Io ho bisogno di abitanti nel mio impero | Cittadella – ADSE

  
“Per quelli che sono emigrati nel regno della morte, questo villaggio era come un’arpa, e i muri, gli alberi, le fontane e le case avevano il loro significato. Ogni albero aveva la sua storia, ogni casa le proprie usanze e ogni muro era diverso per via dei suoi segreti. Quando facevi la tua passeggiata era come se componessi un brano musicale, traendo il suono desiderato da ogni tuo passo. Ma il barbaro accampato nel tuo villaggio non sa farlo vibrare. Egli vi si annoia, e, nell’impossibilità di comprendere, abbatte i tuoi muri e distrugge i tuoi oggetti. Per vendetta contro lo strumento di cui non sa servirsi, vi appicca il fuoco, che lo ripaga almeno con un po’ di luce. Dopo di che si scoraggia e sbadiglia. Poiché è necessario conoscere quello che si brucia perché la fiamma sia bella. Così la fiamma del cero acceso davanti al tuo dio. Ma la fiamma stessa della tua casa non dirà nulla al barbaro poiché non è la fiamma d’un sacrificio.

Perciò l’immagine di una generazione installatasi come un’intrusa nel guscio dell’altra mi ossessionava. E mi sembravano essenziali quei riti che nel mio impero obbligavano l’uomo a tramandare o a ricevere la propria eredità. Io ho bisogno di abitanti nel mio impero, non di campeggiatori che non provengono da nessun posto.”

Antoine de Saint-Exupéry, Cittadella