Il politicaly correct nelle scuole: un modo in più per ottenere riconoscimenti personali

Uno sguardo alle righe seguenti, forse può far rendere meglio conto delle persone a cui viene lasciato in mano l’educazione dei nostri figli nelle scuole. Sporchi interessi individuali per garantire visibilità al proprio io, sbandierando gli slogan politicaly correct, in primis…l’educazione del futuro uomo e della futura donna, a farsi friggere.

Noi, sì, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l’amore con loro. Per questo la pederastia è tanto duramente condannata: essa rivolge messaggi amorosi al bambino che la società invece, tramite la famiglia, traumatizza, educastra, nega, calando sul suo erotismo la griglia edipica.”

Quale miglior patente per poter ergersi a modelli pedagogici per i minori?

Queste agghiaccianti righe sono tratte da “Elementi di critica omosessuale” di Mario Mieli, punto di riferimento della cultura gay italiana tanto che il suo nome è divenuto bandiera e sigla di molte associazioni GLBT.

Peccato, poi, che i movimenti che prendono a modello questo genere di personaggi non si limitino a ritrovarsi per coltivare il comune interesse ma esigono di introdursi anche nelle scuole, trovando amministratori compiacenti e disposti a tutto per vedersi riconosciuta la medaglietta del politicamente corretto, quando non per una vera e propria scelta militante ideologica.

Questo è il caso del Lazio in cui l’Assessore regionale alla Scuola permette l’impiego e la presenza dell’associazione Mario Mieli nello svolgersi delle attività di formazione per i bambini nelle scuole.

Secondo Andrea Maccarrone, presidente dell’associazione “È fondamentale che queste iniziative istituzionali, a tutti i livelli, tengano aperto il dibattito sul pieno riconoscimento dei diritti delle persone lgbt, sulla piena uguaglianza, sul matrimonio egualitario e la pluralità dei modelli familiari. Compito delle istituzioni locali poi deve essere colmare il gap di riconoscimenti e tutele e offrire risposte concrete ai bisogni dei singoli e delle persone, ridisegnando un modello di welfare non ideologico ma in linea con le reali esigenze e bisogni delle persone”.

Di segno avverso la posizione presa da Fratelli d’Italia. “L’Assessore Smeriglio” dichiara in una nota stampa Federico Iadicicco, dirigente regionale del Partito “dovrebbe smetterla di utilizzare la sua posizione istituzionale per impegnarsi in attività di indottrinamento di genere camuffato da iniziativa anti discriminazione. Se è tanto interessato ad affermare teoremi falsi e scientificamente indimostrati lo faccia da semplice cittadino senza coinvolgere le istituzioni che dovrebbero rappresentarci tutti. Sollecito il presidente Zingaretti a stoppare e a prendere le distanze da questa assurda iniziativa che coinvolge incredibilmente anche una Asl”.

Redazione

Fonte: www.notizieprovita.it