Tonino Fantauzzi è passato oltre | L’ultimo saluto a Balsorano


Chi, come noi, l’ha conosciuto e amato, non può non avvertire un senso di vuoto ed al tempo stesso, la voglia di lavorare affinché il suo esempio non conosca l’oblio. Uomo forte e generoso, solido come i suoi ulivi che tanto amava, lascia una eredità importante nel solco degli uomini che non hanno mai mollato. 

E’ morto all’eta’ di 76 anni Antonio Fantauzzi (conosciuto come Tonino), l’imprenditore che negli anni ’70 introdusse in Italia i presidi ortopedici e le fisioterapie. Di origini calabro-abruzzesi, Fantauzzi arrivo’ a Roma nel 1957, nel quartiere Centocelle dove frequento’ la sezione del Movimento Sociale Italiano.‎
‎Lascia la moglie Christel e due figli, Micheal Antony e David John. ‎

 Nel 1961 parti’appena diciasettenne per gli Stati Uniti d’America, dove fu assunto nell’azienda di Tony Philips, fondatore a Detroit nel 1929 della Wright&Philips. 

Tonino Fantauzzi imparo’ a fare i presidi ortopedici nel laboratorio di Philips, annoverato come il più grande ortopedista di tutti i tempi, tanto da meritarsi la prima pagina del Times. ‎

Quando Fantauzzi torno’ in Italia all’inizio degli Anni ’70 inauguro’ la prima ortopedia, settore quasi sconosciuto a Roma. Il primo laboratorio, sull’Appio Latino con i dollari risparmiati a Detroit. Da quella bottega, sarebbero usciti nuovi arti per ridare piena mobilita’ a innumerevoli pazienti, rompere i pregiudizi del tempo e aprire nuovi scenari nel settore della medicina fisica. ‎‎

Nell’arco di 40 anni, Fantauzzi ha aperto 9 aziende nella Capitale, tra le quali la Italo American Ortopedic con officina ortopedica, la Fisiokinesiterapia, la Fisiomichelmaria, la Dalc, la Anatalitica Askepeion, dando lavoro a centinaia e centinaia di persone tra medici, tecnici, ortopedici, fisioterapisti, dipendenti. Negli ultimi tempi, aveva costituito una societa’ agricola, a Balsorano in Abruzzo, che produce olio biologico, varie volte premiato come miglior olio extravergine di oliva della Valle Roveto. ‎

“Mio padre – ha detto Micheal Fantauzzi, al quale passara’ la guida delle aziende- aveva un rapporto nobile con il denaro”.‎

I funerali si svolgeranno domani alle ore 15 a Balsorano (Abruzzo) presso la ‎Chiesa SS. Trinita’, piazza Scacchi. 

L’azienda ha messo a disposizione dei pullman per gli amici che vorranno partecipare ai funerali. 

Rutilio Sermonti, una vita di Militanza senza se e senza ma

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Calorosa e attenta la cura del cameratismo vivo e concreto dei ragazzi di Colli del Tronto, offerta con generosità agli ultimi anni di vita terrena di Rutilio Sermonti. C’erano ancora loro, negli ultimissimi giorni, con premura e dedizione a vigilare che nulla mancasse e niente turbasse. Per poi essere la sua scorta pronta a partire da Ascoli alla volta di Palidoro verso la tomba di famiglia.
Intanto, il piazzale antistante il cimitero si popola via via, nell’assolato pomeriggio di Giugno, con un largo anticipo da quanti arrivavano per tributare l’ultimo saluto. Rutilio, come sempre, è stato Comunità: sopra e oltre ha richiamato tutte le età, tutti i percorsi, tutti gli animi.
Portato a spalla entra nel cimitero, preceduto dai fiori.
Orientato a Nord, Natura e Cultura sono nell’ordine cosmico. Ordine amato, rispettato e insegnato ad ognuno di noi.
In sintonia con il desiderio familiare della compostezza e sobrietà, ordinati e silenziosi, ci si dispone dinnanzi a lui, raccolti. Seguiamo le indicazioni di Massimiliano che assolve la funzione di amore e di fede. 
“Hai indossato tante vesti, Camerata Sermonti: quella del soldato, dello storico, del saggista, del pittore, dello scultore, del romanziere, dell’avvocato, del biologo…
La tua divisa è stata una sola. Il soldato degno, un Uomo vero giura una volta soltanto in tutta la sua vita.
Sei partito, giovane, con un fiore nel moschetto, per combattere una santa guerra, che hai condotto fino all’ultimo giorno.
È arrivata la morte dell’eterno guerriero, del leone indomito, al termine della tua vita, vissuta, portando alta la bandiera, al servizio di un’Idea, di una Patria, di un Popolo.
Sarai sempre qui con noi, presente in spirito, come nostro Maestro, il nostro Esempio, nostro protettore sul campo di battaglia.
Camerata Sermonti,
troverai nel paradiso dei guerrieri, tanti altri: i giovani partiti per la guerra come a te e gli altri giovani che morirono dopo. Tra i tanti il caro Celsio.
Terremo viva la fiamma, come tu hai magistralmente fatto.
Veglia su noi tutti.
Rutilio, eternamente presente!”,  così Roberto.

Il Viatico di morte pronunciato da Alessio, nella purezza dello stile romano,  tratteggia l’essere profondo di Rutilio nelle scelte e nella coerenza, nello studio e nella militanza. Richiama la festa, tra le ultime, tributatagli ad Aprilia dove in un grande salone lo accoglieva uno striscione con la scritta
“Rutilio Sermonti, 70 anni di Militanza senza “se” e senza “ma”.

E Lui è stato e sarà questo, senza “se” e senza “ma”.

Da Catullo, con intensità, Serafino:

Mùltas pèr gentès  et mùlta per aèquora  vèctus
àdvenio  hàs miseràs, fràter , ad ìnferiàs ,

ùt te pòstremò donàrem mùnere mòrtis
èt mutàm nequìquam àlloquerèr  cinerèm,

quàndoquidèm fortùna  mihì tete àbstulit ìpsum 1,
hèu miser ìndignè fràter adèmpte mihì!

Nùnc tamen ìnterea haèc, priscò quae mòre parèntum 1
tràdita sùnt tristì mùnere ad ìnferiàs,

àccipe fràternò multùm manàntia  flètu,
àtque in pèrpetuùm, fràter, ave àtque vale.

Condotto per molte genti e molti mari
sono giunto a queste (tue) tristi spoglie, o fratello,
per renderti l’estrema offerta della morte
e per parlare invano alla (tua) muta cenere,
poiché la sorte mi ha portato via proprio te, ahimè,
infelice fratello ingiustamente strappatomi via!
Ora questi pegni, che secondo l’usanza degli avi
sono stati consegnati come triste omaggio funebre,
accettale, stillanti di molto pianto fraterno,
e per sempre, o fratello, ti saluto e ti dico addio.

Il Presente chiamato da Marco, figlio primogenito, segue la tradizione familiare, come già avvenuto tra Rutilio e suo padre. Forte e vibrante, si innalza verso il cielo con quello di ognuno di noi all’unisono del saluto.

“Non è successo niente!”
“Non è successo niente!” insieme Marco e Giulio a riecheggiare l’insegnamento paterno di Rutilio.

Con solennità, Andrea, intona L’Inno a Roma, inno alla vita di ieri, di oggi e di domani.

La bandiera della Repubblica e un ramo di quercia sulla bara.
Inno alla romanità di Rutilio nell’eternità di Roma.

Dalla pagina facebook “Sostengo Rutilio”