Intorno al “Buon Sabato Fascista”

Sempre più spesso, a mezzo facebook, sms, tweet e chi sa inventare mezzi inventi, ci giungono gli auguri per un “buon sabato fascista”. Ciò, ci lascia piuttosto sorpresi perché alla pari degli auguri, sono connesse frasi sconclusionate su party, foto dal mare o dalla piscina, piuttosto che cartoline da paesaggi ameni o confortevoli. Al tempo stesso, i cosiddetti auguri del buon sabato fascista, quasi mai sono coniugati ad attività da buon sabato, figurarsi poi se fascista. La sensazione che si tratti di uno degli ammennicoli della nuova destra ignorante, è forte. Prima delle considerazioni di merito però, per i meno ferrati, occorre specificare nascita e funzione del “Sabato Fascista” – in poche righe, è estate, nessuna lungaggine.
Il Sabato Fascista – nel quadro delle più ampie riforme sociali e del lavoro volute dalla rivoluzione fascista – fu istituito nel ’35 per associare ai cinque giorni dedicati al sostentamento economico, metà giornata “per poter svolgere le attività di carattere addestrativo prevalentemente premilitare e postmilitare e altre di carattere politico, professionale, culturale, sportivo del popolo.” Un appuntamento dunque con l’amor Patrio, per coltivare nella Nazione italiana, che si affacciava sui grandi scenari della storia, l’educazione nello Stato, la dedizione allo Stato. Un giorno o metà, alla propria comunità più largamente intesa.  Cionondimeno fu istituito il Sabato Teatrale, per far approssimare in modo continuo e formativo le maestranze alle grandi opere. Del resto come  insegnato nel famoso slogan “Dio, Patria e Famiglia”, se la Domenica deve essere dedicata a Dio – alla dimensione spirituale – ed alla Famiglia, per rinsaldare i legami di sangue e comunitari, il Sabato doveva essere dedicato allo Stato. Non fa una grinza.
Per fare un parallelo, considerata la complessità della società moderna, sarebbe come se dopo una settimana passata al lavoro, prima di dedicarsi al culto – ognuno sa come regolarsi – e prima di dedicarsi alla Famiglia, si decidesse di destinare una parte del proprio tempo, delle proprie energie, delle proprie disponibilità economiche ad una comunità militante sul fronte di lotta. Qualunque essa sia, abbiamo già sottolineato in altri documenti che non ci preoccupiamo dell’insegna, per questo tipo di considerazioni. Il Sabato quindi deve essere in parte dedicato ad una comunità militante che generalmente organizza eventi, escursioni, trasferte, tiene la sede aperta etc etc. Non si può il sabato? Lo si faccia durante la settimana. Una porzione del proprio tempo, energia, contributi la si deve all’idea. Non lo si fa? Allora non si è fascisti. E’ come se ci si credesse un subacqueo, solo perché si è seduti sul bagnasciuga e si pensa alle immersioni. Ecco, questo è un po il profilo medio di chi ci augura il “Buon Sabato Fascista” e non ci piace, per niente.
Riteniamo quindi, nel concludere, che la paraculaggine moderna, trovi nella formula “Buon Sabato Fascista”, la via per il disimpegno, in sostanza per il non far niente, giustificato dall’aggettivo “fascista”,  perché si sa, fa tosti, inappuntabili, giustificati.

Invece no, dato che la coincidenza vuole che siano altre le culture nelle quali il Sabato “non si fa niente”, una riflessione in merito sarebbe opportuna. Ai postUMI, l’ardua sentenza!