Radici Profonde – recensione del ciclo di incontri con Mario Polia | at.com

In un mondo che tende a dissolvere ogni vincolo spirituale, sociale, familiare e individuale, parlare di Identità è un gesto rivoluzionario. È con tale premessa che tra marzo e aprile si è tenuto da Raido il corso di formazione militante “Radici Profonde” con Mario Polia.

L’intento? La Rivoluzione, quella vera, che parte dal cuore, dalle radici, dall’identità. Nulla di accademico.

In questa “Edizione 2018” è stata approfondita la tradizione nordico-germanica, in quanto una tra le varie espressioni della matrice indo-europea comune. Il mito, scevro da cervellotiche analisi letterarie, è stato affrontato per ciò che veramente è e significa: storia sacra, portatrice di verità di carattere spirituale, alla quali è necessario che l’uomo si accosti per rifondare l’Ordine.

Prima di addentrarsi nel mondo germanico, Mario ha trattato il concetto di indo-europeo o ario-europeo, fondamentale per la comprensione del resto del corso.

Il termine ario, infatti, il cui significato è degenerato nel corso dei secoli, ha la radice “-ar”, che è comune a tutto ciò che è bello, giusto e nobile (argòs, aretè, ordine). Questo tipo d’uomo si è manifestato in diverse popolazioni tradizionali, che condividevano gli stessi valori e contenuti, differenziati solo nelle forme.

Come ogni società tradizionale, anche quella germanica risulta ordinata secondo il principio della tripartizione, necessario per il mantenimento della pace, che è condicio sine qua non per coltivare le virtù degli uomini che vi si collocano. Si tratta di tre ordini sociali, tre funzioni, gerarchicamente strutturati: sacerdoti, guerrieri e produttori di ricchezze; a cui sono assegnati rispettivamente Odino, Thor e Freyr, le tre divinità principali.

Inevitabile il parallelo con Roma, in cui gli ordini erano presieduti da Giove, Marte e Quirino.

La prima classe è quella composta dai sacerdoti, uomini in cui prevale lo “pneuma”, ovvero l’inclinazione alla meditazione e alla conoscenza spirituale. Essi hanno il ruolo di rendere attivo il Sacro nella società al fine di promuovere leggi giuste e garantire l’ordine. Riguardo a Odino, padre degli dei, è stata rivolta un’attenzione speciale. Rappresenta la Sapienza ed è ispiratore dei veri poeti, che si nutrono dell’idromele per aprire l’anima alle grandi imprese. A lui, dopo essersi sacrificato a se stesso, è stata concessa la scienza runica. Egli era “Padre della Sapienza” e della “Vittoria”, esattamente come Giove era per Roma “Auctor Victoriae”. La vittoria in battaglia non era considerata infatti mero frutto del coraggio dell’uomo, ma soprattutto un dono del Dio.

La sfera dei guerrieri è, invece, riservata a coloro la cui sfera passionale è sviluppata ma che, dediti all’azione, la dominano. Il guerriero difende gli altri e la patria, ma soprattutto l’Ordine, contrapponendo la Giustizia all’empietà. Onesto, pio, parco nei desideri e, soprattutto, obbediente verso il proprio superiore, egli combatte disinteressato dall’esito della battaglia, ma conscio di compiere un atto giusto. Thor è il difensore dell’ordine cosmico dagli assalti dei giganti e dei titani, creature che si agitano convulsamente.

Alla terza funzione si riferiscono gli uomini caratterizzati dall’elemento della materia, ai quali si attribuisce il compito della produzione di ricchezze. Freyr, dio della fertilità e sovrano dell’età dell’oro, garantisce la pace e regola le bramosie di possesso. A lui si oppone Freyja, divinità dell’amore sessuale e della seduzione, che destabilizza la pace e dalla quale avrà origine la decadenza del mondo.

L’Ordine viene stravolto dalla bramosia di potere e dell’affermazione dell’Io da parte degli uomini, che porterà al Ragnarok, epoca oscura, in cui la legge sarà sovvertita fino alla confusione dei sessi, al piacere fine a se stesso e al mescolamento di Bene e Male

…ogni riferimento è puramente casuale!

Gli dei moriranno e il mondo sembrerà finito, ma si ristabilirà un nuovo Ordine con nuovi dei, in piena aderenza alla ciclicità del tempo indo-europea.

A differenza delle false “apocalissi” new age intrise di sentimento e moralismo, quelle della Tradizione, tra cui germanica, testimoniano ancora una volta che il Male non prevarrà, ma che dovrà essere sconfitto tramite una durissima battaglia, soprattutto contro noi stessi.

Queste parole bruciano l’anima, sono nutrimento spirituale: ci è chiara la necessità di incarnarle. Siamo chiamati ad essere testimoni e scintille di un fuoco che arde per l’Eternità.