Imam Khamenei: “La Repubblica Islamica non si sottomette al progetto “UNESCO 2030” | Islam Shia

Nella follia del governo mondialista, si affacciano ogni giorno intenzioni sempre più sovversive. Nel documento “Unesco 2030”, l’idea è quella di rimuovere la sovranità degli Stati dell’educazione dei propri figli e la strampalata ideologia di genere. 

Una reazione decisa e lucida, ci arriva dall’Iran, precisamente dalla Guida Suprema, l’Ayatollah Alì Khamenei 


Il documento dell’UNESCO 2030 non è una cosa alla quale la Repubblica Islamica può sottomettersi. Per quale motivo un’organizzazione sedicente internazionale, che si trova chiaramente sotto l’ingerenza delle superpotenze, deve avere il diritto di imporre alle diverse nazioni che possiedono culture e civiltà differenti, con eredità storiche e culturali differenti, delle leggi su come devono comportarsi. Ciò è sbagliato in principio.

[Rivolendosi al governo] Se non potete opporvi al principio stesso, almeno dovete dire che la Repubblica Islamica possiede una propria linea [di pensiero] e dei documenti ‘celesti’, e sappiamo cosa dobbiamo fare nelle questioni relative all’istruzione, all’educazione, all’etica e allo stile di vita. Non abbiamo bisogno di questo documento [dell’UNESCO].

Non si va a firmare un documento, poi si ritorna e segretamente si inizia a metterlo in atto. Non è così. Non è affatto permesso. Lo abbiamo detto anche alle organizzazioni responsabili in questo campo.

[La folla grida: “Non ci sottometteremo mai all’umiliazione”]

Il sottoscritto si lamenta col Consiglio della Rivoluzione Culturale che avrebbe dovuto vigilare e non permettere che si giungesse a questo punto, così da costringermi ad intervenire. Qui vi è la Repubblica Islamica. Qui le fonti e le fondamenta sono costituite dall’Islam, dal Corano. Qui non è il luogo dove lo stile di vita difettoso, distruttore e corrotto occidentale può avere influenza, anche se cercano di farlo in differenti modi. Ma arrivare al punto da farci firmare ufficialmente un documento nel quale ci dicono cosa dobbiamo fare nei prossimi quindici anni e noi accettiamo, non ha senso.

Imam Seyyed ‘Ali Khamenei, 7 maggio 2017

Le idee a posto | Il caso Montessori, Julius Evola

(tratto da La vita italiana, maggio 1934)

Uno dei tratti della longanimità e della interna sicurezza di Roma imperiale antica era costituito dalla sua condiscendenza nell’accogliere nel Pantheon della città sacra ogni sorta di culti e di credenze, anche di quelle che con la tradizione vera e originaria di Roma, col suo innato mos et fas, ben poco avevano a spartire. Era, questo, un segno di calma sicurezza e di superiorità; anche se in un periodo successivo si dovette constatare come non di rado l’ospite straniero finisse col trasformarsi in un vero e proprio cavallo di Troia. 

Ebbene, qualcosa di simile è venuto in mente nei riguardi dell’ospitalità che la Roma fascista concede a «congressi» di specie molto varia, di carattere spesso internazionale e che quasi sempre si inaugurano in pieno Campidoglio, sotto la presidenza – anche se soltanto «onoraria» o «nominale» – di alte personalità del Regime.

In ciò torna dunque a nuova vita qualcosa dell’antica ospitalità del Pantheon imperiale, ma, in pari tempo, fors’anche qualcosa di quell’antico pericolo. È comprensibile che oggi le correnti più varie aspirino a ricevere attraverso l’ospitalità romana una specie di crisma; e, d’altra parte, una attitudine non di gretto esclusivismo geloso del proprio piede di casa, ma di aperto respiro, di consapevole universalità e di mediazione supernazionale è quella che meglio si confà alla nuova tradizione italiana. Tuttavia, una volta fissati e messi fuor di discussione questi due punti, resta legittimo domandarsi se in qualche caso coltivare di più un’attitudine di prudenza o, almeno, di distanza, non sarebbe opportuno, non diciamo per amor di chiarezza, ma semplicemente per evitare che, sotto ai baffi, qualcuno finisca col dar dell’ingenuo all’ospite troppo liberale e lo supponga atto a lasciarsi giuocare dei marchés de dupes[1] di fronte all’àrra[2] delle presidenze onorifiche e delle celebrazioni «romane».

Dalle generalità, passiamo ad un esempio concreto.

È per puro caso che siamo venuti a sapere che Roma recentissimamente ha ospitato un congresso internazionale «Montessori», inauguratosi, come al solito, «ufficialmente» in Campidoglio. Ed è parimenti per puro caso che ci siamo trovati ad assistere ad una conferenza, tenuta, per tale Congresso, dalla stessa signora Montessori[3]. Qui noi siam stati colpiti da una atmosfera curiosa. L’uditorio, composto prevalentemente da quel solito pubblico femminile fuori uso in estasi intorno ai teosofi, alle femministe, ai vegetariani, ai proclamatori dell’universale fratellanza e della protezione degli animali, appariva visibilmente inquieto. Ad un certo momento qualcuno (poi abbiam saputo che si trattava di alcuni fascisti dei Guf) ha gridato: Basta! La Montessori poco dopo chiudeva affrettatamente il suo dire e il figlio, annunciando la prossima conferenza del Congresso (prima in lingua inglese, poi in francese, poi in tedesco e infine, ricordandosene, in italiano), aggiunse queste strane parole: «Se non ci disturberanno».

A dir vero, nel seguire pazientemente la lenta esposizione della signora Montessori, e della sua «dottrina» non avendo che un’idea vaga, noi stessi avevamo sentito una certa sorpresa non disgiunta – diciamolo pure – da una avversione istintiva assai decisa. Quindi quell’atmosfera piuttosto preoccupata ci è stata comprensibilissima e non dubitiamo un istante che se analoghe esposizioni fossero state fatte non in seno a quel pubblico i curiosi o di «studiosi» internazionali e di donne in adorazione per la «dottoressa», ma di puri e consapevoli fascisti, le cose sarebbero anche andate in modo alquanto diverso.

Perché dunque? Qui non vogliamo mettere gli antecedenti e le vicissitudini politiche del «metodo Montessori» in particolare e antipatico rilievo. Accenniamo dunque appena, come questo «metodo» sia passato dall’uno all’altro dei protettorati più sospetti: da quello di socialisti militanti tipo Labriola e di un Nathan a quello di un Don Sturzo; come, sostando sulle soglie di certe organizzazioni cattoliche, esso poi sia di colpo saltato in terra protestante, ove, sotto gli auspici del famoso Wilson e presso all’«ideale animale» della «civiltà» d’oltre oceano, ha trovato la sua fortuna, la sua abbondante miniera d’oro epperò anche il modo per tornar di rimbalzo nel vecchio continente e far presa nella stessa Italia. Di fronte a queste constatazioni pacifiche, e a varie altre di natura più delicata, che noi taciamo, sappiamo bene quale è la risposta di dovere. Noi facciamo della scienza, il «metodo Montessori» è un metodo scientifico, anzi sperimentale, quindi non ha da spartire né con partiti politici, né con confessioni religiose. Potremmo allora anche aggiungere né con nazionalità o regimi, e, insomma, dalla risposta ricavare come conclusione un dichiarato agnosticismo. Ora, chi è che non sa che ogni agnosticismo è solo uno strumento per l’affermazione, cosciente o incosciente, di un contenuto per nulla «agnostico», il quale, anche à rebours[4], finisce sempre con l’assumere un significato etico o politico? Noi sappiamo bene che significava, ieri, essere agnostici … significava esser militanti – e come – nei quadri dell’ideologia liberalistica e massonico-illuminista. Le cose nel caso Montessori sono ancora più chiare, giacché il suo «metodo» non si riferisce alla cultura dei fiori o alla produzione dei concimi chimici, bensì all’educazione umana. Ora, come è possibile prescindere, in cosa così delicata come l’educazione del fanciullo, da un momento sia etico, sia – anche – politico?

È che qui incontriamo senz’altro il punto decisivo. Effettivamente il metodo Montessori può chiamarsi un metodo agnostico e se si vuole – nel senso negativo del termine – «scientifico», poiché nelle sue premesse e nei suoi criteri trova principio e fine in un piano puramente naturalistico, in un piano cioè a cui sono estranei tutti quei superiori elementi, solo in funzione dei quali l’uomo è un essere «etico», «politico» e, infine «spirituale»: cioè un essere che appartiene ad un ordine gerarchico diverso da quello dell’animale o della pianta.

Il montessorismo rientra in quella nuova superstizione per la «natura» e in quell’ingenuo ottimismo primitivistico, che già fece apparizione – in significativo connubio col giusnaturalismo – in Jean Jacques Rousseau, ma che ha anche diramazioni moderne varie e ben precise: sul piano sociale, il liberalismo e l’ottimismo anarchico; sul piano intellettuale, la rivolta bergsoniana contro la ragione; l’attacco della psicanalisi contro le difese e le censure della personalità cosciente; la psicologia irrazionalistica di un Klages; infine, l’ideale della «vita liberata» di Krishnamurti.

L’anarchismo dice: l’uomo per sua natura è buono, sociale, capace di ordine. Ogni male vien dallo Stato e dall’autorità. Facciamo saltare l’uno e l’altra e tutto andrà spontaneamente per il meglio. Il liberalismo ripete: laissez faire, laissez aller[5], non disturbate il ritmo spontaneo dell’economia e del resto con i vostri non desiderati interventi. Per l’ebreo Freud le barriere, i pregiudizi morali e i controlli dell’Io non sono che sorgenti di malattia e di nevrosi, la vita vera sta nell’inconscio e nell’irrazionale assunto e accettato – così come per l’ebreo Bergson la ragione ha solo una funzione alteratrice, limitatrice e falsificatrice rispetto alla spontaneità dell’élan vital[6]. Secondo la nuova psicologia tipologica del Klages ogni vita ha il suo tipo biologicamente condizionato, il nostro «stile» non ci viene da una realtà superiore alla natura, ma dalla natura stessa – donde la connessione con tutto l’armamentario del razzismo. Infine, secondo Krishnamurti, liquidare ogni principio di autorità, ogni tradizione, ogni particolarismo, liberare la vita dall’Io e renderla «indomabile» è la via per la felicità totale e per il «compimento»[7].

Il «metodo Montessori» rientra con matematica esattezza in questo mondo ideale decadente, in questo mondo il cui apparente ottimismo salutistico e naturista non è, in fondo, che maschera, per un profondo pessimismo, per una profonda sfiducia – non sempre confessata – nelle possibilità e nei valori superiori della personalità di fronte alla mera natura: sfiducia, la quale trova poi la sua compensazione nella supposizione gratuita, che la natura sia in sé stessa capace di forma, di educazione, di liberazione.

Il «metodo Montessori» è infatti quello che lascia il bambino a sé stesso; dichiara deformatore e distruttore ogni intervento diretto dell’educatore; dà al bambino solo delle occasioni per poter scegliere istintivamente e eseguire materialmente un’azione o un lavoro che dovrebbe rivelarlo a sé stesso e formarlo; sostiene l’incoercibilità della natura infantile e, partendo da tale premessa erronea, la adula e la rafforza. Per questo metodo, l’adulto di fronte di fronte al bambino non è mai capace di vera comprensione, è pieno di limitazioni e di pregiudizi da imporre. L’affetto dell’educatore influirebbe così poco sul bambino quanto la sua autorità e i suoi castighi. Il bambino è quasi concepito ad imagine della monade leibziniana «priva di finestre»[8]. Nulla entra in lui, che egli non tragga da sé stesso. Il modello pedagogico passa dunque ad un tipo non diciamo naturistico-animale – poiché se l’animale si sviluppa allo stato di natura, pure è pieno di irrazionalità, di elementi improvvisi e pericolosi, di paure e di istinti di preda che lo aprono drammaticamente di fronte ai suoi simili –ma addirittura naturistico-vegetale. Il bambino non è una massa ancora amorfa, una materia grezza da plasmare secondo una forma e uno stile che questa sostanza non ha già in sé – quindi secondo l’educazione e la cultura come azione determinante – bensì è come una pianta, la quale ha già nel suo seno il suo sviluppo ben preordinato, onde si tratta solo di lasciarla al suo terreno, di farla vegetare, di non ostacolare con azioni esterne la sua crescenza.

Questa imagine compendia il significato ultimo del metodo Montessori e lascia misurare a quali orizzonti arrivi il senso che la signora Montessori ha per la dignità della personalità umana.


Peraltro, negli ambienti montessoriani questo tipo ottimistico del bambino-pianta assurge talvolta al significato di un glorioso ideale universale. Abbiamo sentito delle brave ragazze – che molto meglio sarebbe se dessero ai loro trasporti vie feminilmente più normali di esplicazione – parlarci entusiasticamente del Vangelo del Bambino e del bambino, addirittura quale Messia. Cioè: non più l’adulto deve servir da modello al bambino, ma il bambino montessorianamente sviluppato deve servir da modello all’adulto. L’uomo-pianta diviene dunque l’ideale escatologico di una superiore umanità non più «compressa», disturbata, ostruita, deformata, messa in contrasto con sé medesima: quindi risanata.

Può darsi che la signora Montessori non si riconosca in tali sviluppi: non per questo essi restano meno legittimi e meno illuminanti per il senso ultimo del suo metodo e delle sue vedute pedagogiche. Trasportate queste vedute nel campo sociale e politico, e poi ci si dica quanto spazio e quale giustificazione resta ancora per tutto ciò che è autorità, gerarchia, azione dall’alto, dominazione, Stato quale realtà supernaturalistica e centro di riferimento per una dedizione trasfigurante. L’educazione montessoriana non è che liberalismo e ottimismo anarchico applicato in sede pedagogica. Resta solo da domandarsi se, nei quadri di uno Stato quale quello fascista, la pedagogia può costituire una zona agnostica, ove ogni metodo, purché conduca a certi risultati materiali, vale quanto l’altro e può essere applicato indisturbatamente, ovvero se sarebbe desiderabile una coerenza fra i principii della pedagogia e quelli che, in genere, fanno da base ad una determinata concezione della vita politica e della umana personalità in genere.

Abbiamo udito dalla signora Montessori l’imagine del parallelogramma delle forze[9] come un argomento. Il bambino, con le inclinazioni ben definite che gli si suppongono, costituisce una forza di una certa direzione. L’educatore non montessoriano è una forza di direzione diversa. Se interviene, non si ha più né l’una cosa né l’altra, ma una «risultante» che segue la direzione diagonale del parallelogramma delle forze, diversa da entrambi. Tale imagine si presta altrettanto bene per una confutazione. Anzitutto perché pensare ad una direzione deviata nei riguardi della risultante, mentre essa, anche non coincidendo senz’altro con la direzione dell’educatore, potrebbe essere una direzione rettificata? Siamo sempre alla solita ipotesi della bontà iniziale della direzione infantile e al decreto superstizioso della sua intangibilità: come se perfino fra le piante non si vedesse che gli innesti portano talvolta a frutti migliori di quelli che nelle singole specie la natura produce. Poi, se ci si dovesse tenere al paragone matematico, a parte la sua direzione, in molti casi la risultante rappresenta una forza accresciuta in intensità rispetto alla componente minore. Così vero – si potrà però ribattere – quanto è vero che in altri casi la divergenza delle componenti dissipa e perfino neutralizza l’intensità delle due forze. Ma qui, da parte nostra, accusiamo il limite di questa imagine disanimata e astratta di fronte alla realtà vivente. Infatti non solo nel caso del bambino, ma anche in quello di un adulto e perfino di una razza o di un popolo, resta pienamente da dimostrare che tutto ciò che è contrasto, dissidio, antagonismo si risolva sempre in dissipazione e non sia invece occasione per lo scaturire di qualcosa di più alto, di una forza più viva e più irresistibile. Lasciamo fuori considerazione le piccole nature, gli essere addomesticabili: esso non testimoniano né contro di noi, né per la signora Montessori. Prendiamo in esame perfino in un bambino il caso in cui sia presente il germe di un vero temperamento, una vera volontà innata. Ebbene, dinanzi alla volontà di un educatore, due saranno i casi: o un temprarsi, un rendersi via via ancor più forte e deciso di quel germe, fino ad una rivolta, ovvero – quando di fronte si abbia il vero educatore, colui che può dirsi veramente Maestro – si avrà un vero riconoscimento, una adesione secondante, qualcosa come una corrente che sbocca in un’altra più grande, ove essa non si perde, ma trova un più vasto elemento omogeneo, e vi si potenzia, portandosi là dove da sola non sarebbe giunta o da dove sarebbe stata deviata da ogni sorta di contingenze. 


Una donna spartana consegna lo scudo al figlio: “Torna con lo scudo o sullo scudo”. Quadro di Jean-Jacques Francois Le Barbier

Ebbene il «metodo Montessori» non ha nessuno sguardo per questa alternativa creatrice. Esso non ha dunque sguardo nemmeno per quella facoltà, che è invero il punto centrale su cui dovrebbe far leva ogni vera educazione: la facoltà di venerazione. La visione in cui il maestro o il padre, invece di star fra le quinte come un’ombra che assista allo sviluppo della spontaneità del bambino attraverso quanto gli vien di fare materialmente, dovrebbe essere un modello che in modo silenzioso impone rispetto, venerazione, desiderio di imitazione e spontanea obbedienza – questa visione, che trasportata su di un piano più alto è la base stessa per ogni vera autorità e ogni virile gerarchia, cade in tutto e per tutto fuori dagli orizzonti del metodo montessoriano. Il quale così trascura, e trascurandola atrofizza, la facoltà infantile di venerazione, germe latente preziosissimo fra tutti; chiude la via ad ogni concezione classica e romana di cultura (cultura avendo per noi sempre significato stile e forma imposta ad una data materia come cosmos a caos); prepara degli adulti forse «pacificati», senza «difese» o «deformazioni», ma, nel caso migliore, così come potrebbero esserlo degli ortaggi, nel caos peggiore, come degli individualisti incapaci di sentire interiormente il significato etico di ciò che è disciplina, dominio assoluto dello spirito sul corpo e sulla sensibilità, quindi anche ciò che è liberazione e virilismo.

Qualcuno ci ha detto che, del resto, per toccar con mano gli effetti del metodo, basta vedere i risultati cui ha portato in certi casi particolarmente prossimi alla stessa Montessori, la sua applicazione. Lasciamo stare tali riferimenti contingenti e quindi preveniamo anche qualsiasi argomento di tipo grossolanamente sperimentale. A noi basta constatare una incompatibilità di posizioni dottrinali, un errore fondamentale di premesse, una incomprensione completa del significato che per noi tradizionalmente sempre ebbe l’ideale della personalità e della cultura, epperò della stessa azione pedagogica. È per tutto questo che l’atmosfera «impressionata» di quella conferenza montessoriana, in quanto celebrata, sia pure in veste internazionale, nella Roma di Mussolini, non ci ha sorpresi, e che anzi ricordando l’inaugurazione capitolina di questo Congresso ci è venuto in mente appunto quanto accennammo al principio: la longanimità ospitale di Roma antica anche per tutto ciò che con la romanità vera nulla aveva a che fare.

Julius Evola

Note

[1] Espressione idiomatica francese traducibile in vari modi; sostanzialmente, il significato principale è quello di “inganno”, “imbroglio”, “presa in giro”. In francese infatti dupe è lo “zimbello”, la vittima di un inganno; marché può tradursi linearmente come “mercato”, ma ha anche altri significati affini al concetto di “vincolo” in senso giuridico-commerciale: “contratto”, “accordo, “patto”. Quindi, possiamo pensare, letteralmente, ad una sorta di “mercato” o “fiera degli idioti”, o ad un “patto degli stupidi”, e così via (N.d.R.).

[2] Nel linguaggio giuridico, la parola è sostanzialmente sinonimo di caparra, garanzia, come mezzo diretto a rafforzare un vincolo obbligatorio ed a garantirne l’adempimento. In senso figurato, può indicare anticipazione, pegno, testimonianza: Evola vuole appunto dire che le “presidenze onorifiche” e “le celebrazioni «romane»” potrebbero fungere da “testimonianza” concreta e da “garanzia” di grande prestigio per delle messinscene e delle prese in giro ai danni degli ingenui ospitanti, troppo zelanti nel concedere spazi e visibilità a chicchessia e quindi facilmente circuibili e strumentalizzabili (N.d.R.).  

[3] Maria Montessori (1870-1952) fu una celebre pedagogista, oltre che medico, famosa soprattutto per il metodo educativo che prende il suo nome, adottato in migliaia di scuole materne, primarie, secondarie e superiori in tutto il mondo. Il metodo montessoriano parte dallo studio dei bambini e delle bambine con problemi psichici, espandendosi poi allo studio dell’educazione per tutti i bambini. La Montessori stessa sosteneva infatti che il metodo applicato su persone con problemi psichici avesse effetti stimolanti anche se applicato all’educazione di bambini normali, il che è già qualcosa di estremamente discutibile. Il suo pensiero, come più avanti nel testo Evola spiegherà, identifica il bambino come essere già completo, capace di sviluppare energie creative e possessore di disposizioni morali innate che l’adulto avrebbe ormai compresso dentro di sé, rendendole inattive. Il principio fondamentale dovrebbe essere quello della libertà dell’allievo, poiché solo essa favorirebbe la creatività del bambino già presente nella sua natura. Da tale libertà dovrebbe emergere la disciplina, poiché quest’ultima deriverebbe dal lavoro libero, dall’attività scelta cioè dal bambino assecondando il proprio istinto. A quel punto, disciplina, concentrazione, interesse e volontà verrebbero rinforzate dapprima con l’educazione al movimento, coordinando facoltà psichiche e motorie in vista dello scopo che il bambino ha scelto, seguendo il proprio “istinto innato”, e poi con l’educazione al silenzio, a movimenti leggeri e finanche all’immobilità. L’adulto, sosteneva la Montessori, quando richiede la disciplina e l’obbedienza al bambino trascurerebbe quasi sempre la volontà di questo, proponendogli invece un modello “esterno” da imitare, e ciò risulterebbe dannoso poiché appunto la disciplina del bambino deriverebbe solo dalla libertà, secondo quanto esposto. Evola si accinge nel testo a criticare questo modello educativo (N.d.R.).

[4] L’espressione francese à rebours si traduce in italiano con “a rovescio”, “all’indietro”, “al contrario” (N.d.R.).

[5] Evola (anche se utilizzando il verbo aller, “andare”, al posto del verbo passer, “passare”) fa riferimento alla nota espressione francese laissez faire, laissez passer (“lasciate fare, lasciate passare”), che sintetizza la concezione dell’individualismo atomistico propria delle dottrine liberali, in particolare in ambito economico (liberismo) ma non solo. La frase viene per lo più attribuita a J.C.M. Vincent de Gournay, ministro del commercio francese (XVIII secolo). In precedenza, sembra che soprattutto l’espressione laissez faire o laissez nous faire (“lasciateci fare”) sia stata già variamente utilizzata; in particolare, secondo il famoso economista John Maynard Keynes il primo ad utilizzare questa espressione più sintetica fu il marchese d’Argenson, ex ministro di Luigi XV, intorno alla metà del XVIII secolo (N.d.R.).

[6] Espressione francese con il significato di “slancio vitale”, usata specificatamente dal filosofo Henri Bergson nel suo libro “Evoluzione creativa” del 1907, in cui si affronta la questione della presunta auto-organizzazione e della presunta spontanea morfogenesi (il processo che porta allo sviluppo di una determinata forma o struttura) di tutte le cose della natura. L’espressione, nota soprattutto nell’ambito della cultura francese, è stata per lo più usata nella parapsicologia, nelle pseudo-scienze filosofico-spirituali moderne (come ad esempio talune filosofie vitalistiche sviluppatesi alla fine del XIX secolo), ed in alcune correnti artistiche del XX secolo quali il dadaismo o il fauvismo. Si tratta insomma di un riferimento alquanto grossolano, incerto e confuso a non meglio precisate “energie vitali” innate negli individui, da incanalare e far sviluppare lungo determinate direttrici. Il tutto in un quadro naturalistico e neo-spiritualistico notoriamente inviso ad Evola, Guénon ed ai grandi esegeti della Tradizione, per l’evidente pericolo di contraffazione dei contenuti delle dottrine sapienziali tradizionali causato da queste correnti “sabotatrici” (N.d.R.).

[7] In particolare, per una critica dettagliata del neomisticismo e del messianismo quale sua espressione specifica, nell’ambito del quale rientrerebbe il fenomeno legato al “guru” Jiddu Krishnamurti, il nuovo “istruttore del mondo” individuato da Annie Besant in seno al fantomatico “Ordine della Stella d’Oriente” di matrice teosofica, si veda la nota opera di Evola “Maschera e volto della spiritualismo contemporaneo”, Edizioni mediterranee, capitolo VI (N.d.R.).

[8] Celebre espressione con cui il filosofo Gottfried Leibniz, nel formulare la sua teoria delle monadi o “sostanze individuali”, quali forme sostanziali dell’essere, “atomi spirituali”, eterni, indivisibili, con infiniti e diversi gradi di consapevolezza, ne indicava la totale separatezza ed assenza di interazioni le une dalle altre. Pur appartenenti di fatto a un’unica sostanza-Monade, e pur esprimendo quindi un’unità metafisica, le monadi si presentano allo stesso tempo, secondo il filosofo tedesco, come rigorosamente separate le une dalle altre. Da ricordare come René Guénon abbia citato Leibniz tra i pochi filosofi moderni nel cui pensiero siano presenti alcune tracce residuali delle dottrine sapienziali tradizionali (in tal caso, ad esempio, l’unità del molteplice, di precedente derivazione anche platonica). Evola paragona quindi il bambino come concepito secondo il «metodo Montessori» ad una monade completamente chiusa ad ogni contatto o interazione con l’esterno, in particolare con le coercizioni imposte dall’adulto (N.d.R.).

[9] Per comprendere meglio l’immagine geometrico-matematica utilizzata in senso metaforico dalla Montessori e la conseguente critica di Evola, chiariamo alcuni punti anche con un esempio finale che renderà il tutto più comprensibile. Com’è noto, nella geometria euclidea un parallelogramma (o parallelogrammo) è un quadrilatero convesso con i lati a due a due paralleli; i lati opposti di un parallelogramma sono di eguale lunghezza e gli angoli opposti di una parallelogramma hanno uguale misura. I principali esempi di parallelogrammi sono il quadrato, il rettangolo ed il rombo.

Vediamo ora cosa si intende per parallelogramma delle forze. Quando due forze complanari (cioè che operano su uno stesso piano) agiscono su un corpo in direzioni differenti, sono equivalenti ad un’unica forza (risultante) che agisce in un punto tra loro. Un esempio pratico può chiarire facilmente questo concetto: una cassa, trainata da due corde orizzontali divise in un angolo, si muove in una direzione tra le corde lungo la linea della loro forza risultante. Finché la cassa si muove, la sua azione può essere rappresentata come un’unica forza orizzontale uguale alla risultante delle due forze agenti lungo le corde. Pertanto, quando tre forze non parallele agenti su uno stesso piano sono in equilibrio, le loro linee di azione si incontrano in un punto. Il tutto può essere rappresentato facilmente con un grafico chiamato proprio parallelogramma delle forze, di cui forniamo una raffigurazione.

parallelogrammo_03parallelogramma-delle-forzeLa diagonale del parallelogramma (R) è la cd. risultante delle due forze applicate in corrispondenza di un punto O, ed è pari alla somma delle due forze medesime, V1 e V2, che costituiscono i lati del quadrilatero. Accanto vediamo l’applicazione concreta nell’esempio della cassa tirata con due funi.

Tornando a noi, secondo la signora Montessori, il bambino, con le sue inclinazioni “innate”, costituisce una forza di una certa direzione (V1). L’educatore non montessoriano è una forza di direzione diversa (V2). Se costui interviene nel processo educativo, non si avrebbe più né l’una cosa (V1) né l’altra (V2), ma una risultante che segue la direzione diagonale del parallelogramma delle forze, diversa da entrambe le componenti di partenza.

Evola, come si legge nell’articolo, pur accusando la palese insufficienza “di questa imagine disanimata e astratta di fronte alla realtà vivente”, osserva però come la risultante potrebbe essere intesa non come una direzione deviata o addirittura neutralizzatrice rispetto alla pretesa perfezione della direzione del bambino (V1) ma come una direzione rettificata, pur non coincidendo del tutto con la direzione dell’educatore (V2). Inoltre, osserva sempre Evola, in termini strettamente matematici, a parte la sua direzione, in molti casi la risultante rappresenta una forza accresciuta in intensità rispetto alla componente minore (è in fondo l’equivalente della somma delle due forze, V1 e V2): “non solo nel caso del bambino, ma anche in quello di un adulto e perfino di una razza o di un popolo, resta pienamente da dimostrare che tutto ciò che è contrasto, dissidio, antagonismo si risolva sempre in dissipazione e non sia invece occasione per lo scaturire di qualcosa di più alto, di una forza più viva e più irresistibile” (N.d.R.). 

Fonte: Rigenerazione Evola

Infanzia e crescita del Femminicida | Maurizio Blondet


Dopo che “tutta la città ne parla”, e poi la società passa ad altro senza una diagnosi, aspettiamo il prossimo “femminicidio”: già il termine mette fuori strada, serve come falsa diagnosi ideologica (un “delitto di genere”, ho sentito persino dire) che assolve la “cultura” corrente, quella della liberazione sessuale, e della società che si gloria di non essere “repressiva”.

A costo di ripetersi, bisogna richiamare l’idea della “invasione verticale dei barbari”. Ogni nuova generazione di neonati è una invasione di barbari che invadono non dall’esterno, ma dall’interno e dal basso la società; la società ha il compito di educarli, disciplinarli, renderli civili prima che diventino adulti. Il che significa anche – soprattutto – fargli subire dei sacrifici e delle sconfitte esistenziali, in modo da far maturare i loro caratteri.

Come sicuramente avete avuto modo di constatare, un bambino fra i 3 e i 5 anni è un mostro morale: strillante, imperioso, spaccatutto, pieno di rabbia, del tutto soggetto ai suoi impulsi immediati, è pronto ad uccidere, bruciare e distruggere se non li soddisfa. Il treenne mette a segno infatti numerosi tentativi di omicidio – di fratelli, di papà e mamme, di cani e gatti, di oggetti che lo ostacolano in qualunque modo e non pochi atti di autolesionismo criminale (ingoiare autmobiline…). Se poche delle sue stragi vanno a buon fine, è perché non ha tanti mezzi per far danni; non ha l’autonomia economica, né la patente di guida e ancor meno la disponibilità di una pistola (quando riesce a metter le mani su un’arma incustodita, il caro piccino non esista a far fuoco sulla sorellina: e allora ne parlano i giornali). E’ per questo che i genitori tengono fuori dalla sua portata coltelli, accendini, materie esplodenti, alcol, medicinali; e controllano il piccolo mostro continuamente. A poco a poco imparerà a sue spese che né gli altri esseri viventi né il mondo sono al suo servizio per soddisfare le sue voglie, prenderà zuccate e ceffoni, prima dal papà poi dal capufficio, dal caporale, dalla società in generale, e apprenderà quel che Freud chiamava “il principio di realtà”. Stroncherà la sua infantile violenza, insomma lo civilizzerà – perché “civiltà è il grande sforzo collettivo di ridurre la violenza ad ultima ratio”.

Ora, pensate a uno di questi piccoli mostri che entra in una società che si gloria di essere adulta e matura, di avere abolito ogni forma di “repressione”, che ogni giorno celebra la propria liberazione da tutti i pregiudizi, quindi da ogni gerarchia e di tutti i tabù moralistici, tipo l’antipatica distinzione fra “bene” e “male” (cosiddetti); dove i genitori prendono ogni cura per risparmiargli ogni “frustrazione”, ogni pressione dell’ambiente, tensione, sforzo e ogni dovere; scansano ogni ostacolo che si trovi davanti, vogliono essere suoi amici invece che suoi superiori. Lo mandano in una scuola che si vanta di essere “non repressiva”, di non bocciarlo mai e poi mai, che si sforza di “farlo divertire”, anzi prova a confondere il confine tra “studio” e “divertimento”; una scuola che sostanzialmente lo incita a “esprimere le proprie inclinazioni, ed opinioni”, ossia (a quello stadio) le proprie narcisistiche emozioni. Ben presto egli apprende di essere cittadino di una repubblica, quindi che lui ha per nascita solo dei “diritti”, specie quello ad essere felice, mentre l’insieme degli organi di comunicazione e propaganda gli instillano nella piccola testa omicida l’idea che non ha dovere alcuno, verso nessuno, se non verso se stesso: “Soddisfa la tua sete!”, “Sei nella società dei consumi, nell’abbondanza senza sforzo!” “Tutto ti è permesso, a nulla sei obbligato!” …Nel frattempo il mostro non è più tanto piccolo, diventa grande e grosso, mette su il pelo, gli si ingrossano gli organi sessuali, aumenta il testosterone: è Conan, sempre treene ma ora temibile. A quel punto, per legge, la società lo considera adulto (guai se non lo facesse) anziché bisognoso di controllo, e lo ammette alle gioie dello stato adulto, – che oggi consistono soprattutto nella liberazione sessuale. E’ un punto cruciale: quando aveva tre anni, almeno, il piccino era sì una belva pronta a tutti i delitti pur di soddisfare le sue voglie, ma era “innocente”; non conosceva ancora le voglie della libidine, incoercibili se non ti insegnano a regolarle, sublimarle e (eh sì) reprimerle. Reprimerle? Non sia mai! Anzi è glorioso dar loro sfogo, siamo una società liberata! Nessuno lo avvisa che il sesso, lungi dall’essere “facile”, è un abisso oscuro e tempestoso, di lampi e sconfitte e ripugnanze radicali, che confina col demoniaco e sconfina spesso nel satanico – il luogo in cui a un bambino dovrebbe esser vietato entrare.

Siccome ha il pelo pubico e la voce di un adulto maschio, anche le ragazze credono che sia un adulto; ci si fidanzano – il che significa che ci vanno a letto. Poi lo lasciano, perché lui è noioso e non ha nulla dentro, “si fidanzano” con un altro, perché anche le ragazze hanno diritto alla felicità sessuale.

Rimasto a tre anni di età morale e mentale, non sa – non può ammettere – che la sua fidanzatina ha una volontà propria, diversa dalla sua. Non riesce proprio a capire come quella “cosa” bionda prima stava con lui egli faceva quelle cose, ed ora le fa’ a un altro: è “sua”! Prova un dolore acuto – il maschio abbandonato – che non sa cosa sia. Sa solo una cosa: è la cosa bionda che glielo provoca, e se lui la elimina, il dolore sparirà.

Il fatto è che adesso, lui – siccome in qualche modo “funziona” nella società (che si contenta davvero di poco) – ha un lavoro uno stipendio, persino il porto d’armi, e guida l’auto. E nessun genitore tiene fuori della sua portata l’accendino e la bottiglia dell’alcol.

L’età infantile del mostro, del barbaro lasciato crescere senza civilizzarlo, è mostrata da un fatto evidente: non pensa nemmeno un attimo alle conseguenze del suo omicidio, la prigioni, la carcerazione per decenni. Ha premeditato l’assassinio quel tanto che basta, s’è portato la bottiglia di alcol; ma non ha alcuna capacità di prevedere “oltre”, non riesce a immaginare il dopo, imprevidente come appunto un barbaro selvaggio negroide. Non si è preordinato alcun alibi, ha negato l’evidenza: “No..non sono stato io!”. La scusa del piccino di 2 anni che ha rotto la finestra a sassate.

Così succede, una quarantina di volte quest’anno. E’ la società “liberata” che non sa più civilizzare i suoi barbari verticali, è la società progressista che non sa (né vuole) trasmettere il Progresso; ad ogni generazione cade in un gradino più basso della barbarie, perché gli “educatori” sono essi stessi di una generazione precedente che non è stata civilizzata. E lo chiamano “femminicidio”.

E’ inutile che vi dica come dovrebbe essere una società capace di civilizzare i barbari verticali, che sappia renderli virilmente adulti, continenti, cavallereschi, dotati di senso della dignità e dell’onore – ossia della vergogna di compiere atti bassi contro i più deboli. Inutile che vi canti le lodi del “controllo sociale”, del giudizio sociale che premeva su molti dei peggiori e li faceva essere meno pessimi; strillereste che voglio la società bigotta, insopportabilmente repressiva, ormai superata dal progresso e dalla libertà; una società dove un giovane e una giovane “si parlavano” sul divano di casa, alla presenza (orribilmente noiosa) della nonna o della sorellina…. Sicché tocca a voi, ragazze.


Abbiate almeno la coscienza di intuire che la “Libertà sessuale” vi ha reso delle schiave sessuali; che vi spinge a proporvi solo come oggetti di seduzione, e senza la nonna sul divano che vi evita l’irreparabile. Sappiate almeno riconoscere i sintomi del piccolo criminale infantile nel torsolone palestrato e col pelo pubico, il Conan non civilizzato nel tizio con cui andate a letto. Vorrei dirvi: negategliela, a questi qui; siate come le dame del tempo che fu, che si negavano a chi non fosse “prode e cortese”, e civilizzarono i maschi germani facendone dei cavalieri obbligandoli a procrastinare, a sospirare il piacere – che poi non arrivava mai, magari. Ma so che chiedo troppo.

Al prossimo femminicidio, non vi accontentate della diagnosi falsa e ideologica, ipocrita, con cui la società si auto-assolve. Almeno questo, ragazze.

Infanzia e crescita del Femminicida

 Maurizio Blondet 1 giugno 2016 34

Fonte: http://www.maurizioblondet.it/infanzia-creazione-del-femminicida/

 

Una prospettiva islamica sulla famiglia* | Mohammad Ali Shomali

  
Una delle prerogative che contraddistinguono il Centro studi Aurhelio, è quella di cercare le analogie tra la nostra civiltà – intesa nella sua accezione tradizionale e quindi religiosa- e le altre tradizioni che giungono da verità rivelate. In questo caso, il contributo dell’associazione Imam Mahdi, ci fa scoprire come vi sia molta più similitudine tra la nostra concezione della famiglia e quella islamica, che con le stravaganti idee che oggi attraversano l’Occidente moderno. Non è un caso che proprio nelle scuole di Roma, a difendere una sana educazione dei figli ed una corretta concezione della famiglia, dalla propaganda gender e omosessualista, siano proprio i rappresentanti di quelle culture fortemente radicate religiosamente. Ciò vale ovviamente non solo nel caso di famiglie islamiche ma anche cristiane o indù che molto spesso rappresentano un argine ben più solido rispetto al laicismo e al materialismo indifferente di molto genitori italiani. 


  

Secondo il Corano, Dio ha onorato gli esseri umani (17:70) e li ha creati con la potenzialità di agire come Suoi luogotenenti sulla terra (2:30; 38:26). Sia nella Sua creazione che nella Sua legislazione, Dio ha predisposto ogni cosa onde permettere agli esseri umani di prosperare e raggiungere questa posizione. Come altre forme di esseri viventi, gli esseri umani sono stati creati in coppia e non potrebbe essere completi altrimenti (36:36). Ciò è incomparabile con Dio, Colui che non necessita di un partner (72:3; 6:101). Dio dice nel Santo Corano:“Fa parte dei Suoi segni l’aver creato da voi, per voi, delle spose, affinché riposiate presso di loro, e ha stabilito tra voi amore e tenerezza. Ecco davvero dei segni per coloro che riflettono.” (30:21)

“Dio vi ha dato spose della vostra specie, e da loro vi ha dato figli e nipoti e vi ha concesso le cose migliori. Crederanno al falso e disconosceranno la benevolenza di Dio?” (16:72)

Uno dei segni della saggia creazione di Dio è che Egli ha creato per noi spose da noi stessi. Per essere completo un uomo necessita di una donna e viceversa. Anche quando le genti si recano in Paradiso, esse necessitano di essere con le loro spose. Il Corano dice:

“E annuncia a coloro che credono e compiono il bene, che avranno i Giardini in cui scorrono i ruscelli. Ogni volta che sarà loro dato un frutto diranno: “Già ci era stato concesso!”. Ma è qualcosa di simile che verrà loro dato; avranno spose purissime e colà rimarranno in eterno.” (2:25; cfr. Anche 3:15; 4:57; 43:70)

Quando Dio disse ad Adamo di andare in Paradiso, Egli disse:

“…O Adamo, abita il Paradiso, tu e la tua sposa…” (2:35)

E’ interessante che quando Dio avverte Adamo sull’inimicizia di Satana, Egli gli dice che Satana vuole ingannarli e trarli fuori dal Giardino:

“Dicemmo: “O Adamo, in verità quello è un nemico manifesto, per te e per la tua sposa. Bada a che non vi tragga, entrambi, fuori dal Paradiso, ché in tal caso saresti infelice.”(20:117)

Adamo e sua moglie fanno ingresso insieme in Paradiso e anche se dovessero uscirvi lo farebbero insieme. Il Corano dice:

“Poi Iblîs li fece inciampare e scacciare dal luogo in cui si trovavano. E Noi dicemmo: “Andatevene via, nemici gli uni degli altri [L’inimicizia di cui parla il versetto si riferisce a quella sempiterna tra gli uomini e i dèmoni e non già tra l’uomo e la donna come si potrebbe equivocare]. Avrete una dimora sulla terra e ne godrete per un tempo stabilito”. Adamo ricevette parole dal suo Signore e Dio accolse il suo [pentimento]. In verità Egli è Colui Che accetta il pentimento, il Misericordioso. Dicemmo: “Andatevene via tutti [quanti]! Se mai vi giungerà una guida da parte Mia, coloro che la seguiranno non avranno nulla da temere e non saranno afflitti”.” (2:36-38)

E’ interessante che il Corano ci rende edotti che gli angeli che sostengono il Trono Divino e lo circondano, pregano per i credenti ed una delle cose che continuamente chiedono per loro a Dio è di lasciarli entrare in Paradiso insieme con le loro spose:

“Coloro che sostengono il Trono e coloro che lo circondano, glorificano e lodano il loro Signore, credono in Lui e invocano il perdono per i credenti: “Signore, la Tua misericordia e la Tua scienza, si estendono su tutte le cose: perdona a coloro che si pentono e seguono la Tua via, preservali dal castigo della Fornace. Signore! Falli entrare nei Giardini di Eden che hai promesso loro, e a quanti fra i loro padri, le loro spose e i loro discendenti saranno stati virtuosi. Sì, Tu sei l’Eccelso, il Saggio.” (40:7-8)

La formazione della famiglia, in principio formata da un uomo ed una donna, è uno degli elementi fondamentali del disegno di Dio per la vita umana. Egli ci ha benedetto ancor di più dandoci dei bambini. I bambini possono essere ben protetti e cresciuti soltanto nell’atmosfera della famiglia dove vi sia un padre e una madre che si amano reciprocamente e amino i loro bambini, vedendo nei loro figli un dono proveniente da Dio, avvicinandoli ulteriormente uno all’altro.

  
Il matrimonio: un patto sacro

Poiché la famiglia è un aspetto cruciale della creazione divina dell’umanità e un’istituzione sacra, il matrimonio è considerato come un patto sacro tra il marito e la moglie e Dio è il testimone tra loro. Mantenere solidi i legami matrimoniali e familiari è essenziale. In un ben noto detto (hadith), il Profeta Muhammad è riportato aver detto:

“Nell’Islam non è stata edificata nessuna costruzione più amata agli occhi di Dio del matrimonio.” (Bihar al-Anwar, vol. 100, pag. 222)

Pertanto ogni cosa deve essere orientata verso la protezione e promozione della vita familiare. Dall’altro lato, il divorzio è considerato come l’atto permissibile più riprovevole. Il Profeta Muhammad (S) ha detto:

“Non vi è nulla più detestato da Dio di una casa distrutta dalla separazione.” (Al-Kafi, vol. 5, p. 328)

Causare la separazione tra un marito ed una moglie è considerato un peccato maggiore e un tipo di miscredenza (kufr) (2:102).

Il matrimonio non è soltanto una sistemazione finanziaria o fisica per avere relazioni sessuali o vivere insieme. Non si tratta neanche di un mero contratto legale tra un uomo e una donna. Il matrimonio è un patto sacro tra i due e Dio ne è il testimone; un dono divino per gli esseri umani per completarsi reciprocamente e consolarsi gli uni con gli altri.

La violazione di questo sacro patto attraverso adulterio o relazioni omosessuali è proibita e unanimemente rifiutata da tutti i sapienti musulmani. Dato l’alto valore della vita umana, l’Islam vi ripone un’attenzione particolarmente speciale prima del suo inizio e che continua anche dopo la sua fine con la morte. L’unica via appropriata e legittima per avere figli è attraverso il matrimonio. In altre parole, un uomo e una donna possono avere un figlio soltanto quando essi apprezzano il valore della vita umana e si impegnano quindi ad assumersi pienamente la responsabilità di crescere un bambino nell’istituzione sacra della famiglia. Appare quindi immorale l’uso moderno della biotecnologia scavalcando il matrimonio e riproducendo esseri umani artificialmente e al di fuori del contesto della famiglia. Ovviamente una coppia sposata può utilizzare tecniche biomediche legittime per la genitorialità. Il Corano dice:

“Egli è Colui Che dall’acqua, ha creato una specie umana e la ha resa consanguinea ed affine. Il tuo Signore è potente.” (25:54)

Il matrimonio costituisce quindi un’unità sacra sulla quale dobbiamo costruire una società, e deve essere molto solida. Per stabilire e rafforzare questa unità, Dio ha osservato certi aspetti nella Sua creazione ed ha osservato altri aspetti nella Sua legislazione. Si tratta di due realtà in armonia reciproca, ma qui possiamo fare riferimento soltanto ad alcuni aspetti della Sua creazione.

Il matrimonio secondo la creazione divina

Nella Sua creazione, Dio ci ha reso desiderosi il sesso opposto, vale a dire che all’uomo ha infuso il desiderio di una donna e alla donna di un uomo, e così a vari livelli. Alcune persone possono forse sperimentarlo soltanto al livello più basso, quello sessuale. Ma il desiderio di un uomo per una donna o viceversa non deve essere animato soltanto dalla concupiscenza, perché questo essere sperimentato a livelli più profondi, prima psicologicamente e poi spiritualmente.

Coloro che andranno in Paradiso avranno ancora bisogno di avere un coniuge non perché vorranno avere mere relazioni sessuali ma perché troveranno completa tranquillità e conforto nel rapporto generale con lui. Troviamo che il nostro elemento mancante, l’unica cosa che può farci sentire completi, è una donna per un uomo e un uomo per una donna. Dio ci ha creati quindi in modo che possediamo questo desiderio profondo di un coniuge e la sua natura in alcuni aspetti simile e in altri differente rende perfetto l’incontro.

Questo desiderio porta un uomo ed una donna ad unirsi nonostante il fatto che la prima scelta potrebbe essere quella di rimanere liberi e non assumersi impegni e responsabilità. Dio ci ha reso però così bisognosi di questa unione al punto di darci la forza di sopportare ogni tipo di difficoltà e ad intraprendere molteplici responsabilità nel cercare e preservare il nostro coniuge. Ovviamente le persone più compassionevoli e spirituali non trovano particolarmente difficile “ospitare” un’altra persona nella loro sfera e invece di pensare soltanto al loro ego, fanno ogni cosa per il bene e il miglioramento dell’estensione de proprio sé, cioè la famiglia. Ma per coloro che sono individualisti ed egoisti, il matrimonio è una grande sfida. Essendo abituati a compiere ogni cosa come vogliono e volendo rimanere liberi da ogni impegno, è per essi difficile trovarsi in qualche modo limitati e con responsabilità. In ogni caso il desiderio sessuale, psicologico e spirituale conduce le persone di sesso opposto le une verso le altre.

Non solo gli esseri umani nutrono un desiderio verso la persona di sesso opposto, ma nella Sua Saggezza, Dio ha creato gli uomini e le donne con differenti personalità. Gli uomini e le donne condividono molte cose e quindi sono idonei l’uno con l’altro. Se un uomo non condivide nulla con una donna essi non potrebbero allora essere buoni coniugi l’uno per l’altro; ma allo stesso tempo la cosa bella è che vi sono alcune differenze tra loro, perché se una persona fosse esattamente come noi, perché ne avremmo bisogno e come potrebbe donarci conforto o completarci? Abbiamo bisogno di qualcuno simile a noi in alcuni aspetti ma tuttavia differente in altri.

Quindi il carattere di un uomo è differente da quello di una donna, ma non a tal punto da rendere impossibile una comprensione reciproca. E’ possibile comprendersi reciprocamente perché abbiamo molti aspetti in comune ma abbiamo bisogno anche di comprendere e apprezzare le differenze che abbiamo naturalmente. Se un uomo desidera che sua moglie pensi e si comporti esattamente come lui, o se una donna vuole che suo marito pensi e si comporti esattamente come lei, mostrano una mancanza di comprensione. Ciò che è importante e cruciale per un marito e una moglie è sforzarsi per comprendere e apprezzare queste differenze e operare congiuntamente per utilizzarle a vantaggio della loro famiglia e società.

Il Corano richiede ai membri della famiglia di avere amore e misericordia l’uno verso l’altro. Per esempio leggiamo:

“Comportatevi verso di loro convenientemente.”(4:19)

“Il tuo Signore ha decretato di non adorare altri che Lui e di trattare bene i vostri genitori. Se uno di loro, o entrambi, dovessero invecchiare presso di te, non dir loro “uff!” e non li rimproverare; ma parla loro con rispetto, e inclina con bontà, verso di loro, l’ala della tenerezza; e di’: “O Signore, sii misericordioso nei loro confronti, come essi lo sono stati nei miei, allevandomi quando ero piccolo” (17:23-24)

“[e mi ha imposto]… la bontà verso colei che mi ha generato.” (19:31)

Il Profeta (S) ha detto:

“Guardare il proprio coniuge con affetto e gentilezza è un atto di adorazione.” (Ibid, Vol. 71, pp. 80-84)

“Dio è compiaciuto quando una persona compiace i suoi genitori, e Dio è adirato quando una persona causa la loro ira.” (Ibid, Vol. 74, p. 151)

“Il Paradiso risiede sotto i piedi delle madri.” (Nuri, Mustadrak Wasa’il al-Shi‘ah, Vol. 15. p. 180; Muttaqi Hindi, Kanz al-‘Ummal, Vol. 16, p. 461)
* Articolo apparso sul quotidiano “Il Foglio” con il titolo “La Famiglia e il Profeta” il 19 Marzo 2014.
Traduzione a cura di Islamshia.org © E’ autorizzata la riproduzione citando la fonte

Assalto Gender agli alunni delle scuole medie superiori civitavecchiesi | Il Consultorio familiare di Civitavecchia, strumento di diffusione della ideologia di genere

  
È un assalto senza precedenti, quello condotto dal Consultorio Familiare di Civitavecchia alle giovani generazioni del comprensorio. Esso si attuerà nelle scuole superiori e presso la stessa sede del consultorio, dopo le vacanze natalizie, attraverso sedicenti corsi di educazione sentimentale e sessuale, per il riconoscimento delle emozioni, farciti dall’ideologia di genere e su presunte teorie circa il “ruolo” maschile e femminile. Non è da quest’anno che il cosiddetto “Progetto Giovani 2000”, muove i suoi silenziosi passi nelle coscienze dei nostri ragazzi e non solo nelle scuole superiori (da alcune ricerche abbiamo verificato che questo genere di attività vengono svolte anche nella classi terze delle scuole medie, in forma più soft). Ciò nondimeno, trova la sua “naturale” azione sotterranea attraverso il fiancheggiamento di insegnanti compiacenti che svolgono il ruolo di quinte colonne all’interno degli istituti delle medie superiori, dei licei e degli istituti tecnici. 

Ne abbiamo avuto conto – dopo aver portato ripetutamente all’attenzione dei genitori, i pericoli dell’ideologia gender, che intendono salvaguardare l’educazione dei propri figli – imbattendoci nelle perplessità di un genitore di un ragazzo che frequenta l’ITIS G. Marconi. Casualmente, all’inizio delle vacanze natalizie, si è ritrovato in mano un modulo sul quale apporre la propria firma per autorizzare una “equipe” ad educare il pupo su sentimenti e sessualità. Certo, all’inizio delle vacanze natalizie, proprio durante un periodo nel quale i genitori sono più distratti da mille impegni e potrebbero firmare qualcosa senza essere troppo addentro la questione. 

Ebbene, venuti in “mano” di una copia del modulo, proprio in ragione del lavoro svolto sino ad ora dal Centro Studi Aurhelio – in collaborazione con Notizie ProVita, siamo riusciti a sgamare il giochetto portato avanti dal consultorio. Non è un caso infatti che nonostante le autorità, in primis il ministro della pubblica dis-istruzione Giannini, neghino che presso le scuole italiane si insegni – o addirittura – esista, l’ideologia di genere, di fatto essa viene sostenuta, promossa e divulgata da quelle figure che dovrebbero soltanto istruire e non proporre dei modelli culturali, sociali o antropologici alternativi.  

La perplessità aumentano, proprio per il fatto che spesso i fautori di simili corsi, proposte “educative” e seminari, sono proprio quei tolleranti e progressisti insegnanti che hanno voluto che fosse rimossa la parola EDUCAZIONE dalla funzione del ministero e dalle scuole italiane. In altri termini, se l’educazione scolastica viene effettuata da uno Stato nel quale non si riconoscono è una forma autoritaria di indottrinamento, se invece loro la fanno rientrare dalla finestra, allora diventa non solo accettabile ma addirittura formativa e necessaria. 

Da prime ricognizioni di carattere informativo, siamo anche venuti a conoscenza di pratiche disoneste, tese a far conoscere la struttura del consultorio ai ragazzi, per poi consentirgli di frequentarla anche senza informare i genitori. Su questo ovviamente procederemo con ulteriori verifiche. 

Nel ribadire che l’educazione dei figli, così come sancito dalla Costituzione, è un diritto – dovere dei genitori e che questi tentativi melliflui rappresentano un vero e proprio attentato alla stabilità psicologica dei più giovani e alla stabilità familiare e sociale, ribadiamo la necessità di una opportuna e rigorosa attenzione da parte dei genitori, a ciò che viene proposto nelle scuole ai loro figli.

Chiediamo al Consultorio familiare di rivedere i programmi dei corsi proposti, riducendo le indicazioni alle sole e specifiche pertinenze della struttura sanitaria e abbandonare ogni velleità pseudoeducativa. 

Stigmatizziamo quindi con forza, l’operato del consultorio familiare di Civitavecchia che, saltando a pie pari la propria funzione, tende a voler influenzare i minorenni con teorie, idee e proposte pseudo educative profondamente ven fiche e che, soprattutto, sono di stretta pertinenza delle famiglie. Queste strampalate idee, portate avanti come una valanga di fuoco dalla politica, dalla giurisprudenza e dal corpo insegnante progressista, riteniamo debbano essere relegate ai soli addetti ai lavori e non proposte come tentativi di sovvertire i valori su cui si fonda la nostra società. Espressione quest’ultima, dei valori coltivati nell’ambito della millenaria civiltà europea, del tutto estranea a questi pseudo modelli educativi, inventati in qualche laboratorio sociologico statunitense.

Il consiglio direttivo del Centro Studi Aurhelio

  

Gender, Scuola, unioni omosessuali, direttive educazione sessuale OMS | Facciamo chiarezza

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In questi giorni, dopo il tentativo fallito di dimostrare l’inesistenza della teoria Gender, si è manifestata una certa confusione riguardo le modalità per informarsi circa la natura di questa ideologia. Molti genitori nel comprensorio stanno dando il segnale di un risveglio e con questo articolo tentiamo di portare un po di chiarezza. 
 
DDL BUONA SCUOLA

Nel provvedimento approvato dal governo, denominato buona scuola, sono inserite alcune norme che consentono di aggirare il problema dell’introduzione dell’ideologia di genere nelle scuole attraverso dei corsi contro il bullismo, sulle differenze (anche del presunto genere) sulla tolleranza. A tale proposito riportiamo un estratto da una intervista a Toni Brandi, Presidente della rivista Notizie Provita: “Buona scuola: voi sostenete che esiste una prova del collegamento tra il decreto e l’ideologia del gender. Qual è? «Il decreto legge, al comma 16 si riferisce al piano triennale dell’offerta formativa e promuove nelle scuole di ogni ordine e grado la sensibilizzazione contro la violenza di genere e tutte le discriminazioni. Il che, sembra una cosa giusta; in realtà fa riferimento alle tematiche indicate dall’articolo 5 comma 2 della legge 119 del 2013». Che tradotto vuol dire? «Se vediamo l’articolo 5 comma 2 di questa legge possiamo notare il continuo riferimento alla discriminazione di genere che potrebbe intendere la discriminazione tra i due soli sessi, uomo e donna, come hanno dichiarato numerosi membri della maggioranza. In realtà questa legge fa anche riferimento alla Convenzione di Istanbul che è stata attuata in Italia, di fatto, dalla stessa legge 119. All’articolo 3 della Convenzione c’è scritto: “Con il termine ‘genere’ ci si riferisce a ruoli, comportamenti, attività e attributi socialmente costruiti”. Quindi, con queste decreto legge abbiamo l’ideologia del gender nelle nostre scuole».

Contemporaneamente, per un paradossale cortocircuito politico-sindacale, numerose organizzazioni sindacali della scuola sono riuscite ad istituire la raccolta delle firme per indire un referendum abrogativo della legge sulla “buona scuola” che contiene anche le famose norme di cui sopra. Come farci scappare una occasione del genere?
 
Dove firmare per il Referendum contro la riforma della Scuola di Renzi
Tutti i cittadini maggiorenni e aventi diritto di voto possono firmare il referendum, e per farlo potranno recarsi negli uffici comunali di tutti i Comuni italiani.
LUNEDÌ, MERCOLEDÌ E VENERDÌ DALLE ORE 9:00 ALLE ORE 13:00 IN TUTTI I COMUNI RACCOLTA FIRME PER L’ABROGAZIONE DEL DDL SCUOLA. E’ già operativo dal 24 luglio.
Inoltre in movimento per il referendum ha annunciato che presto ci sarà la possibilità di “Sottoscrivere la richiesta di referendum presso appositi banchetti che saranno allestiti in tutto il territorio nazionale”. Ricordiamo che il termine ultimo per la raccolta delle firme è il 25 settembre 2015. Presto sarà allestito un sito internet che a detta degli organizzatori: “Consentirà ai promotori del referendum di riconoscersi in questo spazio virtuale in modo da favorire i contatti sul territorio, la collaborazione e l’organizzazione di comitati territoriali e scolastici”. Tutti uniti insomma, per cercare di modificare la Riforma della Scuola di Renzi, facendo il possibile nel nostro piccolo. Se pensate che l’articolo possa esser utile, commentate, fatelo girare sui social e condividetelo!
 
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DIRETTIVE SULLA EDUCAZIONE SESSUALE DELL’OMS
Il secondo riguarda le direttive dell’OMS in materia di educazione sessuale per gli studenti dai quattro ai (mi sembra) 14 anni – per le scuole dell’obbligo insomma.
Riportiamo integralmente un articolo di Gianni Lannes dal sito www.disinformazione.it 
 
Sesso dall’asilo: lo ordina l’Organizzazione Mondiale della sanità
di Gianni Lannes
Sesso dall’asilo: ordina l’OMS. E i pedofili esultano… al bando la chiesa cattolica 
 
Una civiltà umana può dirsi tale solo se tutela realmente i bambini. Dopo la legalizzazione della pedofilia in Europa ramificata nei parlamenti (alla voce Bruxelles), nei governi, nelle forze armate, nei servizi segreti, nelle magistrature e nelle multinazionali, ecco ora cosa accade. 
L’OMS detta legge: i piccoli corpi sono merce sessuale dalla più tenera età. Detto e fatto: corsi di masturbazione per bambini fino ai 4 anni, al bando la religione cattolica, ovvero le radici cristiane: è l’Oms a ordinarlo. Infatti è in fase di diffusione un vademecum in cui si tracciano le linee guida per la cosiddetta educazione sessuale ai giovani. Secondo il documento, sin dalla culla ora bisognerà insegnare ai bambini a vivere con serenità la propria sessualità, anche attraverso la masturbazione.  

Il documento – elaborato nel 2010 inizia adesso ad essere messo in circolazione – è intitolato “Standard di Educazione Sessuale in Europa” ed è una guida per i governi,  la scuola pubblica e gli specialisti sanitari, sviluppata dall’ufficio europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), in collaborazione con l’agenzia governativa tedesca per l’Educazione Sanitaria. Viene preso anche a pretesto la diffusione dell’HIV: un virus inventato di sana pianta che mai nessun scienziato ha mai isolato. 

http://www.aispa.it/attachments/article/78/STANDARD%20OMS.pdf

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Il documento imbottito di evidenti pregiudizi ha iniziato a essere distribuito presso i ministeri dell’Istruzione e della Salute d’Europa, e non è distinguibile da un manuale di corruzione dei minori, ispirato però dai dogmi dell’ideologia di genere. Un testo istituzionale – calato dall’alto – che ignora i genitori come responsabili per l’educazione dei propri figli.

Delle specifiche competenze che la guida consiglia di trasmettere ai bambini dai 0 ai 16 anni, questi sono alcuni esempi citati testualmente nel documento:

Da 0 a 4 anni, l’OMS prescrive l’apprendimento del “godimento e piacere quando giochiamo con il nostro corpo: la masturbazione della prima infanzia”. Da 0 a 4 anni è l’ età ideale per “la scoperta del corpo e dei genitali”. A 4 anni, l’OMS afferma che i nostri figli sono in grado di “esprimere i bisogni, i desideri e i limiti, ad esempio nel gioco del dottore”. Da 4 a 6 anni i nostri figli hanno bisogno di sapere che la storia della cicogna come uccello-madre è un mito. Da 4 a 6 anni è l’età ideale, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per “parlare di questioni sessuali”, esplorare “le relazioni omosessuali” e “consolidare l’identità di genere”. Tra i 6 e i 9 anni, gli esperti dell’OMS affermano che i nostri figli sono pronti a conoscere e difendere i “diritti sessuali di bambini e bambine”. Da 9 a 12 anni, e fino a 15, devono conoscere il problema della maternità imprevista. Lo dicono con una parafrasi: “l’impatto della maternità e della gravidanza tra gli adolescenti cioè la crescita dei figli, la pianificazione familiare, i progetti di studio o di vita, la contraccezione , il processo decisionale e la cura nel caso di gravidanze indesiderate“.

Da evidenziare il tortuoso percorso che fa l’OMS per dire che prima dei 15 anni, le bambine sono pronte per essere clienti dell’industria dell’aborto:

Da 9 a 15 , è bene che ricevano informazioni su dove trovare un contraccettivo e dove ottenere un aborto. Tra 9 e 15 anni è inoltre un’età chiave, secondo l’OMS, per insegnare che la religione cristiana rappresenta un ostacolo per il piacere e il godimento del proprio corpo: “Influenza di età, sesso, religione e cultura” nell’educazione affettiva e sessuale . A 15 anni è il momento di “aprirsi agli altri (dichiarare l’omosessualità , la bisessualità e altre opzioni)”; a 15 anni è anche l’età per venire a conoscenza, inoltre, del “sesso commerciale (prostituzione , ma anche sesso in cambio di piccoli regali, pranzi/notti fuori o piccole somme di denaro), pornografia, dipendenza dal sesso“.

I contenuti specifici della guida Standard di Educazione Sessuale in Europa,  sono tanto eloquenti quanto i princìpi:

«Il principio per il quale i genitori sono una “fonte informale” di educazione, rispetto allo Stato come “fonte formale”, “scientifica” e veritativa. Il principio per cui l’educazione affettiva e sessuale dei bambini dev’essere pianificata in funzione di una “sensibilità di genere». 
In altri termini, che la natura, i fatti, i dati, la responsabilità dei genitori… tutto debba sottomettersi ai dogmi della “sensibilità di genere”. Il principio per cui l’educazione sessuale e affettiva “inizia alla nascita”. Il principio secondo il quale l’educazione sessuale e affettiva “deve avere un approccio olistico”. Tutto è sesso, per l’OMS.
Il principio per cui l’educazione sessuale e affettiva è funzionale al “rafforzamento dell’individuo e della comunità”. Tutto è politico, per l’OMS.
Il principio per il quale gli insegnamenti dell’OMS sono “scientifici” e “neutrali” mentre quelli dei genitori vanno presi con le pinze.
La guida consiste di pagine dove le parole “amore” e “responsabilità” non appaiono o, quando ci sono, il loro peso e significato sono del tutto irrilevanti. Non affrontano mai l’argomento. In compenso, la Guida parla costantemente di “piacere”, “benessere personale” e “istinti”.

 Chi e cosa c’è dietro l’OMS? Ufficialmente l’Organizzazione Mondiale della Sanità è un’agenzia delle Nazioni Unite, unitamente all’Unicef, al centro di uno scandalo di pedofilia internazionale con vertice principale in Africa e traffici di bambini anche in Europa. Non a caso in Italia, secondo i dati del ministero dell’Interno spariscono ogni anno più di 2.000 mila bambini. 

In realtà la corporation dell’ONU prende ordini dal Bilderberg Group (organizzazione terroristica e massonica a cui sono affiliati Enrico Letta, Mario Monti, incluso il democristiano Romano Prodi – già consulente di Goldman Sachs – e tanti altri) e viene finanziata dal massone illuminato David Rockefeller (padrone di metà dell’industria farmaceutica mondiale, nonché proprietario dei suoli su cui è sorto il palazzo delle Nazioni Unite a New York).

Dunque, per questi criminali di taratura mondiale, la famiglia non ha alcun ruolo e compito educativo, tantomeno la Chiesa cattolica. Esatto: avete letto bene: chiesa cattolica, non protestante, oppure la religione ebraica o islamica. Per caso è un attacco mirato alle fondamenta cristiane dell’Occidente? Di sicuro in questo modo si plasmano e deformano le vite della generazione futura.

Post scriptum

Non sono né fondamentalista né bigotto, ma solo un uomo preoccupato da questa pericolosa deriva. Se nel Parlamento italiano ci fosse una reale opposizione, anche a fronte di queste documentate notizie, i governi telecomandati dall’estero morirebbero per sempre.

A riguardo si veda anche questo articolo che riepiloga lo stesso tema
 
RACCOLTA DI FIRME per NON far approvare il DDL CIRINNÀ, sulle unioni omosessuali
Altra è invece la questione relativa alla raccolta di firme promossa dal comitato “difendiamo i nostri figli” per non far approvare il ddl Cirinnà sulle unioni omosessuali che di fatto oltre ad estendere artificialmente il concetto di famiglia, rappresenterebbe il grimaldello per l’adozione di figli da parte delle unioni omosessuali.
 
 
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Anche qui facciamo rispondere al Presidente Toni Brandi, sempre dal l’intervista citata: 
 
“DDL Cirinnà: da oggi lanciate una petizione contro la legge in discussione al Senato. Perché
«Oggi pomeriggio verrà lanciata una petizione contro il ddl Cirinnà promossa da ProVita, Manif Pour Tous, Movimento per la Vita movimento, Age (Associazione genitori), Agesc (Associazione genitori cattolici), Giuristi per la Vita e Associazione Voglio la Mamma costituita da Mario Adinolfi. Il punto è che nel ddl le unioni civili tra omosessuali sono equiparate in tutto e per tutto alla famiglia. A parte il fatto che la famiglia è stata il fulcro della società umana dal suo inizio ed ha la grande responsabilità di procreare, educare i figli e contribuire al benessere della nazione, l’articolo 29 della nostra Costituzione riconosce la famiglia naturale fondata sul matrimonio. Non solo: ci sono due sentenze della Corte Costituzionale (la numero 138 del 2010 e la numero 170 del 2014) che specificano chiaramente che il matrimonio è solo fra un uomo e una donna. Il secondo gravissimo punto del ddl Cirinnà è l’articolo 5 che accetta la cosiddetta Step Child Adoption, cioè il riconoscimento del figlio di uno dei due partner».
 
Cosa temete concretamente?  
«Vorrei sottolineare che se questa legge passerà, sarà una questione di settimane e la nostra Corte Costituzionale emetterà una sentenza per dire che questa è una discriminazione perché non possono esistere famiglie di serie B e quindi avremo le adozioni gay in Italia. C’è poi la Corte europea dei diritti dell’uomo che ha sancito che nessun Stato membro è obbligato ad accettare matrimoni o unioni omosessuali ma una volta fatte, non può rifiutare le adozioni. Con la petizione vogliamo rafforzare il messaggio di quel milione di persone in Piazza San Giovanni e ricordare a tutti i parlamentari l’effetto catastrofico che questa legge – se dovesse passare – rappresenterà per l’Italia. Uso il termine ‘catastrofico’ perché gli effetti saranno: la pratica dell’utero in affitto, la compravendita di ovuli e semi maschili che rappresenta un businnes e danneggia i più deboli e indifesi esseri umani: i bambini. Questo governo dovrebbe, invece, sostenere la famiglia che affronta sempre più difficoltà. Come esempio dovremmo prendere l’Ungheria dove le nascite aumentano. i matrimoni aumentano, i divorzi diminuiscono, i salari e le pensioni crescono perché il governo ungherese sostiene la vita e la famiglia. Chi vuole aderire alla petizione può farlo a partire dalle 16 di oggi collegandosi con il sito della nostra associazione: www.notizieprovita.it». 
 
Ma perché siete così contrari; in fondo legge simili al ddl Cirinnà sono adottate in numerosi Paesi dell’Occidente e l’America di Obama recentemente ha detto sì alle nozze gay in tutti gli Stati.  «Finora solo in Occidente, eccetto Grecia e Italia, si è sviluppata la strategia pro-lgbt. Circa 140 Paesi nel mondo non hanno perso il buon senso: sia nel 2014 che due settimane fa sono passate in sede Onu due risoluzioni in sostegno alla famiglia naturale col voto favorevole della stragrande maggioranza dei Paesi partecipanti. Perché questo sta accadendo? Perché dietro ai matrimoni gay e alla cosiddetta educazione sessuale dei bambini che altro non è che ‘sessualizzazione precoce’, vi sono centinaia di miliardi di dollari di profitti. Alcune cifre: dietro ai matrimoni gay nella sola America vi sono da 8 a 9 miliardi di dollari; dietro alla fecondazione artificiale circa 10 miliardi di dollari; dietro al ‘sex change’ in crescita nel mondo, almeno 1 miliardo. Se parliamo della sessualizzazione precoce dei nostri bambini, vi sono 15 miliardi di dollari dietro all’industria dei contraccettivi ed almeno 200 miliardi di dollari dietro al porno. Per questo, il popolo del buon senso nato in Piazza San Giovanni il 20 giugno, deve continuare a lottare per i nostri bambini che rappresentano il futuro dell’umanità»
 
Modulo per la raccolta firme
 
 
Se avete avuto la pazienza è la disciplina di arrivare fino a questo punto, avete potuto notare come il meccanismo perverso innescato, tende a voler fare un minestrone incomprensibile ai più in modo da poter far passar sotto traccia proprio l’ideologia di genere.
 
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A Santa Marinella e Civitavecchia il Centro Studi Aurhelio già da due anni è impegnato su questo fronte ed ha già allertato i genitori che non intendono arrendersi a questo orizzonte imposto dalle lobby omosessualiste. I media locali snobbano o addirittura sono complici con gli agenti della sovversione è solo ora sembra ci sia un setno di risveglio.
Per ciò che attiene alla scuola invece, occorre informarsi innanzitutto sul POF (piani offerta formativa) della scuola dove vengono iscritti i figli e come presentare al Preside, il modulo sul consenso informato, nell’eventualità di avere segnalazione circa corsi che potrebbero riguardare le “materie” o corsi del tipo sopra indicato.  Il modulo è scaricabile dalla pagina 
http://www.notizieprovita.it/wp-content/uploads/2015/05/lettera-presidi.pdf 
 
Inoltre a breve organizzeremo dei banchetti informativi e con l’autunno una apposita conferenza aperta a tutti su questi argomenti. 
Alla mail cst.aurhelio@gmail.com, potete richiedere riviste e libri attinenti alla argomento. 
 
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Per un maggiore approfondimento consigliamo di fare riferimento al sito

COMITATO “DIFENDIAMO I NOSTRI FIGLI” | COMINCIA LA RACCOLTA DI FIRME CONTRO IL DDL CIRINNA’

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Nonostante il no di oltre un milione di persone in piazza San Giovanni, la relatrice sen. Cirinnà tenta la fuga in avanti e spera nella calendarizzazione in aula prima della pausa estiva del disegno di legge sul simil-matrimonio gay, nonostante l’esame della Commissione giustizia del Senato sia ancora in corso.

Per arginare questa deriva antropologica e sociale il comitato “Difendiamo i nostri figli” lancia una grande petizione nazionale. “Raccoglieremo firme on line e con gazebi in tutte le piazze d’Italia” dice Massimo Gandolfini, che del comitato è presidente “Già mercoledì 29 luglio alle ore 15 cominceremo a raccogliere le firme proprio davanti al Senatocon un presidio per ricordare ai nostri rappresentanti che il popolo italiano è fermamente contrario al matrimonio gay e più ancora che i bambini vengano adottati dalle coppie gay o acquistati sul mercato degli uteri in affitto.

Le persone omosessuali già oggi godono di un’ampia gamma di diritti e vivono la loro relazione senza discriminazioni senza bisogno di alcun riconoscimento pubblico. Per questo inonderemo il Parlamento con le firme democraticamente raccolte di milioni di italiani, per riaffermare il superiore interesse dei minori di crescere con la loro mamma e il loro papà.

Il DDL Cirinnà va integralmente respinto visto che antepone i capricci degli adulti ai diritti dei bambini”.

 

Per informazioni – Comitato “Difendiamo i nostri figli”

Mail – segreteria@difendiamoinostrifigli.it Telefono +39 393.8113528

Mail – stampa@difendiamoinostrifigli.it Telefono +39 393.8182082

 

Lo rende noto l’ufficio stampa di ProVita Onlus. 

http://www.notizieprovita.it

 

Per informazioni ulteriori

Mail: redazione@notizieprovita.it
Telefono: 329/0349089
FAX: 04641983006

Appello ai genitori: Attenzione all’ideologia gender nelle scuole, è già diffusa

La scuola è appena ricominciata, ma le lobby LGBT sono già in piena attività per propagandare l’ideologiagender, fare il lavaggio del cervello ai nostri figli, usurpare il ruolo educativo della famiglia. L’anno scorso, molti genitori si sono trovati davanti al fatto compiuto, anche perché , viscidamente, e con l’appoggio del Ministero – spesso le cose vengono fatte senza passare per i Consigli Scolastici. Avete già letto cosa accadenelle scuole francesi : addirittura si impone ai maestri di non far vedere certi libri ai genitori, non farli portare a casa dai bambini…

Quindi:

 

ATTENZIONE GENITORI:

parlate molto con i vostri figli – di tutte le età –  di quello che dicono e fanno a scuola;

– leggete con attenzione l’articolo dell’ottima Benedetta Frigerio, su Tempi.it che descrive bene la situazione;

– fate molta attenzione quando udite o leggete  “parole chiave” o i nomi di certe associazioni, all’apparenza innocue, spesso considerate nella mentalità comune molto positive. Ecco qualche esempio:

Educare alle differenze, Amnesty International, Scuole attive contro l’omofobia,  Progetto Alice, (già fa propaganda dal 2009 e nessuno se ne è accorto), corsi di educazione all’affettività o contro il bullismo e gli stereotipi, progetti per l’inclusione, Istituto Beck…

E’ preoccupante, poi, il tentativo di inserire questi corsi nel programma curriculare: cioè non si fanno attività extra, ma si parla di queste cose durante l’orario delle lezioni: così i genitori non possono far altro che tenere i figli a casa. Per i più grandi, a volte, la partecipazione a certi progetti consente l’acquisizione di crediti scolastici.

Insomma: attenti, genitori. Vigilate. Protestate. Segnalateci i vostri dubbi. Noi di Notizie ProVita vi aiuteremo e vi sosterremo in ogni modo.

Redazione

 

 

Lezioni di omosessualità nelle scuole superiori

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E’ sempre più evidente che con la scusa della lotta all’omofobia la scuola si sta trasformando in un vero e proprio campo di rieducazione non solo all’ideologia del gender in senso lato, ma per la propaganda dell’omosessualità. Come dimostrano i casi che vi presentiamo: al Liceo Muratori di Modena, alla fine Luxuria l’ha avuta vinta e ha fatto un suo comizio. E in un Istituto superiore della provincia di Reggio Emilia, l’Arcigay ha distribuito a quindicenni del vero e proprio materiale di iniziazione all’omosessualità.
 

– A 15 ANNI COSTRETTI A LEZIONE DI OMOSESSUALITA’
All’Istituto Tecnico Cattaneo di Castelnovo Monti (Reggio Emilia) le lezioni anti-omofobia gestite dall’Arcigay sono ormai di routine. E il contenuto si fa sempre più esplicito. Fino alla distribuzione di materiale porno-gay. Ecco cosa c’è dietro tanti discorsi sull’omofobia: vogliono pervertire i nostri figli.

– MODENA, IL SIGNOR LUXURIA DETTA LEGGE
Alla fine al Liceo Muratori di Modena l’incontro con Vladimir Luxuria c’è stato, ma non c’è stato contraddittorio. I relatori scelti dai genitori sono stati bocciati e sono stati invece invitati due campioni del “politicamente corretto”. Così l’ex politico ha potuto fare il suo soliloquio indistiurbato. Dura protesta del comitato “Sì alla famiglia”.

di Andrea Zambrano 

Arcigay in cattedra: Reggio Emilia, lezioni di sesso anale a scuola

Dopo le fiabe gay nelle scuole e negli asili di Venezia e dopo gli opuscoli dell’Unar “Educare alla diversità a scuola” che propongono l’immagine di famiglie diverse da quelle composte da uomo e donna, ecco che in una scuola di un paese vicino a Reggio Emilia, Castelnuovo ne’ Monti, viene distribuito un pieghevole sul metodo migliore, per gli omosessuali, di fare sesso senza rischi. Lo scorso 5 aprile, nell’Istituto superiore Cattaneo-Dall’Aglio, al termine di un incontro coi rappresentanti di Arcigay Reggio Emilia in cui si discuteva di omofobia, è stato infatti offerto a tre seconde classi l’opuscolo Safer Sex Hiv. Infezioni sessualmente trasmissibili, in cui si mostrano i rischi di fare sesso, soprattutto anale, senza le adeguate protezioni.
Il pieghevole presenta scene esplicite e adotta un linguaggio fin troppo colloquiale (per usare un eufemismo), in cui non solo si presentano certe forme di sessualità come già acquisite per ragazzi di quindici anni, ma le si descrive anche con atteggiamento morboso.
Il prontuario del sesso-omo espone perfino le possibili infezioni alle quali si potrebbe andare incontro, praticando certe forme di sesso, e si mostra come prevenirle. Quanto alla sifilide, si consiglia di «usare un preservativo con un’adeguata dose di lubrificante a base d’acqua…». Per scongiurare l’epatite A si invita invece a usare «un preservativo tagliato a metà». Relativamente all’epatite B, che «si trasmette principalmente nel corso di rapporti anali e orali non protetti», si esorta a fare il vaccino, sottolineando che «la vaccinazione contro l’epatite B è gratis per i gay. Basta che tu dica al medico di essere gay». Per la gonorrea invece, si invita a «utilizzare un guanto di lattice per la penetrazione» e a «evitare lo scambio di sex toys».
Il pieghevole dell’Arcigay distribuito agli studenti offre informazioni anche sull’Aids. Preso atto che «nella comunità omsessuale maschile sono sempre di più le coppie siero-discordanti (in cui uno è Hiv-positivo e l’altro negativo), si invita comunque a fare sesso se «i farmaci antivirali sono assunti con regolarità» e se «i due partner non presentano lesioni alle mucose».
Omettiamo, per ragioni di decenza, la seconda parte dell’opuscolo in cui abbondano frasi ai limiti della volgarità e fioriscono descrizioni di rapporti sessuali, le cui finalità educative ci sfuggono. Non basta neppure, forse, a tal fine, l’obiezione che fa Michele Breveglieri, segretario nazionale dell’Arcigay: «Abbiamo preferito adottare il linguaggio corrente», ci dice, «quello che usano i ragazzi. Quando si parla di sesso, troppo spesso si ricorre a espressioni idealizzate o medicalizzate, che poco hanno a che fare con la realtà». Se è per questo, la scuola non dovrebbe farsi recettiva solo della realtà, accettarne le tendenze e le degenerazioni (anche linguistiche), ma dovrebbe proporre modelli, presentare stili di vita e invitare gli studenti all’uso di un linguaggio consono. L’alternativa è la deriva e l’accettazione supina del mondo.
Da qui la responsabilità enorme dei professori. «All’incontro», avverte Fabiana Montanari, presidente di Arcigay Reggio Emilia, «erano presenti cinque professori, che hanno accettato la distribuzione degli opuscoli e ci hanno fatto i complimenti per l’attività svolta».
I complimenti, capite. A nulla è valsa l’opposizione del preside dell’istituto, che ha detto di non essere informata della distribuzione del materiale scottante. Ma anche qui, forse, conta poco l’ingenuità.
Ogni tentativo di parlare di omofobia, di discutere di discriminazioni nelle scuole o in altre sedi educative (recente il caso della proiezione di un film sull’amore omo a Bisceglie, in Puglia), si trasforma poi in un corso di formazione all’ideologia gender, in una propaganda sul matrimonio omosessuale o ancor peggio, come in questo caso, in una lezione di educazione al sesso tra gay, con tanto di precauzioni e avvertenze. «I ragazzi», ci dice Jacopo Coghe, presidente di Manif Pour Tous Italia, «non hanno bisogno di un ricettario su come far bene l’amore e di certo non è questo il modo per prevenire in loro (qualora mai ci fossero) sentimenti omofobici. I ragazzi hanno semmai bisogno di corsi sull’affettività, nei quali imparino ad amare il proprio corpo e a rispettarlo, anziché esibirlo o concederlo». Non dimentichiamoci l’età: parliamo di ragazzi di quindici anni. 

Gianluca Veneziani – Libero 18 aprile 2014

Il politicaly correct nelle scuole: un modo in più per ottenere riconoscimenti personali

Uno sguardo alle righe seguenti, forse può far rendere meglio conto delle persone a cui viene lasciato in mano l’educazione dei nostri figli nelle scuole. Sporchi interessi individuali per garantire visibilità al proprio io, sbandierando gli slogan politicaly correct, in primis…l’educazione del futuro uomo e della futura donna, a farsi friggere.

Noi, sì, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l’amore con loro. Per questo la pederastia è tanto duramente condannata: essa rivolge messaggi amorosi al bambino che la società invece, tramite la famiglia, traumatizza, educastra, nega, calando sul suo erotismo la griglia edipica.”

Quale miglior patente per poter ergersi a modelli pedagogici per i minori?

Queste agghiaccianti righe sono tratte da “Elementi di critica omosessuale” di Mario Mieli, punto di riferimento della cultura gay italiana tanto che il suo nome è divenuto bandiera e sigla di molte associazioni GLBT.

Peccato, poi, che i movimenti che prendono a modello questo genere di personaggi non si limitino a ritrovarsi per coltivare il comune interesse ma esigono di introdursi anche nelle scuole, trovando amministratori compiacenti e disposti a tutto per vedersi riconosciuta la medaglietta del politicamente corretto, quando non per una vera e propria scelta militante ideologica.

Questo è il caso del Lazio in cui l’Assessore regionale alla Scuola permette l’impiego e la presenza dell’associazione Mario Mieli nello svolgersi delle attività di formazione per i bambini nelle scuole.

Secondo Andrea Maccarrone, presidente dell’associazione “È fondamentale che queste iniziative istituzionali, a tutti i livelli, tengano aperto il dibattito sul pieno riconoscimento dei diritti delle persone lgbt, sulla piena uguaglianza, sul matrimonio egualitario e la pluralità dei modelli familiari. Compito delle istituzioni locali poi deve essere colmare il gap di riconoscimenti e tutele e offrire risposte concrete ai bisogni dei singoli e delle persone, ridisegnando un modello di welfare non ideologico ma in linea con le reali esigenze e bisogni delle persone”.

Di segno avverso la posizione presa da Fratelli d’Italia. “L’Assessore Smeriglio” dichiara in una nota stampa Federico Iadicicco, dirigente regionale del Partito “dovrebbe smetterla di utilizzare la sua posizione istituzionale per impegnarsi in attività di indottrinamento di genere camuffato da iniziativa anti discriminazione. Se è tanto interessato ad affermare teoremi falsi e scientificamente indimostrati lo faccia da semplice cittadino senza coinvolgere le istituzioni che dovrebbero rappresentarci tutti. Sollecito il presidente Zingaretti a stoppare e a prendere le distanze da questa assurda iniziativa che coinvolge incredibilmente anche una Asl”.

Redazione

Fonte: www.notizieprovita.it

Avanti salmoni!

di Susanna Manzin

Quante volte ci siamo sentiti come dei salmoni, che a fatica risalgono la corrente contraria. Il salmone sa che deve farlo, sa che solo lottando contro quella corrente potrà depositare nel posto giusto le sue uova e generare nuova vita.

Siamo tutti un po’ salmoni, noi che quotidianamente ci troviamo a contrastare la corrente dell’ideologia che ci circonda. Se diciamo che siamo in uno stato di emergenza educativa, veniamo guardati come marziani; se diciamo che i genitori devono tornare a fare i genitori, esercitando la loro autorità, veniamo guardati come dei retrogradi; se diciamo che bisogna contrastare l’individualismo e rilanciare la famiglia come luogo della solidarietà, siamo degli arretrati.

Se poi osiamo dire che mamma e papà hanno ruoli bel distinti nell’educazione dei figli, allora allo scetticismo subentra il grido di orrore: omofobi!

E’ dunque con una certa sorpresa che ho letto un’intervista allo psichiatra Vittorino Andreoli, pubblicata sul numero di Io Donna, supplemento del Corriere della Sera (11 gennaio 2014). Il famoso psichiatra, ospite osannato di tanti salotti televisivi, lancia l’allarme educazione e fa una clamorosa autocritica: «Da cent’anni pensiamo solo all’Io: è un gravissimo errore. Dobbiamo cambiare rotta e capire che per essere felici dobbiamo mettere al centro il Noi. La famiglia oggi è scomparsa: non è più una piccola orchestra ma un luogo dove ognuno suona il suo strumento, una somma di Io separati. Non funziona. Pensavamo che il problema dell’educazione si risolvesse aumentando il numero degli asili. E invece è ancora sulla funzione dei genitori che bisogna puntare.»

Vi confesso che il primo istinto è stato di rabbia, pensando a quanti danni ha fatto l’ideologia di tanti psichiatri e psicologi, star dei media, che sono stati cattivi maestri per genitori, insegnanti, educatori. Ma “meglio tardi che mai” recita il proverbio. Grazie a questo inaspettato alleato riusciremo a mettere in soffitta una certa psicologia intrisa di sessantottismo?

Proseguendo nella lettura dell’intervista, ecco cosa dice lo psichiatra: «Importante anche diversificare i ruoli dei genitori: mi sbagliavo quando dicevo che era bello il papà in sala parto. Il padre non può essere un duplicato materno». Attento dottor Andreoli: se venisse approvata la legge Scalfarotto rischia una denuncia per omofobia a causa di queste sue dichiarazioni. Un bambino ha bisogno di una mamma che faccia la mamma e un papà che faccia il papà? E come la mettiamo allora con la parità di genere?

Inoltre: «L’autorità è importante, abbiamo sbagliato a calpestarla: significa avere idee precise, intervenire e imporsi». Ci vuole coraggio a dire queste cose ad una giornalista del Corriere della Sera, devo ammetterlo, e ci vuole coraggio da parte della rivista a pubblicarle.

Il mea culpa del dottor Andreoli nei confronti dell’ideologia del “vietato vietare” merita rispetto. Quanti altri suoi colleghi, dopo avere visto sui loro pazienti i guasti di certe teorie educative  contemporanee, avranno il coraggio di dire certe cose? Magari le pensano ma non le dicono, per timore di non essere più invitati nei talk showtelevisivi.

 fonte> Comunità Ambrosiana

La società moderna e l’individualismo: si stà perdendo il dono di sé e l’atto d’amore

Un interessante articolo riguardo la società contemporanea e l’aborto, sintomo di un mondo moderno nel quale l’individualismo prevale su tutto. Nessuno vuole più donarsi, sacrificando parte di sé per il bene del figlio e l’uccidere la creatura che si porta in grembo diviene così diritto legittimo per un’ego smisurato e cieco che non sa vedere oltre ciò che è il proprio orticello. Allo stesso modo ci si rifiuta di caricarsi sulle spalle il peso dell’eredità spirituale, troppo occupati come si è a soddisfare le misere e sterili pretese dell’io. Successo e carriera, così come lusso e libido sopra il resto, vivendo in balia di un presente senza un senso e non curandosi di tramandare patrimoni secolari dalla generazione passata a quella futura in una società che ha perso il senso del tempo come ciclo continuo e catena ininterrotta.

Nessun motivo è così legato a doppio filo al tema dell’aborto quanto il rifiuto del dono. Non solo, infatti, la vita è un dono in sé che proviene dal Mistero che l’uomo è a sé stesso, ma è anche una relazione concreta tra due generazioni. Questa relazione si basa, come spiega lo psicanalista Claudio Risé ne “La crisi del Dono”, sulla disponibilità al cambiamento, sull’accettazione della vita come apertura “al nuovo che ogni giorno nasce e ci chiede accoglienza ed amore”.  “Significa accettare di sacrificarci per lui, per il bimbo che viene nel mondo, anziché sacrificarlo al nostro piacere, ma soprattutto al nostro, soltanto immaginato, potere su un esistente, la realtà, che invece nella sua incessante trasformazione ci oltrepassa e ci trascende, in ogni momento”.

Il tema dell’aborto interroga gli uomini in quanto tali, a partire dalla loro psiche individuale e collettiva. A partire dalla loro capacità di “donare”. Solo al tramonto di una civiltà fondata sul “dono”, infatti,  l’interruzione della gravidanza ha potuto indietreggiare a questione “biologica” interna al corpo della donna e imporsi come diritto. Un diritto che, probabilmente, è il simbolo stesso dei nostri tempi.

Dono e comunità. Cos’è, concretamente, una civiltà fondata sul dono? Nota Roberto Esposito in “Communitas. Origine e destino della comunità”,  come la parola comunità derivi etimologicamente da “munis”, dono che una volta ricevuto si è moralmente obbligati a ricambiare. Il legame comunitario trae cioè origine da un debito di riconoscenza, da un dono che pur elargito gratuitamente richiede, tacitamente, di essere contraccambiato. Appare difficile non vedere la matrice di questo modello nella relazione tra genitori e figli: nel dono della vita, in quello della protezione e dell’educazione, agisce la silenziosa consapevolezza che, negli anni della vecchiaia e della debolezza, i figli si prenderanno cura dei propri anziani, chiudendo il circolo di munificenza aperto all’atto del concepimento. La comunità presuppone quindi quell’apertura al futuro che coincide con l’accettazione del cambiamento e del superamento dei ruoli: è un’entità fluida e dinamica che, adattandosi al tempo, conquista il diritto a un passato e a un futuro, a una storia e a un domani

Il tramonto del dono e la società cronica. La modernità, col suo portato di individualismo e di utilitarismo,  ha  sostituito al dono la relazione contrattuale fondata sul consenso esplicito.  Solo in questa coincidenza di diritto e desiderio, di libertà e affermazione spinta dell’ego,  l’aborto ha potuto ergersi a diritto di consentire o meno al nascituro di venire al mondo. Con il diritto all’aborto, frontiera ultima e radicale del diritto inalienabile dell’individuo a sé stesso, la modernità è giunta così a compimento. La definizione di Bauman, che focalizzata sulla precarietà relazionale identifica la società attuale come “liquida”,  non aiuta a chiarificare l’essenza del mondo moderno quanto l’idea che la nostra civiltà abbia un rapporto patologico col tempo ben identificato dal mito di Crono, Titano padre di Zeus. Benché sia noto per il vezzo di divorare i suoi figli, Esiodo rivela che quando Crono regnava ancora nel cielo, prima di essere evirato e incatenato, “gli uomini vivevano come dei, il cuore libero dalle preoccupazioni, lontano e al riparo dalle pene e dalle miserie: la vecchiaia non pesava su di loro, e braccia e garretti sempre giovani, si divertivano nei festini, lontano da tutti i mali”. Nell’atto di divorare i suoi figli Crono rifiuta la vita stessa e i suoi cicli, il proprio superamento, l’avvento di forze nuove con le loro potenzialità di cambiamento.  La società cronica è popolata da uomini su cui non pesa la vecchiaia, che vivono in un perenne stato di giovinezza e di spensieratezza, che hanno arrestato il tempo e pretendono di detenerne il controllo, istituendo una dimensione di perenne e perfetta stagnazione in cui non può esservi spazio per quell’evoluzione che discende dall’accettazione del nuovo e dalle responsabilità che esso comporta.

La società dell’aborto. Il diritto all’aborto , parte integrante del diritto al rifiuto del dono, segna simbolicamente e fattivamente l’avvento di questa nuova società cronica in cui l’uomo rivendica in nome del piacere il diritto a manipolare il flusso della vita e, in caso di scarsità del bene, di importarla come merce sotto forma d’immigrazione. Ma la società dell’aborto è dedita anche a distillare la giovinezza e ad astrarla dal naturale alternarsi delle stagioni umane. E’ una società che rifiuta pedissequamente il passaggio all’età adulta e che sposta questa transizione sempre più in là negli anni. Corollari di questi “tic” sono l’aspirazione a prolungare indefinitamente la vita umana attraverso la scienza medica ( i suoi metodi invasivi, i suoi meccanismi di controllo sociale,  i suoi precetti contraccettivi…) e il ricorso alle più complesse strategie di manipolazione narcisistica del corpo per restituire l’immagine di un ego che, nonostante tutto, infine svanisce in un mortale melodramma, lasciando dietro di sé una ghignante scia di ridicolo.

Della necessità di riattivare il dono. Il regno di Crono non può che andare incontro allo scacco vitale, ossia all’evirazione. Vittima della sua sterilità indotta, rinsecchisce e si disgrega sotto il peso insopportabile di un “hic et nunc” che non conosce né passato né futuro e che, in assenza del sentire comunitario, non ri-conosce più  la necessità di conquistarsi il diritto al domani attraverso il dono reciproco, la cooperazione e il mutuo soccorso.  Il regno di Crono priva la “con-vivenza” degli uomini di senso e di destino, impiantando sul cadavere della comunità un mero spazio di affermazione egoica, un banale campo di desideri capricciosi (persino i figli, quando arrivano, sono spesso il frutto di un capriccio o uno strumento per colmare un “vuoto di senso”) destinati a perire sotto il peso della condizione umana, tanto più miserabile quanto più ignara della propria finitudine. L’individualismo che vuole ridurre la questione della “nascita” a un’esperienza intima della donna, o nel migliore dei casi della coppia, non riesce ad elevarsi al di sopra di una prospettiva che non rende giustizia alla centralità politica, morale e culturale del tema, che va ben oltre il problema filosofico di stabilire in che momento esatto della gravidanza si possa parlare di “essere umano” e dunque di diritto alla vita. Se lo Stato oggi ha ancora un senso, se la politica ha ancora un ruolo,  questo senso e questo ruolo non possono che costituirsi di fronte al problema del benessere in quanto “esser bene”, in quanto esser dentro quella circolarità del dono che sola può produrre e legittimare l’uso della parola “domani”.  Ripristinare la sacralità della vita, non solo sul piano legale ma innanzitutto sul piano psicologico e culturale, non solo modificando una legge ma creando le condizioni sociali ed economiche perché lo spirito della moratoria sull’aborto possa penetrare fluidamente come un farmaco nel tessuto della società per ri-attivarne la vitalità demografica e il legame inter-generazionale, è l’unico ponte che ci può condurre nel ventre di quel futuro che sta evaporando, lentamente, di fronte a noi.

fonte: http://www.associazionelatorre.com