Lo Stato dell’Unione | La Contessina Von der Leyen, spara risultati e priorità della sua presidenza – Nico di Ferro

Nel mese di settembre si è tenuto il primo discorso sullo Stato dell’Unione della Presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Lyne. 

Tale discorso, previsto a partire dal 2007 con il Trattato di Lisbona, scimmiotta il più noto discorso sullo “state of the Union” degli USA in cui il Presidente degli Stati Uniti annualmente presenta una relazione dinnanzi al Congresso sulla situazione del Paese. Nel caso europeo, il discorso in questione è stato inserito per offrire l’apparenza di maggiore partecipazione ai processi decisionali considerando che il capo dell’esecutivo UE, diversamente da quello americano, pur essendo la figura più potente del superapparato sovranazionale comunitario non è eletto democraticamente nonostante la retorica sulla rappresentabilitàche caratterizza l’Unione europea. Il Parlamento europeo, d’altro canto, diversamente dal Congresso USA, ha i poteri di una camera legislativa di livello nazionale, se non ancora più ridotti considerando che ad oggi mai nessuna mozione di sfiducia contro un Presidente della Commissione ha mai avuto successo.

Così, lo scorso 16 settembre Ursula von der Leyen dinnanzi al Parlamento europeo, a Bruxelles, ha esposto i risultati del suo operato dall’insediamento nonché le sue priorità in agenda per il prossimo periodo. 

Analizzando il testo dell’intervento, dunque, si può scorgere, senza esserne sorpresi, come le politiche concepite a Bruxelles non sono applicazioni di principi metafisici, così come avvenne nelle grandi civiltà, ma frutto dell’ideologia materialista avente al centro sempre l’individuo atomizzato e la sua “libertà” di movimento nel mercato unico. 

“L’Unione della sanità”

Tra i temi affrontati dalla von der Leyen, c’è stato quello inedito di una “sanità europea”. Come giustamente è stato già fatto notare da alcuni, e alla luce delle tendenze liberiste che caratterizza ormai tutte le politiche UE, questo non significa un allineamento dei sistemi sanitari europei ai più alti standard qualitativi. Quanto piuttosto la creazione una banca dati a livello europeo con datibiosanitari riservati dei cittadini delle varie nazioni europee che passeranno in mano a strutture sovranazionali senza alcun controllo e senza avere in cambio alcuna garanzia. 

“Salario minimo  europeo”

Il salario minimo europeo è un altro tema in programma della presidenza von der Leyen che è stato rilanciato dopo aver riconosciuto che il dumping salariale creato dal mercato unico ha distrutto in vari casi la dignità del lavoro e penalizzato gli imprenditori. 

L’iniziativa sarebbe una notevole, se non fosse che è promossa da un membro ultraliberista del Gruppo Bildenberg che, in qualità di ministro della Germania, ha proposto condizioni da strozzini per il “salvataggio” della Grecia.

“Sostegno alle economie”

Con la proposta sul bilancio denominato Next Generation EU con cui la Commissione propone il noto Recovery Fund, ovvero il Fondo per la Ripresa dalla crisi, creata dal blocco dovuto alla pandemia, viene fatto un nuovo “passo avanti”, come ebbe a dire Mario Monti, verso una maggiore cessione di potere alle istituzioni sovranazionali. Gli Stati Membri, infatti, per poter spendere i fondi allocati e prestati dalla Commissione, dovranno accettare le riforme interne dettate da Bruxelles, che puntualmente si rivelano in senso liberista, a favore del mercato e a detrimento dei cittadini. In altre parole gli Stati perderanno la loro sovranità politica già fortemente ridotta dal fiscal compact che riduce notevolmente la capacità di un governo di fare politiche espansive.

La Von der Leyene ha anche ribadito che <<bisogna cogliere il momento per fare le riforme strutturali, completare l’unione bancaria e del mercato dei capitali>>. Ovviamente nessuna parola per la carenza di liquidità nel breve periodo per l’economia reale. 

“Cambiamento climatico”

Con il piano d’investimenti denominato Green Deal la Commissione von der Leyene ha messo ufficialmente al centro del suo operato le politiche ambientaliste di riduzione delle emissioni CO2. C’è la sensazione tuttavia che con il pretesto della difesa della natura a beneficiare di tali fondi saranno sempre alcuni segmenti dell’economia ,quali gli istituti di credito e alcune grandi imprese che operano nei settori indicati come prioritari. Questo perché la linea adottata è lontana dall’affrontare le vere radici del problema che è l’individualismo dell’uomo moderno e del suo stile di vita assomigliante sempre più ad una vacca che mangia e dorme nel recinto pieno di letame, mentre una macchina gli succhia il latte. Insomma, mentre la von der Leyen pensa alla fine del mondo, la gente comune è preoccupata come arrivare alla fine del mese.

“Immigrazione”

In tema di crisi migratoria, la Commissione ha espresso la sua posizione, in contrasto con quella dei Paesi del Gruppo di Visegrad, ovvero non difendere il limes e quindi di bloccare i flussi di clandestini, eventualmente con hotspot creati direttamente nel nord Africa dove filtrare i migranti economici dai veri richiedenti asilo, bensì proponendo una “miglior” gestione del fenomeno migratorio grosso modo come è sta già avvenendo. Al mercato unico, infatti, un esercito industriale di riserva è funzionale alla luce del fatto che gli europei fanno sempre meno figli e sono abituati alle condizioni di stato sociale che i nuovi arrivati neanche conoscono. La von der Leyne pertanto ha proposto di cancellare il Patto di Dublino e di sostituire le autorità nazionali con quelle europee in materia di asilo, rimpatri etc. Insomma, la stessa ricetta dei “passi avanti” nei momenti di crisi.

“Lgbtq…”

Pur essendo una materia di competenza esclusiva degli Stati, la von der Leyne ha promesso di richiedere il mutuo riconoscimentoper gli aggregati giuridici composti da persone dello stesso sesso, in cui uno dei due sia cittadino di un altro paese europeo in cui tali coppie non sono riconosciute. Insomma, una vera è propria intromissione nelle materie di competenza degli Stati che non deve stupire più di tanto considerando che l’ideologia gender è parte integrante delle politiche comunitarie e che a Bruxelles ci si impegna al massimo per smantellare tutto quello che può rappresentare un via d’uscita dall’atomizzazione a cui vorrebbero condannare gli europei.

In sintesi, l’intervento della Contessina Von der Leyen è una vera e propria minaccia. La calibrazione delle politiche tecnoburocratiche della nEUrocrazia di Bruxelles, per tenersi in piedi, nonostante tutte le evidenze ne indichino non l’inutilità ma il danno.

Nico di Ferro per Aurhelio