“Educare ai valori Lgbt fin dai 2 anni”, dice la maestra | Benedetta Frigerio – LNBQ

Non è uno scherzo, perché in effetti è già dagli anni Cinquanta che gli attivisti Lgbt lo avevano capito: per riuscire a sovvertire l’ordine naturale della società bisogna incominciare a diseducare gli uomini fin dalla più tenera età, oscurando la prima fra le evidenze, la differenza uomo/donna. E’ così che, instancabilmente, colpo dopo colpo, con pazienza certosina anche quando al mondo apparivano ancora folli, i figli della “rivoluzione sessuale” sono arrivati ad ottenere risultati sconvolgenti come questi.

RIEDUCAZIONE DI STATO – Settimana scorsa l’Associazione nazionale degli insegnanti inglesi ha formulato ufficialmente la sua richiesta al governo di parlare di sessualità ai bambini di due anni, per spiegare loro che le relazioni omoerotiche sono normali. Il governo inglese, che sta già lavorando per l’obbligatorietà dell’educazione sessuale nelle scuole di qualsiasi ordine e grado, invadendo una sfera che dovrebbe essere mera prerogativa della famiglia, dovrà rispondere alla mozione passata con la maggioranza dei voti. All’inizio dell’anno il ministro dell’Istruzione, Justine Greening, aveva annunciato l’avvio di un piano rivolto ai ragazzini delle medie e delle superiori che rendeva non più facoltativa l’ora di “educazione” sessuale: “D’ora in poi – aveva chiarito la Greening – tutte le scuole saranno legate a quest’obbligo”. Ovviamente, anche la Chiesa di Stato inglese si era detta favorevole. Nonostante ciò secondo Annette Pryce, membro della Associazione nazionale degli insegnanti, “l’ala destra e religiosa” avrebbe impedito al ministro di proporre un’agenda più “inclusiva” riguardo alla sessualità che parlasse esplicitamente a tutti gli alunni della normalità delle relazioni fra persone dello stesso sesso. Per questo la mozione sarebbe un passo in avanti.

SENZA ECCEZIONI – Secondo il quotidiano inglese Telegraph il suo contenuto prevede che gli insegnati “si impegnino per promuovere le istanze Lgbt in tutte le scuole dall’asilo nido e per tutti gli stadi educativi”. Senza eccezioni. Questo per via della “mancanza di politiche che promuovano gli Lgbt nelle scuole”, con un “impatto significativamente negativo” sul benessere degli studenti e degli insegnanti che appartengono a tale gruppo. E’ così che, per la buona pace degli adulti, si colpirebbero i bambini utilizzando aberrazioni lontanissime dai loro interessi. In attesa della risposta del ministro, Kiri Tunks, insegnante londinese dell’Associazione nazionale insegnanti, ha aggiunto che “la nuova legislazione è una vittoria”, ma “il cammino è ancora lungo”. Perciò i membri dovranno “continuare a promuovere l’obbligatorietà dell’educazione sessuale in tutte le scuole di ogni ordine e grado”. Il segretario generale dell’Associazione, Kevin Courtney, ha aggiunto: “L’inclusione delle istanze Lgbt” è necessaria “per un modo moderno e all’avanguardia di pensare alla società e di abbracciare le differenze interne alle nostre comunità”. Dulcis in fundo, tutto viene furbamente giustificato come una “necessaria informazione” che dovrebbe combattere la disinformazione legata all’emergenza pornografia. Sebbene così non si faccia che incrementare il problema: “Parlare ai bambini di queste questioni è devastante” e “li deruba della loro innocenza”, ha affermato l’Ad dell’organizzazione inglese Christian Concern, Andrea Williams.

LA VERA SOLUZIONE – Tim Diepped, anche lui membro Christian Concern, ha commentato che “viviamo in una società ipersessualizzata. Un incremento dell’educazione sessuale a scuola non farebbe che ingrandire il problema”. Inoltre le linee guida ministeriali e le lezioni sulla prevenzione, che trattano il sesso come una tecnica o come qualcosa di necessario a soddisfare bisogni fisiologici, ma da cui occorre difendersi, “insegna loro a concepirsi come fossero oggetti sessuali. E a pensare a cose a cui non vorrebbero nemmeno pensare a quell’età”. Quello che occorrerebbe insegnare ai giovani è invece il bisogno di “relazioni stabili”, perché l’unico e “vero posto per la sessualità sono queste”. Dove il “per sempre” e l’apertura alla vita rendono il sesso una donazione priva di egoismo e in cui non bisogna difendersi da nulla, perché si è liberi da qualsiasi paura e preoccupazione sulle sue conseguenze. E’ solo così, dunque, che la sessualità e perfino il piacere sarebbero realmente valorizzati. 

NON SOLO L’UNAR: L’ANDDOS E’ AFFILIATA ANCHE AL CONI


La realtà nascosta dietro l’associazione “culturale” LGBT ANDDOS non finisce di sorprendere. ProVita, consultando informazioni accessibili al pubblico, ha scoperto ulteriori notizie sconcertanti: l’associazione “ANDDOS”, nata da una costola di Arcigay e che in passato Flavio Romani ha definito “l’anima ricreativa dell’Arcigay” – il 7 luglio 2015 ha sottoscritto un protocollo d’intesa e si è affiliata all’AICS, l’associazione italiana cultura sport, che dipende dal CONI. 

“C’è davvero da chiedersi quale sia lo “sport” praticato nei circoli ANDDOS – si chiede il senatore Lucio Malan di Forza Italia – Sorprende che l’ANDDOS venga riconosciuta dal CONI al pari di organizzazioni di ben altro prestigio”. 

L’ on. Lorenzo Fontana, europarlamentare, vice segretario della Lega Nord ha aggiunto: “Chiediamo che sulle associazioni in oggetto siano effettuate approfondite verifiche, sia riguardo alle attività poste in essere, sia riguardo alla rispondenza di queste attività con quanto dichiarato. La vicenda emersa dal servizio delle Iene è gravissima e delinea una più ampia responsabilità, che arriva fino al governo. Per questo riteniamo che il sottosegretario Boschi debba fare chiarezza e che l’Unar, organismo alle sue dipendenze, debba essere chiuso. Le dimissioni dell’ormai ex direttore, pur doverose, non bastano”.

“Abbiamo chiesto al CONI una presa di posizione ufficiale in merito – dichiara Toni Brandi, Presidente di ProVita Onlus – Ma non solo l’ANDDOS è collegata all’AICS,: anche promotrice di progetti tesi all’educazione (omo)sessuale e ‘di genere’ (si veda “Parlami d’amore”) che vengono propinati dagli ideologi del gender a scuola, ai nostri ragazzi. È veramente la goccia che fa traboccare il vaso. Intanto, però, chiediamo con forza che il Governo intervenga e chiuda l’UNAR – conclude Toni Brandi – Per questo ProVita ha indetto anche una raccolta firme: #chiudeteUNAR”. Del resto anche dai rapporti OSCE risulta che la discriminazione sull’orientamento sessuale in Italia e quasi in esistente.

La Petizione per la chiusura dell’UNAR indetta da ProVita ONLUS è visionabile al seguent collegamento  

http://www.notizieprovita.it/notizie-dallitalia/unar-firma-la-petizione-chiudeteunar-di-provita

Lo rende noto l’ufficio stampa di ProVita Onlus.

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Francia. È legge: esteso al web il reato di «ostruzione all’aborto»

Il Parlamento ha approvato la controversa norma. Pena fino a 2 anni di carcere e 30mila euro di multa: La ministra: punibile solo chi dissimula la propria opposizione

A Parigi una manifestazione di Manif pour tous a favore della vita
Il controverso testo di legge che estende anche ad Internet il delitto di «ostruzione all’aborto» è stato approvato oggi dal Parlamento francese. Dopo settimane di divergenze insanabili fra il Senato e l’Assemblea nazionale, quest’ultima ha fatto valere il proprio primato in materia legislativa.

Una pena massima di 2 anni di prigione e 30 mila euro di multa è prevista per chi è giudicato responsabile di diffondere «affermazioni o indicazioni tali da indurre intenzionalmente in errore, con scopo dissuasivo, sulle caratteristiche o le conseguenze mediche dell’interruzione volontaria di gravidanza». Hanno votato a favore, accanto alla maggioranza socialista, anche una parte dei deputati centristi.

La ministra socialista della Famiglia, Laurence Rossignol, sostiene che saranno puniti solo i siti Internet che dissimulano la propria opposizione all’aborto, presentandosi come neutri: «I militanti anti-aborto resteranno liberi di esprimere la loro ostilità all’aborto. A condizione di dire sinceramente chi sono, cosa fanno e cosa vogliono».

La legge «instaura un’autentica censura governativa», ha replicato l’opposizione neogollista, promettendo d’impugnare il testo davanti al Consiglio costituzionale. Anche molte associazioni francesi impegnate in campo bioetico denunciano in queste ore una legge che viola gravemente la libertà d’espressione.

Daniele Zappalà giovedì 16 febbraio 2017

Ringraziamo Avvenire.it | © RIPRODUZIONE RISERVATA

Medici abortisti? Meglio “operatori tanatologici” …

“Inizio della saggezza è chiamare le cose con i loro nomi propri“. Proverbio cinese

La bioeticista Chiara Lalli vorrebbe la fine della possibilità di obiettare in materia di aborto: «Agire secondo coscienza è un diritto, ma esistono anche gli obblighi professionali». «Si diventa ginecologi per libera scelta e non per costrizione. In casi simili è legittimo appellarsi alla coscienza per sottrarsi al proprio lavoro?»
Alla filosofa va fatto notare che si diventa ginecologi per far nascere bambini non per farli a pezzi. Grazie ai progressi nelle tecniche ecografiche, il ginecologo si accorge che quello che va ad eliminare non è un oggetto ma un bambino.

Per fare gli aborti bisognerebbe istituire un ruolo a parte diverso da chi fa nascere i bambini, insomma ripristinare la professione di boia magari cambiando nome per farla sembrare un’altra cosa come si usa adesso, diciamo qualcosa tipo operatori tanatologici…

Enzo Pennetta 

Gender a Roma – Il M5S inserisce il genere nel bilancio


Il Consiglio Comunale di Roma, a maggioranza grillina, ha introdotto il gender pure nel bilancio della Capitale.

“Un bilancio secondo prospettive di genere“, vuol dire spendere soldi pubblici – di tutti – per finanziare la propaganda dell’ideologia gender, che è solo di alcuni e principalmente della minoranza omosessualista della città.

Alcuni Consiglieri “valorosi” erano riusciti a bloccare la mozione del M5S che chiedeva l’inserimento della suddetta propaganda gender nel bilancio di Roma Capitale.

Ma la maggioranza ieri è riuscita a discuterla ed approvarla.

L’unico partito che ha votato contro è stato Fratelli d’Italia. Questa la dichiarazione del consigliere Maurizio Politi, che parla di una “pericolosa deriva ideologica da parte del M5S”.
Il M5S dimostra sempre di più la sua vicinanza alle politiche LGBT tipica della precedente Giunta Marino. L’approvazione avvenuta ieri, con il solo voto contrario di Fratelli d’Italia, del documento con il quale si impegna il Sindaco Virginia Raggi a realizzare un bilancio economico secondo prospettive gender, oltre ad essere inutile, rappresenta l’ ennesimo attacco antropologico alla Famiglia.

Pensare che nel bilancio di Roma Capitale, debbano essere previsti strumenti finanziari e di programmazione che vadano a valorizzare le diverse identità di genere, ha il solo fine esclusivo di attaccare le diversità tipiche dell’uomo e della donna, e nulla a che vedere con la salvaguardia dei giusti diritti.

Pensare di promuovere con i bilanci pubblici le varie teorie sessuali ed economiche tipiche delle associazioni LGBT che hanno portato l’Europa a riconoscere ufficialmente decine di gender diversi, senza alcuna considerazione del dato biologico proprio di ogni persona, rischia di essere propedeutico all’inserimento in pianta stabile, all’interno delle scuole comunali, di teorie che mirano a plagiare lo sviluppo dei nostri figli.

Vigileremo attentamente che la deriva ideologica assunta dal M5S, che nelle sue linee programmatiche di governo della città, aveva affermato: “Siamo portatori di una visione del mondo biocentrica che si oppone all’antropocentrismo che nella cultura occidentale ha trovato la massima espressione (…). Oggi, alla difesa di questi diritti (…) si aggiunge la lotta con lo specismo.”, in pratica negando che esista alcuna differenza tra l’essere umano e qualsiasi altra specie animale, ed oggi, quindi, pensa di usare le risorse pubbliche per scopi meramente ideologici che nulla hanno a che vedere con i problemi dei romani.

Redazione

FONTE: www.notizieprovita.it – 30 Novembre 2016

Contro l’utero in affitto – Iniziativa in Senato | Notizie ProVita


Il 24 novembre alle ore 11,00, nella sala Nassirya di Palazzo Madama si è tenuta una conferenza stampa organizzata da ProVita onlus e dal senatore Lucio Malan, per dare un segnale concreto di azione contro l’utero in affitto.

ProVita – Conferenza Stampa Senato – Utero in Affitto 

Per l’Associazione ProVita onlus, il presidente, Toni Brandi, ha rilevato che “il tentativo di creare un fronte trasversale contro la barbara pratica dell’utero in affitto è fallito. Solo i Senatori dell’opposizione si sono rivelati concretamente disposti a agire per salvaguardare i diritti fondamentali delle donne e dei bambini”.

Del resto – prosegue Brandi – anche al Consiglio Provinciale di Trento ha bocciato una proposta di risoluzione contro l’utero in affitto presentata dai Consiglieri Borga e Civettini perché parlava del diritto dei bambini ad avere una mamma e un papà».

La senatrice Rizzotti si è detta “disgustata dal fatto che un suo collega festeggi la nascita della seconda figlia [acquistata in California, come il primo, attraverso la pratica dell’utero in affitto, n.d.R.] con tracotanza e arroganza”, considerando che un Senatore della Repubblica dovrebbe non dare l’esempio di come si viola la legge penale italiana. 

Il senatore Giovanardi dopo aver illustrato i “sette miserabili imbrogli del Governo italiano” perpetrati in occasione dell’approvazione della legge Cirinnà, denunciato con forza un vero e proprio scandalo: a seguito delle proteste di un’associazione LGBT è stato censurato dall’UCI Cinema lo spot di ProVita contro l’utero in affitto, che doveva essere trasmesso tra le pubblicità prima dei film. “In tutta Europa e in tutto il mondo si leva la condanna dell’ignominia dell’utero in affitto solo a parole”. Nei fatti la cosa è ipocritamente non solo tollerata, ma promossa. 

Il senatore Malan ha illustrato due azioni concrete intraprese dall’Opposizione. 

Innanzi tutto un’interrogazione al Ministro della Giustizia (Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-03293, nella seduta n. 722, in cui “si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti illustrati e se non ritenga opportuno attivare i propri poteri ispettivi per verificare il corretto funzionamento del citato ufficio giudiziario, in merito a quella che all’interrogante pare un’evidente inerzia rispetto alle notizie di reato ampiamente documentate»: ha ricordato, infatti, che il 6 ottobre 2015 Toni Brandi ha denunciato alla Procura della Repubblica di Milano l’agenzia Prepara che è venuta qui in Italia a vendere gameti e bambini in palese violazione dell’art.12 comma 6 della legge 40/2004. 

In secondo luogo un disegno di legge, che verrà presto presentato, specifica in modo chiaro ed inequivocabile il divieto di adozione da parte di coppie omosessuali (anche nella forma della stepchild adoption), il divieto di iscrizione all’anagrafe di “genitori” dello stesso sesso, l’estensione delle pene già previste dal codice penale per la tratta, la riduzione in schiavitù, lo sfruttamento sessuale di donne e bambini a chi pratica promuove o favorisce l’utero in affitto e il commercio dei gameti, nonché la perseguibilità di chi abbia compiuto tali fatti all’estero, ma poi venga a risiedere in Italia.

 Ufficio stampa – ProVita Onlus

La gravidanza è una malattia e il bambino un problema? | Notizie ProVita


La gravidanza è una malattia?

La domanda potrebbe apparire retorica, ma questo è quanto viene da pensare nel leggere le nuove raccomandazioni dell’OMS in materia di gestazione.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha infatti appena pubblicato un documento nel quale si sostiene la necessità di raddoppiare le visite cui la gestante deve sottoporsi nel corso dei nove mesi di gravidanza: non più quattro, bensì ben otto. Praticamente una visita al mese, su per giù.
Le nuove scadenze per i controlli sono: la prima visita entro i tre mesi e poi a 20, 26, 30, 34, 36, 38 e 40 settimane di gestazione. Ma, attenzione, sottolinea ancora l’OMS, entro le 24 settimane va anche fatta un’ecografia per valutare eventuali anomalie fetali. Si sa, nel caso il bimbo non fosse perfetto, si può sempre decidere di abortire: in Italia questo è possibile in virtù della legge 194/78 che va sotto il nome di: “Tutela sociale della maternità e interruzione volontaria di gravidanza”. Un giro di parole in perfette salsa “neolinguese” che, dall’entrata in vigore, ha decretato la morte di circa sei milioni di italiani.

Questi nuovi provvedimenti sono legati al fatto che l’OMS ha rilevato come lo scorso anno, nel mondo, 303mila donne siano morte per cause legate alla gravidanza e con loro – scrive l’Ansa – «2,7 milioni di bambini sono morti nei primi 28 giorni di vita e 2,6 milioni sono nati già morti». Dei bambini uccisi con l’aborto non si fa menzione, chissà come mai: si tratta di un vero e proprio genocidio censurato, che causa la morte di 56 milioni di persone ogni anno (circa 106 omicidi al minuto). 

Anthony Costello, direttore dell’ufficio Salute neonatale e materna dell’Oms, ha spiegato con queste parole la scelta dell’Organizzazione: «Un maggior numero di contatti tra le donne e gli operatori sanitari lungo tutta la gravidanza facilita l’adozione di misure preventive (sarebbe il cosiddetto aborto terapeutico?, ndR), l’individuazione di rischi, riduce le complicanze e migliora le disuguaglianze nell’assistenza. L’assistenza per le donne alla prima gravidanza è fondamentale, e determina anche quella delle successive». Difficile non cogliere, dietro tutto questo, una spinta abortista.

Leggendo le nuove direttive dell’OMS viene dunque veramente da chiedersi se la gravidanza è una malattia – da rifuggire e non replicare più di una o due volte nella vita, pena lo stigma sociale di “genitori irresponsabili” – e il bambino un problema. Il tutto perché vengono dimenticati due aspetti fondamentali: innanzitutto il fatto che fin dal concepimento si è davanti a una nuova vita, che un eventuale aborto va ad uccidere nella fase in cui è più debole e senza voce; in secondo luogo che la gravidanza è un momento assolutamente normale nella vita di una donna, il cui corpo è perfettamente pensato per accogliere dentro di sé una nuova creatura. Naturalmente la scienza può aiutare molto nel salvare delle vite e nel favorire il benessere di altre, ma è sempre necessario prestare attenzione ai confini che essa ha. Il passo tra un utilizzo sano e coscienzioso delle acquisizioni scientifiche e la deriva eugenetica (con cui fa il paio il delirio di onnipotenza) è breve.

Infine, un’ultima considerazione: se l’OMS ci tiene così tanto alla vita delle persone, perché non si pronuncia contro l’aborto, che di morti ne causa molti di più della gravidanza?

Teresa Moro

Fonte: Ansa

Utero in affitto – Elisa Gomez non può più testimoniare | Notizie ProVita


È morta in circostanze abbastanza misteriose Elisa Gomez, la donna pentita di aver dato l’utero in affitto, che aveva testimoniato il suo strazio in Senato, con ProVita.

Aveva parlato contro l’utero in affitto anche davanti al Congresso americano: era toccante, era sconvolgente, la testimonianza di Elisa Anna Gomez

Pittrice, organizzatrice di mostre, terapeuta a fianco di disabili e malati, aveva deciso di dare l’utero in affitto spinta dalla necessità economica: aveva già due figli da mantenere, era sola, costretta a fare tre lavori…

Nel 2006 aveva “scelto” di fornire il suo utero a una coppia gay. Erano stati meravigliosi al tempo e le avevano promesso che avrebbe potuto continuare a vedere la bambina di tanto in tanto. Al momento del parto, però, l’atteggiamento dei due è cambiato. Le hanno tolto la bambina e non gliel’hanno fatta più vedere.

Quando al telefono lei chiamava, loro trovavano sempre una scusa. Sentiva la bambina piangere disperata… Loro dicevano: «Eh, fa i capricci. Si calma solo quando la mettiamo sul seggiolino della macchina».

«Era in macchina, nel seggiolino, l’ultima volta che ero stata con lei, l’ultima volta che aveva visto la sua mamma…»: e la voce di Elisa si rompeva in un amaro singhiozzo, quando raccontava questo particolare. Anche se erano ormai passati anni.

Dalle autorità non aveva ricevuto alcun aiuto: inizialmente un giudice le aveva concesso di vederla 4 ore al mese, ma da quando la piccola aveva due anni e mezzo non ha più potuto incontrarla. Nel contempo, però, essendo stata riconosciuta come “fornitrice di materiale biologico” per la bambina, era stata costretta a pagare quasi 600 dollari al mese di assegni di mantenimento.

La battaglia legale, però, continuava. Elisa non poteva darsi per vinta e non poteva rinunciare all’idea di riabbracciare un giorno la sua bambina.

Jennifer Lahl, della CBC, che ci ha comunicato la notizia della sua morte, costernata ci ha detto che Elisa era in procinto di partecipare ad un’ennesima udienza da cui sperava di ottenere una sorta di affidamento congiunto della piccola.

E, invece, ieri, Elisa è stata trovata morta. Aveva 47 anni ed era in buona salute. La polizia ha aperto un’indagine: pare non sia morta di morte naturale.

Riposi in pace, Elisa, una testimone coraggiosa della crudeltà insita nel mercificare il corpo di una donna bisognosa e nel comprare i bambini privandoli per sempre della madre.

Elisa era pronta a dirlo a tutto il mondo che il “consenso” di chi si presta a un tale mercimonio non è mai libero e volontario. Elisa diceva con coraggio che è disumano staccare una madre dal suo bambino.

Era una persona semplice e dolce, gentile e delicata, che soffriva anche nel rinnovare le sue dolorose vicende per parlarne a un pubblico estraneo.

Ma il male che aveva sofferto era troppo grande: non poteva sopportare l’idea che altre donne dovessero patire quello che aveva patito lei.

«La legge deve impedire loro di rovinarsi con le loro mani per qualche migliaio di dollari».

Una testimone coraggiosa, era Elisa. Una testimone scomoda.

Riposi in pace.

Francesca Romana Poleggi

  

Marcia per la Vita | Roma, 20 Maggio 2017


Care amiche e cari amici, sette mesi ci separano dalla 7° Marcia per la Vita che si terrà a Roma il prossimo 20 maggio 2017! 

Oggi, mettere in discussione l’aborto volontario sembra un crimine di lesa maestà. Infatti, quando osiamo affrontare l’argomento il più delle volte lo facciamo a bassa voce, perché sappiamo bene che verremo subito criticati. Lo stesso vale quando “postiamo” qualcosa su Facebook: immediata è la reazione indignata dei nostri pseudo “amici”, pronti all’aggressione verbale seduti tranquillamente dietro al loro computer. “Ma come, ti permetti di voler imporre alla donna di tenere il bambino?”; “vergognati, è assurdo che tu voglia mettere in discussione una conquista di libertà!”; “una donna può avere mille motivi: l’aborto è una scelta dolorosa, ma a volte necessaria”.

Essere contro l’aborto spesso significa rimanere isolati in famiglia, tra gli amici, nell’ambiente di lavoro. “Dovete sempre essere contro qualcosa? Siate positivi! Siate a favore della vita ed aiutate le donne per quanto è possibile, ma poi l’ultima scelta spetta a loro … non potete impedirglielo”: questo è quanto ci sentiamo ripetere la maggior parte delle volte. Ma in realtà non è così, lo sappiamo bene: l’ultima scelta non spetta alle donne perché quell’esserino minuscolo dentro di loro è a tutti gli effetti un essere umano e nessuno ha il diritto di ucciderlo, anche se una legge, la famigerata 194, lo consente.

Ed è proprio tale verità che noi vogliamo continuare a ribadire nella piazza pubblica, visibilmente, perché è in tal modo che diamo fastidio a coloro che vogliono imporre la cultura della morte: essi vorrebbero che ci limitassimo a esporre le nostre tesi in privato, in qualche sala conferenza, negli articoli o al massimo nei blog. Vogliono sottrarci lo spazio pubblico, la visibilità; vogliono far credere a noi e agli altri che siamo deboli e pochi, mente siamo tanti e decisi!

“Per la vita senza compromessi” è il messaggio che vogliamo ribadire pubblicamente finché avremo fiato in gola, nelle strade e nelle piazze delle nostre città, proprio come hanno fatto i fautori della distruzione della famiglia e della vita per tanti anni: erano pochi ma determinati e tale determinazione ha cambiato in peggio il volto della nostra Italia.

Scendere in piazza è dunque fondamentale ai fini del buon esito della buona battaglia e ci rivolgiamo anche a te: organizzati, diffondi questo messaggio, non lasciare nulla di intentato, perché la difesa di ognuno di questi piccoli dipende anche da te, dal tuo coraggio e dalla tua volontà!

Comitato Marcia per la Vita

Sito web: www.marciaperlavita.it – E-mail: info@marciaperlavita.it

Gender a scuola: promessa del MIUR, azione di ProVita | Francesca Romana Poleggi


Destinare i nostri bambini e i nostri ragazzi all’indottrinamemto gender e all’educazione sessuale globale sappiamo bene che è una priorità per questo Governo e per il Parlamento che lo sostiene.

La signora Giannini, Ministro della Pubblica Istruzione, lo ha detto chiaro chiaro al Corriere della Sera: «entro la prima metà di ottobre verranno presentate le linee-guida nelle scuole italiane. «Il lavoro è praticamente concluso», ha detto, intervenendo all’evento dal titolo «Perché la scuola non parla d’amore», nell’ambito del Tempo delle donne, in Triennale a Milano. Una risposta (tardiva e parziale) alla richiesta che viene dalla Convenzione di Istanbul, insieme all’Organizzazione Mondiale della Sanità, di inserire l’educazione sentimentale nei programmi scolastici» (adesso la chiamano “educazione sentimentale” per non farci “impressionare” con il termine “sessuale”. Pensano che la gente si faccia facilmente imbrogliare dalla loro arte di giocare con le parole).

E noi che da subito abbiamo denunciato lo spirito maligno, ideologico e destrutturante che pervade la “Buona Scuola” e impronta il famoso comma 16, siamo stati presi per pazzi e visionari, minacciati addirittura di denuncia, dalla Giannini in persona.

Sul Corriere, se a qualcuno serve, invece c’è di nuovo conferma che «i principi sono enunciati nel comma 16 della legge 107 (la Buona scuola, ndr), che per la prima volta ha messo nero su bianco la necessità di promozione di una cultura delle pari opportunità in tutte le scuole italiane, di contrasto a ogni forma di discriminazione e di violenza di genere. “Non sarà un insieme di regole e prescrizioni – ha precisato il ministro – ma un’onesta e utile rassegna di come questi temi debbano entrare nelle classi”. Non “un’ora di…”, ma le scuole, in totale autonomia, potranno scegliere le attività più adatte per dare corpo al progetto. «Cultura del rispetto, consapevolezza di sé: finalmente anche a scuola si potrà parlare di questi argomenti, avendo un rapporto aperto con insegnanti preparati a farlo», ha spiegato Giannini. Le risorse ci sono: “Abbiamo per la formazione degli insegnanti 40 milioni all’anno: un segmento sarà dedicato anche all’educazione all’affettività, insieme al digitale, alle competenze linguistiche e tutto il resto”».

Certo. Per questa roba i soldi non mancano, 40 milioni di euro si trovano facilmente. E se no c’è chi può sobbarcarsi l’onore e l’onere di parlare d’amore ai nostri bambini e ai nostri ragazzi: associazioni come ‘l’Ombelico’! (dice il Corriere). Certamente! Basta visitare il loro sito web e vedere i libri di testo cui fanno riferimento.

Sappiamo quindi cosa aspettarci dalle famose e fumose linee guida di cui – insieme con le altre associazioni – abbiamo chiesto conto da prima dell’estate, senza ovviamente ottenere risposta.

Intanto alla Camera sono in ballo ben otto progetti di legge volti a regolamentare l’educazione sessuale in salsa gender per i nostri bambini. Giovedì ProVita sarà davanti alla Commissione Cultura di Montecitorio per un’audizione. I Commissari sono in stragrande maggioranza membri dei partiti di sinistra che finora si sono schierati a favore del gender nelle scuole (perché “il gender non esiste”: ricordate?). ProVita, ancora una volta, proporrà argomenti, documenti e ragionamenti per difendere il futuro delle nuove generazioni.

Chissà: possiamo sperare che il buon senso e la luce della verità riescano a disperdere le nebbie dell’ideologia e del politicamente corretto che ottundono le menti. I Deputati (tra cui molte donne) che fanno parte della Commissione certamente sono dotati di intelligenza brillante e hanno a cuore la salute dei nostri figli e il futuro della società.

Francesca Romana Poleggi

Firenze: ecco il “SessoDay !” per spiegare la “Buona Scuola” della Giannini | Osservatorio Gender

Il prossimo 22 settembre, a Firenze, presso la Sala Gigli del Consiglio Regionale della Toscana, dalle ore 16:30 alle 19, si terrà il “SessoDay !” – “Educazione sessuale nelle scuole, oltre gli stereotipi”, un’evento organizzato e promosso dal gruppo “Sì Toscana a Sinistra“, finalizzato a spiegare le ragioni della “bontà” e dell’urgenza di avviare i corsi di educazione sessuale nelle scuole italiane.
“FRONTE DEL GENDER” 

Il “SessoDay“, coordinato da Paolo Sarti pediatra e consigliere regionale di “Sì Toscana a Sinistra“, prevede la partecipazione di diversi personaggi, uniti dal loro attivismo a favore della promozione dell’”agenda gender”: Patricia Bettini, referente dei “Centri Consulenza Giovani AS-Firenze“, Giorgia Massai e Mirco Zanaboni attivista LGBTI del “Coordinamento contro la violenza di genere e il sessismo“, Giulia Borgioli, Helena Gómez de León ed Elisa Sensi di “Medici per i Diritti Umani” – “Progetto maschio per obbligo”, Stefania La Rosa Bruno dell’associazione “Consultori in piazza – Unite in rete“.

IL VOLANTINO

Per comprendere il “tenore” dell’iniziativa è sufficiente dare uno sguardo al volantino promozionale, con tanto di logo della Regione Toscana, dove sono riportate alcune irripetibili domande dei ragazzi frutto della fantasia perversa degli organizzatori piuttosto che della realtà.

Per comprendere il “tenore” dell’iniziativa è sufficiente dare uno sguardo al volantino promozionale, con tanto di logo della Regione Toscana, dove sono riportate alcune irripetibili domande dei ragazzi frutto della fantasia perversa degli organizzatori piuttosto che della realtà. 

LA “BUONA SCUOLA” DELLA GIANNINI

Ecco dunque la “buona scuola” che la ministra dell’Istruzione, Stefania Giannini, ha intenzione di proporre ai nostri figli come ha affermato, intervenendo recentemente all’evento dal titolo «Perché la scuola non parla d’amore», nell’ambito della manifestazione milanese “il Tempo delle donne“.

La Giannini, dopo aver parlato l’anno scorso del “gender” come di una inesistente “truffa culturale”, ha infatti ora ammesso chiaro e tondo che «entro la prima metà di ottobre» verranno presentate le linee-guida dei corsi di educazione sentimentale e all’affettività nelle scuole italiane per allineare il nostro paese ai dettami provenienti dalla Convenzione di Istanbul e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità

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«Non sarà un insieme di regole e prescrizioni – ha precisato il ministro – ma un’onesta e utile rassegna di come questi temi debbano entrare nelle classi». Non «un’ora di…», ma le scuole, in totale autonomia, potranno scegliere le attività più adatte per dare corpo al progetto. «Cultura del rispetto, consapevolezza di sé: finalmente anche a scuola si potrà parlare di questi argomenti, avendo un rapporto aperto con insegnanti preparati a farlo», ha spiegato Giannini. Le risorse ci sono: «Abbiamo per la formazione degli insegnanti 40 milioni all’anno: un segmento sarà dedicato anche all’educazione all’affettività, insieme al digitale, alle competenze linguistiche e tutto il resto».

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LA NEOLINGUA

“Educazione all’affettività”, “cultura del rispetto”, “consapevolezza di sé”, tutti noti ed abusati vocaboli appartenenti alla neolingua gender, creati ad hoc per far avanzare subdolamente le istanze programmatiche degli ideologi LGBT+.

La verità è che tali corsi, dietro le ambigue, e all’apparenza condivisibili, se non lodevoli, parole, promuovono la “normalizzazione” di ogni istinto o tendenza sessuale al motto di “sei come sei”. Eterosessuale, omosessuale, bisessuale o pansessuale fà lo stesso, l’importante è avere consapevolezza di sè e rispettare le scelte del prossimo qualsiasi esse siano…fino ad arrivare all’ “uomo cane”!

DOPO IL DANNO, LA BEFFA

E dopo il danno, come se non bastasse, ci sta anche la beffa. Chi non si attiene a tale diktat ed, appellandosi alla ragione e alla natura, osa dissentire, viene immediamente bollato come intollerante e bigotto “omofobo”, un disadattato sociale da emarginare e curare.

Rodolfo De Mattei

Fonte: https://www.osservatoriogender.it/firenze-sessoday-spiegare-la-buona-scuola-della-giannini/

Matrimonio gay pericoloso: più suicidi nelle coppie omosessuali


Il cosiddetto matrimonio gay o comunque la convivenza tra persone omosessuali è pericoloso: aumenta infatti il rischio di suicidio.

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista European Journal of Epidemiology gli omosessuali “sposati” o legati da una unione civile presentano una probabilità di suicidarsi tre volte maggiore rispetto agli eterosessuali.

E questo – si noti bene – non a causa dell’omofobia della società, presunta o vera che sia. Infatti i ricercatori che hanno condotto lo studio si riferiscono alla Svezia, uno dei Paesi più tolleranti al mondo e ritenuto tra i più civili, aperti e progressisti. Caso mai esiste il problema contrario: vengono emarginati quanti contestano l’ideologia omosessualista e mettono in guardia dai pericoli per la salute derivanti da uno stile di vita gay. Se ne deve dedurre che il problema allora risiede nella stessa condizione omosessuale. E di certo chi soffre di queste tendenze non sarà aiutato da chi lo invita alla promiscuità e al sesso sfrenato. I veri omofobi, lo abbiamo detto tante volte, sono i membri dell’associazionismo LGBT.

La ricerca ha monitorato seimila coppie omosessuali in Svezia tra il 1996 e il 2009 e le ha seguite fino al 2011. I dati sono stati comparati per lo stesso periodo con quelli riguardanti le coppie eterosessuali, più di un milione. Grosseto, Milano, Tribunale, matrimonio gay, sentenza, matrimonio omosessuale, celebrato all’estero, trascrizione, anagrafe, diritto, 

Ebbene, è emerso che la persona omosessuale unita ad un’altra con un “matrimonio” gay o altra forma di unione, ha il 2,7% di probabilità in più di togliersi la vita rispetto ad un eterosessuale sposato/convivente.

Vengono così confermati i dati ricavati da altri studi condotti sullo stesso tema in un altro Paese tutt’altro che omofobo: la Danimarca. Anche in questo caso i ricercatori sono arrivati alla conclusione che il tasso di suicidi che colpisce le persone che vivono una relazione di coppia di carattere omosessuale è del 300% superiore rispetto agli eterosessuali conviventi o sposati.

Considerando anche il tasso di malattie varie, quello omosessuale è uno stile di vita autodistruttivo, che porta a frustrazione e disperazione anche quando v’è alcun problema di “omofobia”. Ma questo la lobby LGBT non vuole ammetterlo e fa di tutto per tenerlo nascosto. Facendo affari sulla pelle degli omosessuali stessi…


Redazione

Fonte: AgendaEurope; Corrispondenza Romana

http://www.notizieprovita.it/filosofia-e-morale/matrimonio-gay-pericoloso-piu-suicidi-nelle-coppie-omosessuali/

«I genitori gay sovente sono un danno per i figli»di Marco Guerra | LNBQ

L’amore fa la famiglia? È il titolo del convegno e l’interrogativo su quale mercoledì a Roma si sono confrontati il presidente del Comitato del Family Day, Massimo Gandolfini; l’economista, Ettore Ghotti Tedeschi e il sociologo statunitese, Mark Regnerus, ricercatore e professore di Sociologia presso l’Università di Austin, in Texas. Tra i relatori anche Filippo Savarese e Jacopo Coghe, rispettivamente portavoce e presidente Generazione Famiglia, l’associazione pro-familiy che ha organizzato l’evento. 

Il dibattitto ha preso spunto proprio dalle ricerche del sociologo americano che hanno evidenziato tutta una serie di criticità riscontrabili nei figli adulti di genitori che hanno relazioni sentimentali con persone dello stesso sesso. In particolare lo studio “Le Strutture della Nuova Famiglia” ha evidenziato che i ragazzi cresciuti con due persone dello stesso sesso sono molti più inclini a incorrere in difficoltà psicologiche e problemi sociali se comparati con altri coetanei cresciuti sia con i genitori separati e sia in una coppia unita, ma formata da due figure genitoriali di sesso diverso. Dati che sono stati ferocemente criticati dal movimento Lgbt americano. La Nuova Bq ha intervistato il prof. Mark Regnerus a margine del dibattito proprio per capire quanto sia importante sviluppare una ricerca sociale basata su un’antropologia umana che valorizzi la famiglia naturale. 

Partiamo dal tema del convegno. L’amore fa la famiglia? 

«Dipende da cosa si intende per amore, abbiamo una definizione piuttosto limitata dell’amore, e la gente spesso dice “l’amore vince” e cose del genere, ma si tratta di una visione meramente romantica dell’amore pressoché basata sull’attrazione sessuale, non è un amore duraturo. L’amore può creare una famiglia solo se le persone si impegnano, offrono completamente loro stesse, è questo il segno distintivo del matrimonio».

Con la parola amore spesso si mascherano i peggiori attacchi contro l’antropologia umana, non le pare? 

«Si assolutamente, non tutti gli amori sono uguali, credo che il problema principale è che non capiamo l’esser umano, l’importanza delle persone all’interno delle relazioni, il marito, la moglie, i figli, la comunità che li circonda. Noi invece pensiamo che l’antropologia sia atomica, concentrata su una persona, individualistica. In realtà è paradossale perché questa visione non è una cosa in favore dell’ambiente umano, potremmo dire che sono idee non “sostenibili”, non sono “verdi” come direbbero gli ambientalisti. Penso che ci sia una migliore antropologia. Anche nelle mie ricerche e negli studi e nelle statistiche che ho messo insieme alla fine emerge un’idea migliore di quello che sono e desiderano le persone».

Cosa emerge in questi studi?

«Il mio studio raccoglie anche altre ricerche svolte su questi temi, e in realtà i risultati non sono molto sorprendenti, ovvero si evince che i bambini vivono meglio quando sono circondati dai loro genitori biologici, quindi dalla madre e dal padre. Allora i miei ”oppositori” dicono “non è giusto noi non possiamo avere un figlio biologico”, mi dicono “non puoi paragonare i bambini che crescono in una famiglia omogenitoriale con quelli che crescono in una naturale”, io però non sono interessato a quello che è giusto fare secondo loro, ma sono interessato a quello che è il meglio per i bambini. Noi compariamo famiglie separate, omogenitoriali, madri single e tutte quelle situazioni che non sono stabili. E nella maggior parte degli studi emerge che i bambini vivono con un papà e una mamma».

Quindi ha cercato di dimostrare quanto sia indispensabile la complementarità delle figure genitoriali, madre e padre, per la strutturazione della propria identità? 

«Se non si può dire che sia indispensabile quanto meno possiamo affermare con certezza che è la condizione ideale, ottimale per crescere. Ma gli americani ormai sono molto scettici rispetto a questo fatto, si vergognano di dire questo, ma la realtà è questa. L’Europa da questo punto di vista è sicuramente più tradizionalista. Negli Usa manca il rispetto per la tradizione, purtroppo noi non siamo stati fonte di buone idee. Siamo molto individualisti e scettici riguardo a ogni limite che si pone alle persone. Ma questa è una cosa stupida, perché è chiaro che l’unico modo affinché le persone siano umane al cento per cento è all’interno di una relazione. E la relazione con il padre e con la madre è quella più antica in assoluto, e qualcuno vuole cambiarla».

Quindi la vera libertà è seguire la propria identità? 

«L’identità è un concetto molto ampio, l’identità biologica è qualcosa di stabile, ma poi io creerò la mia identità anche grazie alle miei orientamenti sessuali… ma questa è una ricetta per la tristezza. La mia attrazione verso le donne non è la fonte della mia identità, penso che ci siano cose più importanti sulle quali basare la nostra identità».

Ma introdurre alcune teorie durante la fase di strutturazione di un bambino può influire sulla sua crescita?

«Ovviamente, è negli Usa questo è successo, noi non la chiamiamo teoria gender, in Europa sì e ne ho sentito parlare tantissimo, ma l’idea dietro questa teoria è nata teoricamente negli Stati Uniti grazie al contributo di alcuni europei. Dunque, in realtà è un’idea americana, sostenuta dal sistema universitario americano, dove ci sono persone che insegnano queste cose e dominano gli atenei. Basta passare una settimana in Italia per rendersi conto che questa teoria non è ancora così radica qui da voi». 

C’è una parte sana del tessuto sociale americano che rifiuta questo trend?

«Si in realtà c’è ma non siamo stati bravi a farlo come voi europei. Il problema è che in America questa teoria e sostenuta dalle elite e dalle multinazionali».

In effetti la pressione di queste lobby è stata evidente nella nota vicenda che ha visto alcuni Stati americani opporsi alla richiesta di eliminare ogni separazione per sesso nelle toilette pubbliche per non urtare la sensibilità dei trans-gender…

«Si è una vicenda assurda, il Texas e 15 altri Stati si sono opposti a questo diktat; il punto è che in Usa alcune scelte vengono poi imposte dai tribunali e tutti devono rispettarle. E pensare che i bagni separati tra uomini e donne sono stati proprio un atto di rispetto verso quest’ultime negli anni in cui le donne hanno cominciato a essere integrate nella vita pubblica. Ovviamente, se mettessimo ai voti la questione, quasi tutti gli americani voterebbero per far rimanere la separazione dei bagni. Abbiamo creato un problema che non sentiva nessuno».

Nella campagna elettorale per le presidenziali si è parlato di questi temi? 

«No, queste presidenziali sono un disastro». 

Non c’è un movimento pro-family che fa opinione?

«Si c’è e si sta impegnando molto, ma non abbiamo sostegno nei tribunali, e ora abbiamo perso il migliore esponente della giustizia americana, il giudice della Corte Suprema Antonin Scalia, e la gente si sta chiedendo chi potrà sostituirlo. Lui era un vero genio». 

I cattolici americani hanno quindi un ruolo importantissimo in questa battaglia?

«È una questione complicata, ci sono delle leadership fantastiche fra i cattolici americani, ma per quanto riguarda la famiglia, molti vescovi preferiscono evitare questo tema. Non vogliono avere problemi. Solo alcuni pastori lavorano molto in questo ambito, ma si dovrebbe fare molto di più; proprio l’altro giorno ne parlavo con l’arcivescovo di Filadelphia, monsignor Charles Joseph Chaput».

Quanto costa dire la “verità” in America?

«È molto difficile quando ci sono della società private così grandi e il governo federale che spendono così tanti soldi su questo argomento e tu dall’altra parte hai solo piccoli donatori. È come Davide contro Golia, però non abbiamo ancora tirato la pietra, spero che ci riusciremo».

Nella sua attività universitaria di ricerca ha incontrato problemi? 

«Sono state svolte due indagine su un mio studio, tuttavia questo studio è considerato ancora valido dalla comunità scientifica, non sono riusciti a screditarlo».

Quindi la ricerca sociale può aiutare a capire qual è il bene per l’uomo

«Le statistiche di qualità dimostrano che avere un padre e una madre aiuta crescere in un modo migliore, non c’è niente che può superare questo». 

In Italia hanno appena approvato le unioni civili, ma il popolo italiano, in gran parte, rigetta ancora le adozioni per coppie dello stesso sesso e alcune pratiche come l’utero in affitto

«Questo perché gli italiani nella loro coscienza sanno ancora benissimo che il papa e la mamma sono la condizione migliore. Utero in affitto, fecondazione in vitro… sono tutte cose che si sono sviluppate negli Stati Uniti». 

Infatti, gli italiani vanno dall’altra parte dell’Atlantico per cercare una madre surrogata. Il caso più clamoroso è quello dell’ex governatore della Puglia Niki Vendola, un politico che in passato aveva militato nel Partito comunista

«Era comunista? Veramente? Ma questo è capitalismo applicato ai bambini! Il problema degli americani è che sono così devoti al capitalismo che questo è entrato nelle case e nelle famiglie, non sanno dove fermarlo». 

Nella maggior parte degli Stati europei l’utero in affitto è proibito ma chi vuole farlo viene da voi. 

«Qui torniamo al fatto che gli americani non hanno una tradizione. Per esempio, gli evangelici considerano che non sia un problema l’utero in affitto, non pensano che sia un problema la fecondazione in vitro, hanno un’antropologia debole, si limitano a dire “se la Bibbia non ne parla allora non è un problema”. In Francia e in Italia c’è ancora una tradizione cattolica in buona parte delle persone, tradizione che è radicata in una migliore antropologia. Alla fine dei conti, per gli americani il consenso è l’unica cosa che conta, quindi se voglio vendere i miei ovuli, se voglio vendere il mio corpo nessuno può impedirmelo. Il capitalismo ha superato ogni limite, io non sono socialista ma, come dice il Papa, penso che bisogna fissare dei limiti altrimenti ci sarà una colonizzazione su tutto».

Anche in Italia stiamo superando questi limiti, proprio oggi in Italia la Cassazione ha ammesso la cosiddetta stepchild adoption

«Qui andate per piccoli passi, perdete terreno piano piano, mentre in America come viene presa una decisione la situazione si ribalta completamente».

Basterebbe mettere i diritti dei bambini davanti a quelli dell’adulto, no? 

«Tutti gli adulti sanno cosa è meglio per un bambino, dalle ricerche si vede che i figli dei genitori divorziati si chiedono continuamente se non sarebbe stato meglio che i genitori si fossero continuati ad amare, questi sono i desideri di un bambino. Ma gli americani hanno una visione individualista del diritto, ricercare la felicità è nella nostra dichiarazione d’indipendenza e immagino che non sia né nella Costituzione francese né in quella italiana. Vale di più del bene bene comune e della solidarietà».

In Italia, però, abbiamo la proponente della legge sulle unioni civili che ha fatto un ordinamento comunale per non strappare i cuccioli di cane dalla cagna prima di sessanta giorni dalla nascita. Nella società occidentale ormai vale più un cane che un bambino?

«In Italia avete un problema demografico, le persone non fanno figli, la stessa cosa che succede a San Francisco dove ci sono più cani che bambini. Adesso i cani sono più importanti delle persone, sì è ridicolo. Ma che questo fatto lo dica una minoranza è ancora più ridicolo. Per i miei nonni una cosa del genere sarebbe stata inconcepibile. Mentre adesso ci sono pochissime persone che vanno contro queste cose».

La strage di Orlando ha condizionato il dibattito su questi temi? 

«Probabilmente, il movente degli assassini è molto difficile da comprendere e sarebbe molto meglio se nessuno facesse delle speculazioni politiche sopra questa terribile strage».

Per concludere in base ai suoi studi da dove si può partire per rifondare un’antropologia umana che rispetti la famiglia naturale? 

«Non credo che questo processo possa iniziare dagli Stati Uniti, ma è importante andare avanti anche con il lavoro che sto svolgendo. Io continuerò a fare queste ricerche malgrado la propaganda politica sia più forte. Qualcuno deve fare il lavoro del profeta, mettere in guardia le persone, qualcuno deve farlo e ci sono tre tipi di reazione nella gente. La prima è quella di coloro che capiscono che tu hai ragione, ma hanno troppa paura per fare qualcosa. Poi ci sono quelli che vogliono metterti a tacere e infine troviamo le masse che non vogliono sentire nulla e pensano principalmente al “food and enterteinment”, è una situazione molto variegata. Diciamo che mi considero uno dei pochi sopravvissuti che sa cosa è giusto e cosa è bello, però dobbiamo continuare a dirlo perché non c’è speranza di cambiare la situazione se ci fermiamo. E dobbiamo dimostrarlo tutti i giorni anche nella vita in famiglia, in quello che dichiariamo, che confessiamo; dobbiamo avere dei dati e dobbiamo essere affiancati dalle nostre storie, perché la gente è motivata non dai dati ma dalla bellezza, e noi finora abbiamo perso la battaglia perché i nostri oppositori sono riusciti a raccontare storie migliori».

Fonte: http://www.lanuovabq.it/it/articoli-i-genitori-gay-sovente-sono-un-danno-per-i-figli-16576.htm

PRESIDIO DI PROTESTA AL MIUR | Domani a Roma


Domani, alle 11:30, ci ritroveremo davanti al Ministero dell’Istruzione, a Roma, per un presidio di protesta in favore della libertà educativa.

La manifestazione è promossa dal Comitato Difendiamo i Nostri Figli, insieme alle Associazioni e ai Comitati che hanno condiviso il Manifesto per la Libertà di Educazione.

E’ infatti ancora alto il pericolo che attraverso l’azione del MIUR si diffonda l’ideologia di genere nelle scuole. Il presidio di protesta ha lo scopo di manifestare per i nostri figli e per il diritto dei genitori a educarli liberamente, senza imposizioni ideologiche. 

Vieni anche tu alla manifestazione del 25 giugno!

Toni Brandi

Presidente ProVita ONLUS

#stopgender #liberidieducare

PRESIDIO DI PROTESTA AL MIUR

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