I cattolici grillini sono serviti | Gianfranco Amato


 7 aprile 2017 

 Gianfranco Amato
Quale fosse il nuovo corso dell’amministrazione comunale di Torino con la “sindaca” grillina Chiara Appendino lo si era capito subito. Fu proprio lei, infatti, a vantarsi di aver assunto, quale prima decisione simbolica, quella di declinare la parola famiglia al plurale. In tutti gli atti della città, compresa l’iscrizione all’asilo nido, il sindaco di Torino ha imposto di parlare di “famiglie” in modo da racchiudere in questo concetto qualunque tipo di unione: dalle coppie omosessuali alle unioni civili. E non è un caso che la guida del neo assessorato alle Famiglie sia stata affidata a Marco Alessandro Giusta, ex presidente di Arcigay, il quale se ne uscì, appena nominato, con questa dichiarazione: «Il passaggio dal concetto di famiglia a quello plurale di famiglie negli atti dell’amministrazione non è solo una questione nominalistica, ma un cambio di approccio che consiste nel dare un nome alle cose, a quelle realtà che già esistono e che non trovano un riconoscimento nemmeno nel linguaggio».

Ma il nuovo corso dell’amministrazione torinese a 5 stelle non si è fermato alla rivoluzione grammaticale del termine famiglia.

L’Appendino è andata avanti in maniera tranchant contro tutto ciò che ha il minimo sentore di cattolico e odora d’incenso.

Ora, infatti, è toccata anche alle scuole paritarie. Chiara ha deciso di tagliare del venticinque per cento i contributi previsti proprio per quelle scuole. Un vero e proprio colpo che rischia di compromettere definitivamente la già precaria situazione di quella realtà educativa, e che ha fatto dire all’Arcivescovo di Torino di essere «sorpreso e amareggiato». Ora, con tutto rispetto per Sua Eccellenza, che sia amareggiato lo si può comprendere, ma sulla sua sorpresa ci permettiamo di nutrire qualche perplessità.

Tutti sapevano, infatti, prima di votare, che Federica Patti, assessore all’Istruzione, fosse sostenuta dalla lobby anticlericale che intendeva affossare le scuole materne paritarie. Come ha spiegato bene il consigliere d’opposizione Silvio Magliano in un’intervista rilasciata a “Tempi” il 21 luglio 2016, nel programma elettorale dell’Appendino non è stata prevista neppure una benché minima citazione delle cinquantasei scuole paritarie, proprio per l’espressa opposizione di Federica Patti da sempre contraria a riconoscere l’importanza di quelle scuole. Un’opposizione sostanzialmente ideologica, promessa prima delle elezioni e mantenuta dopo la vittoria. Che la questione di bilancio, poi, sia meramente pretestuosa lo dimostra il fatto che i tagli non hanno minimamente scalfito altre spese decisamente più superflue, come quelle relative alle auto blu degli assessori. Lì non si è risparmiato neppure un euro. Anche su quest’ultimo punto qualcuno ha giustamente ricordato gli slogan demagogici di Luigi Di Maio e gli altri grillini sui tagli alle spese della cosiddetta “casta”, che evidentemente non valgono più quando ad entrare nella casta sono proprio loro.


Pure sulla famiglia Chiara lo era stata di nome e di fatto. Nel programma presentato in campagna elettorale, infatti, l’Appendino aveva messo nero su bianco l’impegno a modificare lo Statuto della Città per introdurre il riconoscimento formale del concetto di “famiglia omogenitoriale”, una mossa che ha portato, tra l’altro alla dicitura “Genitore 1” e “Genitore 2” sui moduli scolastici e sugli altri atti che riguardano le famiglie con figli.

Anche questo lo sapevano tutti prima di votare. Persino quei cattolici, parroci compresi, che hanno votato convintamente per il MoVimento 5 Stelle. Magari con la buona intenzione di punire Renzi.

Bene ora questi cattolici, parroci compresi, sono serviti!

Povera città di don Bosco. Ma, del resto non ci si deve meravigliare che questo sia accaduto proprio a Torino. Vittorio Messori nel suo libro “Il Mistero di Torino”, ha scritto che durante la visita di San Giovanni Paolo II alla Città della Mole, nel 1988, lo stesso Papa proferì queste parole: «La città di Torino era per me un enigma. Ma, dalla Storia della Salvezza, sappiamo che là dove ci sono i Santi entra anche un altro che non si presenta con il suo nome. Si chiama il Principe di questo mondo, il Demonio». A Torino questo Principe è di casa. E a volte ama pure travestirsi con un grembiulino e tenere in mano un compasso.


Sempre durante quella famosa visita, e precisamente il 4 settembre 1988, in Piazza Santa Maria Ausiliatrice il Papa Santo invitò Torino a convertirsi.

Beh, dopo ventinove anni, pare proprio che quell’invito, purtroppo, sia caduto nel vuoto.

Preghiamo per Torino e per i torinesi.

Gianfranco Amato

Il capolinea della libertà e l’inizio della reazione. E non è solo antipolitica | Costanza Miriano


Hanno una strana idea di libertà, in Francia, dunque. Fare vignette in cui le tre Persone della Trinità hanno rapporti sodomitici è libertà espressiva, anzi è creatività e umorismo, e nessuno deve sentirsi offeso. Dire a una donna che si è pronti ad aiutarla affinché, se se la sente, faccia nascere suo figlio è un reato, punibile col carcere fino a due anni.

L’altro ieri è dunque passato anche al Senato francese, seppur modificato, il testo della legge che metterà il bavaglio a tutti i mezzi di comunicazione, compresi i siti internet, che cercano di salvare qualche donna e qualche bambino dalla carneficina quotidiana. Contro il genocidio censurato e finanziato dallo stato un manipolo di volenterosi oppone, si badi bene, non una azione o una resistenza attiva, ma semplicemente, mitemente, parole, consigli, offerta di aiuto pratico, informazioni. Tutte le donne che conosco, se sono passate attraverso il dolore dell’aborto, dicono di non essersi rese conto di quello che stavano facendo, tutte, dopo, dicono con strazio “magari qualcuno mi avesse fermata”. Ecco, da oggi i prolife francesi non potranno più provarci, a fermarle.

Non potranno più fare nulla: imbavagliati, a meno che non vogliano pagare ventimila euro di multa ed essere arrestati. E sia chiaro che non vanno in giro a giudicare, non minano la libertà sessuale di nessuno, e chi gliela tocca per carità (pare che alle analisi biochimiche l’acqua della Senna sia risultata infestata di ormoni anticoncezionali), non accusano. Semplicemente aprono luoghi di incontro, centri, siti web a cui chi ha bisogno di un aiuto nel momento della decisione possa, spontaneamente, rivolgersi. E così tutta la libertà strappata a qualsiasi controllo, a grandi passi, dall’illuminismo a oggi, passando per il vietato vietare sessantottino, ha fatto il giro, ed è diventata dittatura. Sei libero, ma di pensare quello che dicono loro. La polizia del pensiero oggi è realtà.

Trovo inquietanti tutte le limitazioni della libertà di espressione, e trovo un incubo che le si possa punire col carcere. Il mondo è grande, la rete è enorme, c’è posto per tutte le idee. Uno, semplicemente, non compra Charlie Hebdo. Uno non va su quella pagina irritante. Magari blocca sulla propria il commentatore molesto. Ognuno che lo desideri può avere la sua pagina, e ne faccia ciò che vuole, visto che le leggi sulla diffamazione e sulla tutela dell’immagine già ci sono. Ma per quanto riguarda le idee, per carità, che tutti siano liberi di pensare e di esprimersi come vogliono.

Il fatto è che il mondo senza Verità è terrorizzato da tutto, cerca di costruirne una in laboratorio, che però purtroppo non è reale, che non è vera. E così si censura persino un progressista come Mark Twain perché usa la parola negro, come se nell’800 ce ne potesse essere un’altra per parlare degli schiavi di origine africana. E così si dice diversamente abili, o non udenti, pensando che con le parole sterilizzate il mondo sia un posto meno doloroso. Noi cristiani invece non abbiamo paura delle parole, perché abbiamo un fondamento certo. Non abbiamo paura del male perché sappiamo che il cuore di ogni uomo è capace di male, anzi, da solo non è capace di bene, e non serve rieducarlo con programmi studiati dall’OMS. Il cuore dell’uomo è un mistero, ed è inutile imporgli le parole giuste. Uno solo è buono, sulla terra, ed è Cristo. Per questo noi cristiani siamo gli unici uomini liberi, perché sappiamo che la Verità non è un codice, un protocollo espressivo, un programma scolastico contro i cattivi sentimenti.

La Verità è una persona, Cristo, e ciò che guarisce prima i nostri cuori e poi anche le nostre parole è un incontro con questa persona. Tanto più è vivo e alimentato questo incontro, tanto più è nitida e chiara la nostra percezione della Verità, che è lui. Tanto più siamo saldi nella Verità, tanto più siamo dialoganti, perché, attaccati al nostro tutto, l’incontro con una qualsiasi creatura limitata non ci turba in nessun modo. Sono gli altri, quelli che stanno nella palude del soggettivismo, dell’individualismo, del trionfo dell’emozione che hanno paura dei punti fermi. Una cristiana, per esempio, può anche sopravvivere al pensiero di avere ucciso suo figlio, può perdonarsi, perché la perdona un altro, può amarsi perché amata da un altro. Può ripartire, a condizione che qualcuno le dica la verità. Ma per una donna che non ha fatto l’incontro, è intollerabile che qualcuno le dica che ha ucciso suo figlio. Meglio rimanere nella bugia (ho esercitato il mio diritto all’autodeterminazione e ora sto serena).

Così in Francia la legge contro la libertà va avanti di fretta. Hollande non si ricandiderà, e il suo partito tenta un’operazione di immagine. Passato il testo il governo, socialista, potrebbe forzare la mano per farlo approvare, e saltare il nuovo passaggio all’Assemblea nazionale: pare voglia farne un uso ideologico nella prossima campagna elettorale, ormai imminente. Chiudendo i siti prolife la gauche au cachemire pensa di riuscire a far credere di essere dalla parte dei diritti. Eppure tutti i difensori dei cosiddetti diritti civili stanno cadendo uno dopo l’altro (Obama/Clinton, Cameron, Hollande, Zapatero, Renzi…).

I raffinati analisti politici parlano solo di antipolitica, di un odio cieco e tutto sommato ignorante. Trovo insopportabile questa spocchia. Non sarà forse che le priorità di questa élite non solo non sono quelle della gente, ma anzi sono contrarie al sentire comune, che non è più certo cristiano, ma che avverte naturalmente che è meglio aiutare i bambini a nascere che a morire? Che è più difficile e politicamente più impegnativo aiutare le vere famiglie, che abbracciare la causa di finti diritti che non costano niente, che riguardano lo zero virgola della popolazione e che soprattutto c’erano già (il diritto di amarsi convivere fare sesso intestarsi case lasciarsi eredità e girare nudi abbracciati a una banana gonfiabile nell’indifferenza generale, visto io a Parigi con i miei occhi?).

Trovo, ancora, insopportabile che anche nelle analisi post referendum in Italia questo sentire della gente naturalmente poco appassionata alle battaglie che vogliono cambiare l’antropologia sia stato trascurato. Una mobilitazione gigantesca di popolo è stata ignorata. Un popolo di famiglie a rischio povertà – quasi tutte famiglie numerose – a cui nessuno ha dato un euro per il viaggio, né la Cei come nel 2007, né i sindacati come in tanti altri casi. Perché nessuno li ha tenuti in considerazione? Neanche una riga sui giornali? Tra i principali errori attribuiti a Renzi, per esempio da Galli della Loggia sul Corriere, nella top five persino l’abitudine di usare slides. Nessuno, credo, tranne Matzuzzi sul Foglio, ha preso in considerazione il fatto che sia stato snobbato il popolo che in due giornate di giugno e gennaio ha invaso Roma. Eppure c’è un popolo che non si beve i diktat del Fondo Monetario e dell’Unione Europea e dell’Oms sull’idea di uomo e di donna che DOBBIAMO avere se vogliamo rimanere nel sistema (in Africa chi vuole prestiti deve accettare i corsi su contraccezione e gender nelle scuole). È vero, a forza di fare corsi a scuola e rieducazione di massa su tutti i mezzi possibili, forse si creerà una nuova mentalità, ma per il momento c’è ancora un sentire comune che avverte la ragionevolezza della famiglia, che avverte con fastidio l’arroganza di una tecnocrazia che vuole dirci cosa dobbiamo pensare. Non per niente le teste di tutti i paladini dei diritti incivili stanno rotolando come birilli, una dopo l’altra, ed è troppo comodo dare tutta la colpa all’antipolitica.

E’ vero, il voto cattolico non è più compatto. E’ vero, Civiltà Cattolica aveva invitato a votare sì, mentre Bagnasco si era raccomandato di informarsi bene senza prendere posizione; è vero, di gente che dorme con l’Humanae Vitae sul comodino non ce n’è tantissima, ma non si può dimenticare che le due piazze più piene degli ultimi anni erano piene di famiglie che sperimentano ogni giorno la ragionevolezza e la convenienza della proposta cristiana. Prendere in giro loro, trasformando la prepotenza di una elite che vuole ridefinire l’idea di uomo e donna in una eroica battaglia per i diritti civili non sarà facilissimo, far credere che la battaglia di Elton John e degli altri che comprano i figli sia come quella dei neri che marciarono su Washington sarà impossibile.

di Costanza Miriano

Fonte: https://costanzamiriano.com/2016/12/09/il-capolinea-della-liberta-e-linizio-della-reazione-e-non-e-solo-antipolitica/

Ideologia Gender e sdoganamento della Pedofilia | Gianluca Marletta


Ben oltre la retorica e lo “specchietto per le allodole” dei cosiddetti “diritti gay”, l’ideologia gender è, in realtà, un vero e proprio progetto di annichilimento d’ogni identità umana e sessuale: l’ideale di un’umanità “fluida” e informe dove, a detta degli stessi “inventori del gender”, la felicità deve risiedere in un “polimorfo” utilizzo del sesso in tutte le sue declinazioni: anche la pedofilia.

QUALI SONO LE BASI DEL “GENDER”?

Senza alcun dubbio, i padri dell’ideologia gender –questa nuova e invadente “visione dell’uomo” che, al giorno d’oggi, viene caldeggiata non solo dai movimenti gay ed omosessualisti, ma da gran parte di quelli che si suole chiamare “poteri forti”- possono identificarsi con le figure dello psichiatra americano Alfred Kinsey e, più ancora, del chirurgo (lavorava in una clinica che praticava “cambi di sesso”) neozelandese ma naturalizzato statunitense John Money. E ad essi che vanno fatte risalire le “basi dottrinali” del gender (l’espressione “teoria di genere” e “identità di genere” al posto di “identità sessuale”, risale più propriamente a Money), le quali possono riassumersi in questi assiomi fondamentali:

L’identità sessuale è, essenzialmente, una “costruzione culturale” rispetto alla quale il dimorfismo fisico uomo-donna ha un’importanza del tutto relativa;

I “generi” sessuali sarebbero innumerevoli (etero, omo, bisex, trans-gender, ecc.) e la maggior parte degli esseri umani avrebbero, in realtà, un’identità “cangiante” e destinata a mutare più volte nel corso della vita;

La sessualità più felice e appagante, in quanto maggiormente libera dagli artificiosi “stereotipi” del passato e dal presunto “falso dimorfismo” uomo/donna, sarebbe quella “polimorfa” di chi, appunto, transita liberamente da un “genere” all’altro;

La creazione di un’umanità felice e liberata soprattutto dalle pulsioni “aggressive”, implicherebbe una precoce “sessualizzazione dell’infanzia”, cosa che implica anche una liberalizzazione dei rapporti tra bambini e adulti (pedofilia) purché vissuti “senza violenza” (Kinsey).

ALFRED KINSEY: “PEDOFILIA SI, MA CON DELICATEZZA”

Kinsey è stato l’autore dei due mastodontici studi pubblicati dalla Fondazione Rockefeller sul tema del comportamento sessuale –Sexual Behavior in the Human Male (1948) e Sexual Behavior in the Human Female (1953)- i quali, benché redatti con criteri deontologici a dir poco discutibili (basti pensare come una gran parte dei “dati statistici” in essa contenuti, e che nell’intenzione avrebbero dovuto offrire una visione realistica della vita sessuale degli americani, siano stati ottenuti intervistando soggetti presi dalla popolazione carceraria, molti dei quali detenuti proprio per reati sessuali), ebbero l’effetto di innescare quella vera e propria “rivoluzione sessuale” da cui l’ideologia gender indubbiamente promana.

Tra i dati propagandati da Kinsey, oltre al ben noto quanto privo di fondamento che indicherebbe come di “tendenza omosessuale” ben il 10% della popolazione adulta, vi è anche il contestato (e per certi versi sconcertante) paragrafo dal titolo Contatti nell’età prepubere con maschi adulti, in cui vengono descritti rapporti sessuali tra bambine e uomini adulti e addirittura la “tabella” riguardante i “tempi” occorrenti ad un bambino per arrivare all’orgasmo che ha suscitato, come ovvio, strascichi polemici e persino penali negli Stati Uniti, dove un’indagine, la H.R. 2749, cerca tutt’oggi di capire come siano stati “sperimentalmente” ottenuti i dati presenti nella tabella.

Secondo Kinsey, addirittura, i rapporti dei bambini con gli adulti potrebbero avere la positiva funzione di “preparare al matrimonio”: 

«Se la bambina non fosse condizionata dall’educazione, non è certo che approcci sessuali del genere di quelli determinatisi in questi episodi [contatti sessuali con maschi adulti], la turberebbero. È difficile capire per quale ragione una bambina, a meno che non sia condizionata dall’educazione, dovrebbe turbarsi quando le vengono toccati i genitali, oppure turbarsi vedendo i genitali di altre persone, o nell’avere contatti sessuali ancora più specifici. (…) L’isterismo in voga nei riguardi dei trasgressori sessuali può benissimo influire in grave misura sulla capacità dei fanciulli ad adattarsi sessualmente alcuni anni dopo, nel matrimonio. (…) Il numero straordinariamente piccolo dei casi in cui la bambina riporta danni fisici è indicato dal fatto che fra 4.441 femmine delle quali conosciamo i dati, ci risulta un solo caso chiaro di lesioni inflitte ad una bimba, e pochissimi esempi di emorragie vaginali che, d’altronde, non determinarono alcun inconveniente apprezzabile»[1].

JOHN MONEY E L’APOLOGIA DELLA PEDOFILIA
Il padre ufficiale dell’ideologia gender (inventore della stessa espressione) è, tuttavia, il chirurgo John Money, fondatore all’interno della John Hopkins University della Clinica per l’Identità di Genere per pazienti con sintomi transessuali e protagonista di “esperimenti” di “cambio di sesso” a dir poco spericolati. Per quello che ci riguarda, tuttavia, è interessante vedere come Money condividesse il sogno della “rivoluzione sessuale” in forma ancora più radicale di Kinsey: egli propugnava infatti una sorta di “democrazia sessuale” nella quale ogni tipo di rapporto sessuale sarebbe stato promosso e legalizzato, compresa la pedofilia.

Secondo Money, infatti, l’erotizzazione dell’umanità fin dalla più tenera età avrebbe avuto l’effetto di sciogliere la componente aggressiva della persona. Egli «espresse anche il suo disappunto per la mancanza di strutture deputate all’educazione sessuale dei bambini».
Nella sua prefazione al libro di Theo Sandfort, Boys on their contacts with men (I ragazzi e i loro contatti con gli uomini), Money scrive:

«La pedofilia e l’efebofilia non sono una scelta volontaria più di quanto lo sia il fatto di essere mancini o daltonici. Non esiste un metodo conosciuto di trattamento attraverso cui essi possano essere modificati effettivamente e in via definitiva. Le punizioni sono inutili. […] Bisogna semplicemente accettare il fatto che esistono, e poi, con un illuminismo ottimale, formulare una politica sul da farsi».

Per il padre dell’ideologia gender, dunque, uno degli scopi dell’umanità futura sarebbe stato (ancor più della liberalizzazione dei “diritti omosessuali”) soprattutto la sessualizzazione dell’infanzia. Del resto, secondo Money, i bambini erano naturalmente «eccitati sessualmente» dalle carezze degli adulti e degli stessi genitori, lasciando intendere come lo stesso “amore genitoriale” non fosse altro che una “sublimazione” dell’attrazione sessuale:

«La maggior parte degli adulti ama carezzare i bambini e i bambini rispondono a questo tipo di intimità eccitandosi sessualmente ed eroticamente. In verità essi sono incapaci di essere eccitati da qualcuno troppo giovane. Per loro non esiste una sovrapposizione tra l’amore genitoriale e quello sessuale».

L’ULTIMO “TABU’” DESTINATO A CADERE?

Se i presupposti dell’ideologia gender sono questi, c’è forse da stupirsi dei sempre più invadenti tentativi di ipersessualizzazione dell’infanzia portati avanti dalla moda, dal cinema e, in alcuni casi, persino dalle scuole?

Naturalmente, è vero che la sensibilità delle masse sembra ancor oggi rifiutare la pedofilia, ma c’è anche da chiedersi quanto questa “sensibilità” possa sopravvivere, poniamo esempio, ad un massiccio e prolungato “attacco mediatico”. Le mutazioni del “sentire comune” indotte dai mass-media nel giro di pochi anni –i cui esempi sono innumerevoli- non fanno certo ben sperare per il futuro…

L’unica possibilità che ci rimane è, almeno finora, quella di informare, utilizzando i mezzi sempre più ridotti che ci vengono concessi. Da questo punto di vista, è importante comprendere che “il progetto gender” va ben oltre le istanze già discutibili riguardanti i cosiddetti “diritti omosessuali” (matrimonio, adozione di bambini, ecc.), ma mira ad una ben più radicale (e drammatica) mutazione antropologica.

[1] Alfred Kinsey, Il comportamento sessuale della donna, Bompiani, Milano 1956, pp. 159-160.

Gianluca Marletta

Fonte: informarexresistere 

Cirinnà, non è una questione di location | LNBQ – Tommaso Scandroglio

4 gennaio 2017 FONTE: www.lanuovabq.it

Laddove non arriva la legge arrivano i giudici. Alcuni sindaci hanno deciso di far celebrare le unioni civili in luoghi differenti rispetto a quelli dove si celebrano i matrimoni. In due casi la decisione è stata recentemente annullata dai tribunali amministrativi regionali. A Padova, dietro ricorso dell’Arcigay, i giudici hanno sentenziato che l’amministrazione comunale “non ha fornito adeguati elementi a giustificazione delle proprie scelte in ordine a giorni e luoghi dedicati alle dichiarazioni di costituzione delle unioni civili, atti a fugare i sospetti di un intento discriminatorio”.

Stesso copione si è ripetuto qualche giorno fa a Stezzano in provincia di Bergamo. Sempre i solerti militanti dell’Arcigay e della Rete Lenford – un gruppo di avvocati che da anni patrocinano le cause a difesa delle rivendicazioni dei gay – hanno trascinato in giudizio l’amministrazione comunale perché aveva destinato una sala differente da quella per i matrimoni per la celebrazione delle unioni civili. In questo caso addirittura il comune dovrà sborsare 4mila euro a favore della coppia omosessuale.

Da una parte scegliere ambienti differenti per la celebrazione dei matrimoni e delle unioni civili rispecchia la lettera della legge Cirinnà la quale qualifica l’unione civile come “specifica formazione sociale” e non come “matrimonio” (art. 1 comma 1). Il rimando, peraltro assolutamente erroneo, è all’art. 2 della Costituzione, non certo all’art. 29 che disciplina il matrimonio. Quindi in punta di diritto se la stessa Cirinnà non ha voluto equiparare matrimonio e unione civile è logico e congruo che questa mancanza di equiparazione sopravviva anche all’atto della celebrazione. Ma passando dalla lettera alla legge alla sua ratio, quindi dagli aspetti formali a quelli sostanziali, è di tutta evidenza che le unioni civili sono matrimoni civili, difettando solo del dovere di fedeltà (ma un recente disegno di legge vorrebbe cancellare tale dovere anche per i coniugi così da togliere anche questa differenza) e della possibilità di adottare qualsivoglia minore. In tal prospettiva il luogo della celebrazione per le unioni civili dovrebbe essere il medesimo di quello deputato alla celebrazione delle nozze.

La questione, al netto dell’ottima volontà di quei primi cittadini contrari alle unioni civili e che cercano dunque di ostacolarle in tutti i modi, è di lana caprina. La duplice bocciatura da parte del Tar delle delibere dei sindaci ci fa comprendere ancora una volta che è strategicamente errato giocare di rimessa sui principi non negoziabili. Assegnare un ufficietto alle coppie gay che si vogliono unire civilmente, delegare la celebrazione a terzi, lottare fino alla morte perché il dovere di fedeltà non venga richiesto anche alle coppie omo è operazione di cabotaggio a corto raggio che prima o poi si rivelerà fallimentare. E’ perdersi nelle sfumature del male, dimenticandosi del male, cioè dell’omosessualità che è diventata con la Cirinnà un bene giuridico.

E’ il solito inganno in cui cadono molti – anche tra i cattolici – seppur in ottima fede e animati da speranze altrettante ottime. E’ l’inganno che ha portato molti a battagliare contro le pillole abortive difendendo l’aborto chirurgico, a lottare per il testamento biologico credendo così di fare terra bruciata a danno di chi vuole l’eutanasia, ad impegnarsi per le provette piene di gameti omologhi credendo così di scampare all’eterologa. Ora si vogliono locali differenti per gli etero e gli omo in comune tentando così disperatamente di far comprendere che unioni civili e matrimoni non sono la stessa cosa. Ma se non si va alla radice del problema cercando di debellarlo la sconfitta sarà a tutto campo e si patirà anche sulle questioni accessorie come queste che riguardano gli spazi per la celebrazione delle unioni civili.

Bene dunque trovare tutti quegli strumenti di deterrenza alle unioni civili, a patto di evitare forme di collaborazione alle stesse, ma senza scordarsi il nocciolo della questione che invece a distanza di poco più di sette mesi è già stato ingoiato e digerito un po’ da tutti: nessun riconoscimento giuridico ad una relazione tra due persone dello stesso sesso. In breve, torniamo ai fondamentali. (Tommaso Scandroglio)

Centri commerciali: nuove cattedrali del consumismo aperte anche a Natale | Luca Cirimbilla – L’ultima ribattuta


Il consumismo è sempre più la nuova religione, i centri commerciali le sue basiliche: oltre alle domeniche, i nuovi luoghi di culto in alcune città d’Italia rimarranno aperti addirittura nel giorno di Natale.

Addio tempo dedicato al Sacro, addio domeniche di riposo e in famiglia: non c’è più spazio per voi. Facciamo largo alle passeggiate lobotomizzanti negli affollatissimi centri commerciali. Al chiuso o all’aperto, poco importa: ciò che conta è camminare e lasciarsi convincere a comprare qualcosa che costa troppo, ma che si potrà possedere grazie alle comodissime rate. Questa nuova religione ha registrato così tanti fedeli che le sue cattedrali ora rimarranno aperte anche a Natale.

Succede a Padova, dove il 25 dicembre resterà aperto un nuovo supermercato dove sono occupati 22 lavoratori, tra commesse, cassiere e magazzinieri. Quello che tradizionalmente è un giorno di festa per i cristiani, comincia a non esserlo più. Una piccola anteprima di questa rivoluzione c’è stata già lo scorso anno, quando nel giorno di Santo Stefano alcuni punti della grande distribuzione sono rimasti aperti. 

Come ha spiegato Marco Bodon, della Cisl «purtroppo i centri commerciali, i supermercati e i grandi magazzini possono restare aperti tutti i giorni dell’anno e a tutte le ore del giorno». Una soluzione potrebbe esserci per consentire ai lavoratori di passare del tempo con la famiglia o i propri cari: i sindaci delle città, infatti, potrebbero emanare delle ordinanze, in cui si vietano le eventuali aperture. Chi avrà tanto coraggio? Difficile dirlo.

Ad alzare la voce contro questa deriva sono stati alcuni lavoratori direttamente coinvolti che hanno creato la pagina Facebook “Chiudere i centri commerciali le domeniche e i giorni festivi”. Nella pagina è stata lanciata la raccolta firme che accusa la liberalizzazione voluta dall’allora governo Monti. Secondo Confesercenti sarebbero oltre 73 mila le piccole medie imprese chiuse in Italia. Gli unici a pagare sono i lavoratori, costretti a turni massacranti, tutte le domeniche e tutti i festivi a lavoro senza un’adeguata retribuzione. “Ci state togliendo la nostra cultura – è l’appello – le nostre tradizioni, la nostra famiglia e la nostra dignità!”.

Luca Cirimbilla 

Fonte http://www.lultimaribattuta.it/56953_centri-commerciali-aperti-natale

La famiglia è una, naturale e nel solco tradizionale | Redazione Gli Scritti

Il bisogno di essere confermata in una bambina nata in una coppia di due donne. Breve nota di Andrea Lonardo

– Scritto da Redazione de Gliscritti: 16 /10 /2016 


Una maestra di scuola materna racconta di una bambina di 4 anni giunta alla materna, accompagnata dalle sue due “mamme” che già dal primo incontro si rivolgono alla docente intimandole di non utilizzare i termini “padre e madre” e minacciandola di intervenire in caso contrario.

La bambina, evidentemente facendo eco a ciò che aveva sentito ripetere in casa, nel primo mese insiste ripetutamente nel dire che “i maschi non sono bravi come le donne” e che “per fortuna, in casa, ci sono le sue due mamme e una sorella, tutte donne, senza uomini”. La sua critica alla figura maschile è continua e infarcita di luoghi comuni che, presumibilmente, sono quelli ascoltati in casa. Ma, pian piano, la bambina si affeziona alla maestra che, peraltro, non le fa alcun accenno alla sua situazione familiare.

La maestra mi racconta che, al terzo mese di scuola, la bambina le si fa vicino e le chiede: “Maestra, ma secondo te mio papà mi vuole bene?”.

Nell’intimo portiamo il bisogno di un padre e della sua conferma.

«I genitori gay sovente sono un danno per i figli»di Marco Guerra | LNBQ

L’amore fa la famiglia? È il titolo del convegno e l’interrogativo su quale mercoledì a Roma si sono confrontati il presidente del Comitato del Family Day, Massimo Gandolfini; l’economista, Ettore Ghotti Tedeschi e il sociologo statunitese, Mark Regnerus, ricercatore e professore di Sociologia presso l’Università di Austin, in Texas. Tra i relatori anche Filippo Savarese e Jacopo Coghe, rispettivamente portavoce e presidente Generazione Famiglia, l’associazione pro-familiy che ha organizzato l’evento. 

Il dibattitto ha preso spunto proprio dalle ricerche del sociologo americano che hanno evidenziato tutta una serie di criticità riscontrabili nei figli adulti di genitori che hanno relazioni sentimentali con persone dello stesso sesso. In particolare lo studio “Le Strutture della Nuova Famiglia” ha evidenziato che i ragazzi cresciuti con due persone dello stesso sesso sono molti più inclini a incorrere in difficoltà psicologiche e problemi sociali se comparati con altri coetanei cresciuti sia con i genitori separati e sia in una coppia unita, ma formata da due figure genitoriali di sesso diverso. Dati che sono stati ferocemente criticati dal movimento Lgbt americano. La Nuova Bq ha intervistato il prof. Mark Regnerus a margine del dibattito proprio per capire quanto sia importante sviluppare una ricerca sociale basata su un’antropologia umana che valorizzi la famiglia naturale. 

Partiamo dal tema del convegno. L’amore fa la famiglia? 

«Dipende da cosa si intende per amore, abbiamo una definizione piuttosto limitata dell’amore, e la gente spesso dice “l’amore vince” e cose del genere, ma si tratta di una visione meramente romantica dell’amore pressoché basata sull’attrazione sessuale, non è un amore duraturo. L’amore può creare una famiglia solo se le persone si impegnano, offrono completamente loro stesse, è questo il segno distintivo del matrimonio».

Con la parola amore spesso si mascherano i peggiori attacchi contro l’antropologia umana, non le pare? 

«Si assolutamente, non tutti gli amori sono uguali, credo che il problema principale è che non capiamo l’esser umano, l’importanza delle persone all’interno delle relazioni, il marito, la moglie, i figli, la comunità che li circonda. Noi invece pensiamo che l’antropologia sia atomica, concentrata su una persona, individualistica. In realtà è paradossale perché questa visione non è una cosa in favore dell’ambiente umano, potremmo dire che sono idee non “sostenibili”, non sono “verdi” come direbbero gli ambientalisti. Penso che ci sia una migliore antropologia. Anche nelle mie ricerche e negli studi e nelle statistiche che ho messo insieme alla fine emerge un’idea migliore di quello che sono e desiderano le persone».

Cosa emerge in questi studi?

«Il mio studio raccoglie anche altre ricerche svolte su questi temi, e in realtà i risultati non sono molto sorprendenti, ovvero si evince che i bambini vivono meglio quando sono circondati dai loro genitori biologici, quindi dalla madre e dal padre. Allora i miei ”oppositori” dicono “non è giusto noi non possiamo avere un figlio biologico”, mi dicono “non puoi paragonare i bambini che crescono in una famiglia omogenitoriale con quelli che crescono in una naturale”, io però non sono interessato a quello che è giusto fare secondo loro, ma sono interessato a quello che è il meglio per i bambini. Noi compariamo famiglie separate, omogenitoriali, madri single e tutte quelle situazioni che non sono stabili. E nella maggior parte degli studi emerge che i bambini vivono con un papà e una mamma».

Quindi ha cercato di dimostrare quanto sia indispensabile la complementarità delle figure genitoriali, madre e padre, per la strutturazione della propria identità? 

«Se non si può dire che sia indispensabile quanto meno possiamo affermare con certezza che è la condizione ideale, ottimale per crescere. Ma gli americani ormai sono molto scettici rispetto a questo fatto, si vergognano di dire questo, ma la realtà è questa. L’Europa da questo punto di vista è sicuramente più tradizionalista. Negli Usa manca il rispetto per la tradizione, purtroppo noi non siamo stati fonte di buone idee. Siamo molto individualisti e scettici riguardo a ogni limite che si pone alle persone. Ma questa è una cosa stupida, perché è chiaro che l’unico modo affinché le persone siano umane al cento per cento è all’interno di una relazione. E la relazione con il padre e con la madre è quella più antica in assoluto, e qualcuno vuole cambiarla».

Quindi la vera libertà è seguire la propria identità? 

«L’identità è un concetto molto ampio, l’identità biologica è qualcosa di stabile, ma poi io creerò la mia identità anche grazie alle miei orientamenti sessuali… ma questa è una ricetta per la tristezza. La mia attrazione verso le donne non è la fonte della mia identità, penso che ci siano cose più importanti sulle quali basare la nostra identità».

Ma introdurre alcune teorie durante la fase di strutturazione di un bambino può influire sulla sua crescita?

«Ovviamente, è negli Usa questo è successo, noi non la chiamiamo teoria gender, in Europa sì e ne ho sentito parlare tantissimo, ma l’idea dietro questa teoria è nata teoricamente negli Stati Uniti grazie al contributo di alcuni europei. Dunque, in realtà è un’idea americana, sostenuta dal sistema universitario americano, dove ci sono persone che insegnano queste cose e dominano gli atenei. Basta passare una settimana in Italia per rendersi conto che questa teoria non è ancora così radica qui da voi». 

C’è una parte sana del tessuto sociale americano che rifiuta questo trend?

«Si in realtà c’è ma non siamo stati bravi a farlo come voi europei. Il problema è che in America questa teoria e sostenuta dalle elite e dalle multinazionali».

In effetti la pressione di queste lobby è stata evidente nella nota vicenda che ha visto alcuni Stati americani opporsi alla richiesta di eliminare ogni separazione per sesso nelle toilette pubbliche per non urtare la sensibilità dei trans-gender…

«Si è una vicenda assurda, il Texas e 15 altri Stati si sono opposti a questo diktat; il punto è che in Usa alcune scelte vengono poi imposte dai tribunali e tutti devono rispettarle. E pensare che i bagni separati tra uomini e donne sono stati proprio un atto di rispetto verso quest’ultime negli anni in cui le donne hanno cominciato a essere integrate nella vita pubblica. Ovviamente, se mettessimo ai voti la questione, quasi tutti gli americani voterebbero per far rimanere la separazione dei bagni. Abbiamo creato un problema che non sentiva nessuno».

Nella campagna elettorale per le presidenziali si è parlato di questi temi? 

«No, queste presidenziali sono un disastro». 

Non c’è un movimento pro-family che fa opinione?

«Si c’è e si sta impegnando molto, ma non abbiamo sostegno nei tribunali, e ora abbiamo perso il migliore esponente della giustizia americana, il giudice della Corte Suprema Antonin Scalia, e la gente si sta chiedendo chi potrà sostituirlo. Lui era un vero genio». 

I cattolici americani hanno quindi un ruolo importantissimo in questa battaglia?

«È una questione complicata, ci sono delle leadership fantastiche fra i cattolici americani, ma per quanto riguarda la famiglia, molti vescovi preferiscono evitare questo tema. Non vogliono avere problemi. Solo alcuni pastori lavorano molto in questo ambito, ma si dovrebbe fare molto di più; proprio l’altro giorno ne parlavo con l’arcivescovo di Filadelphia, monsignor Charles Joseph Chaput».

Quanto costa dire la “verità” in America?

«È molto difficile quando ci sono della società private così grandi e il governo federale che spendono così tanti soldi su questo argomento e tu dall’altra parte hai solo piccoli donatori. È come Davide contro Golia, però non abbiamo ancora tirato la pietra, spero che ci riusciremo».

Nella sua attività universitaria di ricerca ha incontrato problemi? 

«Sono state svolte due indagine su un mio studio, tuttavia questo studio è considerato ancora valido dalla comunità scientifica, non sono riusciti a screditarlo».

Quindi la ricerca sociale può aiutare a capire qual è il bene per l’uomo

«Le statistiche di qualità dimostrano che avere un padre e una madre aiuta crescere in un modo migliore, non c’è niente che può superare questo». 

In Italia hanno appena approvato le unioni civili, ma il popolo italiano, in gran parte, rigetta ancora le adozioni per coppie dello stesso sesso e alcune pratiche come l’utero in affitto

«Questo perché gli italiani nella loro coscienza sanno ancora benissimo che il papa e la mamma sono la condizione migliore. Utero in affitto, fecondazione in vitro… sono tutte cose che si sono sviluppate negli Stati Uniti». 

Infatti, gli italiani vanno dall’altra parte dell’Atlantico per cercare una madre surrogata. Il caso più clamoroso è quello dell’ex governatore della Puglia Niki Vendola, un politico che in passato aveva militato nel Partito comunista

«Era comunista? Veramente? Ma questo è capitalismo applicato ai bambini! Il problema degli americani è che sono così devoti al capitalismo che questo è entrato nelle case e nelle famiglie, non sanno dove fermarlo». 

Nella maggior parte degli Stati europei l’utero in affitto è proibito ma chi vuole farlo viene da voi. 

«Qui torniamo al fatto che gli americani non hanno una tradizione. Per esempio, gli evangelici considerano che non sia un problema l’utero in affitto, non pensano che sia un problema la fecondazione in vitro, hanno un’antropologia debole, si limitano a dire “se la Bibbia non ne parla allora non è un problema”. In Francia e in Italia c’è ancora una tradizione cattolica in buona parte delle persone, tradizione che è radicata in una migliore antropologia. Alla fine dei conti, per gli americani il consenso è l’unica cosa che conta, quindi se voglio vendere i miei ovuli, se voglio vendere il mio corpo nessuno può impedirmelo. Il capitalismo ha superato ogni limite, io non sono socialista ma, come dice il Papa, penso che bisogna fissare dei limiti altrimenti ci sarà una colonizzazione su tutto».

Anche in Italia stiamo superando questi limiti, proprio oggi in Italia la Cassazione ha ammesso la cosiddetta stepchild adoption

«Qui andate per piccoli passi, perdete terreno piano piano, mentre in America come viene presa una decisione la situazione si ribalta completamente».

Basterebbe mettere i diritti dei bambini davanti a quelli dell’adulto, no? 

«Tutti gli adulti sanno cosa è meglio per un bambino, dalle ricerche si vede che i figli dei genitori divorziati si chiedono continuamente se non sarebbe stato meglio che i genitori si fossero continuati ad amare, questi sono i desideri di un bambino. Ma gli americani hanno una visione individualista del diritto, ricercare la felicità è nella nostra dichiarazione d’indipendenza e immagino che non sia né nella Costituzione francese né in quella italiana. Vale di più del bene bene comune e della solidarietà».

In Italia, però, abbiamo la proponente della legge sulle unioni civili che ha fatto un ordinamento comunale per non strappare i cuccioli di cane dalla cagna prima di sessanta giorni dalla nascita. Nella società occidentale ormai vale più un cane che un bambino?

«In Italia avete un problema demografico, le persone non fanno figli, la stessa cosa che succede a San Francisco dove ci sono più cani che bambini. Adesso i cani sono più importanti delle persone, sì è ridicolo. Ma che questo fatto lo dica una minoranza è ancora più ridicolo. Per i miei nonni una cosa del genere sarebbe stata inconcepibile. Mentre adesso ci sono pochissime persone che vanno contro queste cose».

La strage di Orlando ha condizionato il dibattito su questi temi? 

«Probabilmente, il movente degli assassini è molto difficile da comprendere e sarebbe molto meglio se nessuno facesse delle speculazioni politiche sopra questa terribile strage».

Per concludere in base ai suoi studi da dove si può partire per rifondare un’antropologia umana che rispetti la famiglia naturale? 

«Non credo che questo processo possa iniziare dagli Stati Uniti, ma è importante andare avanti anche con il lavoro che sto svolgendo. Io continuerò a fare queste ricerche malgrado la propaganda politica sia più forte. Qualcuno deve fare il lavoro del profeta, mettere in guardia le persone, qualcuno deve farlo e ci sono tre tipi di reazione nella gente. La prima è quella di coloro che capiscono che tu hai ragione, ma hanno troppa paura per fare qualcosa. Poi ci sono quelli che vogliono metterti a tacere e infine troviamo le masse che non vogliono sentire nulla e pensano principalmente al “food and enterteinment”, è una situazione molto variegata. Diciamo che mi considero uno dei pochi sopravvissuti che sa cosa è giusto e cosa è bello, però dobbiamo continuare a dirlo perché non c’è speranza di cambiare la situazione se ci fermiamo. E dobbiamo dimostrarlo tutti i giorni anche nella vita in famiglia, in quello che dichiariamo, che confessiamo; dobbiamo avere dei dati e dobbiamo essere affiancati dalle nostre storie, perché la gente è motivata non dai dati ma dalla bellezza, e noi finora abbiamo perso la battaglia perché i nostri oppositori sono riusciti a raccontare storie migliori».

Fonte: http://www.lanuovabq.it/it/articoli-i-genitori-gay-sovente-sono-un-danno-per-i-figli-16576.htm

Bambini, soldi … Sono forse vicine le elezioni? | Notizie ProVita


Sostegno a chi decide di fare bambini, allargando la famiglia e dando speranza al Paese.E’ questa la proposta del ministro della Salute (ministro del Governo che ha fortemente voluto la legge Cirinnà) Beatrice Lorenzin rilanciata su La Repubblica: raddoppiare il bonus bebè rispetto a quello emesso oggi dall’INPS.

“Il bonus bebè, oggi e fino al 2017, è riconosciuto – si legge su La Repubblica – ai nuclei familiari che hanno un Isee inferiore a 25mila euro all’anno e a quelli che lo hanno più basso di 7mila. I primi ricevono 80 euro al mese (960 all’anno) per ogni figlio, i secondi 160 euro (1.920 all’anno). […] Lorenzin ha fatto due progetti, uno meno costoso per lo Stato e uno più impegnativo, quasi da Paese nord europeo. Nel primo caso viene raddoppiata la quota mensile per il primo figlio, portandola cioè a 160 e a 320 a seconda della soglia di Isee. Dal secondo in poi l’aiuto non resta lo stesso, come avviene adesso: alle famiglie andranno rispettivamente a 240 e 400 euro. Inoltre nel progetto del ministero c’è l’intenzione di allungare la validità della misura“.

Sul futuro che attende l’Italia se l’andamento demografico non subirà un’inversione di rotta, il ministro sembra infatti avere le idee abbastanza chiare, ed è per questo che vorrebbe ricorrere ai ripari: “Se andiamo avanti con questo trend – ha infatti affermato – nel 2026 nasceranno nel nostro Paese meno di 350mila bambini all’anno, il 40% in meno del 2010“.

A prima vista, dunque, l’iniziativa della Lorenzin potrebbe anche sembrare buona. Tuttavia, se non ci si ferma ai titoloni dei giornali, è facile vedere come si tratti del solito specchietto per le allodole tipico del periodo pre-elettorale. Anche perché, oltre ad interessare solo le famiglie con un reddito molto basso, la manovra annunciata dalla Lorenzin è stata subito stoppata da Renzi con un laconico: “Solo una delle proposte in campo“.

Come dire: intanto illudiamo un pochino i pro-family, poi in sede di discussione si vedrà se stanziare i fondi per le unioni civili o per i bambini (e, dunque, per la famiglia naturale…). Infatti, Tito Boeri, presidente dell’INPS ha sostenuto che le unioni civili costerebbero “solo qualche centinaio di milioni”, ma la legge Cirinnà non prevede la copertura di una tale cifra (si veda qui). Quindi se il Governo non trova detta copertura, la tanto sospirata legge ‘famiglicida’ non potrà entrare in vigore… Ti pare che dopo tanta fatica (canguri, maxiemendamenti e questione di fiducia) il Governo ‘sprecherà’ soldi per i bambini e rischierà di farli mancare alle unioni civili?

Oltre a questo, l’annuncio della Lorenzin contiene un altro punto problematico o, meglio, errato: non è infatti vero che gli italiani non fanno più bambini perché c’è la crisi economica, bensì viviamo l’attuale difficoltà economica proprio perché non ci sono più bambini. La situazione è dunque esattamente opposta a quella illustrata dal ministro. Scrive giustamente Cascioli su La Nuova Bussola Quotidiana: “Basta guardare le cifre: il crollo più clamoroso delle nascite si è avuto nel decennio tra il 1970 e il 1980: da 906mila bambini nati in un anno (2,38 figli per donna) a 644mila. Da allora c’è stato un lento, inarrestabile declino fino al 2015 quando per la prima volta le nascite sono scese sotto le 500mila (1,4 figli per donna). Tutto si potrà dire meno che negli anni ’70 le condizioni di vita degli italiani fossero peggiorate […]“.


Cos’è successo, dunque? Facile: sono stati introdotti in Italia, per legge, il divorzio (1970) e l’aborto (1978). La famiglia – ossia il pilastro della società – e la vita – che è il primo dei diritti – sono stati messi in discussione in maniera diretta, e i primi a risentirne sono stati i bambini, le persone più deboli.

Di fronte a tutto questo è doveroso muoversi. Ognuno può farlo nella propria quotidianità e, in vista delle elezioni, anche sul piano politico. Per aiutare i cittadini nella (spesso difficile) scelta di un candidato ‘votabile’ ProVita Onlus ha lanciato il “Patto per la Famiglia” (qui i dettagli): un gesto concreto, dal grande valore politico e simbolico e che presuppone una chiara e condivisa responsabilità delle parti.

Per la Famiglia, per la Vita, per i bambini… senza se e senza ma!

Teresa Moro

Una prospettiva islamica sulla famiglia* | Mohammad Ali Shomali

  
Una delle prerogative che contraddistinguono il Centro studi Aurhelio, è quella di cercare le analogie tra la nostra civiltà – intesa nella sua accezione tradizionale e quindi religiosa- e le altre tradizioni che giungono da verità rivelate. In questo caso, il contributo dell’associazione Imam Mahdi, ci fa scoprire come vi sia molta più similitudine tra la nostra concezione della famiglia e quella islamica, che con le stravaganti idee che oggi attraversano l’Occidente moderno. Non è un caso che proprio nelle scuole di Roma, a difendere una sana educazione dei figli ed una corretta concezione della famiglia, dalla propaganda gender e omosessualista, siano proprio i rappresentanti di quelle culture fortemente radicate religiosamente. Ciò vale ovviamente non solo nel caso di famiglie islamiche ma anche cristiane o indù che molto spesso rappresentano un argine ben più solido rispetto al laicismo e al materialismo indifferente di molto genitori italiani. 


  

Secondo il Corano, Dio ha onorato gli esseri umani (17:70) e li ha creati con la potenzialità di agire come Suoi luogotenenti sulla terra (2:30; 38:26). Sia nella Sua creazione che nella Sua legislazione, Dio ha predisposto ogni cosa onde permettere agli esseri umani di prosperare e raggiungere questa posizione. Come altre forme di esseri viventi, gli esseri umani sono stati creati in coppia e non potrebbe essere completi altrimenti (36:36). Ciò è incomparabile con Dio, Colui che non necessita di un partner (72:3; 6:101). Dio dice nel Santo Corano:“Fa parte dei Suoi segni l’aver creato da voi, per voi, delle spose, affinché riposiate presso di loro, e ha stabilito tra voi amore e tenerezza. Ecco davvero dei segni per coloro che riflettono.” (30:21)

“Dio vi ha dato spose della vostra specie, e da loro vi ha dato figli e nipoti e vi ha concesso le cose migliori. Crederanno al falso e disconosceranno la benevolenza di Dio?” (16:72)

Uno dei segni della saggia creazione di Dio è che Egli ha creato per noi spose da noi stessi. Per essere completo un uomo necessita di una donna e viceversa. Anche quando le genti si recano in Paradiso, esse necessitano di essere con le loro spose. Il Corano dice:

“E annuncia a coloro che credono e compiono il bene, che avranno i Giardini in cui scorrono i ruscelli. Ogni volta che sarà loro dato un frutto diranno: “Già ci era stato concesso!”. Ma è qualcosa di simile che verrà loro dato; avranno spose purissime e colà rimarranno in eterno.” (2:25; cfr. Anche 3:15; 4:57; 43:70)

Quando Dio disse ad Adamo di andare in Paradiso, Egli disse:

“…O Adamo, abita il Paradiso, tu e la tua sposa…” (2:35)

E’ interessante che quando Dio avverte Adamo sull’inimicizia di Satana, Egli gli dice che Satana vuole ingannarli e trarli fuori dal Giardino:

“Dicemmo: “O Adamo, in verità quello è un nemico manifesto, per te e per la tua sposa. Bada a che non vi tragga, entrambi, fuori dal Paradiso, ché in tal caso saresti infelice.”(20:117)

Adamo e sua moglie fanno ingresso insieme in Paradiso e anche se dovessero uscirvi lo farebbero insieme. Il Corano dice:

“Poi Iblîs li fece inciampare e scacciare dal luogo in cui si trovavano. E Noi dicemmo: “Andatevene via, nemici gli uni degli altri [L’inimicizia di cui parla il versetto si riferisce a quella sempiterna tra gli uomini e i dèmoni e non già tra l’uomo e la donna come si potrebbe equivocare]. Avrete una dimora sulla terra e ne godrete per un tempo stabilito”. Adamo ricevette parole dal suo Signore e Dio accolse il suo [pentimento]. In verità Egli è Colui Che accetta il pentimento, il Misericordioso. Dicemmo: “Andatevene via tutti [quanti]! Se mai vi giungerà una guida da parte Mia, coloro che la seguiranno non avranno nulla da temere e non saranno afflitti”.” (2:36-38)

E’ interessante che il Corano ci rende edotti che gli angeli che sostengono il Trono Divino e lo circondano, pregano per i credenti ed una delle cose che continuamente chiedono per loro a Dio è di lasciarli entrare in Paradiso insieme con le loro spose:

“Coloro che sostengono il Trono e coloro che lo circondano, glorificano e lodano il loro Signore, credono in Lui e invocano il perdono per i credenti: “Signore, la Tua misericordia e la Tua scienza, si estendono su tutte le cose: perdona a coloro che si pentono e seguono la Tua via, preservali dal castigo della Fornace. Signore! Falli entrare nei Giardini di Eden che hai promesso loro, e a quanti fra i loro padri, le loro spose e i loro discendenti saranno stati virtuosi. Sì, Tu sei l’Eccelso, il Saggio.” (40:7-8)

La formazione della famiglia, in principio formata da un uomo ed una donna, è uno degli elementi fondamentali del disegno di Dio per la vita umana. Egli ci ha benedetto ancor di più dandoci dei bambini. I bambini possono essere ben protetti e cresciuti soltanto nell’atmosfera della famiglia dove vi sia un padre e una madre che si amano reciprocamente e amino i loro bambini, vedendo nei loro figli un dono proveniente da Dio, avvicinandoli ulteriormente uno all’altro.

  
Il matrimonio: un patto sacro

Poiché la famiglia è un aspetto cruciale della creazione divina dell’umanità e un’istituzione sacra, il matrimonio è considerato come un patto sacro tra il marito e la moglie e Dio è il testimone tra loro. Mantenere solidi i legami matrimoniali e familiari è essenziale. In un ben noto detto (hadith), il Profeta Muhammad è riportato aver detto:

“Nell’Islam non è stata edificata nessuna costruzione più amata agli occhi di Dio del matrimonio.” (Bihar al-Anwar, vol. 100, pag. 222)

Pertanto ogni cosa deve essere orientata verso la protezione e promozione della vita familiare. Dall’altro lato, il divorzio è considerato come l’atto permissibile più riprovevole. Il Profeta Muhammad (S) ha detto:

“Non vi è nulla più detestato da Dio di una casa distrutta dalla separazione.” (Al-Kafi, vol. 5, p. 328)

Causare la separazione tra un marito ed una moglie è considerato un peccato maggiore e un tipo di miscredenza (kufr) (2:102).

Il matrimonio non è soltanto una sistemazione finanziaria o fisica per avere relazioni sessuali o vivere insieme. Non si tratta neanche di un mero contratto legale tra un uomo e una donna. Il matrimonio è un patto sacro tra i due e Dio ne è il testimone; un dono divino per gli esseri umani per completarsi reciprocamente e consolarsi gli uni con gli altri.

La violazione di questo sacro patto attraverso adulterio o relazioni omosessuali è proibita e unanimemente rifiutata da tutti i sapienti musulmani. Dato l’alto valore della vita umana, l’Islam vi ripone un’attenzione particolarmente speciale prima del suo inizio e che continua anche dopo la sua fine con la morte. L’unica via appropriata e legittima per avere figli è attraverso il matrimonio. In altre parole, un uomo e una donna possono avere un figlio soltanto quando essi apprezzano il valore della vita umana e si impegnano quindi ad assumersi pienamente la responsabilità di crescere un bambino nell’istituzione sacra della famiglia. Appare quindi immorale l’uso moderno della biotecnologia scavalcando il matrimonio e riproducendo esseri umani artificialmente e al di fuori del contesto della famiglia. Ovviamente una coppia sposata può utilizzare tecniche biomediche legittime per la genitorialità. Il Corano dice:

“Egli è Colui Che dall’acqua, ha creato una specie umana e la ha resa consanguinea ed affine. Il tuo Signore è potente.” (25:54)

Il matrimonio costituisce quindi un’unità sacra sulla quale dobbiamo costruire una società, e deve essere molto solida. Per stabilire e rafforzare questa unità, Dio ha osservato certi aspetti nella Sua creazione ed ha osservato altri aspetti nella Sua legislazione. Si tratta di due realtà in armonia reciproca, ma qui possiamo fare riferimento soltanto ad alcuni aspetti della Sua creazione.

Il matrimonio secondo la creazione divina

Nella Sua creazione, Dio ci ha reso desiderosi il sesso opposto, vale a dire che all’uomo ha infuso il desiderio di una donna e alla donna di un uomo, e così a vari livelli. Alcune persone possono forse sperimentarlo soltanto al livello più basso, quello sessuale. Ma il desiderio di un uomo per una donna o viceversa non deve essere animato soltanto dalla concupiscenza, perché questo essere sperimentato a livelli più profondi, prima psicologicamente e poi spiritualmente.

Coloro che andranno in Paradiso avranno ancora bisogno di avere un coniuge non perché vorranno avere mere relazioni sessuali ma perché troveranno completa tranquillità e conforto nel rapporto generale con lui. Troviamo che il nostro elemento mancante, l’unica cosa che può farci sentire completi, è una donna per un uomo e un uomo per una donna. Dio ci ha creati quindi in modo che possediamo questo desiderio profondo di un coniuge e la sua natura in alcuni aspetti simile e in altri differente rende perfetto l’incontro.

Questo desiderio porta un uomo ed una donna ad unirsi nonostante il fatto che la prima scelta potrebbe essere quella di rimanere liberi e non assumersi impegni e responsabilità. Dio ci ha reso però così bisognosi di questa unione al punto di darci la forza di sopportare ogni tipo di difficoltà e ad intraprendere molteplici responsabilità nel cercare e preservare il nostro coniuge. Ovviamente le persone più compassionevoli e spirituali non trovano particolarmente difficile “ospitare” un’altra persona nella loro sfera e invece di pensare soltanto al loro ego, fanno ogni cosa per il bene e il miglioramento dell’estensione de proprio sé, cioè la famiglia. Ma per coloro che sono individualisti ed egoisti, il matrimonio è una grande sfida. Essendo abituati a compiere ogni cosa come vogliono e volendo rimanere liberi da ogni impegno, è per essi difficile trovarsi in qualche modo limitati e con responsabilità. In ogni caso il desiderio sessuale, psicologico e spirituale conduce le persone di sesso opposto le une verso le altre.

Non solo gli esseri umani nutrono un desiderio verso la persona di sesso opposto, ma nella Sua Saggezza, Dio ha creato gli uomini e le donne con differenti personalità. Gli uomini e le donne condividono molte cose e quindi sono idonei l’uno con l’altro. Se un uomo non condivide nulla con una donna essi non potrebbero allora essere buoni coniugi l’uno per l’altro; ma allo stesso tempo la cosa bella è che vi sono alcune differenze tra loro, perché se una persona fosse esattamente come noi, perché ne avremmo bisogno e come potrebbe donarci conforto o completarci? Abbiamo bisogno di qualcuno simile a noi in alcuni aspetti ma tuttavia differente in altri.

Quindi il carattere di un uomo è differente da quello di una donna, ma non a tal punto da rendere impossibile una comprensione reciproca. E’ possibile comprendersi reciprocamente perché abbiamo molti aspetti in comune ma abbiamo bisogno anche di comprendere e apprezzare le differenze che abbiamo naturalmente. Se un uomo desidera che sua moglie pensi e si comporti esattamente come lui, o se una donna vuole che suo marito pensi e si comporti esattamente come lei, mostrano una mancanza di comprensione. Ciò che è importante e cruciale per un marito e una moglie è sforzarsi per comprendere e apprezzare queste differenze e operare congiuntamente per utilizzarle a vantaggio della loro famiglia e società.

Il Corano richiede ai membri della famiglia di avere amore e misericordia l’uno verso l’altro. Per esempio leggiamo:

“Comportatevi verso di loro convenientemente.”(4:19)

“Il tuo Signore ha decretato di non adorare altri che Lui e di trattare bene i vostri genitori. Se uno di loro, o entrambi, dovessero invecchiare presso di te, non dir loro “uff!” e non li rimproverare; ma parla loro con rispetto, e inclina con bontà, verso di loro, l’ala della tenerezza; e di’: “O Signore, sii misericordioso nei loro confronti, come essi lo sono stati nei miei, allevandomi quando ero piccolo” (17:23-24)

“[e mi ha imposto]… la bontà verso colei che mi ha generato.” (19:31)

Il Profeta (S) ha detto:

“Guardare il proprio coniuge con affetto e gentilezza è un atto di adorazione.” (Ibid, Vol. 71, pp. 80-84)

“Dio è compiaciuto quando una persona compiace i suoi genitori, e Dio è adirato quando una persona causa la loro ira.” (Ibid, Vol. 74, p. 151)

“Il Paradiso risiede sotto i piedi delle madri.” (Nuri, Mustadrak Wasa’il al-Shi‘ah, Vol. 15. p. 180; Muttaqi Hindi, Kanz al-‘Ummal, Vol. 16, p. 461)
* Articolo apparso sul quotidiano “Il Foglio” con il titolo “La Famiglia e il Profeta” il 19 Marzo 2014.
Traduzione a cura di Islamshia.org © E’ autorizzata la riproduzione citando la fonte

Assalto Gender agli alunni delle scuole medie superiori civitavecchiesi | Il Consultorio familiare di Civitavecchia, strumento di diffusione della ideologia di genere

  
È un assalto senza precedenti, quello condotto dal Consultorio Familiare di Civitavecchia alle giovani generazioni del comprensorio. Esso si attuerà nelle scuole superiori e presso la stessa sede del consultorio, dopo le vacanze natalizie, attraverso sedicenti corsi di educazione sentimentale e sessuale, per il riconoscimento delle emozioni, farciti dall’ideologia di genere e su presunte teorie circa il “ruolo” maschile e femminile. Non è da quest’anno che il cosiddetto “Progetto Giovani 2000”, muove i suoi silenziosi passi nelle coscienze dei nostri ragazzi e non solo nelle scuole superiori (da alcune ricerche abbiamo verificato che questo genere di attività vengono svolte anche nella classi terze delle scuole medie, in forma più soft). Ciò nondimeno, trova la sua “naturale” azione sotterranea attraverso il fiancheggiamento di insegnanti compiacenti che svolgono il ruolo di quinte colonne all’interno degli istituti delle medie superiori, dei licei e degli istituti tecnici. 

Ne abbiamo avuto conto – dopo aver portato ripetutamente all’attenzione dei genitori, i pericoli dell’ideologia gender, che intendono salvaguardare l’educazione dei propri figli – imbattendoci nelle perplessità di un genitore di un ragazzo che frequenta l’ITIS G. Marconi. Casualmente, all’inizio delle vacanze natalizie, si è ritrovato in mano un modulo sul quale apporre la propria firma per autorizzare una “equipe” ad educare il pupo su sentimenti e sessualità. Certo, all’inizio delle vacanze natalizie, proprio durante un periodo nel quale i genitori sono più distratti da mille impegni e potrebbero firmare qualcosa senza essere troppo addentro la questione. 

Ebbene, venuti in “mano” di una copia del modulo, proprio in ragione del lavoro svolto sino ad ora dal Centro Studi Aurhelio – in collaborazione con Notizie ProVita, siamo riusciti a sgamare il giochetto portato avanti dal consultorio. Non è un caso infatti che nonostante le autorità, in primis il ministro della pubblica dis-istruzione Giannini, neghino che presso le scuole italiane si insegni – o addirittura – esista, l’ideologia di genere, di fatto essa viene sostenuta, promossa e divulgata da quelle figure che dovrebbero soltanto istruire e non proporre dei modelli culturali, sociali o antropologici alternativi.  

La perplessità aumentano, proprio per il fatto che spesso i fautori di simili corsi, proposte “educative” e seminari, sono proprio quei tolleranti e progressisti insegnanti che hanno voluto che fosse rimossa la parola EDUCAZIONE dalla funzione del ministero e dalle scuole italiane. In altri termini, se l’educazione scolastica viene effettuata da uno Stato nel quale non si riconoscono è una forma autoritaria di indottrinamento, se invece loro la fanno rientrare dalla finestra, allora diventa non solo accettabile ma addirittura formativa e necessaria. 

Da prime ricognizioni di carattere informativo, siamo anche venuti a conoscenza di pratiche disoneste, tese a far conoscere la struttura del consultorio ai ragazzi, per poi consentirgli di frequentarla anche senza informare i genitori. Su questo ovviamente procederemo con ulteriori verifiche. 

Nel ribadire che l’educazione dei figli, così come sancito dalla Costituzione, è un diritto – dovere dei genitori e che questi tentativi melliflui rappresentano un vero e proprio attentato alla stabilità psicologica dei più giovani e alla stabilità familiare e sociale, ribadiamo la necessità di una opportuna e rigorosa attenzione da parte dei genitori, a ciò che viene proposto nelle scuole ai loro figli.

Chiediamo al Consultorio familiare di rivedere i programmi dei corsi proposti, riducendo le indicazioni alle sole e specifiche pertinenze della struttura sanitaria e abbandonare ogni velleità pseudoeducativa. 

Stigmatizziamo quindi con forza, l’operato del consultorio familiare di Civitavecchia che, saltando a pie pari la propria funzione, tende a voler influenzare i minorenni con teorie, idee e proposte pseudo educative profondamente ven fiche e che, soprattutto, sono di stretta pertinenza delle famiglie. Queste strampalate idee, portate avanti come una valanga di fuoco dalla politica, dalla giurisprudenza e dal corpo insegnante progressista, riteniamo debbano essere relegate ai soli addetti ai lavori e non proposte come tentativi di sovvertire i valori su cui si fonda la nostra società. Espressione quest’ultima, dei valori coltivati nell’ambito della millenaria civiltà europea, del tutto estranea a questi pseudo modelli educativi, inventati in qualche laboratorio sociologico statunitense.

Il consiglio direttivo del Centro Studi Aurhelio

  

Petizione per una Strategia Nazionale rispettosa delle famiglie

  
Vi invitiamo a sottoscrivere la seguente petizione: “Per una Strategia Nazionale rispettosa delle famiglie”.La petizione, promossa dalle associazioni “Non Si Tocca La Famiglia”, il Comitato Difendiamo i Nostri Figli, ProVita onlus, Giuristi per la Vita, Voglio la Mamma e Generazione Famiglia, sarà consegnata al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dell’Istruzione e alla Consigliera del Dipartimento per le pari opportunità.

L’Associazione “Non Si Tocca La Famiglia”, il Comitato Difendiamo i Nostri Figli, l’Associazione ProVita onlus, i Giuristi per la Vita, l’associazione Voglio la Mamma e Generazione Famiglia, tra i promotori della piazza del 20 giugno, in virtù delle istanze sulla libertà di educazione e sul valore della famiglia composta da mamma papà e figli, avanzate da circa un milione di persone tra genitori, nonni, famiglie, docenti, bambini, giovani, professionisti del sapere e della scienza, rappresentanti di varie religioni, etnie e forze politiche diversificate, chiedono che tali istanze vengano accolte, nella corretta elaborazione ed applicazione di linee educative peraltro largamente condivise da genitori, famiglie, educatori, al fine di un’azione di efficace contrasto avverso ogni forma di discriminazione, libera da vincoli ideologici e che tali linee siano altresì condivise al Tavolo del Ministero delle Pari Opportunità, con specifica attenzione all’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali.

Premesso

– che l’art. 30 della Costituzione Italiana garantisce e tutela “il diritto dei genitori ad educare i propri figli, anche se fuori da Matrimonio”,

– che l’art. 26 comma 3 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo riconosce ai genitori “il diritto di priorità nella scelta di educazione da impartire ai propri figli”,

– che l’art. 14 della Convenzione sui Diritti del Fanciullo attribuisce “il diritto e il dovere dei genitori di guidare il fanciullo … allo sviluppo delle sue capacità” .

Considerato

– che l’U.N.A.R. quale Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali ha emanato una strategia nazionale che è entrata nelle scuole di ogni ordine e grado, con progetti promossi da Associazioni Lgbt contro le discriminazioni di genere sessuale;

– che nel settembre del 2013, senza alcuna autorizzazione da parte del Ministero delle Pari Opportunità e del MIUR ha prodotto, stampato e divulgato libretti di educazione sessuale e affettiva, strumentalizzando la nobile lotta alle discriminazioni e introducendo in modo surrettizio la cosiddetta teoria del gender, il cui assunto è indurre all’indifferentismo sessuale.

Atteso

 – che detto Ufficio dal 2013 al 2015 ha applicato una Strategia Nazionale elaborata e diffusa da 29 Associazioni Lgbt con progetti e corsi di formazione in ogni ordine e grado di scuola, con riguardo alle tematiche di prevenzione verso forme di discriminazione legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere, senza porre la centralità dell’attenzione alle emergenze legate a fenomeni di discriminazioni di razza, come ad esempio il grande esodo di rifugiati di guerra appartenenti ad etnie e razze diverse che con inquietante frequenza si è legato purtroppo a crescenti fenomeni di xenofobia.

Acclarato

– che la strategia nazionale finalizzata alla realizzazione di un piano triennale di azioni pilota (2013-2015) e finanziata con dieci milioni di euro, ha agito riscuotendo critiche per aver operato arbitrariamente su tematiche unilaterali di matrice gender.

Premesso e considerato quanto sopra

CHIEDIAMO

– che venga interamente riscritta la Strategia Nazionale per la lotta verso ogni forma di discriminazione e che in base al principio delle pari opportunità, vengano coinvolte in un Nuovo Piano di Azione, per il triennio 2016/2018, le Associazioni di genitori, famiglie, docenti, psicologi, pedagogisti, psichiatri professionisti del sapere e della scienza;

– che vengano inscritti in un Portale “dedicato” professionisti del mondo scientifico, legati e provenienti da aree culturali e politiche diverse, con formazione accademica di varia ispirazione, al fine di approfondire le tematiche di genere, con il supporto delle diverse aree di ricerca.

Invitiamo tutti i cittadini sostenitori della famiglia naturale a sottoscrivere questa petizione, per garantire il pieno esercizio del diritto che hanno i genitori nella scelta del tipo di istruzione da impartire ai propri figli come sancito dai riferimenti normativi indicati in premessa.

Tutto ciò, inoltre, consentirà alla Scuola di predisporre un Piano di Offerta Formativa più inclusiva e rispettosa della comunità scolastica e familiare.

Fonte www.notizieprovita.it

Omofobia: dati OSCE smentiscono chi parla di “emergenza”

  
I dati recentemente pubblicati dall’OSCE sugli Hate Crimes in 46 Stati (soprattutto europei), contribuiscono a smentire ciò che molte associazioni LGBT e organi di stampa continuano a ripetere rispetto a una presunta “emergenza omofobia” nel nostro paese, cioè che i crimini contro le persone LGBT sarebbero diffusi in modo allarmante in Italia.”Benché non si possa dire che il rapporto dell’OSCE ci fornisca una conoscenza totalmente esauriente del numero di casi di crimini d’odio, – ha dichiarato Alessandro Fiore, portavoce di ProVita Onlus – l’ordine di grandezza dei numeri (27 hate crimes contro persone LGBT su un totale di 596 casi, durante l’anno 2014 in Italia, meno dei crimini xenofobici, razzisti o anti-religiosi) corrisponde a quello fornito da fonti nazionali come l’OSCAD e lo stesso Ufficio Nazionale Anti-discriminazioni Razziali. E’ quindi disonesto pretendere legislazioni speciali o focalizzare l’attenzione mediatica quasi esclusivamente su un certo tipo di crimine che, per quanto possano essere drammatici i singoli casi, nel complesso non conosce una diffusione allarmante nel nostro paese”.

“L’Ufficio Nazionale Anti-discriminazioni Razziali (Unar), – ha continuato il portavoce – istituito con legge per contrastare discriminazioni fondate sulla razza e l’origine etnica, ha da diversi anni focalizzato la sua attenzione sulle vere o presunte discriminazioni omofobiche o transfobiche, violando il principio di legalità dell’azione amministrativa. Basandosi su una presunta ‘emergenza omofobia’ ha speso soldi pubblici per elaborare azioni e strategie fuori dalle competenze attribuitegli per legge”. ProVita non eslcude il ricorso a vie legali per ripristinare la legalità.

Altro dato degno di interesse che si ricava dal rapporto dell’OSCE è la diffusione di crimini d’odio fondati sull’odio religioso (153 hate crimes registrati dall’OSCE durante il 2014 in Italia), non solo contro le “minoranze”, ma anche contro le “maggioranze”. Sul punto ProVita ha raggiunto telefonicamente Mattia Ferrero, delegato per le attività internazionali dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani, che ha notato come “gli hate crimes contro le maggioranze, ad esempio fondati sull’odio verso la religione cristiana, vengono sottovalutati. Eppure i crimini motivati dall’odio contro i cristiani, principalmente gli atti di violenza contro luoghi di culto, rappresentano un numero molto significativo, comparabile, e qualche volta superiore, a quelli fondati sull’odio verso altre religioni”.

  
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Ufficio Stampa ProVita Onlus

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Tel.: 329 0349089

Santa Marinella | Aurhelio per la Famiglia Naturale

 Il centro Studi Aurhelio, sostiene la famiglia naturale, sul sentiero tradizionale.

Se anche tu pensi che sia necessario fare qualcosa per riaffermare la centralità del modello tradizionale della famiglia, della sua necessità sociale e del suo valore religioso, è il momento di passare all’azione. 

Il Centro Studi Aurhelio, organizza appuntamenti di formazione sul Gender, unioni civili, matrimoni omosessuali 

diffonde la rivista Notizie ProVita;

Diffonde il modulo per il consenso informato da consegnare ai presidi delle scuole che frequentano i vostri figli (nel caso in cui “qualcuno decidesse di far passare dei progetti di educazione al Gender saranno obbligati ad informarvi);

Invia ordini del giorno e mozioni da  condividere con i rappresentanti eletti nelle assemblee amministrative del vostro territorio. 

Contattaci all’indirizzo: cst.aurhelio@gmail.com

 

Santa Marinella | Proposta di Mozione a difesa della famiglia naturale

  
Questa mattina il Centro Studi Aurhelio ha consegnato un “ordine del giorno” (ai consiglieri comunali di maggioranza), relativo ad un provvedimento di sostegno economico della famiglia naturale e contro ogni tentativo di limitare la libertà di opinione, di educazione e di credo religioso. Aurhelio, da sempre schierato a difesa dei valori tradizionali e della famiglia naturale, in ragione dei recenti e reiterati attacchi contro questo istituto di civiltà e solidità sociale e nazionale, sottopone a nome di tutti i nostri iscritti un modello di ordine del giorno da proporre al prossimo consiglio comunale. Riteniamo, che sia giunto il momento in cui, anche coloro che rivestono responsabilità politica a livello istituzionale promuovano l’idea di far adottare dalle rispettive assemblee elettive un ordine del giorno a sostegno della famiglia naturale e contro ogni tentativo di limitare la libertà di opinione, di educazione e di credo religioso.

Confidiamo dell’interessamento di almeno un consigliere comunale affinché l’ordine del giorno, venga proposto il più presto possibile, anche a seguito dei recenti eventi che si sono svolti a Santa Marinella, dove si è promossa l’ideologia gender e il tentativo di equiparazione delle unioni omosessuali al matrimonio. 

Questo il testo proposto

ORDINE DEL GIORNO

Proposta di Mozione

Provvedimento di sostegno economico della famiglia naturale e contro ogni tentativo di limitare la libertà di opinione, di educazione e di credo religioso.

Il Consiglio Comunale di Santa Marinella

RICONOSCE

nel matrimonio liberamente contratto tra un uomo ed una donna il fondamento della famiglia quale società naturale contemplata dall’art.29 della Costituzione;

AFFERMA

– che «la famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società», e come tale «ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato», secondo quanto sancito dall’art.16, terzo comma, della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 Dicembre 1948, anche attraverso adeguate politiche fiscali e idonei sussidi economici;

– che la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo ed una donna rappresenta l’istituzione naturale aperta alla trasmissione della vita, e l’unico adeguato ambito sociale in cui possono essere accolti i minori in difficoltà, anche attraverso gli istituti dell’affidamento e dell’adozione;

– che la famiglia, quale società naturale fondata sul matrimonio tra un uomo ed una donna, rappresenta un dato pregiuridico e prepolitico, in quanto viene ontologicamente e 

cronologicamente prima dello stato e di qualsiasi altra comunità, e possiede diritti propri, che sono inalienabili;

– che la famiglia costituisce, più ancora di un mero nucleo giuridico, sociale ed economico, una comunità di affetti e di solidarietà in grado di insegnare e trasmettere valori culturali, etici, sociali, spirituali e religiosi, essenziali per lo sviluppo e il benessere dei propri membri e della società, nonché il luogo dove diverse generazioni si incontrano e si aiutano vicendevolmente a crescere nella sapienza umana e ad armonizzare i diritti degli individui con le altre istanze della vita sociale;

– che la famiglia ha diritto a non essere contraddetta e danneggiata nel suo compito educativo da un’azione suggestiva ed erosiva dei mezzi di comunicazione, ed ha il diritto ad essere adeguatamente protetta, specialmente per quanto riguarda i suoi membri più giovani, dagli effetti negativi e dagli abusi dei mass media;

– che i genitori hanno il diritto di educare i propri figli in conformità alle loro convinzioni morali e religiose, e che ad essi deve essere garantita non solo la possibilità di scegliere liberamente scuole o altri mezzi necessari per tale educazione, ma anche quella di far frequentare ai propri figli scuole che siano in armonia con le loro convinzioni morali e religiose, con particolare riguardo all’educazione sessuale; – che le competenti autorità devono provvedere allo stanziamento di pubblici sussidi al fine di garantire ai genitori un’effettiva libertà nella scelta della scuola per i propri figli, senza essere costretti a sostenere, direttamente o indirettamente, spese supplementari, che impediscano o limitino tale libertà;

SI OPPONE

a qualunque tentativo di introdurre nell’ordinamento giuridico disposizioni normative tali da alterare la stessa struttura della famiglia, comprimere i diritti dei genitori all’educazione dei propri figli, ignorare l’interesse superiore dei minori a vivere, crescere e svilupparsi all’interno di una famiglia naturale, violare i diritti alla libertà di opinione e di credo religioso, garantiti e tutelati dagli articoli 21 e 19 della Costituzione, di tutti coloro che pubblicamente dovessero esprimere un giudizio critico nei confronti di orientamenti sessuali diversi da quello naturale tra un uomo ed una donna, o dovessero opporsi ai tentativi di snaturamento dell’istituto familiare, quali ad esempio l’introduzione del matrimonio tra persone dello stesso sesso, la possibilità di affidamento ed adozione di minori da parte di coppie dello stesso sesso. 

Si apre il Sinodo sulla famiglia | Perché i cardinali tedeschi sono tanto misericordiosi

Nell’imminenza dell’apertura del Sinodo sulla famiglia che si prevede sarà pieno di carità nell’aprire la Comunione ai divorziati risposati, sarà bene ricordare perché i cardinali tedeschi, Kasper, Marx eccetera, vogliono assolutamente questo progresso.

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Il motivo è la “tassa ecclesiastica”, Kirchensteuer, che tutti i cattolici tedeschi sono obbligati a pagare alla Chiesa. Chi non la paga viene escluso dai sacramenti, salvo in punto di morte. Ora, con la secolarizzazione dilagante nella società, sempre più cattolici anche in Germania divorziano, e poi si rifanno una famiglia con un’altra o un altro. Si allontanano dalla Chiesa, non essendo più in grazia di Dio. E cessano di contribuire.

Il gettito della Kirchensteuer, ohimé, diminuisce inesorabilmente da anni; e la Chiesa tedesca intesa come organizzazione è “cresciuta” fino a diventare un colosso burocratico, con 40 mila dipendenti stipendiati. E da continuare a stipendiare. La buro-Chiesa rischia seriamente la bancarotta. Ecco dunque le gerarchie sono le più misericordiose e più calde nello spingere per ridare i sacramenti ai divorziati che (per le norme cattoliche) convivono in peccato. O come ha detto il cardinal Kasper, che anche queste pecorelle disperse “partecipino pienamente alla vita della Chiesa”. L’avverbio “pienamente” è pieno di significato. Si dà la Comunione a peccatori non pentiti (sacrilega, diceva la Chiesa di ieri) in cambio dei quattrini. La Chiesa di una volta chiamava questo “simonia”, commercio delle cose sacre. Oggi si chiama “misericordia”. 

Il punto è che il cardinal Kasper ha anche creato una teologia adatta a queste aperture. La espresse nel modo più esplicito in un testo del 1967 (lui era giovane e trionfava la rivoluzione post-Concilio) intitolato “Gott in der Geschichte”, Gott heute: 15 Beiträge zur Gottesfrage, (Mainz, 1967). Eccola con le sue parole:

“Il Dio che siede in trono sopra il mondo e la storia come essere immutabile è un’offesa all’uomo. Si deve negarlo per l’uomo stesso, perché egli (Dio) pretende per sé la dignità e l’onore che appartiene di diritto all’uomo…Dobbiamo opporre resistenza a questo Dio non solo per il bene dell’uomo, ma per Dio stesso. Egli non è il vero Dio, ma piuttosto uno squallido idolo. Perché un Dio che è solo a fianco e sopra la storia, che non è esso stesso storia, è un Dio finito. Se chiamiamo questo essere Dio, dunque in nome dell’Assoluto dobbiamo diventare atei assoluti. Questo Dio viene da una visione del mondo rigida; è il garante dello status quo e il nemico del Nuovo”. 

Naturalmente Cristo ha risposto a questa domanda; se ci si crede, il Figlio di Dios’è fatto uomo per soffrire con noi, e anzi per pagare per noi, da innocente, la pena che spetta a noi come peccatori…Ma questo non è così misericordioso come Kasper vuole. Non gli basta un Dio-uomo, vuole un assoluto mutevole, evolutivo, prpogressistas.

Oltre mezzo secolo è passato. Kasper è invecchiato e diventato più prudente. E con linguaggio più guardingo, ha espresso lo stesso concetto nel suo ultimo saggio teologico, “Misericordia, concetto fondamentale del Vangelo, chiave della vita cristiana” (in Italia pubblicato dalla Queriniana, classica editrice dei preti).

“Sulla base del principio metafisico, la teologia dogmatica ha difficoltà a parlare di un Dio compassionevole. Deve escludere la possibilità che Dio soffra con le sue creature in senso passivo; può solo parlare di pietà e misericordia, nel senso attivo che Dio si oppone alla sofferenza delle sue creature e le assiste. Resta la domanda se questo corrisponda alla comprensione biblica di Dio, che soffre con le sue creature, che è misericorde nel cuor coi poveri e per i poveri. Può un Dio che è concepito così a-patetico essere realmente simpatetico? Pastoralmente, questa concezione di Dio è una catastrofe. Perché un Dio concepito in modo così astratto appare ai più molto distante dalla loro personale situazione”. 

Per esempio, appare distante ai divorziati risposati. 

Naturalmente un Dio che muta è una contraddizione in termini; ciò che muta non ha la pienezza dell’essere, ma “diviene”, va verso uno stato imperfetto ad un “di più d’essere”. Ma questa è vecchia metafisica, e non è la metafisica che occupa Kasper: è “la pastorale”. Nel testo del 1967, diceva più chiaramente che cosa si cela dietro questo termine della neolingua clericale: egli rigettava l’immutabilità di Dio perché porta a ”una visione del mondo rigida”, essendo “il nemico del Nuovo”.

Il vero dio di Kasper è dunque il Nuovo.

Il Nuovo come divinità è ben presente nello spirito del Concilio. Papa Paolo Vi, tutto felice, proclamò: “Le parole importanti del Concilio sono ‘novità’ e ‘aggiornamenti…la parola novità ci è stata data come un ordine, come un programma” (Osservatore Romano, 3 luglio 1974). Per poi accorgersi con sgomento che adottare il Nuovo come dio toglieva ogni immutabilità anche  alla legge morale (quando scrisse la Humanae Vitae cercò di bloccare l’apertura ai metodi anticoncezionali, guadagnando una serqua di insulti dal “mondo” che pretendeva la benedizione pontificia per il preservativo, la pillola  e l’aborto. Ed ormai, era troppo tardi. 

Ormai tutto il “Mondo” ha sostituito i concetti di “Vero” e “Falso” con “Vecchio” e “Nuovo”, per cui a liquidare un’idea non occorre più dimostrare che è  falsa, basta dire che è vecchia.

Concetti che dovrebbero essere confinati nel settore del fashion, delle sfilate di moda e del marketing, sono diventati i due pilastri della vita in questo capitalismo terminale edonistico. Ciò significa che anche al diritto penale è stato tolto ogni carattere etico: l’omicida non viene più punito così duramente come, poniamo, l’evasore fiscale; quando si mette un criminale in carcere, è solo per lo scopo utilitaristico di “difesa della società”. Al colpevole criminale vanno soprattutto alleviate le sofferenze del carcere…è “umanitarismo” di un diritto positivo che “evolve continuamente” ed è diventato arbitrio e arma di persecuzione politica in mano ai magistrati. Infatti il “buonismo” del diritto positivo può rovesciarsi nel cattivismo ideologico, quando faccia comodo: basta far passare nelle forme dovute una legge che renda lecito, poniamo, la soppressione dell’avversario, o se è per questo, di un “omofobo”, di un “negazionista”, di un “reazionario” , e il gioco è fatto: la discussione politica diventa reato, le verità sgradite saranno censurate, le teste degli oppositori salteranno…

Per contro, si legalizzano la sodomia…e perché no, la pedofilia (c’è già la lobby che la chiede): Ma allora perché non la necrofilia? Gli snuff-movies? La strada al Nuovo è aperta. Ed è aperta precisamente perché le legislazioni hanno diroccato quel che si chiamava “il diritto naturale”, ossia i concetti fondamentali di bene-male, vero-falso, giusto-ingiusto che dovevano trovarsi iscritti nel cuore di uno uomo (non nella sua pancia) e che, in ultima analisi, erano un corollario dell’immutabilità di Dio e della Sua legge morale. Se adesso non c’è più legge morale, non c’è più peccato, ma solo diritti. L’uomo crea da sé la sua legge morale, si “libera” di ogni “tabù”, si auto-realizza. La Chiesa era rimasta la sola a ricordare che esiste un vero e un falso, che esiste il bene e il male, e che chi fa il male mette la sua anima in pericolo: perciò è così odiata dalle masse consumatrici e sessualizzate. Adesso non fa’ più ostacolo. Papa Bergoglio, appena eletto, ha fatto la pubblicità a Kasper: “Ho letto in questi giorni un libro di un cardinale – il cardinal Kasper, un teologo veramente dotato, un buon teologo – sulla misericordia. Mi ha fatto tanto bene, questo libro! Ma non pensate che faccia pubblicità ai libri dei miei cardinali…mi ha fatto tanto,tanto bene…”.

E’ fatta. Il Nuovo è il nuovo dio della nuova Chiesa. Resta naturalmente una domanda: visto che non ci sono più peccati da cui pentirsi, che l’uomo si fa’ la sua legge e la sua etica, insomma che è dio, che il Nuovo gli porterà sempre nuove liberazioni, non ha alcun bisogno della Chiesa. Pagherà ancora la Kirchensteuer ai cardinali Kasper e Marx? 

Maurizio Blondet

 

ALIENA TEMPORA CURRUNT, di Caterpillar

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Sono tempi strani.

Mi sveglio, il televisore appena acceso (vecchia abitudine galeotta) manda canzoncine ridicole, sigle di cartoni animati  e già nell’alzarmi dal letto la giornata ha assunto i contorni della farsa mesta e tragica. Esco e mi sento già stanco, mi guardo intorno e dentro di me, e il Nemico è dappertutto.

Le persone oscillano tra una mesta docilità, una rabbia inespressa (Facebook è diventato la valvola di sfogo della nazione) ed il caratteristico vittimismo.

Gli sfoghi cominciano solitamente con le parole «dovrebbero» o «bisognerebbe». Chi sarebbe il salvatore, o i salvatori, non è dato saperlo. Forse Renzi, o Grillo o Savini, addirittura la Meloni (lei? salvare chi? al massimo le sue parassitarie prebende!), spesso è genericamente «la gente» che «vedrai tu quando…». Il «quando» fissa una prospettiva fosca – quando non ci sarà più da mangiare, quando staremo tutti per strada, quando avremo toccato il fondo, quando i clandestini ci avranno invaso – oppure un decisivo momento di rottura – quando ci sveglieremo, quando «avremo vinto». Allora li saremmo (chi?) «andati a prendere».

A questo si aggiunge il bombardamento mediatico che forgia le menti e le coscienze, riportando tutti sul giusto binario del «dialogo». È indispensabile essere «civili». Essere «pazienti». Qualsiasi cosa che escadagli steccati costruiti dai media viene liquidata (e condannata) come «violenza». Non so come, ma la dottrina del «politicamente corretto» si sposa perfettamente con gli eccidi virtuali del «quando».

«Vergogna» e «dignità» continuano ad essere i termini più apprezzati mentre guardo intontito le immagini delle esecuzioni dell’ISIS, delle rivolte in Ucraina scorrere sullo schermo del televisore.

I TG dicono tutto ed il contrario di tutto perché non sanno bene che posizione prendere – dilaniati tra la generica linea anti-russa e la presenza in piazza di nazionalisti. Così la rivolta è opera di «neonazisti». Poco dopo è di «cittadini che chiedono di entrare in Europa».

Così come per gli sbarchi e i naufragi sulle nostre coste. Un giorno accusiamo la Germania e la culona della cancelliera Merkel che ci dice di tenerceli, un giorno la esaltiamo perché li accoglie tutti (ma non i nostri, i siriani che vengono dall’Ungheria)

Intanto sempre i TG ci parlano di «giovani drogati» che per una dose sterminano i nonni, di padri disperati che uccidono figli tossici e si suicidano, di bimbi, di madri, di pensionati falciati sul marciapiede dai soliti «automobilisti ubriachi», mentre dilagano le baby adolescenti «di buona famiglia» che si prostituiscono per qualche capo «griffato» con professionisti, manager e rispettabili padri di famiglia. Nessuno ci fa caso. Manco la Mussolini, che si è subito ripresa il pedofilo e fedigrafo consorte…

Ci si suicida perché si è perso il lavoro o perché si deve chiudere l’azienda. Cala un sipario nero, come dimezzanotte, e compare il Nemico, il Calunniatore, il Seduttore… «Chi me lo fa fare, il lavoro, la famiglia…» è il mantra, l’autoassoluzione e scongiuro per tutto.

Ma ci sono «segnali di ripresa». Siamo ormai «fuori dalla recessione» e quasi «fuori dalla crisi» se fossimo stati civili, se fossimo stati responsabili… «Responsabilità» è in effetti una delle parole d’ordine da qualche anno: bisogna «lavorare» e «concentrarsi» sui «problemi reali del paese», perché solo così «ne saremmo usciti», ed ogni deviazione è una mancanza di «responsabilità», ce lo dicono Renzi e Berlusconi, e perfino Grillo. E soprattutto il neo presidente Mattarella, emerso dalle nebbie della prima repubblica e già santificato.

Quotidianamente ci spiegano come avevamo sbagliato tutto (millenni di civiltà) ed eravamo «inadeguati». Siamo in un momento storico (detto «il nostro tempo») in cui il mondo «è cambiato» e dobbiamo adattarci. A dimostrarlo, c’è il fatto che «all’estero» non sono come noi – «all’estero» è un «paese civile», un Eldorado dove il «progresso», Obama e la Merkel hanno risolto ogni problema. Da noi invece in concomitanza delle tornate elettorali vengono arrestati ex ministri, governatori, sindaci, banchieri e faccendieri: tutti, stupiti, al momento dell’arresto ci dicono che «non hanno fatto nulla di illegale, hanno preso, o dato, soldi, sì, ma non lo sapevano…»

«Ondate bibliche» di disperati – bimbi attratti nel paese dei balocchi – sbarcano a Lampedusa, o ce li andiamo a prendere con la Marina Militare a poche miglia dalle coste dell’Africa: le immagini commuovono e muovono politici, sacerdoti, intellettuali, giornalisti e tutti noi a parole di accoglienza e conforto – e solo parole rimangono, se non occasione di arricchimento e sfruttamento. E di aumento della criminalità, una criminalità feroce e disperata, opera di disperati che non hanno niente da perdere e da fare, .

Sullo schermo del televisore, gli onnipresenti appelli di «Onlus che chiedono soldi» per dei ragazzini africani.

Il «cyberbullismo» è la nuova piaga sociale. Adolescenti si suicidano quasi quotidianamente perché «su siti web dove si può scrivere di tutto» ricevono insulti da parte di «vigliacchi protetti dall’anonimato». L’eroina è ovunque e «gli esperti» (ci sono sempre esperti per ogni cosa) parlano di «ricorsi ventennali delle droghe». Twitter scandisce la dialettica (140 caratteri, hashtag) del dibattito del momento. Intanto, «tanto siamo tutti d’accordo», cominciamo a legalizzare la Cannabis – il nome latino dà un’aura di scientificità, e responsabilità. Giocatori, cantanti e show girl sembra facciano a gara a spacciare le loro «performances» a base di sesso e droga, ed è ritenuto originale e spiritoso che un noto maître à penser mimi in televisione un «tiro» di coca. E poi, togliere il soldi alle mafie, e con lo Stato che ci guadagna!

Tutti incollati al proprio tablet o al proprio smartphone, intenti a «whatsappare» e scattare «selfie». Ma «la rete» è presentata come una giungla inesplorata e pericolosa, dove si annidano pericoli (il più temuto: i «neonazisti» e i «pedofili», spesso associati).

La violenza domina l’Italia. E soprattutto le «curve delle opposte tifoserie», e questo è davvero grave. Ogni polemica si risolve in reciproche accuse di «squadrismo». La «democrazia» è costantemente in pericolo. Per fortuna la Roma dei Casamonica e di Mafia capitale, nelle parole del suo sindaco Marino: «ha saputo cacciare fascisti e nazisti». Ma siamo seri!

La «ludopatia» sta conducendo nell’abisso milioni di famiglie, ma lo stato ci guadagna. Lo spettro della Grecia e del «default» sempre presente. 

La «transofobia» serpeggia. I giovani continuano a morire per «il folle gioco alcolico dei social network». «L’ombra del satanismo» incombe e ci sono stati furti nelle chiese e profanazioni. Halloween ha ormai sostituito il Carnevale.«Gender» è la parola chiave, insieme a «genitore 1» e «genitore 2».

«Mala tempora currunt», si annunciano tempi bui, avrebbe detto Cierone. Io invece mi chiedo com’è che si sia potuto arrivare a questo, a questi tempi strani e che io sento estranei… Ma ormai ho smesso di pormi domande, di cercare quale può essere la verità in questo coacervo di inutili luoghi comuni, e procedo per inerzia, come il Governo. Le persone in strada hanno gli occhi bassi ed un’aura di rassegnazione. L’intero Paese sembra giunto al termine di una relazione – quando nessuno dei due ha il coraggio di lasciare l’altro e la storia va avanti per un po’ malgrado sia finita, e gli istanti in cui sembra funzionare di nuovo servono solo a ricordarti quello che hai perduto.

Lo stato sociale è in crisi, si sente parlare di famiglie, di anziani, di bimbi che hanno fame. Si cammina rasente ai muri, come in tempo di guerra. L’altro giorno ho visto una scena che, settantenne, mi ha riportato ai tempi della mia infanzia: due anziani, neanche malmessi, raccoglievano cicche per recuperarne un po’ di tabacco…

Intanto la depressione, il male oscuro, oscura le volontà e le coscienze…

E questa rassegnazione, troppo evidente per essere ignorata dei media, è presentata come il terreno fertile per la presa di potere dei «populisti». Conservare il «rispetto delle istituzioni» è il limite di critica superato il quale si sfocia nello «squadrismo». Ce lo dicono manager e politici dall’alto delle loro prebende milionarie.

Si annuncia uno strano autunno, senza gioia, senza vendemmie, senza frutti: a confondere ansia e desiderio, disincanto ed illusione.

Intanto ho visto in faccia il Nemico, l’ho riconosciuto: e siamo noi, noi in questo è tempo strano ed estraneo di irresponsabilità, di identità generiche al limite del dissolto! Siamo noi questa società, ed è da noi che deve partire il cambiamento! Una piccola comunità di gente che non si prefigge di cambiare il mondo a colpi di “male minore”, di compromessi e luoghi comuni, ma affermando qui e ora tutta la verità, pur sapendo che è ignorata dai media e dall’opinione pubblica. Nella speranza che il tempo la vedrà trionfare! 

La Verità svelata dal Tempo, forse l’opera più personale scolpita da Gian Lorenzo Bernini e ora nella Galleria Borghese di Roma, dovremmo eleggerla a simbolo del nostro impegno. Il fatto emblematico è che Bernini quella scultura non ha mai potuto terminarla. Proprio come accade spesso a ciascuno di noi, quando ci accorgiamo che non avremo abbastanza tempo per adempiere al nostro compito. Altri, però, continueranno il lavoro iniziato. E non taceranno

Caterpillar

 

Gender, Scuola, unioni omosessuali, direttive educazione sessuale OMS | Facciamo chiarezza

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In questi giorni, dopo il tentativo fallito di dimostrare l’inesistenza della teoria Gender, si è manifestata una certa confusione riguardo le modalità per informarsi circa la natura di questa ideologia. Molti genitori nel comprensorio stanno dando il segnale di un risveglio e con questo articolo tentiamo di portare un po di chiarezza. 
 
DDL BUONA SCUOLA

Nel provvedimento approvato dal governo, denominato buona scuola, sono inserite alcune norme che consentono di aggirare il problema dell’introduzione dell’ideologia di genere nelle scuole attraverso dei corsi contro il bullismo, sulle differenze (anche del presunto genere) sulla tolleranza. A tale proposito riportiamo un estratto da una intervista a Toni Brandi, Presidente della rivista Notizie Provita: “Buona scuola: voi sostenete che esiste una prova del collegamento tra il decreto e l’ideologia del gender. Qual è? «Il decreto legge, al comma 16 si riferisce al piano triennale dell’offerta formativa e promuove nelle scuole di ogni ordine e grado la sensibilizzazione contro la violenza di genere e tutte le discriminazioni. Il che, sembra una cosa giusta; in realtà fa riferimento alle tematiche indicate dall’articolo 5 comma 2 della legge 119 del 2013». Che tradotto vuol dire? «Se vediamo l’articolo 5 comma 2 di questa legge possiamo notare il continuo riferimento alla discriminazione di genere che potrebbe intendere la discriminazione tra i due soli sessi, uomo e donna, come hanno dichiarato numerosi membri della maggioranza. In realtà questa legge fa anche riferimento alla Convenzione di Istanbul che è stata attuata in Italia, di fatto, dalla stessa legge 119. All’articolo 3 della Convenzione c’è scritto: “Con il termine ‘genere’ ci si riferisce a ruoli, comportamenti, attività e attributi socialmente costruiti”. Quindi, con queste decreto legge abbiamo l’ideologia del gender nelle nostre scuole».

Contemporaneamente, per un paradossale cortocircuito politico-sindacale, numerose organizzazioni sindacali della scuola sono riuscite ad istituire la raccolta delle firme per indire un referendum abrogativo della legge sulla “buona scuola” che contiene anche le famose norme di cui sopra. Come farci scappare una occasione del genere?
 
Dove firmare per il Referendum contro la riforma della Scuola di Renzi
Tutti i cittadini maggiorenni e aventi diritto di voto possono firmare il referendum, e per farlo potranno recarsi negli uffici comunali di tutti i Comuni italiani.
LUNEDÌ, MERCOLEDÌ E VENERDÌ DALLE ORE 9:00 ALLE ORE 13:00 IN TUTTI I COMUNI RACCOLTA FIRME PER L’ABROGAZIONE DEL DDL SCUOLA. E’ già operativo dal 24 luglio.
Inoltre in movimento per il referendum ha annunciato che presto ci sarà la possibilità di “Sottoscrivere la richiesta di referendum presso appositi banchetti che saranno allestiti in tutto il territorio nazionale”. Ricordiamo che il termine ultimo per la raccolta delle firme è il 25 settembre 2015. Presto sarà allestito un sito internet che a detta degli organizzatori: “Consentirà ai promotori del referendum di riconoscersi in questo spazio virtuale in modo da favorire i contatti sul territorio, la collaborazione e l’organizzazione di comitati territoriali e scolastici”. Tutti uniti insomma, per cercare di modificare la Riforma della Scuola di Renzi, facendo il possibile nel nostro piccolo. Se pensate che l’articolo possa esser utile, commentate, fatelo girare sui social e condividetelo!
 
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DIRETTIVE SULLA EDUCAZIONE SESSUALE DELL’OMS
Il secondo riguarda le direttive dell’OMS in materia di educazione sessuale per gli studenti dai quattro ai (mi sembra) 14 anni – per le scuole dell’obbligo insomma.
Riportiamo integralmente un articolo di Gianni Lannes dal sito www.disinformazione.it 
 
Sesso dall’asilo: lo ordina l’Organizzazione Mondiale della sanità
di Gianni Lannes
Sesso dall’asilo: ordina l’OMS. E i pedofili esultano… al bando la chiesa cattolica 
 
Una civiltà umana può dirsi tale solo se tutela realmente i bambini. Dopo la legalizzazione della pedofilia in Europa ramificata nei parlamenti (alla voce Bruxelles), nei governi, nelle forze armate, nei servizi segreti, nelle magistrature e nelle multinazionali, ecco ora cosa accade. 
L’OMS detta legge: i piccoli corpi sono merce sessuale dalla più tenera età. Detto e fatto: corsi di masturbazione per bambini fino ai 4 anni, al bando la religione cattolica, ovvero le radici cristiane: è l’Oms a ordinarlo. Infatti è in fase di diffusione un vademecum in cui si tracciano le linee guida per la cosiddetta educazione sessuale ai giovani. Secondo il documento, sin dalla culla ora bisognerà insegnare ai bambini a vivere con serenità la propria sessualità, anche attraverso la masturbazione.  

Il documento – elaborato nel 2010 inizia adesso ad essere messo in circolazione – è intitolato “Standard di Educazione Sessuale in Europa” ed è una guida per i governi,  la scuola pubblica e gli specialisti sanitari, sviluppata dall’ufficio europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), in collaborazione con l’agenzia governativa tedesca per l’Educazione Sanitaria. Viene preso anche a pretesto la diffusione dell’HIV: un virus inventato di sana pianta che mai nessun scienziato ha mai isolato. 

http://www.aispa.it/attachments/article/78/STANDARD%20OMS.pdf

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Il documento imbottito di evidenti pregiudizi ha iniziato a essere distribuito presso i ministeri dell’Istruzione e della Salute d’Europa, e non è distinguibile da un manuale di corruzione dei minori, ispirato però dai dogmi dell’ideologia di genere. Un testo istituzionale – calato dall’alto – che ignora i genitori come responsabili per l’educazione dei propri figli.

Delle specifiche competenze che la guida consiglia di trasmettere ai bambini dai 0 ai 16 anni, questi sono alcuni esempi citati testualmente nel documento:

Da 0 a 4 anni, l’OMS prescrive l’apprendimento del “godimento e piacere quando giochiamo con il nostro corpo: la masturbazione della prima infanzia”. Da 0 a 4 anni è l’ età ideale per “la scoperta del corpo e dei genitali”. A 4 anni, l’OMS afferma che i nostri figli sono in grado di “esprimere i bisogni, i desideri e i limiti, ad esempio nel gioco del dottore”. Da 4 a 6 anni i nostri figli hanno bisogno di sapere che la storia della cicogna come uccello-madre è un mito. Da 4 a 6 anni è l’età ideale, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per “parlare di questioni sessuali”, esplorare “le relazioni omosessuali” e “consolidare l’identità di genere”. Tra i 6 e i 9 anni, gli esperti dell’OMS affermano che i nostri figli sono pronti a conoscere e difendere i “diritti sessuali di bambini e bambine”. Da 9 a 12 anni, e fino a 15, devono conoscere il problema della maternità imprevista. Lo dicono con una parafrasi: “l’impatto della maternità e della gravidanza tra gli adolescenti cioè la crescita dei figli, la pianificazione familiare, i progetti di studio o di vita, la contraccezione , il processo decisionale e la cura nel caso di gravidanze indesiderate“.

Da evidenziare il tortuoso percorso che fa l’OMS per dire che prima dei 15 anni, le bambine sono pronte per essere clienti dell’industria dell’aborto:

Da 9 a 15 , è bene che ricevano informazioni su dove trovare un contraccettivo e dove ottenere un aborto. Tra 9 e 15 anni è inoltre un’età chiave, secondo l’OMS, per insegnare che la religione cristiana rappresenta un ostacolo per il piacere e il godimento del proprio corpo: “Influenza di età, sesso, religione e cultura” nell’educazione affettiva e sessuale . A 15 anni è il momento di “aprirsi agli altri (dichiarare l’omosessualità , la bisessualità e altre opzioni)”; a 15 anni è anche l’età per venire a conoscenza, inoltre, del “sesso commerciale (prostituzione , ma anche sesso in cambio di piccoli regali, pranzi/notti fuori o piccole somme di denaro), pornografia, dipendenza dal sesso“.

I contenuti specifici della guida Standard di Educazione Sessuale in Europa,  sono tanto eloquenti quanto i princìpi:

«Il principio per il quale i genitori sono una “fonte informale” di educazione, rispetto allo Stato come “fonte formale”, “scientifica” e veritativa. Il principio per cui l’educazione affettiva e sessuale dei bambini dev’essere pianificata in funzione di una “sensibilità di genere». 
In altri termini, che la natura, i fatti, i dati, la responsabilità dei genitori… tutto debba sottomettersi ai dogmi della “sensibilità di genere”. Il principio per cui l’educazione sessuale e affettiva “inizia alla nascita”. Il principio secondo il quale l’educazione sessuale e affettiva “deve avere un approccio olistico”. Tutto è sesso, per l’OMS.
Il principio per cui l’educazione sessuale e affettiva è funzionale al “rafforzamento dell’individuo e della comunità”. Tutto è politico, per l’OMS.
Il principio per il quale gli insegnamenti dell’OMS sono “scientifici” e “neutrali” mentre quelli dei genitori vanno presi con le pinze.
La guida consiste di pagine dove le parole “amore” e “responsabilità” non appaiono o, quando ci sono, il loro peso e significato sono del tutto irrilevanti. Non affrontano mai l’argomento. In compenso, la Guida parla costantemente di “piacere”, “benessere personale” e “istinti”.

 Chi e cosa c’è dietro l’OMS? Ufficialmente l’Organizzazione Mondiale della Sanità è un’agenzia delle Nazioni Unite, unitamente all’Unicef, al centro di uno scandalo di pedofilia internazionale con vertice principale in Africa e traffici di bambini anche in Europa. Non a caso in Italia, secondo i dati del ministero dell’Interno spariscono ogni anno più di 2.000 mila bambini. 

In realtà la corporation dell’ONU prende ordini dal Bilderberg Group (organizzazione terroristica e massonica a cui sono affiliati Enrico Letta, Mario Monti, incluso il democristiano Romano Prodi – già consulente di Goldman Sachs – e tanti altri) e viene finanziata dal massone illuminato David Rockefeller (padrone di metà dell’industria farmaceutica mondiale, nonché proprietario dei suoli su cui è sorto il palazzo delle Nazioni Unite a New York).

Dunque, per questi criminali di taratura mondiale, la famiglia non ha alcun ruolo e compito educativo, tantomeno la Chiesa cattolica. Esatto: avete letto bene: chiesa cattolica, non protestante, oppure la religione ebraica o islamica. Per caso è un attacco mirato alle fondamenta cristiane dell’Occidente? Di sicuro in questo modo si plasmano e deformano le vite della generazione futura.

Post scriptum

Non sono né fondamentalista né bigotto, ma solo un uomo preoccupato da questa pericolosa deriva. Se nel Parlamento italiano ci fosse una reale opposizione, anche a fronte di queste documentate notizie, i governi telecomandati dall’estero morirebbero per sempre.

A riguardo si veda anche questo articolo che riepiloga lo stesso tema
 
RACCOLTA DI FIRME per NON far approvare il DDL CIRINNÀ, sulle unioni omosessuali
Altra è invece la questione relativa alla raccolta di firme promossa dal comitato “difendiamo i nostri figli” per non far approvare il ddl Cirinnà sulle unioni omosessuali che di fatto oltre ad estendere artificialmente il concetto di famiglia, rappresenterebbe il grimaldello per l’adozione di figli da parte delle unioni omosessuali.
 
 
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Anche qui facciamo rispondere al Presidente Toni Brandi, sempre dal l’intervista citata: 
 
“DDL Cirinnà: da oggi lanciate una petizione contro la legge in discussione al Senato. Perché
«Oggi pomeriggio verrà lanciata una petizione contro il ddl Cirinnà promossa da ProVita, Manif Pour Tous, Movimento per la Vita movimento, Age (Associazione genitori), Agesc (Associazione genitori cattolici), Giuristi per la Vita e Associazione Voglio la Mamma costituita da Mario Adinolfi. Il punto è che nel ddl le unioni civili tra omosessuali sono equiparate in tutto e per tutto alla famiglia. A parte il fatto che la famiglia è stata il fulcro della società umana dal suo inizio ed ha la grande responsabilità di procreare, educare i figli e contribuire al benessere della nazione, l’articolo 29 della nostra Costituzione riconosce la famiglia naturale fondata sul matrimonio. Non solo: ci sono due sentenze della Corte Costituzionale (la numero 138 del 2010 e la numero 170 del 2014) che specificano chiaramente che il matrimonio è solo fra un uomo e una donna. Il secondo gravissimo punto del ddl Cirinnà è l’articolo 5 che accetta la cosiddetta Step Child Adoption, cioè il riconoscimento del figlio di uno dei due partner».
 
Cosa temete concretamente?  
«Vorrei sottolineare che se questa legge passerà, sarà una questione di settimane e la nostra Corte Costituzionale emetterà una sentenza per dire che questa è una discriminazione perché non possono esistere famiglie di serie B e quindi avremo le adozioni gay in Italia. C’è poi la Corte europea dei diritti dell’uomo che ha sancito che nessun Stato membro è obbligato ad accettare matrimoni o unioni omosessuali ma una volta fatte, non può rifiutare le adozioni. Con la petizione vogliamo rafforzare il messaggio di quel milione di persone in Piazza San Giovanni e ricordare a tutti i parlamentari l’effetto catastrofico che questa legge – se dovesse passare – rappresenterà per l’Italia. Uso il termine ‘catastrofico’ perché gli effetti saranno: la pratica dell’utero in affitto, la compravendita di ovuli e semi maschili che rappresenta un businnes e danneggia i più deboli e indifesi esseri umani: i bambini. Questo governo dovrebbe, invece, sostenere la famiglia che affronta sempre più difficoltà. Come esempio dovremmo prendere l’Ungheria dove le nascite aumentano. i matrimoni aumentano, i divorzi diminuiscono, i salari e le pensioni crescono perché il governo ungherese sostiene la vita e la famiglia. Chi vuole aderire alla petizione può farlo a partire dalle 16 di oggi collegandosi con il sito della nostra associazione: www.notizieprovita.it». 
 
Ma perché siete così contrari; in fondo legge simili al ddl Cirinnà sono adottate in numerosi Paesi dell’Occidente e l’America di Obama recentemente ha detto sì alle nozze gay in tutti gli Stati.  «Finora solo in Occidente, eccetto Grecia e Italia, si è sviluppata la strategia pro-lgbt. Circa 140 Paesi nel mondo non hanno perso il buon senso: sia nel 2014 che due settimane fa sono passate in sede Onu due risoluzioni in sostegno alla famiglia naturale col voto favorevole della stragrande maggioranza dei Paesi partecipanti. Perché questo sta accadendo? Perché dietro ai matrimoni gay e alla cosiddetta educazione sessuale dei bambini che altro non è che ‘sessualizzazione precoce’, vi sono centinaia di miliardi di dollari di profitti. Alcune cifre: dietro ai matrimoni gay nella sola America vi sono da 8 a 9 miliardi di dollari; dietro alla fecondazione artificiale circa 10 miliardi di dollari; dietro al ‘sex change’ in crescita nel mondo, almeno 1 miliardo. Se parliamo della sessualizzazione precoce dei nostri bambini, vi sono 15 miliardi di dollari dietro all’industria dei contraccettivi ed almeno 200 miliardi di dollari dietro al porno. Per questo, il popolo del buon senso nato in Piazza San Giovanni il 20 giugno, deve continuare a lottare per i nostri bambini che rappresentano il futuro dell’umanità»
 
Modulo per la raccolta firme
 
 
Se avete avuto la pazienza è la disciplina di arrivare fino a questo punto, avete potuto notare come il meccanismo perverso innescato, tende a voler fare un minestrone incomprensibile ai più in modo da poter far passar sotto traccia proprio l’ideologia di genere.
 
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A Santa Marinella e Civitavecchia il Centro Studi Aurhelio già da due anni è impegnato su questo fronte ed ha già allertato i genitori che non intendono arrendersi a questo orizzonte imposto dalle lobby omosessualiste. I media locali snobbano o addirittura sono complici con gli agenti della sovversione è solo ora sembra ci sia un setno di risveglio.
Per ciò che attiene alla scuola invece, occorre informarsi innanzitutto sul POF (piani offerta formativa) della scuola dove vengono iscritti i figli e come presentare al Preside, il modulo sul consenso informato, nell’eventualità di avere segnalazione circa corsi che potrebbero riguardare le “materie” o corsi del tipo sopra indicato.  Il modulo è scaricabile dalla pagina 
http://www.notizieprovita.it/wp-content/uploads/2015/05/lettera-presidi.pdf 
 
Inoltre a breve organizzeremo dei banchetti informativi e con l’autunno una apposita conferenza aperta a tutti su questi argomenti. 
Alla mail cst.aurhelio@gmail.com, potete richiedere riviste e libri attinenti alla argomento. 
 
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Per un maggiore approfondimento consigliamo di fare riferimento al sito

COMITATO “DIFENDIAMO I NOSTRI FIGLI” | COMINCIA LA RACCOLTA DI FIRME CONTRO IL DDL CIRINNA’

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Nonostante il no di oltre un milione di persone in piazza San Giovanni, la relatrice sen. Cirinnà tenta la fuga in avanti e spera nella calendarizzazione in aula prima della pausa estiva del disegno di legge sul simil-matrimonio gay, nonostante l’esame della Commissione giustizia del Senato sia ancora in corso.

Per arginare questa deriva antropologica e sociale il comitato “Difendiamo i nostri figli” lancia una grande petizione nazionale. “Raccoglieremo firme on line e con gazebi in tutte le piazze d’Italia” dice Massimo Gandolfini, che del comitato è presidente “Già mercoledì 29 luglio alle ore 15 cominceremo a raccogliere le firme proprio davanti al Senatocon un presidio per ricordare ai nostri rappresentanti che il popolo italiano è fermamente contrario al matrimonio gay e più ancora che i bambini vengano adottati dalle coppie gay o acquistati sul mercato degli uteri in affitto.

Le persone omosessuali già oggi godono di un’ampia gamma di diritti e vivono la loro relazione senza discriminazioni senza bisogno di alcun riconoscimento pubblico. Per questo inonderemo il Parlamento con le firme democraticamente raccolte di milioni di italiani, per riaffermare il superiore interesse dei minori di crescere con la loro mamma e il loro papà.

Il DDL Cirinnà va integralmente respinto visto che antepone i capricci degli adulti ai diritti dei bambini”.

 

Per informazioni – Comitato “Difendiamo i nostri figli”

Mail – segreteria@difendiamoinostrifigli.it Telefono +39 393.8113528

Mail – stampa@difendiamoinostrifigli.it Telefono +39 393.8182082

 

Lo rende noto l’ufficio stampa di ProVita Onlus. 

http://www.notizieprovita.it

 

Per informazioni ulteriori

Mail: redazione@notizieprovita.it
Telefono: 329/0349089
FAX: 04641983006

Una Madre, un Padre, un Figlio, una Figlia: essere rivoluzionari

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La sera è calda e il tramonto copre tutto di rosso. La luna è piena. Una macchina genere macchinina dei disegni è parcheggiata davanti alla Clinica Mangiagalli a Milano. Sul sedile anteriore della macchinina dei disegni una culla è coperta di plastica trasparente, il materassino è pulito, il cuscinetto anche è pulito: se ne sta in diagonale ad aspettare di passare al sedile dietro, di essere messa orizzontale e di essere riempita da un bambino. Al piano terra della clinica dove nascono i bambini, nuovi padri con le occhiaie hanno bracciali di scotch e carta e sopra c’è scritto Marco, Luca, Anna. Marco, Luca e Anna li hanno resi padri e ieri prima dello scotch non era ancora successo nulla. Marco, Luca e Anna hanno una culla che li aspetta in diagonale, nei sedili delle macchine parcheggiate qui fuori.

Uno dei padri dice a un altro ieri sera qui sembrava di stare in un film di Quentin Tarantino. Urla, sangue. Barelle ovunque, parti ovunque. Stasera invece è tutto in pace. È vero, stasera qui è tutto in pace, nonostante quello che si dice della luna piena e dei parti che nelle notti così chiare si dovrebbero moltiplicare. È arrivata la sera. Le crocs delle infermiere e le crocs delle ostetriche e le crocs dei dottori si trascinano veloci nei corridoi. Hanno un solfeggio tutto loro e dicono siamo di fretta ma siamo a casa. Divise verdi, divise lilla, divise bianche, alcuni medici smontano, altri cominciano il turno. Sportelli, porte chiuse a chiave, ultime telefonate e prime telefonate producono i loro suoni. I neon sopra le teste di tutti si accendono per la notte. I click sono come battiti del cuore, poi diventano tic nervosi. Si assestano e tornano ad essere solo luci.

Anche se qui si partorisce, si nasce, si diventa genitori e figli, le luci insomma restano luci. I visitatori sono andati via. I parenti hanno lasciato l’Ospedale. La guardia dura dalle otto alle otto e chi attacca questa sera, vestito di verde o di lilla o di bianco, prende le consegne di chi va via. Le consegne sono fatte di elencazioni, spiegazioni, previsioni. Un cesareo ma tra almeno sei ore. Un unico travaglio avanzato. Antibiotico, rottura acque, gel ma ancora nientecontrazioni. Un ascesso su primipara 38esima settimana. Un terapeutico gemellare. Qualche donna è in pre parto. Intanto nella stanza delle ostetriche si ordina la cena. Quindi si fa il giro delle donne, delle vagine, delle dilatazioni. I ginecologi, i praticanti, le ostetriche come uno sciame entrano così di stanza in stanza. Ogni donna sorride, cerca di essere gentile, di piacere ai dottori. Di piacersi anche come donna che partorisce e non ha troppa paura. Anche oggi vuole essere brava, ammirata, giusta. Si parla di tutto, anche delle vacanze, anche del caldo, anche del dolore. Della Sicilia, della Cina. Cartelle cliniche, come ci sentiamo,come la chiamiamo questa bambina?

Maria. La chiamiamo Maria. Come lo chiamiamo questo bambino? Ismaele. Andrea non era meglio di Ismaele? Risate di tutti, anche della futura madre di Ismaele che soprattutto spera di essere una brava madre. Intanto c’è da fare uno scollamento per aiutare a cominciare il travaglio. Uno dei ginecologi vuole aspettare a indurre, è per la medicina gentile, spegne le luci quando cammina nell’Ospedale perché la luce artificiale fa male al corpo, spiega di pratiche viste a Bali, in Amazzonia, dove partorire è ancora naturale e connesso con il senso della donna padrona del corpo, che rinasce mettendo al mondo il figlio. Parla di ossitocina, canali in cui i bambini devono passare, pelle di madre contro pelle di figlio e allattamento. Parla di donne che riprendono il loro ruolo, del dolore come non spaventoso, parla di parto dolce. Intanto nel box parto una donna sta per partorire davvero. I camici azzurri, i camici lilla e i camici verdi si spostano allora davanti a lei. Il marito dice ma quanti siete? C’è euforia, eccitazione ma anche una prassi di calma e routine a sedare ogni cosa, ogni picco, ogni acuto. E la donna spinge, sa cosa fare, mugula e spinge. Sta per vedere la sua bambina, Maria abbiamo detto? Maria. Allora facciamo uscire Maria. L’ostetrica spiega del miracolo della vita. Di ogni spinta da fare, di come vada tutto bene. Spingere. Non spingere più. Soffiare come sulle candeline di compleanno. Racconta sottovoce di donne fatte partorire nelle foreste dell’Ecuador. Di anni a occuparsi di far nascere bambini fra gli sciamani e i narcotrafficanti, aiutando a far passare da 15 a una le morti di donne di parto del piccolo paese. Di come sia bellissimo sia qui che lì.

Intanto il padre sta vicino alla madre, tiene la sua mano, respira con lei. La nuova madre suda, si impegna, strizza le labbra, le mani. Il ginecologo mette l’olio nel canale per aiutare Maria a uscire, la nuova madre a far uscire la figlia. Altre spinte. Ancora mugolare. Sei bravissima, dicono tutti quanti. Infine i capelli neri con un altra spinta escono e poi ecco, esce la testa. Ecco Maria. Maria ha due giri di cordone attorno al collo ma non c’è problema. Il cordone continua a farla respirare e con una piccola manovra e altre due spinte Maria è fuori, nel mondo. Piange. Comincia la sua storia.
Il miracolo della vita, ripete l’ostetrica. Maria piange ancora. Sei pronta per la rivoluzione, dice il ginecologo. Un parto bellissimo, ripete ancora lo sciame. Ventitre e ventotto segnalano almeno in tre. Là fuori, nelle strade di Milano e del mondo intero, nessuno sa ancora di loro. Nessuno conosce ancora Maria.
Maria senza essere lavata viene posata sulla pancia della mamma, dove questa notte cambia tutto, dove questa notte c’è la rivoluzione e così in questo secondo le luci si spengono e lo sciame lascia la nuova famiglia. Intanto arriva la cena, le ostetriche mangiano insieme ai dottori, ricordano i primi turni, l’università fatta lavorando, non dormendo mai. Certi giorni in cui poi ci si addormentava sul sedile della macchina parcheggiata, senza neanche riuscire a tornare a casa e poi dover lavorare nei negozi il sabato e la domenica per pagare gli studi.

Si dice che serata tranquilla questa e si dice anche di non dire che serata tranquilla questa, perché porta male. Si riordina e la notte scorre nel silenzio, in qualche addormentamento, poche chiamate. Un altro ginecologo camminando vicino alle sale parto dice su una rivista negli anni ottanta hanno scritto che partorire nella pianura padana è partorire nel posto più sicuro al mondo: io faccio questo e consegnare bambini sani è il mio scopo. Se ci vuole il cesareo va bene, se si medicalizza non deve fare paura: è il posto migliore al mondo dove partorire e quindi qualcosa di giusto lo stiamo di certo facendo. All’alba vengono accettate altre due primipare. La luna ancora si intravede vicino a un sole già caldissimo. Si passano le consegne alle nuove arrivate, ai nuovi arrivati. Sono stanca, sei stanca? Hai di nuovo la notte o smonti domani? Antibiotico dato, Rh negativo e la signora della due dice di avere le contrazioni ma non sono vere contrazioni. La ragazza dello scollamento ancora niente, anzi continua a russare.
Poi d’improvviso nella stanza rosa inizia un travaglio violento, la voce della donna cambia, diventa animale e mugula dalla sua stanza: la porta è ancora aperta. Appare intanto nel corridoio una ragazza cinese. Sorride, non ha paura, avrà neanche vent’anni e ancora nessun male. Fuori dalla clinica anche lei ha la sua culla, come ce ne sono parcheggiate di nuovo e sempre a decine. Il materassino di tutte lavato per bene per quando sarà finita la notte e sarà cominciata la rivoluzione. Aspettavamo proprio te, per cambiare il mondo.

L’autrice di questo racconto, la scrittrice Ilaria Bernardini, ha appena pubblicato, sempre sul tema della maternità, il libro L’inizio di tutte le cose (Indiana).

tratto da 

Sala parto, una notte passata tra chi dà la vita (iodonna, corriere.it)