25 Aprile | Cortocircuito Antifascista tra cortei nazionali e vermi locali


Anche quest’anno dobbiamo assistere alle solite polemiche intorno al corteo del 25 aprile. Oggi però andrà in scena il teatrino delle miserie umane, a Roma la comunità ebraica non parteciperà, sottolineando come: al corteo partecipino i nipotini nientepòpòdimenoche quel nazista del Gran Muftì di Gerusalemme (pace all’anima sua), l’ANPI che organizza, non sia rappresentante dei veri partigiani e infine che la stessa comunità sarebbe dovuta essere invitata non come ospite straniero in quanto “Brigata Ebraica”.
Il Pd e qualche altro servo sciocco ovviamente si accoda in automatico. 

Aldilà del fatto che la “Comunità” a questo punto dovrebbe dire, chi sono i veri partigiani, quale parentela ci sarebbe tra l’accozzaglia dei centri sociali che al corteo del 25 Aprile portano le bandiere palestinesi (e spesso a causa di questo prendono pure gli schiaffi) e quel Nazista del Muftì, inoltre – visto che la Brigata Ebraica era sotto il comando inglese – per quale motivo sarebbe dovuto essere invitata diversamente. 

La cosa più interessante però, è il fatto che l’ebraismo italiano, in quanto ad antifascismo ha contribuito ben poco. Oltre ad aver sensibilmente contribuito all’affermazione del Fascismo in Italia, con i martiri nella marcia su Roma e con Ministri del governo Mussolini, ha addirittura tollerato qualche ufficiale nella RSI e qualche suo caduto sotto le bandiere con l’aquila repubblicana. A questi riconosciamo l’onore di essere andati oltre l’istinto etnico ed essersi sublimati sotto le insegne del Duce. Per questioni di sensibilità, poi, evitiamo di citare i casi di collaborazionisti con le autorità tedesche e fasciste.

Detto questo, ci pare chiaro che le false offese rivolte ai fascisti, si taglino precisamente sul corpo degli accusatori. Se c’è un corteo antifascista e non ci vai, non sei antifascista. Se vuoi impedire ad altri di partecipare perché umanamente indegni sei paranazista, se non riconosci lo status di rappresentante dei partigiani all’ANPI, sei anti partigiano. 

Caso chiuso. 

Molto altro ci sarebbe da dire, circa lo stile di questa accozzaglia di profittatori a giochi fatti, che spuntavano fuori quando si sentivano i colpi di cannone della Quinta Armata. Sul loro stile di vilipendere le salme, far massacrare centinaia di civili innocenti per rappresaglia, sui danneggiamenti costanti alle lapidi, ai monumenti, ai sacrari che ricordano o nostri morti. Molto ci sarebbe da dire sul fatto che questi cacasotto della storia si permettono, in barba a qualsiasi sensibilità riconosciuta ad ogni civiltà umana su questa terra, di impedire di commemorare i propri caduti. Tutto questo lo lasciamo in conto, perché alla fine la riga dovrà pur essere tirata e allora là, non ci saranno sospesi. 

Ultima annotazione locale

Anche quest’anno, a Santa Marinella, la lista dei fascisti 364 giorni all’anno che vanno alla commemorazione del 25 aprile (festa degli infami) è sempre lunga. Ci fa piacere ricordarglielo, noi lo teniamo sempre in conto.

Non vorremmo che le attuali condizioni ambientali li portassero a credere che abbiamo un calo di memoria. È vero che non siamo forti come qualche anno fa, è vero che possono sguazzare – facendo i “fascisti” con il culo al caldo del potere – perché non abbiamo quella intensità di una volta. Ma i conti li sappiamo tenere, le facce le ricordiamo, l’infamia di festeggiare del 25 Aprile, no, quella non va mai in prescrizione.

Se lo ricordino. 

Il Purgatorio | Presentato il secondo saggio dantiano del Prof. Luciano Pranzetti


Domenica 11 u. s., presso la sala interna della pizzerìa “La Stella” a Santa Marinella, si è svolta la presentazione del secondo saggio dantiano del prof. Luciano Pranzetti riferito alla cantica del Purgatorio.

Esso fa parte della trilogìa che si esaurirà con il completamento dell’ultima tappa del viaggio dell’Alighieri, il Paradiso. In questo piano di studio l’autore ha posto come tema centrale la corrispondenza del pensiero dantiano con la dottrina biblica, patristica e scolastica che, come qualsiasi lettore di medio livello, può osservare essere innervata, incarnata, diremmo, nella poesìa del “sacrato poema” sino a costituirne l’unità ispirativa e compositiva. 

Davanti a un numeroso ed attento pubblico, i due relatori, il prof. Ferdinando Bianchi e il dottor Paolo Giardi hanno, nelle rispettive competenze, illustrato il significato profondo di tale lavoro, il primo (latinista, storico, dantista), dispiegando le coordinate storico-filosofiche della cantica e il prodotto esegetico uscito dall’impegno e dall’impresa del prof. Pranzetti, con una ricognizione superbamente coerente e di gran pregio, mentre il secondo (medico psichiatra, poeta e cultore di classicità)ha inquadrato un tema particolare, specifico della zona purgatoriale e, cioè, “l’amore/misericordia. Dall’insieme dei due interventi, annodati e coniugati da quello ultimo dell’autore, s’è delineato uno scenario dove al pubblico parevano contrapporsi due umanità, quella della civiltà medievale forte, fiera, eroica, guerriera, contemplativa, attesa alle cose concrete ma con lo sguardo alle realtà ultime, e quella nostra attuale che, ebbra di risorse e di comodità, sempre più scivola nel relativismo esistenziale e nel godimento sterile di un vivere alla giornata, privo di mète e di valori, incapace di librarsi sulla “sfera che più alta gira”. 

La presenza di molti giovani faceva, per felice avventura, da contrappeso a questa visione dacché è vero che, alle grandi crisi sociali, politiche, culturali, economiche si risponde con volontà di potenza e di ripresa, secondo quanto saggiamente scrive la nostra maggior Musa “Com’ poco verde in su la cima dura / se non è giunta dall’etati grosse!” (Purg. XI, 92-93).

Castrum Novum Al Castello Odescalchi di Santa Marinella | Sabato 17 Dicembre

La conferenza presenterà gli ultimi risultati degli scavi di Castrum Novum a Santa Marinella nella straordinaria cornice del Castello Odescalchi, gentilmente aperto per l’occasione dal Dott. Carlo Odescalchi.

La conferenza si terrà nel castello SABATO 17 dicembre alle ore 17.

Ingresso libero fino a esaurimento posti.

Santa Marinella – Regaliamo un libro alla biblioteca del nostro simpatico liceo scientifico | #IOLEGGOPERCHÈ


Le iniziative che sostengono la lettura ci sono sempre piaciute, questa che presentiamo qui, ci interessa ancor di più, perché abbiamo così a cuore, la biblioteca degli studenti del liceo scientifico di Santa Marinella che, la cosa, non poteva passarci sotto gli occhi inosservata. 


L’iniziativa si chiama così #IOLEGGOPERCHÈ

Questo il post della Professoressa Rocchi che chiarisce il funzionamento:

“condivido condivido condivido condivido!!

Forza, leggete gente… 🙂

In pratica funziona così:

1) vado in libreria Il filodisofia dal 22 al 30 ottobre, compro un libro che voglio regalare al liceo

2) lo scelgo fra la lista lasciata dai ragazzi o fra i libri che mi piacciono

3) lascio il volume in libreria, magari scrivendo il mio nome o un pensiero sul libro

4) dopo il 30 la libreria consegnerà al liceo i volumi e comunicherà all’associazione italiana editori il numero. 

5) l’ associazione ha promesso di inviarci poi il numero corrispondente di altri libri gratuitamente. Titoli a loro scelta ( negli anni passati, bei libri).”

Questo invece il post dei ragazzi del liceo

“I Liceali di Santa Marinella

Un appello a chi ama la lettura e tifa per i ragazzi del liceo Galilei.

Partecipiamo in tanti alla manifestazione nazionale “#IOLEGGOPERCHE’ “! Se regalate un libro nuovo alla nostra biblioteca scolastica, l’ Associazione Italiana Editori ce ne raddoppia il numero! 

Precisiamo: il libro, una volta acquistato, va lasciato in libreria. Tutti i testi ci saranno consegnati dopo il 30 novembre. Successivamente gli editori ci manderanno in regalo altre copie fra i libri usciti di recente.

Gli acquisti vanno fatti presso la libreria con cui siamo gemellati, “Ilfilodisofia” nei pressi di piazza Trieste dal 22 al 30 ottobre. Potrete regalarci un libro che amate, oppure sceglierlo dalla nostra lista. Potrete lasciare il vostro nome sul libro, o se vi va venirci a raccontare perché lo avete scelto durante uno degli incontri che facciamo di pomeriggio nel laboratorio scolastico di promozione alla lettura. Insomma, #ioleggoperche’ SÌ !”

Ora, i nostri simpatici lettori e sostenitori non vorranno mica lasciare sprovvista la biblioteca del Liceo di Santa Marinella, dei nostri tanto amati autori di riferimento?

Una biblioteca desolata e povera dei saggi di Evola, Guènon, Junger, Heidegger e compagnia cantante? Degli scaffali poveri della narrativa di uno Steven Pressfield, Robert Brasillach, Renato Annibali, Yukio Mishima? Delle aule sorde e grigie ai richiami di un Degrelle, Codreanu, Guido De Giorgio, Mario Polia, Alfredo Cattabiani?

NO! Non possiamo permetterlo!

A tale riguardo dunque, invitiamo i nostri sostenitori a recarsi presso la libreria IlFiloDiSofia a Piazza Trieste a Santa Marinella e, dopo aver individuato uno dei nostri autori di riferimento, fare espressa richiesta ad Angelo di voler partecipare all’iniziativa. 

Come i più sanno, ci sono diverse case editrici – come Adelphi, Mediterranee, Luni, Mondadori – che contengono nostri titoli. 

Ciò nondimeno, potranno richiedere di far approvvigionare la libreria IlFiloDiSofia, presso la distribuzione libraria Raido dei testi delle Edizioni Il Cinabro e delle Edizioni di Raido o, in alternativa di tutte quelle case editrici come ad esempio, Settimo Sigillo, piuttosto che le Edizioni all’insegna del Veltro o delle Edizioni di Ar che gli amici di Raido potranno fornire alla libreria santamarinellese per questa iniziativa.

A breve torneremo sull’argomento, allegando – ai futuri articoli – una selezione di testi che possono essere offerti ai ragazzi del liceo scientifico di Santa Marinella, per allargare le loro vedute sul passato, sul presente e sul futuro, in nome della libertà e del pluralismo culturale. 

Forza! L’iniziativa scade il 30 Novembre … 

Santa Marinella | La Perla tutto l’anno ma “loro” non lo sanno …. 


Domenica 16 Ottobre a Santa Marinella è andata in scena l’ennesima dimostrazione della totale inadeguatezza dei responsabili al turismo dell’amministrazione comunale di Santa Marinella. Come già successo a Giugno e come sta succedendo per Ottobre, la nostra amata Perla ci sta regalando due mesi – seppur inframezzati dai soliti temporali autunnali – delle giornate radiose. Il paese e soprattutto le spiagge, sono prese d’assalto dai turisti di tutto il mondo (magari si appoggiano per poi andare a visitare Roma) mentre le attività di promozione turistica fanno sonni tranquilli. 

Ci siamo chiesti e lo chiederemo ancora ai responsabili, che significato ha vantarsi dei successi di presenze agli eventi promossi da loro, nei mesi di luglio e agosto, quando la gente non manca di certo. Ci chiediamo ancora, che senso abbia non organizzare un bel niente – anzi magari qualcuno di questi approfitta per andare alle sagre a Manziana o Canepina per passare una bella domenica in allegria – quando i mesi pre e post estate caratterizzano le peculiarità di Santa Marinella. 

È proprio vero, bisogna essere del tutto inconsapevoli, per non riuscire a promuovere la nostra città nei mesi di maggio e giugno ed in quelli di settembre e ottobre, bisogna proprio  pensare ad “altro”, per non avere coscienza del patrimonio inestimabile dei luoghi dove viviamo. 

Santa Marinella | A Prato del Mare la minaccia dei preti spos(t)ati

Non bastava la sfortuna di avere un luogo di culto semi abbandonato, non era abbastanza grave che negli spazi dell’oratorio crescessero solo erbacce e tanta solitudine, no. 

Ci volevano quelli del movimento internazionale dei preti lavoratori sposati e, soprattutto, la pubblicità che “giustamente” doveva fargli il buon Baldi. Ci auguriamo che questi simpatici personaggi che si agitano tra giustificazioni bibliche, stravolgimenti del diritto canonico e in alcuni casi addirittura tra scomuniche se ne possano stare ben lontani dall’esercitare un ministero che con le loro scelte hanno deciso di abbandonare. 


SANTA MARINELLA – Ne i giorni scorsi, il nostro giornale, aveva dato spazio al rappresentante dei residenti del nuovo quartiere di Prato del Mare che si lamentavano per l’impossibilità di entrare nella chiesa, che era stata appositamente costruita per loro, per l’assenza di sacerdoti durante la settimana. «Infatti – diceva il portavoce dei residenti Pietro Lanzafame – la nostra bella chiesa è aperta al culto solo per le messe del sabato sera e della domenica sera. Dell’oratorio nessuna traccia. I ragazzi, i bambini e gli anziani che gradirebbero passare qualche ora di svago in un parco attrezzato, che solo una chiesa può dare, sono costretti ad arrangiarsi con quello che passa il “convento”, oppure devono andare altrove. Di eventi religiosi neanche a parlarne. Solo lo scorso anno, quando è stata portata una statua, si è tenuto un concerto poi nulla più. Intorno al luogo di culto ci sono solo arbusti ed erbacce che ne fanno un posto degradato». La notizia è stata ripresa dal Movimento Internazionale dei Sacerdoti Lavoratori Sposati, che non ha esitato un minuto a mettersi a disposizione. «Per Santa Marinella siamo pronti ad entrare in servizio – dice il rappresentante del Misls – i fedeli facciamo una richiesta al vescovo e a Papa Francesco e noi copriremo i giorni in cui la chiesa è priva del parroco». (Gi.Ba.)

Fonte: http://www.civonline.it/articolo/i-sacerdoti-lavoratori-sposati-pronti-ad-entrare-servizio

Santa Marinella – Venite e Vedrete | Ad Ottobre iniziano le attività del nuovo anno missionario


Per la Chiesa cattolica, Ottobre è il mese missionario ed il 1 Ottobre si ricorda santa Teresa di Lisieux, affettuosamente detta S. Teresina, salita al Cielo ad appena 24 anni, dottore della Chiesa e protettrice delle missioni. Il nuovo anno VeV (VeV sta per “Venite e Vedrete”, la onlus missionaria della nostra città) non poteva che aver inizio Sabato 1 Ottobre, con l’apertura del Lab-Oratorio di musica.Oltre a quelli che frequentano i laboratori musicali, i giovani che si avviano lungo il cammino che VeV propone alla scoperta della vita missionaria sono in tutto una quarantina, divisi in tre fasce di età (scuole medie, superiori e università). Tutti insieme si cerca un’esistenza dagli orizzonti più ampi, dal respiro più largo e profondo, che ha il suo centro in un sogno antico e sempre attuale: costruire la civiltà dell’amore.

Ogni settimana ciascun gruppo si incontra e segue un itinerario di riflessione adatto all’età, “assaggiando” diverse esperienze di volontariato: negli istituti per gli anziani e per i disabili (è in arrivo il Coro de core, per il 25mo Dicembre consecutivo!); nelle feste solidali con i senza fissa dimora e con le persone più sole e bisognose; nell’accoglienza ai migranti che si sono stabiliti in città; negli eventi di raccolta fondi per i progetti missionari in Tanzania portati avanti da VeV.

A proposito di missione, Domenica 18 Settembre, alla Repubblica dei Ragazzi, ha avuto luogo la testimonianza “Storie di incontri”: i 25 ragazzi che hanno partecipato al viaggio missionario Tanzania 2016 hanno raccontato la propria esperienza ad un centinaio di persone presenti, intervenute per ascoltare e capire come poter supportare le iniziative missionarie dell’associazione. Agli intervenuti è stato raccontato soprattutto della missione VeV a Kisinga, un altopiano ai confini tra la Tanzania ed il Malawi, dove vivono oltre 500 bambini orfani a causa dell’HIV dei quali VeV cerca di prendersi cura. Lì nel 2014/2015 è stata costruita da VeV una prima casa famiglia, oggi meravigliosamente in funzione, ed è in fase di completamento una seconda; l’obiettivo per il 2017 è l’acquisto di una automobile (nessuno nella zona ne possiede una e l’ospedale più vicino si trova a 50 km), la costruzione di un centro per la prevenzione dell’HIV dedicato alle ragazze incinta, nonché di un campo da basket/pallavolo per i ragazzi più grandi del villaggio (coi quali fare prevenzione) e di un acquedotto per sfruttare una sorgente montana di acqua buonissima, compresa la realizzazione di un piccola turbina idraulica. Ovviamente per questi progetti occorre la mobilitazione di tante persone di buona volontà, disposte a donare qualcosa o almeno ad adottare a distanza i bimbi orfani.

Ogni anno, nel mese di Agosto, VeV propone ai giovani un’esperienza missionaria in Tanzania. Quello del 2016 è stato il sesto viaggio. Oltre cento giovani, negli anni, hanno preso parte a questa iniziativa e quasi tutti hanno cambiato in profondità il proprio punto di vista sull’esistenza, scoprendo un modo nuovo e più intenso di vivere, focalizzato sul dono di sé agli altri, sulla scoperta di ciò che nella vita davvero conta. E infatti, tra sorrisi e lacrime, video e fotografie, pensieri e racconti, in questo “Storie di incontri” sono sfilati uno dopo l’altro gli emozionanti interventi dei giovani viaggiatori. Le parole non riuscivano ad esprimere a pieno i segni indelebili lasciati nel cuore di ognuno dagli incontri con le persone straordinarie che abitano le missioni: i tanti bambini assistiti da VeV, orfani, malati di AIDS, bisognosi di cure, affetto, medicine, vestiti, cibo, famiglia; i missionari e le missionarie, uomini e donne che fanno della propria vita un capolavoro di amore; le tante persone che, anche nella povertà, sanno avvolgere gli ospiti in un’atmosfera di accoglienza meravigliosa. Un pensiero ha chiuso il video VeV “Safari njema” proiettato a conclusione dell’evento: ognuno è in cammino sulla via che porta all’altro; specchiandosi negli occhi dell’altro, troverà se stesso. Questo, come ha scritto la giovane viaggiatrice Giulia riassumendo in poche preziose parole l’esperienza missionaria vissuta, è l’essenziale.

Terremoto | Sostieni la ricostruzione della frazione di ILLICA (Comune di Accumoli)

Il centro grafico, artigianale e creativo SHOPLAB, fin dalla sua creazione ha sempre voluto sottolineare la sua intima natura no profit e fortemente legato all’etica ed alla solidarietà. Anche per il drammatico evento del terremoto di Amatrice, i suoi animatori – oltre ad essersi messi subito in movimento per un aiuto diretto nei momenti dell’emergenza – si sono adoperati per consentire a chi intende dare un contributo differito nel tempo, di contribuire e tenere alta la guardia sul problema del sostegno alla ricostruzione. 

SHOPLAB | EMERGENZA TERREMOTO 

*** A sostegno della ricostruzione di Illica, frazione di Accumoli, duramente colpita dal terremoto, in collaborazione con il Comitato ILLICA VIVE 2.0, abbiamo realizzato queste magliette. Il ricavato delle vendite sarà devoluto all’Associazione Culturale Illica. Sostieni e diffondi! ***



Aspettiamo la tua prenotazione …. 😉

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Santa Marinella – FU TURISMO 2016 | Armageddon finale per il turismo nella Perla


Abbiamo atteso del tempo, prima di esprimerci in merito alla gestione della promozione turistica della cittadina, per la primavera estate 2016. Molti sono stati gli eventi che hanno contraddistinto una situazione singolare che, a dire il vero, prima mai si era determinata. Molto ci sarebbe da scrivere ma, per ovvi motivi, ci preme solo di focalizzare alcune questioni di ordine centrale. 

Bagarre interne alla maggioranza, dimissioni e siluramenti, addormentamenti collettivi e le solite pratiche parassitarie tipiche dei politici di risulta. Questa la cifra distintiva degli amministratori nei confronti del problema. Lo scenario è quello solito, totale mancanza di programmazione della stagione turistica 2016 e totale miopia promozionale per allungare la stagione nei mesi pre e post estivi. La nostra idea di un tavolo permanente sul turismo che veda coinvolti i rappresentanti di tutte le categorie interessate, è utopia pura. Del resto è ovvio anche il perché. Sottrarrebbe quote di sottopotere, agli improvvisati delegati e presidenti delle varie proloco, nonché a consiglieri comunali che hanno scambiato il ruolo di amministratori, a qualcosa di simile ad appaltatori di spettacoli, feste e intrattenimenti di varia estrazione. 

Andiamo per ordine.

Per ciò che concerne i mesi di maggio, giugno e luglio buio assoluto, se non per ciò che attiene alla sfilata dei carri che, per come è terminata, è paragonabile più ad un redde rationem che ad una collaborazione tra tutti coloro che potevano essere coinvolti. Non staremo qui a passare in rassegna i dettagli – per quello basterebbe scorrere i titoli dei media locali del periodo, per sapere che è finita con il volo degli stracci e l’incognita se il prossimo anno verrà ancora realizzata. Dimissioni del delegato al turismo, il programma – che nelle scorse stagioni avevamo criticato per il ritardo – quest’anno non è nemmeno uscito. 


Agosto, è stato caratterizzato da una inedita, quanto curiosa, collaborazione plurale tutta concentrata nel centro “storico” di Santa Marinella. 

Le grandi mete della programmazione turistica hanno previsto: bancarelle (una sorta di suk) nell’unico tratto di mare osservabile dall’Aurelia, giostre anni ’70 nell’unico parcheggio dignitoso del centro – che ha ovviamente generato di riflesso una raffica di multe nelle zone limitrofe. Per inciso, il disturbo ai residenti, all’arena lucciola, la concomitanza con concerti limitrofi ne ha fatto una bolgia infernale per una decina di giorni. 

Certo, ci sarebbe da parlare di festival del cinema che vengono fatti svolgere nello stesso periodo nel quale gli imprenditori del cinema investono due mesi nel nostro territorio. È così difficile differirli in periodi non coincidenti o farli svolgere nell’unica arena disponibile? A chi rispondono questi interessi divergenti?

Niente di niente per giugno, luglio e settembre, nessuna delocalizzazione degli eventi nelle aree periferiche della cittadina, prese di distanza dalla giunta da parte del giovane rampante Passerini, dimissioni dei delegati al turismo e ai rioni, siluramento del Vice sindaco (nonché delegato al marketing territoriale). Tolto questo, si dovrebbe dare un gesto di plauso a chi organizza gli eventi in agosto, sfruttando zone rivitalizzate dagli imprenditori? Siamo alla tragicomica. 

La chicca dell’estate è infatti l’isola pedonale del “centro storico”, sulla quale i fenomeni del turismo locale – delegata e proloco – si sono lanciati come avvoltoi. 

Tutto quindi si riconduce a questo, chiudendo via della libertà dal primo al ventuno agosto (generando dal lunedì al mercoledì solo disagi), concentrando eventi e spesa pubblica solo in quella zona, mostrandosi capaci di riempire piazze ad agosto e sfruttando le sinergie e le volontà dei commercianti di piazza trieste. Dovremmo soffermarci sui chioschi di informazioni turistiche perennemente chiusi, di una proloco che funga da coordinamento o di attività di promozione del centro storico nel periodo primaverile e autunnale, anziché fare i fenomeni a ferragosto. Non si può, ci si dilungherebbe troppo. Non possiamo nemmeno parlare della festa della notte di ferragosto al Castello di Santa Severa. Di quel misterioso guazzabuglio organizzativo di cui, i contorni, sono sempre più opachi.   

Quando ci è stato chiesto un parere sugli eventi e sulla loro riuscita, siamo stati lapidari, non è un problema di riuscita di un singolo evento. Ciò nondimeno, quando ci è stato proposto di presentare qualche progetto, non è un problema di fare i presentatori di progetti (ce ne stanno già abbastanza). 

Il problema ormai ciclopico, è quello di concepire un progetto pluriennale che interessi villeggiatura e turismo nelle loro specificità (sono fenomeni diversi, ma non lo sanno). Il nucleo della questione – da sempre – è costruire una visione di largo respiro ma, se ancora si penserà a fare il tutto esaurito d’agosto, soddisfacendo i pruriti di questo o quel gruppo di imprenditori, sarà il segnale di un declino che non prevede arresto.

Non c’è da preoccuparsi però, ai padroni del vapore, questi argomenti non interessano, campano d’altro, hanno tempo solo per le schermaglie di potere e, in fondo, gli sta bene così. 

D’altronde l’invasione dei nuovi “fagottari”, è un dato evidente. Ma non è bastato, forse non lo capiscono nemmeno, del resto a ferragosto se ne vanno in vacanza fuori Santa Marinella. Mala tempora currunt. 

AL CASTELLO DI SANTA SEVERA DAL 9 LUGLIO“COSE, UOMINI E PAESAGGI DEL MONDO ANTICO”


Sta per iniziare sabato 9 luglio l’edizione 2016 del noto ciclo di conferenze estive “Cose, Uomini e Paesaggi del Mondo Antico”, giunto alla sua quindicesima edizione, organizzato dal Direttore del Museo Civico di Santa Marinella Dott. Flavio Enei, in collaborazione con i volontari per i beni culturali del Gruppo Archeologico del Territorio Cerite e la nuova società di gestione dei servizi museali Coopculture.

Come ogni anno diversi studiosi attivi negli Enti di ricerca italiani ed europei verranno ad illustrare al pubblico le loro scoperte e gli studi in corso sul mondo antico, anche in relazione al nostro territorio e all’Etruria meridionale. L’iniziativa culturale costituisce un’occasione importante per la divulgazione scientifica, unica nel litorale nord di Roma, che consente ai cittadini e ai visitatori di godere gratuitamente di serate culturali di alto livello nell’incantevole scenario del complesso monumentale di Santa Severa. Le conferenze si svolgeranno la sera a partire dalle alle ore 21.15 nei mesi di luglio, agosto e settembre: una proposta diversa, piacevole e utile per la crescita civile e culturale di tutti.

Si inizia sabato 9 luglio con “L’uso del denaro nel mondo romano” a cura del dott. Dott. Fiorenzo Catalli (già Direttore del Monetiere del Museo Archeologico Nazionale di Firenze), per proseguire, secondo il calendario con Venerdi 15 luglio “Natanti da diporto e da pesca di età romana. Note iconografiche e archeologiche” Dott. Roberto Petriaggi, (Direttore della rivista internazionale Archaeologia Maritima Mediterranea), Prof.ssa Barbara Davidde Petriaggi, (Nucleo per gli Interventi di Archeologia Subacquea dell’ISCR – l’Università degli Studi di Roma Tre). 

Sabato 23 luglio “I rostri delle Egadi: tra archeologia e storia” Dott. Francesco Paolo Arata (Musei Capitolini, Roma) Venerdi 29 luglio “Biomolecole antiche: un nuovo strumento per raccontare la storia dei popoli del passato. Nuovi indizi sull’estinzione dei neandertaliani” Prof.ssa Olga Rickards (Università di Tor Vergata, Dipartimento di Biologia). 

Sabato 6 agosto “Il ritorno dall’esilio: la diplomazia culturale italiana per il recupero dei tesori trafugati” Dott. Stefano Alessandrini (Consulente avvocatura dello Stato MIBACT) Venerdi 12 agosto “Il porto romano sommerso di Lipari: dalla costa del passato a quella del futuro tra movimenti della terra e cambiamenti climatici” Dott. Marco Anzidei (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) Sabato 20 agosto “Ager Caeretanus. I paesaggi di epoca romana: dalla prima colonizzazione alla fine del mondo antico” Dott. Flavio Enei (Direttore Museo Civico di Santa Marinella). 

Venerdi 26 agosto “Il sasso in bocca. Sepolture anomale tra Protostoria e Medioevo” Dott.ssa Francesca Ceci (Musei Capitolini, Roma) Martedi 30 agosto “Essere Sabini. Migrazioni e costruzione dell’identità di un popolo antico” Dott. Enrico Benelli (CNR, Istituto di Studi sul Mediterraneo Antico) Sabato 3 settembre “Le navi di Caligola a Nemi: sfarzo, autocelebrazione e propaganda politica”​Dott.ssa Giuseppina Ghini (Soprintendenza Archeologia per il Lazio e l’Etruria) Venerdi 9 settembre “Uomini, cose e paesaggi del Lazio antico” Prof. Paolo Carafa (Università La Sapienza di Roma). 

Sabato 17 settembre “Castrum Novum: relazione della campagna di scavi 2016” Flavio Enei (Museo Civico S. Marinella), Sara Nardi Combescure (Università di Amiens), Grégoire Poccardi (Università di Lille3), Rossella Zaccagnini (Soprintendenza Archeologia del Lazio e dell’Etruria) Sabato 24 settembre “Le lamine di Pyrgi: lo stato delle conoscenze e le prospettive di ricerca” Dott. Vincenzo Bellelli (CNR, Istituto di Studi sul Mediterraneo Antico) Prof. Paolo Xella (CNR – ISMA e Università di Pisa)

Le conferenze sono ad ingresso libero, è possibile degustare prima della conferenza un “Aperitivo in Blu” a base di prodotti locali previa prenotazione (tel 06.3996.7999), un’occasione culturale bella ed interessante per tutti da vivere sotto le stelle del Castello di Santa Severa.

Per Informazioni: Museo del Mare e della Navigazione Antica, Castello di Santa Severa, Tel. 06.3996.7999 (0766.570077 direzione) – www.museosantasevera.it

 

“Matrimoni”omosessuali travestiti da unioni civili | Presso la segreteria del Sindaco del Comune di Santa Marinella, depositati i moduli della petizione per l’obiezione di coscienza

    

Aderendo all’appello lanciato da Notizie Provita, il Centro Studi Aurhelio ha depositato presso la segreteria del Sindaco di Santa Marinella, i moduli della petizione che possono essere firmati da coloro – Sindaco in primis – che debbono, per legge, o possono essere incaricati a svolgere la funzione di pubblico ufficiale (di stato civile), in caso di matrimonio legale. Al tempo stesso però, per un proprio convincimento interiore, intendono opporre una obiezione di coscienza ai cosiddetti “matrimoni” omosessuali, travestiti da unioni civili. 

Il testo recita 

I sottoscritti sindaci e altri pubblici ufficiali:

– in virtù delle loro più profonde convinzioni relative alla sfera morale, allo statuto antropologico dell’uomo e della donna e alla famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, e in base agli artt. 2, 19, 21 e 29 della Costituzione, 

– in vista dell’eventuale approvazione ed entrata in vigore della legge sulle “unioni civili tra persone dello stesso sesso” (ddl 2081, ora A.C. 3634), 

chiedono al Parlamento 

di rispettare l’obiezione di coscienza di coloro che, in relazione all’applicazione della normativa sulle unioni civili, si rifiutano di registrare, trascrivere, o di collaborare in qualsiasi modo alla realizzazione di una cosiddetta “unione civile tra persone dello stesso sesso”, prevedendo a livello legislativo che non possa essere sanzionato il suddetto rifiuto per ragioni di coscienza. 

Seguono dati anagrafici, funzione, comune e firma
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ProVita si è sempre schierata a favore dell’obiezione di coscienza: diritto fondamentale che va garantito ad ogni uomo, quando sono in ballo i diritti naturali inviolabili dalla legge positiva.
Diritto che va garantito non solo a chi rifiuta di fare il servizio militare o a chi rifiuta di fare esperimenti sulle cavie di laboratorio. Chi conosce ProVita sa che abbiamo sempre radicalmente denunciato il disegno di legge Cirinnà anche perché è discriminatorio nei confronti delle persone coinvolte nella celebrazione dei “matrimoni” omosessuali: innanzi tutto gli ufficiali di Stato Civile che si troverebbero costretti a redigere atti contrari alle proprie ragioni morali o religiose.
ProVita ha infatti ricevuto molte segnalazioni di sindaci in tutta Italia che troverebbero, in coscienza, inaccettabile celebrare un’unione omosessuale. Per questo ha indetto la sottoscrizione di un appello, che moltissimi Primi Cittadini in tutta Italia hanno già firmato, in cui i Sindaci chiedono alla Camera di introdurre una clausola sull’obiezione di coscienza nel ddl Cirinnà. La cosa, ovviamente ha suscitato sdegno e proteste politicamente molto corrette, riportate dal Fatto Quotidiano e da altri. Perfino la Senatrice Cirinnà in persona, sulla sua pagina Facebook, ha gentilmente ricordato che i Sindaci giurano sulla Costituzione e che l’inosservanza della legge può essere causa di commissariamento.

Noi, allora, le chiediamo:

la Costituzione “riconosce” i diritti inviolabili dell’uomo, il diritto alla professione religiosa, il diritto alla libertà di manifestazione del pensiero e delle opinioni? (V. artt. 2, 19, 21)

La Costituzione riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio? (art.29)

I Sindaci che finora hanno trascritto matrimoni gay contratti all’estero e / o certificati di nascita di bambini comprati da donne schiave, e/o certificati di adozione da parte di “seconde mamme”, in palese violazione della legge, non sono anche loro passibili di commissariamento?

Fine dispaccio – Notizie ProVita

Ci aspettiamo, a questo punto, che coloro che professano le proprie convinzioni nell’ambito della religione cattolica e chi si fa sostenitore dei valori e dei principi tradizionali, in particolar modo sul matrimonio e sulla famiglia, siano i primi a dare l’esempio andando a firmare la petizione e facendo firmare i propri colleghi

  

Santa Marinella – Una Piazza senza Piazza | Area ex-Fungo, il primo sguardo lascia perplessi

Una analisi sommaria e sicuramente non esaustiva, circa il progetto relativo all’area ex-Fungo, ci porta ad esprimere numerose perplessità circa lo sgorbio apparso sul sito del Comune. Alcune brevi considerazioni. 

Appena abbiamo visto il progetto architettonico – pubblicato sul sito del Comune di Santa Marinella – riferentesi all’area ex fungo, ci siamo chiesti: ma la piazza dove sta? Dopo mesi di fanfara dei vari amministratori interessati, ci siamo ritrovati nuovamente di fronte ad un corpo incomprensibile che, seppur funzionale – non abbiamo certo i titoli per metterlo in dubbio – è qualcosa di freddo, anodino, esemplarmente asettico. Non solo, ci pare in assoluta disarmonia con il contesto che lo ospita, tranne che per una cosa, la strada che discende dall’Aurelia e finisce su Via Ulpiano (una bella intuizione, però monca e isterilita dai bisogni funzionali). 
La cifra che ne contraddistingue di fatto la sua alterità rispetto alla necessità fondamentale, è però una: la mancanza di un centro. 

Certamente avremo modo di conoscere le motivazioni dei progettisti e magari di intervenire in futuro, sulla fine del comando della polizia municipale, su piani rialzati per la zona giochi per bambini, sui piani inclinati dove inserire il verde, sulla totale disarmonia con il contesto nel quale si colloca, avremo tempo. Avremo di sicuro tempo per tessere magari le lodi per le varie qualità che porta il progetto. Di certo poi, sarà pure funzionale, ultra moderno, green oriented ma la prima domanda che sorge davanti a quel progetto è – per usare un francesismo:” ma che cazzo è, ma i progettisti dove pensavano di inserirla quella fetta di formaggio a Los Angeles, Bruxelles o Abu Dabi?”

Niente, non c’è niente da fare, è un progetto che non ha un centro, perché coloro che l’hanno progettato non hanno un centro, non c’è un monumento perché evidentemente non interessa che una cittadina o un villaggio del terzo millennio, abbia una identità intorno a cui stringersi, non vi è il respiro dell’anima. Tutto è legato alla usabilità, alla funzionalità, al freddo interesse utilitaristico. 

È sempre troppo tardi, purtroppo, per intervenire nei gangli melmosi della burocrazia amministrativa comunale. Poco potrà fare un comitato per una piazza partecipata che, come nota caratteristica delle iniziative sinistrorse, prima viene costituito da “lorsignori” e poi si invitano i cittadini a partecipare. Poco potrà essere fatto, come dicono gli esperti, quando si passa da un progetto preliminare ad uno definitivo che – salvo particolari disarmonie burocratiche tra norme urbanistiche del centro e progetto presentato – si concretizzerà poi nel progetto esecutivo. Poco potranno fare le opposizioni, perché a questo punto dell’iter amministrativo e progettuale, eventuali interventi della politica sono assai velleitari. 

Insomma, ci limitiamo a queste modeste e brevi riflessioni, augurandoci che in futuro almeno qualche necessità umana e terrestre, venga presa in considerazione, prima dell’inizio lavori. Potrebbe anche essere che al posto di un bell’anfiteatro, si venga a scoprire il reale motivo di tutta questa manovra. Costruire finalmente, nel medio Tirreno, una base di atterraggio per astronavi extraterrestri!

San Giuseppe | Santo Patrono di Santa Marinella

UOMO SEMPLICE DI ECCELLENZA

  
Il nome Giuseppe è di origine ebraica e sta a significare “Dio aggiunga”, estensivamente si può dire “aggiunto in famiglia”. Può essere che l’inizio sia avvenuto col nome del figlio di Giacobbe e Rachele, venduto per gelosia come schiavo dai fratelli. Ma è sicuramente dal padre putativo, cioè ritenuto tale, di Gesù e considerato anche come l’ultimo dei patriarchi, che il nome Giuseppe andò diventando nel tempo sempre più popolare. In Oriente dal IV secolo e in Occidente poco prima dell’XI secolo, vale a dire da quando il suo culto cominciava a diffondersi tra i cristiani. Non vi è dubbio tuttavia che la fama di quel nome si rafforzò in Europa dopo che nell’Ottocento e nel Novecento molti personaggi della storia e della cultura lo portarono laicamente, nel bene e nel male: da Francesco Giuseppe d’Asburgo a Garibaldi, da Verdi a Stalin, da Garibaldi ad Ungaretti e molti altri ancora. San Giuseppe fu lo sposo di Maria, il capo della “sacra famiglia” nella quale nacque, misteriosamente per opera dello Spirito Santo, Gesù figlio del Dio Padre. E orientando la propria vita sulla lieve traccia di alcuni sogni, dominati dagli angeli che recavano i messaggi del Signore, diventò una luce dell’esemplare paternità. Certamente non fu un assente. È vero, fu molto silenzioso, ma fino ai trent’anni della vita del Messia, fu sempre accanto al figliolo con fede, obbedienza e disponibilità ad accettare i piani di Dio. Cominciò a scaldarlo nella povera culla della stalla, lo mise in salvo in Egitto quando fu necessario, si preoccupò nel cercarlo allorché dodicenne era “sparito’’ nel tempio, lo ebbe con sé nel lavoro di falegname, lo aiutò con Maria a crescere “in sapienza, età e grazia”. Lasciò probabilmente Gesù poco prima che “il Figlio dell’uomo” iniziasse la vita pubblica, spirando serenamente tra le sue braccia. Non a caso quel padre da secoli viene venerato anche quale patrono della buona morte. San Giuseppe non è solamente il patrono dei padri di famiglia come “sublime modello di vigilanza e provvidenza” nonché della Chiesa universale, con festa solenne il 19 marzo. Egli è oggi anche molto festeggiato in campo liturgico e sociale il 1° maggio quale patrono degli artigiani e degli operai, così proclamato da papa Pio XII. Papa Giovanni XXIII gli affidò addirittura il Concilio Vaticano II. Vuole tuttavia la tradizione che egli sia protettore in maniera specifica di falegnami, di ebanisti e di carpentieri, ma anche di pionieri, dei senzatetto, dei Monti di Pietà e relativi prestiti su pegno. Viene addirittura pregato, forse più in passato che oggi, contro le tentazioni carnali. Che il culto di San Giuseppe abbia raggiunto in passato vette di popolarità lo dimostrano anche le dichiarazioni di moltissime chiese relative alla presenza di sue reliquie. Per fare qualche esempio particolarmente significativo: nella chiesa di Notre-Dame di Parigi ci sarebbero gli anelli di fidanzamento, il suo e quello di Maria; Perugia possiederebbe il suo anello nuziale; nella chiesa parigina dei Foglianti si troverebbero i frammenti di una sua cintura. Ancora: ad Aquisgrana si espongono le fasce o calzari che avrebbero avvolto le sue gambe e i camaldolesi della chiesa di S. Maria degli Angeli in Firenze dichiarano di essere in possesso del suo bastone.
Cosa faceva san Giuseppe?

In Matteo 13,55 la professione di Giuseppe viene nominata quando si dice che Gesù era figlio di un “téktón”. Il termine greco téktón è stato interpretato in vari modi. Si tratta di un titolo generico che veniva usato per operatori impegnati in attività economiche legate all’edilizia, dunque in senso stretto non doveva appartenere a una famiglia povera, non si limitava ai semplici lavori di un falegname ma esercitava piuttosto un mestiere con materiale pesante, che manteneva la durezza anche durante la lavorazione, per esempio legno o pietra. Accanto alla traduzione – accettata dalla maggior parte dagli studiosi – di téktón come carpentiere, alcuni hanno voluto accostare quella di scalpellino. Gesù a propria volta praticò il mestiere del padre. Il primo evangelista ad usare questo titolo è stato Marco che definisce Gesù un téktón in occasione di una visita a Nazaret, osservando che i concittadini ironicamente si chiedono: “Non è costui il téktón, il figlio di Maria?”. Matteo riprende il racconto di Marco, ma con una variante: “Non è egli (Gesù) il figlio del téktón?”. Come è evidente, qui è Giuseppe ad essere iscritto a questa professione. Nei tempi antichi, i Padri latini della Chiesa hanno però tradotto il termine greco di téktón con falegname, dimenticando forse che nella Israele di allora il legno non serviva soltanto per approntare aratri e mobili vari, ma veniva usato come vero e necessario materiale per costruire case e qualsiasi edificio. Infatti, oltre ai serramenti in legno, i tetti a terrazza delle case israelite erano allestiti con travi connesse tra loro con rami, argilla, fango e terra pressata, tant’è vero che il Salmo 129 descrive come sui tetti crescesse l’erba.

Origini e sposalizio con Maria

Le notizie dei Vangeli su san Giuseppe sono molto scarne. Parlano di lui Matteo e Luca: essi ci dicono che Giuseppe era un discendente del re Davide ed abitava nella piccola città di Nazaret. Le versioni dei due evangelisti divergono nell’elencare la genealogia di Gesù, compreso chi fosse il padre di Giuseppe: Luca 3,23-38: Gesù quando incominciò il suo ministero aveva circa trent’anni ed era figlio, come si credeva, di Giuseppe, figlio di Eli, Matteo 1,1-16: Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo. Secondo la tradizione degli apocrifi, in particolar modo il Protoevangelo di Giacomo (II secolo) Giuseppe, discendente dalla famiglia di David e originario di Betlemme, prima del matrimonio con Maria si sposò con una donna che gli diede sei figli, quattro maschi (Giuda, Giuseppe, Giacomo e Simeone) e due femmine (Lisia e Lidia). Rimase però ben presto vedovo e con i figli a carico. Gli apocrifi cercavano in tal modo di giustificare la presenza di fratelli di Gesù nei Vangeli. La Chiesa ortodossa accoglie questa tradizione (come ben mostrato nei mosaici della chiesa di San Salvatore in Chora, a Costantinopoli), mentre la Chiesa cattolica rifiuta questa interpretazione, e sostiene che si trattava di cugini o altri parenti stretti (in greco antico vi sono due termini distinti: adelfòi, fratelli, e sìnghnetoi, cugini, ma in ebraico e in aramaico una sola parola, ah, è usata per indicare sia fratelli sia cugini. Seguendo ancora la tradizione apocrifa, Giuseppe, già in età avanzata, si unì ad altri celibi della Palestina, tutti discendenti di Davide, richiamati da alcuni banditori provenienti da Gerusalemme. Il sacerdote Zaccaria aveva infatti ordinato che venissero convocati tutti i figli di stirpe reale per sposare la giovane Maria, futura madre di Gesù, allora dodicenne, che era vissuta per nove anni nel tempio. Per indicazione divina, questi celibi avrebbero condotto all’altare il loro bastone, Dio stesso ne avrebbe poi fatto fiorire uno, scegliendo così il prescelto. Zaccaria entrato nel tempio chiese responso nella preghiera, poi restituì i bastoni ai legittimi proprietari: l’ultimo era quello di Giuseppe, era in fiore e da esso uscì una colomba che si pose sul suo capo. Giuseppe si schermì facendo presente la differenza d’età, ma il sacerdote lo ammonì a non disubbidire alla volontà di Dio. Allora questi, pieno di timore, prese Maria in custodia nella propria casa.

Il dubbio dinanzi alla gravidanza di Maria e il sogno

La vicenda di Maria e Giuseppe ha inizio nei Vangeli con l’episodio dell’Annunciazione: Nel sesto mese l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe, la vergine si chiamava Maria. Giuseppe è presentato come il discendente di Davide, sposo della Vergine divenuta protagonista del Mistero dell’Incarnazione. Per opera dello Spirito Santo, Maria concepì un Figlio “che sarà chiamato Figlio dell’Altissimo”. L’angelo a conferma dell’evento straordinario, le disse poi che anche la cugina Elisabetta benché sterile, aspettava un figlio. Maria si recò subito dalla parente e al suo ritorno, essendo già al terzo mese, erano visibili i segni della gravidanza. In queste circostanze “Giuseppe suo sposo che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di allontanarla in segreto” come dice il Vangelo di Matteo. L’uomo non sapeva come comportarsi di fronte alla miracolosa maternità della moglie: certamente cercava una risposta all’inquietante interrogativo, ma soprattutto cercava una via di uscita da una situazione difficile. Ecco però che gli apparve in sogno un angelo che gli disse: “Giuseppe figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Ella partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli salverà il suo popolo dai suoi peccati”. Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo e prese con sé la sua sposa, accettandone il mistero della maternità e le successive responsabilità.

La vita “nascosta” di Nazaret

I Vangeli riassumono in poche parole il lungo periodo della fanciullezza di Gesù, durante il quale questi, attraverso una vita apparentemente normale, si preparava alla sua missione. Un solo momento è sottratto a questa “normalità” ed è descritto dal solo Luca. Gesù, a dodici anni, partì come pellegrino insieme coi genitori verso Gerusalemme per festeggiarvi la festa di Pasqua. Trascorsi però i giorni della festa, mentre riprendeva la via del ritorno, Gesù rimase a Gerusalemme, senza che Maria e Giuseppe se ne accorgessero. Passato un giorno se ne resero conto e iniziarono a cercarlo, trovandolo dopo tre giorni di ricerche nel tempio, seduto a discutere con i dottori. Maria gli domandò: “Figlio, perché hai fatto così? Ecco tuo padre e io, angosciati ti cercavamo”. La risposta di Gesù “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” lasciò i genitori senza parole. La morte di San Giuseppe-. Tornato a Nazaret, Gesù cresceva giovane e forte, sottomesso ai genitori. Quando iniziò la sua vita pubblica, molto probabilmente Giuseppe era già morto. Infatti, non è mai più menzionato dai Vangeli dopo il passo di Luca sopra citato (talvolta Gesù è chiamato “figlio di Giuseppe”, ma questo non implica che fosse ancora vivente). Inoltre, quando Gesù è in croce, affida Maria al suo discepolo Giovanni, il quale “da quel momento la prese nella sua casa”, il che non sarebbe stato necessario se Giuseppe fosse stato in vita. Secondo l’apocrifo “Storia di Giuseppe il falegname”, che descrive dettagliatamente il trapasso del santo, Giuseppe aveva ben centoundici anni quando morì, godendo sempre di un’ottima salute e lavorando fino al suo ultimo giorno. Avvertito da un angelo della prossima morte, si reca a Gerusalemme e al suo ritorno viene colpito dalla malattia che l’avrebbe ucciso. Stremato nel suo letto, sconvolto dai tormenti, è travagliato nella mente e solo la consolazione di Gesù riesce a calmarlo. Circondato dalla sposa, viene liberato dalla visione della morte e dell’Oltretomba, scacciate subito da Gesù stesso. L’anima del santo viene quindi raccolta dagli arcangeli e condotta in paradiso. Il suo corpo viene poi sepolto con tutti gli onori alla presenza dell’intera Nazaret. Ancora oggi non sappiamo dove si trovi la tomba del santo, nelle cronache dei pellegrini che visitarono la Palestina si trovano alcune indicazioni circa il sepolcro di San Giuseppe. Due riguardano Nazaret e altre due Gerusalemme, nella valle del Cedron. L’entrata in Cielo di Giuseppe-. Grandi santi e teologi si sono mostrati convinti che Giuseppe sia stato assunto in Cielo al tempo della Risurrezione di Cristo. Così Francesco di Sales in un suo sermone: «Non dobbiamo per nulla dubitare che questo santo glorioso abbia un enorme credito nel Cielo, presso Colui che l’ha favorito a tal punto da elevarlo accanto a Sé in corpo e anima. Cosa che è confermata dal fatto che non abbiamo reliquie del suo corpo sulla terra. Così che mi sembra che nessuno possa dubitare di questa verità. Come avrebbe potuto rifiutare questa grazia a Giuseppe, Colui che gli era stato obbediente tutto il tempo della sua vita? ». A tal proposito, papa Giovanni XXIII – nel maggio del 1960, in occasione dell’omelia per la canonizzazione di Gregorio Barbarigo – ha mostrato la sua prudente adesione a quest’antica «pia credenza» secondo cui Giuseppe, come anche Giovanni Battista, sarebbe risorto in corpo ed anima e salito con Gesù in Cielo all’Ascensione. Il riferimento biblico sarebbe in Matteo 27,52 «…e i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. E, uscendo dai sepolcri, entrarono nella Città santa e apparvero a molti…».

  
La paternità di san Giuseppe

Accanto alla testimonianza circa l’origine divina di Gesù, incontriamo nei Vangeli anche quella che Gesù era ritenuto il figlio di Giuseppe. Limitiamoci a Filippo, che dice a Natanaele: “Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti: Gesù, figlio di Giuseppe, di Nazaret” (Giovanni 1,45). L’esortazione di Giovanni Paolo II afferma apertamente che nella santa Famiglia “Giuseppe è il padre: non è la sua una paternità derivante dalla generazione; eppure, essa non è ‘apparente’, o soltanto ‘sostitutiva’, ma possiede in pieno l’autenticità della paternità umana, della missione paterna nella famiglia”. Il matrimonio di Giuseppe con Maria e la conseguente legittimazione della sua paternità all’interno della famiglia sono orientate verso l’incarnazione, ossia verso Gesù che ha voluto inserirsi nel mondo in modo “ordinato”. Origene, definisce Giuseppe appunto come “l’ordinatore della nascita del Signore”. Il suo matrimonio onora la maternità di Maria e garantisce a Gesù l’inserimento nella genealogia di Davide, come abbiamo visto. Ma la teologia che fa da chiave a tutta l’esortazione apostolica va ben oltre, come richiede l’unità “organica e indissolubile” tra l’incarnazione e la redenzione (n.6). Di qui l’affermazione che “san Giuseppe è stato chiamato da Dio a servire direttamente la persona e la missione di Gesù mediante l’esercizio della sua paternità: proprio in tale modo egli coopera nella pienezza dei tempi al grande mistero della redenzione ed è veramente ‘ministro della salvezza’” (n.8). La definizione “Ministro della salvezza” descrive perfettamente la grandezza di san Giuseppe, che ha avuto il singolare privilegio di servire direttamente Gesù e la sua missione, ossia la sua opera salvifica. Tutti gli Angeli e i Santi servono Gesù, ma san Giuseppe, insieme con Maria, lo ha servito “direttamente” come padre. Ciò vuol dire che molte delle opere salvifiche di Gesù, definite come “misteri della vita di Cristo”, hanno avuto bisogno della “cooperazione” di san Giuseppe. Il riferimento riguarda tutti quei “misteri della vita nascosta di Gesù”, nei quali era indispensabile l’intervento paterno. Toccava al padre, infatti, iscrivere il bambino all’anagrafe, provvedere al rito della circoncisione, imporgli il nome, presentare il primogenito a Dio e pagare il relativo riscatto, proteggere il Bambino e la madre nei pericoli della fuga in Egitto. È ancora il padre Giuseppe che ha introdotto Gesù nella terra di Israele e lo ha domiciliato a Nazaret, qualificando Gesù come “Nazareno”; è Giuseppe che ha provveduto a mantenerlo, a educarlo e a farlo crescere, procurandogli cibo e vestito; da Giuseppe Gesù ha imparato il mestiere, che lo ha qualificato come “il figlio del falegname”. Non ci vuole molto sforzo a comprendere quante cose deve fare un padre dal punto umano, civile e religioso. Ebbene, tutto questo lo ha fatto anche Giuseppe.

Preghiera a san Giuseppe

 “A te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione, ricorriamo, e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio, dopo quello della tua santissima sposa. Per, quel sacro vincolo di carità, che ti strinse all’Immacolata Vergine Maria, Madre di Dio, e per l’amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, riguarda, te ne preghiamo, con occhio benigno la cara eredità che Gesù Cristo acquistò col suo Sangue, e col tuo potere ed aiuto sovvieni ai nostri bisogni. Proteggi, o provvido custode della divina Famiglia, l’eletta prole di Gesù Cristo: allontana da noi, o Padre amatissimo, gli errori e i vizi, che ammorbano il mondo; assistici propizio dal cielo in questa lotta col potere delle tenebre, o nostro fortissimo protettore; e come un tempo salvasti dalla morte la minacciata vita del pargoletto Gesù, così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità; e stendi ognora sopra ciascuno di noi il tuo patrocinio, affinché a tuo esempio e mediante il tuo soccorso, possiamo virtuosamente vivere, piamente morire e conseguire l’eterna beatitudine in cielo. Amen”. 

a cura di Ornella Felici

  

Santamarinellistan | Telecamere sulla valle dei templi

È di pochi giorni fa la notizia, nella quale Sindaco, delegato, Comandante e responsabile del servizio inauguravano in pompa magna, il nuovo impianto di video sorveglianza, sul territorio di Santa Marinella. Una iniziativa controversa che, da una parte, vede schierate le ragioni della sicurezza e della dissuasione dei crimini sempre più diffusi sul territorio, dall’altra, la preservazione della riservatezza e i dubbi sollevati su chi effettivamente è abilitato alla visione delle immagini e per quali motivi. Un dibattito che non si esaurirà certamente in questi giorni ma che vedrà n cessariamente nuovi sviluppi. Ciò nondimeno, qualche ulteriore perplessità è sorta circa l’utilizzo eventuale di un drone. 

  

Nell’osservare le immagini proposte dalla pagina info@comune abbiamo però notato un particolare interessante ma soprattutto divertente. Nelle immagini che da un monitor provenivano da Piazza unità d’Italia ci è saltato subito all’occhio un particolare, la denominazione data al sito dove è posizionato l’occhio della telecamera : OBELISCO!

  

Orbene, ci siamo chiesti se il lavoro di elaborazione del database delle telecamere, fosse stato affidato ad un pischello della comitiva omonima o piuttosto ad un sprovveduto amico egiziano che, in mancanza di riferimenti storici e culturali ha pensato bene di dare a quella strana cosa con dei nomi scritti sopra, il nome di un monumento a lui più congeniale. 

 
Aldilà del fatto che a nessuno sia venuto in mente la questione, ci viene da pensare, sommessamente, che sia il caso di correggere la dicitura, non tanto per una questione formale, quanto per il fatto che questa deriva tecnicistica sta cancellando sistematicamente ogni riferimento sostanziale, storico e culturale da quello che è il vissuto quotidiano dei nostri cittadini. 

Capiamo che i giovani amministratori sono forse stati abituati da piccoli a frequentare la comitiva dell’obelisco, capiamo che qualcun altro ancora non ha capito che quell’altro NON È “il parco delle foibe”, ma da qui a trasformare piazza dell’unità d’Italia e il monumento ai caduti in un OBELISCO e in una zona archeologica ce ne passa. 

Non vorremmo che un giorno, da qui a poco tempo, ci troveremo qualcuno con una bella sanzione comminata proprio presso PIAZZA DELL’OBELISCO!