IL TESTAMENTO POLITICO-SPIRITUALE DEL MARTIRE SOLEIMANI | Dal sito islamshia.org

Presentiamo qui di seguito la traduzione integrale dal persiano del testamento del Martire Generale Hajj Qassem Soleimani, il Comandante della Forza al-Quds dei Guardiani della Rivoluzione Islamica assassinato a Baghdad il 3 gennaio scorso in un vile attacco terroristico americano. La sua vita è stata caratterizzata da una fede profonda, da un esemplare coraggio e da un appassionata fedeltà e dedizione alla Wilayat (1). Possa egli riposare in pace e abbeverarsi alla Fonte della benedizione eterna. Il contenuto del testamento è stato reso pubblico per la prima volta il 13 febbraio 2020, nel quarantesimo giorno dal martirio del Generale Soleimani, durante una cerimonia in suo onore tenutasi nella Mosalla Imam Khomeyni di Teheran, e letto su volontà della famiglia del martire dal nuovo Comandante della Forza al-Quds, il Generale Esmail Qa’ani.

Col Nome d’Iddio Clemente e Misericordioso

Rendo testimonianza dei principi dell’Islam

Testimonio che non vi è altra divinità al di fuori d’Iddio, testimonio che Muhammad è il Messaggero di Dio e testimonio che Ali ibn Abi Talib e i suoi discendenti Immacolati sono i nostri dodici Imam e le Infallibili Prove di Dio (Hujjaj Allah).

Testimonio che il Giorno del Giudizio è verità, che il Corano è verità, che il Paradiso e l’Inferno sono verità, che il rendiconto (nel Giorno del Giudizio) è verità, e che la Resurrezione, la Giustizia di Dio, l’Imamato e la Profezia sono verità.

O Dio, Ti ringrazio per le Tue Benedizioni

O Dio, Ti ringrazio di avermi trasferito di grembo in grembo, di secolo in secolo, concedendomi così la benedizione di vivere in un’epoca in cui ho potuto vedere uno dei Tuoi più eminenti Amici e Intimi (awliya), prossimo e compagno degli Infallibili, il Tuo servo giusto (abd salih) – il grande Khomeyni – e combattere per lui. Seppure non ho avuto la benedizione di trovarmi in compagnia del Tuo Grande Messaggero Muhammad al-Mustafa, se non ho vissuto durante il periodo dell’oppressione di Ali ibn Abi Talib e dei suoi infallibili e oppressi discendenti, Tu mi hai comunque collocato sul sentiero nel quale costoro hanno donato le proprie vite – le più preziose dell’intero creato.

O Dio, Ti ringrazio per avermi fatto intraprendere il sentiero dell’altro Tuo giusto servo (abd salih), successore del caro Khomeyni, la cui oppressione per l’ingiustizia subita (mazlumiyyat) supera la sua stessa virtù; un uomo che possiamo definire il saggio (hakim) dell’Islam, della Shi’a, dell’Iran e del mondo politico dell’Islam: il caro Khamenei (possa io sacrificare la mia vita per lui).

O Dio, Ti ringrazio per avermi concesso la compagnia dei Tuoi migliori servi, per avermi dato l’opportunità di baciare i loro volti celesti e per avermi lasciato assaporare il loro profumo divino: i combattenti (mujahidin) e i Martiri su questo sentiero.

O Dio – Eccelso, Onnipotente, Misericorde e Sostentatore – mi prosterno davanti a Te in gratitudine e umiltà per avermi aiutato a seguire il sentiero della pura Fatimah e dei suoi figli nella scuola Sciita – il vero profumo dell’Islam –, e per avermi concesso l’onore di versare lacrime per i discendenti di Ali ibn Abi Talib e della pura Fatimah. Che grande benedizione, la Tua più grande e preziosa benedizione! Una benedizione che contiene luce, spiritualità e un’irrequietezza che rappresenta in realtà la quiete più assoluta. Una tristezza che dona tranquillità e spiritualità.

Dio, Ti sono grato per avermi concesso di beneficiare di genitori poveri ma devoti, innamorati della Famiglia del Santo Profeta dell’Islam e da sempre in cammino sul sentiero della purezza. Ti chiedo umilmente di donare loro la compagnia dei Tuoi Intimi nel Tuo Paradiso e di permettermi di incontrarli nell’Aldilà.

O Dio, spero nel Tuo perdono

O Dio – Eccelso e Unico Saggio Creatore – le mie mani sono vuote e vuota è la mia bisaccia. Vengo a Te senza alcuna provvista, con la sola speranza nel Tuo perdono e generosità. Non ho portato alcuna provvista con me: ma di quale provvista necessita un uomo povero alla presenza di un Signore Generoso?

Ho infilato i miei vecchi scarponi con il cuore colmo di speranza nella Tua Clemenza e Generosità. Ho portato con me due occhi chiusi che, oltre alle loro impurità, contengono un tesoro. Questo gioiello è costituito dalle lacrime versate per Husayn figlio di Fatimah, dalle lacrime versate per la Famiglia del Profeta e dalle lacrime versate in difesa degli oppressi, degli orfani e degli innocenti intrappolati negli artigli degli oppressori.

O Dio, non c’è nulla nelle mie mani, né da offrire né per difendermi. Conservo comunque in esse qualcosa in cui ripongo ogni mia speranza, qualcosa che è stato un continuo anelito a Te. Quando ho alzato le mie mani verso di Te, quando per Te le ho poggiate a terra o sulle mie ginocchia [nelle differenti fasi della Preghiera rituale, as-Salat], e quando ho impugnato un’arma per difendere la Tua religione: questa è la ricchezza nelle mie mani e spero Tu voglia accettarla.

O Dio, le mie gambe sono fragili e prive di forze. Non hanno il coraggio di attraversare il ponte (sirat) che passa sopra l’Inferno. Esse tremano anche quando attraversano un ponte ordinario. Guai a me, poiché il Tuo sirat è più fino di un capello e più tagliente di una spada. Ciò nonostante nutro qualche speranza di non tremare e trovare la salvezza. Con questi piedi sono entrato nel Tuo santuario e ho girato attorno alla Tua Casa (la Sacra Ka’bah a Mecca), li ho fatti correre nudi nei santuari dei Tuoi Intimi (awliya) e tra quelli di Husayn e Abbas. Ho piegato le mie gambe dentro interminabili trincee, ho corso, saltato, strisciato, pianto, riso e fatto sorridere, pianto e fatto piangere, sono caduto e mi sono rialzato in difesa della Tua religione. Spero che in virtù di questi salti, gattonamenti e per la santità di quei luoghi sacri da essi attraversati, sia le mie gambe che i miei piedi possano ottenere il Tuo perdono.

O Dio, la mia testa, il mio intelletto, le mie labbra, il mio naso, le mie orecchie, il mio cuore e ogni parte del mio corpo nutrono la stessa speranza. O Dio, il Più Misericorde dei Misericordiosi, purificami perché non voglio altro che il Tuo incontro. Il mio Paradiso è la Tua prossimità, o Allah.

O Dio, sono rimasto indietro riapetto alla Carovana dei miei amici

O Dio, o Eccelso, è da molti anni ormai che sono rimasto indietro rispetto ad una Carovana. Ho costantemente inviato altri verso di essa, mentre io sono rimasto indietro. Tu Stesso sai che non sono mai stato in grado di dimenticarli. Il loro ricordo e i loro nomi sono stati una costante eco, non nella mia mente ma nel mio cuore e nei miei occhi, con sospiri e lacrime.

Mio Caro, il mio corpo si sta indebolendo. E’ mai possibile che non accetti qualcuno che ha atteso alla Tua soglia per quaranta anni? Mio Creatore, mio Amato e mio Amore, Ti ho sempre pregato di colmare il mio cuore e la mia anima del Tuo amore. Fammi ardere dal dolore della separazione da Te e morire in queste fiamme [per ricongiungermi a Te].

Mio Caro, ho vagato nei deserti con inquietudine, vergognandomi di essermi attardato; ho vagato da una città ad un’altra e da un deserto all’altro, d’inverno e d’estate, perché nutro una speranza. O Generoso, o Amato, le mie speranze sono riposte nella Tua Generosità. Sai che io Ti amo e che non voglio altro che Te. Permettimi di raggiungerTi.

O Dio, il terrore ha sconvolto la mia intera esistenza. Non sono capace di controllare la mia anima (nafs). Non disonorarmi. Ti chiedo, per amore di coloro la cui santità Tu hai promesso di proteggere, di unirmi alla Carovana che è giunta a Te prima di vedere dissacrata la santità di questi sacri luoghi.

Mio adorato, mio Amore e mio Amato, io Ti amo. Ti ho visto e percepito molte volte. Non posso più rimanere separato da Te. Basta. Basta. Accettami, affinché finalmente io sia degno di Te.

Fonte: http://islamshia.org/testamento-politico-spirituale-del-martire-soleimani/