Buon compleanno Leon | Un leone attraversa la storia


“Una sola cosa conta: avere una vita valida, affinare la propria anima, aver cura di essa in ogni momento, sorvegliarne le debolezze ed esaltarne le tensioni, servire gli altri, spargere attorno a sè felicità ed affetto, offrire il braccio al prossimo per elevarsi tutti aiutandosi l’un l’altro. Compiuti questi doveri, che significato ha morire a trenta o a cento anni, sentir battere la febbre nelle ore in cui la bestia umana urla allo stremo degli sforzi? Che si rialzi ancora, malgrado tutto! Essa è là per donare la sua forza sino al logoramento. L’anima solo conta e deve dominare tutto il resto. Breve o lunga, la vita vale soltanto se noi non avremo da vergognarcene nel momento in cui occorrerà renderla”. 

Militia

Leon Degrelle 

15 Giugno 1906 – 2017

Celebrazione per il 78esimo dalla conclusione della guerra civile spagnola | ANCIS


L’A.N.C.I.S., associazione Nazionale dei Combattenti Italiani in Spagna, trasmette l’invito ed il programma di celebrazioni del 78° anniversario della conclusione della Guerra Civile Spagnola 1936 / 1939. A Roma, sabato 1 aprile 2017, alle ore 11.30, sarà offerta la rituale corona d’alloro al Sacello del Milite Ignoto sull’Altare della Patria. Seguirà, nella BASILICA DI SAN MARCO, in Piazza San Marco, alle ore 12.30, la Solenne Messa di suffragio e Onori ai Caduti.

Al termine della celebrazione, sarà offerto un vino d’onore nel colonnato antistante la Basilica. 

Si chiede la disponibilità di volenterosi energici, marziali, che si offrano quali Alfieri per le Bandiere durante la cerimonia: giacca e cravatta blu, pantalone blu o grigio; copricapo d’Arma per chi abbia prestato servizio militare. Decorazioni, per gli insigniti, uniforme per chi ne abbia titolo. 

ADUNATA DAVANTI ALLA BASILICA DI SAN MARCO ALLE ORE 11,00 PER LE ISTRUZIONI E L’AFFIDO DELLE BANDIERE AGLI ALFIERI!

La cerimonia non ha carattere partitico, ma Patriottico e di omaggio ai Caduti.

Allontanate chi, di nascosto e subdolamente, insinui il contrario: è in malafede, vigliacco e indegno della Vostra attenzione. Insulta la Memoria dei Caduti in Guerra. 

Successivamente, chi vorrà, potrà salire alla Piccola Caprera (Desenzano del Garda) alle condizioni e con le modalità nell’allegato programma, per le celebrazioni congiunte con i Reduci della Divisione Alpina Monte Rosa e le Ausiliarie, che si terranno domenica 2 mattina. 

Qualora si raggiunga un numero di partecipanti di almeno 15 persone, si potrebbe prolungare la permanenza nella zona del Garda a lunedì 3 aprile per visitare il Museo della RSI a Gardone, unitamente al Vittoriale degli Italiani e a Parco Sigurtà, una delle più grandi riserve botaniche d’Europa. In tal caso, il rientro a Roma si effettuerà martedì 4 aprile.

Chi voglia aderire, lo comunichi entro il sabato 18 marzo, specificando l’interesse o meno a prolungare la permanenza al Garda sino a lunedì 3 aprile.  

Si confida nella buona volontà di tutti per la maggior diffusione possibile del programma e per il suo buon esito delle celebrazioni!

 

D’ordine del Presidente di ANCIS, 

Magg. Generale Comm. (Cong.) Dott. Cosimo Anglani

il segretario nazionale Juan Carlos Gentile

 

INFO: tel. / fax: 06.86322594; 349.5706302; 338.6035597; 349.0850258;

elettroposta: associazione.ancis@libero.it

Il sacrificio umano e materiale di Civitavecchia, nella seconda guerra mondiale | Comitato 14 Maggio

“Caro Giorgio, anche questa volta è passata. Da poche ore hanno bombardato Civitavecchia. Vi scrivo in treno, diretta a Roma. Questa sera spero di ripartire per Santa Marinella. Non so se la mia posta vi arriverà né quando vi arriverà. Non preoccupatevi per me. E’ caduta la casa ove ho passato tante ore serene. Il bombardamento è stato brutale. Ma io sono tranquilla e spero che un giorno tutto questo non sia che un ricordo così come voi dite. Pazienza! Vi attendo, Giorgio, e con voi attendo un’ora di serenità e di gioia. Con tanto affetto vi abbraccio. Sandra”

Questa lettera, datata 30 agosto 1943 proveniente dalla collezione Covati, è un documento straordinario, perché rappresenta la testimonianza del sacrificio umano e materiale che Civitavecchia subì durante la seconda guerra mondiale attraverso le parole di una giovane donna. La città fu bombardata infatti non solo il 14 maggio ma anche il 30 agosto 1943 in più attacchi e successivamente fino al maggio del 1944.

In un attimo quasi duemila anni di storia e di cultura furono spazzati via sotto la furia delle bombe devastatrici. A ricordo di quei tragici eventi ricorre oggi, 14 maggio 2008, il 65’ anniversario dei bombardamenti, di cui è importante ricordare il sacrificio di migliaia di vittime civili e militari anche attraverso la viva testimonianza di chi visse quegli eventi e le immagini di quello rappresentò la guerra per Civitavecchia.

All’indomani delle devastazioni belliche, i civitavecchiesi dopo essere fuggiti dalla città e rientrati per la seconda volta dopo quasi mille anni durante i saccheggi e battaglie contro i saraceni, quello che apparve agli occhi degli sfollati fu uno scenario di totale devastazione, una città spettrale, una non città, un non luogo.

Civitavecchia perse in un attimo, oltre a quasi il totale tessuto urbano, gran parte del suo straordinario patrimonio archeologico e monumentale, il magnifico palazzo della Rocca, lo straordinario Arsenale del Bernini, la struttura del Molo del Bicchiere e quella del Lazzaretto, l’antica chiesa matrice di Santa Maria con l’annesso convento dei Domenicani. E tutte le strutture principali del porto, vero ed unico obbiettivo del sanguinoso attacco.

Il porto, croce e delizia, vita e morte di Civitavecchia, proprio da lì dove erano morte centinaia di civili e di militari, ricominciò però la vita, perché il porto rappresentava ancora, nonostante tutto, la speranza.

La popolazione, legata a Civitavecchia, ricominciò così di nuovo, ricostruendo le case, le strade, con grandi sforzi per rimediare, con i mezzi di allora, alle gravi devastazioni che l’avevano resa così lontana da quella magnifica e deliziosa città di fine ottocento.

La perdita più grave in assoluto fu il ricchissimo Museo Civico ubicato all’interno della stessa chiesa di Santa Maria, il luogo della memoria di Civitavecchia, in Corso Umberto, la prima strada completamente falciata dalla furia devastatrice di quell’assurda guerra.


L’aver perso in un attimo la memoria di oltre 2000 anni di storia della nostra città, ce la fa sentire a volte così distante, così lontana da noi che la viviamo intensamente ogni giorno, anche se Civitavecchia resta, negli occhi stanchi degli anziani che ancora raccontano i fatti di quei temuti giorni ai bambini, ai ragazzi, nei monumenti trascurati di questa città, a volte così incomprensibile e piena di contraddizioni ma intensa e profonda nel suo splendido mare e nelle sue nascoste e sconosciute bellezze.

Solo rendendo viva la memoria di quegli anni attraverso la conservazione e la fruizione da parte delle giovani generazioni della memoria, è possibile conoscere, attraverso anche i video inediti provenienti dagli archivi che sono presenti in città e i documenti di alcune delle più belle e importanti collezioni private civitavecchiesi, la città che oggi non esiste più ma che vive ancora nel ricordo e nelle immagini e che resta patrimonio esclusivo della cittadinanza, insignita della medaglia d’argento al valor militare e della medaglia d’oro al valor civile.

A cura del Comitato 14 Maggio – Civitavecchia ricorda il bombardamento. (articolo di Roberta Galletta su Civonline del maggio 2008, via Osteria della Memoria )

Mikis Mantakas [ in memoriam ]

Mikis Mantakas,28/02/1975 – 28/02/2016

  
Il 28 febbraio, lo studente universitario greco Mikis Mantakas, del Fuan Caravella, venne ucciso a colpi di pistola durante un assalto alla sezione Prati di via Ottaviano a Roma. L’omicidio fu compiuto da estremisti di sinistra che provenivano dal tribunale dove si stava svolgendo il processo contro i militanti di Potere Operaio, per la morte dei fratelli Mattei.

Paolo Di Nella | In memoriam

La memoria si onora con l’azione 

  

 “Noi purtroppo non siamo ancora un’élite, perché se lo fossimo sapremmo certamente guidare il nostro popolo sulla via nuova. Per ora siamo soltanto delle persone che cercano di essere uomini, uomini e donne che vivono uno stile di vita autentico; ma per essere degli uomini nuovi non basta credere in determinati valori, è necessario viverli e temprarli nell’agire, quotidianamente: questa è in parte l’importanza di fare politica. Rivoluzione non è qualcosa di astratto, che sa di miracolo: è qualcosa che si costruisce giorno per giorno, pezzo per pezzo, sbagliando e riprovando, anche col sacrificio personale, anche riuscendo a superare tanti problemi contingenti che si presentano e che spesso, anche se sembrano tanto grandi ed insormontabili, se solo li si prova a guardare con un’ottica diversa, risultano delle inezie.”

Paolo Di Nella, 9/2/1983 – 9/2/2016

  

Stragi di serie B | Massacro del Sand Creek – 29 novembre 1864

  
Un accampamento di circa 600 nativi Americani fu attaccato da 700 soldati della milizia statale comandati dal colonnello John Chivington, a dispetto dei vari trattati di pace firmati dai capi tribù locali con il governo statunitense. Visto lo scarso numero di guerrieri armati e capaci di difendersi presenti nel campo, l’attacco dei soldati si tradusse in un massacro indiscriminato di donne e bambini, con un numero di morti tra i nativi stimato tra le 125 e le 175 vittime (oltre ad altri 24 morti e 52 feriti tra gli stessi militari attaccanti); come riferito da molti testimoni oculari, i corpi dei nativi uccisi furono scalpati e in molti casi ripetutamente mutilati da parte dei soldati. 

IV NOVEMBRE | Prima Guerra Mondiale – Anniversario della Vittoria 

  
Salutiamo i Padri, figli, eroi, santi e combattenti di tutta Europa che il clima di questo tempo dominato da eunuchi e pacifinti vorrebbe far scomparire nell’oblio. Aldilà delle ragioni degli Stati, delle ombre delle massoneria, dell’utilizzo degli stati-nazioni per abbattere gli ultimi caposaldi di una Europa imperiale e cristiana, oggi noi ricordiamo la vittoria della nostra Patria.

Contro ogni misera strumentalizzazione, nel ricordo dei frutti che sbocciarono dal combattentismo ardito.

Commemorazioni Anniversario Prima Guerra Mondiale, un bell’esempio da Spiazzo

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Ci siamo soffermati, in questi ultimi tempi, circa lo stato di degrado in cui versa il Monumento ai caduti della Prima e della Seconda guerra mondiale a Santa Marinella. Vorremmo sollecitare, l’amministrazione comunale, anche a onorare i morti di tutte le parti in conflitto e magari – facendo emergere anche gli aspetti problematici aldilà della retorica patriottarda – organizzare qualche appuntamento dedicato al centenario.

Siamo consapevoli che un simile evento, potrebbe avere meno charme e coinvolgimento di una qualsiasi notte rosa o sotto le stelle ma, noi crediamo, che ciò rientri nel doveroso.

A tale riguardo, vogliamo riportare un bell’esempio che ci giunge da Spiazzo, un paesino in provincia di Trento, dove ala scorsa Domenica in una commemorazione per celebrare l’anniversario del Primo Conflitto mondiale, sono giunte le delegazioni di tutte le parti che hanno combattuto, da una e dall’altra sponda delle trincee. 

È con questo spirito che ci approssimiamo all’anniversario dell’inizio della guerra che coinvolse tutti i popoli europei. 

La memoria è il futuro, un popolo senza memoria è destinato a scomparire.

7/10/1950 – Anniversario dell’entrata dell’esercito cinese nel Tibet: aumentano le proteste e peggiorano le condizioni umane

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Sessanta (Sessantaquattro) anni fa, il 7 ottobre 1950, l’esercito popolare cinese attraversava il fiume Jangtse e dando così inizio a quella che nove anni dopo si sarebbe trasformata nell’occupazione del Tibet. A sessant’anni da quell’evento, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) vuole ricordare l’attuale situazione in Tibet. Mentre Pechino ribadisce i propri presunti diritti sulla regione annessa militarmente e in violazione del diritto dei popoli, la situazione dei diritti umani in Tibet peggiora drammaticamente e aumentano le proteste della popolazione tibetana.

Nel solo Tibet orientale dalla primavera 2008 ad oggi vi sono state oltre 260 proteste pubbliche a dimostrazione del fatto che i Tibetani non si sono ancora arresi all’occupazione cinese. Negli ultimi venti anni è notevolmente aumentata la quantità delle proteste in Tibet ma sono cambiati anche gli attori delle manifestazioni: se negli anni ’90 dello scorso secolo erano soprattutto monache e monaci buddisti ad accettare il rischio dell’arresto con tutte le sue conseguenze, oggi anche scrittori, intellettuali, registi, contadini, nomadi, cantanti, blogger, commercianti e insegnanti partecipano alle manifestazioni. L’ampio spettro di persone che manifestano correndo il rischio di essere arrestati e condannati ad oltre cinque anni di carcere è un importante indice del malcontento tra la popolazione tibetana.

Particolare attenzione merita anche il fatto che molte delle proteste si svolgono in antiche zone di insediamento tibetano che oggi fanno parte di province cinesi e si trovano al di fuori della “Regione Autonoma del Tibet”. Infatti, solo il 18% dei prigionieri politici tibetani di cui sono noti i nomi provengono dalla Regione Autonoma. I manifestanti arrestati rischiano processi iniqui e tortura, spesso e volentieri vengono loro negati i colloqui con l’avvocato difensore. La repressione ricade anche sugli avvocati cinesi che subiscono intimidazioni per evitare che assumano la difesa di clienti tibetani.

A partire dalla Rivoluzione culturale cinese degli anni ’60 del secolo scorso, la situazione dei diritti umani in Tibet non è mai stata tanto drammatica quanto oggi. Dal 2008 ad oggi il numero dei prigionieri politici è cresciuto di 15 volte. Se nel 2007 si conoscevano i nomi di circa 100 prigionieri politici, oggi sappiamo per certo che vi sono almeno 1.600 prigionieri ma il numero reale dei detenuti è sicuramente molto più alto. Solo dal 2008 ad oggi i Tibetani condannati ad alte pene detentive sono stati più di 360 e almeno tre detenuti sono morti in seguito alle torture subite a alla mancata assistenza medica.

Fonte: www.gfbv.it

 

1981 – 2014, Santa Marinella non dimentica

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Il 2 ottobre del 1981 una pesante alluvione colpì Santa Marinella provocando delle vittime, danni ingenti, chiusura della ferrovia e dell’ Aurelia. I segni dei dissesti in questa zona arrivano da molto più indietro nel tempo. Lungo il Fosso di Castelsecco (tra Santa Marinella e Santa Severa) una stele di epoca romana ricorda la ricostruzione del «Ponte di Apollo» lungo la via Aurelia, ad opera del Sommo Imperatore Settimio Severo, distrutto dalla violenza del mare e dei corsi d’ acqua nel 205 d.C.

Il Centro Studi Aurhelio si inchina al ricordo delle sei vittime del 1981:

Elio Pallotti, Alfredo Battistelli, Fiorella Cangini, Mario Cleri, Alberto Fantozzi, Anna Cosimi. 

Il 19 luglio 78° anniversario dell’Alzamiento – Celebrazione a Colli Del Tronto

 

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Colli del Tronto, 08/07/2014

La Fondazione Hispano-Latina, congiuntamente con l’ANCIS, quest’anno celebrerà sabato 19 luglio 2014  il 78° anniversario dell’Alzamiento che diede avvio alla Guerra Civile Spagnola (1936-39). La celebrazione avverrà nella sede di Via Cantalamessa, 8 a Colli del Tronto (AP) con adunata alle ore 10.30 per l’alzabandiera. Seguirà la Solenne benedizione delle Bandiere e Onori ai Caduti.

Verrà quindi celebrato il primo semestre della dipartita del Col. Celsio Ascenzi, Primo Presidente e Fondatore della FHL, con omaggio florale alla sua tomba.

Abbiamo pertanto l’onore di trasmettere alla Vostra Associazione – Direttivo ed Associati – l’invito a partecipare con la Bandiera o il Labaro del Sodalizio.

I partecipanti indosseranno copricapo e segni distintivi associativi o dell’Arma di appartenenza; decorazioni, gli aventi titolo.

Per chi vorrà, rancio presso il locale Parsifal, nel medesimo edificio della Fondazione e raccolta delle domande di nuovi aspiranti associati e collaboratori.

Se il numero dei partecipanti da Roma supererà i 20 aderenti, si potrà formare un autobus dalla sede di ANCIS in Roma, Viale XXI Aprile, 34 con partenza alle ore 07:00 A.M. .

Per informazioni: tel. / fax: 06.86322594; 349.5706302; 340.4707703;

elettroposta: jhispanicus@yahoo.es; associazione.ancis@libero.it

 

Il Presidente vicario di FHL,  Avv. Alessandro Bozza                                                                      

Il Presidente dell’ANCIS, Magg. Generale Comm. (Cong.) Dott. Cosimo Anglani

14 Maggio 1943 – Le bombe dei liberatori su Civitavecchia

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Vogliamo fare chiarezza, oltre che esortare tutti i civitavecchiesi a prendere coscienza della propria identità e a ricordare i propri morti, vittime di una strategia di guerra tanto vile quanto distruttiva. Vogliamo precisare che la nostra città non fu bombardata dai tedeschi – cosa di cui molti nostri giovani concittadini sono – incredibilmente – convinti, bensì dai “liberatori” anglo-americani. Nel maggio del 1943 il Regno d’Italia era infatti ancora schierato in guerra al fianco della Germania, anche se la recente sconfitta delle truppe dell’asse in Africa settentrionale e la ormai prossima invasione del territorio nazionale avevano minato la stabilità politica del governo. Le distruzioni e i sacrifici imposti dalla guerra, in particolare dalle criminali incursioni aeree degli Alleati, avevano dato alle popolazione molti patimenti ingenerando un sentimento di insofferenza nei confronti della guerra stessa, elemento che ingrossò le file dei voltagabbana dell’8 settembre che lo stesso anno avrebbero tradito la loro patria e il loro popolo. Nel maggio del ’43 l’Italia era ancora impegnata sui vari fronti di guerra al fianco dell’alleato germanico. Nell’ottica del piano di conquista, che prevedeva l’assoggettamento dell’intero continente europeo, gli alleati convennero che l’invasione dell’ Italia, considerata “il ventre molle d’Europa” fosse la via più rapida per ottenere tale obiettivo. Era tuttavia necessario “ripulire il terreno” prima dell’invasione, in quanto a dispetto della propaganda antifascista e anti-italiana, i nostri soldati, tutt’altro che vigliacchi e pronti alla resa, potevano ancora costituire – e costituirono – un forte ostacolo all’invasione. Per questa ragione gli inglesi e gli americani, forti di una netta superiorità aerea, attuarono sistematiche incursioni aeree e bombardamenti a tappeto (definizione inventata dal criminale Churchill) sul territorio Italiano, in particolare su tutti gli obiettivi quali porti, aeroporti, stabilimenti industriali e installazioni militari, che avrebbero ridotto le capacità difensive italiane.

Civitavecchia era gia all’epoca uno dei principali porti del Mar Tirreno, e durante la guerra era stata la base di partenza di numerose navi cariche di truppe e di rifornimenti dirette in Africa. Il 14 maggio del 1943 la città era affollata da truppe e mezzi militari in procinto di essere imbarcati per la Sardegna, che si temeva fosse il prossimo obiettivo dell’invasione anglo-americana. Alle 15 furono avvistate numerose formazioni di bombardieri americani B-17, conosciuti come fortezze volanti, provenienti dalle basi alleate in Tunisia. In 8 successive ondate la quasi totalità di Civitavecchia fu rasa al suolo (l’80% degli edifici) causando un numero di vittime imprecisato, poiché erano presenti in città un gran numero di soldati. Dopo i bombardieri giunsero formazioni di caccia americani, che sorvolando a bassa quota la città spararono sulle persone e i mezzi che riuscivano a individuare. Una autentica e inutile strage. I civitavecchiesi scomparsi in quell’occasione furono oltre 500, contemporaneamente vennero colpite anche le città di Olbia, Sassari, Alghero e Porto Torres, interrompendo così ogni collegamento marittimo tra la penisola e la Sardegna. La popolazione si ridusse rapidamente da ventimila a tremila abitanti, poiché i superstiti furono costretti ad abbandonare la città per evitare ulteriori incursioni aeree (dal 1943 al 1945 se ne verificarono ben 86, tuttavia la più violenta e distruttiva fu proprio la prima)

Ciò che occorre precisare è che questa azione non fu tesa esclusivamente al conseguimento di una vittoria militare, ma era deliberatamente rivolta contro obiettivi sia militari che civili, al fine di causare il maggiore numero di morti e distruzioni possibili. La nostra città non subì un trattamento diverso dalle città di Hiroshima e Nagasaki, delle centinaia di villaggi del Vietnam bombardati con il Napalm o dalle città irachene e afghane devastate e occupate da coloro che, venuti in nome della santa democrazia, si sono rivelati nient’altro che degli impostori. Dei colonizzatori che sotto la minaccia della distruzione totale hanno imposto la loro egemonia politica e militare, affermando la loro “cultura” e le loro usanze, infangando la memoria di coloro che anziché arrendersi alla loro volontà si sono battuti fino alla fine per salvare almeno l’onore della patria e del popolo italiano.

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Tutto questo è oggi drammaticamente estraneo alla memoria dei civitavecchiesi, tanto da poter tollerare la presenza nel miglior punto panoramico della città di un ridicolo idolo di cartapesta inneggiante alla distruzione della città.

Il Bacio del Mare – Una pupazzata Yankee 2011 > 2014

 
STATUA BACIO DEL MARE CON SFONDO CENTRALE ENEL TVN INQUINAMENTO
 
In occasione del Settantunesimo anniversario del bombardamento di Civitavecchia, riproponiamo il comunicato stampa che Azionepuntozero nel 2011 ha inviato alle redazioni dei media locali.
 
Cronaca di una buffonata annunciata. Installata questa mattina presso Piazza degli Eventi la statua “resa incondizionata” o “Bacio del Mare”, dell’artista – si fa per ridere – Seward Johnson. Più che una statua è una vera e propria pupazzata in 3D che ricorda i fumetti americani della peggior specie. Continua quindi a tentoni, l’opera da novello mecenate dell’Assessore Andrea Piefederici che ha seguito direttamente sul posto – in mancanza di altre cose serie da fare – ogni fase dell’intervento, nel posizionare finte opere d’arte, inabissare madonnine, senza un filo logico apparente se non quello della visibilità mediatica. Il mucchio di plastica yankee che riafferma la subalternità ai bombardieri angloamericani, che hanno ridotto Civitavecchia un cumulo di macerie, occuperà il piazzale degli eventi e vi rimarrà per quattro mesi. Complimenti, anzichè approfittare di quello spazio per dare visibilità con vere ed autentiche “opere d’arte” a quella che è l’identità di Civitavecchia, si installano cialtronesche riproduzioni in 3D che di arte non hanno nemmeno la puzza. L’assessorato al mare pensa bene di indicarci con “il bacio” tra il marinaio e l’infermiera, simbolo della fine della seconda guerra mondiale, una confusione artistico-mentale il cui fragore di latta, farà ridere a crepapelle da questa e dall’altra parte dell’oceano. Nessuna resa, la guerra del sangue contro l’oro, continua!
 
Azione Punto Zero

Léon Degrelle [ in memoriam]

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“Morire vent’anni prima o vent’anni dopo poco importa, quel che importa è morir bene, soltanto allora inizia la vita.
Semplice soldato, io posso morire domani, l’umiltà della mia sorte nella vita del fronte mi prepara meglio a una tale conclusione, non essendo vissuto come un santo vorrei morire con l’anima più possibile “in ordine”. Ho forse i giorni contati? Occorre quindi moltiplicare le occasioni per purificarsi. Un tempo avevo vagheggiato una lunga malattia per prepararmi alla morte, ma ciò sarebbe avvenuto in un’atmosfera di consunzione. Qui, invece, è nella potenza, nella pienezza della volontà che viene offerta la mia preparazione.
Mi rendo conto della mia possibilità, ritornerò forse vivo, più vivo di prima? In ogni modo, questa grande ritirata che la vita o la morte chiuderà, sarà una benedizione. Io ne godo liberamente, con pienezza, come un sole sostentatore magnifico. Perchè dovrei tremare sotto i suoi fuochi? L’eroismo sta nel rimanere in piedi, lottare, l’essere sempre vigili gioiosi e forti, nelle miserie senza nome e senza storia del fronte, in mezzo al fango, agli escrementi ed ai cadaveri, all’aria pesante di acqua e neve, ai campi sterminati ed incolori, all’assenza totale di gioia esteriore.”

Léon Degrelle 31/03/1994 – 31/03/2014

Un leone attraversa la storia…

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LEON DEGRELLE ( M. Morsello )

Una sirena dietro il vento
taglia il cielo di Madrid
scende la pioggia ad aiutare il traffico
gente che sale e scende dai taxi
e un generale d’ottant’anni
con un passo forestiero
senza medaglie appese al petto
solo una croce tutta d’oro.

E qualcuno ha bussato alla porta
è il passato che lo viene a cercare
è una storia ch’è morta e sepolta
dal mare.

Ma è una storia da ricordare
come il Natale passato in casa
come una guerra persa per sempre
come una curva pericolosa.
La candela riflette la luce
sopra un foglio fitto di righe
è un leone che attraversa la storia
e la penna che scrive.

Generale la tua spada è nel vento
e ha la lama che punta nel sole
e la notte da dietro al tramonto,
che sale.
E’ il vapore del caffè che fischia
come un amico che ti vuole
come una nave che gonfia le vele
come la vita e i suoi misteri
come la gente che non li vuole.

E i giornali sono già usciti
come volpi affacciate alla tana
come fabbriche rimesse in moto
dal profumo del caffè in cucina
e un generale di ottant’anni
due occhi accesi e appesi al vento
con la sua storia imprigionata
dietro una linea di combattimento.

Generale c’è una nave nel mare
taglia le onde e le ricopre di schiuma
c’è una donna affacciata al balcone,
che fuma
e c’è una striscia di terra, che forse
non vale neanche più la pena di
rivedere
più la pena di ricordare
e c’è una fascia di uomini
che si guardano un po’ meglio
dentro alle mani, e ci trovano lontani
la stessa razza di uomini
che accavallano le gambe a un tavolino
e un bicchiere di vino tra le mani
ma che destino è domani.
ma che destino è.

 

In ricordo di Gaetano Alì

Oggi ricade il secondo anniversario della morte di Gaetano Alì, che, seppur scomparso, continua a vivere, perché l’immenso patrimonio che ci ha lasciato in eredità, frutto di una vita dedita al sacrificio e al dono nel nome della Tradizione, ci permette di continuare la dura lotta contro il mondo moderno. Arrivederci, Guerriero!

“La migliore scuola resta sempre quella dei fatti, della verifica nella realtà, degli esempi trascinatori, dei sacrifici silenziosi, ove la militanza diventa un gesto rituale e potenza realizzatrice.” 

Gaetano Alì

25/02/2012 – 25/02/2014

 

Pierre Drieu La Rochelle [In memoriam]

 

L’Europa non può interessarsi a se stessa come un ricordo da resuscitare, un ricordo ignorato dalla maggioranza; si può interessare solo ad un nuovo impegno, il quale potrà renderle tangibile la sua esistenza, che questa inizi o che ricominci.

Può capire la guerra esteriore solo nelle opere di una guerra interiore; può capire una guerra contro il comunismo solo nella realizzazione della guerra socialista.”

Pier Drieu La Rochelle

16/01/1945 – 16/01/2014