Lezione spartana: La guerra, e la sua preparazione, stimola la parte nobile e onorevole dell’uomo

<<L’umanità così come è costituita>>, disse Polinice, <<è una pustola, una rogna. Osservate gli individui di altre città diverse da Lacedemone: uomini deboli, avidi, ingordi, lussuriosi, preda di ogni sorta di vizio e depravazione. Essi mentono, rubano, imbrogliano, uccidono, fondono l’oro delle statue degli dei per farne moneta per comprare prostitute. Questo è l’uomo. Questa la sua natura, come dice il poeta.

<<Per fortuna gli dei nella loro misericordia hanno pensato a una contromisura per l’innata depravazione della nostra specie. Tale dono, mio giovane amico, è la guerra.

<<E’ la guerra, e non la pace, che dà luogo alla virtù. La guerra, non la pace che elimina il vizio. La guerra, e la sua preparazione, che stimola tutto quello che di nobile e onorevole c’è in un uomo. Essa lo unisce ai suoi fratelli e li lega in un amore altruistico, sradicando nella prova del fuoco del bisogno tutto ciò che è vile e ignobile. Là, nel sacro furore dell’uccidere anche il più vile degli uomini può cercare e trovare quella parte di sé, nascosta dal marcio, che brilla in virtù, quella parte che è degna di onore davanti agli dei.

<<Non disprezzare la guerra, efebo, non pensare che la misericordia e la compassione siano virtù superiori all’andreia, al coraggio virile.>> E Polinice terminò il suo discorso, rivolgendosi a Medone e agli altri. <<Perdonatemi>>, disse, <<per il così lungo eloquio>>.