Pornografia: veicolo di Sovversione ⋅ Il Dispaccio | Comunità Militante Raido

“La tua voce come il coro delle Sirene di Ulisse mi incatena” (Sentimiento nuevo, Franco Battiato)

Anestetizzati, fiacchi, insoddisfatti e schiavi: la Pornografia  a tutte le ore, in ogni luogo e in ogni pensiero, trasforma gli uomini d’oggi in palloni sgonfi e passivi, alla mercé dei calci di ‘chi muove i fili del mondo’.

Così, soddisfacendo le voglie del basso ventre dell’uomo, creando nuovi bisogni ‘sessuali’ e nuove perversioni ‘all’avanguardia’, il Nemico depotenzia l’uomo, privandolo della sua lucidità, del dominio sui propri istinti e, anche e soprattutto, della sana forza erotica che la polarità sessuale sprigiona. Dunque, non è un discorso moralista, bensì una sentenza nuda e cruda: la Pornografia ha evirato e continua ad evirare l’uomo. Nel corpo, perché lo sfianca e lo lascia inerte e sonnolente. Nell’anima, perché ne depotenzia la carica attiva e lo insozza di immagini avvilenti.

Le dimensioni del mostro-porno Qualche numero – sì, spaventoso – ci aiuta a inquadrare la questione: 1. il fatturato annuo del mercato della Pornografia si aggira intorno ai cento miliardi di dollari; 2. nel 2016, Porn-hub, leaderdel porno-streaming, ha riprodotto l’equivalente di più di cinque secoli di video porno, ovvero circa centonovantuno milioni di giorni; 3. negli USA, tra il 2017 e il 2018, in soli tre mesi, cinque porno-star si sono suicidate, ponendo fine ad una vita ormai fatta di tristezza, depressione e psicofarmaci. Ed a tutto ciò, come se non bastasse, va aggiunto l’utilizzo “pubblicitario” che viene fatto del sesso: il commercio, infatti, fa leva sulle pulsioni sessuali e non a caso, per vendere bene un prodotto, quasi sempre, si fa uso (perché di questo si tratta e non è improprio pensare a certe modelle come le ‘mercenarie del sesso virtuale ed immaginario’) di una bella ragazza che ammicca e convince. In televisione, sui cartelloni stradali, sull’i-phone, il richiamo al sesso è ovunque e alla portata di tutti. O almeno così fanno credere.

Pornografia, quella ‘giusta’
Tuttavia la pornografia strictu sensu esiste da sempre, strettamente legata alla prostituzione che nasce, probabilmente, insieme al mondo stesso. Etimologicamente, significa “immagine di una prostituta”, anche se appare impossibile paragonare le antiche “immagini promozionali” allo squallore della pornografia industriale contemporanea. Infatti, in un contesto tradizionale, in cui nulla viene escluso e tutto è ricompreso e collocato nel giusto posto, la pornografia appariva tollerabile persino ai Santi Agostino e Tommaso d’Aquino[1], vista la funzione sociale di argine e sfogo delle pulsioni più basse. Al contrario, il “porno contemporaneo” è un mero veicolo di influenze sovversive, oltre che uno squallido rifugio per colui che è inadeguato ad affrontare se stesso e, conseguentemente, il mondo.

È un attacco al Simbolo È difficile per l’uomo della strada – che spesso coincide con il fruitore seriale di ‘pornazzi’ – comprendere che la pornografia attacca l’uomo sul piano simbolico e sacrale, propugnando il modello della donna oggetto e di plastica e dell’uomo arrapato, a discapito di quella armoniosa (e divina). Infatti, la sessualità umana, nella sua accezione normale, è l’immagine fisica della polarità generativa del principio maschile e di quello femminile o, in maniera forse più “brutale”, ma altrettanto vera, è l’incontro tra due realtà complementari in un’unione che è allo stesso tempo sintesi tra amore e guerra, Venere e Marte. Brevemente, la sessualità, nelle sue accezioni più profonde, rimanda a qualcosa di altro, è immagine di ciò che è in Alto, in tutta la sua potenza (basti pensare al mito platonico dell’androgino).

Da un lato la sessualità e il sesso, dall’altro il porno che, invece, distorce, prima di tutto, la bellezza e la magia della donna: non si è più attratti dal bello, di cui la donna è l’immagine personificata, ma si è attratti dallo sporco e dal volgare, dall’atteggiamento spudorato della strappona di turno che, nella supercombo tette-culo-disinibizione, preannuncia la possibilità di ‘farci qualsiasi cosa’.

Il porno ti porta fuori dalla vita e fuori da te
La finzione pornografica, come tutto ciò che è sovversione, non inventa nulla, ma parodizza e insozza ciò di cui la radice spirituale è lampante, rappresentandola in maniera pirotecnica, falsa, sgraziata, carnale e bulimica. Inoltre, ogni immagine eccessiva, come quelle pornografiche, si sedimenta nella coscienza di chi ne fruisce, riemergendo nei più profondi momenti interiori, contrastando la concentrazione, la meditazione, la preghiera. Dunque, anche sul piano esistenziale, l’uso (che è sempre abuso) della pornografia, copre, con le sue immagini, la vista dell’uomo sulla sua radice luminosa, intima e profonda, lo corrode dall’interno, sollecitandone gli strati e gli istinti più bassi, su cui fa leva.

La droga del porno
Il porno, al pari dell’horror (suo fratello), rivela tutto, apre porte che, erroneamente, si ritengono innocue, sia sul piano personale, sia su quello sociale. Tale miscuglio di comodità, pigrizia, sensazioni prêt-à-porter, immedesimazione in quelle immagini, dà l’illusione dell’auto-soddisfazione che, come droga, crea dipendenza. E proprio come in una dipendenza, infatti, al termine dello spasimo, si piomba in un assaggio di depressione per lo squallore del momento spremuto; senza tuttavia riuscire però, poi, a controllare l’impulso successivo, in un effetto di assuefazione.

Si rimane agiti dalle ‘forze’ che in noi sono state risvegliate, senza riuscire più a gestirle. Infatti, moltissime persone si lasciano accompagnare dalla pornografia e dall’auto-erotismo per tutta la loro vita.

Per ‘affrontare’ una donna
Quanti uomini conosciamo che non sanno approcciare una donna, che si sentono inadeguati al rapporto con una donna e si rifugiano nello ‘stare da soli’, senza mettersi in gioco sul piano della conquista? Così il porno è rifugio disordinato dalla vera sessualità, una facile soluzione. Di fronte a una donna, l’uomo si trova a dover affrontare i propri limiti, a imparare a gestire quel turbine di attrazioni e pulsioni che affiorano quando si trova di fronte a colei da cui si sente attratto. La conquista di una donna è in primis la conquista di se stessi.

Pertanto, la fuga nell’edonismo spicciolo della pornografia è una fuga dall’affrontarsi, rimanendo sempre più inermi di fronte alle problematiche della (sana) sessualità. Così, l’incapacità dell’uomo di gestirsi, di dominarsi di fronte a una donna si traduce, di conseguenza, in una sempre maggiore incapacità di gestire i rapporti affettivi; da cui consegue, anche, la crescente denatalità(insieme, comunque, a ben altre concause): è evidente che l’industrializzazione della pornografia abbia alimentato tutti i processi sovversivi moderni legati alla sessualità. 

Danni collaterali: le perversioni
E il porno, ovviamente, porta con sé tanti danni collaterali. Gli eccessi banali e scontati della pornografia hanno corroborato – insieme ad altre cause – la crisi della famiglia e della natalità, aprendo l’immaginario a ogni perversione, alzandone sempre di più l’asticella, dando a uomini e donne l’illusione che una sana vita sessuale sia monotona e ‘ordinaria’, inaugurando inarrestabili corse verso le cose più strane e contro natura. Infatti, le perversioni sempre più ‘stravaganti’ spingono sempre un po’ più in là – in basso – l’immaginazione, dunque la voglia del ‘fruitore di porno’, dimodoché nel sesso non ci si accontenta più di una ‘banale’ prestazione, bensì si va alla ricerca delle stesse performance del video visto poco tempo prima, chiedendo sempre di più… e soddisfandosi sempre meno. Mondi sessuali un tempo impensabili ora sono raggiungibili da tutti… in nome del piacere e dell’“ammmore libbero”.

Uomo vero contro il falso del pornoDunque, come reagire? Il militante della Tradizione, che è conscio della sua natura e della sua missione, è consapevole anche delle energie alla base della sessualità. Non le consuma (e non si consuma), ma le disciplina. Conscio del fatto che la sessualità è apertura e forza vitale per eccellenza, quando si apre è cauto, quando vive è attento, quando si dona lo fa consapevolmente. Dunque, da una parte tiene a bada e a distanza il porno, che ne frusta e ne smorza la potenza, mentre dall’altra assume un atteggiamento lucido e gerarchico di fronte al sesso: lo mette al suo posto, gli dà la giusta importanza, non lo esclude e non lo reprime, ma non lo mette nemmeno al centro della propria esistenza. Lo vive con passione e partecipazione da un lato e con consapevolezza e lucidità dall’altro, facendo proprio l’atteggiamento di chi è conscio del fatto che ogni aspetto della propria vita va vissuto in maniera armonica ai Principi. Da qui si comprende la disciplina imposta, in ogni tradizione, nell’ambito della sessualità.

Anche in questo campo, quindi, non si deve soccombere, al fine di riappropriarsi di se stessi. E per fare ciò, prima di tutto, è necessario essere consapevoli che viviamo in un mondo in cui le pulsioni più elementari, invece che orientate verso l’Alto e trasfigurate, sono scatenate e utilizzate a uso e consumo dalle élites dominanti: per privare l’uomo di ogni prospettiva superiore, per distruggere le ultime strutture tradizionali e per finalità pubblicitarie e di mercato. Consapevolezza che deve costituire il presupposto fondamentale per il necessario e consequenziale retto agire.

Ancora una volta, la scelta rivoluzionaria è quella guerriera di chi affronta se stesso, è la scelta di dare una forma all’azione. Solo così tutto ciò che è in ordine fuori di noi sarà espressione di quel che già è in Ordine dentro di noi.

“…la civiltà nuova volge verso il livellamento, verso l’informe, verso uno stadio che invero non sta al di là, ma al di qua dell’individuazione e della differenza dei sessi” (Rivolta contro il mondo moderno, Julius Evola)

Consigli di lettura

Metafisica del sesso, Julius Evola, Edizioni Mediterranee

Critica del costume, Julius Evola, Il Cinabro

Eneide, l’eroe alla prova d’amore, Mario Polia, Raido

La donna e l’amore nella via del cavaliere, Mario Polia, Raido

Unisex. Cancellare l’identità sessuale: la nuova arma della manipolazione globale, E. Perrucchetti – G. Marletta, Arianna Editrice

[1] «Ecco perché S. Agostino dice che la meretrice nel mondo fa quello che la sentina fa nel mare, o la fogna nel palazzo: “Togli la fogna e riempirai di fetore il palazzo”, e analogamente si dice della sentina. “Togli le meretrici dal mondo, e lo riempirai di sodomia”. E per tale motivo lo stesso S. Agostino nel tredicesimo libro del De civitate Dei dice, che “la città terrena ha reso lecita turpitudine l’uso delle meretrici”» S. Tommaso d’Aquino, De Regimine Principum (IV, c. 14).