Sventoleranno bandiere vittoriose | 20 Novembre in memoria di Josè Antonio Primo de Rivera

“Magari sia il mio sangue l’ultimo sangue spagnolo che si versi in discordie civili”. In queste parole, pronunciate poco prima di essere ucciso, Josè Antonio Primo de Rivera sintetizza l’idea che ha animato tutta la sua vita, non solo politica, ma anche spirituale ed umana: l’amore per la Spagna.Nato a Madrid nel 1903 e cresciuto grazie agli insegnamenti di un padre dalla forte personalità, apprende fin da piccolo l’importanza e la profondità dell’impegno politico in nome del suo Paese. Che diviene la linea guida alla quale dedica tutta la sua esistenza. Nel 1931 entra a far parte dell’associazione politica creata dai camerati del padre e pochi anni dopo fonda la Falange (1933), un movimento di ispirazione cristiana, sociale e nazionalista, in grado di conquistare in breve tempo consensi diffusi in tutto il paese.

E’ la fine del 1936 quando Josè Antonio viene fatto arrestare su ordine dell’ambasciatore di Mosca. Segue il processo, nel quale il capo della Falange – che è anche un impegnatissimo avvocato – si difende spiegando alla corte e non solo il senso profondo della sua attività politica. Non serve purtroppo a nulla. Il 20 novembre il capo della Falange e i quattro appartenenti al movimento che ne condividono la sorte sono infatti condannati alla pena capitale ed uccisi. “La sua morte – dirà il generale Franco – offerta a Dio per la Patria, ne fa un eroe nazionale, simbolo del sacrificio della giovinezza del nostro tempo”. Un tempo di guerra, in cui dimostrare coerenza, coraggio, spirito di sacrificio, altruismo, capacità di stare al fianco del popolo e di sfidare i potenti.

Un tempo in cui molti giovani spagnoli, animati da spinte ideali ed amor di Patria, combatterono una sanguinosa guerra civile. E, poco dopo, un conflitto europeo che in molti interpretarono come un vero e proprio scontro di civiltà. “E’ lo spirito di José Antonio che noi abbiamo sempre proclamato qui – scriveva Robert Brasillach dal fronte – e che vogliamo mantenere”. Uno spirito di sacrificio, semplicità, dedizione e coraggio. E, soprattutto, amore per la Patria. Unita nonostante tutto. 

E’ con questo spirito che, dopo la guerra, Franco fece costruire la monumentale Valle de los Caidos, nella quale riposano fianco a fianco caduti di entrambe le parti in conflitto. Lì giace anche Josè Antonio Primo de Rivera. Che Benito Mussolini, in seguito al loro breve incontro, descrisse come “uno degli spiriti più belli che io abbia mai conosciuto”. 

La Falange spagnola e il suo rogramma di rinascita

La Falange spagnola è il movimento nazionalista fondato nel 1933 da Primo de Rivera. Gruppo “di ordine politico, sindacale, culturale, ma soprattutto spirituale, la Falange – è scritto nel volumetto dei Documenti per il fronte della Tradizione (Raido) ad essa dedicato – si presenta fin da subito come una via solare, di riconquista e rinnovamento, volta alla riaffermazione della tradizione luminosa ed eterna. E alla formazione di uomini nuovi, liberi, virili e spirituali insieme, dignitosi e forti”.

Il simbolo ufficiale della Falange è un giogo con cinque frecce rosse, collegato anch’esso alla fonte primaria di luce e calore che irradia energia attraverso i suoi reggi (le frecce appunto). Il programma, redatto dalla giunta politica del movimento, è articolato in 27 punti fondamentali suddivisi in capitoli riguardanti i principi fondanti e i temi principali su cui si riteneva di dover intervenire. Tra essi innanzitutto il credo nella Nazione e nella sua unità, da rinforzare e difendere contro ogni forza disgregatrice e distruttrice della sua grandezza: “Crediamo nella suprema realtà della Spagna. Fortificarla, innalzarla e accrescerla è l’improrogabile impegno collettivo di tutti gli spagnoli. Alla realizzazione di tale impegno dovranno soggiacere inesorabilmente gli interessi degli individui, dei gruppi e delle classi”. Quanto all’individuo, se ne esaltano la dignità, l’integrità e la libertà, ritenuti valori eterni ed intoccabili.

Linee ed indicazioni assai precise sono poi tracciate anche per quanto riguarda l’economia e il lavoro, incentrati su un sistema sindacale corporativo che deve operare al servizio dell’integrità economica nazionale basandosi su principi di collaborazione in funzione anticapitalista e antimarxista. Difendendo la proprietà privata ma al contempo migliorando le condizioni di vita del popolo tutto ed evitando eccessivi squilibri tra situazioni di agiatezza e di miseria. E nazionalizzando banche e servizi pubblici contro speculatori ed usurai. Quanto al lavoro, esso è considerato un diritto ed insieme un dovere per tutti gli spagnoli. Ampio spazio, sempre riguardo all’economia, è dato poi alla terra, all’agricoltura e all’allevamento, da proteggere ed espandere mediante una riforma economica e sociale che la valorizzi ed incrementi attraverso vantaggi fiscali e aiuti di vario tipo alla produzione.

E’ poi obiettivo dello Stato, “mediante una disciplina rigorosa dell’educazione, conseguire uno spirito nazionale forte e unito e creare nell’anima delle future generazioni la gioia e l’orgoglio della Patria. Tutti gli uomini riceveranno un’educazione militare che li prepari all’onore di entrare a far parte dell’Esercito nazionale e popolare di Spagna. La cultura sarà organizzata in modo che nessun talento, a causa della scarsità di mezzi economici, venga soffocato. Tutti coloro che lo meritano avranno facile accesso anche agli studi superiori”. Quanto infine alla religione, la Falange si propone di integrare il cattolicesimo alla ricostruzione nazionale: “La Chiesa e lo Stato si accorderanno sulle loro rispettive facoltà, non sarà però concessa alcuna intromissione o attività che riduca la dignità dello Stato o l’integrità nazionale”.

Gli ultimi due punti del programma-manifesto, riassuntivi dello spirito falangista, riguardano la Rivoluzione nazionale: “la Falange desidera un ordine nuovo, enunciato nei sopraccitati principi. Per stabilirlo, in contrasto con la resistenza dell’ordine vigente, aspira alla rivoluzione nazionale. Lo stile che preferirà sarà quello diretto, ardente e combattivo. La vita è milizia e bisogna viverla con lo spirito purificato dal servizio e dal sacrificio. Ci sforzeremo di trionfare nella lotta soltanto con le forze soggette alla nostra disciplina”. 

Cara al sol (Faccia al sole)

Faccia al sole con la camicia nuova

che ieri hai ricamato di rosso,

mi troverà la morte se arriva e io non ti avrò rivisto.

Mi unirò ai miei camerati

che stanno a guardia delle stelle,

il gesto impassibile

sono presenti nei nostri pensieri

Ti diranno che sono caduto,

sono andato nel posto preparatomi lassù.

Torneranno le bandiere vittoriose

al passo allegro della pace

e porteranno allacciate cinque rose

le frecce del mio fascio.

Tornerà a sorridere la Primavera,

che in cielo, terra e mar la si aspetta.

Avanti squadre, verso la vittoria

che in Spagna comincia ad albeggiare!

Spagna unita!

Spagna grande!

Spagna libera!

Avanti Spagna!

Cara al sol è l’inno della Falange spagnola. Il testo è stato scritto alla fine del 1935 da un gruppo di poeti e nazionalisti appartenenti al partito, tra cui Dionisio Ridruejo, José Antonio Primo de Rivera, Rafael Sanchéz Mazas. La musica è di Juan de Tellerìa. Il brano nacque in alternativa a quelli socialisti e realisti che, in assenza di canzoni proprie, venivano cantati anche dai falangisti. Sembra che il Capo della Falange abbia molto apprezzato, di Cara al sol, il fatto che il testo fosse pieno di amore per la Spagna ma del tutto privo di incitamenti all’odio verso i nemici. L’inno venne ripreso dalle truppe nazionaliste durante la guerra civile spagnola ed è ancora oggi assai cantato dai movimenti tradizionalisti.

Cristina Di Giorgi