L’Equinozio di Autunno da Mithra a San Michele Arcangelo | Un estratto da CALENDARIO di Alfredo Cattabiani

In epoca ellenistica l’equinozio autunnale, come quello primaverile, era consacrato a Mithra-Sole, considerato demiurgo e kosmokrátor, signore e animatore del cosmo, la cui funzione era simboleggiata da una sfera che teneva in mano; ma anche mediatore cosmico e dunque per tanti aspetti analogo a Hermes-Mercurio.

Porfirio spiegava nell’Antro delle ninfe che, come demiurgo e signore della generazione, era collocato nel cerchio equinoziale.

Quella collocazione indicava la funzione mediatrice fra i due principî luminoso e tenebroso simboleggiati dai sei mesi in cui prevaleva la luce e dai sei dove la notte era più lunga del giorno.

Nell’iconografia dei mitrei, sotterranei e in forma di grotta, il dio era accompagnato da due dadofori, ovvero dai portatori di fiaccola. L’uno, Cautes, che compare sul lato sud del mitreo con la torcia alzata e lo sguardo rivolto alla scena della tauroctonia, simboleggia l’aspetto primaverile di Mithra-Sole. L’altro, Cautopates, che compare sul lato nord del mitreo con la torcia abbassata e un atteggiamento di pena e tristezza, simboleggia Mithra come sole autunnale, ed è associato a un albero in frutto che significa la produttività giunta al suo culmine e alle soglie del deperimento.

Molte funzioni equinoziali e mediatrici di Mithra-Sole-Hermes vennero ereditate da San Michele la cui festa cade in Occidente nel periodo immediatamente successivo all’equinozio, ma ad esso analogo simbolicamente perché segna nelle campagne la fine della stagione luminosa e calda: al 29 settembre, che originariamente a Roma ricordava la dedicazione all’arcangelo di una basilica del secolo V al settimo miglio della via Salaria, presso Fidene, sulla collina di Castel Giubileo, detta fino al secolo XIV Mons sancti Angeli.

Alfredo Cattabiani

CALENDARIO – Le feste, i miti, le leggende e i riti dell’anno.

Rusconi Editore

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