I nostri Maestri – René Guénon | Il mondo moderno: civiltà materiale e quantitativa

Proponiamo un eloquente passo tratto da “La crisi del mondo moderno” di Guénon che ben definisce lo stato della civiltà moderna, fatta di uomini immersi e travolti in un incessante processo di consumo-produzione,  dove le macchine da semplici strumenti sono diventate quasi padrone del processo creativo, annullando ogni spiritualità e di conseguenza ogni aspetto che rendeva, ad esempio, l’oggetto prodotto da un artigiano la testimonianza di un atto di amore: esso per la propria specificità risultava infatti diverso qualitativamente da qualsiasi altro.  Ma per la società d’oggi volta a soddisfare i bisogni sempre crescenti delle masse conta oramai solo produrre il più possibile…

Così stando le cose, l’industria non è più soltanto una applicazione da cui la scienza, in sé, possa restare affatto indipendente; essa ne diviene ragion d’essere e la giustificazione, per cui, ancora una volta, i rapporti normali risultano invertiti. Il campo in cui il mondo moderno ha impegnato tutte le sue forze, perfino quando ha preteso di fare a modo suo della scienza, in realtà non è altro che lo sviluppo dell’industria e del “macchinismo”. Volendo dominare per tal via la materia e piegarla ai loro fini, gli uomini, come abbiamo già detto, sono riusciti solo a farsene gli schiavi: non solo essi hanno limitato le loro ambizioni intellettuali, quand’anche qui fosse lecito usare questa parola, a un inventare e a un costruire macchine, ma han finito col divenire essi stessi delle macchine. Infatti la “specializzazione” così vantata da certi sociologi sotto il nome di “divisione del lavoro”si impone non solo agli scienziati, ma altresì ai tecnici e agli stessi operai, onde, per questi ultimi, ogni lavoro intelligente si è reso impossibile. Ben diversi dagli artigiani di un tempo, essi non son più che i servitori delle macchine e , per dir così, fanno tutt’uno con esse. Debbono ripetere ininterrottamente, in modo affatto meccanico, certi determinati movimenti, sempre gli stessi, ad evitare la minima perdita di tempo. Ciò è almeno quel che vien desiderato da certi metodi americani, considerati come l’ultima parola del “progresso”, e entusiasticamente adottati dalla russai bolscevica. Si tratta infatti del produrre il più possibile. Ci si cura poco della qualità, è solo la quantità che importa. Ancora una volta, giungiamo alla stessa constatazione: la civiltà moderna è veramente una civiltà quantitativa, il che è solo un modo diverso di dire che essa è una civiltà materiale.

René Guenon, La crisi del mondo moderno