Nessuno gioca più con i bambini | Massimo Polledri


Massimo Polledri: Nessuno gioca più con i bambini. Per questo sono aumentati i ritardi del linguaggio. L’intervista del neopsichiatra rilasciata all’agenzia di stampa Dire. I ritardi del linguaggio sono aumentati del 30% negli ultimi 5 anni

La causa? Nessuno parla piu’ con i bambini. Polledri: Dal gioco una cura alternativa (DIRE-Notiziario settimanale Psicologia) Roma, 21 giu. – “I ritardi del linguaggio sono aumentati del 30% negli ultimi 5 anni. La causa? Nessuno parla piu’ con i bambini. Per affrontarli con successo basterebbe che i genitori leggessero libri di favole, raccontassero storie e giocassero con i loro figli. Oggi invece sono i videogiochi ad avere la meglio”.

È un vero e proprio SOS emergenza educativa, quello che ha lanciato Massimo Polledri, neuropsichiatra della Asl piacentina e consigliere comunale della Lega Nord, alla DIRE, rivelando “una situazione drammatica per l’infanzia, fatta di perdita di autorevolezza delle scuole e di poverta’ relazionale genitoriale”. – Cosa si puo’ fare? Urge una doppia azione secondo il neuropsichiatra: “Sarebbe opportuno da un lato un intervento congiunto tra la scuola, soprattutto della prima infanzia, e il presidio sanitario per evitare l’attuale rimpallo di competenze.

Dall’altro, insegnare ai genitori come giocare con i figli”. Il gioco “e’ una terapia che serve a dare ordine al bambino nel momento in cui ha bisogno di strutturare l’attenzione sui difetti di attenzione o di iperattivita’. Spesso- aggiunge il medico- i minori iperattivi sono quelli che cominciano tante cose, sono snervanti, o perche’ vengono lasciati soli o poiche’ gli vengono proposte troppe cose contemporaneamente”. Investire nell’infanzia oggi “significa prevenire tutta una serie di patologie future. I bambini sono molto plastici e hanno una grande capacita’ di adattamento”. A Piacenza circa “il 20% dei bambini (1 su 5) e’ in carico ai servizi sociali. I problemi economici riguardano una minoranza di loro, nella maggior parte segnaliamo casi di mancata integrazione (gli extracomunitari) o situazioni familiari difficili. Oggi nella clinica- afferma Polledri- abbiamo un fenomeno nuovo: il bimbo tiranno, con genitori che non sanno da che parte cominciare anche perche’ non gli hanno mai dato regole”. La Asl piacentina “ha in cura 1.600 bambini in una citta’ che conta 200 mila abitanti. Ci sono molte patologie che si manifestano con disturbi comportamentali o di attaccamento, ma soprattutto quello che manca- sottolinea il medico- e’ sia la diagnosi precoce nella prima infanzia che un accompagnamento ai genitori nel percorso educativo, per aiutarli a sviluppare un sistema di regole che modificando certi comportamenti favorisca una relazione reale”. Anche le mamme sono in difficolta’, non piu’ solo i padri: “Ci sono madri strutturate economicamente che pero’ non hanno mai letto dei libri o giocato con i loro figli”. E ad aggravare la situazione, conclude Polledri, c’e’ “un deficit di prestazioni. Ad esempio, anche qui al Nord le liste di attesa per la logopedia possono arrivare a 2 anni”.