Notizie dal Cratere – lettera aperta al Premier Draghi da una Sopravvissuta | at.com > Comitato Illica Vive

Lettera aperta al Presidente del Consiglio – Prof. Mario Draghi  

Gentile Presidente del Consiglio

Prof. Mario Draghi,
non so dove si trovasse Lei la notte del  24 agosto 2016, quando un terribile terremoto colpi’ il centro Italia, distrusse centinaia di Comuni e borghi, uccise quasi 300 persone, lasciandone oltre 20mila senza più una casa, una piazza, una comunità.

Io, insieme ai miei bambini (allora lo erano ancora) stavo a Illica,  frazione di Accumoli che d’inverno conta(va) 20 abitanti e d’estate ospita(va) oltre 400 villeggianti che, di generazione in generazione, aspettavano l’arrivo dell’estate per tornare nel borgo dei loro padri e trascorrere lì la villeggiatura, esattamente come si usava nei decenni della crescita italiana, quando d’estate la famiglia temporaneamente si separava. Il papà a lavorare in città, la mamma con i bimbi prima al mare e poi in montagna con i nonni.



Aria buona, boschi e ruscelli, pascoli di mucche, merende con pane, burro e zucchero. Di sera, lucciole, stelle e falò a illuminare un buio nel quale riecheggiavano musiche di chitarra che accompagnavano voci di comitive sedute sui prati.

Questa era Illica, e questo era ogni borgo montano tra il Lazio, le Marche,  l’Umbria e l’Abruzzo.

Uso il tempo imperfetto perché Illica, così come Accumoli con le sue frazioni e Amatrice con le sue, non esistono più. E’ un piccolo spicchio di terra da cui in tanti sono partiti alla volta di Roma a cercare fortuna e lavoro soprattutto nella ristorazione, riuscendoci.

La pasta alla gricia e la famosa amatriciana nascono proprio lì. E chissà quante volte Lei avrà mangiato questi piatti anche all’estero, durante i suoi incarichi importanti. Mi creda, mangiare un’amatriciana o una gricia qui dove sono nate, ha tutto un altro sapore.

In questi quasi cinque anni, nei quali  Lei è stato occupato a gestire problemi di grandezza planetaria – probabilmente non ha neppure mai pensato che un giorno avrebbe dovuto occuparsi di risollevare le sorti dell’Italia e men che mai di dedicare la sua attenzione in qualità di amministratore della cosa pubblica alle aree del terremoto, da queste parti non è successo niente.

Abbiamo ascoltato più volte il Suo intervento al Senato e riletto quello depositato alla Camera non solo per capire lo spirito che La anima in questa fase suprema ed eroica per gli sforzi che questo ruolo comporta, ma anche per capire l’impegno che dedicherà a ricostruire quel Centro Italia che il terremoto ha cancellato dalla cartina geografica del nostro Paese ma che i Suoi predecessori hanno cancellato dalla cartina politica.

Se il sisma ha distrutto città e borghi medievali incastonati in paesaggi montani di sublime bellezza, la successione di capi di governo (Renzi, Gentiloni, Conte1 e Conte2) e di commissari del terremoto (Errani, De Micheli, Farabollini, Legnini) ha soffocato la speranza di una rinascita sociale ed economica. La ricostruzione è un’odissea, e noi – proprietari di seconde case, insieme ai residenti delle casette – siamo in attesa del ritorno. Considerati che sono passati già quasi 5 anni, non vorremmo impegnarci quanto Ulisse si impegnò per tornare a Itaca.
Nel Suo intervento e nelle repliche successive, tuttavia non ho avuto modo di sentire o leggere  alcun cenno al popolo del terremoto. Senz’altro, la lotta alla pandemia e la programmazione del recovery fund saranno stati elementi centrali nella scelta di accettare la proposta del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Sono però certa che il Capo dello Stato abbia avuto modo di informarLa di quanto sia altrettanto centrale la ricostruzione del centro Italia sulla quale il presidente Mattarella  si è sempre prodigato con messaggi importanti come “non vi lasceremo mai soli”. Purtroppo, ma certamente non è dipeso da Lui, siamo rimasti soli e la ricostruzione dei borghi, “com’erano e dov’erano” risuona tristemente come una promessa non mantenuta.

Lei, presidente Draghi, non ha avuto modo di fare promesse sulla ricostruzione. Le sue dichiarazioni programmatiche, sorprendentemente ecumeniche e omnicomprensive, hanno latitato proprio là dove avrebbero potuto far tornare la speranza a decine di migliaia di cittadini ancora sfollati.

Molti se ne sono addolorati. Ma questa Sua mancanza può anche essere foriera di un impegno vero. Prima tante chiacchiere e pochi fatti. Con Lei ci auguriamo zero chiacchiere e molti fatti.

Un consiglio, seppur non richiesto. Considerata la sobrietà e la concretezza del suo agire politico, eviti la ‘passeggiata’ inaugurale nelle aree del cratere. Diversamente dagli altri capi di governo si sottragga a queste scene utili solo a chi vuole raccogliere dopo aver poco seminato. Piuttosto,  cambi commissario e imprima la svolta definitiva per la ricostruzione semplificando le procedure. Solo allora, quella terra potrà finalmente germogliare di nuovi frutti e nuova vita. Solo allora la Sua visita sarà un successo. E chissà magari qualcuno Le offrirà un piatto di bucatini all’amatriciana. Quella vera.

Con viva speranza, dalle terre (comunque) vive
Sabrina Fantauzzi

(Sopravvissuta sisma 2016 – Fondatrice del Comitato Illica Vive)

Foto per gentile concessione di Enrico Bossan (foto apparsa su Corriere della Sera)

Estratto da https://www.azionetradizionale.com/2021/02/24/notizie-dal-cratere-lettera-aperta-al-premier-draghi-da-una-sopravvissuta/