Over 65, una riflessione controcorrente | Un post di Mario Tuti

È la seconda volta che mi trovo d’accordo con Beppe Grillo.
La prima fu una decina di anni fa, quando nel programma del suo movimento fu indicata anche la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese – proposta poi subito abbandonata…
Ma ora mi trovo nuovamente d’accordo con Grillo sull’idea di escludere dal voto noi ultrasessantacinquenni. Una generazione che si è arresa, che ha tradito…

I recenti dati Istat ci dicono che noi ultrasessantacinquenni siamo quasi un quarto della popolazione, controlliamo il quaranta per cento della ricchezza del paese, solo un quarto di noi è in stato di emarginazione e bisogno, o non è autonomo, e gli altri si danno alla bella vita, andando ancora a ballare, facendo vacanze ai tropici, magari mettendosi con qualche giovane badante – per esorcizzare il destino che comunque ci attende, fatto di inutilità e solitudine, case di riposo, pannoloni, deambulatori, etc…
E mi chiedo come si sia potuti arrivare a questo, come si possa accettare che i nostri nipoti vivano in un paese in cui i diritti veri (quello al lavoro, alla casa, alla sicurezza, alla possibilità di fare una famiglia e dei figli) sono negati da un sistema politico sociale che di decennio in decennio, con l’illusione di un effimero consumismo, ci ha addomesticati e ci ha fatto dimenticare i nostri doveri verso le nuove generazioni, destinate a vivere molto peggio di noi, in un contesto degradato e umiliante.

Eppure io ed i miei coetanei abbiamo avuto l’esperienza, e la ventura, vivere in un paese in piena espansione, in cui il lavoro e lo studio erano validi e funzionali strumenti di realizzazione personale e di ascesa economica, dove il tessuto sociale era ancora integro (impensabile, per fare solo un esempio, che si potessero manifestare queste forme di criminalità diffusa e di spaccio di droga a cielo aperto). I ruoli, i diritti ed i doveri erano ben chiari, le funzioni sociali riconosciute ed accettate. Noi giovani vedevamo un futuro brillante e sicuro davanti a noi, ci sposavamo, facevamo i figli, e gli anziani di allora erano rispettati come portatori di saperi, di storie, di memorie…
E soprattutto allora non avremmo accettato, né noi giovani di allora né gli anziani, che la politica, la finanza ci rubassero il futuro!
E invece ora, io ed i miei coetanei, ci siamo adattati, ci siamo arresi ad uno stato di cose che, quaranta o cinquanta anni fa, ci avrebbe davvero fatto insorgere. Forse ci hanno comprati e corrotti con queste fugaci e ridicole illusioni di essere ancora giovani, e quindi anche irresponsabili. Dimenticando quello che già sosteneva Leopardi nello Zibaldone, e cioè che è ridicolo il vecchio che, come oggi, come tanti miei coetanei, si atteggia a giovanotto…

Certo questa imbelle inerzia riguarda anche me… Forse con l’avanzare degli anni e il diminuire delle forze anche la volontà s’indebolisce e si ottunde, ma almeno ho la consapevolezza di questo degrado, anche personale, almeno non sono contento…