INTERVISTA AL SEGRETARIO HOSSEYN MORELLI SULLA “MEZZALUNA SCIITA” (OFCS.REPORT)

Pubblicato il 12 aprile 2017 in Difesa e Sicurezza Nazionale/Internazionale da Mary Tagliazucchi


“Questo fronte non ha dei criteri di tipo religioso, etnico o settario, ma politico. Ne fanno parte integrante, attiva e centrale i movimenti militanti palestinesi, che sono principalmente di ispirazione religiosa e di scuola sunnita. Già questo dovrebbe indicare l’inconsistenza della cosiddetta mezzaluna sciita”. Ad affermarlo, parlando con Ofcs.report, è Marco Hosseyn Morelli, convertito sciita e portavoce dell’Associazione islamica Imam Mahdi in Italia, a cui abbiamo chiesto un’opinione non solo sulla nuova, strategica, alleanza creatasi fra i movimenti musulmani sciiti, ma anche sui recenti eventi che infiammano il medio oriente.

Il termine ‘mezzaluna sciita’ venne usato per la prima volta da Abdullah II di Giordania, nel 2004 per via della salita al potere, in Iraq, di un governo a maggioranza sciita, nonché alleato dell’Iran che l’ha da subito presentata come una naturale e fisiologica alleanza fra i movimenti sciiti dell’India, Pakistan e soprattutto Kashmir, Iran, Iraq, Siria e l’est dell’Arabia Saudita. Nel dettaglio, può spiegarci quali, secondo lei, sono i veri motivi di queste alleanze?

“All’indomani della vittoria della Rivoluzione Islamica dell’Iran guidata dall’Imam Khomeyni nel 1979, i governi oppressivi occidentali e i regimi a loro asserviti nel vicino Oriente furono colti dal panico. Si trattava infatti di una Rivoluzione che, estranea alla logica dei due blocchi materialisti che allora si contendevano il mondo, aveva una base squisitamente religiosa e spirituale e rappresentava una speranza e una fonte di ispirazione non solo per gli iraniani o gli sciiti, e nemmeno soltanto per i musulmani, ma per tutti gli oppressi e diseredati del mondo. Uno dei principi fondamentali di questa Rivoluzione, che in seguito divenne un vero e proprio articolo costituzionale della Repubblica Islamica dell’Iran, è il sostegno attivo agli oppressi di qualunque luogo, a prescindere dalla loro religione, etnia o nazionalità. Questa posizione, piuttosto che il frutto dell’influenza di ideologie terzomondiste, trae origine dal Sacro Corano e dalla Tradizione del Profeta e degli Imam.


MARCO HOSSEYN MORELLI, SCIITA E PORTAVOCE DELL’ASSOCIAZIONE ISLAMICA IMAM MAHDI IN ITALIA

Il Sacro Corano insegna: ‘Perché mai non combattete per la causa di Dio e dei più deboli tra gli uomini, le donne e i bambini che dicono: ‘Signore, facci uscire da questa città di gente iniqua; concedici da parte Tua un patrono, concedici da parte Tua un alleato?” (Surah an-Nisaa, 4:75) Il Profeta Muhammad ha detto: ‘Chiunque sostiene l’oppresso contro l’oppressore sarà in mia compagnia in Paradiso’ e il primo Imam della Shi’a, l’Imam ‘Ali, in punto di morte, nel suo testamento al figlio, disse: ‘Combatti l’oppressore e sostieni l’oppresso’.

Tra gli strumenti utilizzati dalle centrali propagandistiche dell’imperialismo mondialista e sionista per frenare l’ondata di sostegno e ammirazione che i popoli, soprattutto quelli musulmani e della regione, nutrivano verso la Rivoluzione Islamica e la sua saggia e illuminata Guida, la tesi delle “insanabili differenze” e del “naturale scontro” tra sciiti e sunniti è probabilmente quella che ha avuto, purtroppo, maggiore successo. Re Abdullah II, o chi per lui, ha pertanto semplicemente coniato un nuovo termine per la vecchia agenda colonialista dei suoi padroni americani e israeliani.

Sebbene l’Islam Sciita, per delle sue peculiarità dottrinali, ha rappresentato storicamente lo stendardo della lotta per la giustizia e contro l’oppressione – ed è pertanto naturale che tali temi ricevano maggiore attenzione tra i seguaci di questa scuola dell’Islam – ciò nonostante il Fronte della Resistenza che si è delineato negli ultimi decenni e che vede la Repubblica Islamica alla sua guida, rappresenta un sentiero aperto e possibile per tutti i musulmani e per tutti gli uomini nobili e liberi di ogni latitudine. Non a caso ne fanno parte integrante, attiva e centrale i movimenti militanti palestinesi, che sono principalmente di ispirazione religiosa e di scuola sunnita. Già questo dovrebbe indicare l’inconsistenza della cosiddetta ‘mezzaluna sciita’. Questo fronte non ha quindi dei criteri di tipo religioso, etnico o settario, ma politico. Chiunque si oppone al progetto americano-sionista nella regione e nel mondo è benvenuto, a prescindere dal suo retroterra. Per questo il Segretario Generale di Hezbollah del Libano, Seyyed Hassan Nasrallah, ebbe a dire chiaramente e pubblicamente: ‘Se dobbiamo scegliere tra due alleanze: una che va da Beirut a Damasco, da Teheran a Gaza e a Ramallah, da non importa quale capitale del mondo fino al nostro fratello Chavez in Venezuela…e un’alleanza che va da Tel Aviv agli Stati Uniti e ai loro alleati, senza alcun dubbio noi saremo nella prima alleanza’. Il sostegno e l’appoggio della Repubblica Islamica dell’Iran, ovunque sia avvenuto, dall’Afghanistan al Pakistan, dalla Palestina all’Iraq, dallo Yemen alla Siria, dalla Bosnia al Libano, non ha mai avuto ragioni e obiettivi settari o materiali, ma è stato dettato da valori spirituali, politici, etici e umani. Ricollegandoci alla sua domanda e per non dilungarci, possiamo citare proprio l’esempio dell’Iraq. Sono stati gli stessi esponenti e capi dei partiti, movimenti e tribù sunniti dell’Iraq, le cui popolazioni sono state quelle che maggiormente hanno patito le crudeltà dell’Isis in quella nazione, ad aver riconosciuto e ringraziato il governo di Teheran quale primo e unico Stato che sin da subito si è attivato e adoperato concretamente per proteggerli quando i miliziani del sedicente “califfo” hanno conquistato la parte settentrionale del paese arabo e minacciavano direttamente la capitale Baghdad”.

Nonostante l’Iran presenti questa alleanza come una mano tesa all’Occidente, che è a tutt’oggi impegnato contro il terrorismo, di matrice sunnita dell’Isis, le cancellerie europee appaiono decisamente titubanti ad accogliere questo ‘aiuto’ che sembra, a detta di molti, una strategia ben mirata su una precisa area geografica. Che ne pensa al riguardo?

“La Repubblica islamica dell’Iran piuttosto che all’Occidente ha teso la mano in primo luogo ai popoli occidentali. Nelle due storiche lettere che l’Imam Khamenei, l’attuale Guida della Rivoluzione Islamica, ha indirizzato in particolare ai giovani europei e statunitensi, egli ovviamente condanna come estranei agli insegnamenti del Sacro Corano e alla tradizione islamica le azioni terroristiche di certi gruppi e movimenti criminali che dicono di rifarsi all’Islam, ricordando però anche il sostegno, il supporto e la copertura offerti loro dai servizi segreti e dai governi dell’Occidente. Sottolineo come questa mano sia stata tesa ai popoli piuttosto che ai governi, non perché la Repubblica islamica rifiuti a priori di collaborare e cooperare con le istituzioni occidentali, ma perché conscia della loro ipocrisia nella cosiddetta “lotta al terrorismo” e della totale subordinazione delle cancellerie europee ai voleri di Washington e Tel Aviv.

Un’Europa libera, indipendente e sovrana potrebbe rappresentare in realtà, per i molti aspetti storici e culturali comuni e per la propria importante posizione geografica, un interlocutore naturale e perfino privilegiato del mondo islamico. Purtroppo vediamo però come, nonostante il terrorismo takfiri abbia iniziato a colpire anche in Occidente, il sostegno logistico, economico e militare fornito da vari governi occidentali a questi gruppi terroristici non sia cessato. D’altro canto è un fatto riconosciuto da tutti gli analisti e giornalisti onesti e con una conoscenza diretta della situazione che la Repubblica Islamica dell’Iran, che in passato è stata una delle principali vittime del terrorismo, rappresenta oggi lo Stato che più di ogni altro sta combattendo, realmente e sul terreno, il terrorismo dell’Isis e di altre bande takfiri, donando come martiri in questa dura lotta alcuni dei suoi migliori figli. L’Iran è pertanto ovviamente disponibile a collaborare persino con i governi europei, anche se la cosa è a nostro avviso irrealizzabile data l’attuale struttura del potere politico dell’Europa in mano ai “poteri forti” finanziari e mondializzatori. Mi permetto di sottolineare che ideologicamente l’origine del terrorismo che ha colpito soprattutto il mondo islamico e solo di riflesso il mondo occidentale non è da rinvenirsi nell’Islam sunnita, bensì nel Wahhabismo, un’ideologia moderna sorta nella Penisola Arabica alla fine del Settecento e alla cui ascesa politica e militare – che si è andata saldando nell’alleanza con la dinastia dei Saud – non fu estranea l’opera nefasta del governo britannico”.


L’analista egiziano Ahmad Khaled, nel 2012, scrisse che il vero motivo del sostegno dell’Iran alla Siria è che questo paese facente parte della ‘mezzaluna sciita’, è ben vista dalle autorità di Teheran. Se fosse realmente così, perché?

“Dare una connotazione settaria al governo siriano e alle ragioni del conflitto che da più di sei anni sconvolge quel paese significa coprire i veri intenti e obiettivi dei governi occidentali e arabi che hanno programmato l’insurrezione e sostenuto in tutti questi anni i ribelli – tanto tra le file dei cosiddetti “moderati” quanto tra quelle dei cosiddetti “estremisti” – che manu militari vogliono rovesciare il legittimo governo di Damasco. Bisogna, però, prima di spiegare le ragioni che hanno portato l’Iran ad un’alleanza di natura politica e militare con la Siria, fare delle precisazioni. Innanzitutto dobbiamo dire che la scuola alawita è molto differente dalla scuola sciita maggioritaria, prevalente in Iran e tra gli altri sciiti del mondo, e conosciuta come Imamita o Duodecimana. Questo dal punto di vista religioso. Dal punto di vista politico, la Repubblica Araba Siriana, piuttosto che caratterizzarsi come un governo guidato da una “cricca alawita”, come leggiamo quasi quotidianamente sui nostri quotidiani, riflette nelle istituzioni la multiformità religiosa della sua popolazione, a maggioranza sunnita. Nell’attuale governo guidato da Bashar al-Assad, sposato con una musulmana sunnita, ed eletto dal popolo in seguito a regolari elezioni, troviamo pertanto che i Ministeri chiave come quello di Primo Ministro, degli Interni, degli Esteri, degli Affari Religiosi e delle Comunicazioni sono tutti in mano a musulmani sunniti. Non dobbiamo dimenticare inoltre che l’Iran è una Repubblica Islamica mentre la Siria una Repubblica laica, sebbene non nel senso inteso comunemente da noi in Occidente. Le motivazioni di questa salda alleanza sono pertanto di natura politica. Il governo di Damasco, oltre ad essere stato l’unica nazione araba – insieme alla Libia sunnita di Gheddafi – ad aver sostenuto l’Iran durante gli otto lunghi anni di guerra imposta dall’Occidente a Teheran tramite l’Iraq di Saddam Hussein (che godeva anche dell’appoggio economico, politico, militare e mediatico di tutte le petro-monarchie arabe), è uno dei pochi Stati arabi davvero sovrani e indipendenti. Questa indipendenza, unita ad una posizione nobile e unica nel mondo arabo, gli ha permesso di ricoprire, compiendo anche errori e mosse non esenti da critiche (vedi la prima guerra del Golfo e le trattative con il regime sionista), un ruolo importante nel contrastare il progetto israeliano e americano nel Vicino Oriente. E’ stata la Siria di Assad a facilitare l’Iran nella creazione di Hezbollah in Libano prima e nel proteggere e sostenere la Resistenza libanese e palestinese poi. Non a caso fu a Damasco, non a Riyadh o ad Amman, che molti dirigenti dei gruppi resistenti sunniti palestinesi come Hamas e Jihad trovarono rifugio. Ciò che pertanto ha condotto l’Iran a questa alleanza non è la “comune fede sciita” dei due Stati, ma la posizione della Siria a sostegno del progetto di Resistenza dei popoli della regione e di rifiuto dei diktat del sionismo internazionale, posizione che si sposa con i valori e principi della Rivoluzione Islamica e della Repubblica Islamica da essa partorita.

Non va dimenticato inoltre che l’esercito siriano è l’ultimo esercito regolare arabo schierato sulla frontiera della Palestina occupata nota come Israele e che la Siria ospita alcuni importanti luoghi santi, in primo luogo per gli sciiti ma anche sunniti, che questi gruppuscoli takfiri si sono ripromessi di distruggere dalle fondamenta. Sarà bene ricordare infine che è stato il governo e l’esercito regolare di Damasco, tanto demonizzati in Occidente, a difendere e proteggere in tutti questi anni la comunità cristiana siriana, verso la quale i takfiri hanno sempre infierito senza pietà nel silenzio complice dei capi sedicenti cristiani europei e americani”.

Seyyed Ali Khamenei, guida suprema dell’Iran, ritiene invece che la ‘mezzaluna sciita’ sia un termine coniato apposta dalle potenze nemiche dell’Iran per creare timori rispetto a Teheran che persegue solo la difesa del proprio territorio e dei propri diritti. C’è un che di verità in queste affermazioni?

“I governi neo-colonialisti occidentali insieme ai loro sottoposti arabi e al regime sionista, grazie alle ingenti risorse a disposizione e all’enorme macchina propagandistica alle loro dipendenze, utilizzano due spauracchi tra i popoli arabi in particolare e i musulmani in generale. L’obiettivo è quello di allontanarli dall’Iran e di presentare la Repubblica Islamica quale loro avversario principale, salvando così Israele e presentando il regime sionista come loro naturale alleato di fronte a questo comune nemico. Per evocare lo scontro settario si utilizza lo spauracchio della cosiddetta “mezzaluna sciita” mentre per agitare lo scontro etnico si evoca un sedicente “progetto persiano” o “neo-safavide”. Non vi è alcuna agenda persiana o sciita e l’esempio più chiaro, dei tanti che potremmo fare, è quanto avvenuto nel conflitto che intercorse tra l’Armenia e l’Azerbaijan. Nonostante quest’ultima si auto-dichiari “Repubblica Islamica” e sia composta da una popolazione a maggioranza sciita, l’Iran sostenne la cristiana Armenia. Perché? Perché l’Azerbaijan ha un governo completamente allineato all’agenda politica della Nato, degli Stati Uniti, di Israele e dell’Arabia Saudita, oltre ad essere fortemente ostile alla religione. L’Imam Khamenei è oggi il principale alfiere dell’unità islamica nel mondo, principio coranico e profetico che egli ha ribadito in molte occasioni e che gli è spesso valso la critica degli ambienti più ottusi ed estremisti tra gli stessi sciiti. La Guida della Rivoluzione ha emesso delle storiche fatwa (responsi giuridico-religiosi) proprio per scongiurare ogni possibile odio e scontro settario in questo frangente particolarmente importante per la Comunità Islamica mondiale. La Repubblica Islamica ha infatti da sempre sostenuto e aiutato, tanto a livello umanitario quanto politico, economico e militare, popolazioni totalmente sunnite, come quella palestinese, somala o bosniaca. Per questo anche l’attuale Presidente della Repubblica Islamica dell’Iran, Hassan Rohani, nel corso di una conferenza sull’unità islamica tenutasi a Teheran nel dicembre scorso e nella quale ero personalmente presente, ha giustamente dichiarato: “Non c’è una mezzaluna sciita né un triangolo sunnita. Sciiti e sunniti sono fratelli e seguaci dell’Islam e del Profeta.”

L’Islam, nei paesi del Medio Oriente è di fatto la religione praticata dalla stragrande maggioranza degli abitanti della zona, e si divide in due principali rami dottrinali: quello dei sunniti e quello degli sciiti. È una divisione piuttosto profonda e che esiste da secoli, ma negli ultimi decenni ad essa si sono intrecciate anche le vicende politiche locali, diventando sempre più rilevanti nel decidere eventuali guerre, alleanze e interessi. Quanto ha influito tutto questo secondo lei?

“L’esistenza del ramo sciita e di quello sunnita risale alle origini stesse dell’Islam. A fianco a innegabili e importanti differenze di natura teologica e giuridica, i musulmani sciiti e sunniti condividono però moltissimi principi dottrinali e riti religiosi fondamentali: l’Unità e Unicità di Dio (Tawhid), la fede nella Profezia di Muhammad e che egli sia stato l’ultimo Inviato di Dio e il ‘Sigillo’ delle precedenti rivelazioni, la fede nel Giorno del Giudizio e dell’Aldilà, la fede nello stesso Libro sacro (il Sacro Corano), la stessa Qiblah, le cinque Preghiere, il Pellegrinaggio a La Mecca, il digiuno nel mese di Ramadan, ecc. I conflitti e le tensioni esistenti in buona parte del mondo islamico hanno però una natura, un’origine e degli obiettivi di tipo prettamente politico, non religioso o settario, conflitti e tensioni in questi ultimi due secoli spesso aizzati dai governi occidentali, in primo luogo dagli inglesi e poi successivamente anche dagli americani. Ci troviamo sostanzialmente davanti a due fronti: da una parte i governi legati a doppio filo a quelli occidentali e al regime sionista e dall’altra gli Stati, i movimenti e i popoli che vogliono auto-determinarsi e scegliere liberamente il proprio destino e la propria forma di governo senza dover chiedere conto a Londra, a Washington o a Tel Aviv. La vera divisione non è pertanto quella tra sciiti e sunniti, ma tra i seguaci di quell’ ‘Islam’ che l’Imam Khomeyni definì “americano” e i seguaci dell’Islam puro del Profeta Muhammad (S). L’ ‘Islam americano’ è quello che pur indossando esteriormente i panni islamici serve in realtà i nemici della Comunità Islamica, alimenta il fuoco della divisione tra i credenti e invece di affidarsi a Dio si affida ai Suoi nemici. E’ quello che invece di combattere il sionismo e l’arroganza, combatte e uccide i musulmani e gli innocenti. E’ un’ideologia priva di logica e di spiritualità, una parodia dell’Islam del Sacro Corano e del Nobile Profeta”.


Qual è il suo personale parere su questa alleanza e quali sono gli eventuali, futuri, scenari anche in base ai conflitti ora in corso?  

“Grazie a Dio il Fronte della Resistenza, dalla Palestina al Libano, dalla Siria all’Iraq, dallo Yemen all’Iran continua ad avanzare, a scapito del vero ‘Asse del Male’ incarnato da Stati Uniti, dall’Inghilterra, da Israele e dall’Arabia Saudita. Noi, come credenti, siamo certi che gli oppressori non prevarranno e la vittoria finale spetterà agli oppressi. E’ una promessa divina e Dio non viene meno alle Sue promesse. Ciò che si sta verificando soprattutto nel vicino Oriente ma non solo, trova peraltro precisi riscontri nell’escatologia, e non solo in quella islamica. Se vogliamo davvero comprendere gli scenari attuali ma soprattutto futuri, oltre a considerazioni di natura geopolitica, sociale ed economica, dobbiamo allora tenere in considerazioni anche questi fattori”.

@MaryTagliazucch

Fonte: https://ofcs.report/internazionale/islam-sciiti-terrorismo-no-alleanze-occidente-israele/

Ringraziamo l’Associazione Imam Mahdi, dal cui sito abbiamo estratto l’intervista. 

 

CORSO DI STUDI ISLAMICI | A Roma presso la sede dell’associazione “Imam Mahdi” (aj).

L’associazione Islamica Imam Mahdi (aj), in collaborazione con l’università Jamiat al-Mostafa, organizza un corso di “Studi Islamici”

Inizio corso: 14 ottobre 2016

Orario lezioni: Venerdì 19-21 e domenica 16-18 

Il corso comprende vari moduli, tra cui Dogmi del credo, Storia islamica, Giurisprudenza islamica, Arabo, ecc.

I corsi sono aperti a musulmani e non musulmani, si svolgeranno in italiano, sono gratuiti e la frequenza non è obbligatoria, se non per coloro che vogliono l’attestato di frequenza (che verrà rilasciato per ogni singolo modulo completato). A chi completerà tutti i moduli con i relativi esami verrà rilasciato un certificato dall’università Jamiat al-Mostafa (università internazionale di Qom-Iran).

I corsi si svolgeranno presso il Centro Islamico Imam Mahdi (aj), via Gualdo Tadino, 17 Roma. Gli istruttori saranno, l’Hujjatulislam Dott. Abolfazl Emami e Hanieh Tarkian, entrambi studiosi del seminario religioso di Qom (Iran)

È necessario, per motivi organizzativi, confermare la proprio adesione per email talebeh_qom@yahoo.it

Trieste – Sabato 13 Febbraio | Mostra e Corteo

  
L’Associazione Trieste Pro Patria segnala per la giornata di sabato 13 febbraio due importanti eventi che caratterizzeranno la settimana del 10 febbraio: alle ore 17 presso l’IRCI istituto regionale per la cultura istriano fiumano dalmata di Via Torino 8 presentazione del volume fotografico Magazzino 18. 

Le foto a cura di Jan Bernas e Isabella Elena Cace edito da Fergen, interverrà il Presidente Nazionale del Comitato 10 febbraio Michele Pigliucci; a seguire corteo “Fiaccolata tricolore del ricordo” con ritrovo alle 1830 in via Torino 8 la partenza del corteo è prevista alle ore 19 con arrivo in Largo Don Bonifacio. 

  

L’Islam e la Violenza | Importante convegno, sabato a Roma

Riportiamo la locandina del l’importante convegno che si terrà sabato prossimo a Roma. Numerose sono le personalità invitate ed estremamente significative le relazioni che verranno proposte al pubblico. 

  

Sabato 23 gennaio 2016, nell’ambito delle attività collegate ai Corsi di Laurea e Laurea magistrale in Studi Politici e Internazionali, l’Università degli studi Link Campus University e il Centro studi Dimore della Sapienza propongono il convegno:

L’ISLAM E LA VIOLENZA

Precisazioni necessarie
Sabato 23 gennaio 2016, ore 15:00

Sala della Biblioteca “Francesco Cossiga e Guido De Marco”

Link Campus University

 

SALUTI

Vincenzo Scotti

Presidente Università degli studi Link Campus University

Carlo Corbucci

Presidente onorario Centro Studi Internazionale “Dimore della Sapienza”

INTERVENGONO

Hujjatulislam Abulfazl Emami

Associazione Islamica “Imam Mahdi”

Omar Camiletti

Centro Culturale Grande Moschea di Roma

Anna Maria Cossiga

Antropologa, docente di Geografia e Geostrategia, Università degli studi Link Campus University

Ghorban Alì Pourmarjan

Direttore Istituto Culturale dell’Ambasciata della R.I. dell’Iran

Mario Polia

Archeologo, storico delle religioni

Pietrangelo Buttafuoco

giornalista e saggista

 

MODERA

Tiziana Ciavardini

Antropologa e giornalista
Il Centro Studi Internazionale “Dimore della Sapienza” e Link Campus University, in un momento difficile come quello che stiamo vivendo, organizzano insieme un evento per fornire delle precisazioni sul valore della parola ISLAM e sulla sua relazione con la questione della violenza, cercando di chiarire dubbi e confusioni, al di là del linguaggio spesso pregiudiziale dei media. Interverranno esponenti musulmani appartenenti alle due maggiori correnti dell’Islam (Hujjatulislam Emami, Omar Camiletti), autorevoli studiosi e accademici (Mario Polia e Anna Maria Cossiga), personalità diplomatiche (G.A. Pourmarjan) e il noto giornalista, intellettuale e scrittore Pietrangelo Buttafuoco. Saluti di Vincenzo Scotti (ex-ministro, Università degli studi Link Campus University) e Carlo Corbucci (avvocato, presidente onorario Centro Studi Dimore della Sapienza). Modera la giornalista e antropologa Tiziana Ciavardini.

Il deposito tradizionale sciita | La gnosi nell’Islam

Un contributo serio e approfondito, sulla portata tradizionale dell’Islam sciita, a cura degli amici dell’associazione “Imam Madhi”. In questo periodo di confusioni e approssimazioni, una lettura non solo opportuna ma doverosa. 

  
Di fatto il deposito tradizionale conservato dalla Shi’a come pure il suo ‘sapere’ sono quasi totalmente sconosciuti al di fuori dei confini naturali nei quali essa ha trovato naturale sviluppo. Le poche cose che si sanno di ciò in Occidente si basano fondamentalmente su quello che di essa hanno detto i suoi detrattori. Su tali fonti si basano generalmente anche i ricercatori accademici e perciò le ricerche condotte sinora nelle nostre università non hanno aiutato a chiarire le reali istanze che stanno alla base della contrapposizione fra “sciismo” e “sunnismo”. Un caso a parte è l’opera dello studioso francese Henry Corbin che per 20 anni è stato a stretto contatto con le genti fra le quali tale Tradizione è ancor viva. Che la Shi’a sia, nella sua essenza, l’esoterismo dell’Islam è una constatazione che scaturisce dai testi stessi, in primo luogo dall’insegnamento degli Imam (AS). 

Ecco ad esempio, l’interpretazione del versetto coranico 33:72: 

“Noi proponemmo il deposito dei nostri segreti (al-amana) ai cieli, alla terra e ai monti: tutti rifiutarono di assumerselo, tutti tremarono al pensiero di riceverlo. Ma l’uomo accettò di incaricarsene; è un violento, un incosciente” 

Il significato di questo versetto grandioso, che fonda, per il pensiero islamico, il tema “de dignitate hominis”, non suscita dubbi nei commentatori sciiti. Il versetto fa allusione ai segreti divini, all’esoterico della profezia che i santi Imam (AS) hanno trasmesso ai loro adepti. Questa esegesi può appellarsi a una esplicita dichiarazione del sesto Imam (AS), secondo la quale ciò che si intende in questo versetto è la walayat di cui l’Imam è fonte. E gli esegeti sciiti si applicano a dimostrare che in questo caso la violenza e l’incoscienza dell’uomo non vanno affatto a suo biasimo, ma a sua lode, poiché era necessario un atto di sublime follia per assumersi quel deposito divino. 

L’uomo, simboleggiato in Adamo(AS), ha la forza di portare quel temibile fardello soltanto finché ignora l’esistenza di altro che Dio. Quando egli cede alla coscienza che esiste altro che Dio, tradisce il deposito: o lo respinge abbandonandolo a chi ne è indegno, o semplicemente ne nega l’esistenza. Nel secondo caso egli riduce tutto alla lettera apparente. Nel primo caso egli infrange la “disciplina dell’arcano” ordinata dagli Imam, conformemente alla prescrizione del versetto 4:61:  

“Dio vi ordina di restituire i depositi ricevuti a coloro cui appartengono” 

Ciò significa: Dio vi ordina di non trasmettere se non a colui che ne è degno, colui che è un “erede”, il deposito divino della gnosi. La nozione di una scienza che è eredità spirituale si trova qui già chiaramente delineata. Per questa ragione il quinto Imam, Mohammad Baqir (AS), dichiarava (e tutti gli Imam lo hanno ripetuto dopo di lui): 

“La nostra causa è difficile, essa impone un duro sforzo, soltanto un angelo del più alto rango, un profeta inviato o un adepto fedele cui Dio abbia messo alla prova il cuore per fortificarne la fede, possono assumerselo” 

Il sesto Imam Jafar as-Sadiq (AS) precisava ulteriormente: 

“La nostra causa è un segreto (sirr) dentro un segreto, il segreto di qualcosa che rimane velato, un segreto che solo un altro segreto può spiegare: è un segreto su di un segreto che si appaga di un segreto” 

O ancora: 

“La nostra causa è la verità e la verità della verità; è l’essoterico, ed è l’esoterico dell’essoterico, ed è l’esoterico dell’esoterico. E’ il segreto di qualcosa che rimane velato, un segreto che si appaga di un segreto” 

Alcuni versi del quarto Imam, ‘Ali Zainu al-Abidin (AS), preannunciavano già la portata di queste dichiarazioni: 

“Della mia conoscenza io celo le gemme – Per paura che un ignorante vedendo la verità ci schiacci… O Signore! Se io divulgassi una perla della mia gnosi – Mi direbbero: sei dunque un adoratore degli idoli? – E quanti musulmani troverebbero lecito che il mio sangue venisse versato – Essi trovano abominevole quanto di più bello si presenta loro” 

Gli sciiti veri sono dunque coloro che si assumono i segreti degli Imam (AS). Tutti coloro che invece pretendono di limitare l’insegnamento degli Imam all’essoterico, a questioni di diritto e di rituale, mutilano ciò che è la vera essenza della Shi’a. 

L’affermazione dell’esoterico non significa abolizione pura e semplice della shari’ah, della lettera e dell’essoterico (zahir); essa significa che, privata della realtà spirituale (haqiqat) e dell’esoterico (batin), la religione positiva è opacità e servitù; essa si riduce a un catalogo di dogmi o a un catechismo, invece di rimanere aperta allo schiudersi di significati nuovi e imprevedibili. 

L’esoterismo si muove attorno ai due poli della shari’ah e della haqiqat, la religione della Legge, religione sociale, e la religione mistica, quella che si fa guidare dal Senso Spirituale della Rivelazione Coranica.

Molti ricercatori farebbero bene a chiedersi quindi come mai in tutti questi secoli siamo stati così lontani o forse meglio – siamo stati tenuti così lontani – dallo Spirito e dai Fondamenti dell’Islam, nella sua integrità. Una vera onestà intellettuale è indispensabile per comprendere ciò che è in gioco con la Shi’a e per accostarsi, senza pregiudizi, alle fonti originarie dell’Islam. La Shi’a non è certo una “setta eretica” come alcuni sedicenti “eruditi” affermano sulla base di informazioni infondate e pretestuose poiché essa conserva e manifesta il Deposito integrale dell'”Eredità della Conoscenza profetica” che i “veri credenti” (mu’minin) riconoscono. 

L’Imam ‘Ali (AS) in un suo colloquio con Kumayl ha detto: 

“O Kumayl Ibn Ziyad! I cuori sono dei vasi, i migliori sono quelli la cui capacità è più grande. Tieni a mente ciò che ti sto per dire. Gli uomini sono di tre categorie: vi è il saggio divino (alim rabbani); vi sono coloro che ricevendo il suo insegnamento, sono condotti alla liberazione; è vi è infine la massa della gente comune, che segue un qualsiasi agitatore e gira nel senso di non si sa quale vento, costoro non sono affatto rischiarati dalla conoscenza e non s’appoggiano certo su di un saldo pilastro.

O Kumayl! La conoscenza (la gnosi) val più di tutti i beni materiali; è essa che veglia su di te mentre vegli sui beni materiali. La ricchezza si riduce nel dispensarla mentre la conoscenza s’accresce nel prodigarla: la conoscenza è ‘ciò che giudica’, la ricchezza è ‘ciò che è giudicato’. 

O Kumayl! Il tesoro dei beni materiali perisce mentre gli gnostici sono ‘viventi’ d’una vita che perdura nei secoli dei secoli. Le loro persone fisiche scompaiono, ma altri i cui ‘cuori’ sono simili ai loro ne prendono il posto.” 

L’Imam a quel punto designando con un gesto della mano il suo proprio cuore, prosegue: 

“Vi è qui una ‘gnosi’ sovrabbondante. Se solo trovassi degli uomini tanto forti da sopportarla! Certo, talvolta m’accade di incontrare qualche spirito sottile, ma non posso dargli la mia confidenza, poiché le cose religiose per lui sono un ‘mezzo’ ch’egli mette al servizio degli interessi di questo mondo: per lui i doni di Dio sono un pretesto per prevalere sui servitori di Dio, e le risorse del sapere un pretesto per avere il sopravvento sugli amici di Dio. M’accade talvolta d’incontrare qualche spirito docile fra i dottori ma che nel suo conformismo è totalmente sprovvisto di visione interiore e il dubbio penetra nel suo cuore alla prima difficoltà che gli si presenta. No! Né questo né quello son degni della mia confidenza e della mia gnosi. Altre volte incontro qualcuno che non è mai sazio del piacere e che si lascia condurre docilmente dai suoi appetiti carnali, oppure talaltro con la passione d’accumulare e tausarizzare. Né gli uni né gli altri possono essere in qualche modo dei pastori della religione: lungi da ciò. Quello che assomiglia maggiormente a loro è il bestiame al pascolo. Bisogna allora che in quest’epoca muoia la ‘conoscenza’ (la gnosi), poiché muoiono coloro che ne sono i supporti? Ebbene no! Mai la terra è sprovvista di uomini che rispondendo per Dio, s’assumono mantenimento della Sua testimonianza, che lo facciano allo scoperto e senza velo, o che lo facciano restando nascosti e totalmente sconosciuti. E’ grazie a loro che le testimonianze divine e la comprensione del loro senso proprio non vengono mai annientate. Quanti sono? Dove sono? Chiamo Dio a Testimone! Il loro numero è infimo, ma il loro rango è sublime. E’ per essi che Dio conserva le Sue testimonianze e Suoi segni in questo mondo, affinché essi li trasmettano ai loro ‘amici’ e ne affidino i semi ai cuori di coloro che si assomigliano. A costoro, la gnosi si mostra d’un subito, secondo tutta la verità della visione interiore. Essi mettono in opera la gioia della certezza. Essi trovano facile ciò che i ‘tiepidi’ trovano arduo. Essi hanno confidenza con ciò che sgomenta gli ignoranti. Essi sono in questo mondo in compagnia di corpi i cui spiriti rimangono sospesi nella dimora suprema. 

O Kumayl! Quest’ultimi sono i califfi di Dio sulla Sua terra, coloro che chiamano alla Sua vera religione. Ah! Quale ardente desiderio avrei di vederli!”

Per questo l’Imam disse in un’altra occasione: 

“Noi (gli Imam) siamo i Sapienti che impartiscono l’insegnamento. Il resto, ahimè, è la schiuma trascinata dal torrente”. 

 A cura di Islamshia.org © E’ autorizzata la riproduzione citando la fonte

 

Gli Uomini Gamma | Mostra fotografica – 14/11/2015 [recensione]

  

Si è tenuta sabato scorso alle ore 16.00, nella sede dell’Associazione Nazionale Volontari di Guerra – Roma inaugurata di recente, l’apertura della mostra dedicata al Gruppo Gamma, l’eroico gruppo speciale d’assalto facente parte della X flottiglia MAS.

I pannelli fotografici esposti nella sala, correlati a quelli descrittivi, raccontano la storia di quegli eroici nuotatori subacquei che si sono resi protagonisti, durante la seconda guerra mondiale, di numerose incursioni di sabotaggio contro le flotte Alleate: muniti di attrezzatura e tute al tempo innovative e d’avanguardia, essi riuscivano, con audaci e silenziosissimi blitz sottomarini, a piazzare fatali cariche esplosive sotto le navi nemiche.

Tra i presenti, oltre agli organizzatori del Raggruppamento Rsi Delegazione Lazio, il presidente del Campo della Memoria Alberto Indri, il professore Mario M. Merlino e il Combattente Carlo Panzarasa, presidente dell’Associazione X-MAS RSI, il quale ha impreziosito l’incontro condividendo le proprie esperienze personali con i presenti, descrivendo episodi riguardanti appunto gli straordinari Uomini Gamma, ed in particolare il loro comandante Eugenio Wolk.

Ricordiamo infine che la mostra resterà allestita fino al periodo natalizio, e sarà visitabile nei giorni di apertura della sede.

Associazione Nazionale Volontari di Guerra – Roma

Piazza di Sant’Apollonia 14, Trastevere – Roma

Karbala, di Roberto Ruhollah Arcadi

  

Proponiamo un articolo dell’amico Arcadi che approfondisce il significato della tensione religiosa ed etica del mondo sciita, nella specifica occasione dell’anniversario del martirio dell’Imam Husayn (as). Riteniamo sicuramente utile la lettura per chi, a seguito di una certa interpretazione esageratamente umanitarista, ritiene di doversi rifugiare nella religione – come se fosse una sorta di custodia per un sonnacchioso vivere al riparo da sacrifici e rinunce. 

Quel che ha sempre stupito gli osservatori esterni a proposito delle commemorazioni dei luttuosi eventi di Karbala, è il fatto che esse siano invariabilmente contraddistinte da una tensione spirituale, etica, eroica, e persino emotiva che nulla sembrerebbe a prima vista poter avere a che vedere con una vicenda la quale, da un punto di vista meramente storico, resterebbe inevitabilmente sepolta nel più lontano passato. Superstizione, fanatismo, oscurantismo, e via dicendo: queste sono le solite frasi fatte che vien sempre voglia di ripetere da tutti coloro che, del tutto incapaci di cogliere il senso intimo, eppure palese, di questo evento e di questi riti la cui tensione anche soltanto emotiva veramente sconvolgente ed affatto incomprensibile per un profano, non sanno fare di meglio che ricorrere ai più vieti luoghi comuni del secolarismo progressista e modernista, assolutamente insignificanti, ma dal sicuro impatto emotivo su chi sia a ciò predisposto, ed oltre a ciò, in sovrappiù, anche a certi paragoni equivoci, spuri, se non addirittura oltraggiosi, con talune torbide fenomenologie della decadenza occidentale.

Ma qual’è allora la spiegazione di uno spettacolo tanto sconvolgente per una mentalità mondana? Com’è che milioni e milioni di fedeli di tutto il mondo islamico si riuniscono per celebrare all’unisono, con i toni altamente drammatici di una partecipazione e di una presenza reale, oseremo dire persino tangibile, quella che all’occhio miope, di un osservatore laico potrebbe non sembrare null’altro che una sanguinosa disfatta lontana nel tempo, più da dimenticare che da celebrare?

Quella che ci sembra essere la nota distintiva indiscutibile di questa partecipazione, non soltanto per un musulmano sciita, ma anche per un osservatore estraneo, è invero, come si è già accennato, una presenza reale: la presenza reale e perenne dell’Imam Husayn (as) e dei seguaci che ne condivisero il sacrificio nella pianura di Karbala, al cospetto delle moltitudini di fedeli che ancor oggi nel celebrano il martirio con un fervore indomito, non attenuato dal trascorrere dei secoli. Questa presenza è un elemento decisivo di spiegazione per chi, alla ricerca di una ragione sufficiente di tutto ciò, non si accontenti delle frasi fatte, dei soliti luoghi comuni, o di argomentazioni pseudoscientifiche, o di termini di paragone inaccettabili; giacché, al di là di ogni malafede e incomprensione da parte di chi non possa e non voglia comprendere, quel che abbiamo al nostro cospetto in occasione di questo anniversario d’Ashura sempre ripetuto con pur sempre commovente dedizione ed ardore, è lo spettacolo di una comunità di credenti perennemente fecondata dal sangue dei martiri, che esso cementa, fortifica, edifica, estendendola nel mondo ed elevandola verso Dio, nella conformità della Sua Legge, imprescindibile sì, ed eterna, ma pur sempre in procinto di essere disattesa dal torpore dei deboli e degli ignavi e dalla malizia degli increduli e degli ipocriti.

Nulla pertanto ch’abbia alcunché a che vedere con gli empiti emozionali e subrazionali di tutta una fenomenologia o settaria e pseudoreligiosa, o laica e materialista, particolarmente diffusa nell’Occidente contemporaneo, del tutto incapace di sottrarsi ai suoi idoli ributtanti, e vittima predestinata di una forza disgregatrice subumana la cui ragione sufficiente va ricercata non in alto, ma in basso, da dove essa procede e dove essa riconduce. La presenza reale e propiziatrice dell’Imam Husayn (A) nella prossimità divina è invece quel che consente ai credenti la partecipazione santificante al suo stesso martirio, al suo sacrificio rigeneratore, giacché, come ci dice il Sacro Corano, “Di coloro che sono caduti sulla Via di Dio, non dite che sono morti, perché essi invece sono vivi, ma voi non ve ne avvedete” (II, 154).

L’Imam Husayn (A) d’altra parte, vivo nel cospetto di quel Dio Unico di cui egli è un Waly, uno degli intimi, degli approssimati, in virtù della dignità e della funzione che ci viene dato di ravvisare individuando la ragione sufficiente ed i tratti peculiari dell’Ashura, assurge al rango di archetipo della figura del martire, carattere che gli viene riconosciuto dalla tradizione sciita con l’appellativo di “Signore dei Martiri” (Seyyed al-Shuhada) comunemente attribuitogli. Con ciò nulla si vuole togliere, è ovvio, al sacrificio di tutti gli altri Intimi di Dio (giacché tutti gli Imam successori del Profeta (S), tranne il XII°, vennero martirizzati), e di tutti gli altri credenti a cui sia concesso il privilegio di seguirli su questa via. Solo che il martirio, unico nella sua essenza, è individuato dalle circostanze obiettive e soggettive che lo inverano nella realtà effettuale e della concretezza storica, e delle dimore paradisiache di luce e di gloria.

Ora, da un punto di vista soggettivo, quel che lo determina e qualifica è indubbiamente il rango spirituale della persona del martire. Dal che risulta palese l’immenso valore e l’incomparabilità con le nostre misure ristrette, del sacrificio di tutti gli intimi di Dio che da Alì (as) al XII° Imam dimostrarono, a prezzo della propria vita, la loro dedizione a quella Walayat muhammadica di cui essi erano, e sono, i garanti e i continuatori. E’ certo più gradito a Dio ciò che ha maggior valore perché Gli è prossimo e più risplende della Sua Luce, ed è così che il sacrificio del Suo Waly assume un valore eminente al Suo cospetto, ed incommensurabile per noi. Ma d’altro canto, è pur vero che le circostanze obiettive del martirio di Husayn (A) lo rendono unico ed incomparabile. Crediamo che la cosa sia palese per chiunque abbia un minimo di conoscenza di quelle vicende che qui oggi, da noi e tra noi, vengono commemorate. Giacché, quanto più esse sono gravi e tremende, e persino infamanti per l’Imam e la sua gente, tanto più risalta per contrasto il fulgore di quella luce che si tentò allora, così come si tenta tuttavia, d’offuscare, e che si configura invece come il termine finale di questo tentativo empio, assurdo e vano, ma a suo modo provvidenziale, di capovolgere la natura stessa delle cose: lo splendore della gloria divina, e la luce dell’Islam, del suo Profeta (S), dei suoi Imam (A), e di tutti i credenti, non solo Sciiti, che ne siano in qualche misura partecipi.

Lo stesso orrore suscitato da questa immane tragedia, ivi inclusi i fatti che precedettero e seguirono l’uccisione dell’Imam (A) ed il quasi completo annientamento della discendenza del Profeta (S), l’usurpazione, le fellonie, le crudeltà, l’oltraggio ed il ludibrio non risparmiato ai superstiti ed al corpo stesso di Husayn (as) dagli scherani di un beone figlio di un fedifrago, tutto questo non fa in definitiva che dare maggiore lustro alla gloria dei martiri nella prossimità divina, ed esaltare ancor di più la purezza luminosa e perenne dell’Islam, a dispetto di tutti gli assalti interni ed esterni, di tutti i tradimenti, di tutte le prevaricazioni, di tutte le distorsioni, ed innanzitutto, delle umane debolezze e dei peccati degli stessi credenti. Tutto questo è destinato a perdurare sino all’avvento del Mahdi Atteso (AJ), che colmerà la terra di giustizia e d’armonia. Ma Dio sa pur sempre, nella Sua Sapienza e Potenza Infinite, volgere al bene l’opposizione tra bene e male, contro tutte le apparenze ingannatrici di questo nostro mondo.

Nell’aurea catena che va da Dio al Profeta (S), e da questi a Fatima (A) e agli altri 12 Purissimi, la stazione di Husayn (A) è dunque quella del martirio, che è pertanto il singolo carattere la cui forma compendia in sé, così come avviene per gli altri Imam, il riflesso della luce muhammadica che ne costituisce l’essenza intima. L’eroismo e il martirio sono dunque la nota dominante della sua natura propria, così come la gnosi in quanto porta che conduce ai tesori della conoscenza profetica lo è per Alì (A), la mitezza contemplativa dei puri di cuore per Hassan (A), il fiore fulgente della bellezza spirituale per Fatima (A), e la vittoria come termine finale di ogni jihad, di ogni sforzo, atto e carattere della Via di Dio, per l’Imam Mahdi (AJ). Il martirio di Husayn (A) va pertanto visto come aureo anello di questa mistica catena che procede da Dio e dal Profeta (S), da cui esso trae la sua dignità eminente, per terminare nell’Imam Occulto, nel Mahdi Atteso (AJ), nella cui vittoria finale essa culminerà. Ed è appunto su quest’ultimo legame che desideriamo brevemente soffermarci.

A nostro avviso, il martirio di Husayn (A) ha senso solo e soltanto in rapporto al trionfo finale dell’Islam, che verrà assicurato da Dio tramite l’Imam Mahdi (AJ). Sicché esso diviene a questa stregua premessa imprescindibile e garanzia preziosa di sicura vittoria. Ma questa stessa vittoria ha d’altro conto due aspetti, distinti sì, ma complementari ed inscindibili. Da un lato essa è la vittoria del singolo credente su sé stesso, sulle sue pulsioni inferiori, al termine della Via che lo conduce dall’illusione all’Essere, al Signore dei Mondi, che ha voluto effondere la Sua Grazia, le Sue Benedizioni sulla Comunità dei Credenti e sull’umanità intera, per il tramite del Profeta (S) e degli Imam (A), di Muhammad (S) e della sua Discendenza. Il martirio di Husayn (as) rappresenta a questa stregua l’archetipo stesso del Grande e del Piccolo Jihad, dello sforzo che riconduce l’uomo a Dio, e sotto questo riguardo esso è luogo privilegiato d’effusione di grazia e d’ausilio per tutti coloro che procedono sulla Sua Via. Questa è la sua funzione diretta, verticale, d’ordine squisitamente metafisico quanto al fine, ma necessariamente concreta, tangibile, quanto all’inizio del procedere.

Ma d’altro canto, questa ascesa personale al godimento dei frutti paradisiaci ed alla visione del Volto Divino, ha un necessario riscontro d’ordine storico e collettivo. La tragedia di Karbala ha come necessario corrispettivo storico la vittoria finale dell’Islam sulla miscredenza, che verrà assicurata dall’avvento dell’Imam Mahdi (AJ). Giacché la prossimità divina è la destinazione finale non soltanto del singolo, ma del mondo intero. E’ naturale che così sia. E’ sempre stato, e sempre sarà così, ma noi non ce ne avvediamo, ingannati dalle apparenze sensibili: il bene avrà ragione del male, l’essere dell’illusione, la verità dell’errore, perché così è e deve essere. Il martirio di Husayn (A) è pertanto la porta che si apre sulle due vie della salvezza e della vittoria, che in realtà sono un’unica Via, quella che conduce a Dio tramite il Profeta (S). La prossimità spirituale al Signore dei Martiri è pertanto la radice della prossimità a Dio e a Muhammad (S), che attuandosi col cuore, si invera inoltre nei dettagli della vita quotidiana sia personale che collettiva. 

  
Il nostro Jihad dunque, che è orientato verso Dio, deve orientarsi anche escatologicamente, nel verso della vittoria finale della Sua Legge nel nostro stesso mondo. E’ stato dunque questo l’insegnamento dell’Imam Khomeyni: non più solo lutto e pianto per le vittime innocenti dell’empietà, ma lotta per la vittoria, lotta contro le nostre imperfezioni e i nostri peccati che è nel contempo sforzo per il trionfo della giustizia sulla terra, senza nessuna separazione tra interiorità ed esteriorità, tra la sfera personale e quella politica e sociale, a dispetto di tutti gli orrori di una miscredenza apparentemente vincente. E’ questo il compito a cui noi tutti siamo chiamati. E’ questo il mondo in cui ciascuno di noi, nonostante tutti i suoi difetti e tutte le sue umane debolezze, sempre conformandosi all’Islam e sempre confidando nella Misericordia Divina, potrà riflettere in sé una scintilla della luce di grazia e gloria che Dio ha voluto effondere sul Suo martire prediletto Husayn (A), che qui noi oggi piangiamo e celebriamo.

A cura di Islamshia.org ©
 

Inaugurazione della sede dell’Associazione dei Volontari di Guerra | Roma

  
Un appuntamento importante, frutto del lavoro di numerosi giovani di Roma e provincia che hanno deciso di dare il giusto onore ai volontari di guerra italiani. 

Santa Marinella e Civitavecchia sono rappresentate dai ragazzi della comunità militante che hanno aderito al coordinamento “Il Cerchio”.

Introduzione al “Sirr- us-Salah” (Il Segreto della Preghiera)* | Imam Khomeyni

Introduzione al “Sirr- us-Salah” (Il Segreto della Preghiera)*

Imam Khomeyni

sirr20salat

 

Nel Nome d’Iddio Che largisce ed elegge. D’Iddio sia la lode, e la pace e la benedizione siano sull’Inviato d’Iddio, ch’Egli benedica lui e la sua famiglia.

   E’ questo il testamento d’un vecchio padre che, trascorsa la vita nell’ignoranza e nell’errore, nell’andarsene alfine alla dimora perenne con le mani vuote di buone opere, e con un rescritto d’accusa nero di colpe, spera nell’indulgenza d’Iddio, Ch’egli implora di concedergli il Suo perdono; ed è rivolto questo suo testamento ad un figlio ancor giovane, preso nella lotta con le difficoltà della vita, a cui spetta la scelta tra la retta via d’Iddio, ch’Egli gli ha indicato nella Sua Benevolenza infinita, per dargli modo d’essere ben guidato, ed una strada diversa, ch’Egli lo preservi dal precipitarvi.

Figlio mio, il libro che ti dedico, (e di cui ti faccio dono), non è che un effluvio della preghiera degli gnostici, per inetta che possa essere una penna quale la mia a dare un qualche ragguaglio del loro itinerario. Confesso che quanto ho scritto non travalica neppure il limite delle mere parole, non avendo io sinora conseguito neppure un sentore di quell’effluvio.

Figlio mio, la meta di questo tragitto d’ascesa è quella ch’hanno di mira le speranze degli gnostici, da cui le nostre mani sono tagliate fuori: “Raccogli le reti, nessuno può dare la caccia alla Fenice”(1). Ma giammai dobbiamo disperare della Benevolenza d’Iddio, di Quegli Che largisce, di Colui Che, sia magnificato ed esaltato, prende per mano il debole e soccorre il misero.

Mio caro, il discorso verte sul viaggio dal creato al Vero, dal molteplice all’Unico, dall’umano a Quel Che trascende ogni possanza, sino al limitare dell’estinzione assoluta, che la si consegue nella prima prosternazione, ed al culmine dell’estinzione sua stessa, a cui s’addiviene, mercè del terso nitore della veglia, nella seconda prosternazione. E’ questo l’arco completo dell’esistenza, da Iddio a Iddio. In quello stato invero, non v’è chi si prosterni, o quegli al quale ci si prosterni, e neppure servo adorante, né colui a cui si serva e s’adori, dacché “Egli è il Primo e l’Ultimo, il Palese ed il Recondito”(2).

Figlio mio, quello a cui innanzitutto t’esorto, è di non disconoscere le stazioni delle genti della gnosi, perché è questo l’atteggiarsi degli insipienti e degli stolti; guardati pertanto dall’avere dimestichezza con quanti rifiutino agli intimi d’Iddio il loro rango, giacché son questi i predoni che infestano e ti sbarrano la via del Vero.

Figlio mio, liberati dall’amore e dalla sollecitudine per il tuo ego, che non ti vengono se non da Satana, il quale per loro tramite t’induce a trasgredire il comando d’Iddio Altissimo, sia magnificato ed esaltato, d’obbedire ai Suoi Intimi, ai Suoi Eletti. Sappi dunque che tutta la cattività dei figli d’Adamo deriva da questo suo pomo della discordia, principio primo d’ogni sovvertimento; e può ben darsi che il verso “Combatteteli, sinché non vi sia più sedizione, ed il culto sia per Iddio”(3), quanto ad uno dei suoi livelli (di significato), alluda alla lotta maggiore, quella contro la radice d’ogni sovvertimento, appunto il grande Satana con le sue armate, che attecchisce e si ramifica nelle profondità dei cuori degli uomini. Occorre che ognuno s’adoperi per svellerla entro di sé, e per debellarla all’esterno. E’ questo lo sforzo, la lotta che fa sì, ove essa venga coronata dalla vittoria, che ciascuna persona o cosa venga emendata (conseguendo l’integrità e la perfezione sua propria).      

Figlio mio, questa vittoria fa’ di tutto per conseguirla, se non pienamente, almeno in parte, sforzandoti di limitare le passioni dell’ego, che nulla altrimenti potrebbe contenere; ed implora (a tal fine) il soccorso d’Iddio Altissimo, sia magnificato ed esaltato, perché senza il Suo ausilio nulla si può conseguire. Ed è la preghiera la scala dell’ascesa degli gnostici, l’itinerario degli amanti, la via che mena ad una meta siffatta. Se avrai, se avremo la buona sorte di giungere ad attuare (nella sua realtà vera) una soltanto delle sue parti, se potremo rendere diretta testimonianza delle luci in essa celate, degli arcani a cui essa allude, se ci sarà dato, per quanto è in nostro potere, d’avere sentore della fragranza che si profonde dall’Amato, e dell’(ebbrezza) d’amore degli Intimi d’Iddio, contemplando la visione della preghiera dell’ascesa del Signore dei Profeti e degli gnostici, la pace su di lui, su di loro, sulle genti della preghiera; (se ciò fosse)…! Ebbene, imploriamo Iddio Generoso di concedercene la grazia immensa. E’ questa invero una via molto lunga, irta di pericoli, che abbisogna di molte provvisioni e di buone cavalcature; ma uno come me, di provviste non ne ha affatto, o ne ha ben poche, a meno che l’Amato, sia magnificato ed esaltato, non gli conceda il Suo soccorso, cingendolo dei Suoi favori.

Mio caro, della tua giovinezza, di quel che ne resta, fanne uso, perché nella vecchiaia tutto ti sfuggirà di mano, finanche l’attenzione e la sollecitudine per l’al di là e per Iddio Altissimo. E’ questa invero una delle grandi astuzie di Satana, propria all’imperio (dell’ego), dell’anima passionale, che ai giovani promettono emendamento, virtù, pietà, nel tempo della vecchiaia, onde far loro sfuggir di mano la gioventù nella noncuranza, dando ad intendere ai vecchi che la loro vita sarà ancor lunga, col che distolgono gli uomini, sino all’ultimo istante (della loro esistenza mortale), dalla rimembranza d’Iddio, e dalla sincerità e purezza (del Suo culto), sinché morte non sopravvenga; e sarà allora, se non gliel’avranno già carpite, che ghermiranno loro la fede (e l’anima). Alzati dunque in piedi adesso che sei più forte, nella tua giovinezza, da’ di piglio alla lotta, rifuggi da quant’è altro dall’Unico, sia magnificato ed esaltato, aggrappati a quanto v’è di più saldo, se possiedi un tale appiglio, e se non l’avessi, fa’ di tutto per acquistarlo, sforzandoti di consolidare questo legame, perché a nulla, tranne che a Lui, vale la pena d’attaccarsi. E se tu dovessi apprenderti ai Suoi intimi, ma senza l’intento di riconnetterti a Lui, sarebbe questa invero una delle frodi di Satana, che con ogni espediente s’adopera per sbarrarti la via che mena al Vero. Non guardare giammai a te stesso, ed all’opera che stai compiendo su di te, con occhio pago e soddisfatto, giacché gli Intimi, i Purissimi, guardavano alle proprie persone come nulla fossero, reputando talvolta alla stregua di misfatti le loro buone opere. Figlio mio, per sublimi che possano essere le stazioni della gnosi, potrai nondimeno presentire ed accorgerti che non v’è nulla di più grande di Lui, sia magnificato ed esaltato.

Nella preghiera, in questa scala d’ascesa che ti consente d’elevarti sino a Iddio, dopo d’ogni lode, viene una magnificazione, siccome anche al suo inizio v’è una magnificazione, che allude al fatto ch’Egli è ben maggiore d’ogni lode, financo della più grande, com’è appunto la preghiera. E dopo l’inizio, vi sono altre magnificazioni, che accennano al fatto ch’Egli è ben maggiore che non le designazioni dell’Essenza, delle Qualità, e degli Atti (d’Iddio). Che diremo dunque? Chi, e come, potrà designarLo? Chi è Quegli che costui vorrà lodare? E con quale lingua, con quali parole? L’universo tutto, dai suoi livelli supremi, sino all’infimo dell’abiezione, non è nulla, ed Egli è tutto quel ch’esiste: che cosa si potrà dunque dire dell’Essere Assoluto? Nulla! E non fosse stato per il permesso ed il comando d’Iddio Altissimo, sia magnificato ed esaltato, nessuno dei Suoi Intimi ne avrebbe fatto menzione, quantunque ogni esistente non sia se non verbo di Lui, e nessuno possa esimersi dal farne menzione, giacché invero ogni detto non è se non rimembranza di Lui: “E decretò il tuo Signore che non adorassero altro che Lui”(4), e “Te adoriamo, ed a te facciamo ricorso”(5), che può darsi siano parole rivolte dal Vero, dall’Altissimo, con la sua stessa lingua, a tutti gli esseri; e “Nulla v’è che non Lo glorifichi e Lo lodi, anche se voi non ve ne avvedete”(6), queste ancora, o sono parole del molteplice, oppure altrimenti, Egli stesso è la lode, e Colui che la proferisce, e Quegli ch’è lodato: “E’ invero il loro Signore che prega”(7), e “Iddio è la Luce dei cieli e della terra”(8).

Figlio mio, inetti come siamo a render grazie all’Altissimo dei Suoi infiniti benefici, che v’è di meglio per noi se non d’evitare d’avere in non cale il servizio da prestarsi ai Suoi servi, che è a pro della Verità stessa? Ed invero, tutto ci viene da Lui. Laonde giammai, nel servire a queste creature d’Iddio, dovremo reputarcene creditori, perché sono invece esse a farci l’autentico beneficio di fungere da tramite a che noi si faccia da Suoi servitori. E nel servirli, non aspirare all’acquisto di celebrità o rinomanza, perché è proprio questa una delle grandi frodi di Satana, che così spalanca le sue fauci, e ci divora. E prescegli, nel prestare il tuo servizio ai servi d’Iddio, quant’arrechi il maggior lustro a loro, e non ai tuoi amici (e congiunti), giacché sarà questo un segno di sincerità al Suo cospetto, ch’Egli sia magnificato ed esaltato.

Figlio mio, Iddio è presente, il mondo è Sua presenza, e la pagina del nostro ego è il rescritto delle nostre azioni. Sforzati dunque di prescegliere (solo) le attività e le occupazioni che t’avvicinino a Lui, giacché è così che conseguirai il Suo compiacimento, sia magnificato ed esaltato. E non obiettarmi in cuor tuo “Se sei sincero, com’è che non sei tu stesso quale dici (che si dovrebbe essere)?” Ché anzi, io so bene di non possedere nemmeno una della qualità delle genti del cuore, tanto da temere che questa mia penna spezzata non finisca col mettersi al servizio di Satana, e ch’io, divenuto alfine malvagio, non venga un domani riprovato; ma nondimeno questa trattazione, nella sua sostanza, è veridica, sebbene sia affidata ad una penna quale la mia, (ad uno quale io sono) non certo lungi, nella sua indole, da (chi è soggetto all’arbitrio di) Satana. Sicché, in questi ultimi aliti (di vita che mi restano), cerco rifugio in Iddio, e dai Suoi Intimi spero ausilio ed intercessione.

Mio Iddio, prendi Tu stesso per mano, ed aiuta questo vecchio, ed il giovane Aĥmad, concedendo il migliore dei suggelli al loro esito, onde venga loro alfine consentito d’entrare, mercè della Tua munificenza misericordiosa, che abbraccia (tutte le cose), nella Corte della Tua Maestà e della Tua Bellezza.

E sia la pace su chi ha seguito la Guida.

 

NOTE

1) Da Hafez.

2) Sacro Corano, LVII, 3.

3) Sacro Corano, II, 193.

4) Sacro Corano, XVII, 23.

5) Sacro Corano, I, 4.

6) Sacro Corano, XVII, 44.

7) Usulu-l-Kafi, libro II, pagina 329, “Kitabu-l-Hujjah”, “Babu Mawlidu-n Nabi”, Hadith 13.

8) Sacro Corano, XXIV, 35.

 

* L’opera “Sirr-us-Salah” (Il Segreto della Preghiera) è stata pubblicata in italiano dall’Istituto per la Compilazione e Pubblicazione delle opere dell’Imam Khomeyni di Tehran ed è disponibile presso la nostra Associazione.

A cura di Islamshia.org © E’ autorizzata la riproduzione citando la fonte