Dove osano gli Lgbt: festival per l’infanzia, si parla di “inclusione” e si arriva al porno di Benedetta Frigerio | La Nuova Bussola Quotidiana 


Dovrebbero mettersi una mano sulla coscienza e fare “mea culpa” tutti quelli (chierici e alti prelati compresi) che parlano di tolleranza dei diversi, di ponti, di “vivere e lasciar vivere” in nome della pace sociale. Dovrebbero chiedere scusa quanti, attraverso ragionamenti arzigogolati, parlano di inutilità dei valori, di desiderio confuso da reindirizzare, tacciando di rigidità bigotta tutti coloro che denunciano una delle più grandi e violente ideologie del nostro secolo. L’ideologia Lgbt. Perché in chi conduce la battaglia arcobaleno non c’è confusione alcuna. I confusi, se mai, siamo noi. Loro, invece, sanno bene di chi sono e dove vogliono arrivare: al male perverso che colpisce gli innocenti. I nostri bambini.

UN LINGUAGGIO SUBDOLO – Guardando al sito “Uscire dal guscio”, festival di letteratura per l’infanzia, di cui sono partner fra gli altri l’associazione “Famiglie Arcobaleno” e “Genitori Rilassati”, si capisce bene cosa si nasconde dietro a quelle terminologie con cui vengono presentati i numerosi progetti, corsi, spettacoli educativi e scolastici e che, piano piano, attraverso un certo linguaggio, spingono ad accettare aberrazioni che si possono, senza essere tacciati di esagerazioni, definire diaboliche. Aprendo il sito, appunto, si apprende innanzitutto della promozione del festival della lettura per bambini 2017, finanziato dal Comune di Castel Maggiore, di Pieve di Cento, di San Pietro in Casale, che ha come partner istituzionali “Città metropolitana di Bologna” e “Unione Reno Galliera” che comprende otto Comuni della provincia bolognese. Lo scopo del festival, si legge, è quello di “andare fuori da sé” per “immaginare nuovi eroi ed eroine”. Ma in che senso nuovi? Lasciamo momentaneamente aperta la domanda. E, intanto, vediamo che giovedì 4 maggio alle 21 a Castel Maggiore, si parlerà di “Maschilità, omofobia e violenze”, mentre il giorno successivo a San Pietro in Casale di “Educare al genere: identità, sessualità, valore della diversità”. Infine, sabato 6 maggio, a Pieve di Cento si terranno tutto il giorno laboratori di lettura per bambini.

OLTRE LA “BELLA” MASCHERA – Proseguiamo leggendo che il progetto serve a “scoprire sentieri fantastici che conducono le bambine e i bambini verso mondi nuovi, luoghi distanti e vicini inosservati o inesplorati, regioni del sé ancora inespresse o censurate dalla uni-direzionalità di certe immagini e di certi schemi narrativi consolidati”. Che c’è di male, si potrebbe pensare, ripetendo a chi denuncia i corsi per “l’inclusione” e “antibullismo” che non si può cercare il marcio dove non c’è? Che non si può mica vivere con l’ossessione del gender. Eppure cliccando su “partenr” e poi su “Progetto Alice” si scoprono legami a dir poco osceni. Infatti, fra i vari link c’è anche quello alla sezione “Sexy shock”, un vero e proprio portale di immagini di cartoni pornografiche. Volti di eroine femminili in atteggiamenti sadomaso che solo a doverne scrivere vengono i conati. Non solo, qui si trovano anche link a siti di lesbo-pornografia, dove ci sono ragazzine orgogliose della loro ribellione autoerotica. E il tutto viene spiegato così: “Pensiamo che le donne debbano riappropriarsi della rappresentazione della sessualità, della pornografia. Perché gli oggetti “del piacere” possano essere finalmente agiti anche dalle donne e da tutti quelli che decidono di arricchire il loro immaginario. Una sessualità più libera non potrà esistere se non nella misura in cui degli uomini e delle donne si vedranno garantito il loro diritto di costruire e ricostruire la loro sessualità”.

DA PROVARE VERGOGNA. In sintesi, eravamo partiti dal leggere di un festival di lettura per l’infanzia che spinge a “mondi nuovi e inesplorati” per poi scoprire che il sito ha collegamenti con il mondo della pornografia. Forse a questo mira l’abolizione degli stereotipi? Alla sessualizzazione dei bambini che piace tanto alla pedofilia? Altro che lotta al bullismo (che per altro la pornografia non fa che incrementare). Domandiamo quindi: sono queste le stesse eroine da proporre ai bambini?; è questo il mondo adulto che organizza festival e corsi per i piccoli? Lasciamo a voi la risposta. Un tempo di fronte a oscenità del genere si sarebbe chiesto quantomeno l’avvio di un’indagine, oggi se va bene si fa si silenzio, se va male si parla di creare ponti. Il tutto mentre ai nostri bambini viene rubata subdolamente, con l’aiuto della nostra inerzia, l’innocenza. Non ci sono commenti da fare, solo una parola: vergogna. Perché di fronte all’accettazione omissiva della violenza sui piccoli, il sentimentalismo tollerante che ci fa sentire buoni e il buonismo stesso sono peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio.

“Educare ai valori Lgbt fin dai 2 anni”, dice la maestra | Benedetta Frigerio – LNBQ

Non è uno scherzo, perché in effetti è già dagli anni Cinquanta che gli attivisti Lgbt lo avevano capito: per riuscire a sovvertire l’ordine naturale della società bisogna incominciare a diseducare gli uomini fin dalla più tenera età, oscurando la prima fra le evidenze, la differenza uomo/donna. E’ così che, instancabilmente, colpo dopo colpo, con pazienza certosina anche quando al mondo apparivano ancora folli, i figli della “rivoluzione sessuale” sono arrivati ad ottenere risultati sconvolgenti come questi.

RIEDUCAZIONE DI STATO – Settimana scorsa l’Associazione nazionale degli insegnanti inglesi ha formulato ufficialmente la sua richiesta al governo di parlare di sessualità ai bambini di due anni, per spiegare loro che le relazioni omoerotiche sono normali. Il governo inglese, che sta già lavorando per l’obbligatorietà dell’educazione sessuale nelle scuole di qualsiasi ordine e grado, invadendo una sfera che dovrebbe essere mera prerogativa della famiglia, dovrà rispondere alla mozione passata con la maggioranza dei voti. All’inizio dell’anno il ministro dell’Istruzione, Justine Greening, aveva annunciato l’avvio di un piano rivolto ai ragazzini delle medie e delle superiori che rendeva non più facoltativa l’ora di “educazione” sessuale: “D’ora in poi – aveva chiarito la Greening – tutte le scuole saranno legate a quest’obbligo”. Ovviamente, anche la Chiesa di Stato inglese si era detta favorevole. Nonostante ciò secondo Annette Pryce, membro della Associazione nazionale degli insegnanti, “l’ala destra e religiosa” avrebbe impedito al ministro di proporre un’agenda più “inclusiva” riguardo alla sessualità che parlasse esplicitamente a tutti gli alunni della normalità delle relazioni fra persone dello stesso sesso. Per questo la mozione sarebbe un passo in avanti.

SENZA ECCEZIONI – Secondo il quotidiano inglese Telegraph il suo contenuto prevede che gli insegnati “si impegnino per promuovere le istanze Lgbt in tutte le scuole dall’asilo nido e per tutti gli stadi educativi”. Senza eccezioni. Questo per via della “mancanza di politiche che promuovano gli Lgbt nelle scuole”, con un “impatto significativamente negativo” sul benessere degli studenti e degli insegnanti che appartengono a tale gruppo. E’ così che, per la buona pace degli adulti, si colpirebbero i bambini utilizzando aberrazioni lontanissime dai loro interessi. In attesa della risposta del ministro, Kiri Tunks, insegnante londinese dell’Associazione nazionale insegnanti, ha aggiunto che “la nuova legislazione è una vittoria”, ma “il cammino è ancora lungo”. Perciò i membri dovranno “continuare a promuovere l’obbligatorietà dell’educazione sessuale in tutte le scuole di ogni ordine e grado”. Il segretario generale dell’Associazione, Kevin Courtney, ha aggiunto: “L’inclusione delle istanze Lgbt” è necessaria “per un modo moderno e all’avanguardia di pensare alla società e di abbracciare le differenze interne alle nostre comunità”. Dulcis in fundo, tutto viene furbamente giustificato come una “necessaria informazione” che dovrebbe combattere la disinformazione legata all’emergenza pornografia. Sebbene così non si faccia che incrementare il problema: “Parlare ai bambini di queste questioni è devastante” e “li deruba della loro innocenza”, ha affermato l’Ad dell’organizzazione inglese Christian Concern, Andrea Williams.

LA VERA SOLUZIONE – Tim Diepped, anche lui membro Christian Concern, ha commentato che “viviamo in una società ipersessualizzata. Un incremento dell’educazione sessuale a scuola non farebbe che ingrandire il problema”. Inoltre le linee guida ministeriali e le lezioni sulla prevenzione, che trattano il sesso come una tecnica o come qualcosa di necessario a soddisfare bisogni fisiologici, ma da cui occorre difendersi, “insegna loro a concepirsi come fossero oggetti sessuali. E a pensare a cose a cui non vorrebbero nemmeno pensare a quell’età”. Quello che occorrerebbe insegnare ai giovani è invece il bisogno di “relazioni stabili”, perché l’unico e “vero posto per la sessualità sono queste”. Dove il “per sempre” e l’apertura alla vita rendono il sesso una donazione priva di egoismo e in cui non bisogna difendersi da nulla, perché si è liberi da qualsiasi paura e preoccupazione sulle sue conseguenze. E’ solo così, dunque, che la sessualità e perfino il piacere sarebbero realmente valorizzati. 

Gender in classe | Ecco i libri che insegneranno agli scolari italiani ad essere più moderni dei loro «genitori omofobi»

Dal «ritratto dell’individuo omofobo» all’empatia con i gay fino alla teoria delle “nuove famiglie”. Abbiamo letto gli opuscoli Unar che saranno proposti nelle scuole del nostro paese

È così che la teoria del “gender” verrà insegnata nelle scuole italiane sin dalla più tenera età. Come anticipato nelle famose “linee guida” approvate all’epoca del governo Monti dall’allora ministro del Lavoro con delega alle Pari opportunità, Elsa Fornero, sono pronti i «percorsi innovativi di formazione e aggiornamento per dirigenti, docenti e alunni sulle materie antidiscriminatorie, con particolare focus sul tema Lgbt e sui temi del bullismo omofobico e transfobico».

 «ESSERE GAY INFORMED». 

Questi percorsi sono delineati in tre libretti partoriti nell’ambito della nuova “strategia nazionale” anti omofobia, affidata per decreto del governo Letta a 29 associazioni del mondo Lgbt e finanziata dai contribuenti con 10 milioni di euro. In sostanza i volumi sono pressoché identici, con qualche variante per “adattarli” ai diversi gradi di scuola: superiore, media inferiore ed elementare. Sotto il generico titolo Educare alla diversità nella scuola, l’obiettivo è diffondere l’idea che omosessuali si nasce, così come si nasce etero. Per averli basta richiederli al sito dell’istituto Beck che li ha prodotti su incarico dell’Unar con l’intento di convincere gli insegnati e quindi gli alunni. Perché, come si legge, non è più sufficiente «essere gay friendly (amichevoli nei confronti di gay e lesbiche), ma è necessario essere gay informed (informati sulle tematiche gay e lesbiche)». Per evitare, cioè, discriminazioni che nascono da affermazioni o comportamenti che «gli insegnanti devono evitare», non basterà impegnarsi a non insultare o a non assumere atteggiamenti di esclusione. D’ora in poi i docenti dovranno evitare «analogie che facciano riferimento a una prospettiva eteronormativa (cioè che assume che l’eterosessualità sia l’orientamento normale)», poiché queste possono tradursi nella pericolosa assunzione «che un bambino da grande si innamorerà di una donna». Attenzione quindi a non dividere mai i maschi dalle femmine o ad assegnare loro diverse attività. Vietato anche elaborare compiti che non contengano situazioni diverse, occorre formulare problemi così: «Per esempio; “Rosa e i suoi papà hanno comprato tre lattine di tè freddo al bar. Se ogni lattina costa 2 euro, quanto hanno speso?”».

«NON PUOI CAMBIARE». 

A dar retta a questi opuscoli, l’identità sessuale sarebbe formata da quattro componenti. La prima componente è l’identità biologica che si riferisce al sesso. La seconda è l’identità di genere che dipende dalla percezione che si ha di sé. E «non sempre l’identità di genere e quella biologica coincidono». Infatti «a volte – si legge – il disagio rispetto al proprio sesso biologico è così forte che la persona è disposta a sottoporsi a cure ormonali e operazioni chirurgiche». La terza componente è poi il ruolo di genere, imposto dalla società, per colpa del quale, ad esempio, una donna «deve imparare a cucinare» o «deve volere un marito e dei figli». Infine c’è l’orientamento sessuale, quello da cui dipende l’attrazione verso altre persone. Le quali ovviamente possono essere indifferentemente di un altro sesso o dello stesso. L’unica cosa che non è normale è che esistano «individui attratti dal proprio sesso che non hanno comportamenti omosessuali o alcuna attività sessuale»: gli scolari italiani impareranno presto che queste persone «hanno forti sensi di colpa rispetto alla propria omosessualità». Secondo i teorici del gender si chiama «omofobia interiorizzata» ed è dovuta a «pregiudizi e discriminazioni che possono rendere più difficile l’accettazione del proprio orientamento». Quanto alle cosiddette «terapie riparative», sono cose «estremamente pericolose». Punto. Segue per sicurezza un bel «ritratto dell’individuo omofobo», che di solito è di «età avanzata» ed è accecato da un alto «grado di religiosità» e di «ideologia conservatrice». Si va dall’«omofobo di tipo religioso che considera l’omosessualità un peccato» a quello «scientifico che la considera una malattia», fino ai «genitori omofobi». Nelle pagine successive vengono poi forniti i dati sulla discriminazione, presi direttamente da Gay.it.

TUTTA  COLPA DEI MEDIA. 

Nei libretti anti-omofobia sono forniti anche alcuni strumenti: oltre al questionario per misurare il proprio livello di omofobia, si consiglia vivamente di coinvolgere nel progetto anche i genitori, inviando loro una lettera di cui viene presentato un modello tipo. Le due pagine successive sono dedicate alle risposte alle domande più frequenti, come quella sul perché ci sono persone con attrazioni dello stesso sesso, a cui si deve replicare che è così «per la stessa ragione per cui altri individui sono attratti da persone del sesso opposto». A chi domanda se esista una cura per l’omosessualità si deve risponde ovviamente di no, ricordando che «chiunque dica il contrario diffonde un pregiudizio».

COSA GUARDARE IN TV. 

C’è poi un’ultima sezione dedicata all’insegnamento pratico. Qui viene sottolineato il ruolo dei media italiani che discriminano le famiglie omosessuali, invitando i docenti a chiedere agli alunni come mai «in Italia non ritraggono diverse strutture familiari». Quindi viene caldeggiata la visione di film con modelli di «famiglie allargate» come Modern Family, oppure serie tv su famiglie eterosessuali litigiose come Tutto in famiglia o La vita secondo Jim. Viene proposto inoltre il “Gioco dei fatti e delle opinioni” in cui, ad esempio, se uno studente dice «“due uomini che fanno l’amore sono disgustosi”, a quel punto l’insegnante deve far notare che questa è un’opinione che deriva dal fatto che siamo poco abituati dal cinema e dalla tv a vedere due uomini che si baciano o fanno l’amore». E se questo non bastasse, ecco “Caccia agli stereotipi”, che permette di assicurarsi che gli alunni abbiano capito bene: «L’unica scelta che un omosessuale può fare è accettare questi sentimenti».


MASTURBAZIONE COME GIOCO

Dopo di che gli insegnanti dovranno tentare di fare immedesimare gli alunni “eterosessuali” con gli “omosessuali” e mettere gli alunni «in contatto con sentimenti e emozioni che possono provare persone gay o lesbiche». Ci sono storielle, attività e strumenti anche per questo, ed è proposto un elenco di documentari come Kràmpack, in cui la masturbazione fra due ragazzi è presentata come esplorazione e «gioco», e L’altra metà del cielo, che racconta «le vite di donne che amano altre donne» le quali «si sono scontrate con l’omofobia della propria famiglia».

ATTENZIONE AI GENITORI. Non poteva mancare qualche idea per aiutare le maestre a cambiare nelle teste dei loro alunni il concetto di famiglia. Ecco un esempio: «L’insegnante utilizza un tabellone e incolla a caso le immagini di famiglie differenti (ad esempio, l’immagine di una famiglia multi-razziale: due persone bianche con un bambino nero; le foto di un uomo vecchio, di una donna e di un cane; di due donne; di due uomini ecc). Chiede, allora, agli studenti se, secondo loro, le persone nelle foto potrebbero essere una famiglia (…). L’insegnante fa riferimento, dunque, alla definizione comune di famiglia e ricorda agli studenti che non si tratta di come appare, ma piuttosto di come i membri si supportano tra loro, si amano e si accudiscono a vicenda».

@frigeriobenedet

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Gender | pediatri americani escono allo scoperto: “E’ abuso sui minori”.


I Pediatri americani escono allo scoperto con un documento chiarissimo, rigoroso sotto il profilo scientifico e decisamente coraggioso sul GENDER. La traduzione è libera ma aderente al testo. Per gli inglesisti in fondo pagina c’è il link al testo originale.

Ora basta indottrinare i nostri ragazzi: QUESTO DA OGGI IN POI SARA’ CONSIDERATO ABUSO SUI MINORI!

Ecco l’octalogo, da mandare a memoria e diffondere in ogni dove!

1. La sessualità umana è oggettivamente binaria: xx=femmina, XY= maschio

2. Nessuno è nato con un genere, tutti sono nati con un sesso

3. Se una persona crede di essere ciò che NON è, questo è da considerare quantomeno come uno stato di confusione.

4. La pubertà non è una malattia e gli ormoni che la bloccano possono essere pericolosi.

5. Il 98% dei ragazzini e l’88% delle ragazzine che hanno problemi di identità di genere durante la pubertà li superano riconoscendosi nel proprio sesso dopo la pubertà.

6. L’uso di ormoni per impersonare l’altro sesso può causare sterilità, malattie cardiache, ictus, diabete e cancro

7. Il tasso di suicidi tra i transessuali è 20 volte quello medio, anche nella Svezia che è il paese più gay friendly del mondo

8. E’ da considerarsi abuso sui minori convincere i bambini che sia normale impersonare l’altro sesso mediante ormoni o interventi chirurgici
https://www.acpeds.org/the-college-speaks/position-statements/gender-ideology-harms-children

L’UNAR torna all’attacco, difendete i vostri figli | Gianluca Marletta


VIGILATE per i vostri figli. L’UNAR ritorna all’attacco!

A Milano, l’UNAR invita, con la scusa della lotta alle “discriminazioni”, gli studenti delle scuole superiori alla visione di un film dal titolo: “Né Romeo Né Giulietta”. Una breve recensione del film (dal sito cinemagay.it):

“Rocco è uno studente 16enne che da un anno sta cercando di scopare la sua migliore e paziente e comprensiva amica Maria (Carolina Pavone) senza riuscirci, perché il ‘meccanismo’ non si attiva. Scoprirà la causa di questi ripetuti insuccessi quando a scuola viene picchiato dal bullo di turno, in questo caso assai affascinante, tanto da procurargli nel mentre la tanto attesa erezione. Molto eloquente la scena di quando viene aggredito dal tipo sotto la doccia, che diventa quasi un amplesso… Esilarante la scenetta di quando la madre lo trova che sta facendo sesso con uno sconosciuto e lui avrà la determinatezza di spiegarle che nel mondo gay funziona così, cioè prima si scopa poi ci si conosce…”.

Gianluca Marletta

Fonte : Facebook

Gender a Roma – Il M5S inserisce il genere nel bilancio


Il Consiglio Comunale di Roma, a maggioranza grillina, ha introdotto il gender pure nel bilancio della Capitale.

“Un bilancio secondo prospettive di genere“, vuol dire spendere soldi pubblici – di tutti – per finanziare la propaganda dell’ideologia gender, che è solo di alcuni e principalmente della minoranza omosessualista della città.

Alcuni Consiglieri “valorosi” erano riusciti a bloccare la mozione del M5S che chiedeva l’inserimento della suddetta propaganda gender nel bilancio di Roma Capitale.

Ma la maggioranza ieri è riuscita a discuterla ed approvarla.

L’unico partito che ha votato contro è stato Fratelli d’Italia. Questa la dichiarazione del consigliere Maurizio Politi, che parla di una “pericolosa deriva ideologica da parte del M5S”.
Il M5S dimostra sempre di più la sua vicinanza alle politiche LGBT tipica della precedente Giunta Marino. L’approvazione avvenuta ieri, con il solo voto contrario di Fratelli d’Italia, del documento con il quale si impegna il Sindaco Virginia Raggi a realizzare un bilancio economico secondo prospettive gender, oltre ad essere inutile, rappresenta l’ ennesimo attacco antropologico alla Famiglia.

Pensare che nel bilancio di Roma Capitale, debbano essere previsti strumenti finanziari e di programmazione che vadano a valorizzare le diverse identità di genere, ha il solo fine esclusivo di attaccare le diversità tipiche dell’uomo e della donna, e nulla a che vedere con la salvaguardia dei giusti diritti.

Pensare di promuovere con i bilanci pubblici le varie teorie sessuali ed economiche tipiche delle associazioni LGBT che hanno portato l’Europa a riconoscere ufficialmente decine di gender diversi, senza alcuna considerazione del dato biologico proprio di ogni persona, rischia di essere propedeutico all’inserimento in pianta stabile, all’interno delle scuole comunali, di teorie che mirano a plagiare lo sviluppo dei nostri figli.

Vigileremo attentamente che la deriva ideologica assunta dal M5S, che nelle sue linee programmatiche di governo della città, aveva affermato: “Siamo portatori di una visione del mondo biocentrica che si oppone all’antropocentrismo che nella cultura occidentale ha trovato la massima espressione (…). Oggi, alla difesa di questi diritti (…) si aggiunge la lotta con lo specismo.”, in pratica negando che esista alcuna differenza tra l’essere umano e qualsiasi altra specie animale, ed oggi, quindi, pensa di usare le risorse pubbliche per scopi meramente ideologici che nulla hanno a che vedere con i problemi dei romani.

Redazione

FONTE: www.notizieprovita.it – 30 Novembre 2016

Formia: gender a scuola con il progetto “Scuole attive contro omofobia e transfobia” |  Osservatorio Gender


Il gender arriva anche nelle scuole di Formia con il progetto “Scuole amiche dei diritti umani”. Il copione è sempre lo stesso. L’iniziativa, promossa dall’Assessorato alla Scuola del Comune di Formia con gli Istituti scolastici della città e la collaborazione della Sezione Italiana e del Gruppo di Formia di Amnesty International, introduce infatti l’indottrinamento all’indifferenza sessuale nelle scuole laziali, celandosi dietro ad un progetto dal nome all’apparenza innocuo. All’iniziativa hanno aderito i seguenti istituti, ognuno dei quali dovrà sorbirsi una lezione specifica riguardante il diktat etico contemporaneo:

Ipseoa “Angelo Celletti”: “Stereotipi, pregiudizi e discriminazione”;

Ipia “E. Fermi”: “Discriminazione”;

Istituto per Geometri “B. Tallini”: “Cyberbullismo” (classi prime) / “Migranti” (triennio)

Liceo “Cicerone – Pollione”: “Contro la pena di morte”;

ITE “G. Filangieri”: “Stop bullismo”.

L’Assessora alla Scuola Maria Rita Manzo ha sottolineato come il progetto si ponga l’obiettivo di coinvolgere attivamente i giovani e affronti tematiche, a suo dire, strategiche e fondamentali come l’educazione sentimentale e il contrasto all’omofobia:

“Il progetto intende promuovere la partecipazione attiva dei giovani informandoli e sensibilizzandoli sui valori e i principi dei diritti umani in tutti gli ambiti della vita. L’idea è nata da un percorso di incontri che l’Amministrazione ha fortemente voluto e che ci ha visto sedere allo stesso tavolo con i rappresentanti degli istituti scolastici e gli esponenti regionali e locali di Amnesty International, Viviana Isernia e Annalisa D’Aniso. Nel corso di un incontro pubblico presenteremo il progetto complessivo alle scuole e all’intera città. Nell’attività in classe saranno approfonditi temi strategici come la lotta alle discriminazioni, l’educazione sentimentale e il contrasto all’omofobia”.

Le scuole partecipanti – continua la Manzo – riceveranno anche un apposito kit, spesato dal Comune di Formia, con tutto l’occorrente per apprendere più in fretta i concetti espressi durante il corso:

“Alle scuole aderenti saranno recapitate valigette messe a disposizione dal Comune che conterranno un kit materiale prodotto da Amnesty per la realizzazione del progetto. Il percorso si chiuderà con un momento finale rappresentativo del lavoro di approfondimento svolto.

L’Assessora alla Scuola conclude, evidenziando l’importanza del ruolo della scuola nell’insegnamento alla nuova “morale pubblica” e precisando come la sua Giunta abbia votato una delibera di indirizzo di adesione al progetto intitolata “Scuole attive contro omofobia e transfobia“.

“Crediamo molto nell’educazione e nel ruolo che la scuola può avere nel percorso di crescita sociale e culturale della nostra comunità. Per questo la giunta ha già votato due delibere di indirizzo: la prima a sostegno del progetto ‘Scuole amiche dei diritti umani’, la seconda di adesione al progetto ‘Scuole attive contro omofobia e transfobia”. La cultura dei diritti si nutre di conoscenza. Il primo passo è lavorare sulle nuove generazioni per prevenire comportamenti deviati che ledano i diritti delle persone”.

Il progetto “Scuole attive contro omofobia e transfobia” è l’ennesima dimostrazione di come l’ideologia gender stia penetrando in maniera sempre più prepotente e capillare all’interno degli istituti scolastici italiani, spesso all’insaputa delle famiglie, checché ne dicano coloro che si ostinano a negare l’esistenza della teoria gender.