità. Nel bel mezzo del pomeriggio, quindi, dopo il pranzo in famiglia, la noiosa famiglia tradizionale, lo schermo televisivo (già unico portatore delle nuove verità universali) ci propinerà la quotidianità di un amore normale. E mentre la massa salirà sul carnevalesco carro dei diritti, delle omofobie sbandierate a destra e sinistra, dei buonismi e sentimentalismi galoppanti, chi tira le fila (che non sono certo Costanzo o la De Filippi) avrà fatto un passo in più verso la distruzione di ciò che è Vero, Bello e Giusto, ma per davvero.

 

Aura Dei Platani

L’ha pagata cara ma ha salvato la dignità | Povia, il menestrello del nuovo contrordine mondiale

“Se le voci fuori dal coro sono anche intonate: Povia. Segnaliamo un ottimo articolo a firma di Tommaso Pinazzi, pubblicato dal sito cronacapopolare.it. Ogni tanto una boccata d’aria, giunge da luoghi inconsueti. 

  
Ormai siamo abituati ad accendere le televisioni per farci raccontare sempre e solo la stessa favoletta, adeguata al pensiero unico, dai soliti personaggi, che siano politici o personaggi pubblici. Le uniche voci fuori dal coro vengono fucilate in pubblica piazza, spesso e volentieri piazza RAI, per impedire il divulgarsi di opinioni diverse dal politicamente corretto. E così tutti i giorni cercano di iniettarci un “siero” per unificarci al loro pensiero. E inizialmente ho parlato di televisioni ma, il politically correct, ormai viene servito in mille modi: radio, social network, quotidiani e chi più ne ha più ne metta!
poviaFa piacere vedere che, ancora, qualcuno cerca in tutti i modi di dire basta, informandosi ed informando. Non dobbiamo cercare santoni, basta guardarsi intorno e, tra i volti noti, troviamo anche quello di Giuseppe Povia (si esatto, quello de “I bambini fanno oooh”). Seguendo i suoi ultimi lavori possiamo vedere come si sia lanciato in un progetto musicale, completamente indipendente, molto diverso dai soliti album a cui siamo abituati. Un vero e proprio album sociale!

Povia sa bene che si mette, così, contro tutta la scena musicale e il mondo delle case discografiche ma, evidentemente, non tutti hanno un costo e, lui, dimostra di VALERE. Il suo nuovo cd, “NuovoContrordineMondiale”, non sarà acquistabile nei negozi o nei portali digitali, è possibile ordinarlo scrivendo al suo ufficio stampa e, sempre tramite questo, promuoverlo organizzando una serata a solo rimborso spese.

Andando oltre all’aspetto musicale, continuando però ad elogiarlo per questo, possiamo notare come, il cantante milanese, si sia avvicinato anche ad ambienti economici e storici. Nelle ultime settimane ha più volte parlato del meridione, ponendo l’accento sulle ricchezze di cui, il Sud, poteva vantare prima dell’Unità d’Italia. Dal punto di vista economico, Povia, si è avvicinato ed appassionato ad un progetto portato avanti da alcuni ragazzi, italiani, e che pian piano raccoglie sempre più adesioni: il “MEMMT”, ossia, Mosler Economic Modern Money Theory. Intervistato dalle Iene davanti al tribunale in cui si tenevano le udienze per il processo di Mafia Capitale, e per questo ha subito anche accuse del tipo “ti stai facendo pubblicità”, ha nominato questa teoria che sta, da qualche tempo, seguendo e poi, con qualche rima del suo brano “Chi comanda il mondo” ha lanciato l’ennesima accusa all’Unione Europea.

Una carriera molto diversa da quelle a cui siamo abituati. Probabilmente cambiata dopo Sanremo 2009, dove aveva cantato “Luca era gay”, sollevando polemiche a non finire. E da lì, pian piano, è sparito dai circuiti radio-televisivi, senza che nessuno dicesse nulla. Nonostante mille difficoltà, adesso, si prende la sua rivincita, pubblicando il suo nuovo cd, pronto il 20 febbraio.

Il caso di Povia deve, però, far pensare: far pensare chi ha la testa per farlo. Infatti non tutti riconoscono i suoi sforzi e lui, con la simpatia che lo contraddistingue, ci scherza su e definisce quelli che gli danno contro “bimbiminkia”. Ecco, io vorrei che, chi non si ritenesse uno di loro, iniziasse a ragionare sulla situazione che stanno creando in Italia, dove tutto è schierato a favore del politicamente corretto e del pensiero unico, dove le voci fuori dal coro sono costrette a lottare e a scavalcare mille ostacoli, solo per potere esprimere la propria opinione. Io sarò sempre dalla parte di queste voci fuori dal coro e se, queste, sono pure intonate e forti, possiamo stare tranquilli che prima o poi emergeranno, com’è giusto che sia!

“La musica può arrivare nell’essenziale, dove non arrivano le parole da sole” 

Tommaso Pinazzi

Link al sito: http://www.cronacapopolare.it/2016/01/17/se-le-voci-fuori-dal-coro-sono-anche-intonate-ecco-povia/

Di “gay”, presepi, segnali e marchi | È guerra di religione

  
Gesù bambino figlio di una coppia gay e i Magi che donano preservativi ai passanti …ancora una volta!
Dopo il crocefisso nel piscio a Lucca, la profanazione di Ostie da parte di un “artista” spagnolo, le incularelle di Venerdì Santo al Cassero di Bologna e 1000 altri esempi.
E tuttavia, adesso, non ha alcuna importanza chiedersi cosa possa passare per la mente di chi compie tali azioni; piuttosto, chi ha “l’intelletto sano” dovrebbe domandarsi come mai certi atti (intendo quelli di una blasfemia così grottesca, gratuita e al tempo demenziale) si ripetano ormai ossessivamente, meccanicamente, fin quasi alla noia! 

Perché quando un fenomeno del genere diventa VIRALE, (ossia contagia le coscienze al di la della consapevolezza dei singoli), esso è in realtà un SEGNO: evidenzia lo “Stato di Spirito di un’epoca” e il suo MARCHIO di fabbrica. 

Gianluca Marletta

(ANSA) – TORINO, 12 DIC – Matteo Salvini e Carlo Giovanardi a impersonare asinello e bue con accanto un Roberto Cota ‘pecorella’ a vegliare su un Bambinello di colore sotto lo sguardo ‘amorevole’ di due Giuseppe. È la versione anti-Lega del presepe vivente organizzato oggi in occasione di un comizio a Torino del leader del Carroccio. L’iniziativa è di alcuni collettivi studenteschi e Arcigay. Tra i doni dei Re Magi anche preservativi. “Tradizioni per tutti, Salvini per nessuno”, lo striscione retto dagli angioletti.

La furia antiomofoba colpisce i pandori

Una pubblicità imbecille della melegatti (utilizza Vangelo e sesso), diviene oggetto dell’assalto antiomofobo e l’azienda batte in ritirata. Ormai il sistema dei consumi è ostaggio delle minacce di massa della lobby omosessualista. Siamo al redde rationem per le schiere omosessualiste e le aziende ci giocano sopra. Occorre tenere le antenne dritte. 

  
Da “Il Fatto”

 “Ama il tuo prossimo come te stesso… basta che sia figo e dell’altro sesso”. Lo slogan è apparso su un post pubblicitario della Melegatti ed è diventato immediatamente virale. Scoppia la polemica che innesca migliaia di proteste su Twitter e Facebook: “Omofobi!”, accusano gli utenti. Altri, invece, si limitano a notare i cornetti “photoshoppati male” tra le mani delle due persone ritratte. Ma il grande interrogativo che si nasconde dietro alle accuse è uno solo: “Chi è il vostro Social Media Manager? In 121 anni di attività, di comunicazione non ne avete capito proprio nulla…”.

Santa Marinella – APZ contro ideologia gender e suggestioni paramatrimonialigay

Omosessualismo pret-a-porter | Con la scusa della lagna sui paramatrimonigay, intendono in realtà inserire temi “dell’educazione sentimentale all’interno dei programmi scolastici” e “presentare i quattro progetti, approvati e finanziati il mese scorso, per la creazione di laboratori nelle scuole, che hanno l’obiettivo di combattere le forme di discriminazione e di pregiudizio”….. NON PREVALEBUNT

In occasione dell’iniziativa  organizzata da SEL che si terrà domani a Santa Marinella volta a forzare la mano dell’amministrazione locale sulle cosiddette  “unioni civili”, Azione Punto Zero mette in guardia i cittadini su un evento, volto ad equiparare le unioni tra persone dello stesso sesso con il patto coniugale tra un uomo e una donna, e la sua capacità di assunzione di responsabilità verso il coniuge, verso i figli, verso il bene comune e verso la comunità nel suo complesso.

La Famiglia è la prima cellula vitale della Civiltà, dove tutte le nuove vite hanno la possibilità di ricevere la loro prima formazione. Essa costituisce l’unico spazio in cui l’uomo e la donna hanno la possibilità di realizzarsi nei loro ruoli naturali. Alterare questa realtà attraverso la diffusione e l’imposizione di visioni distorte della Famiglia, significa minare i cardini fondamentali della Civiltà, corrompere irrimediabilmente la natura stessa dell’uomo e della donna, asservendoli all’arbitrio della propria volontà e delle proprie pulsioni. Se per i progressisti e i “difensori dei diritti delle minoranze” questo rappresenta un importante passo avanti della società, per noi non è altro che un ennesimo, grave segno del tracollo morale e spirituale nel quale siamo immersi”.

Per noi la famiglia è nucleo organico, comunità eroica che evoca l’idea più vasta rappresentata dalla comunità nazionale nello Stato. Per essa ci batteremo fino in fondo, contro ogni suggestione modernista e omosessualista, frutto di una idea di diritti basata su capricci anziché come riflessi di doveri verso Dio, lo Stato e la comunità.

Il Direttivo di Azione Punto Zero 

 

Unioni civili: il Comitato della Famiglia e l’Opposizione occupano il Municipio Roma XIII

Il Comitato della Famiglia stamani ha partecipato all’occupazione simbolica dell’aula consiliare del Municipio Roma XIII (Aurelio) organizzata dai consiglieri d’opposizione.

 «Le ragioni della nostra partecipazione alla protesta – spiega il Comitato in una nota – risiedono nella ferma volontà di opporci con ogni mezzo e in ogni contesto all’istituzione dei registri delle unioni civili e, a tale scopo, non escludiamo la collaborazione con alcun soggetto politico e/o associativo che condivida il nostro fine». 

 «A nostro avviso  – si legge nella nota –  la promozione di provvedimenti manifestamente superflui, come quello sulle unioni civili, è solamente un tentativo maldestro di nascondere l’incapacità di amministrare la città e di dare ai cittadini le risposte che meritano». 

«Inoltre – ribadisce il Comitato – le ricadute negative di questo sistema di sviamento dell’attenzione pubblica dai problemi realmente percepiti a quelli ‘creati a tavolino’ va principalmente a discapito della Famiglia, ovvero dell’istituzione cardine della società civile, per la quale il nostro Comitato intende battersi senza risparmio di energie». 

Roma, 08/07/2014

Comitato della Famiglia: “Il DDL Scalfarotto mira a imbavagliare le voci in dissenso”

comitato della famiglia“In Italia siamo assediati dall’omofobia e da codici di intolleranza”. Queste le parole di Nichi Vendola, Presidente della Regione Puglia, presente al gay pride di Roma dello scorso 7 giugno.

Dopo pochi giorni però una pubblicità di una nota marca di prodotti surgelati diffonde uno spot pubblicitario “gay-friendly”: https://www.youtube.com/watch?v=F0lmkKvNwc8, alla faccia dell’assedio omofobico in cui si troverebbe il nostro paese.

È evidente il tentativo di alcuni esponenti politici di creare un allarmismo generale facendo passare l’omofobia come una sorta di “emergenza nazionale”, cosa che nel nostro paese semplicemente non esiste. Questo con l’obiettivo di far approvare leggi, come il DDL Scalfarotto in materia di omofobia e transfobia, che mirano a criminalizzare e ad imbavagliare le voci in dissenso ad un modello alternativo di famiglia che è ben lontano dal sentire comune della nostra società.

Basta demagogia, Prima la Famiglia!

Comitato della Famiglia

Comitato della Famiglia: “Facebook fa da megafono alla propaganda LGBT”

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Riportiamo il comunicato del Comitato della Famiglia, comitato al quale ha aderito anche il Centro Studi Aurhelio, volto a segnalare la complicità del colosso Facebook nella propaganda LGBT.

Ci dispiace constatare che anche Facebook, con i nuovi adesivi “rainbow”, si presti a fare da megafono alla propaganda LGBT con l’intento di offrire alle nuove generazioni una proiezione di tipo lobbistico della famiglia, che è ben lontana dal sentire comune della nostra società.
No all’ideologia del gender, difendi la Famiglia!

Comitato della Famiglia

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Chi ha paura delle Sentinelle in Piedi?

Dopo la pubblicazione del post sui fatti di Lecce ci sono giunte segnalazioni di situazioni analoghe su tutto il territorio nazionale, a volte con provocazioni anche molto pesanti. Ci domandiamo perché dà tanto fastidio chi in silenzio, senza striscioni, senza slogan, senza provocare,  legge un libro in piedi in strada? Chi ha paura delle Sentinelle? Chi vuole impedire alle Sentinelle in Piedi di vegliare?
Chiunque sia sappia che il silenzio non si può spegnere! 

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90 veglie in soli 10 mesi, migliaia di persone nelle piazze, centinaia di incontri sul territorio e almeno 12 veglie previste per il mese di giugno. Cresce senza sosta la rete delle Sentinelle in Piedi che da Nord a Sud vegliano in silenzio per chiedere la tutela della libertà di espressione messa in discussione dal Ddl Scalfarotto, già approvato dalla Camera e ora al vaglio del Senato, e cresce anche l’ondata di contestazioni minacciose di chi vuole zittire le coscienze.

I primi pesanti episodi si sono registrati lo scorso autunno, a Bergamo, quando gruppi attivisti Lgbt insieme ai centri sociali non si sono limitati a insultare le sentinelle ma hanno anche lanciato dei fumogeni alle persone che vegliavano immobili e silenziose, poi è stata la volta di Trento dove 200 contestatori si sono infilati tra le fila delle Sentinelle in Piedi provocandole, insultandole e minacciandole con cani di grossa taglia, in una vera e propria contro-manifestazione organizzata. Non è andata meglio a Perugia il 29 marzo e a Verona, dove per tutta la durata della veglia i contestatori, anche in questo caso organizzati, hanno coperto di insulti le Sentinelle in Piedi. Poi è stata la volta di Siena, dove durante la prima veglia dello scorso 20 giugno c’è stata molta tensione perché un gruppo di contestatori attivisti Lgbt si è infilato nello schieramento delle sentinelle in modo provocatorio. Infine, ultimo in ordine di tempo ed altrettanto grave, il caso di Lecce, sabato scorso. Anche in questo caso una vera e propria contro manifestazione era stata organizzata per disturbare e impedire la veglia silenziosa delle Sentinelle in Piedi con insulti, scherni e disturbi di ogni genere.b

Come abbiamo detto e ripetuto più volte questi episodi non fanno che confermare quello che andiamo denunciando da mesi: se infatti oggi si viene accusati di omofobia e pesantemente contestati solo stando in silenzio, cosa accadrà domani se la legge dovesse essere approvata?

Non solo. Questi episodi non sono che il risultato del grande inganno che questa legge alimenta: la presunta contrapposizione tra omosessuali ed eterosessuali. Una contrapposizione che non esiste. Le Sentinelle in Piedi si rifiutano di incasellare le persone in base all’orientamento sessuale, poiché non è questo aspetto a costituire l’integrità della persona. Dietro la rivendicazione di presunti diritti negati, le lobby Lgbt si arrogano il diritto di parlare a nome di tutte le persone omosessuali o transessuali, senza considerare che tra queste c’è chi è del tutto contrario alla pretesa di diritti declinati in base all’inclinazione sessuale.

Vorremmo poi rimarcare un fatto: in questi episodi di grande tensione le Sentinelle in Piedi non hanno mai reagito alle provocazioni, agli insulti, alle aggressioni, questo perché noi non scendiamo in piazza per odio verso qualcuno, bensì per amore verso tutti e per amore della verità, per questo sappiamo che chi ci contesta, anche con una violenza inaccettabile, non è altro che una vittima di questo sistema che ci vuole tutti asserviti al pensiero unico. A loro diciamo: aprite gli occhi. Se fossimo davvero “omofobi” nell’accezione che voi date a questo termine, ci sarebbero omosessuali e gay a vegliare con noi?

Non possiamo poi evidenziare con una certa dose di inquietudine l’atteggiamento delle forze dell’ordine in alcune città. A Trento, a Siena, a Perugia e a Lecce nessuno ha impedito ai contestatori di avvicinarsi alle Sentinelle in Piedi fino e di minacciarle molto da vicino. Questo crea sconcerto. Noi organizziamo le nostre veglie comunicando con largo anticipo agli organi competenti le modalità e i tempi della nostra mobilitazione, e la legge dovrebbe garantire il normale svolgimento della stessa, invece in più di un caso non è stato così. Ci chiediamo cosa sarebbe successo se, per esempio, qualcuno avesse disturbato o interrotto una manifestazione a favore della legge sull’omofobia? Come avrebbero reagito le forze dell’ordine?E l’opinione pubblica?

Sempre a livello istituzionale poi, siamo rimasti sconcertati nell’apprendere che il Sindaco di Siena, Bruno Valentini, dietro sollecitazione del consigliere del Pd Katia Leolini, ha annunciato che intende procedere ad una revisione del regolamento comunale per evitare che in futuro le Sentinelle in Piedi possano nuovamente vegliare in Piazza del Campo. Secondo il consigliere Leolini ( qui il linkdella seduta, al minuto 1:52:30) la veglia delle Sentinelle in Piedi avrebbe “espresso contenuti di natura politica e ideologica, in particolare contro i matrimoni gay”. In realtà la nostra è una mobilitazione contro il ddl Scalfarotto, ovvero la cosiddetta legge “sull’omofobia”, un testo che viene presentato come necessario per proteggere persone con tendenze omosessuali da atti di violenza e aggressione e nulla avrebbe a che vedere con i matrimoni gay. Quanto dichiarato dalla Leolini mette invece in luce la verità che noi andiamo denunciando da tempo: che questo provvedimento non è fatto per proteggere le persone da aggressioni o violenze, per questo basta già il nostro ordinamento giuridico, e bensì ha, questo sì, un impianto fortemente ideologico in quanto punta a fare da apripista ai matrimoni gay. La Leolini con le sue parole dunque conferma da un lato che il ddl in questione è del tutto strumentale e dall’altro evidenzia che esprimere parere contrario ad una legge non è più un’opinione bensì un atto “politico e ideologico” da delegittimare prima e proibire poi. Probabilmente questa opinione ci varrà una denuncia e una condanna se questa legge dovesse passare. Il testo infatti, non ci stancheremo mai di ripeterlo, non spiega cosa si intenda per omofobia e dunque anche le opinioni potrebbero diventare reato.

Anche in questo caso dunque ribadiamo quanto sia necessaria e urgente la nostra azione di veglia, che non si ferma di fronte alle contestazioni anche violente, e nemmeno alle ingiustizie di chi legifera. La libertà d’espressione è troppo preziosa per non scendere in piazza.

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I prossimi appuntamenti

  • Sabato 7 giugno a Perugia in Piazza IV novembre alle 16.00

  • Sabato 7 giugno a Piacenza in Piazza Cavalli alle 17.30

  • Domenica 8 giugno a Varese in Piazza Monte Grappa alle 17.30

  • Venerdì 13 giugno a Trento in Piazza Battisti alle 18.00

  • Venerdì 13 giugno a Messina in Piazza Cairolo alle 18:00

  • Sabato 14 giugno a Parma in Piazza Garibaldi alle 11.00

  • Sabato 14 giugno a Busto Arsizio in Piazza S. Maria alle 17.30

  • Sabato 14 giugno a Brescia in Piazza Vittoria alle 17.30

  • Sabato 14 giugno a Catania in Piazza Università alle

  • Domenica 15 giugno a Verona in Piazza dei Signori alle 17.30

  • Domenica 15 giugno a Cremona in Piazza Duomo alle 21.00

  • Sabato 21 giugno a Modena in Piazza Grande alle 18.00

Su facebookSentinelle in piedi

info@sentinelleinpiedi.it

 

Fonte: costanzamiriano.com

Boicottaggio e provocazioni per le Sentinelle in Piedi di Lecce

Sentinelle in piedi ha organizzato per sabato 31 maggio alle 19 a Lecce, nel piazzale antistante il Palazzo dei Celestini, una veglia silenziosa, sulla scia di altre svolte in tante città italiane, per richiamare l’attenzione sul carattere liberticida del “d.d.l. Scalfarotto”. Già dall’inizio erano presenti circa 150 persone, in larga parte giovani e famiglie, che – come è d’uso –, dopo una breve introduzione della portavoce, sono rimasti in piedi per un’ora a distanza di circa un metro l’una dall’altra intente a leggere un libro, fino alla conclusione, altrettanto breve, della portavoce. La manifestazione è stata comunicata, come per legge, alla Questura il 23 aprile e il 6 maggio, mentre il 28 maggio le organizzatrici hanno chiesto, sempre alla Questura, impegno per garantirne lo svolgimento pacifico.

Fin dall’avvio un gruppo di oltre cinquanta attivisti di associazioni LGBT, intervenuti anche da fuori città, in modo preordinato e coordinato, hanno scatenato una gazzarra che è durata per tutta la veglia: con urla e slogan ritmati hanno impedito che si ascoltassero le comunicazioni all’inizio e alla fine; hanno molestato i singoli “veglianti” mettendosi di volta in volta in 6-7 attorno a ciascuno di essi e dileggiandoli; hanno esposto striscioni arcobaleno e palloncini, facendoli passare sulla testa dei “veglianti”; hanno letto ad alta voce alcuni dei titoli dei libri portati dai veglianti, prendendoli in giro.agnello a Lecce

Come Sentinelle in piedi, ringraziamo gli attivisti LGBT per quanto hanno fatto ieri sera a Lecce: hanno confermato nel modo più evidente il loro tratto intollerante e intimidatorio, in linea col carattere liberticida del d.d.l. Scalfarotto. Quest’ultimo manderà in carcere chiunque sostiene che un bambino cresce meglio con un madre e una padre; i sostenitori del d.d.l. lo applicano prima che sia approvato, impedendo perfino una manifestazione silenziosa contro di esso.

Ringraziamo la Questura di Lecce: la mancata tutela del diritto di manifestare pacificamente, nonostante fossero state rispettate tutte le regole per esercitarlo, ha permesso agli attivisti LGBT di mostrarsi per quello che sono.

Ringraziamo infine – questa volta veramente e di cuore – tutti coloro che, partecipando alla veglia, hanno avuto la pazienza e la forza di non raccogliere nessuna provocazione. Quando in futuro a Lecce ci saranno manifestazioni LGBT, siamo certi che la Questura ne garantirà nel modo più adeguato lo svolgimento senza disturbi, come è giusto che sia. Nel confronto con quanto lasciato accadere ieri, sarà l’ennesima prova che la discriminazione c’è, ma in danno delle ragioni della famiglia.

Lecce, 1 giugno 2014

   Sentinelle in Piedi – Lecce                                                                                                            www.sentinelleinpiedi.it

lecce@sentinelleinpiedi.it

Chi finanzia le lobby-gay e l’ideologia gender?

10364087_10201986650168222_9053552732892093470_nProviamo a fare i “conti in tasca” ad una delle più potenti lobby di pressione esistenti al mondo!
Dalla Goldman Sachs a George Soros, da JPMorgan alla Rockefeller Foudation, ecco i nomi di alcuni poteri finanziari che vogliono “GENDERIZZARE IL MONDO”.
Ma la vera domanda da porsi sarebbe: perché lo fanno?

Da: E.Perucchietti/G.Marletta, UNISEX. LA CREAZIONE DELL’UOMO SENZA IDENTITA’, Ed. Arianna, pp. 25-27

LE GRANDE OLIGARCHIE ECONOMICHE A SOSTEGNO DELL’IDEOLOGIA GENDER
Uno dei segnali evidenti dell’appoggio dei Poteri Forti occidentali all’Ideologia di Genere e ai movimenti omosessualisti, viene dal sostegno economico “a fondo perduto” che una gran parte delle grandi oligarchie economiche effonde a beneficio di tali cause.
Di recente, ha fatto scalpore negli Stati Uniti l’atteggiamento tenuto da alcune grandi fondazioni bancarie come Goldman Sachs e JP Morgan – istituzioni solitamente molto attente a non schierarsi in pubblico su qualsivoglia questione – che hanno pubblicamente “brindato” alla recente decisione della Corte Suprema USA favorevole alla legalizzazione dei matrimoni gay:

«Nel giorno in cui la Corte Suprema ha definito incostituzionale il Defense of Marriage Act – che definisce matrimonio solo quello tra un uomo e una donna riconoscendo ai coniugi gay gli stessi benefici federali di cui hanno goduto solo mogli e mariti nel senso tradizionale del termine – il numero uno di Jp Morgan ha lodato la decisione odierna. “È una cosa buona per la nostra società e per i clienti ma soprattutto e’ la cosa giusta da fare”, ha dichiarato in una nota Jamie Dimon. “I diritti di tutte le persone sono importanti e devono essere protetti”, ha aggiunto. Goldam Sachs gli ha fatto eco: “L’uguaglianza nel matrimonio riduce gli oneri e le sfide a carico dei dipendenti e porterà alla costituzione di attività imprenditoriali di successo e a un’economia americana forte”»[1].

Ritenendo improbabile che i maggiori hedge funds del mondo si schierino platealmente a fianco della “causa gay” per ragioni puramente “filantropiche” – specie in un’epoca di devastante crisi economica in cui, con tutta evidenza, le priorità “umanitarie” sembrerebbero essere ben altre – c’è chi ha ipotizzato una motivazione meramente finanziaria per questo atteggiamento: le oligarchie economiche, in sostanza, ipotizzerebbero che i “matrimoni gay” potrebbero smuovere positivamente la stagnante economia occidentale generando un giro d’affari considerevole.
Tuttavia, pur non escludendola del tutto, l’ipotesi economicistica non sembra rendere ragione di un tale e inedito sostegno pubblico, se solo si pensa a come il “matrimonio gay” sia una questione ritenuta marginale anche dalla maggior parte degli omosessuali.
In effetti – denunciano i critici –

«il diritto ad adottare e sposarsi dei gay riguarda probabilmente meno di 1/10 della popolazione gay (la stragrande maggioranza dei gay non si sogna di sposarsi e di adottare) la quale a sua volta è circa il 3% della popolazione, quindi questo problema riguarda alla fine circa (1/10 X 3% =) al massimo lo 0.3% della popolazione. […] Qui hai un problema che NON INTERESSA AL 99.7% DELLA POPOLAZIONE americana e che anche a quel 0.3% della popolazione costituito da gay che vogliono sposarsi non cambia quasi niente. È difficile immaginare una questione meno rilevante per la popolazione americana, è difficile pensare a qualcosa di più futile come problema sociale»[2].

Anche ipotizzando che le stime siano state sbagliate per difetto e che la percentuale della comunità gay favorevole e attiva nella promozione del matrimonio e adozioni sia ben maggiore, rimarrebbe comunque, stando alle statistiche, nettamente inferiore a quello che i media intendono invece diffondere.
Nonostante ciò, il sostegno delle oligarchie finanziarie ed economiche alla “causa gay” sembra essere una costante da anni, a dispetto d’ogni apparente convenienza economica.
Nei soli Stati Uniti, (dati del 2008[3]), le organizzazioni omosessualiste possono vantare i loro principali paladini nella persona del miliardario e mondialista George Soros – lo stesso che ha finanziato le “primavere arabe” e le rivoluzioni filo-occidentali e anti-russe in alcuni paesi dell’est – attraverso l’Open Society Institute (150 mila dollari annui), la MacArthur Foundation (600 mila dollari), e la fondazione della casa automobilistica Ford (1.200.000 dollari). Meritano un cenno anche il Goldman Fund di San Francisco (che nel 2000 ha devoluto ben due milioni di dollari alle organizzazioni gay), la Rockefeller Foundation (con circa 60.000 dollari annui), oltre a innumerevoli altri “torrenti” di decine di migliaia di dollari che giungono con regolarità da gruppi come Kodak, Hewlett-Packard, American Airlines, Apple, AT&T, BP, Chevron, Citigroup, Credit Suisse First Boston, Daimler Chrysler, Dell, Deutsche Bank, Ernst & Young, Estee Lauder, Intel, Ibm, J.P. Morgan Chase & Co, Johnson & Johnson, Levi Strauss & Co, Merril Lynch, MetLife, Microsoft, Nike, Pepsi, Toyota, Ubs, Xerox e, soprattutto, Motorola, oltre alla Fondazione Playboy (che da decenni finanzia le organizzazioni gay).
Sempre George Soros, insieme ad altri miliardari come Jeff Bezos di Amazon o Bill Gates, ha recentemente donato milioni di dollari ai comitati pro-matrimoni gay negli Stati Uniti, arrivando persino ad “ungere” di dollari molti deputati del Partito Repubblicano[4] (il cui elettorato è, al 90% contrario ai matrimoni-gay) pur di ottenerne il consenso.
Un tale sostegno finanziario a fondo perduto, pertanto, non può non suscitare la domanda su quali siano le vere ragioni di una tale mobilitazione, che avviene peraltro in contemporanea con una sovraesposizione senza precedenti dei maggiori leader politici e delle più rappresentative istituzioni dell’Occidente.

[1 http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Economia/Usa-Morgan-Goldman-Sachs-brindano-nozze-gay/26-06-2013/1-A_007275050.shtml, archiviato il 26 Giugno del 2013.

[2]http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=12012, archiviato il 27 Giugno 2013.

[3]http://secondonatura.blogspot.it/2008/09/chi-c-dietro-la-lobby-omosessuale.html, archiviato il 24 Settembre 2008.

[4]http://www.policymic.com/articles/12045/hedge-fund-gop-billionaires-and-the-people-you-did-not-expect-to-champion-gay-marriage, archiviato a Luglio 2012; http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=print&sid=12012,