Il fatto è… | Gabriele Marconi sul 10 Febbraio a Macerata

Il fatto è che, in altri tempi, la consapevolezza dell’esistenza di questi subumani l’avevano solo quei pochi che avevano la disgrazia di scontrarsi con loro nelle piazze e nelle scuole: la gente “normale”, grazie al cielo, ne era felicemente inconsapevole. E bastava cominciare a fregarsene, quindi allontanandosi dal contatto diretto, per smettere di essere ammorbati dalla loro miseria umana. Grazie a Internet, oggi questo non è più possibile: qualunque rigurgito di cane diventa all’istante fuoco d’artificio e ti abbaglia tanto da restarti stampato nella retina.

Il fatto è che (con l’occasione dell’attacco agli immigrati da parte dello sparatore solitario) organizzare una manifestazione “antifascista” il 10 febbraio, in concomitanza con il Giorno del Ricordo, ha costretto le autorità cittadine ad annullare le celebrazioni in ricordo dell’Esodo e delle vittime delle foibe. E il coro “Com’è bello far le foibe da Trieste in giù” (seppure cantato da pochi, quei pochi non sono stati allontanati, né risultano condanne da parte delle sigle organizzatrici) la dice tutta su quanto sia dispiaciuto agli organizzatori stessi l’annullamento del Ricordo.

Il fatto è che nella manifestazione a Macerata, dove una povera ragazza è stata uccisa e vituperata in maniera talmente barbara che non ho voglia di descriverla, sono stati alzati cartelli come quello esposto in foto e non è stata detta una parola che fosse una in suo ricordo. E racconta con estrema chiarezza le priorità di questa gente per la quale (come da antico insegnamento del Cominform), ciò che nella realtà non si adatta al proprio “pensiero” va tolto dalla realtà stessa, come se per infilare un vestito in una scatola tagliassimo con le forbici le parti di tessuto che ne restano fuori.

Il fatto è che prima pensavamo che scendessero in piazza per la libertà di popoli lontanissimi dall’Italia perché era più facile gridare slogan, piuttosto che impegnarsi a lottare per chi ti sta a fianco. Adesso, invece, abbiamo la conferma che la vera natura di questa gente è l’odio, soprattutto verso l’Italia, non in nome dell’internazionalismo proletario (del quale non conoscono neanche lontanamente i presupposti ideologici, tanto da rispondere alla lettera ai dettami dello speculatore finanziario tra i più spietati al mondo che risponde al nome di George Soros) bensì in virtù della propria distanza siderale dai bisogni veri del popolo. Distanza che sarà ripagata con una sonora batosta alle prossime elezioni, al contrario di quel che accadeva illo tempore, quando la crescita del Partito comunista derivava dalla vicinanza (criticabile o meno) alle istanze sociali.

Il fatto è che, a proposito di elezioni, il livello umano e politico è arrivato a livelli talmente bassi da generare in molti di noi (me compreso) il rifiuto più totale alla partecipazione politica, in attesa di tempi e uomini migliori.

Il fatto è che, nel frattempo, l’odio della gente che in questi giorni ha sporcato le nostre città cercando di attaccare con violenza le celebrazioni del 10 Febbraio, e che ha manifestato “contro il fascismo” ma non ha voluto alzare un solo grido contro le bestie che hanno scannato quella povera ragazza a Macerata (perché appunto è una realtà che non corrisponde a quella che vorrebbero, quindi in quel caso non esiste e chi se ne frega di chi muore e/o viene stuprato), nel frattempo, dicevo, quell’odio volgare e infetto rischia di provocare reazioni di rigetto talmente devastanti, da parte della gente comune, che la situazione non potrà che peggiorare.

Il fatto è che non dimentico mai di prepararmi al peggio. Ma continuo a sperare in meglio.

Gabriele Marconi