Il Terrore del 14 luglio | Tra Nizza e la presa della Bastiglia


Se tutto ciò che accade nel fisico ha una fonte nel metafisico, non possiamo fare a meno di notare, rispetto agli ultimi eventi tragici di Nizza, la coincidenza nefasta (che in realtà coincidenza non è) nella data del 14 luglio.

La Francia in questo giorno festeggia, quando invece dovrebbe maledire, il culmine di quello che fu un punto chiave nella deposizione, o almeno l’inizio di essa, di quei valori spirituali che avevano condotto l’uomo nella storia dell’Europa della Tradizione. Da lì, da quella convergenza storica scaturì l’inizio della corruzione dello spirito europeo, ebbe vita il demone del modernismo, la destituzione di quello che rimaneva di un ordine spirituale in favore del materialismo, il trionfo della quantità rispetto alla qualità, la degenerazione di un popolo, l’inizio di quello che fu chiamato il “terrore” (la storia beffarda, si prende gioco di noi anche attraverso i vocaboli). Oggi viviamo il perpetuarsi di quella logica appunto “terroristica”, quel potere detenuto dal popolo plebeo e mercante ha prodotto ciò che abbiamo sotto gli occhi oggi, il tradimento di un popolo, di una civiltà. Hanno poco senso, i discorsi sulla religione, visto che lo scontro è tra materia e spirito, null’altro sul campo di battaglia, e chi porta avanti improbabili conflitti religiosi fa il gioco del materialismo imperante.

Chi sa vedere oltre, non può non notare la fatalità tragica che accomuna il 14 luglio 1789 al 14 luglio 2016, un filo di sangue, una scia di morte che ha radici lontane di più di due secoli. Il terrorismo detto islamico, essendo un nemico creato a tavolino dagli stessi che tagliarono le teste sopra le ghigliottine, è solo la moderna conclusione di una sovversione iniziata molto tempo fa, le vuote parole “Libertè, Egalitè, Fraternitè” sono la genesi di tutto questo, l’eterna illusione di poter essere scollegati da un principio divino che possa guidare le genti, la folle idea che le culture, le nazioni, la storia di un popolo, il suo legame fatale con il proprio suolo, siano solo orpelli sconvenienti all’emancipazione dei popoli, all’”integrazione”, al “multiculturalismo”, che per noi vuol dire perdita delle proprie radici, che, come per una bella e rigogliosa pianta, vuol dire morte.

Chi oggi rimane sgomento di fronte all’ennesimo attentato, ne deve obbligatoriamente ricercare le cause nella propria storia, in quella maledetta rivoluzione che colpì al cuore l’Europa ed aprì la strada alla sovversione. La speranza è che questo 14 luglio possa essere invece il punto di partenza affinchè i popoli europei possano aprire gli occhi, invertire questo processo di dissoluzione e ripristinare un ordine superiore.

DiEmme